MI HANNO SCRITTO...

Nel numero di Correre di Gennaio 2002, alla fine del primo numero della mia nuova rubrica "Mente, corpo e zen", veniva pubblicato per la prima volta il mio indirizzo e-mail.

Da quel giorno ho iniziato a ricevere alcune lettere (talvolta transitate anche attraverso la lista DRS o, recentemente, attraverso lo studio medico SMA), che voglio qui riportare, complete della mia risposta quando richiesta.
Ognuna, piccola o grande, tecnica o dolce, contiene la spontaneità e la bellezza della vita intera.
E dà vita a quel simpatico filo di pazzia che lega tutti noi che amiamo la corsa, il benessere, la salute.

 

Indice delle lettere

019/10/2006 Gian Luca: "Corsa e microcitemia" (lettera pubblicata sul nuovo sito MENTE CORSA e CORPO di Luca Speciani)

1/9/06 Lettrice:"Vostre critiche alla macrobiotica? NON CI STO! " (e nostra risposta)

31/8/06 Andrea: "3 riflessioni e 3 domande"

30/8/06 Davide: "dietaGIFT e nuoto: un connubio vincente!"

17/8/06 Katia: "Cibo integrale: è così difficile all'inizio?"

7/8/06 Andrea: "La forza di dietaGIFT? La colazione da re!"

24/7/06 Patrizia: "Considerazioni su dietaGIFT e diete ipocaloriche" (Patrizia è una "gifter on-line")

7/6/06 Cristina: "Ora vado al mare... Come faccio con la dieta?"

30/5/06 Stefania: "Ancora dieta a zona, ancora dieta GIFT"

27/5/06 Sergio:" Fumo poco! Poco male?"

19/5/06 Marina: "La mia colazione è GIFT?" 

18/5/06 Antonella:" Gift, post-partum ed allattamento"

16/5/06 Danilo: "Sono dimagrito con GIFT!" 

16/5/06 Simona: "Spesa GIFT, spesa risparmiosa"

10/5/06 Giovanna: "Dieta a zona e gift"

10/5/06 Marilena: "La marmellata senza zucchero vince!" (segnalazione di un articolo da www.greenplanet.net)

5/5/06 Romano:" Ma troppa fibra fa male?"

3/5/06 Tiziana da Trieste (gifter on-line) : "Riflessioni per mamme e future mamme GIFT"

2/5/06 Giuseppe, studente: "dieta GIFT vs. dieta ABS" 

27/4/06 Rachele (partecipante al primo corso di approfondimento GIFT): "La mozzarella è GIFT?"

30/3/06 Giovanna : "Cibi Gift e cibi non-gift: una critica al catalogo fornito"

25/3/06 Domenico : "Corsa e musica" o anche "Quando la moglie è una fan del marito"

17/2/06 Silvana (gifter on-line): "La maratona letteraria di - Lo ZEN e l'arte della corsa"

14/01/06 Stefano da Milano "Serve davvero allenarsi tutti i giorni?"

14/01/06 Gianluigi da Torino: "A proposito di Lorenzo, di fibre e di potenziamenti.."

28/12/05 Maria Luisa da New York: "Un vento di Scirocco.."

21/11/05 Alfredo da Cremona: "La mia ragazza è anemica...."

9/11/05 Oliviero da MIlano: "dietaGIFT, atleti maturi e calo del metabolismo: quali consigli?"

31/10/05 Giorgio da Reggio Emilia: " Ricetta pane senza glutine?"

25/10/05 Salvo, oncologo: "Tuo padre, Luigi Oreste" 

8/10/05 Marco il pallavolista: "Diete e maratone"

15/9/05 Pier Paolo e figlia: "Due maratone a breve distanza. Che faccio?" 

1/8/05 Noemi: "Alimentazione vegana e sport: cosa c'è di vero?"

18/7/05 Andrea da Milano: "Zucchero di canna o non zucchero di canna?" 

18/7/05 Stefano: "e .... Aspartame o non Aspartame? 

5/7/05 Franz da Milano: "Pranzi GIFT e sveglia all'alba"

14/6/05 - Bruno da Milano: "Vince chi va più veloce o chi è primo di categoria?"

5/5/05 Camilla da Milano:" dieta anti-intolleranza e dietaGIFT, sinergia per il benessere"

19/4/05 Roberto da Roma: "Gelato artigianale o industriale?"

3/3/05 Enrico da Firenze: "Forte sovrappeso e .... dietaGIFT"

3/3/05 Francesco da Como "Due libri, un mese di corsette, cento Euro e ho scoperto l'amore per la corsa e per il 'guardarsi dentro' "

20/2/05 Davide da Milano: "Tre giorni di dietaGIFT"

3/1/05 Angela da Milano: "Milanomarathon col cordino"

2/1/05 Michele: "Disabile a chi?"

16/12/04 Antonella: "NEW YORK??? Si può fareeee!!!!"

8/12/04 Michele: "Ho iniziato a correre da poco: quale maratona posso fare?" 

28/10/04 Luciano: "Libro Mente&maratona" 

12/10/04 Antonio: "Corsa e donazione di sangue"

12/10/04 Luca: "Alimentazione pre-gara"

28/9/04 Alvise: "Assunzione di carboidrati durante lo sforzo"

18/9/04 Marco da Milano: "Dieta GIFT e zona"

14/9/04 Francesco da Lecce: "Dieta a zona e numero di calorie"

19/8/04 Fabio da Sondrio: "Alimentazione pre-gara e cabine di comando..."

9/8/04 Alessandro da Torino: "Infortunio pre-maratona: che fare?"

29/7/04 Roberto dalla Toscana: "Emicrania dopo la corsa"

23/7/04 Graziano: "Invecchiare bene"

6/7/04 Paolo e Michele (Disabilincorsa): "Dieta Atkins e perdita di peso"

11/6/04 Andrea da Pisa: "Tendini"

11/5/04 Luigi da Nuoro: "Atteggiamento mutato"

11/5/04 Alessandro da Roma: "Grazie Luca!"

1/5/04 Antonella da Ravenna: "Tanto stanca da..."

24/4/04 Maurizio da Schio: "Alimentazione, integrazione e proposte commerciali"

20/3/04 Elìa dalla Svizzera: "Stimolo emotivo e pratica di campo?"

19/3/04 Paolo da Fidenza (PR): "Dubbi sulla dieta a zona"

9/3/04 Agostino: "Integratori e contraddizioni"

19/2/04 Tommaso: "Alimentazione in gara"

8/2/04 Giuseppe da Salerno: "Ritmi dei recuperi sulle ripetute"

4/2/04 Gastone da Cremona: "Insonnia dopo allenamenti duri" 

13/1/04 Roberto da Roma: "Correre è come fumare marijuana"

3/1/04 Andrea da Genova: "Grinta e cibi medicina"

3/1/04 Flavio: "Grassi idrogenati e carico pre-gara"

11/12/03 Gianfranco da Roma: "Qualcosa di veramente nuovo"

10/12/03 Andrea: "Psicoterapia e 'Mente & Maratona' "

10/12/03 Alessio: "Dieci km con lo zen"

3/12/03 Marco da Roma: "Un libro che trasmette vibrazioni"

1/12/03 Carmine da Lecce: "Critiche e Albanesi" (con aggiunta dopo il 14/12)

24/11/03 Maurizio e Viviana (da "Il Giornale"): "Allenarsi per la maratona? Facile, almeno sulla carta"

24/11/03 Franz da Milano: "Mente e maratona"

11/11/03 Vincenzo: "Maratona di New York"

29/10/03 - Marco da Roma "Lo zen e l'arte del nuoto"

19/9/03 - Gianluca da Treviso "Corsa e cartilagini"

2/5/03 - Salvatore da Milano "Aiuto zen"

19/3/03 - Paolo (MI) e Andrea (PI): "Lunghi e crisi del 35° km"

6/2/03 - Veronique dalla Francia "Domanda sulla tecnica di corsa"

29/1/03 - Patrizia dalla Toscana "Ferro e motivazione mentale"

27/1/03 - Giovanni "Cattolici e sensibilità"

20/1/03 - Maurizio da Torino "Integratori in gara"

19/1/03 - Roberto "Digiuni e maratona"

10/11/02 - Roberto da Padova "Zen per tutti"

6/11/02 - Oriana: "Consigli sul modo corretto di correre"

31/10/02 Roberto: "Limiti aerobici"

8/10/02 Ivan: "Integratori naturali"

7/10/02 Fabio: "Pubalgia e antinfiammatori"

3/10/02 Gianni da Berna: "Come scendere sotto le 3h05' in maratona?"

22/8/02 Paolo da Sinalunga: "Scarpe leggere?"

19/8/02 Danilo da Genova: "Lettera da un amico"

22/7/02 Gerardo da Brindisi: "Troppo presto per un corso?"

12/7/02 Michele: "Scarpe e lavoro minorile"

8/7/02 Giovanni da Perugia: "Maratona di Tromso"

2/7/02 Paolo: "Mi presento in lista!" + "Meditazione dinamica"

19/6/02 Daniela da Rho: "Gara aziendale"

29/5/02 Giuseppe: "Rigidità nei movimenti"

28/5/02 Daniela da Rho: "Consigli per una principiante"

22/5/02 Giovanni da Perugia: "Bruxelles"

17/5/02 Enrico: "Cambio lavoro: vita nuova?"

13/4/02 Diego: "Involontarietà o consapevolezza?"

12/4/02 Tommaso: "Schiavitù da corsa"

11/2/02 Gerardo da Brindisi: "Correre con autoconsapevolezza"

15/1/02 Edda da Trezzano: "Zazen e tabelle per iniziare"

14/1/02 Giovanni da Perugia: "Zen!"

6/1/02 Massimo: "Zen e ingiustizia"

4/1/02 Luciano da Treviso: "Stiamo facendo della strada assieme"

4/1/02 Luca da Pesaro: "L'entusiasta" + "Dimagrimento eccessivo"

3/1/02 Maurizio da Napoli: "Un coro alla mezza"

 

1/9/06 Lettrice: "Vostre critiche alla macrobiotica? NON CI STO!"

E' stato una sorpresa sgradevole vedere come sul vostro sito viene trattata la Macrobiotica. Evidentemente voi avete solo una leggera infarinatura di ciò che essa é realmente.
Forse confondete la cucina giapponese con quella dei ristoranti cinesi dove abbondano i cibi fritti.
La macrobiotica é nata come un insieme di cibi altamente naturali (cereali e verdure) per curare le malattie intestinali. Anzi non solo la frittura dei cibi é uno dei metodi di cottura vietati, ma il condimento più caratteristico della Macrobiotica é il nitukè (carote, cipolle e sedano cotti in acqua) senza olio o altri grassi, ma solo con sale marino integrale.
Forse prima di fare certe affermazioni sarebbe meglio documentarsi. Non vi pare?
(lettera non firmata)
 

Cara scrittrice,

ti ringraziamo per il tuo contributo critico a cui rispondiamo comunque per non lasciare in sospeso una risposta certo interessante, anche se siamo abituati a rispondere soltanto a chi si firma con nome e cognome, come facciamo noi.
Chi non lo fa, o è distratto, o in malafede. Certi che di distrazione si tratti, aspettiamo con piacere di conoscere il tuo nome.
 
Veniamo al contenuto della tua mail.
Ci accusi di avere solo un'infarinatura superficiale sulla macrobiotica, ma temo che sia tu ad essere in quella condizione e non noi, che scriviamo e pubblichiamo solo ciò di cui siamo più che certi, citando le fonti.
Oggi muoversi così, quando si parla di diete, è indispensabile, visto che la disinformazione regna ovunque, e che gli "esperti" che aprono bocca sull'argomento sono spesso del tutto privi delle conoscenze scientifiche minime per poterlo fare.
Nel nostro testo "DietaGIFT - Ed. Fabbri 2005" abbiamo scelto di rendere forse un po' più "indigesta" la lettura al principiante, ma abbiamo aggiunto a fianco di ogni regola alimentare suggerita, le basi scientifiche che la giustificavano. Discutibili, naturalmente, come in qualsiasi consesso scientifico, ma su un piano di conoscenze accettabile dalla maggior parte degli operatori.
Già questa scelta ci ha posto su un piano diverso rispetto ad altri regimi del tutto privi di fondamento che, purtroppo, talvolta vanno per la maggiore.

Alle origini della Macrobiotica c'è Ohsawa
Documentarsi per noi significa andare alle fonti. E le fonti nella macrobiotica si chiamano: George Ohsawa (al secolo Nyoiti Sakurazawa), ovvero l'inventore e il creatore della dieta macrobiotica. Per non farci fuorviare da successive reinterpretazioni e rielaborazioni, ci siamo basati sul testo base della macrobiotica, e precisamente: "La dieta macrobiotica" di Ohsawa stesso, tradotto nel 1968 dal francese ("Le zen macrobiotique") per le edizioni Astrolabio.
Lungi da me il voler criticare l'impostazione zen dello scritto, che anzi mi trova in molte parti pienamente d'accordo, essendo io stesso un cultore di filosofie orientali (non è un caso che tra i miei libri vi sia anche "Lo zen e l'arte della corsa", manuale ad uso di chi incomincia a correre, perché lo faccia in modo istintivo e divertente..). Ma dal punto di vista scientifico tale volume contiene non solo delle gigantesche bufale (estremamente pericolose per chi segua fideisticamente il metodo), ma anche una supponenza di fondo, assolutamente inaccettabile in qualunque manuale dietologico. Ma fermiamoci per ora solo alle indicazioni pratiche.

Macrobiotica: tra buoni consigli ed assurde imposizioni 

Le assurdità di tale dieta sono sostanzialmente: l'uso abbondantissimo di sale (elemento yang in grado secondo l'autore di contrastare l'acidità Yin..), l'uso ridottissimo di acqua (perché yin..), l'uso abbondantissimo di fritti (probabilmente perché tipico dell'alimentazione orientale).
Eppure la gente comune collega al nome "macrobiotica" un'idea generica di cibi sani, naturali, freschi. Perché? Sicuramente per le corrette indicazioni che dà Oshawa sul rifiuto di alimenti raffinati, industriali, dolcificati, conservati, trattati con pesticidi ecc. Dire dei no, tuttavia, per quanto correttissimi, non basta a creare un regime alimentare. E se in questo regime vi sono errori marchiani, peraltro pericolosi per la salute di chi li segua, una riflessione è d'obbligo. 

Alcune citazioni per fare chiarezza

Non reinterpreto ma trascrivo con le parole di Ohsawa:
1) Pag. 21. "Ho visto migliaia di pretese malattie incurabili, come il diabete, paralisi di ogni sorta, lebbra, epilessia, asma ecc. guarite in 10 giorni o qualche settimana dalla nostra macrobiotica"
2) Pag.45. "Se non capite la teoria potete sempre scegliere uno dei regimi indicati nella tavola qui sotto, vere strade verso la felicità, e seguirlo attentamente". Mi fermo al primo (quello consigliato per iniziare): 100% cereali. 
3) Pag. 48. "Bevendo prendiamo inevitabilmente troppa acqua, che è yin. Se volete accelerare i risultati della cura macrobiotica dovete bere meno, in modo da urinare solo 2 volte al giorno per le donne e 3 volte per gli uomini."
4) Pag. 50 e segg. Sono suggeriti numerosi piatti salutari utili per la dieta. Tra questi evidenzio: grano saraceno fritto, nituké (piatto di legumi fritti nell'olio vegetale: seguono 7 diversi nituké.. altro che cotti in acqua come sostieni tu!), kinpira (radici di bardana saltate nell'olio), tenpura (carote, scalogno ecc. infarinate, salate e fritte come le frittelle), polpette di loto (radici di loto, cipolle, sale e farina, fritti come le frittelle: piatto consigliato contro il diabete, l'asma, la polio, l'artrite), pirosikis (pasta a dischetti con carote/cipolle rosolati nell'olio, il tutto da fare saltare con riso bollito, poi chiudere il "raviolo" e friggerlo nell'olio: permesso ai malati..), Raviolo fritto, Jinenjo (patate salate e fritte), Jinenjo hamburg (patate cipolle e scalogno salati e fritti in padella con molto olio), Frittelle di ceci, Crocchette di ceci fritte, Frittele di granoturco, Frittatine, Konbu fritto (alga in frittura), Miso fritto, Frittelle di granchiolini, di orata rossa, di calamaro, frittura mista, frittelle d'uovo... devo andare avanti? Queste belle ricette proseguono fino a pag. 107.
5) Pag. 115. "I consigli di dietetica che seguiranno non sono utili se seguite il regime n.7" (quello che prevede cereali 100%). "Se non potete migliorare la vostra salute è perché non conoscete il vero significato della preghiera e del digiuno, o avete perduto la fede in Dio".
6) Pag. 116: "Appendicite: nessun seguace del regime può soffrire di questo male".
7) Pag. 117: Bruciature: adottate il regime n. 7 e non bevete per qualche giorno" (!!!!)
8) Pag. 120: "Decalcificazione: bere il meno possibile"
9) Pag. 120: "Diabete: nessun dottore può guarire il diabete. Questa malattia incurabile può essere guarita in dieci giorni se il malato comprende il significato della preghiera e del digiuno. Il riso, la zucca marrone e gli azuki possono guarire perfettamente il diabetico senza altre cure".
10) Pag. 129: "Lebbra: questo male è facile da guarire, come il cancro (!!!) poiché esso attacca solo le persone che hanno un'ottima costituzione. Seguite il regime n.7 (100% cereali), bevendo pochissimo ed applicando le ricette. Prendete kinpira.
11) Pag. 129. "Leucemia: Questa malattia è guarita in 10 giorni se avete ben compreso la filosofia e se saprete preparare dei pasti macrobiotici"
12) Pag.140. "Se il riso è coperto di muffa sarà assimilato molto più facilmente".
13) Pag. 141. "Consigli: provate a mangiare un po' di sale, con la nostra cucina macrobiotica, per 10 giorni, o anche per solo un giorno, vedrete che non porta alcun danno ma anzi un notevole miglioramento."
14) Pag. 145. "La disidratazione e il sale guariscono qualsiasi ulcera, perforazione od emorragia".
15) Pag. 150. "Ho l'abitudine di dire che qualsiasi malattia, anche se considerata incurabile, può e deve essere guarita in dieci giorni".
 
Posso fermarmi qui? Grazie.
 
Insomma, credo che chiunque segua un regime alimentare basato su questo cumulo di pericolose sciocchezze, a cui solo qualche mente semplice può dare credito, metta gravemente in pericolo la propria salute.
La macrobiotica ha l'indubbio merito di avere messo in guardia, in anni in cui pochi lo facevano, dai cibi industriali, artificiali, alterati, conservati. Glie ne sia dato merito. Oggi, tuttavia, non è pensabile dare credito a un misto di credenze, affermazioni strampalate e diktat non spiegati come quelli riportati nel testo base.

Acqua fonte di ogni male

Ci è capitato di vedere in studio persone con gravi sintomi di disidratazione proprio a causa della riduzione dell'apporto idrico quotidiano, che chiunque ormai associa con una facilitazione del lavoro renale (Ohsawa scrive in proposito: "Il detto 'bevete a volontà' è una ben povera raccomandazione, il cui autore ignorava certamente la meraviglia del metabolismo renale, ed in particolare quello dei glomeruli di Malpighi"). Uno studente del primo anno di medicina sa perfettamente - a differenza di Oshawa - perché il glomerulo di Malpighi lavora meglio se si beve molto. Bere poco significa rimanere intossicati, subire innalzamenti di pressione, generare ritenzione idrica appena si torna a bere ecc. E' chiaro che di fronte a queste follie (condite dalla supponenza di dichiararsi in grado di guarire in dieci giorni ogni genere di malattia, pur di mangiare come dice lui) l'unica strada è quella dell'arresto per abuso di professione medica (che infatti vi è stato) o meglio, oggi, una serena caduta nell'oblio.
Ecco, lettrice-chenondiceilsuonome... noi ti abbiamo mostrato che prima di fare certe affermazioni ci eravamo BEN documentati. Andando alle fonti. Lo stesso non pare abbia fatto tu: ci auguriamo che la nostra dettagliata e documentata risposta possa aiutarti a fare qualche riflessione meno superficiale.

Serve chiarezza
Se qualcuno ha recentemente ripreso alcuni concetti "buoni" della macrobiotica (e senza dubbio ve ne sono alcuni anche tra le righe di quanto dice Ohsawa) e li ha inseriti in un regime alimentare diverso, ben venga. Non la chiami però macrobiotica: gli dia il suo nome e la caratterizzi con precisione, così che un povero nutrizionista ben documentato possa capire di che cosa si tratta quando incontra un paziente che gli dice "seguo la dieta macrobiotica, piuttosto che la dieta XY". 
Mille auguri per una serena prosecuzione di questo dibattito
Luca Speciani

 

31/8/06 Andrea: "3 riflessioni e 3 domande"

Ciao Luca
innanzitutto ciao e buon anniversario.

Una riflessione sulla mia estate: pensavo di sfruttarla meglio mentre sono riuscito a correre meno del dovuto :-(.
Da due settimane ho ricominciato col ritmo adeguato (4 volte a settimana) e mi sento bene. Fortunatamente dal punto di vista alimentare non ho avuto problemi: qualche sgarro - ahi ahi ahi! - c'è stato, ma penso di essere rimasto nella norma.

Due riflessione sul metodo GIFT:
1) Parlare del tuo metodo è diventato per me oramai familiare. Non solo mi piace parlarne (anche perché è il primo argomento che affronto quando qualcuno mi chiede l'origine del mio calo di peso), ma anche perché mi accorgo che più ne parlo, più lo imparo.
Questo è un punto implicito nel tuo metodo, che ho sperimentato io e che secondo me dovrebbe essere messo molto più in risalto. Occorre IMPARARE il metodo, occorre studiare. Per riuscire a mettere in pratica il metodo GIFT bisogna studiare. Oserei dire che più lo studi, meglio riesci.
2) La seconda riflessione riguarda la motivazione.
Penso che la motivazione a cambiare stile di vita non sia automatica. O almeno non è automatica per tutti. Alcuni partono carichi e la benzina dura molto (fino a iniziare a vedere i primi risultati, che innescano ancora più motivazione); altri invece non sono proprio abituati ad "essere motivati" e non capiscono che la cosa non è per niente automatica.
Ecco: penso che sarebbe bello ed utile (all'interno del metodo GIFT) un cenno alla motivazione relativamente al cambio di stile di vita. E' vero che ne parli all'interno dell'equilibrio psicofisico; io vorrei però che ci fosse un riferimento diretto anche a delle modalità di incremento della motivazione (ad esempio, vedo che è importantissimo per alcuni avere un Tutor, anche solo all'inizio) etc...

Scusa se mi sono permesso di esprimere queste opinioni, ma ne sto facendo esperienza (e se non servono, lasciale pure stare :-)).

E ora qualche domanda, prima di fissare l'appuntamento con te:

1) Vorrei incontrare, alla nostra prossima visita, anche il professionista del tuo studio che sistema i dolori alla schiena: è possibile? Vorrei essere sistemato nelle mie varie contratture alle spalle ed essere consigliato sulla postura.

2) La prossima volta ti porto la mia sorella maggiore.
Mia sorella, classe '63, ha iniziato a seguire il tuo metodo visti gli ottimi risultati su di me ;-)
Vuole venire a fare una visita con te ma è indecisa se iniziare dal Test DRIA oppure iniziare con un incontro classico Dieta GIFT.
Tieni presente che:
- ha una lunga e dolorosa storia di diete malriuscite ed intolleranze
- ha subito una operazione di ernia al disco 2 mesi fa (penso a causa dell'obesità)
- a causa dell'operazione ha difficoltà motorie (non permanenti)
- con DietaGIFT è già calata di 7kg
- ogni tanto entra in depressione
E' impaziente di conoscerti e ti chiede un consiglio: da dove iniziare?

3) vorrei acquistare la bilancia che c'è sul sito (BODY FAT Analyser Mod. TFA OPTIMA): come posso fare?
Non vedo l'ora di vederti.
Ciao, Andrea

Ciao Andrea,
è sempre un piacere sentirti...
Se gli sgarri restano nel limite dell'umano, sono accettati (l'acronimo di GIFT non contiene forse la F di flessibilità?). Molto bene invece l'aver mantenuto la sana abitudine di uscire 4 volte/settimana. Bravo.
 
Prima riflessione (sull'imparare ripetendo): hai "scoperto" una preziosa regola generale, di cui non dovremmo mai finire di stupirci. Rileggendo, ripetendo, approfondendo ciò che ci interessa ed appassiona, continuiamo a scoprire nuove indicazioni, nuovi punti di vista, nuovi collegamenti. In tutti i campi. Potrei farti mille esempi sui meccanismi energetici della corsa, sulla comprensione di alcune connessioni di tipo evolutivo, sul valore del metabolismo nel dimagrimento... tutte cose a cui sono arrivato solo dopo ripetute revisioni critiche e ripensamenti, rispetto ad una prima verità apparente. Se ci si ferma al banale, allo scontato (l'uomo è il più evoluto animale sulla terra, per correre a lungo bisogna avere tanti zuccheri disponibili, una caloria è sempre una caloria...) si rimane nella massa di coloro che si fermano lì. Per andare avanti occorre digerire bene i concetti, ripeterli, metterli alla prova. Una lode a te, che sei in grado di capire la differenza enorme tra libricini dietistici scritti scimmiottando le ultime tendenze più alla moda, e testi di sostanza - meditati, sofferti, rielaborati - come i nostri.
 
Riflessione 2 (o "della motivazione"): anche qui sfondi una porta aperta. Se c'è la motivazione sei già a metà del guado. Vuol dire che anche di fronte alle difficoltà sei in grado di andare avanti. Che differenza invece quando al primo cenno di rallentamento del calo di peso (ovvio nel momento in cui si sta producendo massa muscolare, via principe per aumentare il metabolismo e impostare uno stabile dimagrimento futuro) si pensa che GIFT sia uguale a "tute le altre diete" e si smette di muoversi, si riprendono gli spuntini zuccherini ecc. Noi pensiamo che capire i PERCHE' di ciò che facciamo (forse anche per questo passiamo ore a spiegarli) inneschi un forte meccanismo motivazionale. La gente è stufa di verità preconfezionate: vuole capire perché ingrassa o dimagrisce, e noi proviamo a spiegarlo. Pare, con buon successo :-))).
 
Domanda 1 (sistemazione postura): nessun problema, anzi! Puoi fissare una visita con Ange Cardone (il nostro osteopata posturologo) quando vuoi, telefonando allo 02/48008454, che mi sembra perfetto per quello che mi chiedi.
 
Domanda 2 (sorella): sarò felicissimo di conoscere tua sorella, la cui storia clinica mi sembra simile a molte altre già viste. Sono felice di sapere che ha già perso 7 kg solo con i tuoi consigli. Valuteremo insieme quanti altri eventualmente debba perderne e quale sia la via più piacevole per farlo. Il numero per fissare l'appuntamento è lo stesso. Per la valenza psicologica legata al cibo ed alle strette connessioni tra errata alimentazione e stati depressivi ti rimando all'ultima pubblicazione "Prevenire e curare la depressione con il cibo": Attilio ed io vi abbiamo raccolto dati e considerazioni determinanti per valutare come la via alimentare (troppo spesso sottovalutata) sia affiancabile con grande utilità alle terapie convenzionali.   
 
Domanda 3 (bilancia): Ottima la scelta della bilancia top di categoria, che misura anche la distribuzione del grasso corporeo (in pratica legge anche il grasso presente nella parte alta del corpo, a differenza di quelle "da pavimento"). 
 
Grazie per la fiducia e l'interesse con cui ci segui!
Luca

30/8/06 Davide: "dietaGIFT e nuoto: un connubio vincente!"

Gent. dott. Luca Speciani
mi chiamo Davide, vivo a Bologna sono sposato, ho una bimba piccola, lavoro in banca ed ho una passione che coltivo da anni: il nuoto. Da alcuni anni sono entrato a far parte di un gruppo di nuotatori master. Ci alleniamo duramente ma devo dire che i risultati in gara sono piuttosto gratificanti. Ciò mi ha sempre spronato a continuare nonostante la fatica e gli orari (quasi improponibili) degli allenamenti serali.

Ero quasi GIFT in maniera naturale...
Tramite il sito Eurosalus un giorno sono entrato nel suo sito e ho conosciuto il programma alimentare dietagift. Premetto che ho sempre dato molta importanza alla alimentazione e alla qualità dei cibi (preferibilmente biologici, integrali e cucinati con semplicità) ma a parte la dieta a zona (seguita con risultati piuttosto deludenti) non ho mai seguito regimi dietetici particolari. Ho deciso così di acquistare il suo libro che ho trovato molto interessante. In particolare sono stato  colpito dal fatto che molte delle regole di dietagift le seguivo già: cibi biologici, integrali, frutta e verdura abbondanti, ricca colazione, tendenziale abbinamento proteine/carboidrati ad ogni pasto (retaggio della zona), attività sportiva.

Soddisfazioni in vasca
Dottore, le devo fare proprio i miei complimenti: finalmente il suo libro mi ha permesso di impostare un programma alimentare basato su regole semplici, che condivido pienamente (l'aspetto scientifico ha rafforzato ulteriormente le mie convinzioni) e che mi ha permesso, da quando lo seguo (senza troppa rigidità), di perdere un paio di chili (sono alto 1,79, pesavo 76 kg ed ora 74 kg) senza fatica  e soprattutto senza cali di tono. Non so dirle se dipende dall'alimentazione ma gli allenamenti li affronto con più grinta ed i risultati dei campionati italiani di nuoto master UISP sono stati di tutto rispetto (considerato che quest'anno con la nascita della mia bimba ho potuto dedicare meno tempo agli allenamenti) con conseguenti complementi anche del mister.

Benché non sia un runner (corro non più di 3 ore settimanali) e nel nuoto sia un velocista (50 -100 m) ho letto anche il suo Mente e Maratona che ho trovato, come quello su dietagift, molto interessante (specialmente nella parte dedicata all'interazione mente-corpo) e dal quale credo di poter ottenere aiuti soprattutto negli allenamenti di resistenza e potenza aerobica.
Una cosa molto importante: la lettura dei suoi testi ha rafforzato la mia convinzione che per avere dei risultati bisogna principalmente allenarsi bene (corpo e mente) facendo anche molta molta fatica, alimentarsi correttamente e non cedere alle illusioni di pillole e pilloline magiche (di varia natura).
Grazie per l'arricchimento ricevuto da queste due belle letture.

Integrazioni minerali con oxiprolinati

Infine volevo chiederle un suggerimento: durante i mesi invernali sono soggetto a raffreddori e malanni tipici della stagione invernale che spesso mi costringono a saltare gli allenamenti in piscina. Ho letto delle miscele di minerali oxiprolinati dai quali potrei avere giovamento ma, scusi l'ignoranza, non saprei se e quale prodotto scegliere.
Mi può aiutare?

Scusi del tempo che le ho fatto perdere con queste righe ma un ringraziamento e i complementi mi sembravano doverosi.

Cordiali saluti
Davide

Buongiorno Davide,
e grazie innanzitutto per i complimenti ai libri e all'attività. Queste gratificazioni sono tra quelle che ci spingono ad andare avanti con passione e convinzione sulla strada intrapresa!
Il fenomeno descritto, grazie al quale le prestazioni fisiche e sportive migliorano dopo un certo periodo di regime alimentare GIFT, non ci stupiscono. Benché non vi siano ricerche scientifiche specifiche su GIFT e sport (anche se qualcosa si stia muovendo in questa direzione) mi sembra che qualche considerazione si possa comunque fare.
Già solo la miglior efficienza dell'azione enzimatica all'interno del metabolismo cellulare legata ad un assunzione proteica più equilibrata, o la maggiore fluidità delle membrane, conseguenza di un apporto ottimale di acidi grassi polinsaturi, giustificano progressi sportivi senza bisogno di particolari documentazioni. Che la prestazione sportiva sia ANCHE conseguenza di uno stare bene complessivo dell'intero organismo, noi che lo constatiamo su di noi stessi, lo abbiamo ben chiaro. Altri invece ritengono che la prestazione nasca da una o più forzature di alcuni parametri chiave: noi, come ha ben capito, siamo da un'altra parte...
Quanto invece alla protezione da malattie invernali, oltre a quanto potrà trovare indicato nella nuovissima edizione di "Guarire con la Natura" (un best seller Mondadori che uscirà a brevissimo con Gribaudo, interamente riveduto e corretto alla luce delle nuove concezioni GIFT), possono essere di sicuro aiuto preventivo i mix di oxiprolinati di zinco-rame e di rame-oro-argento, che può trovare sui nostri siti o nelle farmacie più fornite. Numerosi lavori scientifici riportano effetti preventivi sulle sindromi influenzali di questi oligoelementi, che tuttavia sono inspiegabilmente poco usati e poco conosciuti da molti medici.
Un grazie ancora per l'apprezzamento
Luca Speciani

 

17/8/06 Katia: "Cibo integrale: è così difficile all'inizio?" 

Gent.mo dott. Speciani,
purtroppo la deluderò, le scrivo poiché siete chiusi alla Sma e volevo avere dei consigli sulla mia dieta.
Ho seguito scrupolosamente la sua dieta, ma ho avuto subito l'intestino gonfio con reflusso.
Sono passate ormai 3 settimane e stavo peggiorando a vista d'occhio.Al lavoro facevo fatica a concentrarmi, faticavo persino a camminare, mi sentivo troppo male. Ero molto gonfia con diversi episodi di dissenteria. Sbalzi di pressione. Ho cercato di fare movimento per un'ora quasi tutti i gg ma con una tale fatica... non ho mai fatto più di 2 gg senza movimento. Peggioravo sempre più. Così parlando con il farmacista mi ha consigliato di smettere di mangiare l'integrale poiché era l'unico cambiamento che avevo fatto.
Ora sto seguendo comunque i principi della sua dieta, proteine, verdura e carboidrati, senza l'integrale. In tre gg. mi sono sgonfiata, mi sono sgonfiate anche le ghiandole sotto mandibolari che si erano gonfiate, mi sono ripresa.
Può essere che ho un'intolleranza all'integrale? Il mio intestino ha ripreso la sua attività.
L'unica cosa è che al mattino non riesco a mangiare 600 calorie arrivo a 350, ora pensavo di mangiare le altre 350 kcal a metà mattina, per ora mangio cucchiaini di miele quando mi sento giù. Ho eliminato gli zuccheri
semplici ma mi sentivo debolissima anche con la frutta.
Mi spiace di non avere i risultati di mia mamma, le assicuro che il mio era vero malessere fisico.
L'unico malessere che mi è rimasto è di notte, ho mal di gambe, mi sveglio ogni 2 ore, mentre prima avevo sbalzi di pressione con anche 52 di minima ora la pressione si è stabilizzata. Sono mali muscolari, non capisco come mai, dall'alto coscia posteriore fino al piede, sarà che cammino in modo sbagliato?
Scusi se ho scritto tutto questo. Come al solito sono logorroica, è che vorrei spiegarle bene la mia situazione. Mia mamma invece va bene, passeggia tutti i gg un'ora e si trova bene, trovo che sia ringiovanita veramente
e di questo vi ringrazio molto.
La ringrazio molto per la sua attenzione e porgo a lei e a suo fratello se lo sente i miei più sinceri saluti

Buongiorno Katia,
nessuna delusione, ci mancherebbe... l'incontro con ogni persona è diverso e individualizzato, e ciascuno risponde ad un cambio di stile di vita con le proprie modalità e con i propri tempi.
Le parole però hanno un senso, e talvolta può essere pericoloso farsi suggestionare in senso negativo da altre figure (il farmacista, ma anche l'amica o l'intervista televisiva) interpretando dei sintomi (magari del tutto salutari) in modo scorretto.

L'inserimento di cereali e legumi integrali, così come di frutta e verdura con bucce e semi, in una dieta che precedentemente era del tutto priva di fibra deve per forza di cose essere graduale, e questo è fuori discussione (la G di GIFT sta a ricordarlo..). Tuttavia è talmente radicata l'errata convinzione che "raffinato" sia meglio, che nella pratica quotidiana ci troviamo a dover combattere contro decine di cosiddetti "consiglieri" subito pronti a demonizzare l'inserimento nella dieta di ciò che invece, da decenni, ogni nutrizionista sa perfettamente: che la quantità di fibra che assumiamo è assolutamente insufficiente in relazione alla struttura del nostro apparato digerente. Quest'ultimo si è evoluto in tempi remoti (e tuttora è inalterato) per un consumo elevatissimo di fibra, indispensabile ai nostri processi digestivi e alla prevenzione di patologie di vario genere, dalla diverticolosi al cancro del colon.
Quando però andiamo dal panettiere, ci vengono proposti cento diversi pani bianchi, e un solo tipo di "integrale", tra l'altro spesso "finto", cioè costituito solo da farina bianca addizionata di crusca, invece che da vere farine integrali, complete quindi del prezioso "germe" (che contiene proteine, acidi grassi, enzimi, vitamine, minerali, fattori di crescita ecc.).
Al supermercato non va meglio: pasta bianca a gogò e un solo tipo o due di integrale, talvolta anche qui "finto". Biscotti e fiocchi? Meglio non parlarne. E in pizzeria? E alla mensa? Ne conosci una sola che proponga
pasta integrale?  Nemmeno quelle scolastiche dove lo Stato, almeno lì, dovrebbe seguire un criterio di salubrità dei cibi per i nostri figli...

E' la solita vecchia solfa post-bellica per cui il pane nero era quello "dei poveri" e quello bianco "dei ricchi". Quando invece il pane bianco è solo il pane degli "stupidi", che si privano di tutto ciò che c'è di più sano nel
seme, per nutrirsi con gli amidi puri della farina 00, buona forse per inamidare le camicie, ma non certo per nutrire le esigenze vitaminiche e minerali del nostro organismo.

Anche per frutta e verdura si soffre lo stesso malinteso. E' più "fine" sbucciare con cura ogni frutto, eliminare ogni seme, ogni foglia, ogni parte "dura". Ma che siamo tutti diventati anziani con la dentiera? Io per esempio di mele e pere mangio tutto tranne il picciolo, e trovo i cetrioli e le patate buonissimi con la loro buccia. E assumo fibra e vitamine in abbondanza, gratis.

Il problema che viene da te posto è quello di un "gonfiore" non meglio specificato, che potrebbe dipendere da mille fattori (intolleranza alimentare, irregolarità mestruale, eccesso di assunzione di sale, stress, intossicazione ecc.: per inciso, gli sbalzi pressori di cui riporti meriterebbero un controllo medico al rientro dalle vacanze). Il colpevole è sicuramente la fibra, secondo l'astuto farmacista. Supponiamo allora, per seguire il ragionamento, che sia effettivamente così. Il gonfiore dipende dall'aumentata assunzione di fibra di questo periodo.
Quale quindi la tua soluzione? Tornare alla pasta bianca e al pane raffinato.
Bene: sappi che non sono assolutamente concorde con la tua interpretazione.
Fermo restando il fatto che in un cambio di stile di vita la gradualità può anche significare applicazione all'inizio solo di alcune regole e via via delle altre (quindi si può inizialmente usufruire dei benefici di dietaGIFT anche con un'applicazione parziale), è importante capire che la regola del "tutto integrale" ha un suo senso e una sua importanza, ed è necessario - con i tempi che ciascuno sceglierà di prendersi - considerarlo un punto
d'arrivo rilevante.
Non starò qui a riprendere quanto già scritto con dovizia di particolari sul libro DietaGIFT nel capitolo sull'importanza della fibra, ma voglio ricordare semplicemente il fatto che un intestino pigro ha assoluta necessità di incominciare a muoversi, e che per smuoverlo la fibra è l'unica via in grado di garantire risultati nel lungo periodo.
Chi ha abituato l'intestino a non contrarsi mai e a non spingere rapidamente e con efficienza il cibo ingerito (anche solo per semplice dis-allenamento della muscolatura peristaltica) avrà certo difficoltà - all'inizio - a fare fronte al maggior volume fecale indotto dalla fibra assunta (e dall'acqua che la fibra lega). La sensazione sarà forse di leggero gonfiore, ma darà stimolo al tubo digerente per diventare sempre più efficiente e veloce.

L'efficienza digestiva, come abbiamo già discusso, è strettamente correlata con l'impedimento al ristagno e alla fermentazione o putrefazione del cibo a livello del colon, quindi con una più efficiente eliminazione dei metaboliti
tossici, un minor stato infiammatorio e - in sintesi - con un più facile processo di disintossicazione e di dimagrimento. Altro che gonfiore!
Perché questo avvenga è naturalmente necessaria gradualità, e se il gonfiore percepito fosse per te di difficile sopportazione, puoi fare temporaneamente un passo indietro, riducendo le quantità di fibra ancora per un po', ma NON rinunciando alla scelta integrale. Vedrai che il gonfiore, piano piano, si attenuerà, per lasciare posto a un intestino tonico ed efficiente, che ripulirà il tuo organismo da ciò che non serve.

Le rivoluzioni non avvengono mai in 24 ore, e più le cose sono importanti, più richiedono tempo. Ma vedrai che i risultati in termini di benessere stupiranno anche te.
L'unico accorgimento è quello di non dar retta alle sirene del pessimismo, e procedere convinti sulla strada tracciata, inserendo le varianti che il buon senso suggerirà, ma discutendole con chi ti segue, e soprattutto con chi sia preparato sull'argomento. Non tutti i medici sono preparati su questi temi (altrimenti in giro si troverebbe più integrale e meno obesità..), e (ahimè) alcuni farmacisti conoscono meglio zoccoli e cerotti rispetto ai farmaci che
vendono, e guardano con sospetto qualunque indicazione terapeutica che non preveda la vendita di un farmaco.
Scegli con intelligenza i consigli di chi sa (non di chi apre la bocca a sproposito) e poi confrontali con chi gode della tua fiducia, come hai fatto con questa e-mail.

Un piccolo inciso sull'attivazione al movimento: incominciare a muoversi camminando, quando si proviene da un lungo periodo di sedentarietà, è un momento di potente "risveglio" organico. Piccole sensazioni di dolore localizzato, quando non ripetute troppo a lungo, sono del tutto normali. Ove invece vi fossero dolori localizzati che si ripresentano sempre ogni volta che ci si muove, potrebbe essere consigliata una visita di controllo
dall'ortopedico o dall'osteopata per escludere eventuali difetti di appoggio o di postura.

Aspetto con piacere di avere ulteriori aggiornamenti, trasmettendoti un messaggio di fiducia. Il risveglio di un organismo addormentato non è indolore, ma è la via migliore per stare stabilmente meglio con se stessi e
con il proprio corpo.

Luca Speciani
www.dietagift.it

7/8/06 Andrea: "La forza di dietaGIFT? La colazione da re!"

Nel pacco gara della maratona di Pisa 2005 trovai la pubblicità del libro dieta gift, decisi l'acquisto e dopo appena tre giorni avevo finito di leggerlo.
Le argomentazioni dei fratelli Speciani autori del libro, mi convinsero a seguire subito le 10 regole fondamentali della dieta, che sono accennate sul sito dall'amico Maggini.
Ma il principio fondamentale che ha cambiato completamente le mie abitudini alimentari è stato quello della colazione abbondante, adesso è diventato il mio pasto principale, alle h. 6,30 mangio di tutto, mia moglie rimane
senza parole a vedermi mangiare carne, uova, fiocchi d'avena, miele, verdure etc.
La mia giornata è stata rivoluzionata, sono molto più attivo e cosa più importante non ho più quella sensazione di fame che prima mi opprimeva per tutto il giorno e spesso mi portava ad abbuffate serali con conseguente aumento di peso.
Inoltre, cosa importante per noi podisti, mediamente peso 5 kg. in meno rispetto ad un anno fa, senza i sacrifici imposti dalle precedenti diete, per anni ho seguito quella "dissociata" con enormi rinunce alimentari e con
scarsi risultati.

Saluti
Andrea

L'amico Andrea Maggini (omonimo dell'autore della lettera sopra riportata e PARD MBW per la Toscana) ci dà qualche informazione in più: l'Andrea che scrive è atleta da 2h47' in maratona e prima di leggere dietaGIFT si allenava tantissimo e solo a digiuno, dopo di che faceva una scarsa colazione. Ora sta avendo ritorni sportivi ottimi, senza aver cambiato metodo di allenamento ma solo l'alimentazione e l'orario di allenamento (non più la mattina ma il pomeriggio tardi).
Bello pensare che anche quel piccolo foglio inserito nel pacco gara abbia contribuito alla diffusione di
un modo di alimentarsi più corretto.

24/7/06 Patrizia: "Considerazioni su dietaGIFT e diete ipocaloriche"

Scrive, Patrizia, aderente al servizio di assistenza alimentare "Gifter-online" dall'inizio di Giugno.

 Gent.ma Ilaria,  
  questi i dati aggiornati  
  peso kg 78,6 (era 79,5 ad inizio rapporto)
  Massa Grassa. 37% (era 40,1% ad inizio rapporto)
    
Ho però una domanda.  
Se mi guardo allo specchio mi vedo sempre uguale, i pantaloni continuano a non chiudere in vita e se mi peso sulla bilancia di casa (che è elettronica con una variazione di 100g anche se non mi da massa magra e massa grassa) il peso è sempre uguale...
Cioè, secondo i dati che mando a voi ci dovrebbero essere dei cambiamenti significativi...ma la realtà mi dice che le cose sono sempre uguali...e questo mi demoralizza un bel po' dal momento che faccio la vs dieta ormai da più di un mese...inoltre vedo un paio di mie amiche che fanno una dieta ipocalorica "canonica" (seguite da un dietologo)... e sono calate un bel po'! in un mese hanno perso 3/4 kg e si vede... si sconvolgono (e con loro la dietologa) quando gli dico "frutta libera" e poi quando vedono la mia dieta mi dicono che c'è troppa roba, che dovrei pesare le cose, che mangio troppo ed è per questo che non calo...che la GIFT non è una dieta etc etc...e questo mi sta un po' buttando giù. Scusate se insisto sempre sulle stesse questioni...è che io non vedo i risultati...forse dovreste darmi qualche indicazione in più rispetto alle quantità...
scusate ancora ma sono un po' demoralizzata e confusa.
Grazie, Patrizia

Risponde Ilaria, dello staff dietaGIFT.

Cara, Patrizia, facciamo due conti:
al 19/6 le sue rilevazioni (peso 79.5, mg 40.1%) le davano una quantità di grasso corporeo IN ECCESSO (rispetto alla massa grassa ideale del 20%) di 16 kg. E' quello che noi chiamiamo "zainetto" : una parte grassa che il corpo si porta dietro senza nessun beneficio, la VERA PARTE DA ATTACCARE E MOBILIZZARE.

Parliamone punto per punto.
1. MASSA GRASSA .
Ad oggi, il suo zainetto (peso 78.6, mg 37%) è sceso a 13 chili. In altre parole, non noi, ma la calcolatrice, parla di una PERDITA DI QUASI 3 CHILI DI GRASSO PURO!!!

2. MASSA MAGRA.
In partenza la sua dotazione muscolare (indicativamente misurabile - con un calcolo un po' semplificato - nel 50% della massa magra) era di 24 kg. Ad oggi, stando ai dati della bilancia impedenziometrica, lei ha incrementato la sua massa muscolare di circa 2 kg, ovvero corrispondenti a un incremento dell'8%. Sa cosa significa questo? Essenzialmente due cose:
-- ha potenziato il proprio "motore" dell'8%, quindi nelle sue attività giornaliere il suo consumo basale (anche quando è seduta a scrivere) è maggiore, aumentato in proporzione.
-- dato che il metabolismo basale fisiologico dopo i 18 anni tende ab abbassarsi indicativamente dell'1% annuo, possiamo dire che è come se lei avesse portato indietro il proprio orologio metabolico di 8 anni, in una sorta di ringiovanimento (virtuale, ma non per questo meno reale) delle sue capacità di consumo, ricostruzione, funzionalità degli organi, capacità depurativa epatica ecc.

3. PROIEZIONE SULL'ANNO.
Diciamo che lei è in assistenza Gift da due mesi. Una perdita di 3 chili di grasso puro ha una proiezione sull'intero anno di ben 18 chili. Di grasso!!!  Andremmo ben oltre il consumo dello "zainetto" in eccesso, che è comunque calcolato, le ricordo, sul raggiungimento del valore PERFETTO di massa grassa.  
 
4. VELOCITA'.
I suoi risultati (quelli che ho appena calcolato sotto i suoi occhi) la pongono ad un livello molto avanzato di progressione: anche le persone che seguiamo direttamente in studio e che vengono al controllo circa una volta al mese, difficilmente ottengono variazioni così decise e significative in tempi così brevi.

5. STABILITA'.
Come ultimo parametro della "qualità" del suo miglioramento, le ricordo una variabile importantissima che spesso tendiamo a scordare: il peso che lei sta perdendo in grasso, si trasforma in tessuto tonico (muscolare) e "di consumo". Quindi lei non sta perdendo semplicemente liquidi o peggio muscolo: il peso perso lei lo ha eliminato dal suo "zainetto" in maniera PERMANENTE. Ovviamente con una costanza nella qualità dell'alimentazione ed in presenza di una moderata attività fisica.

Passiamo ora a prendere in considerazione le sue "obiezioni":
a- BILANCIA DI CASA.
Se una bilancia con la dichiarata precisione di 100 g non rileva una variazione di circa 1kg, c'è una sola cosa da fare: BUTTARLA!

b. REALTA'.
Ovviamente tutte le considerazioni fin qui fatte valgono se la pesata che lei riporta è corretta, cioè la bilancia è affidabile, misurazione senza abiti, piedi asciutti, ecc. Se tutte queste condizioni sono soddisfatte, LA REALTA', cara Patrizia è quella numerica che lei riporta. Forse il suo non-rilevare i cambiamenti è influenzato da una certa fretta nell'ottenere risultati. Impari a dare al suo corpo modo e tempo ed applichi quanto indicato: vedrà che il suo corpo troverà da solo e ben presto la via al miglioramento. 

c. AMICHE.
Mi spiace che le sue amiche siano cadute nella trappola del "facile dimagrimento" utilizzando metodi a nostro giudizio superati ed obsoleti della "dieta ipocalorica". Sarei abbastanza curiosa di sapere quei chili persi a cosa corrispondono. La dietologa di cui parla utilizza una bilancia impedenziometrica per monitorare che perdano "grasso"? Com'è il loro metabolismo, oggi, rispetto ad inizio "dieta"? 

Le allego un bel grafico dell'andamento standard di una dieta a controllo calorico: chiunque può rilevarne l'iniziale perdita di peso (in valore assoluto, attenzione) ma anche - ahimé -  l'immediato abbassamento metabolico (il corpo rallenta i propri consumi, cercando di risparmiare). Questo costringe a ridurre ancora l'introito calorico e così via, fino all'inevitabile insostenibilità della situazione, e relativo rapido recupero di tutto il peso perso, stavolta fatto di grasso e non più di muscolo, com'era prima.
TUTTE, RIPETO TUTTE, le persone che seguiamo hanno una lunga storia di diete di questo tipo alle spalle: tutte sembrano funzionare. Ma poi si ritrovano, dopo un anno, ad aver ripreso tutto, con gli interessi. Non le risultano storie di questo tipo, direttamente o nel circondario delle sue conoscenze? DietaGIFT segue una via completamente diversa: quella dell'attivazione metabolica.
Spero inoltre che la dieta seguita dalle sue amiche contempli parallelamente anche delle sedute di movimento aerobico in maniera costante.  Se così non fosse il loro abbassamento metabolico sarebbe ancora più pericoloso.

d. GIFT NON E' UNA DIETA.
Oh, finalmente qualcosa su cui siamo d'accordo! GIFT E' UN METODO ALIMENTARE CON CUI NUTRIRSI IN MANIERA COMPLETA, BILANCIATA E VARIA PER TUTTA LA VITA. GIFT è capire che dobbiamo mangiare e consumare in maniera armonica, aumentando il movimento e la tonicità del corpo nella maniera che il nostro corpo meglio conosce: MUOVENDOCI!
DietaGIFT ci spinge ad essere amici del cibo (di quello giusto) e a smetterla con le battaglie perse basate sul ciclo PRIVAZIONE-CALO METABOLICO-RINUNCIA-SFORZO-TRASGRESSIONE che ci fa così male. 

e. QUANTITA'.
Come sa noi chiediamo di organizzare il pasto in tre settori: carboidrati complessi (pasta, pane, riso, ecc), proteine (carne, pesce, uova, ecc) ed un ampio spazio dedicato a frutta e verdure anche condite. I grassi, usati con moderazione e scelti per la loro qualità (oli insaturi e polinsaturi) sono importantissimi per il potere saziante che donano ai cibi, per il controllo dell'impennata glicemica, per il loro prezioso aiuto nella pulizia del sistema circolatorio, per la migliorata funzionalità degli scambi della membrana cellulare ecc. Pur distaccandoci dal maniacale controllo imposto dalle diete vecchio stampo, indichiamo sui 50-60g una porzione giusta di pasta/pane/patate/legumi come riferimento. Su questo si può costruire un piatto di dimensioni adatte, ponendo quantità simili negli altri due settori.

f. FRUTTA LIBERA. E' uno dei punti di forza di dietaGIFT ed è quello che, solitamente, manda in pezzi le altre diete. La libertà di fare spuntini/intermezzi a base di frutta libera ci apporta un patrimonio vitaminico impensabile per chi sta a contare la mezza pera; una libertà mentale che non ci fa sentire "in privazione", lasciandoci ampio gioco su alimenti ricchi al 90% (ed oltre!) di acqua e con basso carico glicemico, quindi non stimolanti dell'azione insulinica (checché ne pensino gli inventori della zona), reale motivo di ingrassamento.

Abbiamo toccato, mi sembra, tutte le questione da lei sollevate e spero che queste considerazioni le abbiamo chiarito alcune idee.
Siamo molto sicuri di quello che facciamo perché ne vediamo gli effetti direttamente sia tra le persone seguite su dietaGIFT in maniera on-line che in quelle che vengono direttamente in studio.
Proceda dunque tranquillamente!

Tornando a noi, sarebbe molto utile, comunque che lei ci desse dei ritorni su come sta applicando (alimentazione e movimento): i risultati, come visto, sono ottimi, ma ci teniamo che, in caso di dubbi o difficoltà in qualche situazione, lei sappia come regolarsi.

Vorrei ricordarle un'ultima cosa: lei ha come proiezione sull'anno  una perdita di 18 kg di puro grasso.
Lei ne uscirà non banalmente "dimagrita", ma rimodellata, con un corpo più tonico, forte e metabolicamente più giovane. Non mi stupirei se, nel giro di qualche mese,  avessimo notizie delle sue amiche che chiedono informazioni sulla nostra non-dieta :-)


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La sua mail, per i molteplici stimoli, e per il contenuto potenzialmente utile a molti altri gifters in cammino, sarà pubblicata appena possibile sulla posta del nostro sito, così che anche la dietologa delle sue amiche possa leggere, e forse comprendere, il nostro punto di vista. Per un più proficuo confronto scientifico con professionisti del settore vogliamo ricordare che ogni affermazione sostenuta da Attilio e Luca Speciani a proposito di dietaGIFT è supportata da una serie di lavori scientifici riportati in modo completo e dettagliato sul volume DietaGIFT pubblicato da Fabbri nel 2005.
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cordiali saluti
Ilaria
staff dietaGift
www.dietagift.it

 

7/06/06 Cristina: " Ora  vado al mare... come faccio con la dieta?"

Ho letto il libro sulla dieta GIFT allegato alla rivista Starbene di maggio e vorrei un chiarimento. Come applicare la dieta nella situazione della vacanza al mare, per "sfruttare" il più possibile i bagni?
  Ringrazio anticipatamente
  Cristina

Salve, Cristina, il momento della vacanza rappresenta un autentico tesoro per fare qualcosa per il nostro benessere! Vediamo come:
1. ALIMENTAZIONE. A caldo e desiderio di praticità rispondiamo con attualità insalate miste, con base molto varia di verdure (insalata verde e rossa, carota, finocchio, cetriolo, peperone fresco, ravanello) ed un elemento proteico (formaggio fresco o stagionato, uovo, tonno, salmone). Mettiamo in moto la fantasia ed aggiungiamo sempre qualche arricchimento di nostro gusto: noci e pinoli, capperi, olive, cubetti di mela, kiwi, avocado o ananas. Altri piatti facili? Una caprese (pomodori, mozzarella, basilico, olio), prosciutto crudo e melone, avocado e prosciutto cotto, tutte le paste fredde (60 g di pasta o riso) ben ricche di proteine. Altri suggerimenti nella sezione RICETTE del sito.
Un piccolo trucco? Una sera di cena di sola frutta e yogurt è l'ideale per depurare, magari prima di una serata "speciale".
Evitiamo la banalità del gelato quotidiano e spostiamo la mira su yogurt, cocomero e succulente coppette di ciliegie!

2. ACQUA. Bere, bere, bere! Acqua non troppo fredda, spremute, succhi naturali non dolcificati, tè e tisane alla frutta. Il maggior consumo ci spinge a reidratare con frequenza: approfittiamone per aumentare ancora un po' i liquidi introdotti, per una maggior salute e bellezza, visibile anche su pelle e capelli.

3. MOVIMENTO. Dalla passeggiata sulla sabbia (conviene andare il mattino presto) a lunghe e lente nuotate, tutto ciò che metta in moto il nostro corpo per un'ora è ottimale per innescare il consumo dei grassi. Per i più attivi, in più la possibilità di serate danzanti, beach-volley, passeggiate in bici o l'immancabile sfida a racchettoni (purtroppo quasi ovunque "illegale" in spiaggia).  
Buon divertimento!
Ilaria
staff dietaGIFT

30/5/06 Stefania: "Ancora dieta a zona, ancora dietaGIFT"

Caro Luca,mi chiamo Stefania,ho 35 anni e da due settimane seguo dieta gift.
Cerco di essere meticolosa nell'applicazione delle regole e ho già letto due volte il vostro libro; nonostante ciò la mia massa grassa è aumentata del due per cento in una settimana ed il mio peso è aumentato di 200 grammi.
Può forse dipendere dal fatto che per due anni ho seguito la zona o non è sufficiente il movimento che faccio settimanalmente(1 ora per tre volte la settimana di corpo libero)?
Grazie per la sua attenzione, Stefania

Ciao Stefania,
il problema di chi ha seguito la zona per tempi non brevi, attenendosi al devastante metodo dei blocchetti, è che ha abbassato il proprio metabolismo portandolo molto vicino al consumo calorico proposto dalla zona (oltremodo ridotto).
In altre parole - ma già lo hai capito se hai letto il libro con attenzione - in situazione di "carestia" il corpo abbassa i suoi consumi di base, e si "mangia" muscoli bloccando (o limitando al minimo) il consumo di grassi.
Questa riduzione metabolica porta a disfunzioni, nel tempo, dei vari organi (fegato, reni, sistema immunitario ecc.), e va pertanto modificata, riportando il metabolismo su valori corretti. Per farlo (e il processo deve essere graduale) ci sono tre vie:
- Il movimento
- La distribuzione dei pasti
- il corretto apporto di proteine

L'ultimo punto lo diamo già per svolto, visto che la zona apporta quantità corrette (talvolta perfino eccessive) di proteine.
La distribuzione dei pasti deve spostare sulla colazione (e in parte sul pranzo) il 75% delle calorie della giornata. In questo modo l'organismo riceve una sferzata metabolica molto intensa, e riprende a consumare (ma ci vuole pazienza: il processo non si avvia in 7 giorni.. occorre almeno un mesetto).
Perché il processo abbia successo occorre dunque prevedere un primo periodo in cui - in costanza di massa grassa e di peso totale - venga incrementato l'apporto calorico quotidiano.
Quando l'apporto calorico (e il metabolismo) saranno tornati ai livelli corretti, senza che quasi ce ne si accorga, incomincerà il dimagrimento e da lì.. la strada sarà tutta in discesa.

Il movimento fisico va benissimo come frequenza, ma non so se il corpo libero sia la forma di movimento più adatta (dipende da come lo fa). Il movimento ideale dura almeno un'ora continuativa, anche a bassa intensità, ma SENZA SOSTE o pause. Se è svolto così, il suo effetto sulla mobilizzazione dei grassi diventa ottimale.

La strada dell'incremento metabolico è quella vincente, e non regala solo dimagrimento, ma soprattutto benessere e sensazioni di pienezza e di energia.
Che ti auguro, davvero, in tempi brevi.
A presto e tienimi aggiornato
Luca

27/5/06 Sergio: "Fumo poco! Poco male?"

Ciao Luca, voglio chiederti un cosa velocissima e che mi preme molto sapere, ossia se fumare 2-3 sigarette al
giorno, a volte solo 1, può influire sulla prestazione sportiva in particolare sull'allenamento per la maratona e se si quanto.
Ti sarei davvero grato se potessi rispondermi, per me è molto importante.
Ti ringrazio anticipatamente.
Sergio


Ci sono sostanze che hanno una soglia di tossicità, sotto la quale possono considerarsi innocue. Questo non è il caso del fumo di sigaretta, il cui danno (seppure irrisorio a livello di singola boccata) è comunque presente
fin dalla prima aspirazione.
Con ogni boccata ingerisci qualcosa come 5000 sostanze diverse, più o meno tossiche e cancerogene, che i tuoi polmoni devono affrontare, isolare, eliminare. E quel po' di nicotina che presto o tardi andrà a nutrire la tua
dipendenza psichica e biochimica.
Tre sigarette al giorno non ti faranno certo morire (di quello), se è questo che vuoi chiedere. E l'effetto sulla corsa non potrà certo essere distruttivo. Tuttavia è come se mi chiedessi se 30 gocce di candeggina al giorno possano influenzare negativamente la tua prestazione. La risposta che ti posso dare è: non morirai di quello, ma ogni volta che assorbirai una goccia di candeggina, il tuo organismo dovrà fare un piccolo sforzo per eliminarla o per affrontare la sua tossicità, sprecando così energie che potrebbero essere utilmente indirizzate altrove. Per esempio alla prestazione.
Molti dicono: ma con tutto l'inquinamento che c'è in giro, forse due-tre sigarette in più o in meno non cambiano nulla. Io dico invece che è proprio il contrario. Con tutte le sostanze tossiche e cancerogene che il nostro
corpo deve individuare ed espellere ogni giorno, non è proprio il caso di dargli ancora da lavorare!
Non tu - che mostri comunque di non essere nicotina-dipendente limitandoti a due-tre sigarette - ma coloro che già sono in situazione di dipendenza (e presentano i sintomi classici delle 20 sigarette e più: dita gialle, alito
pesante, odore sui vestiti, interessamento polmonare, fiato corto ecc. e tendono a negare il problema o a far finta di non accorgersene) dicono: "ma se mio nonno è vissuto fino a 93 anni fumando come un turco!". Il problema,
a mio giudizio, non è che uno ce l'abbia fatta (e chissà quali potenti risorse genetiche di antiossidanti aveva!), ma quanti - e credimi sono numerosissimi - si sono fermati molto prima. Vediamo solo quelli che restano vivi, Sergio. Gli altri spariscono dalla vista. E talvolta davvero molto, troppo presto. Tanto da creare un forte problema per le industrie produttrici di tabacco, che devono rimpiazzare ogni anno con nuovi ragazzi (e, ahimé, ragazze) sempre più giovani le centinaia di migliaia di clienti adulti che ogni anno perdono (e che ci perdiamo anche noi: familiari, amici, conoscenti ecc.).
Noi ci muoviamo nelle scuole, con i volontari, con i centri antifumo, e abbiamo armi spuntate e tanta buona volontà nello spiegare, insegnare, fare cultura. Dall'altra parte hanno i panzer della pubblicità occulta, dei film
in cui il vincente ha sempre una sigaretta in bocca, delle tute di Schuhmacher e di Valentino Rossi piene di marchi di sigarette. Hanno delle strutture marketing, le multinazionali del fumo, da far rabbrividire chiunque.
Altro che Moggi....
Solo con la diffusione di sempre maggior cultura, conoscenza, responsabilità, è possibile mettere fine a questa ecatombe, che non smette di portare ogni giorno miliardi e miliardi di Euro nelle casse di commercianti senza scrupoli che - naturalmente senza fumare una sola boccata - stanno alle Maldive a godersi il sangue dei tanti fragili allocchi che hanno - indirettamente - ucciso.

Una volta detto che comunque un polmone "sporco" ha minore efficienza rispetto a uno "pulito", non credo che la causa della crisi del 30esimo km possano essere 3 sigarette/giorno.
Molto più facile che si tratti invece di cattivo allenamento, che non ha tenuto conto delle indicazioni riportate in proposito (sull'attivazione dei grassi) su "Mente e maratona" che se non sbaglio dovresti avere.
Prova a rileggere quei concetti di base esposti nella sezione "allenamenti" e vedrai che l'effetto sigaretta (che pure c'è) è minimale rispetto all'adattamento gestibile con quei criteri innovativi.
Ciao e a presto
Luca


19/5/06 Marina:"La mia colazione è GIFT?"

Buon giorno, ho appena finito di leggere il libro Dieta Gift, ma ho un dubbio...io non amo particolarmente condire l'insalata con l'olio, preferisco piuttosto l'aceto (anche balsamico) ma non ne trovo cenno nella pubblicazione, c'è qualche controindicazione? Altra perplessità..tutte le mattine faccio almeno 50' di elittica alla quale faccio seguire circa 30' di aerobica, e la mia colazione è LC1 appena alzata e un toast con pane integrale (mulino bianco) sottiletta light e prosciutto cotto magro, è corretta secondo la dieta Gift?
Grazie per le risposte, Marina

Buongiorno, Marina, per carità nessuna lotta contro l'aceto!
A meno di specifiche intolleranze verso la categoria dei cibi lievitati, nessun problema ad usare l'aceto su verdure o, nel caso di quello balsamico, anche su scaglie di grana o fragole, secondo gusto. Poniamo l'attenzione sull'olio extravergine d'oliva o sull'olio da singolo seme data la diversa qualità tra quelli presenti sul mercato.
Può trovare un catalogo indicativo di alimenti GIFT alla pagina www.lucaspeciani.it/zenhtml/AlimentiGIFT.htm

Secondo l'impostazione alimentare Gift la sua colazione è senz'altro migliorabile: benissimo LC1 o altro prodotto analogo con fermenti lattici vivi, ma sulla composizione del toast possiamo un po' lavorare.

Il pane in cassetta, benché integrale, ha spesso degli additivi a base alcolica che hanno lo scopo di renderlo fragrante e morbido. Attenzione poi alla composizione per evitare quelli contenenti grassi vegetali idrogenati. Non è meglio una fetta di pane integrale, oppure quello confezionato ricco di semi della tradizione nordeuropea?

Meglio inoltre sostituire la sottiletta light (contenente polifosfati per addensare) con un formaggio più naturale di suo gradimento, dalla ricotta alla robiola, dal pecorino (dolce o stagionato) alla caciotta, al grana.

Per perfezionare il tutto, si dovrebbe aver accortezza di scegliere salumi che non contengano polifosfati o conservanti: può verificare quindi la composizione del prosciutto che lei utilizza.

Un ulteriore consiglio che ci sentiamo di darle è sicuramente di arricchire la sua colazione con un frutto fresco. E se desidera mangiare di più non se lo neghi: da dietaGIFT le viene, come sa, la raccomandazione ad incominciare la giornata con una ricca colazione.
Complimenti sentiti per la costanza nell'attività fisica! 
Cordiali saluti
Ilaria
staff dietaGIFT


18/5/06 Antonella: "Gift, post partum ed allattamento"

Gentilissimo Luca Speciani
mi chiamo Antonella, ti scrivo dalla Toscana ed ho bisogno di un chiarimento per prendere una decisione sul servizio gifteron line.
Premetto che ho conosciuto l'acronimo GIFT grazie al giornale Starbene che non acquisto periodicamente.
Sono incinta di 37 settimane ed ho un bimbo di 36 mesi.
Mi piacerebbe tantissimo accedere allo stile alimentare e di vita  gift.
Pensi che  l'allattamento possa ricevere ripercussioni dal gift? Nel caso del primo bimbo l'allattamento è durato un anno meno una settimana e spero che la cosa si ripeta anche ora.Naturalmente non avrò tempo di dedicarmi all'attività fisica per un tempo discreto data la mia situazione.
  PENSI CHE POST  PARTUM ED ALLATTAMENTO SIANO COMPATIBILI COL GIFT?
  E' IL CASO DI ATTENDERE O CREDI CHE SI POSSA INCOMINCIARE SUBITO?
  attendo una tua risposta che mi aiuterà a decidere.
  Grazie Antonella

Buongiorno, Antonella, in effetti la diffusione di "La dieta Antifame" ci ha portato molti graditi contatti, sia da acquirenti abituali della rivista che, come nel suo caso, sia da lettrici casuali.
Secondo noi l'impostazione dietaGIFT è assolutamente compatibile anche con situazioni particolari come gravidanza, allattamento e periodo post-partum. Tutte le indicazioni sono rivolte a mantenere o riacquisire un corretto approccio nutrizionale: da questa impostazione il benessere complessivo della persona risulta certamente migliorato.
Non ci sentiamo naturalmente di garantire che questo avrà "matematicamente" effetti sulla lunghezza del periodo di allattamento, che dipende da mille fattori, legati sia a mamma che bambino. Una migliore forma fisica può, però, metterla nelle migliori condizioni perché ciò si verifichi.

Invece punterei l'attenzione su due aspetti non marginali della situazione:
1. uno degli obiettivi che si pone dietaGIFT attraverso una corretta distribuzione dei pasti nella giornata e tramite la scelta di cibi a basso indice glicemico, è evitare impennate del livello di zuccheri nel sangue. Questo maggior equilibrio interno pone la persona in condizioni di non subire dei su e giù anche umorali, dovuti in realtà a dei fenomeni di intervento insulinico. Di questa stabilità beneficiano sia la mamma che il bambino, durante la gravidanza e dopo il parto.
2. Non concordiamo con lei sul fatto che la gravidanza sia in contrasto con la possibilità di effettuare movimento fisico. Anzi, a meno naturalmente di specifiche situazioni patologiche, le donne in attesa beneficiano grandemente di leggere attività come passeggiate o ginnastica dolce in piscina.
Insomma, nessun problema ad iniziare l'approcio GIFT da subito.
 
Il consiglio che possiamo darle è di dare un'occhiata a www.dietagift.it per leggere la descrizione del servizio.
Per qualsiasi dubbio, non esiti a contattarci!
Se decide di aderire, può contattare l'indirizzo info@dietagift.it per avere assistenza sulle modalità di iscrizione on-line alla community.

Cordiali saluti ed a presto

Ilaria

staff dietaGIFT

16/5/06 Danilo: "Sono dimagrito con GIFT"

Ciao Luca, 
faccio seguito, non a caso, alla tua ultima mail per ringraziarti delle utili indicazioni (alimentari e sportive) che ho potuto trarre leggendo dietagift. Da ottobre ad oggi ho perso una dozzina di kg ma la cosa che ha stupito me per primo è che sono riuscito a sconfiggere la mia pigrizia dedicandomi alla corsa in modo sempre più costante, ad oggi mi alleno 4 volte alla settimana percorrendo circa una 30ina di km....incredibile!! Oltre a questo faccio 10 min di cyclette, panca piana e squat, pensa che la prima volta che ho letto dietagift arrivato alla parte dedicata allo sport dove dai consigli pratici a chi si deve avvicinare alla corsa pensavo che proprio quella era la parte che non avrei mai messo in pratica......e invece! 
Insomma ci tenevo a farti sapere che mi hai dato una mano anche psicologica: infatti adesso mi sento davvero meglio sotto tutti i punti di vista, sono dimagrito, mi sono passati un sacco di doloretti articolari che avevo, addirittura mi è passata una forma di dermatite che avevo da 30 anni.........sarà suggestione? Se sì, poco importa, ti ringrazio ancora e ti porgo i miei più cordiali saluti.
Danilo, 45enne di Genova
 
Ciao Danilo,
grazie per la tua testimonianza che spero possa stimolare altre persone a seguire un percorso simile al tuo.
A presto e auguri!
Luca

16/5/06 Simona: "Spesa gift, spesa risparmiosa"

Buongiorno,
mi chiamo Simona, ho conosciuto la dieta GIFT leggendo il libro pubblicato con Starbene, e mi sono subito documentata. Vi ringrazio e mi complimento per il sito internet molto ricco di contenuti di immediata consultazione ed applicazione, e mi permetto di fornire il mio contributo.

Ho impiegato la scorsa settimana per fare dei giri di perlustrazione nelle principali catene di supermercati ed ipermercati della mia regione, al fine di valutare l'offerta di prodotti bio, integrali, etc.
Devo dire che Esselunga è effettivamente rifornita (in alcuni ipermercati c'è anche un buon pane integrale fresco ricco di semi), ma la vera sorpresa è stata COOP.
Il supermercato COOP del mio paese è veramente di piccole dimensioni, ma presenta ugualmente un ricchissimo scaffale di prodotti bio ed integrali, che offre il vantaggio di raggruppare tutti gli alimenti disponibili di questa categoria (ovviamente quelli che non necessitano di conservazione nel banco del fresco o i surgelati) in un'unica corsia.
I prodotti a marchio COOP sono caratterizzati da confezioni arancioni e verdi, dunque immediatamente identificabili, ma nella stessa corsia si trovano anche tutti i prodotti di marchi diversi che rispondono ad una filosofia alimentare un po' più "puritana", e dunque ben si sposano con i consigli forniti dal metodo GIFT.
Solo per fare alcuni esempi, potete trovare paste e pastine integrali di diversi formati (al sensazionale costo di 71cts per mezzo chilo!), farine integrali di cereali diversi, fiocchi di cereali per la colazione, biscotti e gallette, cacao, marmellate, riso e cereali, oli di oliva e di semi (ma quelli di S-Lunga in questo caso mi sembrano migliori), ed un'intera linea bio di prodotti per bambini.
Oltre a ciò, nel banco del fresco si trovano yogurt bio naturali e alla frutta, e un vasto assortimento di frutta e verdura bio.

L'ultima segnalazione riguarda un tormento (credo) di tutte le mamme: le patatine fritte! Io ho provato a cuocere le patate crude in forno ventilato a 180° per circa 20 min, tagliate a piccoli cubetti, poi cospargerle di olio a crudo, e il risultato non è malvagio. Per i palati più esigenti, però, le patate fritte surgelate S-Lunga bio (con solo olio di semi di girasole bio) da cuocere in forno, mi sembrano un compromesso decente (però giudicate voi!). Lo stesso metodo funziona anche (addirittura meglio) con la carne impanata, ma in questo caso consiglio di nebulizzare alla fine una miscela di acqua e olio d'oliva, resterà più morbida (ovviamente bisogna scegliere delle fettine sottili, tipo fesa, dubito che con una cotoletta possa funzionare!!).

Una considerazione per chiudere: dopo 15 giorni di "spesa intelligente" così condotta, posso affermare che le conseguenze positive si vedono non solo sulla salute, ma anche sul portafoglio. Se da un lato è vero che i prodotti OK costano un po' di più rispetto agli omologhi "ordinari", dall'altro ho notato che certe corsie vengono completamente ignorate, con la sana conseguenza di non sovraccaricare il carrello con prodotti sfiziosi o piatti pronti, che gravano decisamente sul conto!!
Grazie infinite e buon lavoro
Simona

Grazie mille per il giro di perlustrazione che ci fornisce nuove "direzioni di ricerca". Sarebbe molto bello, per i prodotti che le sono piaciuti di più, se potesse darci nome preciso ed ingredienti, in maniera che possiamo inserirli nel nostro piccolo catalogo di alimenti GIFT. Il colpo finale sarebbe inserire anche una foto del prodotto così da poterlo riconoscere.... a vista.
ALIMENTI BIO. Direi che se la natura "bio" si unisce ad un cibo integrale, intero e senza zuccheri aggiunti (o con miele quando richiesto) quell'alimento è a tutto tondo anche un cibo ottimo per l'impostazione GIFT.
PATATINE. Spesso le confezioni pronte racchiudono bastoncini di patatine che hanno subito un processo di pre-frittura. Come sempre, occorre leggere le informazioni riportate sulla confezione.
PORTAFOGLI. Il risparmio provocato dall'eliminazione di tanti sfizi poco sani o peggio (alcolici, snack salati, gommosità zuccherine, ecc) è una piacevole sorpresa. Ci lascia qualcosa in tasca oppure la possibilità di "investire" in prodotti di qualità migliore.    
Grazie e lei ed agli altri di cui stiamo raccogliendo le preziose segnalazioni!
Ilaria
staff dietaGIFT


10/5/06 Giovanna: "Dieta a zona e gift"
Buongiorno,
ho letto ormai da mesi il Vs. libro sulla dieta Gift e mi ha confermato i dubbi che mi sono sorti sulla dieta a zona. Poi sono corsa in edicola e ho scoperto che l'inserto uscito in aprile sul giornale Starbene è un bignami del primo libro. L'ho riletto comunque volentieri,  grata di trovare riassunti i principi chiave del Vs. sistema.
Con queste righe volevo veramente ringraziarvi per avermi fatto capire come la zona, che ho tentato di seguire per un anno, non sia fatta assolutamente per me. La ricca colazione, l'uso di cereali integrali, la frutta in libertà sono tutti elementi che mi sono mancati e il mio fisico periodicamente me lo faceva ricordare con ricorrenti abbuffate. Diciamo che con le Vs. letture ho ritrovato la mia libertà di scelta e soprattutto l'imparare ad ascoltare i segnali che arrivano dal mio corpo e dalla mia pancia (in senso lato). E' così che abbandono volentieri calcoli, pensieri di blocchi,  tutte forme ortoressiche supportate da forum di zonisti...la qualità del mio tempo ne guadagnerà e Vi ringrazio anche per questo!
Saluti!
P.S.: Vorrei rimanere aggiornata se fate degli incontri in Alto Adige e ogni tanto verrò a curiosare  sul Vs. sito, alla ricerca di eventuali novità.
Giovanna

Con l'uscita della nuova pubblicazione "La dieta Antifame" (ordinabile a catalogo) abbiamo voluto dare un aspetto molto pratico alle impostazione nutrizionali dietaGIFT. Per questo abbiamo ripreso, rielaborando e compattando, i concetti di base esposti nel libro originale. Nelle prime 70 pagine, si ritrovano i tre cardini e le dieci regole che costituiscono l'ossatura di dietaGIFT, proprio per non penalizzare chi non avesse letto il testo. Da pagina 80, per le successive 100 pagine (ed oltre), abbiamo calato le nostre indicazioni nella giornata "normale" di ognuno, ben sapendo che, se non applicabile con semplicità, anche un'ottima indicazione rimane teoria.  
La ringraziamo per l'attenzione con cui ci segue e per aver colto quella sensazione di ricchezza e varietà che fanno di dietaGIFT un regime alimentare non punitivo che si può seguire per tutta la vita. Si può inoltre mantenere un ottimo rapporto con il cibo ed, anzi, si punta molto sulla ricerca di una maggiore qualità del cibo stesso. 
Per l'Alto Adige al momento non sono previste iniziative, mentre dietaGIFT è parte integrante dello Stage di corsa e benessere che organizziamo tra giugno e luglio in Valle d'Aosta. Tutte le info alla pagina dedicata.

staff dietaGIFT

 

10/5/06 Marilena: "La marmellata senza zucchero vince!" (segnalazione di un articolo da www.greenplanet.net)
 (Mercato, imprese, prodotti / BIO)
Data: Mercoledì, 03 Maggio 2006 - 20:13

CONFETTURE, RIGONI CONQUISTA IL SECONDO POSTO IN ITALIA
Le marmellate biologiche superano Zuegg e incalzano da vicino Santa Rosa

Rigoni supera Zuegg e insidia il primato di Santa Rosa. L'hit parade delle confetture italiane vede l'azienda di Asiago (Vicenza) a un passo dal marchio storico delle confetture italiane controllato dalla multinazionale Best Food.
Secondo i dati rilasciati dall'azienda veneta, Rigoni controlla il 21,1% delle vendite tricolori contro il 21,5%.
Zuegg segue al terzo posto col 20,7%.
«Le vendite nei primi tre mesi dell'anno sono cresciute del 10,1% e abbiamo raggiunto il secondo posto in Italia - riferiscono dal quartier generale della famiglia Rigoni - e questo malgrado le nostre confetture siano solo biologiche».

Nel 2005 il fatturato dell'azienda vicentina è stato di di 28,6 milioni, contro i 25,5 del 2004 (+ 13%).
La Rigoni ha inaugurato in gennaio un nuovo polo logistico-produttivo ad Albaredo d'Adige (Verona, investimento di oltre 4,5 milioni). Il core business aziendale resta la confettura biologica Fiordifrutta, che incide per il 70% nel fatturato, ma bene stanno andando anche i nuovi prodotti DolceDì e Nocciolata.
Nel miele la Rigoni di Asiago è il primo produttore biologico.
Dopo aver acquisito le quote di Veneto Sviluppo e di Sviluppo Italia, la famiglia Rigoni ora sta studiando l'approdo in Borsa che potrebbe arrivare già nel 2007.

Grazie mille a Marilena per la segnalazione di questo articolo (già da noi inserito nel catalogo prodotti GIFT) che ci porta a ben sperare sulla sorte dei prodotti naturali e su un miglioramento delle scelte di molte altre persone. Ognuno di noi hai il "piccolo potere" economico del consumatore: usiamolo bene e chissà che, piano piano, anche la nostra convinzione eserciti la sua forza sull'industria alimentare!
Antonella Carini
staff dietaGIFT

 

5/5/06 Romano: "Ma troppa fibra fa male?"

Un'assunzione di fibra maggiore a quella a cui il metabolismo è abituato può avere effetti collaterali? Ho letto che assumere molta fibra fa bene però penso (non voglio fare il saccente ma è solo un mio pensiero) che il metabolismo si debba abituare gradualmente all'assunzione di una quantità maggiore di fibra, un po' come quando andiamo a correre, cioè si inizia da poco per arrivare a correre sempre di più!
La ringrazio anticipatamente
Romano


E' esattamente così. Ci si abitua a mangiare fibra in abbondanza, un po' per volta.
Questo naturalmente non deve valere come giustificazione per quelli che dicono: "non mangio integrale ed elimino bucce e torsoli, perché faccio fatica a digerirli". O si incomincia (ok, gradualmente) ad "allenare" la muscolatura peristaltica e il movimento delle pareti del tubo digerente, o ci aspettano, presto o tardi, diverticolosi, stitichezza, possibile cancro al colon.
Ciao!

3/5/06 Tiziana da Trieste (gifter on-line)" Riflessioni per mamme e future mamme GIFT"

pubblichiamo con piacere la e-mail di Tiziana che ha aderito al sistema di assistenza alimentare Gifter-online.

Cara Antonella,
riflettevo come le regole della vita GIFT, si adattassero in modo straordinario alle mamme e future mamme. Personalmente è per questo che mi sono avvicinata a questo "movimento di pensiero" con tanto entusiasmo, e, siccome ora esiste una sezione femminile nel sito di Luca, ho pensato che sarebbe potuto essere un punto di vista e contributo utile ad altre donne, future mamme o new mamme in erba come me.

Per meglio far comprendere il senso delle mie convinzioni, ci vuole un po' di narrazione.

Io sono stata molto brava in gravidanza, tant'è che dopo il parto pesavo tre chili meno di quanto pesassi all'inizio della gravidanza, poi però sono cominciati i guai: il pediatra della mia bimba, (omeopata naturopata convinto), mi ha prontamente negato latte e latticini, ovviamente non era nemmeno proponibile l'uso del dolcificante, oltre a tutti i farinacei. Non mi restava un gran che, e da qui l'inizio delle frustrazioni mal compensate, insieme alla depressione post parto, hanno dato come risultato un aumento ponderale di ben 14 kg, nell'anno e mezzo successivo al parto.

Se io invece fossi già stata gift, non avrei avuto questo tipo di problemi, sarei già stata abituata a non usare lo zucchero nelle bevande, mangerei pochi o niente carboidrati e quei pochi sarebbero rigorosamente integrali e quindi a basso indice glicemico, masticherei bene e a lungo, avrei trovato un modo alternativo di continuare a muovermi, (invece che pensare o corsa o niente!) tutti questi accorgimenti, si sarebbero tradotti probabilmente in un allattamento esclusivo più sereno, e senza frustrazioni, quindi gioia pura, sia per me che per la mia bambina che di sicuro avrebbe avuto meno coliche alle quali è stata soggetta per un tempo lunghissimo.

A posteriori, mi rendo conto che reagivo alle restrizioni imposte con alimenti che non ne contenevano, ma che erano altrettanto dannosi! Per es.: non potevo né farinacei né latte e latticini? Mangiavo le caratteristiche fave triestine, un impasto meravigliosamente dolce di mandorle e zucchero. Lo zucchero in ogni caso fermenta, e non faceva bene né a me ne alla mia piccolina. Solo con l'autocoscienza GIFT, so che non rifarei errori del genere!!!

E' ciò che mi aspetto dalla mia seconda gravidanza, progetto non ancora in cantiere, ma una volta smaltiti i miei kg di troppo, basterà solo un OK dai piani alti per "varare" questa seconda avventura!

Inoltre Gift è anche lo sprone a muoversi sempre a dispetto di tutto! E anche questo è un grandissimo insegnamento. Io sono una che si fissa su determinate idee. Gift mi ha insegnato ad essere più versatile al fine di raggiungere il risultato del benessere! L'importante è muoversi! Se non puoi correre cammina, se ti si rompe di DVD, accendi la radio e balla, ti divertirai lo stesso e le endorfine entreranno comunque in circolo!!!

Insomma il fine giustifica i mezzi, ed il fine è farla in barba al grigiore della vita, trovare il modo di reagire, e vivere gioia, nella  nostra quotidianità, questo è quello che per fortuna sta succedendo a me! Ho ancora tanta e tanta strada davanti, ma so di non esser sola, e in quanto in compagnia avevo un gran desiderio di condivisione, da qui questa mail! Mi sono iscritta ai "gifter on line" a febbraio, ma sto già meditando di rinnovare l'abbonamento, in modo da trascorrere una gravidanza e post parto con "le spalle coperte" probabilmente poi sarò sufficientemente ferrata da poter andare avanti con le mie gambe, ma una cosa è certa, sono una ex bulimica, e da ora in poi, il mangiare non la farà più da padrone nella mia vita!!!

Un calorosissimo saluto, a tutti i gifter, presenti e futuri, in erba come me, ed esperti come te!

Tiziana 

Grazie mille per il tuo entusiastico sostegno, Tiziana!
La tua lettera è piena di spunti di riflessione: bulimia, peso superfluo, gravidanza, desiderio di scegliere al meglio per noi e per i nostri cari...  
Siamo contenti che il mangiare venga finalmente accomunato ad una sensazione di benessere e di cbo amico, invece di essere il frustrante incubo di diete impossibili.

Continua nella direzione e buona fortuna per le mille cose che desideri fare!

 

2/5/06 Giuseppe, studente: "dietaGIFT vs. dieta ABS"

Dott. Luca Speciani,
mi chiamo Giuseppe, ho 20 anni e sono uno studente, stavo cercando dei consigli da seguire (più o meno alla lettera) per perdere qualche kilo quando sono incappato nel suo sito.
Lei mette a confronto delle diete tra le quali è presente quella da lei formulata la dieta Gift ed è presente anche la dieta Abs, mi sono un po' documentato sulle due diete per cercare la migliore da seguire.
Vede il mio è un problema molto grosso anzi oserei dire molto grasso(dato che a 20 anni sono alto 1,87 metri e peso circa 115 kg), sicuramente sono d'accordo con lei che in 6 settimane non posso perdere 30 kg ( la mia
massa grassa in eccesso secondo il BMI) ma penso che gli esercizi proposti dalla dieta Abs siano molto validi e aiutino molto nella perdita di peso; ma sono d'accordo con lei quando dice che per perdere peso ci vuole molto più di qualche settimana.
Le vorrei chiedere un consiglio su quale delle diete seguire o come riuscire a unire la sua (per quanto riguarda l'aspetto cibo) e la dieta Abs (per quanto riguarda l'aspetto esercizi).
Forse quello che le ho chiesto la offenderà (spero vivamente di no anche perché non era mia intenzione e se questo è avvenuto le porgo le mie più sentite scuse) , ma siccome non posso recarmi da un dietologo, sia
perché sono già andato più volte e ho riacquistato più di quello perso sia perché non è facile per me seguire una dieta alla lettera perché 5 giorni alla settimana mi ritrovo a dover pranzare fuori, e infine essendo uno studente
lontano da casa gravano già molte spese sui miei genitori.
La ringrazio anticipatamente e spero che lei risponda.

Cordiali saluti
Giuseppe

Ma perché offendermi? Ci mancherebbe.
Gli esercizi suggeriti dalla dieta ABS sulla base del principio che rafforzando gli addominali si faccia perdere peso, non hanno alcuna controindicazione.
Certo da soli (o abbinati ai concetti della dieta ABS) a mio giudizio non possono fare perdere peso. Ma se gli esercizi vengono affiancati ad un corretto regime DietaGIFT (comprendente anche l'attivazione metabolica
legata ad un'attività fisica di tipo aerobico) il risultato è sicuramente positivo. 

Nulla vieta di integrare i lati positivi di più diete, purché non siano in contraddizione.
Auguri e a risentirci se avessi altre necessità
Luca Speciani

27/4/06 Rachele: "La mozzarella è GIFT?"

L'amica Rachele (partecipante al primo corso di approfondimento GIFT) ci sottopone alcuni prodotti per verificare se la loro composizione ne fa alimenti adatti ad essere inseriti in un'alimentazione Gift. Volentieri rispondiamo per chiarire qualche dubbio.

Pasta integrale al farro100% (vari formati).
GIFT. QUESTO PRODOTTO E'  IN CATALOGO.

Preparato solubile al cacao magro da agricoltura biologica
Ingredienti : zucchero di canna integrale (69%) - cacao magro (30%) -
emulsionante : lecitina di soia - sale - estratto naturale di vaniglia
NON GIFT. TRATTASI DI ALIMENTO NON INSERIBILE NEL CATALOGO: NON E' MORTALE,
PER I BAMBINI SARA' PROBABILMENTE MEGLIO DI UNO CON ZUCCHERO BIANCO, MA E'
PRINCIPALMENTE ZUCCHERO AGGIUNTO, QUINDI NON RIENTRA NELLA "FILOSOFIA" DELLA SEGNALAZIONE

Sugo pronto con olio di oliva extra vergine d'oliva
Ingredienti : pomodori (71%) - melanzane (20%) - olio extra vergine di oliva (4%) - cipolle - carote - sedano - sale. Da agricoltura biologica
GIFT. MI PIACE MOLTO: ANCHE SE E' UN SUGO PRONTO, TRA GLI INGREDIENTI NON
COMPAIONO CONSERVANTI, GLUTTAMATO O ALTRI ORRORI. SARA' INSERITO

Mozzarella fresca senza conservanti
Ingredienti : latte, fermenti lattici, sale
GIFT. HO IL PROBLEMA CON QUESTI LATTICINI TIPO MOZZARELLE, CAPRINI, ECC.
SONO TUTTI OK, QUINDI PENSO CHE MI LIMITERO' AL TIPO DI FORMAGGIO, METTENDO
TUTTE O NESSUNA DITTA.

Yogurt parzialmente scremato a ridotto contenuto di lattosio (< 0,3%) all'
albicocca con fibra alimentare. Alta digeribilità
Ingredienti : yogurt parzialmente scremato a ridotto contenuto di lattosio, preparazione di frutta (albicocche 8% sul totale del prodotto finito, fruttosio, fibra alimentare : oligofruttosio 1,25%,aromi), fruttosio
NON GIFT. E' UN PRODOTTO DIETETICO (NEL SENSO DI DIETA PARTICOLARE PER
INTOLLERANTI) PIUTTOSTO CHE GIFT. ANZI IL FATTO CHE SIA PARZIALMENTE
SCREMATO E DOLCIFICATO LO RENDE DIVERSO DALLO YOGURT GIFT DOC (!) CHE DEVE
ESSERE INTERO, FATTO DI YOGURT E FRUTTA E SENZA ZUCCHERO.

Grazie, continua a mandare richieste di chiarimenti, sono sempre molto utili!


30/3/06 Giovanna: "Cibi Gift e cibi non-gift: una critica al catalogo fornito"

Buongiorno,
complimenti per il sito, sempre  ricco di novità.
Tra le varie non mi è scappato il catalogo degli alimenti GIFT, ma sono rimasta piuttosto sorpresa nel trovare riportate marche di prodotti contenenti tra gli ingredienti: oli vegetali e di palma, emulsionanti, zuccheri raffinati. Il reclamizzare questo tipo di alimenti mi sembra in contrasto con la filosofia di dieta Gift, o mi sfugge qualcosa?

Grazie per l'attenzione!
Cordiali saluti,
Giovanna

Ciao Giovanna,
se hai letto bene scopo e criteri di base della pagina che mi citi, avrai sicuramente letto che non si tratta di cibi "perfetti" né privi di ogni pecca. Vi è infatti qua e là presenza di zucchero e/o sciroppo di glucosio (però in quantità moderate, o almeno più moderate rispetto alla media di prodotto), vi è talvolta mix tra farine integrali e non, e ancora qualche aggiunta di oli di qualità non eccelsa. 
Lo sappiamo. 
Ma il problema è che chi come noi lavora "sul campo" invece che nelle nuvole della "pura teoria"
deve accettare dei compromessi ragionevoli, senza i quali si corre il rischio di proporre un cammino dietologico "perfettissimo" che tuttavia poi può venire seguito da una sparuta minoranza di persone. Le altre, dopo un breve lasso di tempo, ritornano a mangiare cioccolato e caramelle, perché l'altra via è impercorribile nella pratica se non rinunciando a qualunque impegno sociale o di compagnia.
Ecco dunque il motivo per cui abbiamo fatto partire queste segnalazioni di prodotti che siano assolutamente di facile reperibilità in tutti i supermercati e non solo nei circuiti specializzati di cibi naturali o biologici. Tu credi che tutti sappiano dell'esistenza di marmellate prive di zucchero e di conservanti? Ti segnalo che non è così. Pensi che a tutti sia facile leggere l'etichetta di un biscotto per capire dove stia l'imbroglio e sotto quali nomi sia nascosta la margarina? Ti ri-segnalo che non è così. La gente è spaesata e continua a ricevere messaggi assurdi e contraddittori come: "il cioccolato fa bene alla depressione" oppure "la margarina è più leggera del burro" o ancora "il latte scremato fa dimagrire perché dà meno calorie di quello intero" (alla fine a parità di calorie, il senso di sazietà è minore e si consuma solo più zucchero!) o infine "il vino fa bene perché contiene il resveratrolo" (!!!). Tutte corbellerie basate su un modo antiquato di intendere benessere e salute, che noi contestiamo.
L'applicabilità pratica però ha un valore enorme, e consente - nel pieno rispetto del concetto di GRADUALITA' proposto da dietaGIFT - di incominciare a ragionare di queste cose inserendole stabilmente nella propria vita.
Sei proprio sicura che gli oli di palma e/o di cocco siano così dannosi per la salute? Hanno solo una quantità di grassi saturi superiore rispetto agli altri oli (oliva, girasole, mais, soja, lino ecc.).
Ma sono in ogni caso prodotti naturali, ben diversi, per esempio, dalle margarine che, avendo
subito un processo industriale di idrogenazione, vengono addirittura riconosciute con fatica dal nostro organismo e possono alterare la composizione delle nostre membrane cellulari, dei rivestimenti delle cellule nervose ecc.
Non facciamo quindi di ogni erba un fascio, ed anzi, in modo completamente indipendente dalle pressioni di qualunque azienda produttrice, segnaliamo non solo ciò che a noi pare compatibile con un graduale regime di incontro con dietaGIFT, ma diamo voce anche a tutte le vostre segnalazioni
sull'argomento, purché nel rispetto dei criteri di base da noi segnalati.
Sappiamo bene che l'alimentazione ideale teorica passa dall'utilizzo di oli biologici di singolo seme, di prima spremitura consumati a crudo. Sappiamo perfettamente che le farine migliori sono quelle integrali di provenienza biologica. E il latte ideale è appena munto da vacche al pascolo, e consumato immediatamente. Ma viviamo nel mondo, e non tutti abbiamo un negozio biologico sotto casa (anche se per questo abbiamo attivato un servizio di fornitura per corrispondenza), così che ci è sembrato opportuno rendere questo servizio di segnalazione assolutamente gratuito, da migliorare giorno dopo giorno con le vostre segnalazioni.
Esistono prodotti che tu vuoi segnalarci di identica e facile reperibilità con caratteristiche migliori rispetto a quelli da noi indicati? Saremo solo felici di constatarlo, e ti promettiamo un aggiornamento tempestivo.
In ogni caso, a lato di ogni foto, elenchiamo comunque tutti gli ingredienti contenuti, in modo che ciascuno sia in grado poi di effettuare scelte ulteriormente selettive.
Chi vive calato nel mondo, però, deve permettere ai propri pazienti di condurre una vita normale e non da eremiti. scegliendo ciò che è più dannoso e da evitare (zucchero aggiunto in quantità esagerate, margarine idrogenate, conservanti evitabili, dolcificanti artificiali), lasciando poi dei margini
di manovra su cose meno vincolanti.
La gente "normale" non ha cento badanti: lavora, ha dei figli, deve fare la spesa un po' di corsa, mangia talvolta in mensa, esce ogni tanto con gli amici. E' importante consentire a tutti di stare bene, ciascuno secondo le proprie capacità individuali, e (ovviamente) con risultati graduati in funzione della parziale o totale applicazione dei principi GIFT.
Grazie della tua collaborazione: aspettiamo i tuoi consigli specifici per pubblicarli!
Dr. Luca Speciani
www.lucaspeciani.it
www.eurosalus.com
www.dietagift.it
.

25/3/06 Domenico: "Corsa e musica" o anche "Quando la moglie è una fan del marito"

Carissimo Luca
Ciao sono Domenico, tempo fa ti avevo scritto perché avevo aperto un piccolo, piccolo sito sulla corsa.Tu mi hai risposto in maniera molto gentile e affabile.Vorrei però porti un quesito: le mie figlie mi hanno regalato un lettore mp3 che inserite alcune canzoni  mi accompagnano durante i lunghi allenamenti per la maratona.
Ho provato ed è molto bello e si sente meno la fatica perché ho l'attenzione sulle musiche.Queste musiche mi danno carica e voglia di correre leggeri e divertirsi.Sono sempre emozioni che scaturiscono.E' possibile che
l'attenzione e l'emotività scaturita dalle canzoni ti porti via energie per la lunga corsa e le maratone?Ho inserito anche le voci delle mie figlie e di mia moglie che mi incitano e mi incoraggiano.E' come dire per me "premere play in caso di di emergenza (crisi)".
Ciò mi da fortI emozioni per continuare ed è bello sentire i miei cari vicini. Faccio bene o l'energia consumata con l'ascolto e le emozioni e superiore ai benefici emotivi che ti fanno tenere più duro perché sai chi ti sta aspettando e chi ti sostiene(i miei cari)?
Il tuo sito me lo sono bevuto quasi tutto ed è fantastico, le mie figlie sanno già il regalo da fare al loro papà: Mente e maratona, e piano piano con le mance che hanno mi hanno dato un contributo per la visita sportiva annuale, perchè il costo è un po' elevato e siccome non voglio pesare sulla famiglia pensavo di mollare con la mia passione
della corsa.
Ma loro e mia moglie si sono messi d'accordo per  regalare solo cose utili o soldi per la mia passione: la corsa.
Hai visto che fans ho? Sono le migliori. Io so che quando corro, corro con loro e per loro e mi sono vicine sempre.Mi vogliono bene ed è questa la mia grande forza.
Mi sto allenando per Padova per battere il muro delle 3,30'. Scusa del
disturbo ma è molto bello leggerti e sentiti anche vicino.
Ciao da un amico
Domenico

Non c'è motivo di preoccuparsi, Domenico: io sono dell'opinione che correre "sentendo" il proprio sforzo e il proprio corpo che "canta" valgano la pena di un assoluto silenzio attorno. Ma a chi si trova bene ascoltando musica o altro, non posso dire niente di negativo. Di certo non ti vengono "succhiate" via energie emotive.
Un pensiero bello e dolce come quello delle tue figlie che ti pensano, può essere solo salutare benzina per il tuo
motore. Dunque, se la cosa ti fa piacere, non rinunciarci, e goditela fino in fondo.
L'allenamento, e non i lettore MP3, sarà quello che alla fine farà la
differenza.
Ciao e a presto!
Luca

17/02/06 Silvana da Terni: "La maratona letteraria di - Lo ZEN e l'arte della corsa"

Il giorno 17 febbraio, il libro di Luca Speciani è stato presentato alla bibliotecamecateca di Terni - Lo zen e l'arte della corsa , non poteva non partecipare a ...una maratona letteraria. Ogni lettore aveva  5 minuti di tempo per raccontare, leggere , ricordare , sussurrare declamare un libro speciale.
In realtà i lettori dei libri si sono presi lunghi tempi ....e allora come è stato presentato , da Silvana, il libro sulla corsa?
Semplice ...correndo e invitando il pubblico a correre sul posto , e così tra ritmo e battimani il libro è arrivato primo , tra i più graditi!!!!

Ringraziamo di cuore Silvana (gifter on-line ed amica) per aver rappresentato così bene la propria (e la nostra) passione per corsa e pensiero.
Un abbraccio

 


14/01/06 Stefano di Milano "Serve davvero allenarsi tutti i giorni?"

Luca,
innanzitutto vorrei complimentarmi con te per il tuo nuovo ruolo di coordinatore editoriale di "Correre". Devo dire che, già dal numero di gennaio, mi pare che siate riusciti a dare alla rivista un po' più di "ordine" e che sia più facile districarsi tra i vari articoli e reportage (a me non dispiacerebbe nemmeno un indice dei reportage delle varie gare, così da poterli trovare più facilmente). Ma sono appena tornato da tre settimane di vacanza in Asia e non ho avuto modo di leggerla bene.

Vorrei chiederti un parere. Ho visto che, in genere, nelle riviste ed in particolare in questo numero di Correre con l'articolo di Pizzolato, quando si riportano tabelle per runner con ambizione di tempo in maratona sotto le tre ore, i giorni di allenamento settimanale sono sette, o nella migliore delle ipotesi sei. Sicuramente varia da individuo ad individuo ma vorrei capire un po' meglio il principio generale. Tanto per darti un'idea vaga del mio "livello", all'ultima maratona di NY, allenandomi quattro giorni alla settimana il mio crono è stato di 3h02'57" (gli ultimi 6 km ero un cadavere a dispetto di tutti i miei tentativi di restare tranquillo in gara e dei miei lunghi fatti in precedenza). Il chilometraggio settimanale massimo è stato di circa 90 km; in media, negli ultimi tre mesi, circa 70.

Lo scorso inverno ho provato a correre fino a sei volte alla settimana, aumentando il chilometraggio ed ero sempre stanchissimo ed alla maratona di Piacenza ero messo così male che mi sono dovuto ritirare.

Rispetto alle mie attuali quattro uscite settimanali, pensi sia meglio mantenere più o meno il chilometraggio (magari aumentarlo leggermente) aumentando però il numero di allenamenti (es. sei alla settimana)?

Mi rendo conto che dipenda molto dal tipo di allenamenti svolti, dall'intensità, dai recuperi, ecc. Vorrei solo, se possibile, avere le idee un po' più chiare sui principi generali. Il fatto che Pizzolato scriva che, volendo invece di correre tutti i giorni si può riposare un giorno mi ha lasciato un po' perplesso. Sai, per uno che si allena solo quattro volte..

Ti ringrazio per la pazienza.
Ciao

Stefano

Caro Stefano,
grazie per i complimenti per il numero di Gennaio: è bello vedere che i propri sforzi vengono notati e apprezzati.
L'indice delle cronache delle gare si trova nella "copertina" del "tuttocorsa", così come vi sono indici anche all'inizio della sezione "Benessere", della sezione "Allenamento" e della sezione "Reportage".

Le tabelle stampate, come ben sai, sono uno sforzo per rendere generale qualcosa che è sempre individuale. Nelle mie tabelle quasi sempre segno solo i lavori chiave da svolgere, che di solito sono 3, talvolta due per chi ha poca "esperienza" alle spalle. Chiedo di svolgere con cura solo quelli. Gli altri allenamenti sono optional: raccomando di farne almeno un'altro o altri due di corsa lenta e sciolta (cioè 3-5 allenamenti settimanali minimo per chi abbia ambizioni cronometriche), e tuttavia seguo atleti che con soli 3 lavori settimanali (quindi con 45-50 km al massimo) riescono a interpretare alla grande una maratona. Ed in effetti è ciò che è successo a te.
In pratica occorre trovare un equilibrio tra la capacità di caricarsi di lavoro, e la capacità di recuperare adeguatamente per poter inserire un nuovo carico. Io lascio questa valutazione al singolo atleta (posto che ne abbia esperienza sufficiente). In tal modo si evita di andare in superallenamento, e si può crescere gradualmente con i carichi qualitativi. Da tempo ho smesso di considerare il carico in km settimanale come un elemento di crescita. E i fatti, sugli atleti che seguo, mi danno pienamente ragione.
Un top runner non potrà certo correre 50 km settimanali per preparare una maratona. E nemmeno la maggior parte degli amatori, che dovranno correrne almeno 75-80 se vogliono un minimo di qualità in gara. Tuttavia vi sono alcuni che per svariati motivi (sia extralavorativi, che magari di lentezza di recupero) hanno bisogno di maggiori tempi di riposo. Anche con questi sono riuscito a raggiungere risultati di eccellenza, e questo è ciò che mi sento di augurare a te.
Ciao e a presto!
Luca

 

14/01/06 Gianluigi di Torino: "A proposito di Lorenzo, di fibre e di potenziamenti.."

Gentile Luca,
sono Gianluigi, amico di Lorenzo dall'agosto 2000 allorquando, conosciutici sulla sommità di una montagna, decidemmo di collaborare.
Seguo Lorenzo per passione e amicizia ed è talmente raro riscontrare nell'ambiente degli amatori il desiderio di confrontarsi sui temi tecnici ed avere la possibilità di farlo che la tua gentilezza e disponibilità mi
sorprendono e m'intimidiscono alquanto. 
Perdonami quindi se in un sussulto di pudore rompo il ghiaccio con una fredda lettera elettronica. 
Volevo ringraziarti per il piano di lavoro che hai mandato ai Lorenzo ed anche per il sostegno personale che gli stai offrendo. 
La tua proposta di allenamento è centrata su lavori di potenza lipidica, ritmo gara, forza specifica e forza resistente. I lavori di potenza lipidica che proponi mi piacciono perché mi sembrano strutturati in dosaggi di andatura e distanze tali da favorire il reclutamento di fibre pallide mentre i lavori di forza specifica
che proponi in salita mi lasciano perplesso sopratutto per la loro collocazione poco ortodossa. Solitamente la programmazione delle salite come elementi qualificanti a seconda della distanza della forza resistente, della forza veloce, dell'elasticità cardiaca, della potenza aerobica e della resistenza lattacida trovano collocazione nei periodi di potenziamento che preludono il periodo di preparazione specifico e che nello specifico trovano
il loro momento di sintesi. Se devo trovare una motivazione coerente all'obiettivo maratona nella distribuzione di due sedute di salite lunghe (7 e 5 settimane alla maratona) la vedo nel tentativo di operare un
reclutamento di fibre pallide (tipo ossidativo) che sicuramente tornerà utile negli ultimi 40 minuti di gara. Ma le salite medie a quale scopo? E' coerente rispetto all'obiettivo maratona andare ad allenare la capacità lattacida con lavori che reclutano così massicciamente fibre pallide glicolitiche a 6 e 3 settimane dalla gara? Non sarebbero meglio richiami di forza con sedute di sprint in salita più corte e a seguire la solita sintesi sul piano? Io riesco a vedere un'intima coerenza tra tutti i mezzi di allenamento che proponi all'interno della tua proposta di lavoro e se limito la mia valutazione al mero dato della proposta di lavoro isolandolo dal contesto e dalla persona che lo propone direi che è un piano di lavoro per un atleta che vive in pianura con buona potenza e capacità lattacida  ma bisognoso per obiettivo e caratteristiche personali di un lavoro sulla forza e sulla potenza lipidica. Altresì direi che è una proposta dall'interfaccia amichevole: contiene spunti che si possono dire ricreativi, ludici per atleti che nella vita fanno altro oltre che correre. Ti ringrazio.
Ciao.
Gianluigi

Ciao Gianluigi,
il piacere di sentirti è mio.
Ti dirò che nei miei piani seguo molto anche l'istinto, oltre che le considerazioni fisiologiche, sulla base del fatto che non siamo fatti di soli muscoli o di soli enzimi che trasportano l'ossigeno, ma anche di motivazione, di volizione, di voglia di spingere.
Lorenzo esce da un periodo travagliato dal punto di vista della salute, come ben sai, con febbre, diarree, uso di antibiotici. Su questo stiamo (sta) lavorando dal punto di vista medico attraverso una sistemazione di lungo
periodo dell'infiammazione legata alle intolleranze, con l'assunzione degli adeguati oligoelementi, un riequilibrio della dieta ecc. In questo momento è secondo me importante mantenere anche - come hai ben intuito - l'aspetto
ludico della preparazione, tenendo inoltre presente che Salsomaggiore non rappresenta un obiettivo primario (ancor di più in uscita dai travagli del capodanno).
A Lorenzo le salite piacciono (come, ahimé, ho testato di persona in Brianza..), ed io volevo semplicemente farlo tornare un po' "in palla" nelle prime settimane, fornendogli stimoli cardiaci e pulsatori rilevanti, in un "gioco" che fa con piacere. Se hai idea di cosa fa un antibiotico preso per una settimana ai nostri mitocondri, capisci subito come vi sia necessità di stimolare nuovamente i meccanismi anabolici del miocardio con ciò che abbiamo a disposizione. L'aspetto muscolare, in questo momento, mi interessa di meno.
Anche in futuro, comunque, l'aspetto muscolare non sarà primario: sono convinto del fatto (ma ascolto volentieri pareri diversi) che in una 100 km sia molto più determinante l'efficienza del meccanismo di assimilazione e
trasporto delle energie, che non l'aspetto strettamente legato alle cellule muscolari (che pure sono una parte dell'insieme).
Salsomaggiore è solo un piccolo gradino verso il Trasimeno, che sarà un gradino verso il Passatore. Avremo modo di fare tanta potenza lipidica da qui ad allora, che non starei a preoccuparmene adesso. Ma se non ci
divertiamo durante gli allenamenti, che corriamo a fare? :-)
Ascolto volentieri il tuo parere in merito: se ritieni che sia opportuno spostare o modificare uno dei lavori indicati per evitare rischi, parliamone senza problemi.
A presto e grazie
Luca

 

28/12/05 Maria Luisa da New York: "Un vento di Scirocco.."

In sottofondo da Francesco Guccini, Scirocco, in  Madame Bovary

“Ricordi? Le strade erano piene di quel lucido scirocco
Che trasforma una realtà abusata e la rende irreale
Sembravano alzarsi le Torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavano velieri, come in un porto canale
{…}”

Luca Speciani è seduto, per caso, accanto in aereo sul volo d’andata Milano-Londra per la destinazione finale: New York. Mi sento tranquilla. Stanca e tranquilla. Dormicchio. Luca racconta, quasi sottovoce, che New York è un luogo dove non esista un adattarsi, si scende dall’aereo e ci si sente immediatamente a casa. Lo guardo sorridendo, chiedendomi se sia proprio così.

Ora sono qui, davanti allo schermo del computer, a distanza di quasi due mesi dalla maratona di New York, innamorata persa di Manhattan e di quel sentirmi immediatamente a casa e lo racconto a tutti.

Lo scriverei sui muri come Nanni Moretti quando gira per l’ospedale nel film Aprile scrivendo “epidurale per tutti”, ecco qui scriverei “Un soggiorno a NY per tutti. La maratona di NY Fatela! W NY! Mandatemi di nuovo a NY!”

La prima sensazione è di poter essere. Essere una runner che corre a Central Park di prima mattina, per una “sgambatina”, intorno ai laghetti e in mezzo alle foglie rosse e gialle d’autunno. Correre insieme a chi la maratona l’ha vinta, Giancarlo Leone, e che ha una faccia da simpatico compagno di corse in vacanza. Il pericolo qui è di girare a naso in aria a guardare in alto il cielo blu, i grattacieli, gli alberi, i colori che si confondono e di non capire quel “Ehi look at the moon!”. Così corro il rischio di sfasciarmi una caviglia a furia di fissare gli striscioni già montati dell’Arrivo. Come i bambini, troppo emozionati. Un’ora di corsa mattutina e una sbucciatura su un ginocchio e ad una mano. La colazione in albergo a dieci minuti dal parco. Poi si va a prendere il pettorale, che non ci si pensa più. Doppi controlli sull’identità e poi è giro negli stands insieme ai compagni di viaggio.

Ci fermiamo a guardare le possibilità di future maratone. L’estrema punta nord dell’Irlanda o il caldo della Jamaica a fine anno? E se ci buttassimo nella 100 kmi del sahara? Chiediamo informazioni sulle tappe, le piste, l’organizzazione.

Rido all’idea che se i maratoneti sono considerati folli, gli ultramaratoneti sono al di là di ogni possibile comprensione razionale.

Poi in giro per Manhattan, a guardare i tubi impiantati nelle strade che scaricano vapore in mezzo alle vie. A guardare il cielo e la gente che gira frettolosa, ma aperta a qualsiasi incontro. A capire che i riflessi dei grattacieli ti possono illuminare il viso a sorpresa e farti diventare protagonista per un minuto di un immaginario set cinematografico. A guardare come sono curati i look delle donne che si ripassano fard e lipstick. E poi riposo e poi fino a sera su e giù per la metropolitana densa di rifiuti e grondande di perdite di acqua.

Poi è il quartiere del Lower East Side in notturna e un bar-cafè dove si scrive, si naviga in internet e si chiacchiera e poi giù per un negozio di cd, e poi sono mille desideri di cibo e di vite parallele. Alla fine davanti ad un ascetico compare di corse mi tuffo in un gigantesco burrito in versione salutista (niente salse) e a dormire che domani si va.

Il secondo giorno mi vesto per la corsetta mattutina. Luca ci vuole portare sul ponte della gomma da masticare. Mi sembra un’uscita veramente lunga. Metto fuori la testa dalla porta della camera. Il corridoio è vuoto. Arrivo all’ascensore. Questo si apre e compare lui, Luca.

-Allora andiamo a fare la brooklinata?
-Certo! Ma come ci arriviamo?
- Con la metro
Ecco meno male. Per l’andata sono a posto.

Siamo in quattro: Luca, Carlo, il mio compare di corse durante l’anno, io e un ragazzo che arriverà in maratona a 3ore e 4 minuti. E’ una bellissima giornata. Usciamo dalla subway. Corriamo. Saliamo sul ponte. Ci facciamo le foto. Ripartiamo. Guardiamo la statua della libertà. La baia. Guardiamo Manhattan, i grattacieli, e pensiamo che siamo su un chewing gum. Ridiamo tutti come dei bambini. Non abbiamo piu’ età diverse, siamo eguali nella corsa e nel piacere. Risaliamo fino all’albergo, per le strade a zig zag. Comincio a capire quando dicono che non sarà facile. E’ un saliscendi continuo e fa caldo. Tanto caldo. Parliamo del doppio senso dei pipes piantati per terra. Lunghissimo tubi che servono per far evaporare la condensa che si forma nella metropolitana, quando devono fare lavori di manutenzione. La gente ci saluta e ci chiede se correremo domenica.

Poi è libreria e caffè e poi è scrittura di note emozionali sul taccuino e poi è acquisti di fumetti e poi è la scoperta del Rockfeller Center, con la pista ghiacciata per il pattinaggio, del film Serendipity (ve lo ricordate?) e poi è contemplazione del giardino zen del Moma nell’entrata libera del venerdì e nella luce del tramonto.

Poi è la sicurezza che dà questo intrico di strade dove si orienta anche un bambino e il paravento dei grattacieli intorno. E la sensazione di una protezione totale. Ora mi immagino la mente dei newyorkesi l’11 settembre 2001. E mi ricordo di me che guardavo fissa  in uno schermo TV  il fumo sopra Manhattan e che pensavo che NY fosse diventato un enorme set di un film e che dietro alle Twin Towers sarebbe apparso anche un enorme Godzilla.

Giorno della gara. Ore 7.45. Staten Island. Siamo in mezzo ad una nebbiolina che si appoggia ovunque e fa freddino. Il mio compare di corsa dice che gli ricorda la Milano-Pavia. Siamo arrivati qui con una fila di pullman alle sette di mattina (la partenza sarà fra due ore e passa) ed ora siamo sparpagliati in giro per questa che sembra una via di mezzo tra un campus e una base militare ai piedi del ponte. Migliaia e migliaia di gente accampata e proveniente da tutto il mondo. Le americane si riconoscono perché si controllano il trucco. Le italiane mangiano preoccupate e controllano i muscoli. Chi fa yoga. Chi ride. Ci beviamo un caffè e poi primo giro ai bagni e massaggi ai muscoli e rimaniamo stesi sull’asfalto freddo. Il mio compare di corse non parla da circa mezz’ora. E’ preoccupato e a disagio. Troppa gente. Gli da fastidio. Non è abituato. E poi teme che siano troppo lenti e lo intralcino (me lo dirà solo dopo). Si guarda in giro sempre più preoccupato. Ci salutiamo. Ci auguriamo una buona corsa. Mi sento tranquilla.

Arrivo in mezzo alla sezione blu (Ho il pettorale di questo colore). Metto la sacca sul camion che le porterà all’arrivo e poi gironzolo, faccio stretching. Il tempo scorre. Stiamo per partire quando vedo una signora minuta chiaramente italiana. Io ho i colori della bandiera disegnati sul viso. Parliamo. E’ la prima maratona che fa. Spera di arrivare infondo camminando. Mi metto accanto. Chiacchieriamo. Si sta chiedendo se sentiremo il via, quando parte il colpo di cannone. Il colpo è talmente forte, che ridiamo. Il gruppo si compatta e cominciamo a muoverci.

Quando siamo sul ponte, non ci rendiamo conto se siamo già passate per la partenza.  E’ talmente immensa la folla davanti e dietro di noi. Il ponte è gigantesco. Ci siamo dentro immerse.  

Entriamo in Brooklyn. Casette basse bianche a destra e a sinistra. Folla intorno. La signora si chiede perchè non stiano a casa a cucinare e riposare. Strade gigantesche. Il fiume dei pettorali blu è staccato da quello degli arancioni, che ci corrono a fianco. Corriamo accanto… mi sto divertendo e il ritmo della signora è lento, più lento del mio. Va bene così. Parlo. Batto il cinque con i bambini, con ragazzi con donne e signori distinti. Un prete in mezzo alla folla, dice in lombardo e facendo finta di continuare a camminare “viva l’Italia. Forza” Tra la folla mi sembra di vedere un viso noto. Davanti a lui, per terra, bucce d’arance. Lui con le fette in mano offerente è impassibile, come nel film “ Vita e morte a Las Vegas”, come nel “grande Lebowsky”. Lui è nato qui e vive qui. Lui è John Turturro, l’attore. Lo bacerei per la contentezza di vederlo qui. Prendo l’arancia e lo guardo. “thanks John”. Sorride. “Keep your moving” La signora attende. E’ solo questione di un attimo. E’ solo questione di uno sguarcio. Di uno sguardo nella memoria, su quel nastro che un giorno si riavvolgerà.

Corriamo corriamo. Ridiamo. Le spiego le parole che ci urlano dai bordi delle strade. Le spiego che cosa sta succedendo. Ma il mio passo prende il suo naturale ritmo. Ci salutiamo. Un bacio e lo scambio dei nomi per sapere come siamo arrivate alla fine. Vado vado via. Volo ad aeroplano. Passo per le strade dure ed assolate. Mi butto l’acqua addosso e il gatorade dentro la gola. Ci vogliono una ventina di minuti prima che arrivi nei muscoli. Non voglio arrivare piegata. Voglio godermi tutto questo. Queste urla. Questo calore. Corro al bordo destro. Tocco le mani. Batto le mie. Ballo sulle musiche. L’energia che dai torna indietro nel desiderio di andare oltre. Improvvisamente il silenzio. E’ il quartiere ebraico quasi Amish. Donne vestite di nero camminano silenziose. Uomini con cappelli a larghe falde e sguardo assente. Qualcuno ha portato una radio a braccio e butta lì musica facile. Poi la bandiera della pace sventolata da alcuni ragazzi. Poi arriva il ponte e poi un altro. Non so dove sono. E mi ritrovo al 25 kmo. Sono sul Queensborough Bridge. Il tratto piu’ duro, il tratto in solitaria. Vuoto e buio. La gente inizia a crollare intorno. Penso in un tono da cowboy metropolitano che questo ponte me lo sto prendendo passo a passo, respiro a respiro. Fuck you. Fermi. Piagnucolanti. Alcuni telefonano. Altri messaggiano. Io corro. E man mano che procedo su questo ponte-tunnel buio sento crescere un mormorio. Diventa sempre piu’ forte piu’ forte piu’ forte. La luce cresce, aumenta. Esco sulla curva in discesa e contropendenza in pieno bagliore di luci e grida. Qui fare l’aeroplanino è naturale. La comunità di irlandesi, dietro le balle di fieno sulla curva da formula uno, ci sta aspettando. Inneggiano. Urlano i nomi che ci siamo scritti sulle magliette e si riprende. Siamo sulla First Avenue. Si sale al Bronx. La marea di runner si snoda nella strada come un enorme serpente. Si corre. Arrivo allo spugnaggio. L’acqua è fredda. Me lo passo sui muscoli delle gambe. Viia. Il fiume di gente davanti e dietro è ancora tanta. Ultimo ponte. DI ferro. Corro, ma c’è un collo di bottiglia. Chiedo passaggio. Manderei volentieri al diavolo chi ci ha buttato su una fila. Poi discesa e si riprende l’ultimo giro a Manhattan. Sono oltre il 20 miglio. Oltre oltre. Vedo in lontananza gli alberi del Central Park. Ci sono. Vedo i grattacieli. Corro. Vado. Al 23miglio inizia la salita. Lo so. Non la sento. Il passo è fisso. Salto un ristoro. Vado. Collassi. Gente in crampi. Gente ferma. Vado. Vado. Central Park. Sono dentro. La folla è intorno. La folla mi spinge. Un enorme insieme di visi. E di mani. Il 25 miglio. Curva e poi salita. Columbus. Ci sono. Rientro. Passo. Passo. Arrivo. 26 miglia e 200 Fine. Cammino. Copertina termica sulle spalle. Chip consegnato. Medaglia presa. Siamo in coda. Sono sospesa tra stanchezza e felicità adrelanica. Vedo un ragazzo seduto ai bordi della strada. Vedo che ha ancora il chip. Glielo dico. Mi guarda diretto negli occhi. Non lo consegna. E’ il secondo anno. Della classifica e del tempo non gliene frega nulla. E’ felice così. Great! Gli dico e mi commuovo. Ecco il senso. Ecco questo. Vado con le mele e la bottiglietta di gatorade, che mi hanno dato, verso il camion delle sacche. Sono ancora in una folla lenta di gente coperta, come piccoli monaci tibetan,i d’alluminio griffato. Ho bisogno di stendermi. Ho necessità di togliermi cose bagnate. Alcuni stramazzano. Recupero la borsa. Stretching. Mi cambio. Olio sui muscoli pieni di sale. Sento le abrasioni bruciare. Mi lavo il viso. Bevo. Vado al punto di ritrovo dell’organizzazione. Il ragazzo romano mi guarda perplesso quando gli dico che vado in albergo a piedi. Glielo direi, ma non so se capirebbe, gli direi: ‘Vado in albergo a piedi. Vado lentamente a sedimentare passo a passo questo pieno di energia tra la 5th e la 3td Av. Sai come è. Non capita tutti i giorni di essere meditative come in “Sex and the City” nella luce del pomeriggio, su una strada affollata in mezzo ai grattacieli di Manhattan e con una medaglia al collo. Sai come è.”

2h e 22 min la mezza maratona 4h e 44 la maratona. Passo da metronomo lento e regolare. Piu’ lenta delle possibilità. Luca ha gridato al miracolo, visti i miei allenamenti altalenanti. Crisi metabolica nulla. Felicità totale. Divertimento puro.

E’ solo una corsa. Per me la piu’ bella del mondo, perchè se soffiasse...

{...}Soffiasse davvero quel vento di scirocco
E arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
Dietro la faccia abusata delle cose,
nei labirinti oscuri delle case,
dentro lo specchio segreto di ogni viso,
dentro di noi..
Francesco Guccini, Scirocco, in  Madame Bovary


Ed io che posso dire? Che mi limito a pubblicare un pezzo così bello e intenso che qualunque parola ne verrebbe inevitabilmente oscurata. Chi volesse saperne di più sulla trasferta di New York che si ripete ogni anno, non ha che da curiosare nell'apposita pagina...

 

21/11/05 Alfredo da Cremona: "La mia ragazza è anemica..."

Ciao Luca
ci conosciamo già , mi chiamo  Alfredo e faccio parte di un Running club locale.
Volevo chiederti un consiglio riguardo l'alimentazione.La mia compagna è fortemente anemica , ha il ferro quasi inesistente e di conseguenza i globuli rossi molto bassi.
Mi puoi dire quali sono gli alimenti più indicati per iniziare a migliorare la situazione ( il medico vuole farle prendere delle fiale orali di ferro).
Ti ringrazio anticipatamente, un saluto
Alfredo
P.S.: Domenica correremo la Maratona di Firenze, la correrò totalmente Zen senza assumere nient'altro che acqua!! ......... ah, dimenticavo ho trovato e acquistato dieta GIFT.

Ciao Alfredo,
l'anemia può coincidere con valori analitici piuttosto diversi.
Può esserci carenza di ferritina (le scorte), carenza di transferrina (la proteina che lo trasporta), oppure una bassa sideremia (ferro nel sangue).
Nei vari casi si attuano di solito cure diverse, e comunque è utile capire l'origine del problema, perché l'apporto di ferro a casaccio può generare perossidazione e radicali liberi (reazione di Fenton).
Un sistema di provata efficacia per assumere ferro-eme è quello di mangiare a digiuno della carne appena cotta, con tanto limone spremuto sopra e un po' di vitamina C da bere insieme. Il Ferro eme infatti (quello dell'emoglobina dei globuli rossi) si assorbe male se assunto insieme con farinacei o latticini. Meglio dunque mangiare la carne ogni giorno a "merenda" per qualche settimana.
Se è seguita da un buon medico tutte queste cose dovrebbe saperle e dirgliele lui. In ogni caso, ogni situazione è diversa dall'altra, e solo chi è in contatto con la persona può aiutarla.
Auguroni, e a risentirci presto
Luca

9/11/05 Oliviero da Milano "dietaGIFT, atleti maturi e calo del metabolismo: quali consigli?" 
  
Luca, ben tornato da NY!
Il tuo ottimo libro ha occupato una parte non indifferente delle mie letture durante le vacanze di agosto. È stato sotto alcuni aspetti una scoperta di me stesso, soprattutto con riferimento a peccati e virtù alimentari. Dopo la lettura non posso dire di aver cambiato dieta in modo radicale. Casualmente già in parte seguivo la dieta GIFT. Ho solo aumentato l’assunzione di cibi integrali e ora ingerisco le bucce e i semi della frutta e mastico più a lungo.
Ti vorrei fare un commento e porre una domanda alla quale spero potrai rispondere nell’incontro dell’11 novembre al RRCM.

Il commento
Il libro è pieno di preziosi consigli e avvertimenti, nonché di spiegazioni tecniche molto utili per capire come gestire la propria dieta. Molti degli argomenti vengono esaminati sotto diversi aspetti nelle varie parti del libro ed è difficile trovare il riferimento che interessa. Peccato che non sia stato incluso un indice analitico; sarà per la ristampa!

La domanda
Dato che il consumo di energia cala con l’età, ti chiedo in che modo la dieta GIFT possa essere adattata alle esigenze degli atleti più anziani, soprattutto con l’obiettivo di ridurre i tempi di gara? Personalmente ho difficoltà a fare tre pasti al giorno!

A presto, 
Oliviero

Ciao Oliviero,
per l'indice analitico vedremo che fare alla prossima ristampa (ho la sensazione che ce ne saranno diverse :-)))).
Quanto al problema età/dieta voglio smitizzare la credenza comune che invecchiando sia "giusto" ingrassare. Non è così. I parametri delle compagnie assicurative (50 anni di dati statistici!) dicono con chiarezza che i valori di IMC ideali, ovvero quelli che garantiscono un'aspettativa di vita più lunga, sono assolutamente identici tra individui diciottenni o sessantenni (cambiano invece, per esempio, tra uomini e donne!).
Ogni anno che passa, il metabolismo cala "naturalmente" di un 1% circa. Ma il dato non è incontrovertibile. Si modifica a seconda del nostro comportamento alimentare e del nostro stile di vita.
Corretto quindi che tu, alla tua età, senta il bisogno di mangiare meno. Chi è sano dispone di solito di eccellenti sistemi di autoregolamentazione delle quantità di cibo assunte.
Volendo inserire un elemento razionale, e stare ancora meglio, puoi certamente mangiare di più nella colazione del mattino, ed eventualmente quasi "saltare" la cena (che significa magari un minestrone, una tazza di latte o della frutta fresca). Una cena leggera significa robusto appetito al mattino, con mantenimento del metabolismo sempre su alti livelli, con tutti i benefici "anti-età" che ne conseguono.
A presto!
Luca

      
31/10/05 Giorgio da Reggio Emilia: "Ricetta di pane no glutine?" 
  
  Mi è stato detto che è possibile preparare il pane utilizzando solo farina di riso integrale (non posso utilizzare farina con glutine).
  Sono anni che mangio solo gallette di riso.  Che lei sappia, è vero ?
  Conosce una ricetta per fare un pane di riso ?
  Grazie.

Ciao Giorgio,
puoi fare il pane con la farina integrale di riso seguendo per filo e per segno le indicazioni riportate a pag. 268 e segg. del libro DietaGIFT, utilizzando la sola farina di riso invece che quella di frumento. Viene morbidissimo, perché lievita con grande facilità.
Ti suggerisco di provare anche la versione integrale della celebre "Piadina": anche questa ricetta è tra quelle suggerite da dietaGIFT e te la riporto qui sotto data la sua brevità.

PIADINA INTEGRALE
Versione integrale della notissima piadina. In questo caso diamo delle quantità di riferimento. Per renderla più saporita è possibile aggiungere all’impasto piccole quantità di semi piccoli e croccanti (papavero, senape, quinoa, sesamo).
- farina integrale: 1 kg
- latte fresco intero: ½ litro
- olio di oliva extravergine: ½ bicchiere
- 1 uovo intero
- sale marino integrale: 1 pizzico (meglio grosso)
- lievito quanto basta

Miscelare l’olio ed il latte ed intiepidire. La farina va impastata con il composto di latte e olio, si aggiungono poi l’uovo, il sale ed il lievito. Dall’impasto si suddividono via via “palle” grandi come un pugno, che vengono tirate fino allo spessore desiderato con il mattarello e punzecchiate su ogni faccia con una forchetta. 
Ogni piadina va cotta, in una teglia o su una piastra, prima da un lato e poi dall’altro. Durante l’operazione, l’impasto rimanente va tenuto umido coprendolo con un canovaccio.  

Ovviamente dove c'è indicazione di aggiungere semi a piacere, evita quelli contenenti glutine!
Buon esperimento!
Luca

 

25/10/05 Salvo, oncologo: "Tuo padre, Luigi Oreste"

Caro Luca,
dopo tanto tempo mi permetto di scriverti.
Sono il chirurgo-oncologo-ultramaratoneta-ultratapascione con il quale tempo fa hai scambiato alcune mail.
"Avremmo" dovuto conoscerci...correndo ma non è stato possibile per mille ragioni...non solo di tempo : la ragione più importante........una Fascite Plantare ,"regalo" della Diagonale dei Pazzi di ottobre 2004 e del Raid Sahara Mauritania di gennaio 2005, che mi ha tenuto fermo per oltre 6 mesi.
Solo da pochi giorni con tempi da tartaruga ho ripreso a correre.
Ti riscrivo per una ragione.....che ha risvegliato prepotentemente in me i ricordi di un giovane medico alle prime armi che cercava una collocazione professionale nel campo della oncologia.
Mi spiego meglio: Alberto Ricciuti, mio amico da sempre e per mezzo del quale avevo conosciuto il Tuo papà Oreste, ha scritto per il mio sito (www.senosalvo.com) e dietro mia esplicita richiesta , un articolo dal titolo "Quale integrazione in medicina ?" inserito nella sezione "OSSERVATORIO SULLE TERAPIE NON CONVENZIONALI IN ONCOLOGIA".
Alberto Ricciuti allievo della Scuola di Oreste Speciani, gli riconosce soprattutto l'indiscusso merito  di ESSERE STATO IL PRIMO  a teorizzare una medicina INTEGRATA (e non alternativa) e ad individuare le ragioni profonde della crisi della medicina occidentale.
Incredibile.....non mi sembra vero ..che sia trascorso tanto tempo...dalle "fatiche" del Tuo papà : dal "MESTIERE DI MEDICO OGGI" (1960) al "L'UOMO SENZA FUTURO" (1976), anno quest'ultimo in cui  ho conosciuto Ada Burrone , l'associazione Attivecomeprima e Oreste Speciani..
Ciao e scusami per il disturbo.....tanto prima o poi riuscirò a correre con te...a costo di disinserire la...fascia plantare !!!
Salvo Catania

Ciao Salvo, per carità, nessun disturbo, anzi l'immenso piacere di ricevere, ancora una volta, un tributo di stima all'opera di mio padre nell'articolo da te citato. Mi è capitato di raccogliere ricordi ed apprezzamenti dalle fonti e nei momenti più disparati, da clienti che incontravo nella mia veste di consulente agronomico, o correndo fianco a fianco lungo un argine sterrato. Volentieri raccolgo e pubblico il tuo saluto, sperando di incontrarti di persona
Luca 

8/10/05 Marco il pallavolista: "Diete e maratone"

Ciao Luca,
mi chiamo Marco, ho 20 anni e ho la passione per la corsa; nonostante il miei impegni pallavolistici quando ho tempo corro per divertirmi e rilassarmi, ed ho disputato già 3 maratone (venezia04, padova05 e pisa05).
Premetto che ho letto il tuo libro "Dieta GIFT" e l'ho trovato molto interessante, dato che certi punti li applicavo nella mia dieta già prima di leggere il libro, ma adesso posso migliorarla ulteriormente. e a questo proposito vorrei chiederti una cosa: il mio fabbisogno giornaliero all'incirca di quante calorie dovrebbe essere? non sono uno che conta le calorie, però ho paura a volte di assumerne troppo poche per l'attività che faccio e, di conseguenza, perdere chili ma soprattutto massa muscolare.
sono alto un metro e 93, peso 83 kg; come già detto gioco a pallavolo in serie C, faccio 4 allenamenti a settimana e da fine ottobre anche la partita il sabato. ogni tanto la domenica corro dai 6 ai 10 km, o faccio qualche piccola garetta. Quale dovrebbe essere più o meno il mio fabbisogno?
Ultima cosa: prima di una maratona quando bisognerebbe mangiare per avere delle buone scorte? C'è chi mi ha consigliato 4 etti di pasta, chi 1-2 crostate o dolci alla frutta, chi solo qualche fetta biscottata. Nelle altre maratone ho sempre riempito molto lo stomaco, una volta con pasta, un'altra con dolci di frutta, un'altra con tanta fette biscottate, ovviamente sempre in largo anticipo per digerire. Ma c'è una regola generale?
Grazie di tutto.
Ho appena ordinato il tuo libro Mente e maratona tramite la rivista "Correre",  lo sto aspettando, spero di non farti domande inutili per poi trovare lì le risposte.
Grazie ancora!
Marco

Ciao Marco,
le domandi che poni sono numerose, e interessanti. Il tema che proponi è quello - più volte discusso - dei fabbisogni calorici quotidiani di un individuo. Argomento scottante su cui da generazioni si scontrano i paladini della caloria "matematica" con i difensori di criteri più morbidi che tengono in considerazione le capacità di adattamento dell'organismo. Mangiare poco di più di quanto necessario non comporta gravi problemi, in quanto il nostro corpo mette in atto risposte adattative di incremento metabolico che ci fanno consumare il surplus. mangiare molto di più del necessario è invece ben più grave, ma su questo siamo tutti d'accordo. Mangiare poco di meno, invece (soprattutto se per periodi prolungati), non è così salutare come potrebbe sembrare, perché la risposta adattativa del nostro organismo comporta un rallentamento metabolico (ben descritto su dietaGIFT) le cui ricadute sulla salute hanno un impatto rilevante: rallentamento della funzionalità di molti organi, diminuzione dell'efficienza del sistema immunitario, tendenza alla conservazione del grasso esistente. Per l'atleta poi il rallenatamento metabolico ha conseguenze ancora più fastidiose, perché il catabolismo muscolare indotto da una carenza di calorie, sposta l'asse metabolico, e rende difficile se non impossibile l'incremento delle masse muscolari, che pure ci si aspetterebbe dall'allenamento.
L'assunzione di calorie, dunque, lungi dall'essere frutto di un calcolo matematico, deve essere sempre soddisfacente per il nostro organismo. Il nostro obiettivo, quindi, deve essere di perseguire due scopi: da una parte rieducare il nostro organismo a "percepire" veramente se siamo affamati e di che cosa. Dall'altra, ripulire le nostre sensazioni dalle falsificazioni indotte, che ci fanno mangiare più del dovuto. in particolare sono "pericolosi" da questo punto di vista, gli interventi dell'insulina in risposta ad assunzioni di zuccheri ad alto indice glicemico, i periodi di elevato stress (che innalzano i livelli di cortisolo e quindi i fabbisogni zuccherini del sangue), gli accessi di fame "consolatoria" di tipo nervoso che ci prendono alla sera o davanti alla TV.
Detto questo - indispensabile a chiarire che non di soli "numeri" è fatto il nostro bilancio energetico - possiamo permetterci di fare delle cifre. Allora possiamo dire che, rifacendoci ai dati suggeriti dall'OMS, ma anche dalla pratica quotidiana, un individuo alto 193 cm e del peso di 83 kg (quindi con indice di massa corporea equilibrato, e quindi ancora con una massa grassa che ipotizziamo non più alta del 15%), possiamo stimare un fabbisogno energetico per il metabolismo basale pari a circa 2300 kcal (ricordando che il metabolismo basale rappresenta il consumo energetico dell'individuo a riposo, a digiuno). A questo deve essere aggiunto il consumo legato alle attività quotidiane per muoversi, studiare, andare al lavoro (diciamo 500 kcal per 8 ore di lavoro sedentario o quasi), e l'eventuale consumo sportivo (10 km di corsa significano altre 800 kcal circa).
Il tuo organismo dovrà dunque assumere circa 2800 kcal nei giorni in cui non ti alleni, e circa 3600 kcal nei giorni di allenamento, tanto per avere un'idea. Se ogni giorno ne assumi 100 in più o cento in meno, il tuo organismo provvederà a ribilanciare i consumi in funzione della disponibilità o meno di cibo. Se la differenza fosse più alta, non è detto che il tuo organismo sia in grado di risistemare le cose, soprattutto se il regime di iper o ipo alimentazione si protrae a lungo. Il cenone di capodanno, così come un giorno di digiuno, non sono in grado di fare eccessivo danno (anzi, talvolta possono avere valenza terapeutica..). Ma chi digiuna spesso, o cena ogni sera come se fosse Natale, facilmente pagherà presto dazio.
Prova dunque a fare un calcolo di massima sulle tue assunzioni di calorie per una settimana. Sei dati sono coerenti con quanto indicato, va tutto bene. Se non lo fossero, può essere utile andare più a fondo del problema, tenendo conto dell'individualità di ciascuno (attività tiroidea, propensione al consumo, rapidità di risposta metabolica, distribuzione di tessuti diversi, distribuzione dei nutrienti ecc.).
Quanto invece alla tua domanda su cosa mangiare prima della gara, ti rimando per i concetti di base sia a "Mente e maratona", sia ai miei consigli operativi scritti per la Maratona di New York (dove il numero di esordienti è elevatissimo), ribadendo però il concetto che è necessario mangiare adeguatamente la sera prima (con abbondanza di carboidrati, ma senza esagerare), e SOLO se c'è il tempo di digerire, è utile fare una buona colazione al mattino. Il tempo di digestione varia con le attitudini individuali (c'è chi digerisce i sassi..) e con la composizione della colazione. In genere cibi grassi (uova, latticini, noci, burro) richiedono molto più tempo per essere digeriti rispetto agli zuccheri. La colazione dunque sia leggera (tè, fette biscottate, miele) e con il solo scopo di ripristinare le calorie perse durante la notte, al fine di partire, come si dice, col serbatoio pieno. A tale scopo, se la partenza richiede un ingresso nelle "gabbie" molto anticipato, può essere utile assumere anche degli zuccheri digeribilissimi (destrine, fruttosio, miele, glicerolo) una decina di minuti prima della partenza, per compensare anche le ultime perdite del riscaldamento e/o dell'attesa in piedi.
In gara, poi, dimentichiamoci di qualunque cibo. L'acqua ai ristori, se andiamo almeno un po' veloci (intendo fino a 3h30'-3h45'), sarà l'unico elemento che il nostro stomaco sarà in grado di assorbire. Qualunque zucchero, anche opportunamente diluito, comporterà comunque un afflusso di sangue all'intestino per essere gestito, il cui effetto negativo (per il furto di sangue ai muscoli) compenserà del tutto il teorico effetto positivo delle poche calorie assunte. Ricordiamoci infatti che tra assunzione e assimilazione c'è una bella differenza, e che ben poco può assimilare un intestino sballottato durante la gara.
Diverso è naturalmente se si va in crisi nera (fine del glicogeno), se si decide di fermarsi ai ristori, se si corre con una proiezione superiore alle 4 ore (quindi con pulsazioni mediamente più basse) ecc.
Il modo corretto per arrivare in fondo senza crisi è naturalmente avere allenato la propria capacità di consumare grassi durante la gara. Argomento su cui ho scritto in lungo e in largo, e che potrai trovare ben sviluppato sui libri prima citati.
Grazie per i complimenti e auguroni per la tua attività "multisportiva"...
Luca

 

 15/9/05 Pier Paolo e figlia: "Due maratone a breve distanza. Che faccio?"

Ciao Luca,
  ti do del tu perché mi sembra di conoscerti da sempre.
  Ho 56 anni e da 5 ho scoperto grazie a te e ai tuoi articoli su Correre e sul tuo vecchio sito, vivaio clorofilla, la gioia di  correre. Prima ero un sedentario con 20 Kg di sovrappeso
  Da subito, cioè da quando ho deciso di provare a correre prima la mezza maratona e poi la maratona, ho seguito
  i  tuoi consigli e le tue tabelle di allenamento.
  Ed i risultati sono stati a dir poco entusiasmanti e non lo dico solo io.
  La mia prima maratona l'ho chiusa a Torino nel 2002 in 3.47 (il mio obbiettivo era solo arrivare al traguardo integro). Da allora mettendo in pratica i consigli del MBW non ho che migliorato le mie prestazioni anche se l'età avanza.
  L'ultima maratona, ad Alghero, l'ho chiusa in 3.14 e mi è valsa il titolo regionale  per la mia categoria. I tempi migliori e le sensazioni migliori le ho provate quando ho corso senza l'assillo del risultato e senza sentirmi gli occhi
  degli amici, e non solo quelli, alle spalle che non aspettavano che una mia "caduta", cosa che stava per succedere a N.Y. .
  Grazie di tutto quello che mi hai insegnato.
  Ora passiamo ad un consiglio che ti chiedo.
  Domenica 18 settembre devo correre con mia figlia di 26 anni (la quale sono felice di aver contagiato con la passione per la corsa),  la maratona di Ravenna. Poi abbiamo in programma il 6 novembre  la maratona di New York.
  Non ho mai corso due maratone a così breve distanza l'una dall'altra: che programma di allenamento ci consigli  dopo Ravenna per recuperare e per non  perdere troppo la forma?
  Grazie per la tua cortese risposta
P. e M. R.

Ciao ad entrambi, ed auguroni per Ravenna, che è ormai alle porte.

Credo che tra il 18/9 e il 6/11 vi sia tutto il tempo per recuperare appieno lo sforzo profuso.
I tempi di recupero sono molto diversi da persona a persona: c'è chi riesce a correre una maratona 7 gg dopo e chi - come  me - ha bisogno almeno un mese.
In ogni caso vi consiglio di prendervi una settimana intera di recupero fino al 25/9 e poi di effettuare lavori di richiamo e basta, se la costruzione organica è già stata adeguatamente completata per Ravenna.
Nella domenica 9/10 potrebbe essere utile svolgere un ulteriore richiamo di lungo, per esempio correndo 30 km in leggera progressione intorno al ritmo gara previsto per la maratona.
Prima di New York prendetevi un'altra bella settimana di scarico, che tra viaggio, jet lag, e Friendship run volerà in un attimo.
Ci vedremo a New York? Noi saremo al Courtyard Marriott sabato per la consueta conferenza, e tutte le mattine a Central Park per la corsa di gruppo. Spero di conoscervi là.
Ciao e un abbraccio!
Luca

1/8/05 Noemi: " Alimentazione vegana e sport: cosa c'è di vero?"

Buongiorno, Sig. Speciani.
Sono una ragazza di 30 anni e, dopo 17 anni di pallavolo a livelli altissimi, mi sto avvicinando solo ora al bellissimo mondo della corsa.
Il mio obiettivo è allenarmi duro nei prossimi mesi per arrivare a fare un paio maratona nella prossima primavera e preparami al meglio per la famosa Monza - Capanna Monza a metà Giugno. Poi magari mi aggregherò al suo gruppo per la maratona di New York del 2006, ma ora è un po' presto per pensarci...
Volevo chiederle cosa ne pensa lei del fatto che sono vegana, ossia non annovero nella mia dieta alcun alimento di origine animale, compresi uova, latticini, formaggi e miele.
 Le sottopongo questa questione perché  è opinione diffusa che gli atleti vegani NON possano farcela, in quanto deficitari di elementi essenziali.
Io sono assolutamente contraria a questo che reputo solo un luogo comune (ormai è diventata una questione di principio....), e mi piacerebbe cosa ne pensa lei a proposito, anche sulla base della sua esperienza.
  Ha mai seguito atleti vegani? Le piacerebbe se le facessi da "cavia"?
  Ha qualche suggerimento pratico da darmi?
  La ringrazio infinitamente per l'assistenza e la disponibilità.
  Chissà, magari un giorno ci incontreremo...
  A presto,
  Noemi

Ciao Noemi,
mi farà grande piacere se vorrai farti preparare da me per raggiungere i tuoi obiettivi agonistici del 2006.
Di seguito ti mando dunque un po' di spiegazioni e di modalità operative se volessi aderire alle mie proposte.
Come immagino saprai mi occupo professionalmente di alimentazione (ho appena pubblicato "dietaGIFT") e - pur nel rispetto delle scelte etiche di ciascuno - ho le mie idee precise in merito.
Il vegano, che rinuncia anche a tutti i cibi di "origine" animale (latte, uova, miele) anche se questi non comportano soppressione di vite animali, si priva di una componente proteica che è assolutamente indispensabile ad un corretto ed equilibrato mantenimento dell'organismo.
Per convincersene basta esaminare il mix aminoacidico dei cibi vegetali, assolutamente carente in alcuni aminoacidi essenziali. Le leggere differenze tra aminoacidi presenti nei legumi, e aminoacidi presenti nei cereali, non rendono in ogni caso il piatto vegano completo.
Una carenza cronica di UN SOLO aminoacido essenziale impedisce la biosintesi di TUTTE le proteine che presentano quel singolo aminoacido nella loro composizione. E poiché ogni proteina è costituita da decine o centinaia di aminoacidi diversi è del tutto probabile che l'intero equilibrio enzimatico dell'organismo ne venga perturbato.
Tutto questo, naturalmente, non accade se il vegetariano fa uso di latte, uova ecc. in quanto con quegli alimenti sopperisce alle carenze sopra indicate. Ed anzi si sottopone ad un regime ricco di frutta e verdura, cereali e legumi, senza dubbio più sano rispetto a quello di chi fa ampio uso di salumi e carne in scatola.....
Ciò che va secondo me compreso è che l'uomo si è evoluto come ONNIVORO (cibandosi quindi anche di larve di insetti, di uova ecc. oltre che di frutti, foglie, radici e fiori). Uno dei passi decisivi che ha modificato il nostro apparato digerente da erbivoro/fruttivoro a onnivoro/carnivoro (cioè la riduzione della ingombrante dimensione dell'intestino stesso) ci ha consentito di liberare risorse per il cervello, con le conseguenze incredibili a cascata che ci hanno portato fino all'Homo sapiens attuale.
Rifiutarsi di mangiare carni può essere comprensibile. Rifiutarsi anche di mangiare qualunque cibo di origine animale, rappresenta invece uno snaturare la struttura stessa del nostro apparato digerente. Un po' come se scegliessimo di vivere in una stanza buia per motivi etici. In pace con la nostra coscienza, forse, ma ci ammaleremmo nel giro di poche settimane.
Quando mangi il pane non uccidi forse qualche milione di lieviti, di protozoi, di funghi? E non sono le piante stesse esseri viventi degni del nostro rispetto, dotati di un DNA, e in grado di cibarsi, di soffrire e di gustare il calore del sole? Qual è il confine?
Vi sono persone che hanno gravi problemi (celiachia, allergie..) che impediscono loro di fare uso alimentare di molti cibi. Per costoro dobbiamo fare i salti mortali al fine di studiare mix alimentari adeguati a non squilibrarli. Farlo per motivi "leggeri" mi sembra una scelta discutibile. Rispetto tuttavia le scelte di ciascuno e - naturalmente - se me lo chiederai cercherò di "limitare i danni" (anemia, avitaminosi, turbe enzimatiche, ridotta crescita muscolare, inibizione anabolismo ecc.) secondo le tue indicazioni. Regalami però, prima di incominciare, almeno una riflessione serena (e possibilmente informata!) sui rischi legati al veganesimo, ignorando cortesemente i numerosi siti fanatici del genere (Anche Mike Tyson, così come Leonardo Da Vinci.... ecc. ecc.).

Tornando invece all'assistenza tecnico-sportiva, sto applicando con successo, su molti atleti e atlete, i metodi
del mind-body-work (il lavoro integrato psico-fisico per armonizzare mente e
corpo nell'attività sportiva), che sono descritti su "Mente e Maratona".Siamo ormai una piccola community!

Aspetto tue notizie per darti il benvenuto in squadra!
Luca



18/7/05 Andrea da Milano: " Zucchero di canna o non zucchero di canna?" 

Ciao Coach,
ma lo zucchero di canna, quello vero, è un buon alimento tipo il miele o è anch' esso un schifezza come gli zuccheri raffinati !? Cioè senza farne abuso posso mangiarne ed essere felice o sto buttandomi nell' organismo peccaminose dolcezze !?
Grazie, Andrea

E' più sano di quello raffinato, perché contiene oligoelementi e minerali che all'altro mancano (ovvero non li sottrae all'organismo), ma ha LO STESSO indice glicemico di quello raffinato, e dunque è altrettanto pericoloso dal punto di vista dell'insulto insulinico (ingrassamento, infiammazione, fame fasulla ecc.).
Ciao!
Luca

18/7/05 Stefano: " e ... Aspartame o non Aspartame?" 

Carissimo Luca,
scusami se ogni tanto ti "uso" come consulente.
So che sei piuttosto informato dal punto di vista dell'alimentazione. Sai qualcosa a proposito dell'aspartame?
Anche se è un argomento piuttosto dibattuto ho sentito dire ed ho letto tutto ed il contrario di tutto ed alla fine non ho capito se sia davvero tossico o no e, nel caso lo sia, se sia dannoso anche per piccoli quantitativi o solo in caso di ingestione di grandi quantitativi (e cosa si intende con grandi). Ogni tanto mi capita di bere bevande gasate light. So che le bevande gassate non fanno bene, ma ogni tanto un bicchierino ci sta proprio bene. Mi sai dire qualcosa?
  Scusa il disturbo..
  Ciao
  Stefano
  P.S. Pensi di fare NY quest'anno? Voglio dire, la corri anche tu?

Ciao Stefano,
uno dei siti a cui collaboro www.eurosalus.com ha appena pubblicato una notizia sulla recente ricerca italiana sull'aspartame, che riassume come:
1) Sia stata documentata la sua azione cancerogena
2) Sia stato documentato come animali nutriti con aspartame non presentavano alcuna differenza di peso rispetto ad animali nutriti con zuccheri.
Il dato è piuttosto sconcertante.
Se leggi quanto da noi pubblicato sul recente libro "DietaGIFT" (Fabbri Editori), nel capitolo relativo ai "cibi spazzatura" e all'effetto di edulcoranti, aromatizzanti ed esaltatori di sapidità sui nostri sensi, ti rendi subito conto del fatto che "un bicchierino di cola light ogni tanto" non ci sta proprio.
Non mancherò certo a New York, puoi leggere il programma completo della "spedizione" per trovare magari il momento di vederci
Ciao e a presto
Luca

5/7/05 Franz da Milano: "Pranzi GIFT e sveglie all'alba"

Ciao Luca
ieri ho finito di leggere il vostro ultimo libro.

L'ho trovato molto interessante: la cosa più bella, a mio avviso, è il coinvolgimento di chi vuole dimagrire.
Sembra una cosa stupida, ma secondo me è fondamentale per ogni cura di successo.
Il libro è scritto bene, con un giusto mix tra divulgazione e scientificità.
Trovo rivoluzionario il fatto che non si parli mai di calorie, e credo che l'impostazione GIFT sia sicuramente una strada giusta da perseguire con entusiasmo.

Venendo ai punti critici, ci sono degli aspetti - non dipendenti dal metodo che, come detto, ho trovato completo e soddisfacente - ma dalla sua applicazione, che andrebbero approfonditi. Si tratta di applicare la dieta Gift alla vita quotidiana di alcuni.

In primo luogo è difficile coniugare la dieta con il lavoro.
La maggior parte delle persone esce di casa al mattino di corsa, pranza al volo in un bar e arriva la sera a casa dove può finalmente rilassarsi e prepararsi una cena decente.
Al problema della colazione si ovvia alzandosi un po' prima; la cena si sistema facendo attenzione a cosa si mangia; ma a pranzo?
Il panino (che è la soluzione ahimè più comune) non offre un monopiatto GIFT, né l'insalatona (che potrebbe essere un buon monopiatto) rispetta la distribuzione del carico calorico durante la giornata (40-35-25).
E' un problema che avete toccato anche voi, rimandando alla gestione di ognuno, ma temo possa essere un punto critico per l'applicazione della dieta.

In secondo luogo, e in collegamento a quanto sopra esposto, c'è il problema degli allenamenti.
Io, e come me molti, ci alleniamo all'alba, appena alzati.
Significa non riuscire a mangiare nulla prima e arrivare all'allenamento scarichi sia per il digiuno notturno che per il basso apporto calorico della cena.
Spostare l'allenamento all'ora di pranzo o alla sera sarebbe la soluzione migliore, ma spesso impatta con la vita familiare (sappiamo tutti che i partners non si lamentano se si corre senza togliere tempo alla famiglia).
Quindi? Provare ad aumentare un po' la percentuale di calorie alla sera? Abituarsi a mangiare qualcosa prima dell'allenamento?

Infine una notazione strettamente personale.
Come ricorderai sono vegetariano e in quanto tale attento a quel che mangio e quindi in perfetta sintonia con lo spirito e le metodologie del libro. Ma mi sono trovato un po' in difficoltà a gestire l'apporto proteico: legumi e formaggi magri (ricotta, certosa, caprini). Magari l'uovo.
Insomma forse un capitoletto a parte, nella prossima edizione, con un paio di ricette vegetariane e una tabella che riassume i cibi che apportano carboidrati e quelli ricchi di proteine (non solo animali, se possibile) sarebbe una cosa gradita.

Concludo rinnovando i complimenti per il libro che consiglierò agli amici (mia moglie aspettava che lo finissi per iniziare a leggerlo).

Ciao e gira i miei complimenti anche ad Attilio
Franz


Ciao Franz,
grazie per i bei commenti sul libro. Stiamo ricevendo grandi dichiarazioni di affetto al riguardo, e siamo contenti, perché la casa editrice avrebbe voluto un lavoro più semplice e rivolto al grande pubblico, mentre noi abbiamo insistito per un'opera di più ampio respiro, riuscendo alla fine a convincerli. I ritorni che stiamo ricevendo in pochi giorni ci dicono che la scelta è stata azzeccata. Abbiamo pensato di avere a che fare con un pubblico "maturo" e questo pubblico ci sta premiando: puoi immaginare quanto questo mi faccia piacere.

Ma veniamo ai quesiti diretti, che di solito vengono discussi durante le visite, magari in seconda battuta:

1) Colazione e pranzo
Come ben dici, la colazione si risolve alzandosi 10' prima (e tieni presente che una colazione fatta "di corsa" non è sana neppure se fatta di prodotti genuini). Per il pranzo, invece, esistono due vincoli: l'abbinamento proteine carboidrati e la quantità di calorie adeguata. Prima di tutto smitizziamo il calcolo analitico 40-35-25 che è (e deve restare) un'indicazione generale. Come ben scritto nel libro, nessuno dovrà mettersi a fare i calcoli analiticamente.
Cerchiamo dunque di mangiare cibi sani, a sazietà, e nel giusto abbinamento.
Il "panino" non è GIFT. O almeno, può esserlo se è fatto di una fetta sottile (tipo toast), magari integrale, e ben ripieno di formaggi (nel tuo caso) e verdure. Se le calorie sono poche te ne mangi due.
L'insalatona, invece, è del tutto GIFT. Pensa ad un piattone pieno di verdure crude come insalata, carote, ravanelli, cetrioli, cipolle ecc. arricchito con tonno, uova sode, mozzarella, noci, mandorle e chi più ne ha più ne metta. Condito con una dose generosa di olio extravergine di oliva ti assicuro che fa tutte le calorie di cui hai bisogno. E se non bastasse ci puoi buttare dentro anche una manciata di fagioli, di mais o di riso per arricchire di carboidrati. Con tutti i sapori di questo mondo (olive, capperi, acciughe, peperoncino ecc.). In più, frutta a volontà. Se non è pacchia questa.... :-)
Io qualche volta, se ho 10' in più, invece di cercare panini, passo al supermercato (ce n'è uno ormai ad ogni angolo di strada) e scelgo le tre componenti separate da sbocconcellare su una panchina o altrove. Per esempio una confezione di gamberetti sgusciati, del cocco a pezzi e una barretta di cereali, con un buon succo fresco di arance rosse. O ancora una confezione di mandorle, uno yogurt, del muesli da colazione e un succo di mela. Combinazioni assolutamente GIFT, e assolutamente comode da mangiare al volo.
Quando proprio mi "tocca" la mensa o il baretto con la vetrinetta, vado su roast-beef e verdure cotte (che ci sono sempre). Roast beef che nel tuo caso può essere sostituito da una mozzarella di bufala con verdure o simile pietanza. Caffé, d'obbligo.

Come vedi le altenative sono tante, e tutte abbastanza gustose. Importante è non saltare (ma se capita occasionalmente, e si riesce a infilare in bocca solo una banana non è grave).

2) Sport al mattino presto
Il problema della colazione mattutina adiacente all'allenamento, è più corposo. Se ci si allena al mattino presto, quello che è importante è non dare al corpo un segnale di rallentamento metabolico. Se ci si alza e ci si va ad allenare all'istante, il corpo riceve comunque un segnale di attivazione, e si può dunque aspettare il rientro per fare la colazione ricca prevista da GIFT. Ma volendo si può anche (soprattutto se non si esce al volo..) fare una pre-colazione molto leggera e digeribile (una banana, oppure un caffé con un biscotto, o un té con un po' di miele..), che darà comunque un piccolo segnale di lavoro metabolico, e ci consentirà di non uscire con la fame addosso. La digeribilità e le quantità ridotte sono in questo caso un obbligo, per non andare a correre con il cibo sullo stomaco (da cui il "furto di sangue", il minor rendimento ecc.).
La pre-colazione, se contenuta come negli esempi, si può tranquillamente non computare nel calcolo di quanto "ci spetta" nella colazione vera. Che comunque sarà meglio aspettare qualche minuto a fare, dopo essersi docciati e reidratati un pochino, se si vuole avere un po' di stimolo alla fame (si sa infatti che le catecolamine prodotte nello sforzo sportivo tendono a ridurre un po' la sensazione di fame).

3) Vegetarian-GIFT
Infine i menu per i vegetariani. Noi abbiamo volutamente proposto dei menu il più ampi possibile. Il problema esiste per mille diverse categorie: dai celiaci agli intolleranti, passando per coloro che per scelta rifiutano alcuni cibi. Spetterà a ciascuno costruirsi i propri menu rispettando i vincoli GIFT e abbinandoli con i vincoli aggiuntivi delle proprie scelte o delle proprie allergie o intolleranze.
Il vegetariano totale (o vegano), cioè colui che rifiuta ogni cibo anche di origine animale (compresi quindi latte, uova, miele) non è solo incompatibile con la dieta GIFT ma anche con una corretta alimentazione. Non morirà, certo. Ma sottoporrà il suo fisico ad uno stress che lo allontanerà dal suo stato naturale di salute ed equilibrio. Il vegetariano che invece accetti l'alimentazione con latte, miele, uova, formaggi può vivere in perfetto equilibrio senza patire alcun disagio nutrizionale sia dal punto di vista generale che da quello di dieta GIFT. L'unico disagio sarà una minor varietà nella rotazione dei cibi: disagio che sarà sicuramente compensato da una maggiore creatività in cucina, giocando tra i mille sapori e colori che i cibi di origine vegetale ci offrono.

In un prossimo futuro è comunque già allo studio un testo tutto di ricette dietaGIFT che terrà in considerazione le limitazioni a cui alcune fette della popolazione si sottopongono per scelta o per necessità. Sono sicuro che ci aiuterai contribuendo a segnalarci qualche gustoso piatto di  tua invenzione.

Grazie ancora per l'apprezzamento (che giro anche ad Attilio per conoscenza) e per i consigli!
Luca

 

14/6/05 - Bruno da Milano: "Vince chi va più veloce o chi è primo di categoria?"

Ciao Luca,
avrei gentilmente bisogno di un tuo parere da pubblicare accanto a quelli di Debollario e di Rudy Marchisio sui criteri per l'attribuzione dei titoli sociali Road Runner Club. Infatti Debollario ha portato in Consiglio la proposta di attribuire due titoli sociali per ogni gara: uno a chi (p.es. come te nei 5000) ha ottenuto il miglior tempo e chi (come il 64enne Marengoni) è stato anche quest'anno proclamato Campione Sociale in base al punteggio attribuitogli dalle tabelle comparate FIDAL. La cosa, comunque, coinvolge anche Marzano, battuto allo stesso modo da Marengoni nei 3000, e Cimato, battuto dal 69enne Ferrari negli 800. Il tuo parere è prezioso (anche se il Consiglio Direttivo ha già respinto la proposta di Debollario riconfermando i criteri illustrati da Marchisio) sia per le tue conoscenze in fatto di atletica e connessi, sia perché, ripeto, tu sei direttamente interessato alla cosa. C'è anche una piccola ricerca fatta dallo stesso Marchisio per individuare i tempi che i "giovani" sconfitti avrebbero dovuto fare per battere i 60enni diabolici. Che ne pensi? Grazie e saluti. Bruno

Ciao Bruno,
Ti ringrazio per l'opportunità che mi concedi di esprimere il mio parere sulla questione "campioni sociali".
La mia risposta è orientata al massimo buon senso, nella consapevolezza che NESSUNO di noi corre veramente per avere un titolo, quanto piuttosto utilizzando il titolo come scusa per inserire un po' di pepe competitivo nel nostro correre quotidiano.
E' chiaro come in ogni gara vi sia sempre un vincitore "assoluto" e svariati vincitori di categoria (per età, sesso, disabilità, professione). La differenza spesso è fatta dal premio. Mi spiego meglio: in ogni maratona c'è di solito una classifica femminile. E' chiaro che (Radcliffe a parte) non succede mai che la prima donna sia anche prima assoluta: c'è sempre un uomo che arriva prima. Nel momento in cui, però, i premi uomo-donna siano identici, la gara femminile assume identica dignità di quella maschile. Altrettanto vale se si fissa, ad esempio, un campionato italiano M40 o M50, che assegna una maglia ambita di campione italiano, regionale ecc. per la categoria in oggetto. Più alto il premio, più alta la dignità. In assenza di premi, il valore diventa simbolico, e quindi ciascuno assegna al suo piazzamento il significato che preferisce. Ad esempio pensando: sì, è vero, sono arrivato terzo, però io non ho mai tempo di allenarmi, e quelli che mi hanno battuto si allenano tutti i giorni... Ecco creata la categoria virtuale "Quelli che si allenano poco...".
Consentimi, insomma, di essere un po' provocatorio solo allo scopo di dire che la mia opinione è che la vera vittoria sia dentro di noi, e non fuori.
Io da sempre, per abitudine competitiva, gareggio contando tutti quelli che ho davanti. Se - oggi che sono M40 - mi rendo conto di dover combattere con agonisti 15-20 anni più giovani e prestanti di me, mi butto sempre comunque nella mischia contando ogni atleta che riesco a passare, e mantengo lo stimolo finché non li ho passati tutti (posto che ci riesca).
Dunque vuoi sapere da me cosa penso del fatto che il campione sociale sia quello che ha il miglior punteggio per sesso/età, o quello che è arrivato primo di tutti?
Io credo che, poiché esistono già mille gare in cui il calcolo dei punti è impossibile (campionato di campestre, di corsa in montagna ecc.) non vedo alcun problema a che nelle gare in pista si assegni il titolo ufficiale di campione sociale a chi ha ottenuto il miglior punteggio sulla base delle tabelle. Posto che le tabelle siano giuste, è davvero una grande cosa che un master di una certa età dia una "legnata" ad un giovane di media eccellenza. Onore al merito di chi ce la fa. Ed è giusto che sia premiato dal titolo.
Io, personalmente, mi riterrò sempre vincitore tutte le volte che finirò una gara con il massimo dell'impegno e (mi auguro ancora per tanto tempo) con il massimo del divertimento.
Ciao e un abbraccio!
Luca

 

5/5/05 Camilla da Milano: "dieta anti-intolleranza e dietaGIFT, sinergia per il benessere"

Ciao Luca,
ti scrivo perché mi sono accorta che non abbiamo preso l'appuntamento per il prossimi incontro!
Ci possiamo direttamente mettere d'accordo via mail o devo chiamare in studio?

 Io intanto, procedo con lo sport e la dietaGIFT, quello che però ancora non ho iniziato a fare, sono i giorni di dieta "pro intolleranze"....lo so che non è bene...però sai come sono attenta alle richieste del mio corpo e ultimamente (sarà stato l'inizio del caldo o l'arrivo della primavera) ho avuto una gran voglia di latticini freschi......rinunciare allo yogurt bianco, alla ricotta fresca o al primo sale......sarebbe stato davvero andare contro a quello che il mio corpo mi richiedeva!

Mi sono ripromessa però di incominciare presto! Cosa ne pensi?
Devo seguire comunque la dieta intolleranze o ascoltare i "messaggi" del corpo?

La dieta GIFT non mi sta pesando davvero per niente, anzi devo dire che ormai fa proprio parte della mia quotidianità e l'idea di "tornare" alle farine bianche o ai prodotti raffinati, non la vivo per niente come una necessità, al contrario, mi piace molto questo nuovo tipo di alimentazione e la mia fantasia culinaria si sta sbizzarendo nell'invenzione di nuove ricette, che più di una volta sono state MOLTO apprezzate da amici e conoscenti!!!!
Altra grande novità è che incomincio ad avere un calo dell'appetito, o meglio la mattina mi sveglio con una gran fame, a mezzogiorno, se ho fatto dello sport prima, mangio la mia insalata con piacere e spesso la sera non ho una gran fame, e così quando mi capita ne approfitto, senza "violentarmi" a mangiare tutto quello che avevo preparato, ma solo quello che davvero mi sembra di aver bisogno; si tratta di un nuovo modo di "rapportami" al cibo perchè di solito io ho sempre avuto una gran fame...purtroppo)!

Tra l'altro OTTIMA notizia questo ultimo mese, il fastidio "digestivo" pre ciclo NON C'é STATO!!!!!!
Sembrerebbe dunque che stiamo andando nella direzione giusta!!!

Ho anche iniziato ad abbandonare lentamente la "camminata veloce" per la corsa...e...INCREDIBILE riesco a correre per quasi 20/30 minuti consecutivi, quando seguo il programma di allenamento in maniera costante e rigorosa (ovvero...praticamente sempre!!!), a te sembrerà nulla, ma ti assicuro che per me è un grosso incentivo ad andare avanti e poi adesso che incomincia il bel tempo, mi piace approfittare del fine settimana per correre all'aperto la mattina!!!!

 Lo scorso fine settimana,invece, sono dovuta andare a Barcellona per lavoro 4 giorni e lì, causa convivenza con i miei ex compagni di appartamento, ho dovuto fare qualche piccola infrazione, tipo: una serata di tapas e vino rosso e un mezzogiorno di paella (con riso bianco ...ovviamente) cucinata apposta per l'occasione da un amico andaluso, a questo ho dovuto aggiungere una pausa di 4 giorni ai miei soliti ritmi di sport....e purtroppo mi sono accorta che per mantenere un buon livello di risultati, non mi posso ASSOLUTAMENTE permettere di interrompere il ritmo, perché sono bastati quei 4 giorni a farmi rimettere su quel filo di pancetta in più che se no di solito....(con tanta fatica e tanta costanza) ormai non vedevo più!!!! Certo non ai livelli del nostro primo incontro ma un po' di gonfiore in più me lo sono ritrovato addosso!!!!!..non ho proprio potuto fare a meno di notarlo!!!!!
Cosa ne dici????

  Beh non voglio annoiarti troppo con le mie analisi millimetriche sul mio stato fisico!!!!
  Fammi sapere per il nostro prossimo appuntamento!!!!
  A presto!
  camilla

Ciao Camilla,
quante belle notizie!

L'appuntamento bisogna per forza prenderlo in studio, perché solo le segretarie hanno sottomano tutto l'elenco e i giorni e orari disponibili. Chiama, così vediamo i progressi!

Rispondo alle varie tue domande:
Per le intolleranze, a fronte di sintomatologie in regresso o comunque di quadri generali di miglioramento, di solito lasciamo due soli giorni di pulizia nella settimana, consentendo libertà completa tutti gli altri giorni. Se ti trovi bene così puoi continuare quanto vuoi. Se invece per qualunque motivo percepissi dei peggioramenti, puoi sempre tornare una-due settimane alla situazione precedente.

Non sei l'unica che mi sta dando ritorni positivi sulla dieta. In particolare noto che il regime non viene vissuto come "costrittivo" ma anzi, affrontato con gioia e apertura mentale come fai tu, si trasforma facilmente in una piacevole abitudine, spesso apprezzata anche da amici e conoscenti occasionalmente coinvolti.
Anche la corsa, in questo periodo di belle giornate, dà parecchie soddisfazioni. Sono certo che i tuoi progressi aumenteranno di giorno in giorno.

Ciao e complimenti per la grinta e la determinazione!
Luca 

19/4/05 Roberto da Roma: "Gelato artigianale o industriale?" 

Quando finiamo un allenamento siamo portati di solito a mangiare qualcosa che contenga acqua e/o zucchero. Dal canto mio mi piace ogni tanto fare la festa ad un bel gelato, ma leggendo quell'accidente di "Mente e Maratona" mi stanno venendo gli inkubi :) ed una domanda la voglio rivolgere agli addetti ai lavori e non: è meglio una bella coppa di gelato fatto con latte, uova, zucchero e ghiaccio o una ricca coppa di gelato industriale ?
E perché ?
Rob

Il problema, Roberto, non è solo il gelato, ma le mille preparazioni industriali che ogni giorno ci mettiamo in bocca (e mettiamo in bocca ai nostri figli): tortine confezionate, salumi ricchi di nitriti e nitrati, colombe alla margarina, caramelle all'aspartame, dadi per brodo, piatti precotti pieni di sale e di glutammato, coche-fante-té con solo zucchero e coloranti, "formaggini" che il formaggio l'hanno visto solo in fotografia, e sono pieni di polifosfati, acqua, aromatizzanti e croste di formaggio... e conservanti e coloranti a go go.
Ci danno schifezze da mangiare, insomma, però, bontà loro, ce le insaporiscono a dovere.

Da tempo la mia spesa al supermercato porta via qualche minuto in più, poiché mi soffermo a leggere le etichette, però posso dirti che da un bel pezzo il mio fegato non ha più a che fare (vado a memoria) con:
- margarine (grassi vegetali idrogenati)
- edulcoranti, coloranti, aromatizzanti
- conservanti
- pasta, pane, riso bianchi raffinati
- prodotti il cui primo ingrediente sia zucchero o "sciroppo di glucosio"
(che serve solo a coprire il non-sapore del resto).
Come norma generale preferisco una miscela naturale preparata da me, a qualsiasi corrispondente industriale.

Qualche esempio:
GIFTella: è una specie di "crema al cioccolato" fatta però di ingredienti sanissimi, a prevalenza proteica, e privi di effetto "innalzamento glicemia".
Si riempie un vasetto di ricotta fresca. Si aggiunge a piacere un trito di noci/nocciole/mandorle ecc. tritate fini o grosse a seconda dei gusti. Un cucchiaio da minestra di cacao amaro e due cucchiaini di miele. Voilà. E
risolto anche il problema dell'abbinamento proteine-carboidrati a colazione.
Avete mai letto gli ingredienti delle creme al cioccolato in vendita nei negozi? Zucchero, grassi vegetali idrogenati, aromi, conservanti, nocciole (l'ombra...) e così via.

Torte e pizze: farle in casa con la farina integrale è estremamente semplice, e richiede un attimo e un po' di fantasia. Ingredienti concessi: frutta, marmellata senza zucchero (si trova facilmente nei super), yogurt, burro, latte, uova, castagne, frutta secca, noci/pinoli/mandorle, aromi naturali (cannella), cioccolato fondente 100%, miele, caffé, uvette ecc. Ingredienti vietati: zucchero bianco, farina bianca, conservanti, margarina, edulcoranti.

Anche il gelato e il pane si possono fare a casa.
Il gelato si può fare usando ingredienti naturali (uova, latte, frutta,miele). E viene buonissimo. Avete mai letto gli ingredienti di un gelato industriale? Zucchero, farina di guar, alginati, margarina vegetale, edulcoranti, aromatizzanti.... ma cosa state mangiando?

Tutte le volte che mangiate (mangiamo..) un cibo gonfio di zucchero bianco, la nostra glicemia s'impenna, deve intervenire l'insulina, che poi deve trovare un posto dove mettere quel glucosio in eccesso che impesta il sangue. Se siamo affaticati o stanchi viene utilizzato per ripristinare le nostre scorte. Se le scorte sono già saziate, il glucosio finisce negli adipociti sotto forma di grasso di deposito. E gli effetti sull'appetito, sulla depressione ecc. si manifestano in modo visibile (fior di lavori scientifici al riguardo).

Io non so se voi avete voglia ancora di farvi intossicare da carni in scatola, formaggi pseudo-naturali e "leggeri", mulini bianchi, creme pronte, cuocomio. Io no, o almeno non più.
Quando penso di farmi "una bella mangiata" ormai non riesco più a separare il fatto che sia anche una "sana" bella mangiata. Mi godo molto di più la compagnia. E se è troppo ricca, anche se "sana", rischia di farmi del male
lo stesso.
Così, tanto per non farmi prendere in giro dai produttori di alimenti industriali.....
Au revoir!
Luca


3/3/05 Enrico da Firenze: "Forte sovrappeso e .... dietaGIFT"

Ciao Luca,
trovo estremamente interessante la proposta dietaGIFT. Se puoi darmi qualche suggerimento pratico provo a iniziarne  l'applicazione sistematica. Inoltre avrei bisogno di qualche suggerimento MBW da utilizzare soprattutto durante gli allenamenti più lunghi o più impegnativi (salite!).
Grazie, attendo istruzioni

(nota per una migliore comprensione della risposta: chi scrive è un medico che già corre da qualche anno, e che si trova attualmente in discreto sovrappeso. Quest'anno, seguito atleticamente in modo specifico, ha raggiunto il suo primato personale sulla distanza della mezza maratona)

Mi chiedi dei consigli MBW per i lavori più impegnativi, ma avrei forse bisogno di capire più specificamente quali, perché per ognuno c'è una logica diversa. Se mi parli delle salite, il loro scopo è quello di aumentare la gittata cardiaca attraverso una leggera ipertrofizzazione delle pareti muscolari del cuore stesso. Perché ciò sia favorito di solito si cerca di ampliare al massimo la forbice pulsatoria tra partenza e arrivo, dunque cercando di ripartire per la salita successiva solo quando le pulsazioni siano ritornate intorno a 100-110/min. Durante la salita si dovrà cercare di portare il cuore il più in alto possibile, compatibilmente con prudenza, età e condizione fisica.
L'aumento della gittata cardiaca, come puoi intuire da solo, innesca un circolo virtuoso che consente maggior afflusso di sangue (e di ossigeno) ai muscoli, maggiori velocità a parità di sforzo, più km percorsi, e relativo dimagrimento, con conseguente ulteriore maggiore velocità a parità di sforzo ecc....
Per il resto, come indicazione generale, sai che ci tengo molto a che i lavori siano svolti dall'inizio alla fine. Se si parte (e piuttosto è meglio rimandare, se non ci si sente) è poi necessario tenere duro fino alla fine dell'allenamento. Al più, rallentando.
Mi chiedi poi di dietaGIFT. E qui l'argomento è parecchio lungo. A Maggio uscirà il nostro libro (mio e di mio fratello immunologo) su questo nuovo regime alimentare. Al momento, tuttavia, non posso anticiparne che qualche stralcio (come già ho fatto con "i cardini"), dunque dovrai accontentarti di qualche dritta, su cui poi ci confronteremo meglio dopo l'uscita del libro.
Il punto chiave della dieta è che non si dimagrisce con la semplice riduzione dell'apporto calorico, se contemporaneamente non si mantiene attivo il metabolismo, e non ci si libera dalla schiavitù dell'insulina.
Tenere il metabolismo alto, per chi corre, non è difficile. La maggiore difficoltà che ho in studio infatti è proprio con quelli che sono renitenti ad accettare la necessità di muoversi. La sola dieta, benché fermi l'ingrassamento, non è in grado di fare dimagrire in modo sensibile chi abbia già un notevole sovrappeso. Come ben sai, infatti, il grasso non viene "visto" dall'organismo. E' come un carretto che ci trainiamo dietro, i cui effetti percepiamo SOLO a livello meccanico (articolazioni, spostamento organi) ma non mai a livello biochimico, come invece - ad esempio - accade con gli zuccheri.
Dunque nel tuo caso credo che sia importante lavorare su questi punti:
- abbinamento proteine-carboidrati ad ogni pasto
- distribuzione dei pasti con colazione ricca e cena povera
- scelta di cibi a basso indice glicemico

mantenendo nel contempo la sana abitudine dell'allenamento, privilegiando uscite prolungate e lente in abbinamento con i lavori da me richiesti.
Per abbinare senza fatica prot/carb io uso la tecnica del Monopiatto dietaGIFT, che è un piatto unico costituito da tre parti uguali: una fatta di proteine, una di carboidrati complessi e la terza di verdure o frutta preparate (cotte, condite). Vuol dire costruire un piatto (che sarà il centro del nostro pranzo o della nostra cena) fatto, per esempio, da una bella fetta di carne, da 50 g circa di pasta integrale e da 200 g di verdura cotta, OPPURE da un piattone di riso integrale al salmone e trevisana (tanto per fare un esempio), in cui però di riso ce n'è solo 50-60 g, di salmone 100 g, e di trevisana appena scottata 2-300 g. L'effetto saziante di piatti siffatti è eccellente. Prova.
Rispettando la proporzione (visiva) indicata, si può spaziare con ricette di ogni genere e tipo (il piatto naturalmente non deve necessariamente essere unito... si può anche basare su tre portate: prosciutto, insalata, e minestrone o ....).
Ho scritto verdura o frutta cotte o preparate, per distinguerle da frutta e verdure crude e prive di condimento, che sono invece COMPLETAMENTE LIBERE durante tutta la giornata: a colazione, come spuntino, durante i pasti, dopo i pasti, prima degli stessi ecc.
Un metabolismo resta stabilmente alto anche se viene aiutato con una bella colazione ricca al mattino. Colazione che ovviamente deve contenere gli ingredienti del monopiatto, ma in cui si potrà essere un po' più concessivi nei riguardi dei carboidrati complessi (pane integrale e marmellata o miele, sono ok). In tal modo si sfrutterà la naturale tendenza umana ad avere picchi ormonali mattutini di "consumo" (testosterone, cortisolo, tiroidei), mentre al contrario al pomeriggio/sera, dove lavorano di più gli ormoni anabolici come GH e insulina, eccedere con il cibo sarà più pericoloso. Ecco perché dietaGIFT consiglia una distribuzione particolare delle calorie quotidiane, con il 40% al mattino, il 35% a pranzo e il 25% a cena (tolte, naturalmente, quelle degli spuntini di frutta e verdura, che consideriamo "fuori quota").
Nell'ambito di questo regime è importante scegliere in prevalenza cibi a basso indice glicemico, scartando quindi tutti quegli alimenti contenenti zucchero raffinato semplice o aggiunto (zucchero, cole/bibite, gelato, cioccolatini, caramelle ecc.) e contenenti farina bianca raffinata di qualunque genere (pane e pasta bianca, cracker, focacce, grissini, fette, riso bianco, biscotti di farina bianca ecc.), o limitandone il consumo al minimo o all'occasionalità.
Per questo discorso, se poi volessi venirmi a trovare in studio per un incontro, potrei anche misurarti in modo affidabile la distribuzione tra massa grassa e massa magra, per darti qualche informazione in più sullo stato della situazione ad oggi, mettendo a punto un piano alimentare più dettagliato e preciso. Per tutto il resto occorre invece aspettare Maggio, e l'uscita del libro.
Ti (e vi) auguro buona continuazione, restando in attesa di eventuali richieste di chiarimento.
Ciao e a presto!
Luca

www.lucaspeciani.it

PS: Perché non vieni/venite allo stage di fine Giugno in valle d'Aosta?
Tutte le info sono sul mio sito! E' un'occasione ghiotta per dare una bella botta "in altura" a qualche scorta adiposa di troppo :-))))))

3/3/05 Francesco da Como: "Due libri, un mese di corsette, cento Euro e ho scoperto l'amore per la corsa e per il 'guardarsi dentro' "

Ciao Luca,
non volendo a tutti i costi essere originale, inizio questo messaggio facendoti i complimenti e ringraziandoti per l'aiuto che stai dando a molti: e non solo in riferimento alla corsa.
Sono un 33enne fiscalista che ha vissuto per circa un decennio all'estero, di recente rientrato in Italia per svolgere la libera professione. Non ho mai corso. Da ragazzo ero un discreto nuotatore ma nulla di più. Mi sono avvicinato alla corsa perché "tirato in mezzo" da un caro amico che, per scommessa, mi ha proposto "dai che facciamo la maratona di New York!".
Sono circa 4 settimane che corricchio e, anche grazie a "Mente & Maratona" e "Lo Zen e l'arte della corsa", per me è diventata una cosa alla quale non riesco più a rinunciare.

Il mio modo di lavorare è cambiato (prendo tutto meglio e con più "filosofia"), fumo molto molto meno (da circa 1 pacchetto, oggi fumo 1-2 sigarette al giorno, e neanche tutti i giorni), mangio meglio e soprattutto sono contento (più contento) delle mie giornate e dei miei piccoli progressi.

Domenica scorsa al laghetto del Segrino (CO) ho corso i miei primi 10 km senza pause con un bell'allungo (non so come sono riuscito a farlo!) negli ultimi 2 km.

Mia moglie Federica, il caro amico Zac ed il sottoscritto ci siamo iscritti alla maratona di New York con l'obiettivo, più o meno tra noi condiviso, di finire sotto le 3 ore e mezza. Ma la cosa più importante del risultato è che tutti e tre abbiamo l'obiettivo di correre la maratona "godendoci il panorama" ed arrivare al traguardo ancora in stato cosciente...

Grazie di averci "mostrato la porta" e suggerito dove trovare la chiave.

Avrai nostre notizie verso fine aprile (ci servono un paio di mesi per capire ancora due o tre cosette sulla corsa...) quando vorremmo iniziare "seriamente" a seguire un programma di allenamento che vorrai (se vorrai) suggerirci.
Ciao
Francesco


Perbacco, Francesco...
lettere come la tua hanno il potere di aprirmi il cuore, ed anche se la giornata è stata particolarmente impegnativa (due ore e mezza nella neve per arrivare al lavoro!) un sorriso increspa il mio muscolo risorio :-))))
Ci vedremo sicuramente a New York, dove sarò anche quest'anno (tengo il convegno del sabato al Metropolitan) e sarò lietissimo, ad Aprile o quando vorrete voi, di potervi iniziare a seguire.
New York non è maratona dove fare il personale, ma dove può essere fantastico esordire, qualunque sia il tempo finale, tanto stupendo è il contorno.
Vi aspetto a braccia aperte: il rapporto con i miei "pupils" mi piace che sia il più possibile informale ed amichevole, e ci sono tutte le premesse perché anche con voi lo diventi presto.
Ciao e non trascurate questo importante periodo in cui è necessario costruire le basi su cui poi - da Aprile - rifinire per benino.
Un abbraccio a tutti e tre!
Luca

 

20/2/05 Davide da Milano: "Tre giorni di dietaGIFT"

Davide, 17 anni di Milano, dopo una visita nutrizionistica presso lo Studio SMA con la madre, mi richiede un esempio specifico di applicazione del nuovo regime alimentare appena impostato:

Ciao Davide, ecco, come promesso, i tre giorni di esempio dietaGIFT per capire come potersi muovere.
Prima di incominciare, inserisco per conoscenza un pezzo di una e-mail arrivatami da una paziente, che mi pare esplicativa della potenziale varietà concessa da dietaGIFT.
"La mattina ho mantenuto la mia colazione, ossia cornflakes integrali, te verde, una banana. Ho aggiunto due noci brasiliane (rigorosamente bio) e ho sostituito lo yogurt con latte di riso. Inoltre metto un po' di miele nel te. A metà mattina una mela (bio pure quella), mangiata con la buccia. A mezzogiorno ho cercato di applicare il più possibile il principio di 33% di proteine, carboidrati e verdure.
Oggi, per esempio, ho scelto tocchetti di pollo con verdure all'orientale (cotti in latte di cocco, penso), senza altre salse, insieme agli spaghetti cinesi (tipo capelli d'angelo) con carote e cipolle.
Ieri ho mangiato insalata di soncino con gamberetti e scaglie di carciofi. Ho condito il tutto con olio d'oliva, limone e un po' di pepe. Martedì ho scelto ceci in umido in salsa di pomodoro con carote e sedano ed una piccola porzione di roastbeef freddo non condito. La sera ho cercato di ridurre le porzioni: stasera, costolette d'agnello cotte in padella (senza condimento) con cavolini di Bruxelles cotti a vapore e conditi con olio d'oliva e sale. Stava tutto in un piatto normale. Ieri sera uno spiedino di gamberetti marinati nel limone e aneto (7 pezzi, leggermente più grandi dei classici gamberetti da cocktail) con insalata mista condita con olio d'oliva e limoni. I gamberetti sono stati cotti in padella senza condimenti. Una galletta di riso soffiato (bio anche lei). Martedì, frittata (2 uova, sale e pepe) e insalata mista condita nel solito modo. Una galletta di riso soffiato.
A seguire immediatamente dopo cena, tisana di finocchio, liquirizia, anice e qualcos'altro che adesso mi sfugge. Due fichi secchi. Ieri e oggi pomeriggio, un succo di frutta."

Ho riportato queste poche righe non come schema, ma per fare capire come si possa veramente spaziare con la fantasia in lungo e in largo, con creatività. Nello schema non seguirò in particolare le intolleranze, ma varierò i cibi presenti, in modo da consentire un'ampia possibilità di scelta.

GIORNO 1
Colazione
Una pera con scaglie di parmigiano
Tazza di latte di riso con 4 gallette integrali di riso spalmate con miele
8-10 tra noci, mandorle, nocciole

Pranzo
50 g di pasta integrale in monopiatto con ricotta (50 g) e spinaci (a piacere ma non meno di 70-100 g)
Una carota cruda e un gambo di sedano
Frutta a piacere

Cena
Minestrone di verdure con riso integrale, olio extravergine e parmigiano grattugiato.
Una fetta di pane integrale.
Frutta fresca.

GIORNO 2
Colazione

Succo d'arancia non zuccherato
Yogurt con cereali integrali, muesli, pezzi di frutta (una tazza di yogurt, con 100 g muesli)
4 fette di prosciutto cotto

Pranzo
Insalatona mista in ciotola grande con insalata verde e rossa, carota grattugiata, finocchi in strisce sottili,      pomodori, peperoni; mozzarella di bufala a dadini (100 g), scaglie di parmigiano, olio extravergine, aromi a
piacere (capperi, olive, acciughe ecc.)
Pane integrale due fette
Frutta a piacere

Cena
Pinzimonio di verdure miste (sedani, carote, carciofi, indivia ecc.).
Spezzatino con patate (una porzione)
Frutta fresca a piacere

GIORNO 3
Colazione

Una mela e una banana con miele
Una tazza di té verde o tisana mix con 8-10 biscotti integrali (o fette biscottate integrali) con marmellata non zuccherata
Un uovo alla coque

Pranzo
Monopiatto di fagioli con tonno e cipolla (80 g fagioli, 80 g tonno, cipolla a piacere cruda o scottata), olio extravergine.

Cena
Pesce ai ferri con insalata verde.
Fetta di crostata di farina integrale.

Ecco, come puoi vedere ho toccato solo una piccola parte delle tante possibili combinazioni. Tieni inoltre presente che i condimenti naturali (capperi, olive, peperoncino, rosmarino/salvia, aglio, cipolla ecc.) sono
completamente liberi, e che i grassi - in moderate quantità - possono essere assunti senza problemi (maionese fatta in casa, olio extravergine ecc.).
Fammi sapere se riesci ad applicare le regole così come sono, che eventualmente ne riparliamo, o creiamo una versione più "soft" (ma rallentando i risultati...).
Sono convinto che desideri realmente stare meglio!
Non dimenticare, naturalmente, l'importanza della masticazione, la totale libertà di frutta e verdura anche fuori dai pasti, e l'INDISPENSABILITA' del movimento, all'interno del piano.

A presto!
Luca Speciani

 

3/1/05 Angela da Milano: "Milanomarathon col cordino"

Ciao luca,
all'arrivo della maratona di Milano, io e il mio fidanzato abbiamo assistito al tuo arrivo in compagnia di un non vedente .... ti abbiamo stretto la mano  , non tanto perché ti conosciamo (probabilmente non ti ricorderai nemmeno di noi quando ci siamo presentati nel tuo studio qualche mese fa per la maratona di New York) ma perché umanamente ci sentivamo di stringere la mano ad una persona che ha fatto il bellissimo gesto di accompagnare un portatore di handicap (con un tempo di tutto rispetto, poco al di sopra delle quattro ore) rinunciando in tal modo alla possibilità di fare una gara vera personale! vogliamo ringraziarti perché lo sport ha bisogno di persone come te, persone coerenti con quello che dicono e scrivono! 
grazie Luca,
Angela e Alberto

Fatemi mettere il naso rosso, in questa occasione!
Il ragazzo che ho accompagnato (Mike Cordino, al secolo Michele Pavan) era al suo esordio in maratona, ed io l'ho scortato soltanto dal 32esimo km fino all'arrivo, perché fino al 32esimo è stata un'altra mia "pupil" (Paola Pignatelli) che l'ha accompagnato: il merito è dunque più suo che mio!
Non ho inoltre rinunciato a granché: quest'autunno ho corso Berlino e New York, e una terza maratona non ci stava proprio.
Piuttosto, devo dire che correre con lui, aiutarlo ad arrivare con i 1000 incoraggiamenti che sono stati necessari (era partito forte e quindi è andato un po' in crisi), stimolare la gente sul percorso (tutta con la bocca cucita) ad applaudirlo e ad incitarlo, è stato veramente bellissimo. Ed è un dono che LUI ha fatto a me, non il contrario come si potrebbe pensare.
La maratona ci offre continuamente nuovi spunti e nuove emozioni. Questa esperienza la consiglio a tutti: Non soltanto in gara, ma in allenamento, tutti i giorni, quando si vuole. Michele e i suoi amici di "disabilincorsa"
http://www.disabilincorsa.com (Alberto Ceriani correva con Paolo Pagliotto, altro "pupil" della squadra...) hanno bisogno di accompagnatori tutte le volte che hanno tempo per allenarsi.
In quello che Michele mi ha fatto vivere c'era la bellezza della maratona abbinata alla bellezza di poter essere utili a qualcuno più sfortunato. C'era il piacere di concludere, e la voglia di incitarlo, di spronarlo. C'era il descrivergli le vie che attraversavamo, i palazzi, la gente, e c'era il capire come l'indifferenza di tanti può rendere la vita di chi ha un handicap mille volte più difficile.
Grazie per la vostra sensibilità, per il vostro sentirvi vicini. Capire che un problema esiste, e che si può fare qualcosa per migliorarlo (anche una piccolissima cosa, come quella che ho fatto io) è già un passo avanti prezioso, per lui e per noi.
Moltiplichiamo queste belle iniziative, e le nostre vite saranno infinitamente più ricche e intense. Chi volesse approfondire l'argomento e magari "partecipare", non ha che da leggere la lettera seguente!!!!
Un abbraccio e a prestissimo!
Luca

2/1/05 Michele: "Disabile a chi?"

E' on-line il nuovo sito di Disabilincorsa: http://www.disabilincorsa.com.
Disabilincorsa deve crescere, farsi conoscere. Chiediamo semplicemente di far girare questo piccolo comunicato tra i tuoi contatti. Se hai degli amici webmaster o se gestisci un sito fai pubblicare e/o pubblica Disabilincorsa.
Se sei un atleta o se hai degli amici sportivi, contattaci o facci contattare!
Un piccolo gesto per un grande aiuto. Rinnovando gli auguri di buon anno, salutiamo calorosamente Disabilincorsa
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Disabile a chi?

Corrono. Ma non da qui a lì: quando si allenano a dovere, portano a casa i 42chilometri di una maratona. Oppure vanno in bicicletta: lungo fiumi, laghi, su per sentieri di montagna. E ancora: nuotano, sciano,
si arrampicano su pareti di roccia. Eppure li chiamano "disabili". Michele Pavan, non vedente, ha trasformato il suo handicap in una scommessa. Da sempre appassionato di sport, ha messo in piedi un sito per favorire l'incontro tra i cosiddetti disabili e tutti coloro che praticano attivamente qualche attività sportiva.
Obiettivo: creare una catena di solidarietà - ma anche e soprattutto di amicizia - per consentire a chi ha problemi fisici di correre, pedalare, fare trekking.
Attraverso le pagine web di Disabilincorsa (per ora associazione no profit, ma presto diventerò una Onlus), ci si può proporre come accompagnatori per le diverse discipline sportive. Niente paura: non occorre nessuna preparazione specifica, ma solo un po' di attenzione e la voglia di condividere le proprie passioni. Per accompagnare a correre un non vedente, per esempio, basta una cordicella da legare al polso. Nel caso della bicicletta, si userà il tandem. E in montagna, afferrando una maniglia fissata allo zaino della guida, sarà facile capire com'è il percorso. Sulle pagine virtuali di Disabilincorsa, poi, è possibile partecipare a dibattiti, comunicare con gli iscritti alla lista, segnalare eventi e manifestazioni, chiedere suggerimenti. Per consultare il sito: http://www.disabilincorsa.com.
Per comunicare con Michele Pavan: tel. 347.3845121 oppure disabilincorsa@spaziosulweb.com.

Ospito volentieri l'intervento di Michele, che ho avuto l'onore di accompagnare nel tratto finale della Milano Marathon 2004. L'intento è dare visibilità ad un sito che desidera dare una mano a chi ha qualche difficoltà in più, fornendo informazioni, idee e contatti.
Un abbraccio, 
Luca.    

 

16/12/04 Antonella: "NEW YORK? Si può fareeeee!!!!"

Ho chiesto alla mia compagna un piccolo resoconto sulla gara di New York vista con gli occhi di una principiante assoluta. Chissà se potrà invogliare qualche altra "moglie non podista" ad affrontare questa splendida avventura?

Se esordio deve essere, mi sono detta, che sia almeno un’autentica “Prima”! E quale miglior palcoscenico si può desiderare se non New York, il mito, il sogno di ogni runner?
Se in più si tratta anche della prima incursione transatlantica della vita, si aggiunge emozione ad emozione. Il rischio è poi di non saper da che parte cominciare per condensare una “7 giorni” eccezionale a chi chiede “come è andata”. Comunque racconti sulla gara più famosa nella Grande Mela li hanno già scritti altri ben più  esperti di me. Così mi limito a raccontare il mio piccolo, piccolissimo esordio sulla mitica distanza.
Sono una persona che corre al massimo due volte la settimana (molto spesso una) ed in generale non va oltre i 5km. Con questo credo di aver detto quasi tutto. L’impresa si presentava dunque piuttosto ardua e certo non si potevano fare grandi pronostici sul COME e forse nemmeno si poteva essere certi del “SE”. Comunque, armata di incrollabile ottimismo e facendo affidamento su una innata caparbietà caratteriale, mi appresto alla grande sfida.

Ho individuato dei trucchi fondamentali. 

TRUCCHI
1. è una questione di RITMO: l’unico sbaglio che puoi fare è andare  troppo forte. L’ entusiasmo ed i  primi kilometri sotto la spinta dell’adrenalina possono mietere vittime a piene mani. Io ho pensato di inserire dei tratti al passo fin dalla partenza. In realtà, all’inizio, diciamo per i primi 10km,  l’entusiasmo era davvero alle stelle e non sentivo di averne bisogno. Comunque poi ho cominciato a camminare per brevi tratti, a sensazione, anche perché tra misurazioni in miglio e pubblico incitante, avevo del tutto perso il senso del chilometraggio.

2. non avere obiettivi: legato in parte al punto 1. Porsi veramente nelle condizioni di godere il passaggio dentro New York, ATTRAVERSO la città, dentro all’incitamento delle persone che, mi rendo conto, al mio passaggio avevano già incoraggiato 35.000 runners.

3. costruirsi una misura delle proprie capacità: anche se non ero nelle condizioni di effettuare dei veri e propri allenamenti, penso mi sia stato comunque molto utile, nell’arco dei due mesi precedenti, aver inserito delle lunghe distanze: due mezze, un 25km ed un 30km, tutte affrontate quasi per “vedere com’è” e quindi del tutto in scioltezza, sfruttando la presenza di un amico, e magari chiacchierando un po’!

 Certo c’erano dei fattori contro di me, alcuni oggettivi, altri semplicemente fantasmi che ognuno si porta.

“CONTRO” OGGETTIVI.
1. non vado pazza per la corsa in sé, preferisco attività legate a gioco e musica.

2. la qualità e quantità degli allenamenti risente di quanto appena detto e dal fatto che sono una quarantenne lavoratrice mamma e moglie, e qui non serve aggiungere altro!

3. mi porto dietro un piccolo “difetto genetico”, la talassemia, nota come anemia mediterranea. Niente di grave nel mio caso, ma praticamente l’effetto è che vivo tutta la mia vita come se fossi anemica, quindi in costante regime di bassi livelli di emoglobina, che mi penalizzano un po’ ad esempio nei meccanismi di ossigenazione, rendono più difficile i recuperi e mi fanno sentire un po’ più stanca.

“CONTRO” FANTASMA
- la ricognizione del percorso fatta in autobus il giorno prima... beh, diciamo che mi ha fatto vacillare non poco, ma ora ho capito che non è la strada l’orso da affrontare ma gli altri errori che possiamo commettere (vedi i TRUCCHI di cui sopra)

- arrivi al giorno tanto atteso con mille dolorini: un po’ di naso chiuso, gambe stanche per il lungo camminare (del resto vuoi vedere tutto in 5 giorni!), scombussolato dal ritmo sonno-veglia-pasti che ormai è una confusione mica male. Anche questo problema in realtà non ha contato assolutamente niente : la maratona è stata un colpo di bacchetta che ha volatilizzato tutti questi piccoli malesseri.

 “PRO” OGGETTIVI
1. ho un privilegio, posso avvalermi della consulenza di un paziente coach in famiglia: in realtà non gli permetto di allenarmi, ma all’occorrenza, approfitto della sua esperienza in vari campi.

2. un atteggiamento decisamente non agonistico. Questo punto, magari qualcuno lo metterebbe tra i CONTRO, ma decisamente, per chi è nelle mie condizioni, certo semplifica le cose e ti fa accettare quanto di buono c’è in queste partecipazioni che potrebbero altrimenti sembrare pazzesche, dato il livello di allenamento. 

“PRO” PIU’ SFUMATI
1. per quanto riguarda New York, la mia presenza era comunque prevista come accompagnatrice, quindi c’è un diavoletto che a quel punto ti dice: “... e dato che ci sei!!!!” rendendoti in discesa la decisione di partecipare!

2. nessuno si aspettava niente da me, un bel sollievo!

 Non racconterò della gara, dato che ci sono in giro molti racconti sull’argomento. Aggiungo solo alcuni “quadri” che gli autori più quotati non potranno darvi mai (per il semplice fatto che tali immagini sono tipici delle ultime retrovie).

Il passaggio sotto la linea di partenza (a più di 20 minuti dallo sparo d’inizio!) mi ha offerto il colpo d’occhio del ponte di Verazzano, costellato di capi d’abbigliamento lasciati cadere via via dagli atleti. E per tutta la durata del percorso ho continuato a vedere guantini scuri, bandane rosse, canotte variegate di cui le persone si liberavano all’intiepidirsi dell’aria. Come una novella Pollicina non c’era che da seguire le tracce fino all’arrivo!

Poi racconto del tappeto verde che si stende ai vostri piedi nei paraggi dei ristori. Magnifico! Parla di energia e di passi veloci: lo hanno tessuto per voi tutti quelli che sono passati , i circa 30000 che vi hanno preceduto al ristoro, preso il bicchiere, reintegrato liquidi e sali e poi lo hanno lasciato cadere. La First Avenue al mio passaggio ne era pavimentata e quella vista mi ha lasciato una traccia profonda e l’incoraggiamento a proseguire su quel percorso con tutti gli altri.

Nel dopo-gara vi aspettano ore di deliziosi e persistenti dolori alle gambe, alla schiena, per i più fortunati anche ai piedi. Ma il peso della medaglia al collo è dolce e vi procura sguardi ammirati e pacchi sulle spalle da giovanotti e signore sconosciute che sorridono e con un “Congratulations!” vi fanno sentire fortissimi.

I numeri finali? Al traguardo sono arrivate 32000 (e pochi spiccioli) prima di me. Nella categoria donne sono circa al 10000° posto e se vado a vedere la categoria per fascia di età scopro che mi sono piazzata intorno alla 1000° posizione. Le statistiche dicono “...che  meno del 3% della popolazione italiana riesce a  correre 3 km di seguito, 0,5% della popolazione finisce una maratona....” .  Quindi, facendo due conti scopro esterrefatta che ho superato di colpo qualche milione di  persone!!!!!!

Che altro dire? New York costituisce una tentazione ed io ho ceduto. Ne sono fiera e penso che, a volte, qualche piccolo problema fisico o di organizzazione familiare ci forniscono la scusa per “non provare”. Non deve essere per forza maratona! Penso a corsi di ballo, viaggi avventurosi o altre esperienze che non abbiamo mai osato fare. Accettiamo di non vincere, magari, e non temiamo la “figuraccia”! Sono certa che ognuno può trovare le risorse per fare qualcosa di inaspettato, sorprendendo noi stessi e gli altri! E magari, anche buttandosi alla grande!!!!!

Un ultimo consiglio se decidete di osare (soprattutto a New York): non dimenticate assolutamente di indicare il vostro nome in bella evidenza sulla maglietta. Sarete chiamati migliaia di volte da persone di ogni etnia, credo religioso e stazza fisica! Purtroppo io non ho curato questo particolare,  e ne sono pentita, ma..... magari l’anno prossimo, chissà......

 

 

08/12/04 Michele: "Ho iniziato a correre da poco: quale maratona?"

Ciao, sono un ragazzo ventiseienne che circa un mesetto fa dopo aver corso 2 km ( in modo pietoso)!!!!!!!!!! ho parlato con un ragazzo che mi ha consigliato il TUO sito e ho comprato il tuo libro e da lì mi è venuta una voglia matta di correre....
Oggi dopo un mese ti voglio raccontare le mie sensazioni dopo aver fatto due mezze maratone a distanza di 3 giorni. La prima l'ho corsa domenica e oggi la seconda. ho provato delle sensazioni nuove (anche se sono dottore in scienze motorie) che con altri sport non avevo mai provato soprattutto al termine dell'attività.
 Ho cercato di mettere in pratica i consigli del libro e ho trovato la possibilità di darmi delle risposte che AVEVO ma che non riuscivo a leggere dentro di me.
Dopo essere tornato a casa e aver fatto la mitica doccia mi sono sdraiato sul letto e mi sentivo il ritmo della corsa dentro e una leggerezza interiore che in pochissimi momenti della mia vita avevo provato fino ad oggi. So che magari per TE questa impresa è una piccola cosa ma per me è stata un'esperienza immensa e volevo farti PARTECIPE...ma sono sicuro che riesci a capirmi!!!!
Sto progettando la prima maratona fra un po' di mesi e spero di vederti e di fare qualche metro al tuo fianco.
Vorrei un consiglio su quale maratona scegliere per tagliare il mitico traguardo.
grazie di tutto.
Michele  

Felice di aver contribuito alla tua entrata nel mondo dei runner, Michele! Le sensazioni che descrivi rendono molto bene l'effetto della corsa sul corpo e sulla psiche. Nella scelta dei prossimi impegni non hai che l'imbarazzo della scelta:  l'apposita sezione sulla rivista Correre (se vuoi leggere la mia rubrica mensile...) ti indicherà tutte le gare dell'anno. Per quanto riguarda i miei progetti, puoi consultare la sezione Le mie gare. In particolare, se vuoi puntare ad un "sogno internazionale", non hai che da leggerti la pagina delle offerte "In viaggio con Luca Speciani" : in queste trasferte c'è sempre la possibilità di fare gruppo e divertirsi, oltre che vivere appuntamenti tecnici di massimo livello in città favolose (quest'anno Berlino, Cracovia, Parigi e New York! Non dico altro).
Ti saluto e grazie di nuovo,
Luca


 

28/10/04 Luciano: "Libro Mente&maratona"

Complimenti, un signor lavoro.
Sia tecnico che di ispirazione. Si legge come un thriller (non riuscivo a smettere) ma, una volta finito, ti lascia con l'impressione di essere una persona migliore.
ciao.Luciano.

Grazie Luciano. Conoscendo la qualità del lavoro che svolgi con i tuoi atleti, i tuoi complimenti ci risultano doppiamente graditi!. 

 

12/10/04 Antonio: "Corsa e donazione di sangue"

Ciao Luca, sono un donatore di sangue e vorrei sapere dopo una donazione per quanto tempo non si deve correre. 

Ciao Antonio, se stai bene puoi correre anche poche ore dopo una donazione, senza problemi (avrai una minore efficienza nel trasporto dell'ossigeno, compensata dal sangue più fluido, ma niente di grave).
Diverso è il caso di una maratona o di una gara impegnativa di lunga durata, svolta due-tre giorni dopo. In tal caso la minore efficienza nell'ossigenazione potrebbe sentirsi maggiormente e incidere qualcosina sul tempo finale. In linea di massima credo che dopo una settimana la differenza non sia più percepibile.

12/10/04 Luca: "Alimentazione pre-gara"

SONO SOCIO RRCM, ISCRITTO ALLA NYC MARATHON 2004 .
SE HO BEN CAPITO GIRANDO VELOCEMENTE PER IL TUO SITO, CONSIGLI IL CARICO DI CARBOIDRATI PRE MARATONA NELLE SOLE 24 H PRECEDENTI LA GARA, E NON PIU' UN SUPER CARICO DI 3 GIORNI.
HO LETTO BENE? MI AIUTI SOLO A CAPIRE COSA MANGIARE GIOVE VENE E SABATO IN OCCASIONE DELLA NYC MARATHON?
        SPERO DI CONOSCERTI (SE NON A NY DOVE CI SARA' GRAAN CASINO) AL PIU' PRESTO

Ciao Luca,
le prestazioni migliori si hanno in condizioni di perfetto equilibrio psicofisico. Non ritengo quindi assolutamente utile la vecchia dieta dissociata che prevedeva tre giorni di "fame" di carboidrati e tre giorni di carico. Io continuo tutta la settimana a mangiare normalmente. Il sabato faccio in modo di magiare una buona quantità di carboidrati, ma solo allo scopo di riempire "all'orlo" i depositi di glicogeno epatici e muscolari. Mai più dell'orlo.... se no il corpo reagisce contrastando il fenomeno.
Ciao!

 

28/09/04 Alvise: "Assunzione di carboidrati durante lo sforzo"

Ciao a tutti, visto che l'argomento e' sempre fonte di discussione, vi segnalo questo articolo, uscito su «Nutrition» 2:669-6770 - 2004.
E` un «review article» sullo stato delle conoscenze sull'assunzione di carboidrati durante l'esercizio.
Citando dall'introduzione:
This review discusses the effects of CHO on endurance capacity and endurance performance when ingested _during_ exercise and the underlying mechanisms for the observed performance effects. The second part of this review discusses ways to improve the bioavailability of CHO and directions for future research.

E` disponibile on-line, qui:
http://snipurl.com/9dzk

Grazie per la segnalazione, evidenzio qui di seguito gli elementi più interessanti che se ne possono trarre.
Viene evidenziato il concetto che, nella difficilissima situazione agonistica in cui ogni digestione è quasi bloccata, l'utilizzo di vie digestive diverse (per esempio di fruttosio e glucosio) possa quasi raddoppiare la velocità di passaggio nel sangue di quegli zuccheri. Ovvero, se invece di usare le molto digeribili maltodestrine (da sole) si usano maltodestrine abbinate ad altri zuccheri semplici (es. fruttosio) la velocità di assunzione raddoppia.
Un dubbio (credo lecito) mi viene se penso che comunque la trasformazione energetica di tali sostanze avviene sempre e comunque nel mitocondrio attraverso il ciclo di Krebs, ovvero mediante trasformazione delle stesse in
acido piruvico: ciò significa che alla fine la via di trasformazione in energia è comunque la stessa, e che il collo di bottiglia si trova là (posto che sia davvero raddoppiata la velocità di transito intestinale, come
postulato dall'articolo).
Il resto del pezzo mi sembra invece basato sulla ricerca di vie utili per INCREMENTARE la prestazione a mezzo di assunzione di carboidrati durante la gara.
Ora, se ragioniamo un momento sulla cosa, capiamo subito che in una gara breve, o lunga fino alla mezza, le nostre dotazioni normali di glicogeno sono largamente sufficienti ad arrivare fino in fondo alla prova con il
massimo della resa (utilizzo di SOLI zuccheri!). Nella maratona il discorso cambia, e l'aumento della prestazione in termini di velocità/km non ha alcun significato, quando il problema vero è la quota di grassi che si riesce a consumare in ogni metro. Tantomeno l'assunzione di zuccheri in gara, i cui effetti sull'allontanamento della crisi sono irrisori (e spesso dannosi per il fenomeno del furto di sangue o altre reattività), rispetto alle necessità del momento. Questa parte della ricerca non mi trova quindi d'accordo.
A chi consigliasse comunque l'assunzione di zuccheri in piccola quantità ad ogni ristoro, mi sento di rispondere che, se fosse così sempice, basterebbe ingoiare 150 grammi di zuccheri pochi minuti prima della gara e voila.... crisi del 35esimo cancellata! Parlare di 1 g di zuccheri al minuto significa parlare del livello più alto possibile di combustione, che si verifica assorbendo continuamente piccole quantità di zuccheri, combinate per lavorare con enzimi digestivi diversi, miste alla giusta quantità di acqua (diluite circa al 5%), a temperatura ideale, e in perfette condizioni di funzionalità intestinale (i test di assorbimento vengono fatti con prove di pochi minuti su tapis roulant o peggio ancora su cyclette, dove non esiste neppure lo shock da sbattimento su e giù!).
Anche in tali ideali quanto impossibili condizioni, tale grado di assorbimento potrebbe essere ottenuto solo con una cannula tipo camelback da cui assorbire continuamente, per tutti i 42 km, l'esatto ideale quantitativo
utile per il minuto successivo.
La differenza è tra teoria (o becera applicazione di dati derivati) e realtà dei fatti. Il corpo non è una macchina termica perfetta. Risponde con regolazioni ormonali, riduzioni di lumi, attivazione di neurotrasmettitori,
feed back, blocchi funzionali, inibizioni progressive. Nella pratica è stato misurato che anche assorbendo in condizioni ideali un bicchierino intero ad ogni ristoro (ogni 5 km), contenente maltodestrine disciolte in acqua tiepida nella concentrazione ideale (e tutti noi sappiamo che mezzo bicchierino finisce sulla maglia...) il ricavo energetico che se ne ottiene consente di ritardare l'eventuale crisi di circa 700 m. 
Via, facciamocene una ragione... per correre fino in fondo una maratona al ritmo più omogeneo e veloce possibile, l'unica via è allenare a dovere la potenza lipidica.


18/9/04 Marco da Milano: "Dieta GIFT e zona"

Ciao, ma la tua GIFT anche se sul sito non specifichi le quantità è la zona del Dr. Barry Sears! Giusto?
Marco

Ciao Marco,
assolutamente no!

Con la dieta a zona condividiamo (io e l'immunologo Attilio Speciani, con cui la dieta è stata messa a punto) alcuni concetti: il controllo dell'eccesso di insulina, l'attenzione alla qualità dei cibi (pur con i dovuti distinguo), ed anche il prezioso effetto "antifame" dell'abbinamento proteine-carboidrati.
Ce ne dividono altrettante.

La più grave (leggi la lettera nella posta in cui rispondo a Francesco da Lecce) è quella relativa al contributo calorico quotidiano.
Le calorie che la dieta GIFT apporta sono molto maggiori rispetto a quelle proposte dalla dieta a zona (anche se la nostra dieta non richiede un calcolo analitico delle calorie assunte, ma solo un controllo "visivo"), e questo per il semplice motivo che alla base del dimagrimento GIFT vi è una forte attivazione metabolica, mentre nella zona il dimagrimento è ottenuto solo grazie alla riduzione del numero di calorie ingerite, con relativo dannoso  "rallentamento metabolico".
Per l'atleta, seguire una dieta ipocalorica come la zona, ha - a nostro giudizio - effetti particolarmente dannosi: sia nel rallentamento complessivo delle velocità di reazione interne (ovvero minore rimozione delle tossine, minore velocità di ricostruzione tissutale, recupero più lento..), sia (per il fondista e il maratoneta) nell'utilizzo come carburante energetico delle proteine muscolari, che fa perdere all'organismo il tono muscolare che con fatica l'allenamento aveva costruito.

La fortuna della zona con molti atleti sta nel fatto che questi erano partiti da una situazione di sovrappeso (e dunque il dimagrimento ha favorito in una prima fase le loro prestazioni), e secondariamente dal fatto che le persone non rispettavano fino in fondo le rigide regole della zona: se le avessero rispettate (nelle quantità indicate) si sarebbero trovati nell'impossibilità di rendere a sufficienza in gara o in allenamento a causa della loro carenza permanente di glicogeno epatico e muscolare.
Ti posso assicurare che mi scrivono spesso persone che dopo un iniziale dimagrimento, si trovano a mal partito con diete ipocaloriche, e accusano stanchezza e demotivazione, peraltro prevedibilissime.

In sintesi, GIFT e zona - che pure condividono alcuni concetti importanti - si trovano su due sponde diverse.
La zona dalla parte della riduzione dell'apporto calorico, come la maggior parte delle altre diete. La dieta GIFT dalla parte dell'attivazione metabolica, come punto fermo per incominciare un virtuoso programma di rieducazione alimentare verso il 100% della propria efficienza organica (e psichica).

Mi sembra che siano due punti di partenza molto molto diversi.
Aspetta la pubblicazione delle "dieci regole" GIFT e avrai sicuramente un quadro un po' più chiaro dell'intera questione.

Ciao e a presto
Luca
www.lucaspeciani.it


PS: Attenzione a non fraintendere: paragonata al far west di diete fantasiose e prive di qualunque base scientifica che si vedono circolare su giornali e riviste, la zona rappresenta un tentativo molto valido di sensibilizzazione del grande pubblico ad una maggiore attenzione ad aspetti importanti della nostra alimentazione. Mi sembra tuttavia che vi sia necessità di recuperare alcuni concetti validi, ampliandoli in direzioni del tutto innovative, sulla base di nuove evidenze scientifiche.

14/9/04 - Francesco da Lecce: "Dieta a zona e numero di calorie"

Gentile Dr. Speciani,
mi chiamo Francesco e sono di Lecce.
Anzitutto volevo complimentarmi vivamente con Lei per l'alta qualità e la completezza del sito: è veramente una miniera ricchissima di informazioni.
Le scrivo perché vorrei porre alla Sua attenzione alcuni miei dubbi e chiederLe alcuni consigli in merito.
Pratico pallavolo a livello agonistico (serie C, è una categoria semi-professionistica) e volevo chiederLe qual è, secondo Lei, la quantità di proteine per kg di massa MAGRA necessaria per questo tipo di attività (la mia settimana-tipo è formata da 5 allenamenti, 2 volte con i pesi e 3 volte al palazzetto, a cui si aggiungerà tra circa un mese anche la partita settimanale), al fine di impostare una dieta a zona tarata sulle mie necessità (ho anche il bisogno di perdere circa 4 kg di grasso acquistati durante un infortunio).
L'altro mio dubbio, collegato al primo, riguarda i particolari momenti in cui si può violare la zona per recuperare le scorte di glicogeno: che tipo di carboidrati e soprattutto in che quantità (considerando che lo sport è la pallavolo e non la massacrante maratona o la corsa in genere - complimenti per la forza di volontà!-) dovrei assumere subito dopo un allenamento o una seduta di pesi? Entro quanto tempo? Non abbia remore ad essere molto preciso, ho intenzione di fare il sacrificio di mangiare "col bilancino" sapendo che i risultati in termini di equilibrio psico-fisico e di benessere mi ripagheranno di tutti gli sforzi fatti.
RingraziandoLa anticipatamente per la Sua disponibilità e confidando in una Sua risposta chiarificatrice, Le rinnovo i miei complimenti per la Sua attività e colgo l'occasione per porgerLe distinti saluti.

Ciao Francesco, e grazie per i complimenti al sito.
Il problema non è tanto quale sia la quantità di proteine necessaria alla tua attività sportiva, quanto piuttosto quale sia il contributo calorico complessivo a te necessario.
Se tu vuoi chiedermi un'applicazione rigorosa della dieta a zona, da me non l'avrai, perché sono convinto del fatto che i calcoli della dieta a zona (oltre a richiedere un'analiticità e una precisione che ne rendono difficile
l'applicazione quotidiana) costringono lo sportivo ad un apporto calorico assolutamente insufficiente, con conseguenze potenzialmente dannose sul suo equilibrio energetico.
Mi spiego meglio: se fai due calcoli, te ne accorgi subito.
Nella tua e-mail non mi dici il tuo peso (dato che potrebbe peraltro essere utile, unito ad altezza e massa grassa, per capire se sei vicino al tuo peso forma oppure no). Ma ipotizziamo che tu pesi 70 kg, con una massa grassa del 15%. La maggior parte delle tabelle indicano per te un consumo calorico quotidiano (da sedentario) che può andare dalle 1750 kcal (stima prudenziale) alle 1950 (stima larga).
A queste vanno aggiunte le calorie consumate nell'allenamento, che possono variare dalle 200 della seduta di pesi, alle 400-500 della partita settimanale.
Facciamo una media "prudenziale" quotidiana di 2000 kcal (e siamo stati bassi).
Ora, se seguiamo rigidamente la zona, dobbiamo ipotizzare (poiché sei sportivo) 1,5 g di proteine al giorno per kg di massa magra. La tua massa grassa è il 15% (ipotesi), quindi occorre moltiplicare il tuo peso (70 kg)
per la % di massa magra (0,85), per 1,5 g, ottenendo un totale di 89,25 g di proteine come dose quotidiana.
Poiché un g di proteine fornisce 4 kcal, otteniamo un contributo calorico pari a 89,25x4 = 357 kcal.
Seguendo la zona, il rapporto tra contributi calorici deve essere 40-30-30.
Dal che si deduce che in un giorno, per restare in zona, tu (sportivo!) avrai bisogno di 476+357+357 kcal complessive al giorno tra carboidrati, proteine e grassi.
Fai tu la somma: sono 1190 kcal. poco più della metà di quelle che una stima prudente ti consiglierebbe. E per forza che con la dieta zona si dimagrisce! Anche digiunando si ottiene lo stesso effetto!!!
In realtà la zona come dieta dimagrante ha i suoi pregi, perché grazie all'accoppiamento proteine carboidrati ad ogni pasto, consente di tenere calma l'insulina e quindi di ridurre l'effetto fame ipotalamico legato
all'abbassamento della glicemia. Inoltre la zona pone l'attenzione sulla qualità dei cibi (freschi, magri ecc.), il che non è sicuramente sbagliato in un momento in cui la fanno da padrone hamburger strafritti e biscotti
alla margarina. Tuttavia la zona, rigidamente interpretata, può solo nuocere all'atleta che non si trovi in una condizione di sovrappeso, perché la improvvisa carenza di zuccheri lo porterà da una parte a rallentare il
proprio metabolismo, e dall'altra ad utilizzare le proteine muscolari per produrre energia, vanificando gli sforzi di incremento svolti con le sedute di allenamento.

Se ti garba l'applicazione della zona, il mio consiglio è: non rispettare i vincoli calorici che essa pone. Tieni alto il tuo metabolismo con l'allenamento, e risparmia le tue preziose proteine muscolari. Nel paio d'ore che seguono un allenamento intenso (non dopo mezz'ora di pesi...) le tue scorte di glicogeno sono intaccate. L'azione dell'insulina, quindi, è salutare, perché asporta zuccheri dal sangue e li porta a ricostituire le scorte di glicogeno muscolari ed epatiche, senza alcun effetto di ingrassamento o di squilibrio. Se dunque vuoi toglierti lo sfizio di
mangiare quella bella fetta di torta al cioccolato, fallo in quel momento (se vuoi mantenerti magro, comunque, l'apporto in carboidrati puri non deve essere superiore alle calorie consumate durante l'allenamento).

In definitiva, una dieta per lo sportivo NON PUO' essere la zona, che è invece una buona dieta dimagrante, rivolta anche alla prevenzione di patologie cardiovascolari.
Un ottimo compromesso tra le esigenze di dimagrimento e le esigenze di efficienza dello sportivo, si può trovare nella nuova dieta GIFT, di cui è presente su questo sito un'ampia descrizione.
Nel frattempo, se ci tieni, segui i dettami della zona per tutto quanto riguarda la qualità e la varietà dei cibi da assumere. Per le quantità, invece, regolati diversamente secondo i bisogni che il tuo corpo ti segnala.
Se hai perso la naturale capacità di leggere i tuoi bisogni energetici, puoi comunque basarti su una dieta, ricca di frutta e verdura che (se i tuoi dati antropometrici sono simili a quanto detto) deve apportarti almeno 2000 kcal
al giorno.

Se volessi approfondire il discorso prima, non hai che da prendere appuntamento con me in studio (vedi sul sito) per discutere del tuo caso specifico, e ricevere un piano dietologico completo in grado di aiutarti
nella tua pratica sportiva, ed anche nel perdere quei 4 kg di cui lamenti la presenza (ma magari insieme scopriamo che sono solo due, o al contrario sei...)

Auguri per il tuo campionato e ancora grazie per i tuoi complimenti!
Luca


 

19/8/04 Fabio da Sondrio: "Alimentazione pre-gara e cabine di comando..."

Ho appena comprato il tuo libro Mente e Maratona, e sono un appassionato SKYRUNNER di 32 anni. Ho ottenuto risultati modesti quest'anno:
- ho partecipato ad un mezza maratona ad Aprile ed ho impiegato circa 1h26'
- Lanzada-Poschiavo (seconda prova di coppa del mondo 66° con 3h 19')
- 4 luglio (maratona del cielo) a Corteno 29° con 5h 12'
- ho il mio personale sul trofeo Vanoni (prova di corsa in montagna a staffetta che si disputa a Morbegno - SO, gara internazionale 35'58'')
Domenica 22/08/2004 parteciperò al KIMA 2004 in Val Masino(so) sperando di concludere sotto le 8h.
Volevo chiederti alcuni consigli di alimentazione pre-gara, contando che le SKYRACE partono praticamente tutte alle  7:00 di mattina,  ed inoltre se potevi darmi delle indicazioni su esercizi specifici per affrontare
terreni  sconnessi.
Secondo te il fatto di essere donatore AVIS può incidere sulle prestazioni? (Prelevano circa 450gr di sangue)
Inoltre da un esame di sangue pre donazione dopo a gara di Corteno mi è stata rilevata un tasso di emoglobina bassa. Io sono stato attento a carichi di allenamento prevedendo un maggior numero di riposi ed un'alimentazione basata un po' più sulle carni inoltre il mio medico (e amico) mi ha prescritto una pastiglia di un integratore a base di ferro al giorno, spero di aver recuperato i miei valori ematici (normalmente dovrei avere l'ematocrito a 42,5/43 e l'emoglobina a 13,5).
Ho colto nel tuo libro Mente e Maratona dei suggerimenti molto importanti, soprattutto a livello mentale.
Ora per concludere la stagione, dopo il Kima, mi rimangono da disputare due gare in montagna veloci (sui 40'), quindi mi sto concentrando nel trasformare la resistenza e potenza acquisita in velocità con allenamenti più brevi
ma con soglie più alte (ripetute sui 1000m o 500m in piano, oppure 10'/12' per 3 volte con frequenza 175bpm in salita più 5 per 100m sempre in salita).
Leggendo il tuo libro mi sono convinto di due cose:
- una che è meglio affrontare un allenamento con il sorriso sulla bocca e soprattutto ascoltare i segnali che arrivano dal proprio corpo;
- due che comunque al di là della stanchezza e dei dolori è la testa che comanda (ovviamente è un po' più difficile controllarsi nei momenti pre-gara).

Grazie e scusa per il disturbo.
Fabio

Ciao Fabio,
le domande che poni non hanno una risposta semplice: proverò a sintetizzare.
I tuoi risultati non sono "modesti". Sono i tuoi: punto e basta. Il confronto con gli altri vale solo in termini di gioco e di divertimento, mai per svalutare quanto facciamo.

Spero che tu abbia fatto il tuo massimo al Kima.
Quando si parte alle 7 del mattino, non ha alcun senso alimentarsi prima della gara. Sarà sufficiente un bel caffè zuccherato, o qualcosa di altrettanto digeribile al risveglio (miele, marmellata, e qualcosa di liquido: nulla più). Molto importante invece sarà una bella e abbondante cena ricca di carboidrati complessi nella giornata precedente: a pranzo, soprattutto, e un po' anche a cena (ma non troppo tardi).

Per correre bene su terreni sconnessi, occorre allenare la sensibilità propriocettiva, che è una dote del sistema nervoso. L'unico modo per allenarla è quello di fare spesso pratica di quel tipo di terreni, lavorando
istintivamente con gli aggiustamenti della posizione di piedi, caviglie, muscoli tibiali, quasi senza "pensarci". Una interessante analisi su questo argomento, l'ho presentata alla Maratona di Firenze 2003 in occasione del convegno sulla "tecnica di corsa" di cui ho pubblicato sul sito una sintesi.

Donare il sangue è cosa molto bella e lodevole, e può anche fare bene. Farlo immediatamente prima di una gara aerobicamente impegnativa (posto che vi sia un obiettivo agonistico) può naturalmente ridurre le prestazioni per la perdita sopportata in globuli rossi. Potendo scegliere meglio farlo a qualche settimana di distanza da una gara importante.

I globuli rossi si rompono facilmente, e in gran quantità, per compressione fisica, durante gare lunghe come le ultramaratone (o più brevi ma dal profilo altimetrico più dissestato). Niente di strano che ti abbiano
trovato valori bassi dopo Corteno.
Insieme al ferro, puoi comunque valutare con il tuo medico l'opportunità di un affiancamento sinergico con rame, vit. C, acido folico e vit. B12: fattori che ne aiutano l'assorbimento e l'utilizzazione all'interno della molecola dell'emoglobina.


Sui messaggi di Mente e Maratona hai colto, Fabio, due punti fondamentali.
Rettifico in parte il secondo, perché dire che la testa "comanda" è commettere lo stesso errore di quelli che pensano che a comandare sia solo il corpo.
La realtà è che quella che noi chiamiamo "testa" E' corpo, e quello che noi chiamiamo corpo E' testa in una inscindibile unità che è totalmente interdipendente. Capire questo vuole dire anche avere le giuste dritte per sapere come allenarsi, nel seguire l'uno e l'altro aspetto in modo paritetico.
Auguri e a  presto
Luca

 

9/8/04 Alessandro da Torino: "Infortunio pre-maratona: che fare?"

Ciao Luca,
mi sono iscritto al tuo programma su Berlino.
Il problema è che all'inizio di Maggio, dopo la Maratona di Torino, mi sono infortunato e
perciò, cominciando solo ora a stare un po' meglio, sono clamorosamente a corto d'allenamento.
La decisione più saggia sarebbe forse  quella di rinunciare, ma ormai ho deciso di venire anche
per l'occasione di visitare la città, indi per cui: che tipo di "allenamento", ovviamente in
linea di massima , mi consigli per il poco più di un mese che manca alla gara (o meglio
alla mia precaria  partecipazione  della stessa)??
Grazie per un tuo suggerimento
Alessandro

Caro Alessandro,
dopo due mesi di quasi inattività occorre come prima cosa tornare a valori minimamente accettabili di resistenza organica. Quindi ti direi di dedicare un paio di settimane a fare solo km e km di corsa lenta o appena più allegra (se ti senti inserendo qualche breve fartlek, alternando 1' forte e 1' piano).
E' importante in questa fase lasciare al corpo la possibilità di recuperare, per indurre la naturale supercompensazione (per esempio correndo un giorno sì e uno no, o alternando un allenamento intenso con uno di rigenerazione).
Dopodiché ci sono quattro settimane utili e una di scarico per combinare qualcosa.
A quel punto occorre inserire almeno un lavoro di qualità per settimana. In settimana 3 dovrai correre un lunghissimo (fallo ben riposato..) di almeno 28 km ad un ritmo 5-10% più lento rispetto al ritmo gara.
In settimana 5 farai il secondo lunghissimo da 32 km al 5% in più (cioè più lento) del ritmo gara previsto.
Nelle altre settimane proverai ad inserire almeno:
- Un progressivo 4x3000 o 4x4000
- Un LIP 300 (x30)
- Un LIP RipAf da 14 km (alternando 2 km a ritmo gara e uno 30" più
veloce..)
- Un paio di "medi" da 12 e 14 km a ritmo gara.

Se riuscirai a inserire questi lavori, nonostante l'arretrato di forma, dovresti comunque arrivare in fondo dignitosamente.
Mi raccomando di cercare in corsa sensazioni di scioltezza ed elasticità, più che di forza e di grinta. La maratona è essenzialmente economia di sforzo e consumo dei grassi....
Ciao e auguri!
Luca

 

29/7/04 Roberto dalla Toscana: "Emicrania dopo la corsa"

Ciao Luca sono Roberto, dalla Toscana. Non è la prima volta che ti scrivo: ti mandai una mail alcuni mesi fa dicendoti che avevo ripreso a correre dopo molti anni, e devo dirti che seguendo molti dei tuoi consigli sono riuscito con 3 allenamenti alla settimana a fare anche delle corse di 18 km in 1h e 50 (per me un ottimo traguardo!!!!)
In circa 7 mesi  ho perso  quasi 8 kg e ora peso 70 kg per 1.76 di altezza.
Nel frattempo mi sono anche letto anche il tuo bellissimo libro "Lo zen e l'arte della corsa", il quale ti devo dire mi ha davvero emozionato e trasmesso energia per correre, ma anche per la vita stessa.
Ho provato anche ad applicare lo zen alla mia corsa e in certi momenti ho vissuto dei momenti memorabili specialmente qui in certe campagne toscane (io sto in provincia di Pisa). Sai le colline, i rotoloni di fieno, gli odori dell'erba il mattino presto, mi hanno trasportato in una dimensione diversa come se il mio corpo facesse parte di quel paesaggio e il mio respiro fosse un alito di vento.....
Belle sensazioni positive che poi servono secondo me ad affrontare la vita con altri occhi e traguardi, specialmente a stare con i propri familiari (io ho due bambini) in modo molto più rilassato e positivo.
Ora devo venire però alla nota negativa: dopo essermi allenato e dopo la tapasciata della domenica, quasi sempre mi prende un forte mal di testa che incomincia nella fase del recupero un'oretta o due dopo la doccia, partendo da una forte stanchezza che sento per lo più nel cavo degli occhi, per poi trasformarsi nel classico mal di testa alle tempie destra e sinistra.
Devo dirti  che io ho sempre sofferto di mal di  testa anche da piccolo a partire da 8/9 anni e ho provato di tutto: medicina normale, omeopatia, centri dell'emicrania, senza mai arrivare a capire la vera causa. Ho provato anche da un dottore che cura  le  intolleranze alimentari, che mi ha prescritto una dieta di tre mesi senza lieviti, latticini, e carne di maiale, senza però devo dire grandi risultati .
Durante la settimana, nei giorni in cui non corro, ho avuto dei miglioramenti: in poche parole dei mal di testa meno frequenti.
Il dottore che mi ha fatto il certificato per l'idoneità fisica alla corsa per entrare nel gruppo podistico in cui mi sono iscritto, mi ha detto a questo proposito che è normale che per un individuo che soffre di mal di testa che dopo lo sforzo ci sia l'attacco doloroso di emicrania, e mi ha consigliato senza mezzi termini di prendermi il mio analgesico (sapessi quanti ne ho presi!!!!!) e di non affaticarmi più a trovare la causa e il rimedio perché secondo lui sono cause ereditarie e irrisolvibili.
Ora caro Luca mi sono rivolto a te non perché credo che tu possa risolvere il mio problema, ma sicuramente qualche consiglio me lo potrai dare, o dirmi se hai mai sentito dei casi simili, o darmi qualche indicazione su chi potrei contattare.
Mi ricordo che nel tuo LO ZEN E L'ARTE DELLA CORSA scrivevi senza mezzi termini che non c'è niente di più sbagliato che curare il dolore con le medicine senza saperne la causa. Io sono pienamente d'accordo, ma quando ho un attacco di mal di testa, mi devi credere, non posso quasi mai fare a meno di prendere l'analgesico, anche se questo è una cosa che veramente vorrei evitare di fare.
Io credo anche che lo zen possa essere una via associata a qualcos'altro che mi potrà aiutare a risolvere il mio problema.
Sperando in una tua risposta ti saluto e ti ringrazio gia da ora per quello che stai facendo per noi tutti.
CIAO
Roberto

Per carità! Rifletti, ti prego, sul rapporto che hai col tuo medico!
Che bel consiglio.... prendere un bell'analgesico quando senti male... come se non esistessero gli effetti collaterali, che a loro volta perpetuano il problema in un circolo vizioso da cui non si esce più.
L'emicrania ha delle cause contingenti (sbalzi caldo-freddo, stanchezza e debolezza, contrazione-dilatazione vasi sanguigni, ansia, eccesso alimentare, digiuno, ingestione di sostanze tossiche, alcool ecc.) che possono colpire tutti. Si presenta però con grande frequenza in alcuni individui, e rappresenta spesso uno stadio avanzato di una situazione irritativa e infiammatoria esistente da molto tempo, e magari frequentemente soppressa con analgesici, antistaminici, cortisonici, antidepressivi, stimolanti ecc. a seconda del tipo di sintomo manifestato.
L'unica via per me sensata (ma che ti assicuro vedo funzionare nello studio in cui lavoro in modo quasi totale) è quella di ripercorrere all'indietro la genesi del problema. I nostri organi emuntori sono numerosi: il fegato, i reni, la pelle. Quali di questi abbiamo costretto a un superlavoro, e magari soppresso in passato? Solo tornando indietro un passo alla volta è possibile sgonfiare il problema. Anche se questo può voler dire il riemergere di vecchi sintomi ormai dimenticati (eruzioni cutanee, riniti allergiche ecc.).
Lo stile di vita - e in particolare l'alimentazione, il sonno, i ritmi di lavoro, l'ansia - fanno la parte del leone nel creare quadri organici di predisposizione. Quindi come prima cosa occorre lavorare su questi fattori.
Le intolleranze alimentari spesso sono un parametro su cui è facile intervenire, e che portano rapidamente a buoni risultati in tempi brevi. Se tu hai provato con una dieta di eliminazione, posso dirti che non hai provato nulla. L'eliminazione totale dei cibi a cui si è intolleranti non solo non risolve il problema, ma talvolta lo aggrava. Occorre invece prima di tutto avere ben chiaro cosa togliere e con cosa sostituire (cosa non chiara anche a molti medici..) e in secondo luogo che solo una dieta di rotazione può portare il corpo ad abituarsi a gestire certi cibi come "amici" e non più come nemici.
Se vuoi ne parliamo più in dettaglio.
Il fatto che dopo la corsa (cioè dopo uno stress aggiuntivo) tu abbia un peggioramento sintomatico, mi sembra comprensibile. Il problema è quello di sgonfiare l'irritazione sottostante, in modo che il piccolo stress della corsa (che ha numerosi benefici collaterali) non faccia peggiorare la situazione.
Svuota la farmacia, dunque. Una risposta complessa come questa richiedeva forse al tuo medico l'investimento di 10' del suo tempo. Molto più facile dire "piglia un analgesico", no?

Grazie delle parole di apprezzamento. Quello che faccio e scrivo è un sasso nel mare. Poi ognuno lo legge o lo interpreta come ritiene opportuno. Ciò nonostante fa sempre piacere ricevere ogni tanto dei "grazie" gentili come i tuoi.
Ciao e auguroni!
Luca

 

23/7/04 Graziano: "Invecchiare bene"

Ho subito uno strappo muscolare al bicipite femorale per sovraccarico. Dopo 8 mesi passati alla rieducazione tra corsa, stretching, potenziamento, esercizi di elasticita mucolare tipo skip, balzelli ecc. ho recuperato quasi
del tutto la gamba.
Dico quasi perché in un finale di una gara ho sentito una leggera fitta sulla cicatrice che poi ho verificato non era altro che un forte accumulo di acido lattico.
Ciò nonostante ho visto che non sono più un giovanotto e che quindi occorre pensare cosa fare per restare in forma anche quando avrò 50/60 anni e oltre.
In pratica ti volevo chiedere: oltre alla corsa, riposo, alimentazione, cosa aiuta una persona ad invecchiare bene?
Saluti
Graziano

Sintetizzerei con: il sorriso.
Perché se è vero che l'attività fisica (soprattutto quella moderata), un'alimentazione sana e un atteggiamento sereno e rilassato rallentano grandemente l'invecchiamento, è anche vero che ciascuno di noi ricorda qualche parente, amico o conoscente vissuto molto a lungo ignorando qualcuno di questi parametri (talvolta il cibo, talvolta il movimento..), ma con un profondo sorriso "dentro" nei confronti della vita.
Dovendo scegliere tra le tre "colonne" dunque, sintetizzo con il sorriso: di gran lunga il più importante.
Senza cibo sano e movimento regolare, tutti i nostri parametri biologici peggiorano, e ci fanno invecchiare prima. Ma se non siamo capaci di sorridere, a che ci serve avere anche il corpo più prefetto e sano di questo mondo?
Ciao Graziano, e auguri per un pronto recupero dei tuoi malanni...
Luca

 

6/7/04 Paolo e Michele (Disabilincorsa): "Dieta Atkins e perdita di peso"

Luca,
Michele è l'animatore di www.disabilincorsa.com 
Mi ha girato il messaggio che ha mandato alla sua lista stanotte per chiedermi un parere.
Visto che immagino tu abbia già pronta una bella risposta (la mia è stata: per me, intollerante ai latticini, sarebbe improponibile e mi sembra comunque troppo sbilanciata e pericolosa), propongo che tu, se ne hai voglia
e tempo e, soprattutto, se mi autorizzi, scrivi qualcosa di più scientifico in merito, così io giro la tua risposta a Michele.
Senza impegno, ciao
Paolo

Il messaggio - che qui riassumo - parlava della dieta Atkins: ne riporto alcuni concetti estratti dalla lunga informazione promozionale sulla dieta stessa:

Si intitola: "Come perdere 10 kg in un mese".

Chiariamo subito una cosa: non sono un medico e neanche un dietologo,
pertanto ciò che troverete scritto in queste pagine si riferisce solo ed
esclusivamente alla mia esperienza personale....
Dovevo assolutamente fare qualcosa, non potevo andare avanti così.
57 anni, 186 centimetri di altezza, una vita sportiva iniziata all'età di
quattro anni e bruscamente interrotta per motivi di lavoro a 53. Un peso
corporeo passato in soli quattro anni dalla piena forma dei 76 chili a 86
con punte di 88-89 sotto Natale-Capodanno....
Così decisi di liberarmi della zavorra, e la spinta decisiva a questa
decisione me dette la lettura di un articolo sulla dieta Atkins, dieta
conosciuta anche sotto i nomi di "iperproteica", "ipoglicidica" o
"chetonica"....
Robert Atkins, cardiologo americano, scrive:
Le cause che concorrono all'obesità sono essenzialmente due:
- produzione eccessiva di insulina
- mancanza dell'ormone FMH
L'insulina è un ormone prodotto dal pancreas che stimola la sintesi e la
fabbricazione di grassi che vengono accumulati nei depositi del corpo
(pancia, cosce, glutei ecc.). E' chiaro che se questo ormone viene prodotto
in dosi eccessive i grassi in eccesso aumentano di pari passo.
Ma questa è una patologia: se si è "intolleranti" verso i carboidraiti
l'insulina aumenta, e per stabilire se si è intolleranti ai carboidrati è
necessario controllare le curve glicemica e insuleminica.
Dopo di che il medico, e nessun altro, potrà stabilire il da farsi.
L'ormone FMH (Fat Mobilizing Hormone) invece viene secreto dall'ipofisi ed
è, come dice il suo nome, deputato alla mobilizzazione (leggi "consumo") dei
grassi. Ma questa secrezione avviene soltanto quando nell'organismo non ci
sono zuccheri disponibili ad essere usati come fonte di energia tanto da
costringerlo a pescare nei depositi di grasso.
Avete capito adesso ?
Se non avete ancora capito ve lo spiego io: per aumentare la produzione
dell'ormone FMH, che è quello che si "mangia" i grassi che avete accumulato
in anni di bagordi,  è necessario eliminare del tutto gli zuccheri e i
carboidrati. Ma solo questi due elementi; per il resto non ci sono
limitazioni, potete mangiare a sazietà.
E questa è la carta vincente della dieta: dovete solo badare al "cosa" ma
non al "quanto" !
La dieta Atkins divide gli alimenti in  tabelle:
- Cibi totalmente vietati
- Cibi ammessi con riserva
- Cibi permessi
Per cibi totalmente vietati s'intendono cibi che devono essere completamente
esclusi dall'alimentazione durante il periodo della dieta, in qualsiasi
quantità. Non sono ammesse deroghe di nessun genere pena l'invalidazione
dell'intera dieta. E quando dico totalmente vietati intendo totalmente,
neanche un grammo è permesso. Il che comporta l'analisi scrupolosa dei
componenti alimentari assunti durante la dieta.
Faccio un esempio: la carne è un cibo permesso, ma le polpette di carne non
lo sono.
Perchè ? Perchè le polpette di carne contengono pangrattato che è un
carboidrato...e di carboidrati nemmeno un grammo s'è detto! ....
Cene a casa di amici, pizzerie e bar. Patti chiari e amicizia lunga: non
sono ammesse deroghe con scuse del tipo "tanto domani recupero...ma è solo
un pezzettino...". E poichè è virtualmente impossibile osservare la dieta
Atkins se siete invitati a cena dai genitori della vostra fidanzata, dovrete
cancellare tutti i vostri impegni mondano-culinari per tutto il tempo
necessario al raggiungimento dell'obiettivo. E se vivete con la vostra
famiglia di origine ve la dovrete vedere con vostra madre !
Pesatevi tutti i giorni due volte: la sera dopo cena e la mattina prima di
colazione dopo aver fatto i bisognini. Sempre nelle stesse condizioni (nudi,
in pigiama, in canottiera...).
Non date ascolto agli amici. Ne troverete più d'uno che vi predirrà malattie
orribili o conseguenze catastrofiche a causa della vostra dieta. Ignorateli.
Quando si verifica un notevole consumo di grassi in ambiente privo di
carboidrati, nell'organismo si producono grandi quantità di prodotti
derivanti dalla distruzione dei grassi stessi: i chetoni dei quali fa parte
l'acetone. Anche se i chetoni vengono eliminati dai polmoni e dai reni,
quando sono presenti in dosi massicce - e con la dieta Atkins se ne
producono proprio tanti - essi provocano la chetosi o l'acidosi, fenomeni
che sono distinti tra di loro.
La chetosi semplice è un buon segnale, significa che si stanno utilizzando
gli accumuli di grasso come fonte di energia e che quindi si sta dimagrendo.
L'acidosi si determina invece quando si va in chetosi dopo un lungo digiuno,
o perché si è diabetici con valori fuori controllo; in questi casi non va
bene, ci vuole il medico e si possono correre dei pericoli.
Ma se non siete diabetici e vi alimentate secondo le vostre esigenze e
secondo i dettami della dieta Atkins, la vostra sarà una semplice e benefica
chetosi che potrete controllare con speciali cartine tornasole (in farmacia)
da usare nelle urine.
La seconda osservazione riguarda l'eccessiva assunzione di proteine che la
dieta Atkins comporta.
Non potete mangiare solo verdure perchè così finireste per intaccare i
tessuti muscolari, e poiché zuccheri e carboidrati sono vietati, dovrete
valervi, per dare al vostro corpo il "carburante" di cui abbisogna, dei
formaggi e delle carni.
Questa alimentazione iperproteica può provocare un'intossicazione dei reni
che vanno "drenati" in continuazione.
Di qui l'obbligo di bere un paio di litri di acqua al giorno,
preferibilmente buona acqua minerale che vi fornisca i sali di cui avrete
molto bisogno, e di saziarvi con verdure piuttosto che con grassi....
La dieta Atkins ha effetti variabili a seconda delle persone. Il dottor
Atkins dichiara di aver avuto successi per il 98% su 10.000 individui. Ma i
tempi di raggiungimento dell'obiettivo variano da individuo a individuo,
anche in funzione del numero di chili da perdere.
Quando si è raggiunto l'obiettivo - da un mese a tre mesi massimo - la dieta
va interrotta e si deve iniziare il piano di rientro nel regime alimentare
normale.
Se dopo tre mesi non avete raggiunto nessun risultato o risultati scarsi, è
molto probabile, per non dire quasi certo, che abbiate barato o non siate
stati sufficientemente attenti a quello che mangiavate.
Se invece siete stati assolutamente scrupolosi, vuol dire che rientrate nel
2% di fallimenti dichiarati da Atkins.
Io ho perso 10 chili in un mese, un altro chilo e mezzo nei dieci giorni
successivi e altri 500 grammi allo scadere dei due mesi.
Sono rientrato pienamente nel regime alimentare normale, quindi con
assunzione di carboidrati e zuccheri, però ho profondamente modificato le
mie abitudini alimentari....

Ed ecco la mia risposta...

Ciao Paolo,
eccoti il commento promesso sulla dieta Atkins. 

Provo ad evidenziare alcuni punti deboli della questione, per poi fare
magari un discorso più generale, magari stimolato dalle domande di chi fosse
incuriosito. Sarò sintetico (ci sarebbero da dire milioni di cose), così
lascio spazio a ulteriori commenti.

1) Dieci kg in un mese.
E' uno degli errori più comuni di tutte le diete. Costringere una persona ad
un regime dietetico innaturale (magari anche intossicante, o comunque
drasticamente privo di calorie) per fargli perdere tanti kg tutti in un
colpo, è una pessima abitudine. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Non c'è paziente in grave sovrappeso che non mi racconti di "quel periodo in
cui aveva perso 20 kg con una dieta particolare...", salvo che poi li ha
recuperati tutti con gli interessi.
La spiegazione di questo fenomeno risiede nel fatto che il metabolismo tende
a rallentare drasticamente non appena si riducono le calorie, mentre quando
si ritorna alle vecchie abitudini, passa diverso tempo prima che il corpo si
riattivi adeguatamente.
Non vi può essere regime dietistico efficace (nel tempo), che non comporti
l'acquisizione di nuove e STABILI abitudini alimentari.

2) Divieto assoluto di utilizzo di carboidrati
Il discorso sull'insulina è verissimo (ed anche un po' più complesso di
quanto riportato, soprattutto per l'atleta!), ed è spesso alla base di molti
ingrassamenti indesiderati, nonché di alcuni cravings alimentari (ricerca
spasmodica di cibo). Tuttavia il divieto assoluto (neanche un grammo!) mi
sembra più un placebo che un discorso utile. Per tenere calma l'insulina
sono sufficienti alcune precauzioni (attività fisica, attenzione al carico
glicemico e ai cibi con indice glicemico alto, utilizzo di cibi integrali,
abbinamento proteine carboidrati...) e non è assolutamente necessario
escludere dalla dieta tutti gli zuccheri. Si crea così una dieta impossibile
da mantenere nel tempo, il che contraddice quanto esposto al punto 1, e
riporta a zero la situazione quando la dieta sarà interrotta.
Comporta inoltre un utilizzo delle proteine come carburante glicidico, che
nel tempo può intossicare reni e fegato.

3) Chetosi
E' un fenomeno provocato proprio dal dimagrimento eccessivo e violento in
tempi brevi. Inoltre, vi sono anche sostanze tossiche liposolubili disciolte
all'interno dei grassi corporei, che vengono rimesse in circolo dimagrendo.
Un altro ottimo motivo per liberarsene gradualmente e lasciare tempo al
fegato o al sistema immunitario (se è efficiente) di prendersene cura e di
rimuoverle o eliminarle.

4) Intossicazione renale
Se si eccede con l'alimentazione proteica (un problema che riguarda anche
gli atleti zonisti rigorosi) i reni e il fegato sono costretti ad un
superlavoro, che non ha gravi conseguenzenel breve periodo, ma nel lungo sì.
Bastasse bere un po' più di acqua per ripulire i reni, saremmo tutti felici.
Il problema è che il rene deve prima funzionare bene, e se non funziona bene
per altri motivi, sono problemini...

5) INFINE I PRO DI QUESTA DIETA, CHE SONO NUMEROSI
La riduzione del consumo di carboidrati (non quella dei grassi, che sono
insulino-neutri..) è alla base di qualunque buon programma di dimagrimento.
L'indicazione "di direzione" è dunque corretta. Come pure sono corrette le
indicazioni sulle verdure ecc.
Non lo è invece l'eccesso, e il volere a tutti i costi forzare la mano alla
natura, per accontentare le esigenze di persone che ci hanno messo 20 anni a
mettere su 20 kg di sovrappeso, e ora vorrebbero perderli tutti in un mese.
Un po' più di rispetto per il proprio corpo e per le sue dinamiche,
risparmierebbe molti errori.
Ragazzi, per chi vuole morire presto, c'è anche la liposuzione, la resezione
dello stomaco, il digiuno totale, la dieta minestrone, e altre piacevoli
pratiche grazie alle quali si riempiono le pagine di cronaca (e i cimiteri)
periodicamente.
Nulla di tutto questo, naturalmente, riguarda la dieta Atkins, ma era per
fare meglio capire che con questi problemi è meglio non scherzare.
Il mio punto di vista - nel pieno rispetto della corretta idea del Dr.
Atkins che andava controcorrente in un momento in cui negli USA veniva
condotta una dura battaglia (perdente) contro i grassi nell'alimentazione -
è che non vi possa essere una dieta qualsiasi che faccia perdere 20 kg in
breve tempo senza minare in qualche modo la salute e il benessere della
persona che vi si sottopone.
Così come li abbiamo presi, quei kg, vanno persi.
Lentamente, con le giuste indicazioni alimentari, e attraverso una corretta
educazione al movimento.

Pieno rispetto per qualsiasi diversa opinione. Questa però è la mia, che applico in tutti gli incontri che faccio in studio (talvolta con persone che di kg in eccesso ne hanno anche 30 o più, e sono quasi incapaci di
muoversi).
L'entusiasmo che ricevo in cambio da chi applica con cura e attenzione le mie indicazioni (basate sugli orientamenti della nuova dieta GIFT), e si vede ogni mese più vicino ai suoi obiettivi mantenendo
il buon umore, e imparando l'importanza di alcune regole alimentari da sempre ignorate, è per me sufficiente gratificazione.

A disposizione per qualsiasi chiarimento...
Luca Speciani




11/6/04 Andrea da Pisa: "Tendini"

Caro Luca, un parere personale.
A Febbraio ho subìto un infortunio dovuto al freddo (con ritiro alla maratona dei luoghi verdiani al 24° km), ai polpacci e soprattutto ai tendini di Achille. Da allora ho corricchiato Roma e Boston senza strafare per non sollecitare troppo i tendini e rischiare chissà cosa. Poi ho corso una gara corta-veloce di 8 km 20 giorni fa e nuovamente ho risentito il dolore ad uno dei due tendini. Sono stato in pratica fermo fino a ieri sera quando ho ripreso con 50' di corsetta senza avere problemi (a parte il fatto che mi sono appesantito e ho perduto un bel po' di smalto).
Oggi, ogni volta che mi alzo a freddo (dalla scrivania, dalle poltrone del treno) zoppico pesantemente per il dolore, che però dopo una decina di minuti mi passa come se niente fosse (o quasi....).
Non so più cosa fare (oltre che a calzare delle scarpe ammortizzate al posto delle Timberland che sono troppo basse)..... Chi è lo specialista per i tendini? Non bastano 20 giorni di riposo? E' vero che sono un bisonte, ma insomma..... Io vorrei riprendere ad allenarmi seriamente il prossimo mese per arrivare alla magica accoppiata Venezia+Firenze.
Che fo?
ciao
Andrea

Ciao Andrea,
mi dispiace che tu abbia questo genere di problemi, che sono sempre un po' fastidiosi, e faticano ad andare via.
Proviamo a radunare tutte le idee attinenti (è il mio modo di fare) e a cercare una soluzione multifattoriale che ci permetta di lavorare su più fronti.
Incominciamo a inquadrare il problema: il tendine d'Achille si infiamma quando viene spesso sollecitato al di là di quella che è la sua naturale funzione (gestire l'allungamento del polpaccio durante la spinta). Dunque tutto ciò che può contribuire al quotidiano alleggerimento di questa tensione andrebbe perseguito:
a) Riduzione di peso (più peso = più forza sul tendine)
b) Riduzione dei lavori veloci in salita (sollecitazione forte)
c) Riduzione dei lavori lunghi con molte salite (perché la stanchezza muscolare si accumula alla tensione tendinea)
d) Riduzione dei lavori veloci in pista (spiccatamente anaerobici)
e) Eliminazione totale di squat, balzi ecc.
f) Utilizzo di scarpe, oltre che ammortizzate, anche e soprattutto con un bel differenziale tra pianta e tallone.

Attualmente però la situazione di infiammazione è persistente e prosegue da un certo tempo.  Quindi è necessario anche intervenire a livello curativo e non solo preventivo. E qui ci si mette la particolarità del tendine, che - in quanto tendine e non muscolo - è pochissimo vascolarizzato, ed ha quindi tempi lunghissimi di recupero.
In poco tempo una semplice infiammazione persistente può portare ad un danneggiamento (recuperabile con il completo riposo) simile ad uno sfilacciamento progressivo. Se lo sfilacciamento non viene curato, e ci si corre sopra (magari con pomate o altro) si può trasformare in danno permanente (rottura di porzioni di fibre sempre maggiori), che richiede poi un intervento chirurgico dagli incerti o comunque lunghissimi esiti.
In pratica il tendine sfilacciato riceve una sollecitazione sempre più forte su un numero di fibre sempre minore, aumentando quindi lo sforzo sulla singola fibra.

Una cura (a mio giudizio, ma confrontati con il tuo medico di fiducia) deve essere rivolta ad abbassare quanto più possibile il livello di infiammazione complessivo, e si può praticare sicuramente anche attraverso queste vie:
1) Omeopatia
Utilizzo di Arnica 200 CH (qualche pallina sotto la lingua) tutte le volte che ci si corre sopra, e utilizzo quotidiano ogni mattina di due-tre palline sublinguali di Hedeoma pulegioides CH 7.
2) Massaggi locali - meglio se serali, ovvero prima dell'inizio della fase anabolica - con gel di Arnica o arnica-calendula (va bene anche l'olio, quello che trovi.. purché non abbia coformulanti strani tipo salicilati ecc.).
3) Controllo di tipo alimentare sulle intolleranze, per identificare quali cibi possano contribuire ad alimentare l'infiammazione (vedi pagina Dria Sport).

Quando la situazione fosse compromessa (ma non lo diventa, se fai attenzione a quanto detto) l'unica via resta quella operatoria, che consiste in un "rappezzo" della parte sfilacciata o strappata, attraverso la ricucitura dei lembi muscolari adiacenti (con relativa maggiore vascolarizzazione). Purtroppo l'operazione non è né cosa breve (lungo decorso post) né cosa sicura, e talvolta - se non si mettono in atto le precauzioni indicate - richiede tempi lunghissimi.

Ti faccio i miei migliori auguri, complimentandomi con te per la bella riuscita di Pisa, di cui mi è giunta l'eco.
Io sono or ora rientrato dallo stage di Brusson, che è stato veramente bellissimo: ho ancora gli occhi pieni del sole, della montagna, e del bellissimo gruppo che si è creato. Mille nuove idee per la testa, e tantissima felicità per il bellissimo lavoro che mi sono "coraggiosamente" scelto :-)

Ciao e a presto!
Luca

 

11/5/04 Luigi da Nuoro: "Atteggiamento mutato"

Volevo giusto informarti che domenica ho corso una gara di 10,3 km in 38'28''. Ma oltre il tempo per me strepitoso ero contento di esprimere la mia gioia per una gara che forse per la prima volta ho affrontato in modo molto diverso. Alla partenza ho detto agli amici...questa volta VOGLIO SOFFRIRE: parto sparato e cerco di tenere quel ritmo.
Ho fatto questa considerazione: la soglia anaerobica è quella che si raggiunge tenendo un ritmo elevato per circa 40 minuti, quindi anche andando oltre non potrei comunque crollare eccessivamente. Invece, a parte un piccolissimo cedimento a metà gara, attraversando uno sterrato fangoso con curve e controcurve, non solo ho  tenuto il ritmo, ma negli ultimi 3 km ho persino aumentato...
Sono davvero soddisfatto di questo atteggiamento mutato: per la prima volta non ho corso solo in difesa...adesso mi manca solo di aggrapparmi a chi so essere più forte e poi vedere che succede.
Grazie, perché questi miglioramenti del 2004 sono solo da imputare alle tue metodologie...

Splendido tempo il tuo, Luigi! Ma ancora più bella la determinazione che emerge dalle tue parole: "negli ultimi 3 km ho persino aumentato!". Se l'atteggiamento nei confronti della gara è mutato, non lo devi specificamente a me, ma al metodo MBW che ti ha portato in tempi relativamente brevi a indurre degli stimoli agonistici in modo del tutto automatico e inconscio, ma di cui - a livello conscio - ora ti rendi perfettamente conto.
Sono contentissimo per te, e registro il tuo buon tempo, tra l'altro a brevissima distanza dalla maratona di Padova, dove hai centrato un ottimo personale, a dimostrazione che le induzioni positive sono ad ampio raggio, e ti consentono una grande flessibilità sulle diverse distanze.
Tieni comunque conto del fatto che presto potrai correre l'intera mezza maratona a ritmi appena più lenti rispetto a quelli tenuti su un 10.000. Nell'atleta ben allenato, infatti, la soglia anaerobica non viene tenuta "per 40 minuti", ma per un tempo più lungo, che può arrivare anche a coincidere con il tempo richiesto da una "mezza". Tuttavia, per farlo, dovremo allenare a dovere la capacità mentale di mantenere a lungo quel ritmo (che il tuo corpo percepisce come molto sostenuto). Saranno utili quindi, per quello scopo, lavori PAE e CRI, alcuni dei quali hai già testato con successo.
Complimenti ancora, e ci vediamo a Nuoro!
Luca

11/5/04 Alessandro da Roma: "Grazie Luca!"

Caro Luca,
ti ho scritto un po' di tempo fa chiedendo lumi sulla tua attività di webcoach. Ho preferito far tesoro dei tuoi insegnamenti attraverso le pagine di "Mente e maratona" e "Lo zen e l'arte della corsa" costruendomi così una tabella personale con lavori Mind Body Work.
Ti scrivo per ringraziarti comunque della chiarezza e della professionalità dei tuoi programmi: in meno di due mesi sono passato da 2h e 07' sulla mezza maratona a 1h e 48'. Un vero successo per un "culo di piombo" come me.
Grazie ancora!
Alessandro

Caro Alessandro, che dirti? Speriamo non facciano tutti come te, o mi trovo improvvisamente senza lavoro!
Sto scherzando, naturalmente, e sono invece contentissimo per i tuoi progressi, che spero davvero dovuti a una corretta applicazione del metodo.
Qualcuno pensa che riuscire a far progredire i "culi di piombo" (come tu ti autodefinisci, mostrando maturità e invidiabile capacità di autoironia) sia cosa facilissima, che riesce a tutti senza problemi. Ecco, io sono dell'idea che le cose non stiano così.
Se è vero che un atleta che non si è mai allenato seriamente può essere fatto progredire semplicemente impostandogli un piano ordinario e regolare, è anche vero che la maggior parte dei "culi di piombo" (come li chiami tu) spesso si allena già profondendo un grande impegno e notevoli energie. Fare progredire questi atleti non è così facile, e non sempre riesce bene a tutti o al primo colpo (ti posso assicurare che ricevo spesso mail di atleti non-top, che sono da anni fermi sulle loro prestazioni, pur allenandosi sodo): complimenti dunque a te, che hai saputo imprimere ai tuoi lavori nuova linfa e nuove motivazioni. prendo volentieri la mia fettina di merito, pur sapendo che è stata la tua forza e determinazione a fare la differenza.
Ti assicuro che svegliarsi al mattino e trovare una lettera come la tua, riesce a cambiarmi la giornata!
Ciao e grazie del tuo grazie!
Luca 

 

1/5/04 Antonella da Ravenna: "Tanto stanca da..."

Ciao Luca,
credo che approfitterò della tua gentilezza per chiederti un consiglio: da un po' di tempo ho un problema "fisico" che non riesco a risolvere. Durante  lavori molto impegnativi come le gare in salita, o quelle su brevi distanze dove cerco di tirare al massimo, avverto (quasi sempre verso la fine) un senso di nausea che si trasforma dopo poco in....conati di vomito.
Mi è capitato anche in uno degli ultimi allenamenti CRI dove ho concluso l'ultimo km in 3'58 ( è una velocità che ancora non mi appartiene). C'è chi dice che "forzo" troppo, che occorre ancora un po' di tempo per adattarmi a certi ritmi, c'è chi dice sia un fattore legato alla tensione e all'ansia che la gara mi provoca. Tu cosa ne pensi? A proposito, la fase 2 sarà in vista della maratona di Venezia e, se il caldo sarà clemente, credo farò anche quella di Ravenna (la mia città) come allenamento.  Mi sentirai sicuramente  per avere qualche tuo prezioso consiglio. Grazie ancora di tutto...
Antonella

Dici bene Antonella. E' probabilmente una velocità che ancora non ti appartiene.
Il rigetto è una risposta fisica naturale del corpo umano, che ha poco a vedere con l'ansia e la tensione. Si tratta di un riflesso evolutivo che gli uomini primitivi dovevano avere quando ingerivano inavvertitamente delle sostanze tossiche, in mezzo alle erbe e ai frutti di cui si nutrivano.
La tossicità più grave, quella neurologica, era in grado di dare vertigini, capogiri, o anche cattivo funzionamento della vista, visione sdoppiata ecc. un po' come gli ubriachi che - sotto l'effetto tossico dell'alcool - vedono doppio.
In quella situazione il vomito è la risposta più sana e naturale che il nostro corpo può offrire, ed è la stessa che offre quando l'eccessivo brusco azzeramento del glucosio disponibile nel sangue impedisce la corretta nutrizione dei neuroni cerebrali, provocando quegli scompensi a cui il nostro saggio organismo (ma in questo caso fuori strada..) risponde col rigetto.
Rimedi? Correre su ritmi più consoni alle tue capacità, senza strafare, ma arrivando ai ritmi che vorrai tenere, con un processo di crescita molto graduale: l'unico che può, giorno dopo giorno, portarti alle stelle.
Ciao e a presto!
Luca


24/4/04 Maurizio da Schio: "Alimentazione, integrazione e proposte commerciali"

Caro Luca
grazie per i suggerimenti che oserei definire "no global" più che "zen".
Per sfizio ho acquistato in farmacia una bottiglia da 250 ml di olio di fegato di merluzzo: 3,6 Euro contro i 36 Euro di 100 ml dell'olio acquistato in farmacia (rapporto 1:25).

Riguardo alla valutazione "a braccio" o "a spanne" come diciamo noi, tieni presente che viene proposta proprio da Sears sul suo "La zona Omega 3 RX". A pag. 98 si legge: "entro trenta giorni dal momento in cui inizierete......vi accorgerete di ragionare con più lucidità e con maggiore concentrazione....; in più aumenterà anche la vostra capacità di far fronte allo stress.... ed infine noterete progressi anche nelle vostre performance
fisiche." Ti risparmio il resto.

Pur non essendo preparati in fisiologia animale come lo siamo in fisiologia vegetale, sappiamo bene che quando si affrontano argomenti come questi bisogna andare molto cauti, non tanto per il rischio dell'effetto placebo,
quanto piuttosto per la mancanza del "gruppo di controllo", quindi della possibilità di controllare gli effetti singoli o sinergici dei numerosi parametri che condizionano lo stato psico-fisico.
Proprio per questo mi sono dato un limite temporale più ampio del singolo mese indicato da Sears (pag. 90), pur nella consapevolezza che sarei comunque giunto ad una valutazione empirica ("a spanne").
Del resto funziona più o meno così con la quasi totalità degli integratori (anche per la semplice vitamina C), i quali ci sono noti solo perché qualcuno li produce e ci dice che funzionano (il tuo sito compreso).
Al momento, dopo 3 mesi di assunzione dell'olio provato non ho riscontrato modificazioni umorali (mi sembra anzi di essere più irritabile di prima), mentre ho osservato una maggiore morbidezza della pelle nel viso ed una
accresciuta frequenza delle "scariche" (in media 2 volte al giorno con consistenza normale del "prodotto" e con un caratteristico profumino da pesce).
Gli effetti più importanti descritti da Sears (sull'apparato cardocircolatorio e sul sistema nervoso)  sono invece destinati a rimanere occulti, per cui non sarebbe male che la comunità scientifica si occupasse
di approfondire con rigore la tematica.

Per il momento  finisco il prodotto che ho in dispensa e poi provo l'olio di fegato di merluzzo (dicono sia molto gradevole!).
Stai sicuro che se verificherò "a braccio" degli effetti significativi (magari la ricrescita dei capelli), te lo farò sapere.
Ciao
Maurizio

Beh, sull'effetto delle prostaglandine (e di alcuni eicosanoidi in particolare) c'è una certa letteratura. Sembra che l'attività in direzione antinfiammatoria degli eicosanoidi suggeriti da Sears sia documentata. E
l'infiammazione è uno dei cofattori più importanti nello scatenamento di crisi infartuali, debolezza vascolare ecc. Dunque mi fido (della teoria), e integro con l'olio di fegato di merluzzo quando mi capita, mangio tanto
pesce, e sono un instancabile consumatore di noci, nocciole, arachidi, pistacchi ecc (omega 6), prima che qualcuno mi racconti che la "noce del Madagascar" ha degli omega 6 purissimi :-))))
(Se i no-global invece di fare tanto rumore sugli OGM e di sfasciare vetrine impuniti, si occupassero di grassi idrogenati e di conservanti, o anche di multinazionali della chemioterapia - per esempio - farebbero un regalo alla gente civile...)
Anche sulla vitamina C esistono studi dettagliatissimi (vedi quelli del due volte Nobel Linus Pauling), ma poiché non è brevettabile, vengono trasmessi sottovoce, o affiancati a quelli su altre sostanze, meno efficaci ma
marchiate.
Gli integratori che propongo io sono vitamine e minerali di cui il nostro corpo abbisogna, e che spesso non riusciamo a fornire con l'alimentazione (tu sai più che bene perché..).
Inoltre vengono veicolati con l'oxiprolina, che è un sistema intelligente di farli arrivare alla cellula senza sparacchiare a caso, non facilissimo da trovare in giro.
Quando usciranno i primi integratori MBW (mirati) vedrai che dovrò introdurre qualche concetto in più. Sii paziente... :-)
Come ti ripeto, credo che la soluzione stia nell'adozione (senza fobie e con gli sgarri a cui una vita normale obbliga) di un regime alimentare sano e di una filosofia di vita equilibrata. I risultati si vedono: basta aprire gli
occhi, e vedo in giro gente obesa, sformata, stanca, con le occhiaie, perennemente incazzata, depressa, dipendente da farmaci, incapace di sopportare un'emicrania ecc. Per capire cosa sia sano e cosa no, per me è
sufficiente rifarsi al quadro d'insieme teorico che si è scelto. Se quello è giusto, qualche piccolo errore (inevitabile) non ci farà ugualmente inciampare.
Vuoi sapere da quanto tempo non mi ammalo, nonostante non mi risparmi stress atletico-sportivi non indifferenti? Non te lo dico, ma fidati....
Inserisci uno a uno gli ingredienti di una vita sana e serena, senza farmaci né paure, interiorizzandoli stabilmente un po' per volta, e rinuncia a capire l'effetto del singolo ingrediente.
Vedrai che il tuo benessere crescerà continuamente e regolarmente senza sbandare più.
Ciao e a presto
Luca

 

20/3/04 Elìa dalla Svizzera: "Stimolo emotivo e pratica di campo?"

Caro Luca,
su "Correre" di Marzo leggo nel tuo articolo la frase "gesto tecnico...vantaggio con stimolo emotivo con pratica su campo....".
Potresti per favore chiarirmi meglio cosa intendi con "pratica su campo"?
Grazie mille e sportivi saluti
Elìa

 

Caro Elia,
hai centrato un punto molto importante, e in effetti non troppo ben
spiegato, del mio articolo apparso su Marzo.

Il discorso completo è ben spiegato sul libro scritto da me e Pietro
Trabucchi "Mente e maratona".

Pietro ed io abbiamo identificato un metodo di lavoro (Mind Body Work) che,
proprio attraverso la pratica di campo, è in grado di fornire stimoli
emotivi sufficienti a fissare nella mente dell'atleta alcune risposte e
alcune reazioni fisiche, utili alla prestazione.
La maggior parte dei lavori è mirata, ad esempio, a fornire strumenti
mentali per la determinazione agonistica (MOT), per la resistenza mentale
alle crisi metaboliche (CRI)
ecc. Tuttavia esistono anche lavori specifici
mirati all'acquisizione di una corsa fluida ed economica (FLU).
Il principio di fondo è lo stesso: se sul campo viene svolto un lavoro che
riesca a smuovere "emotivamente" l'atleta, il messaggio recepito si fissa in
modo molto profondo nella parte inconscia del cervello del corridore. E
ritornerà a galla quando sarà utile che lo faccia (per esempio in gara).
E' un campo di ricerca nuovo ma molto promettente, che sta già dando
risultati eccellenti su coloro che lo stanno testando (leggi sul mio sito,
nella sezione MBW).

Non so se sono riuscito a spiegarmi completamente, comunque chiedi pure se -
dopo aver letto il libro - volessi saperne di più.
Ciao e a presto
Luca


 

19/3/04 Paolo da Fidenza: "Dubbi sulla dieta a zona"

Mi chiamo Paolo, sono uno studente di 23 anni di Fidenza (Pr).
Sono un appassionato di sport: da quattro anni pratico il triathlon a livello agonistico, ma mi piace anche partecipare a gare di nuoto in piscina o in acque libere, granfondo ciclistiche e corse podistiche.
Ho cominciato a leggere ieri sera il tuo nuovo libro e mi ha subito entusiasmato il tuo approccio alla dieta a zona.
 
Il percorso che mi ha portato a condividere pienamente le tue parole è riassumibile in questi pochi punti:
 
1 - Ottobre 03 - finita la stagione agonistica, mi appresto a fare due settimane di riposo assoluto approfittandone per guarire una infiammazione alla caviglia.
    Il problema è che tendo ad ingrassare: nonostante gli intensi allenamenti quotidiani la mia massa grassa è sempre al di sopra del 15%.
    Con la prospettiva di 15 giorni di riposo mi decido a mettere in pratica ciò che avevo letto un paio di anni prima: comincia la zona.
    Tengo a precisare: per me zona significava preparare tutti i pasti col computer, tenendo conto dei macronutrienti secondari e delle calorie totali.
 
2 - Primi 2 mesi - pratico esclusivamente nuoto e palestra. Dopo un periodo di adattamento vado alla grande, perdo massa grassa e riscontro tutti i benefici descritti nei libri di Sears.
 
3 - La zona vacilla - Introduco i primi allenamenti in bici e di corsa. La mia massa grassa è scesa al di sotto dell'otto percento e, senza rendermene conto affronto le prime crisi ipoglicemiche, che sottovaluto attribuendo le scarse prestazioni ad uno stato di forma non ottimale. Nel frattempo cominciano le crisi di fame: sposto il             rapporto P/C a 0.6 e liberalizzo i grassi. Paradossalmente gli allenamenti migliori arrivano regolarmente il giorno successivo allo sgarro, dove mi abbuffo di pasta e dolci.
 
4 - La Crisi - Arrivo al limite - dopo 2 settimane in ipoglicemia (i miei compagni di allenamento a nuoto stentano a riconoscermi) partecipo ad una corsa di 12km su strada.
    Dopo 500mt non ho più forze e decido di assestare il ritmo a velocità bassissima per arrivare in fondo (con estrema fatica). Non ancora convinto, evito il ristoro finale e mangio una barretta bilanciata. Quando arrivo a casa divoro il pasto e vado direttamente a letto per soffocare la fame nel sonno. Il resto della giornata è un disastro.
 
5 - La finestra - Dopo questo episodio mi rendo finalmente conto che da tempo non sono più in zona, nonostante faccia di tutto per esserlo. Introduco la finestra  "Arcelli" e prenoto una visita dal Dott. Duranti (affascinato dal suo libro). I risultati non tardano ad arrivare: ritorna il piacere e l'entusiasmo per l'allenamento, la fiducia in                  me stesso, la fame scompare e i tempi migliorano in modo incredibile.
 
6 - Finalmente ho capito come deve essere la mia dieta a zona: sono molto più flessibile, se ne sento il bisogno aumento la frutta e la verdura, assumo carboidrati dopo ogni allenamento ed ho ritrovato l'armonia con me stesso.

Ora mi appresto a proseguire la lettura con entusiasmo.

Complimenti e grazie !!!
Paolo
 

Caro Paolo,

sfondi una porta aperta.
Da tempo sostengo che la dieta a zona sia una splendida dieta dimagrante, ma che per quanto concerne il supporto energetico all'atleta sia gravemente carente, ed anzi comporti dei rischi legati all'utilizzo delle proprie proteine muscolari come fonte energetica.
La fortuna dei tanti che applicano la zona e fanno sport, è che non la applicano fino in fondo, e si lasciano ampi margini di libertà alimentare.
Chi, come te, la applica in modo rigoroso, addirittura col computer per le razioni, va inevitabilmente incontro ai danni che mi racconti. Ed è ovvio: se si forniscono, con i calcoli calorici di Sears, 1000 kcal/giorno a chi ne ha bisogno 2500, ovviamente si avrà un decadimento prestativo nella migliore delle ipotesi, e nella peggiore... meglio non parlarne.
La dieta a zona ha altri meriti non indifferenti: ha portato attenzione e interesse di tutto il mondo che ruota attorno all'alimentazione, sui pericoli legati all'eccessivo utilizzo di carboidrati (quando in america si criminalizzavano i grassi) e all'abuso di secrezione di insulina, con conseguenti problemi cardiovascolari nella popolazione. Inoltre consente un dimagrimento "soft" grazie ai suoi positivi effetti sulla sensazione di fame. Poiché però la "zona" si è voluta dare un'immagine sportiva, sarebbe ora che chi la promuove rompesse indugi e ipocrisie, dichiarando apertamente che per lo sportivo è impossibile, ed anzi negativo, mantenere il 40-30-30 di fronte ad elevati consumi energetici sportivi quotidiani. Ostinarsi a voler mantenere questa rigidità sostenendo che "in fondo il fegato e i reni sono fatti anche per rimuovere un eccesso di gruppi amminici" rasenta la scorrettezza scientifica.
Ciao e a presto!
Luca

 

9/3/04 Agostino: "Integratori e contraddizioni"

Caro Speciani,

premetto che ho letto i tuoi libri e che mi sono piaciuti molto. Ti scrivo
per chiederti delucidazioni in merito alle contraddizioni a cui forse
ti esponi. Mi spiego meglio: nel tuo sito leggo nel reparto di acquisti
integratori una frase di questo tipo: "Ciò NON significa che con gli integratori "andiamo più forte", ma che -
per esempio - possiamo reggere periodi di carico allenante più lunghi".
Questo mi lascia molto perplesso. Nel tuo ultimo libro mi pare che sostenessi la tesi
che il corpo si dovesse tenere la sua sofferenza e la sua fatica, attuando i meccanismi
di supercompensazione per recuperare (scrivo a memoria)? Non ti sembra
un bel controsenso?

Agostino

Caro Agostino,
nessuna contraddizione.

Sono dell'opinione che il massimo delle nostre prestazioni sportive si possa
avere nel punto di maggior EQUILIBRIO fisico, mentale, alimentare.
Ciò significa che se noi ci alleniamo bene e troviamo i giusti stimoli, ma -
per esempio - mangiamo male (ovvero creando nel nostro corpo delle carenze),
è possibile che le nostre prestazioni siano ridotte rispetto alle nostre
potenzialità.
Può non essere un dramma, dirai. Ed infatti per molti non lo è. Chi non è
interessato a saggiare i propri limiti o a sviluppare appieno le proprie
potenzialità, può farne del tutto a meno.
Parto però da una considerazione: la nostra alimentazione (anche quella
migliore) è comunque impoverita in componenti importanti dal trasporto,
dalla conservazione, dalla presenza di sostanze estranee ed inquinanti
presenti nei cibi. Dunque per avere un'alimentazione ottimale (le cui basi
COMUNQUE devono venire dai cibi) può essere utile integrare con i nutrienti
di cui i nostri cibi oggi mancano.
Se leggi bene il capitolo di "Mente e maratona" dedicato ad "una
integrazione razionale" trovi esattamente questi concetti, così come
nell'introduzione alla pagina internet dedicata agli integratori, dove prego
gentilmente "chi cercasse stimoli esterni ad andare più forte" a cambiare
pagina....

Il punto che tu sollevi, riguarda forse un concetto da me più volte
espresso, a proposito dell'uso di integratori volto a diminuire la
sensazione di fatica post allenamento. Il concetto che esprimevo (e di cui
resto convinto) è che se si lascia il corpo da solo a mettere in atto le
contromisure di supercompensazione, si ottiene un effetto allenante
maggiore. Ciò è correttissimo. Nei limiti, naturalmente, delle capacità di
reazione di ciascuno.
Come avrai notato non propongo aminoacidi ramificati, creatina, carnitina
ecc. (che pure sono del tutto leciti) proprio perché non credo nella loro
efficacia stimolante, basandomi su considerazioni fisiologiche. Propongo
invece dei minerali e delle vitamine (abbinati secondo criteri sinergici, e
con la fortuna non indifferente di disporre di una ditta che investe sulle
mie idee) che hanno effetto protettivo di tipo antiossidante, o effetto di
aumento delle difese immunitarie.
L'accumulo di radicali liberi conseguente a lunghi periodi di allenamento
non è un "carico allenante". E' veleno puro per le nostre cellule, in grado
di provocarci invecchiamento e degenerazione cellulare. Dare un aiuto in
quella direzione non solo non toglie nulla, ma anzi consente (per l'appunto)
di reggere meglio lunghi periodi di carico, senza alterare in alcun modo le
funzioni organiche, ed anzi restituendo loro la piena funzionalità.
Ben diverso sarebbe - ad esempio - assumere uno stimolante anfetaminico, un
cortisonico o un antinfiammatorio (quest'ultimo lecito) per non sentire una
sensazione di dolore, o per sopportare un carico allenante superiore a
quanto il nostro corpo può permettersi. Io e chi utilizza o suggerisce di
utilizzare tali prodotti siamo e restiamo sempre su sponde opposte del
fiume.
Infine (ma se mi leggi lo sai bene) metto sempre in guardia contro la
dipendenza psicologica da qualunque sostanza, sia essa anche solo una
vitamina o un minerale. Le nostre gare dobbiamo essere in grado di farle
senza avere bisogno di appoggi esterni.
La cura di una sana alimentazione (non a caso ci ho dedicato più di cento
pagine all'inizio di Mente e Maratona) e il completamento di eventuali
carenze, deve essere una pratica naturale e regolare che entri a fare parte
della nostra vita perché ci consente di essere in uno stato di massimo
equilibrio. Che può coincidere con una nostra prestazione ottimale, non
limitata in alcun modo da fattori esterni, oppure semplicemente con il
nostro pieno e completo benessere fisico-mentale, di cui abbiamo sempre un
gran bisogno e di cui fa parte anche il modo sereno e rilassato con cui
affrontiamo ogni giorno la nostra vita.
Spero di averti risposto
Luca

 

19/2/04 Tommaso: "Alimentazione in gara"

Ciao Luca,
 
sono un tuo appassionato lettore sia su correre che sulle pagine dei libri che hai pubblicato di recente. Sono uno di quelli che inizialmente correva con l'angoscia della prestazione sia in allenamento che in gara (e non otteneva risultati) per poi capire, a mie spese, che la corsa dev'essere interpretata a sensazione ascoltando sempre i messaggi del corpo senza (quasi) mai forzare. Detto questo, da quando corro e mi alleno più rilassato ho cominciato ad ottenere risultati veramente insperati, soprattutto in mezza. Sono uno da 50km settimanali in 4-5 sedute, alto 191cm per 85kg, con personali di 1:43 e 3:55.
 
Ho da poco terminato la lettura di MENTE E MARATONA che  mi ha dato veramente tanto in termini di spunti di riflessione sulla mia interpretazione del gesto atletico/agonistico, ma ho ancora un'incertezza che vorrei affrontare prima di correre la mia prossima maratona (Vienna, 16 maggio): l'alimentazione in gara.
 
Il concetto di potenza lipidica ed allenamento della mente mi è chiaro e mi dà molta forza, così come il fatto che mangiando in gara andiamo a togliere sangue ai muscoli e con una buona condotta, rilassata, senza auto imporsi un ritmo forzato, si migliora il consumo della miscela di grassi/zuccheri che dovrebbero spingere la soglia del muro il più lontano possibile. In allenamento sono arrivato a correre anche 25km senza mangiare ed ho tolto molta pasta dalla mia dieta (cercando di avvicinarmi il più possibile ai 40-30-30 di Sears) e ne noto i benefici: tengo molto più facilmente il peso e soprattutto non ho più l'angoscia della crisi di fame.
Ma che fare in gara ?  Niente SQUEEZY ogni 5km ? Niente di niente ? Solo acqua ?  Considera che a Vienna vorrei cercare di stare sotto le 3:50' e quindi...
 
Che mi dici (se ne hai voglia) a riguardo ?
 
Ciao
Tommaso
 

Il problema, Tommaso, è che se si assume qualcosa di molto leggero e diluito, l'effetto è molto limitato (pur andando nella giusta direzione). Se si assume qualcosa di più corposo (carbogel ecc.) immediatamente si va ad impegnare l'apparato digerente, con conseguente furto di sangue ai muscoli, e sensazione di difficoltà nel correre.

In pratica io consiglio solo di partire con le scorte ben piene PRIMA (va bene anche la pastiglia di maltodestrina o l'ergovis una decina di minuti prima della partenza, tanto per compensare le perdite energetiche del riscaldamento o dello stare in piedi ad aspettare il via..) e poi in gara limitarsi a bere un sorso di enervit ad ogni ristoro, e basta (io alterno enervit e acqua pura, perché già l'enervit lo trovo troppo concentrato). Di più, a mio giudizio, non serve.
Tutte le boccettine personalizzate, e i vari carbo-mix densi e zuccherini non servono a un tubo se non a chi si ferma e cammina (allora può averne beneficio), o a chi ha bisogno di un supporto placebico psicologico.
L'unico modo valido per chiudere bene una maratona è (come hai letto su Mente e maratona) quello di allenarsi in modo corretto, attivando fina dal primo metro il consumo dei grassi.
Ciao e grazie per l'assiduità con cui mi leggi!
Luca

 

8/2/04 Giuseppe da Salerno: "Ritmi dei recuperi sulle ripetute"

Stamattina era in programma un lungo di 30 km a 5'35".
Il mio RG attuale è di 5'20" (almeno questo è il tempo del
medio previsto in tabella anche se l'allenatore parla di farmi
condurre la maratona a 5'40"), testato da me su un percorso
di 27,5 km.
Ho voluto tentare un lungo in progressione su un percorso testato in circolo di 2,5 km
al giro.
L'intenzione era quella di fare 15 km a 5'30" e 15 km a 5'20".
Le cose cono andate un po' diversamente.
Il mio dubbio,vista la media di 5'23" a km sull'intero tratto,
è quello di essere andato troppo veloce all'inizio.
Un'indicazione sostanziale ricevuta dai tuoi articoli, che
io sto applicando, è quella di recuperare a ritmo sostenuto
sulle ripetute, più o meno al RG (Ritmo gara) o appena più lento.
In questo ultimo caso i miei compagni mi ritengono un
marziano perché sono solo io a seguire questo sistema;
mentre gli altri maratoneti corricchiano o si fermano.
Gradirei un consiglio da esperto su questi miei lavori.
Non vorrei scomodare il Mammasantissima Luca,ma
ne sarei comunque lusingato!
Un abbraccio a tutti,
Giuseppe

Chiamato esplicitamente in causa, mammasantissima interviene, rispondendo a Giuseppe che chiedeva lumi sul suo lunghissimo.
 
Io sui lunghissimi ragiono in questo modo:
- Ritmo orientativo tra il ritmo maratona presunto e il 5% più lento (correttivo verso il ritmo gara per chi corre più lento, ovvero per chi prevede un ritmo gara con livelli pulsatori molto "comodi")
- Ricerca di sensazioni di grande facilità di corsa
- Possibilità, almeno mentale, di chiudere in leggera progressione, o almeno senza il minimo rallentamento.
Il tuo dunque, Giuseppe, ha soddisfatto sia la prima che la terza caratteristica. Se avesse soddisfatto anche la seconda, sarebbe stato un allenamento perfetto.
 
Il lunghissimo è un lavoro piuttosto affaticante per tutte le nostre strutture (muscolari, mentali, articolari, immunitarie). Pur essendo molto allenante (manda in salutare crisi diversi sistemi, inducendo una supercompensazione), a mio giudizio deve essere:
a) Centellinato
b) Un punto d'arrivo e non di partenza
In altre parole, va fatto con attenzione e non "sprecato" (per esempio partendo già molto stanchi, o a ritmi inadeguati, o con le gambe affaticate da una gara o...), e soprattutto bisogna arrivarci con già alle spalle un buon numero di lavori di potenza lipidica che abbiano costruito una buona base organica. Tra questi, appunto, quelli utilissimi con recupero a ritmo sostenuto (alternati ecc.) su cui i tuoi illuminati amici ti prendono in giro, e che sono insostituibili per educare il corpo a rimuovere con efficacia le piccole quantità di lattato che si producono continuamente durante una maratona.

 

 
4/2/04 Gastone da Cremona: "Insonnia dopo allenamenti duri" 

Ciao!
Reduce da un'esperienza un po'... al limite, pongo un quesito paramedico.
Perché se siamo troppo stanchi si dorme male? E come si può fare - dopo un
allenamento eccessivo, diciamo - ad anticipare l'inconveniente, e non
perdere preziose ore di sonno?

Ieri con un mio amico siamo usciti per un lunghissimo di 35/37 km, calcolati
un po' alla buona su una carta stradale. Siccome abbiamo seguito i
serpeggianti argini di Po e Adda invece delle strade provinciali, alla fine
ci siamo ritrovati con circa una maratona nelle gambe (2h53' di corsa
totale, con km. a 4'08", 4'04", 3'58" nel finale. Senza bere un sorso d'acqua né mangiare una
briciola. Risultato: tornato alla porta di casa, perché da casa ero partito,
dopo aver traversato tre province (Cremona/Lodi/Piacenza) e due regioni,
sono crollato steso per terra per una decina di minuti, incapace di muovere
un muscolo. Erano le 15; la notte ho stentato ad addormentarmi, poi alle 3,50
ero sveglio di nuovo, alla fine mi sono arreso e mi sono alzato...

Oggi sono prevedibilmente rintronato. Insomma, che si può fare? Camomilla a
fiumi? La conta delle pecore non ha funzionato...

A presto,
Gas

La spiegazione è un po' complessa, e secondo me si può basare sulla predominanza di neurotrasmettitori di un tipo o dell'altro.

Il sonno notturno è caratterizzato da un'alternanza continua (ogni 40-60') di sonno profondo a onde lente, con rilassamento muscolare totale, e di sonno leggero con piccole tensioni muscolari e ricco di sogni, detto sonno REM (sigla che indica Rapid Eye Movement). Il sonno vero e ristoratore è il primo. Vi sono malattie gravissime, e patologie ad esito fatale, che nascono dalla disabilitazione ipotalamica della capacità di cadere nel sonno profondo. Le persone diventano delle specie di zombie che, pur chiudendo gli occhi qualche ora ogni tanto, in realtà non dormono "veramente" mai. Tali disfunzioni portano alla morte in pochi anni.
Il sonno profondo è modulato dal neurotrasmettitore acetilcolina, specifico dei neuroni del sistema parasimpatico (visceri e muscoli involontari). Il sonno REM è invece modulato da adrenalina e noradrenalina, neurotrasmettitori del sistema simpatico (muscoli volontari, risposte di stress, attivazione sistemi..).
Un'attività fortemente stressante come il superlunghissimo da te descritto comporta l'emissione di alti livelli di adrenalina e noradrenalina, con tutto il loro contorno biochimico. Nulla di più facile, quindi, che il sonno di quella notte sia solo del secondo tipo (REM), quindi disturbato, poco rilassante (perché non riesce a sciogliere le tensioni muscolari della giornata), e percepito dall'individuo come insonnia.
L'individuo umano non è un botta e risposta ormonale, e dunque questa spiegazione può dare conto solo in parte di ciò che ha tenuto sveglio Gastone, ma certo spiega le ragioni di una conseguenza riscontrata.
Al contrario, una blanda attivazione adrenalinica come quella della corsa "quotidiana" garantisce un bel sonno, in quanto il corpo si attiva, in risposta al salutare stimolo, mettendo in atto i meccanismi di compensazione che allungano i tempi del sonno profondo, dando la sensazione di aver dormito un lungo sonno ristoratore.
Vi è anche un'altra possibile spiegazione, che si affianca a quella della competizione adrenalinica/acetilcolinica da me suggerita.
L'ipotalamo secerne anche, infatti, un neurotrasmettitore chiamato ipocretina, che è secreto specificamente per stimolare alla fame e alla ricerca del cibo. L'ipocretina reagisce a bassi livelli di glucosio ed è invece inibita da alti livelli di leptina (ormone diffuso tra gli obesi, indice della massa grassa). Il corpo umano ha sviluppato un sistema combinato per favorire la ricerca di cibo in situazione di carenza. Ed ha abbinato l'ipocretina anche alla stimolazione di uno stato di veglia prolungato (dal punto di vista evolutivo, per consentire al primate primitivo di cacciare a lungo, o di spostarsi per molte ore). Se non trovava
cibo, secerneva ipocretina, che stimolava la fame e la ricerca di cibo, supportando quello stato con una veglia prolungata, finché non avesse trovato di che nutrirsi.
Ecco, i tuoi 40 e più km di lunghissimo, Gastone, generando una situazione di fame innaturale e prolungata ("fame" neurotrasmettitoriale, e non "sentita" a tutti i livelli, a causa dell'inibizione - per qualche mezz'ora - da parte
delle catecolamine della sensazione di fame: due ore dopo, fame da lupo!), hanno probabilmente stimolato la secrezione di ipocretina che ha colpito sia i recettori dello stimolo alla fame, che quelli dello stimolo alla veglia.
E questo motivo, abbinato all'altro da me descritto, ti ha probabilmente tenuto sveglio.

Abbracci
Luca


13/1/04 Roberto da Roma: "Correre è come fumare marijuana"

Tratto dal giornaletto gratuito LEGGO un articolo che compara un runner ad un fumatore di marijuana.
La giustificazione data  dal Georgia Institute of Technology e dell'Università della California è detta nei termini secondo cui il nostro corpo, per sopportare il dolore e lo sforzo fisico aumenta la produzione di anandamide ossia una molecola lipidica con le stesse proprietà dei principi attivi rilasciati dalla marijuana sul sistema nervoso.
 Prima di fare un commento qualsiasi vorrei un parere scientifico, se qualcuno è in grado di darlo....

Ogni tanto scoprono l'acqua calda.
Ben tre premi Nobel hanno affrontato il problema, traendo le stesse conclusioni, negli anni '70 e '80 del secolo scorso (sic!).
Gli scozzesi Hughes e Kosterlitz, con la scoperta delle encefaline, e successivamente delle endorfine, come sostanze cerebrali autoprodotte con forte effetto analgesico. Pochi anni più tardi Candace Pert e Sol Snyder (quest'ultimo Premio Nobel per le ricerche della prima..) hanno identificato il famoso "recettore degli oppiacei" ovvero il sito cerebrale dove le sostanze stupefacenti od analgesiche andavano ad agire.
La ricerca neurobiologica, a partire da quelle ricerche oggi considerate "primitive" ha fatto negli ultimi 15 anni passi veramente da gigante, spiegando nel dettaglio i meccanismi di memorizzazione degli eventi, e una marea di altre cose relative a patologie immunitarie, controllo farmacologico, malattie mentali, distruzione di teorie freudiane che si credevano inamovibili ecc.
Non vedo, sinceramente, la novità. E' un dato risaputo da anni. E se non fosse risaputo, sarebbe comunque intuitivamente noto a tutti noi :-)))))))
Abbracci
Luca

Poi, rispondendo allo stesso argomento a Giorgio da Torino, che mi suggeriva una lettura più approfondita, ho ribadito il concetto con queste altre parole...

Ho letto con attenzione e continuo a non capire. I recettori dei
cannabinoidi sono diversi da quelli degli oppiacei, e hanno modalità
d'azione leggermente diversa, ma sostanzialmente simile: effetto analgesico,
sensazione di benessere o di "flow" (solo se accompagnata da adeguato
condizionamento placebico: nessuno è in grado di spiegare biochimicamente la
differenza tra sbornia triste e sbornia allegra..), percezione alterata
della realtà, stati di consapevolezza diversi dalla norma.
La corsa, la meditazione, il dolore prolungato, o l'assunzione di sostanze
di tale tipo (sia naturalmente prodotte, sia iniettate dall'esterno) danno
sostanzialmente gli stessi effetti. Ne hanno trovata una in più, chiamandola
anandamide (ananda era uno dei discepoli di Buddha, tanto che in prima
lettura ho pensato ad una bufala...). Dov'è la scoperta?
Sai che per capire la differenza tra encefaline ed endorfine sono passati
anni? Forse c'è qualcosa che mi sfugge, ma mi pare che - al di là di queste
sciocchezze accalappia-lettori - ci siano state recentemente delle scoperte in
quel campo (per esempio la sostanziale identità tra neurotrasmettitori
cerebrali e neuropeptidi secreti da parti del sistema immunitario..) che mi
paiono infinitamente più importanti e pregne di potenziali usi e
applicazioni mediche, psichiatriche ecc.
O no?
Luca



3/1/04 Andrea da Genova: "Grinta e cibi medicina"

Il 26/12 ho fatto il MOT 2000 x 4  (800 a 4'40"+ 800 a 4'20"+ 300 a 3'50" + 100 al max) con rec. 1 km a 5'20".
Anche per  il MOT 2000 era la prima volta, ecco come e' andata:
Media primi 800: 4'39/km - Media successivi 800: 4'21/km - Media 300: 3'52/km - Media 100: 19" (3'10/km) - Media recuperi 5'07/km.
Total time: 55'26" - pulsazioni: 148/164
Prova iniziata con un po' di timori (sforzi intensi e prolungati in pista.....) fugati  man mano che la prova andava avanti: gambe ok e morale in netta ripresa; intendiamoci, non e' che dopo il CRI mi sia depresso, ma un po' di amaro in bocca, questo sì.
Soprattutto mi sono reso conto, dopo, che non ho SUBITO la prova (oggi e' dura, vediamo di arrivare in fondo), ma ho AGGREDITO i km: dopo i primi giri, non ho mai avuto paura di non farcela. E ho addirittura provato a "stringere" un po' i recuperi che mi avevi dato (5'20").

Complimenti per il libro, davvero pieno di spunti che stimolano ad un maggior approfondimento, e non soltanto nell'ottica della corsa e dell'allenamento fini a sé stessi. In particolare ho trovato molto interessanti le parti dedicate all'alimentazione e agli "alimenti medicina": quante volte si ingurgitano cose senza pensarci su. Poi magari, quando dobbiamo cambiare la macchina (faccio per dire), tre mesi prima compriamo tutte le riviste motoristiche e sappiamo tutto di Common Rail, trazione integrale etc.! Per il cibo invece, arriviamo a casa, apriamo il frigo e ci cuociamo la prima cosa che ci capita sotto gli occhi, purché sia pronta in 5 minuti! Che vuoi fare, viviamo nell'epoca dell'usa e getta...

Vabbé, ti voglio raccontare un divertente (a pensarci bene mica tanto....) episodio con protagonisti il mio farmacista, io, l'olio di fegato di merluzzo e il Rame/Zinco (ricordi? se ne era parlato come prevenzione per le malattie da raffreddamento). 
Intanto devi sapere che in famiglia da parte di padre e nonni paterni, abbiamo una predisposizione al diabete, quindi ogni tanto  tengo d'occhio la situazione; devi sapere anche che, nonostante non mangi quasi mai dolci (non mi piacciono) e non usi MAI zuccheri (idem come sopra), curi abbastanza l'alimentazione e faccia attività sportiva, ho la glicemia sempre al limite (110).
Quindi, quando ho letto nel vostro libro che nell'olio di fegato di merluzzo è contenuto, fra le altre cose, un principio attivo che in qualche modo agisce come regolatore dell'insulina, sono andato in farmacia ad acquistarlo.
Oltretutto non mi dispiace neppure. Non è che ne vada matto, ma ne sto bevendo un cucchiaio al giorno da circa un mese e non mi sta costando nessuna fatica.
Già che c'ero mi sono ricordato di Rame e Zinco come efficace prevenzione di malattie da raffreddamento, di cui il sottoscritto fino a due anni fa era regolare vittima più che altro a livello bronchiale, con tosse feroce seguente a raffreddore.
L'evoluzione tipica era: raffreddore forte-tosse-cortisone+antinfiammatorio, e questo è avvenuto per tre o quattro anni di fila. Ok, non divaghiamo.
Dunque, alla mia richiesta di una boccetta di olio di fegato il farmacista mi porta un blister di perle; "no, guarda che volevo proprio l'olio" "Ah!" va di là e mi porta una bottiglia di Haliborange "no, scusa, ma l'olio non ce l'hai?" "e' per un cane?" "no, è per me" sguardo compassionevole "l'olio di fegato per tee? In due anni l'ho venduto una volta sola ed era per un cane.....dicono che fa bene al pelo (risolino), lo sai che fa schifo?" "lo so che gusto ha, ed a me non dispiace" "Ah, te lo mando a prendere allora; sei sicuro, eh?" "sì, sono sicuro, e vorrei anche dello Zinco-Rame" (sguardo come se gli avessi chiesto un chilo di chiodi) "Zinco/Rame? e cosa te ne fai?" "so che e' una buona prevenzione per le malattie da raffreddamento" " Sì, sì......" (tono da: se vuoi l'olio di fegato e' inutile che ti contraddica, se sei convinto tu...)
 
Per farla breve: non una parola sulle proprietà dell'olio di fegato, ma solo avvertimenti riguardo al suo sapore (d'accordo, un po' forte..) e non una parola sullo Zinco/Rame; che so, magari "bravo, invece di riempirti di pillole ai primi sintomi etc...etc... provi a prevenire, è questa la via da seguire".
Oppure, che so "sì, l'olio di fegato ha un saporaccio, pero' ha un mucchio di nobili proprieta' fra cui etc etc.."
Questa scena e' successa due volte in due farmacie diverse, ed in entrambi i casi sono stato considerato, nella migliore delle ipotesi, un "fissato".
Domanda: visto e considerata la quantità di gente che si rivolge al proprio farmacista per un consiglio, in che mani siamo? 
Posso anche capire il fatto che per molta gente  un dottore che non riempia di medicine, e che soprattutto non abbia la pastiglietta pronta per qualsiasi cosa, voglia dire che non sia  bravo, e quindi so che la mentalità dominante e' quella.
Inoltre lo Zinco/Rame non e' che costi due lire, e l'olio di fegato costa 4 euro di meno rispetto alle varie perle, sciroppi edulcorati et similia, quindi non credo che sia un fattore di soldi,  ma proprio sia la mentalità corrente.
Ciao e in gamba!
Andrea

I miei supercomplimenti, Andrea, per la determinazione mostrata anche in questi giorni di festa, nel completare allenamenti così impegnativi come quelli che ti avevo dato!
Eccellente la realizzazione del MOT 2000, sia per il recupero ridotto, sia ancora perché la sensazione di DOMINARE l'allenamento, piuttosto che esserne dominati è proprio quella giusta. Come ben sai, questo allenamento si prefigge lo scopo (mentre ti allena ANCHE organicamente) di stimolare mentalmente un incremento della tua grinta agonistica, registrando nei tuoi circuiti neurali una serie di risposte fisiche da noi ricercate. L'esito che mi segnali (sensazione di aggredire la prova invece che di subirla) è proprio uno degli adattamenti mentali voluti, che ti aiuterà grandemente nelle prossime gare che abbiamo in programma. Già ti sei migliorato moltissimo nei mesi passati. Sono convinto che se continui a lavorare con questa costanza e determinazione i tuoi limiti possono spostarsi parecchio più avanti.

Per quanto riguarda invece i cibi medicina, hai ragione da vendere. Talvolta basta veramente un po' di attenzione e di buon senso. Ma siamo circondati da messaggi fuorvianti (prendi kalopiffero e puoi mangiare tutto quello che ti pare!) e da immagini di persone la cui felicità sembra dipendere da un whisky o da un cioccolatino! Un po' di controinformazione non può che fare bene. Sono contento che tu abbia apprezzato quella parte, per me preziosa.
Quanto alla preparazione di certi medici e farmacisti, pronti solo a piazzarti una pastiglia in mano, sfondi una porta aperta. Per fortuna esistono medici preparati e farmacisti rispettosi, in grado di procurarti ciò di cui hai bisogno senza guardarti storto perché vuoi fare a meno di antibiotici e soppressivi vari. A noi spetta un compito più difficile: quello di scegliere medici competenti e di servirci da farmacisti capaci, sulle basi delle informazioni da "non addetti ai lavori" che riusciamo ad ottenere. Una buona e onesta divulgazione scientifica (e un'attenzione ricca di buon senso verso gli aspetti alimentari) può senza dubbio aiutarci.

Ciao e buone feste!
Luca

 

3/1/2004 Flavio: "Grassi idrogenati e carico pre-gara"

Ciao Luca, mi chiamo Flavio e siccome in questo periodo ho iniziato la lettura del tuo libro "Mente e Maratona", avevo alcune domande da porti.
Il dubbio più grosso mi e' sorto riguardo ai 'grassi vegetali idrogenati'. 
Infatti in quasi tutti i biscotti (anche in quelli di una certa qualità) è presente la margarina vegetale,
nonostante su alcune confezioni si garantisca l'assenza di questi grassi. 
Ma la margarina vegetale rientra tra gli 'idrogenati' o è naturale? 
Il fatto per cui te lo chiedo è perché consumo molti biscotti, che sembrano essere molto genuini (percorso salute) come indicato sulla confezione: 
1) mai ogm 
2) mai grassi vegetali idrogenati
3) mai conservanti, coloranti e emulsionanti chimici di di sintesi.
 
Gli ingredienti sono: farina di frumento, farina di frumento integrale al 16%, zucchero, margarina vegetale, 
burro, estratto di malto d'orzo, latte scremato in polvere, uova, agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, 
carbonato acido di ammonio), sale, amido di frumento, aromi. 
Posso tranquillamente continuare a farne uso abitualmente a colazione e nel pomeriggio? A me per la verità questi biscotti piacciono e quando sento fame fuori pasto ne consumo qualcuno.
Oltretutto allenandomi la sera (sono anch'io un appassionato runner), sembrano darmi una giusta
carica energetica, essendo ricchi di carboidrati:  
per 100 g di prodotto il valore energetico e' 467 kcal, proteine 8,1 g, carboidrati 64,7 g, grassi saturi 12,1 g, 
grassi insaturi 7,4 g, fibre 4,0 g, sodio 0,5 g. 
Concludendo se non ti sembrano buoni biscotti, dammi tu qualche altra scelta.
Ti devo inoltre chiedere se tu, come esperto maratoneta, fai o hai fatto la dieta di scarico e successivo ricarico di carboidrati la settimana prima della Gara (la 42 km naturalmente).
Io in genere il mercoledì evito quasi ogni forma di carboidrati (zucchero, pane, pasta, biscotti, cereali etc.) consumando prevalentemente proteine e vitamine (insalata, bresaola, carne rossa etc.). 
La sera faccio qualche ripetuta (non al massimo) da 1 km e non ti dico dopo come mi sento! 
Dal Giovedi al Sabato chiaramente ricarico tutti i miei carboidrati. Teoricamente il mio organismo dovrebbe ricuperare maggiori scorte di glicogeno con questo sistema, utili per non avere crolli energetici negli ultimi km di una maratona. Per esperienza personale ho sempre avuto leggeri cali di velocità dal 35° al 42°. Nell'ultima, al 35° km, ho calato da un ritmo di 3'55-4'00/km fino a 4'15-4'20/km.  
E' questa una dieta che sia il caso io continui a fare prima di una maratona o é solo un "placebo"?
O é più importante abituare il proprio organismo a consumare acidi grassi attraverso ad esempio dei lunghi da 36/38 km, di cui gli ultimi 6/8/10 km corsi a ritmi maratona?
Ti sarei molto grato se potessi rispondere ai miei quesiti, e poi non é escluso che magari ci si veda
in giro in occasione di qualche Maratona.
Con l'augurio di buon 2004! 
Ciao, Flavio


Caro Flavio,
nella tua lettera mi poni due problemi dalla risposta non semplicissima. Vado con ordine.

1) Grassi idrogenati e biscotti
Come ho scritto su "Mente e maratona" i grassi idrogenati rappresentano un alimento da evitare per parecchi validi motivi. Primo fra tutti il fatto che non vengono completamente riconosciuti dal nostro organismo, e interrompono quindi alcuni processi di sintesi (per esempio le guaine mieliniche che rivestono i nostri nervi).
Recenti studi hanno correlato l'incidenza di malattie cardiovascolari all'assunzione di grassi idrogenati, più che all'assunzione di grassi saturi (in passato considerati colpevoli di infiniti misfatti). E non c'è da stupirsi: i grassi idrogenati hanno una conservabilità molto più elevata (anni contro mesi) rispetto ai grassi naturali (burro, lardo, olio), proprio perché non sono riconosciuti da un gran numero di batteri e microorganismi che invece sono in grado di degradare i grassi presenti in natura. Il fatto che anche il nostro organismo fatichi a riconoscerli (rallentamento del metabolismo dei grassi), li consumi con difficoltà, e non sappia dove metterne l'eccesso (evidentemente nelle arterie..) sfugge ai più.
Il procedimento chimico (artificiale) dell'idrogenazione trasforma un grasso naturale liquido o semiliquido (di solito un olio) in un grasso solido come il burro, aggiungendo atomi di idrogeno nei punti degli acidi grassi che presentano un doppio legame carbonio-carbonio. Il concetto è spiegato piuttosto a fondo, ed anche graficamente, sul libro. Mettere un grasso idrogenato dentro ad un biscotto significa aumentare di molto la sua conservabilità, e spesso risparmiare dei bei soldini. In più qualche disinformato può avere l'impressione di una maggiore "leggerezza" rispetto ad un biscotto della nonna "tuttoburro". Niente di più falso, naturalmente.
Detto questo, vengo alla risposta. Mi citi un prodotto in commercio che espone la scritta "Senza grassi vegetali idrogenati", ma che poi indica come uno dei primi ingredienti "Margarina vegetale", che tutti sappiamo essere un prodotto ottenuto per idrogenazione di oli vegetali. E dunque? Un imbroglio? La questione è più fine.
Il problema è che esistono anche delle margarine che invece di essere ottenute per idrogenazione, sono ottenute per separazione delle frazioni grasse a basse temperature. Vengono dette margarine "non idrogenate". Un olio, infatti, è sempre costituito da una miscela di acidi grassi diversi, alcuni saturi, altri insaturi. A basse temperature (a tutti voi sarà capitato di trovare nella casa in montagna appena riaperta un litro d'olio con una parte solidificata e una liquida..) alcuni acidi grassi solidificano, mentre altri restano liquidi. Quelli che solidificano prima sono quelli maggiormente saturi. Separando dunque in quel modo i grassi, si ottiene una "margarina vegetale" costituita quasi totalmente da grassi saturi (quelli più dannosi), senza attuare il dannosissimo processo di idrogenazione. Si deve dunque supporre, in assenza di ulteriori informazioni, che il biscotto che citi (ammesso che le autorità facciano fino in fondo il loro dovere di controllo e prevenzione) faccia uso di tale prodotto, onde non cadere in contraddizione con quanto scritto sulla confezione.
Ma quale può essere il vantaggio di usare tale margarina (né meno costosa, né più conservabile rispetto al burro) nei biscotti indicati? A mio giudizio nessuno. Anzi, solo svantaggi, in quanto si fa uso della frazione satura di un olio non conosciuto (e tra gli oli vegetali ve ne sono alcuni composti da acidi grassi non particolarmente salutari, come l'acido erucico..). Il mio consiglio dunque (fermo restando che il prodotto da te citato "potrebbe" essere sano, o almeno non malsano) è quello di fare a meno di utilizzare per la tua colazione qualunque biscotto che indichi tra i suoi componenti "margarina" o "grassi vegetali idrogenati". I tuoi neuroni ringrazieranno...
Quando le ditte capiranno che fare uso di un prodotto rischioso per la salute di tutti, per risparmiare quattro soldi, non è una grande pubblicità, non sarà mai troppo tardi. Noi incominciamo a lasciare sugli scaffali i prodotti "spazzatura", e nel tempo qualcuno si accorgerà.
Mi chiedi anche su quali biscotti orientarti in alternativa. Non voglio dirti marche particolari (io ne trovo un po' ovunque, cercando con pazienza), ma ti consiglio di scegliere quelli che - come grasso - indicano la presenza del buon vecchio burro. In alternativa scegli quelli che contengono "grassi vegetali", ma SENZA la fatidica parola "idrogenati".
Io li trovo senza difficoltà pretendendoli: integrali (almeno 30-35% di farina integrale), e con lo zucchero (o lo sciroppo di glucosio, l'è istès..) un po' indietro nella lista degli ingredienti (che - come saprai - sono in ordine di quantità). E se gli additivi e aromatizzanti artificiali sono un po' troppi per i miei gusti, lascio il pacco sullo scaffale.
Tieni anche conto che si può anche evitare di mangiare sempre biscotti al mattino: buone alternative sono il pane integrale col miele (o con ricotta e miele: mai provato?), oppure i famosi fiocchi di cereali (sempre integrali e controllando gli ingredienti): nello yogurt con un po' di frutta a pezzi sono una colazione eccellente, già in "zona" e in grado di tenere alto il metabolismo e l'apporto vitaminico e minerale fin dal mattino.
Mi citi inoltre il valore energetico complessivo del biscotto, come un dato positivo. Ma un biscotto pieno di zucchero raffinato sarà anche energeticissimo, ma farà solo male! Tu pensa a scegliere carboidrati completi per ripristinare quanto consumato in allenamento: miele, marmellata (senza zucchero aggiunto), pane, pasta e riso integrali, patate, legumi, e tanta, tantissima frutta e verdura fresca. L'apporto di preziosi elementi micronutritivi (in particolare vitamine e minerali) sarà infinitamente più ricco rispetto a quello che può darti una cucchiaiata di zucchero raffinato "piena di energia". 

2) Dieta dissociata pre-gara
Se leggi bene su "Mente e Maratona", mi sono espresso in modo molto critico sulla dieta dissociata nella settimana prima della maratona. Come hai già correttamente intuito, il modo per finire bene la maratona passa solo attraverso un intelligente utilizzo dei grassi fin dal primo metro di gara. Il cibo assunto negli ultimi giorni può semplicemente allontanare possibili problemi, ma non è in grado - da solo - di portarci all'arrivo.
Il "sacchettino" (vediamolo così) che contiene le nostre scorte di carburante zuccherino (il glicogeno epatico e muscolare) può solamente essere pieno all'orlo, ma mai può contenere molto più della sua naturale capienza. L'elemento che può aumentare la quantità di glicogeno muscolare è l'allenamento (svolto nei mesi precedenti) mirato a questo scopo, non certo una dieta dell'ultima settimana. Per partire con le scorte piene al massimo, dunque, è sufficiente mangiare un'adeguata (e abbondante) quantità di carboidrati a pranzo e a cena del giorno precedente la gara. Ed evitare di fare esperimenti strani sulla propria pelle, trovandosi al mercoledì con giramenti di testa, indebolimento immunitario e stress psico-alimentare soltanto dannoso.
Gli eventuali vantaggi riportati da alcuni (ma tanti sono invece quelli che hanno lamentato diarree o altri problemi similari nell'ultima settimana o addirittura in gara!) possono essere senza dubbio inquadrati come effetto placebo, o come confronto con altre gare in cui non si disponeva di adeguate scorte zuccherine.
Nel tuo caso un calo da 4'00/km a 4'20/km negli ultimi 7 km di una maratona, indica senza dubbio un esaurimento precoce degli zuccheri. Il che significa che non hai allenato a sufficienza la capacità del tuo corpo di consumare ANCHE grassi insieme agli zuccheri, al ritmo gara, fin dai primi km di corsa. Per sapere come allenare questa caratteristica hai due vie: ti leggi a fondo "Mente e Maratona" o inizi a farti seguire da me :-))))
Spero di incontrarti presto in qualche maratona (prossime probabili: Genova e Siracusa, ma il mio programma gare lo trovi nella sezione "le mie gare" di questo sito).
Buon 2004 anche a te!
Luca 

 

11/12/03 Gianfranco da Roma: "Qualcosa di veramente nuovo"

Ciao Luca,
ti volevo comunicare che ho ricevuto il tuo libro e già ne ho letto più della metà. Devo dire che è molto diverso da quello zen che conoscevo, ma è altrettanto interessante come idea e mi piace sperimentare sul mio
fisico e sulla mia mente. Mi piacerebbe con il tempo discutere con te come sei arrivato a questa metamorfosi ma sicuramente è un discorso molto lungo. Ripeto: trovo che tra il correre come propone "Lo zen e l'arte
della corsa
" e come spiega "Mente e Maratona" c'è una grande differenza.
Comunque trovo il libro molto bello anche se si legge con più fatica del precedente (ho studiato medicina e finché non capisco bene la filosofia MBW non la posso applicare..), e trovo che ancora una volta sei l'unico che ha da dire qualcosa di veramente nuovo tra i tanti libri che si leggono sulla corsa. Quindi da tuo lettore ed estimatore non mi hai deluso.
Un saluto
Gianfranco


L'ultimo libro è in effetti piuttosto diverso da "Lo zen..". Però ne rappresenta la focalizzazione su un aspetto particolarmente interessante, che è stato sviluppato compiutamente con l'aiuto del mio amico Trabucchi. E'
un po' come se avessi messo una lente su un punto di una cartina molto ampia, e mi fossi messo a studiare QUEL punto in modo molto approfondito.
Siccome, studiandolo, ho scoperto che quel punto teneva un po' insieme tutto il resto, ecco che ne è nata un'applicazione pratica interessante che abbiamo battezzato Mind Body Work. Io non ci vedo contraddizione e anzi, sento entrambi i libri come figli miei, e sono ad entrambi molto affezionato.
Ne "Lo zen.." per esempio esprimevo il valore della meditazione in corsa, ovvero di quello stato di trance naturale che si può ottenere applicando determinate tecniche - mutuate dallo zen - stimandone a occhio una
potenziale velocizzazione delle prestazioni.
Tale esito però era molto legato alle capacità di applicazione del singolo atleta. Chi non era "portato" a lasciarsi andare in modo istintivo, e a liberarsi dai pensieri coscienti poteva non averne alcun beneficio. Così
abbiamo pensato di andare oltre. Lo stimolo che fornisce il Mind Body Work non è necessariamente cosciente, ma agisce su un contesto di rafforzamento della memorizzazione, capace di fissare una risposta organica o un atteggiamento reattivo, nella direzione da noi voluta. E' insomma un passo avanti concreto che - tra l'altro - ha anche cercato di spiegare PERCHE', biochimicamente parlando, la corsa zen funzionava.
Dove il primo è più lirico e piacevole, il secondo libro è - come tu ed altri mi confermate - un po' più massiccio.
Tuttavia l'humus da cui nascono è il medesimo (la voglia di cercare e di andare oltre) e l'opera più recente ha senza dubbio il pregio di avere basi scientifiche più solide (guarda per esempio che differenza nella parte
alimentare..) che non la espongono più alla critica becera di quei (per fortuna pochi) "antizen-isti" che dicevano: "Sì, tutte cose belle, ma poi non funzionano..".
Ecco. Ci sono voluti due anni di lavoro, ma abbiamo provato a spiegare "perché" e a definire un "come". Che è il processo naturale con cui la scienza progredisce.
Entrambi i libri sono figli miei (il secondo anche di Trabucchi..), ma - come ogni buon padre - lascio che i
loro frutti crescano e si sviluppino anche in miglioramento e in correzione rispetto a come sono stati pensati originariamente. Accettando di buon grado qualunque critica costruttiva, che mi aiuti a progredire ulteriormente in questo interessantissimo percorso.

Tu dici che sono l'unico che ha da dire qualcosa di veramente nuovo sulla corsa, e te ne ringrazio. Sei probabilmente fin troppo gentile. Di sicuro posso dirti che in quello che faccio metto l'anima, e non ho paura di confrontarmi con nessuno. Se da questo nasce poi qualcosa di ben fatto o di innovativo, ne sono solo felice.

Grazie comunque per i tuoi complimenti!
Luca

 

10/12/03 Andrea: "Psicoterapia e 'Mente & Maratona' "

Ciao Luca, sono uno psicoterapeuta (psicologo) e appassionato maratoneta. Ho letto con grande interesse il tuo ultimo libro che un mio amico mi ha acquistato alla maratona di Milano (con tanto di tua dedica). Già conoscevo il tuo approccio alla corsa e alla vita grazie al libro sullo zen e ad un altro testo di cui spesso parli ("Pensare con il corpo": libro in vendita nel catalogo libri del "Negozio di LucaSpeciani.it")). Dopo aver letto alcuni testi di Albanesi, per altro molto interessanti, ma un po' ossessivi per tecnicismo e mancanza di poesia, mi ha fatto proprio bene incontrare il tuo pensiero. La corsa zen mi ha permesso di limare il mio personale alla Venicemarathon 2003 (3h03); ora punto deciso al muro delle 3 ore. Numeri a parte credo che un nuovo approccio alla corsa non possa lasciare inalterato l' approccio alla vita.
Sono inoltre particolarmente soddisfatto del tuo approccio al "biologico"; è da anni che in famiglia abbiamo toccato con mano che il cibo è qualcosa di più che semplice "calorie".
Grazie, buon lavoro! Andrea

Grazie Andrea,
come ho scritto ad Alessio resto profondamente convinto del fatto che "Mente e Maratona" rappresenti un'evoluzione tecnica di messaggi che - a chi avesse voluto vederli - erano già disponibili tra le righe de "Lo zen e l'arte della corsa". Tu però sei psicoterapeuta, e psicologo attento alle novità e ai messaggi. E sei capace di integrare le cose buone di cui leggi (vedi discorso alimentazione) nella tua vita quotidiana. Credimi, non è dote troppo diffusa.
Mente e Maratona rappresenta uno sforzo per rendere disponibili a tutti queste informazioni (e le molte altre acquisite in questi ultimi due anni), perché chiunque possa - ancora di più - testarle e utilizzarle nella sua corsa quotidiana.
Grazie, Andrea, per il tuo contributo, e auguri per l'abbattimento del muro! (se ti servisse un coach dedicato.. fammi un fischio!)
A presto
Luca

 

10/12/03 Alessio: "Dieci km con lo zen"

Ciao Luca,
scusa la confidenza ma ormai mi sembra di conoscerti malgrado ti abbia incontrato solo tramite il tuo libro
"Lo zen e l'arte della corsa",  i tuoi articoli su "Correre" e il tuo sito web.

Volevo solo raccontarti che circa un anno fa mi era venuto in mente di cominciare a correre, e seguendo
alcuni link sulla corsa ho conosciuto il tuo sito web. Incuriosito dall'abbinamento (avevo già un'infarinatura di zen tramite i due libri "Lo zen e l'arte del tiro con l'arco" e soprattutto il bellissimo "Lo zen e l'arte di manutenzione della motocicletta") ho comprato un numero di "Correre" (che da allora compro ogni mese) e ordinato il tuo libro.

L'ho divorato, e già riletto due volte. Oltre alla questione corsa ho cominciato ad affrontare anche la
questione alimentazione e relativa alle medicine.
Per non dilungarmi troppo concludo dicendo che a Maggio ho cominciato a correre e piano piano Domenica
scorsa sono arrivato a correre i miei primi 10 chilometri!
Con un tempo forse lentissimo (non avevo orologio ma sicuramente in più di un ora), ma non mi interessa, io
sono contento.
Non so se corro zen ma sicuramente corro con la gioia nel cuore, e questo risultato un po' lo devo pure a te.
Grazie.
Ciao
Alessio

Ti ringrazio, Alessio, per la bellissima testimonianza che riporti. Pulita, sincera, senza fronzoli: fresca come una pagnotta appena sfornata... Certe volte sembra che la validità o meno di un metodo o di un'idea si misuri sempre ed esclusivamente con il metro dei ritmi e dei primati personali. Certo scommettere su se stessi, migliorarsi, crescere organicamente e fisicamente (oltre che mentalmente) può essere un bellissimo obiettivo. Ma riuscire a trovare la gioia di correre, e di sentirsi realizzati facendolo, può essere ancora più difficile e impegnativo. Grazie a te Alessio, per la fiducia che hai riposto in quello che ho scritto, e per come - semplicemente e stupendamente - sei riuscito ad applicarlo.
Cercherò di continuare a scrivere cose nuove ed interessanti, che sento dentro, anche per te e per tutti quelli (istintivi e spontanei: ce ne sono tanti) come te.
A quando i 15 km ? :-)
Ciao!
Luca

 

3/12/03 Marco da Roma: "Un libro che trasmette vibrazioni"

Il tuo libro lo sto leggendo senza una particolare sequenza logica. Vado a casaccio all’interno dei vari capitoli senza particolari riferimenti. Non so quando comincerò a leggerlo dall’inizio. Comunque, a prescindere da questa premessa, il libro trasmette VIBRAZIONI. Per il momento mi limito ad esprimere questo personalissimo commento. Sì, è un libro di testo, ma di quelli che ti risucchiano al loro interno facendoti immergere in situazioni ed approfondimenti spiegati talmente bene che ti viene da dire: ma perché ci hanno pensato soltanto adesso? Non ho mai letto altri testi specifici sulla preparazione alla maratona e penso che, nel caso lo dovessi fare, verrò condizionato da “Mente & Maratona”. Staremo a vedere.... . I capitoli legati alla parte alimentare, anche se con degli approfondimenti scientifici molto minuziosi e quindi un po' “pesanti” (concedimi il termine, non sono un addetto ai lavori), scivolano bene fino alla fine ed andrebbero letti tenendo presente che: non c'è regime alimentare che possa essere forzato dall'esterno, se non con la graduale ma completa adesione di chi deve poi mantenerlo nel tempo.
Quando comincerò a leggerlo come tutti gli umani e cioè dall’inizio, man mano che mi verranno delle considerazioni da fare, me le segnerò da una parte e te le comunicherò nel corso degli aggiornamenti.
Aspetto con trepidazione il nuovo programma.
Marco

 

1/12/03 Carmine da Lecce: "Critiche e Albanesi"

Caro Luca, hai letto la recensione del tuo libro sul sito di Albanesi? E' parecchio critica! Io il volume l'ho ordinato e lo sto aspettando impazientemente! Dopo potrò esprimere una mia opinione, ma mi dispiace leggere una recensione di quel tipo su un metodo di allenamento che, finora, ha migliorato le mie performance. Appena leggerò il volume te ne renderò una mia opinione.
(Carmine poi mi scriverà il 4/1/04: Il libro, che però non ho ancora finito, è eccezionale! Secondo me una rivoluzione nel panorama della preparazione alla maratona. Ho trovato molto interessante l'approccio evoluzionistico anche se ho delle considerazioni e dei chiarimenti da porti appena l'avrò letto e riletto tutto!)
Ciao, a presto. 
Carmine

Caro Carmine,
ho purtroppo la sensazione che le critiche che Albanesi fa al testo mio e di Trabucchi, siano tutt'altro che equilibrate e serene. Devi sapere infatti che più di un anno fa ho sottoposto a Roberto (con cui al tempo avevo un rapporto di amichevole cordialità, nonostante punti di vista molto diversi su un mare di cose) le bozze dei lavori del Mind Body Work, inviandogli proprio (ovviamente in via riservata) parti del libro per consentirgli di testarle su suoi atleti. Così fece, riportandomi dei pareri che mi furono utili, insieme a quelli di altri, per una più precisa definizione del metodo. Il suo approccio fu entusiastico (conservo le sue mail di risposta..) e mi disse che era una delle cose più rivoluzionarie che ci fossero in giro da qualche anno a questa parte. Tuttavia non approfondì le potenzialità del metodo (che tuttora credo non abbia minimamente compreso: ad es. sostiene che serva solo ad atleti top), e appena iniziò ad avere dei ritorni meno brillanti da qualche atleta ritenne di accantonarlo. Così almeno pensavo. Invece, sorprendendomi sotto molti punti di vista, quest'estate mi segnalò la sua intenzione di voler scrivere un testo sull'allenamento mentale degli atleti. Poiché le cose non le mando a dire (stanti i buoni rapporti che ci legavano) gli dissi subito che non mi sembrava molto corretto, visto che stavo uscendo io con un testo sullo stesso argomento, su cui l'avevo privatamente edotto in lungo e in largo. Non solo non mi diede minimamente ascolto, ma - sostenendo di avere trovato ispirazione da altri testi, e specificamente da un libretto tutto-teoria sulla Programmazione Neuro Linguistica - pubblicò il suo libro (autopubblicandoselo: la Thea è la sua casa editrice personale) in fretta e furia, facendolo uscire un mese prima del mio, pur avendomi scritto prima dell'estate (anche qui conservo la mail..) che a lui degli aspetti mentali non importava niente. Inoltre lo presentò scrivendo: "questo non è un testo che si dilunga inutilmente su difficili concetti neurobiologici..." (che sono invece esattamente il punto di forza del testo mio e di Trabucchi, ovvero l'identificazione di basi scientifiche precise su cui appoggiare la scelta di un mezzo di allenamento mentale piuttosto che di un altro). 
Ecco, Carmine, tornando alle critiche... purtroppo temo che siano motivate solo dalla volontà di sminuire quello che invece rappresenta un lavoro solido e ben documentato che smuove acque da anni stagnanti nel campo della psicologia dello sport, trasportando sul campo e in pista quello che fino a ieri era svolto solo sul lettino dello psicologo o limitato alla pura teoria (visualizzazioni, focalizzazioni ecc.).

Le critiche nello specifico:

Roberto, invece di concentrarsi sul messaggio forte di "Mente & Maratona", che è la possibilità di interagire con allenamenti mirati per correggere atteggiamenti mentali scorretti (superando la logica - a nostro giudizio ormai datata - che l'intervento debba essere psicologico), si concentra, come suo solito, sui particolari di contorno. Anche su questi però prende qualche abbaglio.
1) Sul concetto - evidente a chiunque conosca un minimo di biochimica - che una sostanza non è attiva biologicamente solo in funzione delle molecole da cui è composta, ma ANCHE  in funzione del suo stato fisico, finge di non sapere. Una proteina agisce in funzione della sua configurazione SPAZIALE, non in funzione della sua composizione aminoacidica. Il contenuto calorico sarà esattamente identico, ma l'azione biologica completamente diversa. Questo è ciò che ho scritto. Il resto sono chiacchiere.
2) Chi si ciba di zucchero raffinato, ho scritto, tenga conto che per "digerirlo" deve consumare enzimi e altri cofattori di cui con la zolletta non ci nutriamo. Scopo della mia affermazione è quello di spingere al consumo di cibi complessi e non raffinati, in modo da nutrirsi ANCHE dei cofattori e degli oligoelementi che vengono consumati. Mangiare zucchero NON E' qualitativamente la stessa cosa che mangiare miele, anche se il contenuto calorico è pressoché identico, come pure l'indice glicemico. Mangiare 100 g di pasta integrale NON E' la stessa cosa che mangiare 100 g di zollette di zucchero. Per lui sì. Liberi di seguirlo.
3) Cortisolo: gli ormoni corticosurrenali non si limitano a esercitare gli effetti che si possono studiare in vitro. Interagiscono con l'organismo in un complesso gioco di feed-back. Se durante una maratona - a causa di una situazione altamente stressante - si dovesse avere una produzione esagerata di cortisolo, l'effetto sarebbe quello di una forte incentivazione del consumo di zuccheri. Con conseguente esaurimento precoce delle scorte di glicogeno epatico e muscolare. Non basta leggere le indicazioni generali sul cortisolo come "attivatore del consumo di grassi" e pensare che serva al maratoneta. La vita non è due più due: sforziamoci di capirlo.
4) Che l'EPO migliori le prestazioni del maratoneta è tutt'altro che un dogma, e più d'uno (medici, allenatori) lo sta mettendo autorevolmente in dubbio. Dare per "ovvi" certi miglioramenti è tutt'altro che scientifico. Il miglioramento può avvenire solo se si verificano contemporaneamente MOLTI altri fattori. Non succede quasi mai che L'UNICO collo di bottiglia prestativo sia solo il basso numero di globuli rossi nel sangue. Chi vuole saperne di più non ha che da leggere il capitolo in cui Pietro ed io ne parliamo. L'affermazione che chi si dopa bara (oltre a farsi del male) è legata soprattutto ai velocisti (dove il testosterone e il GH fanno aumentare enormemente le masse muscolari).
5)  Vengo criticato per avere dedicato 20 pagine ai "cibi medicina". Dovessi riscriverlo domani, forse le amplierei anche, tanto ritengo importante la scelta di cibi sani e vivi in una corretta alimentazione.
6) Vengo anche criticato per avere inserito un'ampia bibliografia, che spazia dall'alimentazione allo zen, passando per corsa, medicina e psicologia. Se sapesse Roberto quante persone mi hanno ringraziato per l'amplia bibliografia di approfondimento che avevo inserito ne "Lo zen e l'arte della corsa"! Forse perché i miei libri non pretendono di spiegare tutto, e di indicare quanta cartaigienica vada utilizzata dopo una defecazione particolarmente impegnativa. E dunque lasciano anche a chi legge lo spazio per un approfondimento personale. Lui è un fautore del "letto di Procuste" (mito greco che tagliava le gambe o le allungava a chi non le aveva lunghe quanto il letto stesso). Una terapia, una alimentazione, un allenamento! Uguale per tutti. E chi non ne ha giovamento: colpa sua!
In ogni caso, meglio una bibliografia ampia e commentata, che la pura citazione del titolo di 40 libri.
7) Il Mind Body Work non è rivolto ai "marines" come sostiene Albanesi. Pietro ed io abbiamo espresso con chiarezza il concetto che chi desideri ottenere dei miglioramenti prestativi, deve predisporsi ANCHE ad imparare a gestire la sofferenza. Questo concetto vuole spiegare a tutti quelli che cercano il "magico guru" o la "magica tabella" per vincere senza soffrire, che quella via non esiste. Esiste invece un rapporto MATURO tra atleti e allenatori, che noi vogliamo riuscire a creare. Chi accetta il ruolo di "guru" e considera i suoi atleti come dei mentecatti, temo possa trovarsi in mano solo persone deboli e "bisognose di un padre". Queste cose le abbiamo scritte chiare. Avremo urtato qualcuno? Certo il fatto che Albanesi due mesi fa abbia scelto di "passare" tutti i suoi atleti a Pizzolato limitandosi a seguirli sull'alimentazione, è un indice del fatto che qualcosa non funzionava. Il giudizio, naturalmente, non sta a me ma a chi è stato da lui seguito (ed è oggi seguito da altri con successo).
8) E ancora non capisce, Albanesi, che il forte coinvolgimento emotivo manifestato da alcuni atleti quando non riuscivano a concludere l'allenamento richiesto, E' UNA DELLE BASI NEUROBIOLOGICHE che rende il metodo funzionante! Solo con l'attivazione dell'amigdala (il centro cerebrale attivato dalle emozioni), infatti, il messaggio di reazione mentale si fissa a livello neurale. Talvolta, per alcuni atleti, questo coinvolgimento poteva manifestarsi anche con uno sfogo, tramite il pianto. Per capire questo punto, però, occorre avere letto il libro, e averne digerito i fondamenti neurobiologici. Non averne "corretto le bozze" in cerca di errori...
9) Ma il punto che più mostra la cattiva fede della critica, è dove Albanesi assegna a Trabucchi l'unica parte del libro che giudica ottima (mi fa quasi sorridere). Lo fa - astutamente - col punto di domanda (Trabucchi?) come a dire: se è scritta così bene non può averla scritta Speciani. Credo che la cosa non meriti altri commenti di dettaglio. Il libro è stato scritto a quattro mani da Pietro e da me. Pietro ha più volte pubblicamente riconosciuto che l'idea iniziale è stata mia, e che poi insieme abbiamo percorso una strada inesplorata scoprendo insieme passo passo (anche sperimentalmente) cose interessantissime e degne di essere spiegate. Il capitolo sulle basi scientifiche è - più di qualunque altro - un parto comune, almeno per i primi capitoli, quelli più innovativi. Ecco, Carmine... per dirti che la cattiva fede rende ciechi, sordi e muti.

In sintesi... ciò che io e Pietro abbiamo scritto in "Mente & Maratona"è qualcosa di estremamente innovativo, che farà discutere, che troverà - come ogni lavoro veramente nuovo - fautori e oppositori. Come abbiamo detto, siamo qui pronti e aperti non solo ad ascoltare qualunque critica, ma anche a farla nostra se dovessimo trovarla fondata e convincente. Non abbiamo scritto una "bibbia", ma un lavoro scientifico e sperimentale che può servire da base a chi voglia lavorare seriamente sugli effetti della mente sulle prestazioni sportive. Abbiamo aperto contatti con la Fidal e con tecnici nazionali interessati alla sperimentazione. La strada è lunga, ma siamo certi che tra qualche anno il libro potrà essere riscritto con la messe di nuovi dati sperimentali che pioveranno nei nostri archivi.
Nel frattempo, Carmine, parlano i risultati. Chi afferma che il metodo Mind Body Work funziona solo con atleti sotto le 2h50' (o sotto le 2h30') dice una bugia, e sa di dirla. Nel libro abbiamo riportato un intero capitolo con le testimonianze di gente semplice e disposta ad investire su se stessa come te o come me, che ha avuto miglioramenti stupefacenti. La si può anche leggere on-line nell'apposita sezione di questo sito dedicata al Mind Body Work. Nessuna pretesa di dimostrazione scientifica: sarà effetto placebo, sarà quello che vuoi: ma questa gente - gente come te - ha visto migliorare le sue prestazioni in modo graduale e continuo, quando con i loro precedenti trainer erano magari fermi da anni sugli stessi risultati.
Queste righe, e questa risposta, sono per te e per tutti loro.
Ciao e a presto!
Luca 

Aggiunta dopo il 14/12/03:
Carmine ha potuto sperimentare sulla sua pelle quanto avevamo ragione. Il 14 Dicembre 2003, alla maratona di Reggio Emilia, dopo alcuni mesi di lavoro MBW strutturato con intelligenza e determinazione (senza bisogno di "marines") il suo vecchio primato personale di 2h55'39" si è trasformato in 2h49'15", nonostante numerosi suoi compagni di allenamento gli dicessero che era impossibile che si migliorasse senza fare i consueti lunghissimi, e con un chilometraggio settimanale così ridotto. Non è un top runner, Carmine, ma senza dubbio un ottimo atleta. Il MBW può aiutare anche lui, come ha aiutato tutti gli altri atleti di ogni età e valore tecnico che ho citato su "Mente e Maratona", e che seguo con i miei programmi di allenamento. Questi sono fatti. Croccanti e sonanti. Il resto, parole.


24/11/03 Maurizio e Viviana (da "Il Giornale"): "Allenarsi per la maratona? Facile, almeno sulla carta"

Maurizio Acerbi e Viviana Persiani, su "Il Giornale" di Lunedì 24 Novembre 2003, a pagina 44, scrivono queste parole su "Mente e Maratona":

"Nella città dove si corre tutto l'anno, la maratona che si disputerà domenica prossima dovrebbe essere alla portata di molti; di quelli, almeno, che ogni giorno si "allenano" rincorrendo metrò, tram e filobus o bambini che escono da scuola e che devono essere accompagnati, a tempo di record, in palestre o campi da gioco. Scherzi a parte, il dato in aumento degli iscritti alla Tris Milano City Marathon, è indicativo di una passione che contagia sempre di più. Certo, i 42km e 195 metri della maratona restano il sogno di chi si cimenta, per la prima volta, magari solo per buttare giù qualche chilo. La maratona vuole perpetuare la leggenda di Filippide (o Fidippide), il soldato greco che corse fino ad Atene per annunciare la vittoria del suo esercito sui Persiani. Riuscì, sembra, a dire "Rallegratevi, vittoria" prima di morire, vinto dallo sforzo; era il 490 avanti Cristo. Il 10 aprile 1896, il greco Spiridon Louis, portatore d'acqua, vinse, sulle strade di casa. la prima maratona olimpica dell'era moderna. Louis ci mise quasi tre ore a percorrere i circa 40 km, tempo che, oggi, un discreto amatore è in grado di stabilire senza particolari problemi. Merito anche della abbondante manualistica uscita sull'onda del successo riportato dalla corsa.
Se, per esempio, volete, partendo da zero, potrete trovare, in libreria, decine di volumi che si occupano espressamente di maratona. 
Appena pubblicato da Edizioni Correre (si può ordinare on-line al sito www.sportivi.it) è "Mente e maratona", scritto da Luca Speciani e Pietro Trabucchi.
Il manuale offre un approccio assolutamente originale e coinvolgente con la maratona, offrendo all'atleta amatore una serie di suggerimenti, sotto forma di esercizi pratici, per allenare non solo il fisico, ma anche, e soprattutto, la mente che, chi corre, sa benissimo essere un fattore spesso limitante e condizionante dei propri risultati.
Non solo: il libro offre una prima parte dedicata all'alimentazione, spesso trascurata dai podisti, di utilità straordinaria. Insomma, l'allenamento MBW (Mind Body Work) inventato dai due autori, è un lavoro integrato mente/corpo, che - come dimostrano anche le testimonianze di alcuni amatori che si sono sottoposti a queste tecniche - non solo diverte e fa andare più forti, ma, cosa importante, ti fa stare anche meglio con te stesso."

 

 

24/11/03 - Franz da Milano: Mente e maratona

Ciao Luca, ciao Pietro,
 
ho bevuto tutto d'un fiato il vostro libro: complimenti.
 
La prima parte, quella generale, riprende i concetti tradizionali sulla preparazione alla maratona integrandoli con tutte le ultime novità, risulta quindi utilissima.
La parte con la spiegazione scientifica del MBW è davvero interessante. Invoglia anche alla lettura dei vari libri che suggerite (in primis i due di Pietro, che non ho ancora letto).
Infine la parte sull'allenamento mi ha chiarito molte cose di quanto avevo provato sulla mia pelle.
 
Il metodo è sicuramente interessante (oltre che efficace, e lo posso testimoniare).
Credo che POSSA diventare il "turbo" da aggiungere ad ogni programma di allenamento ma che DEBBA essere preso sempre in considerazione da chiunque si fregi del titolo di allenatore.
 
Volendo dare a questa mia mail una veste non solo celebrativa ma anche critico-costruttiva vi sottopongo alcuni dubbi che mi sono rimasti:
- importanza dell'allenamento a coppie (ne fate cenno durante l'intervento di Gino e sulla parte legata alla corsa come gioco, ma anche per mia esperienza personale, spesso l'allenarsi in due aiuta tantissimo - andrebbe approfondito)
- una parte che andrebbe approfondita è quella della motivazione generale a correre. Non so se sia diffuso, ma alcune persone - e io tra quelle - corrono perchè è bello. La competitività verso compagni di allenamento o avversari in gara non è mai stata uno stimolo per me. Non mi interessa arrivare prima di nessuno. Mi pongo degli obbiettivi strettamente personali (arrivare bene, arrivare in fondo, arrivare entro un certo tempo, divertirmi). Sulla parte MOT questo viene trascurato a favore della competitività 'classica'.
- ne "Lo Zen e l'arte di correre" si dava molta importanza (e mi trovava in completo accordo) alla naturalezza della corsa non solo come stile ma anche come allenamenti. L'MBW cerca in qualche modo di dare un metodo alla preparazione, quasi si volessero indurre 'a forza' le sensazioni proprie del correre zen. Forse basterebbe sottolineare l'aspetto ludico (e probabilmente mi sto ricongiungendo con l'osservazione precedente). Probabilmente chi vive alla perenne ricerca della 'tabella perfetta' trova tutte le risposte nel vostro libro, provocatoriamente direi che io cerco l'allenamento senza tabella.
 
Scusatemi, mi sono dilungato in osservazioni che nulla volevano togliere al vostro lavoro, anzi proprio perché l'ho apprezzato fino in fondo non avrei mai voluto finisse.
 
Grazie delle idee e complimenti vivissimi.
Franz

Caro Franz, trovo finalmente il tempo di risponderti prima di tuffarmi nella sarabanda del week end tra expo, pranzi, cene, aperitivi, convegni, ristori abusivi, tifo ai pupils impegnati in gara ecc.
Ti ringrazio, come ti ho già detto, per le belle parole. D'altra parte il libro non è solo mio o di Pietro, ma ci siete dentro tutti voi che avete fatto da cavie e da testimonial nel convincerci - strada facendo - della bontà pratica del metodo.
 
Come giustamente ci segnali, ci sono punti che andrebbero approfonditi e ampliati. Incominciamo da subito a prenderne buona nota, perché abbiamo la sensazione che gli sviluppi saranno nei prossimi mesi piuttosto vorticosi (se l'accoglienza avuta a Firenze vale come parametro di interesse..). Sicuramente il libro rappresenta un inizio, un sasso nello stagno, che noi o altri presto supereremo. Spero, però, nella direzione giusta, andando oltre alle tante chiacchiere che sono state scritte sulla mente, senza alcuna base alle spalle, con la pretesa che fossero vangelo.
 
Dunque:
1) Allenamento in coppia: sia nella sezione COR, che come modalità stimolante per allenamenti normali. Lo stimolo è intenso, ma - come sempre - deve essere raccolto da una mente pronta. Chi, quando si tratta di entrare in trance e seguire il compagno o l'avversario più forte, ha la testa a farfalle, difficilmente troverà beneficio. Vedrai che, tra le righe, troverai continuo riferimento a questo fatto, e soprattutto al fatto che la risposta attiva allo stimolo PUO' essere allenata sul campo.
2) Motivazione a correre (sezione MOT): il MBW si pone l'obiettivo di correggere sul campo alcuni atteggiamenti mentali scorretti che possono nuocere alla prestazione atletica. Prestazione, come hai ben capito, intesa nel senso più ampio del termine: non solo cronometrica, ma anche legata alla scioltezza del gesto, alla gratificazione interiore, al benessere psicofisico.
Le diverse sezioni sono specificamente mirate a obiettivi diversi. Talvolta anche in parziale contraddizione tra loro. Un atleta che abbia bisogno di stimoli MOT è un atleta che spesso si demotiva, che non si impegna fino in fondo, che non è stimolato dal confronto con altri. E su questo DESIDERA essere stimolato. Se un atleta è del tutto in equilibrio con il suo correre sciolto, rilassato, divertendosi, non ha ALCUN bisogno di stimoli MOT, anche se questi fossero in grado di migliorarne le prestazioni (penso a Frank Del Vecchio, a Comparelli..).
La persona invece che avrà ambizioni di miglioramento del proprio personale, ed avesse carenze dal punto di vista MOT, avrà sicuramente beneficio dallo svolgere quel tipo di lavori. Ma non è che TUTTI debbano fare TUTTI i lavori proposti. Mi spiego? Il "primato personale" di una persona che vuole correre sciolta e gioiosa, e non ci riesce (perché fa fatica, perché pensa a cose sbagliate ecc.) potrà invece passare attraverso i lavori FLU, i lavori COR, i lavori ANS ecc. E anche se non migliorasse di un solo minuto i suoi PB cronometrici, avrebbe (avremmo) comunque raggiunto il nostro obiettivo.
Ciao e grazie per lo stimolo...
Luca

 

 

11/11/03 - Vincenzo: Maratona di New York

Ciao Luca, mi chiamo Vincenzo e sono quel podista "cadavere" che circa ad un miglio da Central Park, hai così gentilmente incitato a stringere i denti, chiamandomi per nome ( l'avevo scritto dietro la canottiera ) e dandomi una pacca sulle spalle.
Eri tu vero? a  giudicare dalla classifica finale e dal viso, sebbene fossi completamente annebbiato, penso proprio di si!
In un primo momento, assorto nella mia sofferenza, cercando di chiamare a raccolta tutte le ultime energie psicofisiche per trascinarmi dignitosamente al traguardo, non pensavo che un altro atleta potesse capire il mio "dramma sportivo" ed invece tu,col tuo sorriso, stavi vivendo le stesse mie identiche sensazioni ( a giudicare dai tuoi parziali fino alle 20 miglia per poi trovare il MURO ! ) eppure hai trovato la forza di guardare oltre ! Grazie.
Credimi, sull'aereo, durante il trasferimento a New York, stavo leggendo per l'ennesima volta alcuni paragrafi, particolarmente significativi per me, del tuo libro " Lo Zen e l'arte della corsa ", vivo lo sport e non solo, esattamente come lo descrivi tu, avevo nelle gambe il ritmo facile con cui sono passato alla mezza ( 3'50"/km) senza tensioni e in completa armonia con me e con l'ambiente circostante, eppure una crisi come questa non l'avevo mai vissuta !  (ho corso circa 15 maratone tutte concluse correndo se non proprio tutte in progressione almeno senza cali evidenti come quello che abbiamo accusato a NY ).
Che conclusioni hai tratto da questa esperienza ?
Io personalmente, da un lato sono orgoglioso di me per come sono riuscito ad allontanare la mente dal corpo sebbene la delusione fosse grande in quanto avessi fallito i miei obiettivi pregara (concludere sotto le 2:42, rientrare nei primi cento assoluti), pero' quando mi si chiede di come sia andata la maratona, noto che la sofferenza finale ha lasciato il segno in modo piu' evidente e il ricordo di questa gara, sebbene desiderata da una vita, non e' positivo.
Ancora grazie per cio' che trasmetti, ti leggo sempre con autentica stima.
 Ciao, Vincenzo
 

Ciao Vincenzo,

ero proprio io!
Se eri cadavere tu, lo ero un po' anch'io: ho fatto una gran fatica a finire quel tratto di Central Park in salita.
Ma, a differenza di come hai letto tu la gara, pur non avendo fatto il mio personale (ho un 2h33'), ho corso la gara con un sorriso incredibile stampato sul viso, dal primo metro all'ultimo!
Sono passato un po' veloce alla mezza (1h19') e, capendo che comunque non valeva la pena di trasformare la gara in un calvario, quanto piuttosto di godersela metro dopo metro, ho staccato mentalmente un po' la spina, e ho cominciato a giocare col pubblico: ballando quando c'era musica, alzando le dita in segno di vittoria (good job!), roteando le braccia aperte, facendo l'aeroplanino (ero anche truccato con i colori di "guerra" bianco rosso e verde), dando e ricevendo il "cinque" a tutti i bambini. E' stato fantastico.
Ci sono mille altre maratone in cui potrai fare il personale: ti assicuro che in questa non valeva la pena di dannarsi, se il costo in contraccambio era quello di non godersi la cornice di pubblico incredibile che ci siamo goduti.
 
Grazie infine per le belle parole che mi dici. La tua stima, come quella di altri, mi spinge ogni giorno ad essere più coinvolto e partecipe in questo mondo stupendo.
Ti auguro mille nuovi successi, per agevolare i quali puoi sicuramente lavorare ancora un po' (come dovrò fare io nei prossimi mesi) sulla potenza lipidica :-)))
Ciao e alla prossima!
Luca

PS: Chi volesse venire a NY anche quest'anno, ma insieme a me, non ha che da guardare alla pagina "viaggi"!

 

Maurizio - da Napoli: "un coro alla mezza"

Mi chiamo Maurizio, ho 40 anni, una vita per lo sport,
ho girato il mondo e ho sudato tanto per vincere in
campo nazionale e internazionale in quello che fu la
mia specialità: lotta libera. Poi 3 anni di stop e un
corpo che si degenera. Poi...poi lo zen... speciale
possibile.

Sono proprio curioso di sapere come e dove vivi, come
trascorri la giornata, Tua moglie che tipo è, e i Tuoi
figli....e se sei mai nervoso, e che cosa è questo
vivaio clorofilla. Sai anche io amo maledettamente i
fiori, la natura e ho un piccolo giardino che coltivo
con passione, amore e un po' di incompetenza. Riesco a
dialogare con tutte le piante.
 
desidero raccontarTi se vuoi l'esperienza della mia
ultima mezza maratona (di Napoli) allorquando ho
lanciato l'idea, (apprezzata) di far venire nella
magica Piazza del Plebiscito il coro di voci bianche
(dove canta mia figlia) per far sentire a tutti gli
atleti le canzoni napoletane e tutto il coro
(costituito da giovani bellissimi) la bellezza di uno
sport così nobile.

Ora Ti racconto cosa ho scritto al riguardo di questa
giornata.

L'altra domenica a Napoli si è svolta la
"NapoliMarathon". Per l'occasione ero presente anche
io, tirato a lucido (-7Kg) nella piazza del Plebiscito
appena liberata dai tumulti del Global Forum. Vi
racconto la mia esperienza di vecchio campione (di
altri sport) in prestito alla maratona.

Gia alle 8 la Piazza era immensa, il tempo un po'
triste, ma non a sufficienza per rovinare la giornata
di sport.
Ed eccoli lì,...sono meravigliosi,...80 bambini di una
parrocchia di Bagnoli, in fila per 2, tutti in divisa
bianca e blu che prendono posto sul palco sul quale ci
sono già 2 bravi speaker che non stanno zitti un
attimo.
La Piazza comincia a riempirsi, arivano bambini,
vecchietti, cani, giovani, campioni, donne, disabili.
Il cielo si fa meno cupo. I bambini cominciano a
cantare, ...sono meravigliosi, cantano canzoni
napoletane quali: " o sole mio, o' surdato nammurato,
funiculi, funiculà. Ma ancor prima danno il envenuto a
modo loro ai bersaglieri intonando una canzone a loro
dedicata che fa + o meno così: "i bersaglieri vanno a
caccia di piume per i loro cappelli....". Lo speaker,
furbo ed esperto recepisce il momento magico e chiede
dall'altoparlante ai bersaglieri di rispondere, a modo
loro, al benvenuto del coro "Arcobaleno". E,...allora
essi rispondono a modo loro, correndo e suonando fanno
l'ingresso trionfale in Piazza dalla adiacente via S. Lucia.

Nel frattempo irrompe il sole nella Piazza ampliandone
lo storico splendore che già le appartiene.

Che grandezza, respiro profondamente....mi guardo
intorno, guardo gli atleti, i colori diversi...So di
aver già vinto la mia gara, quella di aver fatto
vibrare i cuori di questa gente, di aver fatto
saggiare un pizzico di napoletanità agli ospiti di
questa meravigliosa città e,...dall'altro lato di aver
fatto vedere ai bambini del coro la straordinarietà di
questo sport sano e nobile.

Trascuro completamente il riscaldamento per dare gli
ultimi suggerimenti a mia moglie che seguirà il coro
durante la manifestazione insieme a Suor Rosaria la
quale contravvenendo ad un luogo comune, canta con i
bambini, gioca con essi, soffre con loro e sopratutto
gioisce con loro.

Parto,...percorro i primi 15 m. vicino al mare di via
Caracciolo con la gioia nel cuore, non sento affatto
la fatica, le gambe sono alte, il passo elastico come
non mai, incrocio Corrado che fa la Maratona (io
invece  faccio la mezza) e, come previsto si trova nel
gruppo dei primi. Faccio giusto in tempo a gridargli:
"Vola Corrado, vola...." (Il mio augurio sarà di buon
auspicio in quanto Corrado finirà 20° assoluto)

Sento solo il vento che accarezza il mio volto ed i
miei capelli, il sole mi da calore, forza ed energia e
poi il mare ! Che invia la sua presenza positiva.

Dopo il 15° Km, al Corso Umberto, sono ormai un po'
stanco e, per non perdere il ritmo mi cerco qualcuno
che possa aiutarmi. Ci impiego 2, 3 minuti, osservo
come un lupo la preda da sbranare, la cerco bella
elegante e dal passo elastico come piace a me. La
trovo,...è bella, elegante e corre con le braccia
alte, ma è a circa 200 metri da me,...mi sforzo più
del previsto per raggiungerla. Mi attacco a lei e non
la mollo più.

Ora corro con le mie gambe e la sua testa. Non so né
come si chiama né il suo numero di pettorale, ma la
ringrazio di avermi accompagnato fino alla Piazza del
Plebiscito. Il passo è veloce ed elastico come mai.
Concludo la mia mezza Maratona in 1'42'' sotto i 5 al
Km. Una vittoria enorme mi miglioro di oltre 20'. Non
c'è nemmeno il tempo di gioire che eccolo lì che
arriva lui il vincitore. E' Italiano, campano di bella
presenza. Dietro di lui una donna ancor giovane e bella
piange in maniera spontanea, è la sua mamma.
Maurizio, runner da pochissimo.

 

4/1/02 Luca da Pesaro - L'entusiasta

Ciao Luca,
non ci credo !!!! Mi deve arrivare il tuo libro e non vedo l'ora di
leggerlo.
Sono un neo-innamorato della corsa ho già fatto due gare e già mi fanno male
le ginocchia.
Mi sto rimettendo a posto piano piano , ed in futuro conto di ricevere i
tuoi consigli per preparare bene bene alcune gare.
Io mi chiamo Luca e sono di Pesaro.
W i Runners il popolo che non molla !!!

In una mail successiva del 14/2 Luca mi fa una domanda:

Vorrei chiederti una cosa molto importante e cerco di riassumerti la mia
storia.
Io mi sono sposato in Agosto del 2000 ed ho attraversato il primo anno di
matrimonio a non fare niente.
Mi sono ritrovato a Maggio 2001 che ero 80 kg , e mi sono deciso a darmi una
mossa per dimagrire. Ma ho commesso un errore penso, andando a correre tutti i giorni e
mangiando solo verdure.
Questo per circa 2 mesi ( Maggio e Giugno ) ed a fine Giugno ero 65kg.
Ho avuto minimi di peso anche di 63 kg. Ogni volta che prendevo le scarpette
per andare a correre la moglie si scatenava.
Da quest'estate mangio di tutto e quasi quotidianamente faccio sport (corsa, nuoto)
ma il mio peso continua ad essere lo stesso.
Mi sento bene anzi benissimo (ascolto sempre il mio corpo .....) ma penso
che la cosa non sia normale.
Ora sono di nuovo 63 kg (mi sono pesato stamattina, non ti ho ancora detto
la mia altezza 1.84 ed ho 29 anni)  dopo la mezza di domenica e le uscite di
lunedì, martedì, mercoledi.
Oggi riposo. Rivado domani.
E' normale , vado avanti così o cosa devo fare? Devo prendere degli
integratori? Mi puoi dare dei consigli per aumentare la massa muscolare?

Trovare un equilibrio tra il proprio corpo e la propria mente, le proprie
passioni, la propria voglia di vivere, non è sempre facile. Perdere 17 kg in
3 anni, passando dalla sedentarietà ad una vita sportiva intensa, qualche
volta succede. Ma perdere gli stessi in pochi mesi infliggendosi diete
tremende, può fare molto male: al corpo e alla mente.
Capisco le preoccupazioni di tua moglie, che probabilmente ti vuole bene.
Cerca di non andare con lei al "muro contro muro". Coinvolgila. Falle capire
che stai bene a fare quello che ti piace. Ma poi cerca di starci bene
davvero!
Mangia sano, ma mangia in quantità quello che il tuo corpo richiede. Non
astenerti dal mangiare pasta, carne, formaggi, dolci, tutto ciò di cui senti
il desiderio. Vedrai che il tuo peso si stabilizzerà al punto giusto, magari
70 kg, magari ancora 65. Lui lo sa, la tua mente no.
Continua pure a correre quanto ti pare, se non hai problemi collaterali
(stanchezza, astenia ecc.), ma mangia quanto il tuo corpo ti richiede.
L'eccessiva magrezza può mietere tante vittime quanto l'obesità.
E, quel che è più importante, trova anche un equilibrio con tua moglie. Non
imporle SEMPRE la corsa. Prova qualche volta a rinunciare PER LEI e a farle
capire che, grazie al benessere e alla serenità che ti dà la corsa, puoi
fare qualcosa di speciale anche verso di lei... Vedrai che sarà
infinitamente più comprensiva, ed entrambi sarete più sereni.
Tienimi informato, e, mi raccomando... MANGIA.

La risposta di Luca di Pesaro mi ha un po' commosso, e voglio riportarla:

Sto leggendo e rileggendo la tua mail.....l'ho letta anche in presenza di
LEI.
Ciò che hai scritto è davvero molto bello ed anche un po' toccante,
veramente.
Sono davvero sorpreso.
In poche parole mi hai costruito un equilibrio, una strada che devo solo
seguire.
Mi fa pensare......
Non riesco a chiederti nulla di più, ma solo a seguire le tue
istruzioni.
Ti ringrazio tantissimo per il tempo che mi hai dedicato.
Grazie grazie di cuore Luca e non temere ti terrò informato.
Un abbraccio.


4/1/02 Luciano da Treviso: "Stiamo facendo della strada assieme"

Ho visto che ti si può anche telefonare adesso :-)))
Bello l'articolo (su Correre di Gennaio), ho capito male o diventera'
una rubrica fissa?
A proposito, non credo di avertelo mai detto, io sarei per la "corsa
tao".
Ci sono degli equilibri e delle dinamiche cicliche che trovo si
adattino bene a mie personali visioni della corsa (e del mondo).
Ovviamente la consapevolezza e il concetto di presenza a se stessi è
comunque imprescindibile. E, in fondo, sono sempre tre lettere ;-)
Ci tenevo a dirtelo, stiamo facendo della strada assieme.
ciao. Luciano.

 

6/1/02 Massimo: "Zen e ingiustizia"

Gent.mo Luca Speciani, ho letto il Tuo splendido libro sulla corsa e lo zen,
e l' argomento mi è piaciuto tantissimo, che mi piacerebbe approfondirlo un
po', però mi sento ancora lontano dal capire e applicare certi concetti zen
con la vita quotidiana che ci circonda, è proprio per questo che Ti scrivo,
per chiedere un consiglio, e cioè prendendo spunto dal capitolo "L'accettazione
della sconfitta" nel libro "Lo zen e l'arte della corsa",  vorrei
chiederTi,  ma (visto che mi sento vittima di un' ingiustizia) come si può
accettare con lo zen un' ingiustizia senza cadere nella trappola dell' ego
che ci circonda quotidianamente?
Vorrei fingere di niente da un lato, ma dall'altro lato c'è il potere
supremo di chi ha operato l' ingiustizia contro di me e che io non accetto,
come ci si può comportare?
Sperando di non recare disturbo chiedendoTi una risposta porgo cordiali
saluti.
Bar.Ma

RISPOSTA:
Non so se stai parlando di corsa o di vita quotidiana.
Vorrei che parlassi solo della prima, perché non mi sento nessuno per darti
consigli sulla seconda.
Provo a dirti, se vuoi rifletterci sopra, che nessuno (NESSUNO!) può
veramente toccare quello che tu sei o vali.
Il tuo valore, la tua ricchezza, vanno al di là di qualunque torto che altri
possano averti fatto.
Le ingiustizie possono toglierti denaro, prestigio, posizione, anche
affetti, amicizie.. ma se tu senti il valore VERO di quello che puoi essere
o fare, nulla ti può deprimere.
Qualcuno ti ha tolto ingiustamente il posto a cui ambivi da anni, senza
meriti? Sbagliavi tu a fare dipendere la tua realizzazione da quel posto!
Nella divisione ereditaria qualche tuo parente ha avuto il doppio di quanto
gli spettasse? Ricorda che la tua ricchezza non dipenderà mai dal tuo conto
in banca.
Ti hanno tolto un ricordo caro, un'amicizia, la possibilità di vedere un
figlio? Sono cose terribili, ma i ricordi svaniscono nel presente, le
amicizie si ricompongono più forti, i figli crescono e sanno leggere la
realtà meglio di noi.
Naturalmente, parlare è facile, vivere un po' meno. Ma tu non "sederti" nel
pensiero dell'ingiustizia subita, qualunque sia.
Quello che tu sei, nel profondo, non può toccartelo nessuno.
Tu, solo, puoi farti veramente del male. Non farlo.
Entra in contatto profondo con te stesso, cerca di "sentire" quello che vale
veramente, e il resto, vedrai, si scioglierà come nebbia.
Auguri
Luca

14/1/02 Giovanni da Perugia: "Zen!"

Caro Luca,
ho letto il tuo libro e i tuoi articoli su "Correre" e ne sono rimasto entusiasta!
Mi chiamo Giovanni, ho quasi 37 anni, sposato, abito a Perugia e ho iniziato a correre; 
Nel tempo ho avuto un rapporto controverso con la corsa: da ragazzino non mi piaceva, le ore di ginnastica erano invariabilmente precedute dai famosi "giri di campo" che venivano appioppati anche come sanzione per chi sgarrava qualcosa.
E poi: "fai i passi troppo lunghi e lenti" era il ritornello; alle medie giocavo a calcio, terzino sinistro di buona tecnica ma lento, lento, lento... e con poco fiato, troppo poco. Insomma, a 16 anni ho cominciato ad andare in bici (da corsa) e via così fino all'università.
A questo punto le cose sono cambiate, un collega di studi che al liceo correva i 100 metri mi ha insegnato un po' di tecnica di corsa, l'appoggio del piede, la meccanica, il fiato, il rilassamento della parte superiore del corpo... stupidaggini, che però hanno fatto subito la differenza: morale, a vent'anni senza allenamenti specifici segnavo 11 e 4 sui 100.
Niente di che, ovviamente, però è stato sufficiente per far nascere una specie di consapevolezza circa l'azione della corsa, che fino ad allora consideravo, se non del tutto preclusa, diciamo un po' ostile.
Poi gli studi, il lavoro, il matrimonio... e dopo anni di letargo, la svolta.
Nella primavera del 2001 mia moglie si trovava all'istituto Ludwig di Bruxelles (ricerca in immunologia antitumorale) e mi ha proposto di partecipare alla 20Km che si corre in città l'ultima domenica di maggio. Ho cominciato a trottare quasi per gioco, con l'obiettivo di arrivare in fondo a quella che è una grande manifestazione collettiva, senza cronometro né cardiofrequenzimetro ma solo con un orologio e lo "spannometro" e... beh, sai come funzionano queste cose, ma se mi avessero detto un anno prima che sarei stato in grado di correre per 20 chilometri senza mai fermarmi - sia pure con il tempo stratosferico di 2 ore e 11 minuti! - probabilmente non ci avrei creduto. Naturalmente, la cosa mi è piaciuta!
A novembre, anche per scaricare un po' la pressione che mi deriva da alcuni problemi personali e familiari, ho iniziato con un minimo di metodo sistematico, seguendo le tabelle per esordienti che ho trovato su Maratona Yuks, fino a riuscire a correre, dopo circa un mese e mezzo, per un' ora di seguito a 5 minuti al chilometro senza sfinimenti. Adesso ho contattato Roberto Albanesi che mi ha predisposto un programma di allenamento finalizzato alla mezza maratona per i primi di aprile (o per quando sarà) da correre sempre a 5 al chilometro.
Perché ti ho annoiato fin qui con la mia storia e le mie storie? Perché sono uno dei tanti, che è stato contagiato dal mal di correre (che è come un mal d'Africa, o di Sardegna...), e che sta pian piano maturando alcune sensazioni; sensazioni che il tuo libro mi ha aiutato a focalizzare, come ad esempio iniziare a meditare già mentre mi reco al campo o al parco, come svuotare la mente il più possibile durante il riscaldamento, come chiudere gli occhi durante la corsa e riuscire per alcuni istanti che mi sembrano lunghi a "vedermi" in un modo che è al tempo stesso dall'interno e dall'esterno (sono in me e fuori di me contemporaneamente, non te lo so descrivere meglio di così ma mi sa tanto che mi capirai...) e così via.
Perché giovedì scorso sono andato a correre alle otto di sera con temperatura di -2° per un fondo lungo, e al dodicesimo chilometro ho sentito un dolore al tallone sinistro e non mi sono dato retta e ci ho corso sopra per altri quattro e ora devo stare buono buono, e il bello è riuscirci, perché la voglia di correre è tanta ma mi sa tanto che è anche così che si impara.
Perché non spero né ambisco a fare tempi stratosferici, perché corro perché mi piace e se riesco ad andare veloce tanto meglio sennò pace, perché mi hai fatto riflettere su come sarebbe se domani non corressi più e so perfettamente che, ora come ora, ne soffrirei. Perché mi piacerebbe tornare a Bruxelles il prossimo maggio, e andare in Norvegia per il sole di mezzanotte a correre, e scambiare quattro chiacchiere con te.
Tutto qui.
Ciao
Giovanni

Grazie per le tue parole bellissime e spontanee. Alla prossima gara (prendi nota su "Le mie gare") che faremo assieme, avremo sicuramente modo di incontrarci.

 

 

15/1/02 Edda da Trezzano: "Zazen e tabelle per iniziare"

Gent. Luca Speciani, 
sono una praticante di za-zen da circa un anno e da pochissimo ho "scoperto" la corsa. 
Ho fatto "spinning" per diversi anni poi questa estate in vacanza al mare ho provato a correre
al mattino presto; la corsa mi ha conquistata  e  da allora  ho lasciato la bike e corro - purtroppo
in palestra sul tappeto - per  circa un ora al giorno  5/6 gg. su 7.
Questo mese ho  comprato "Correre" per la prima volta ed ho trovato il Suo bellissimo articolo
(ordinerò anche il  libro).
Sto pensando di provare ad allenarmi per affrontare una prima mezza maratona,   vorrei qualche consiglio,  tecnico e non,   su come affrontare l'allenamento e Lei mi è sembrata la persona giusta alla quale rivolgermi.
Esistono libri specifici? C'è a Milano qualche associazione sportiva che insegni agli assoluti neofiti
come me le tecniche per imparare?
La ringrazio per la gentile attenzione.
Cordialità.
EDDA

 

Cara Edda,
grazie per gli apprezzamenti sull'articolo, e benvenuta nel nostro mondo bellissimo e pazzo.
Ti direi di prepararti ad affrontare lo scetticismo e i "nasi storti" dei tanti che snobberanno la tua nuova passione. Ma se già fai zazen, sei perfettamente in grado di cavartela da sola.
Per cominciare ti suggerirei di imparare a correre piuttosto a lungo, per abituare tutti i sistemi organici coinvolti nella corsa (cuore, polmoni, muscoli) alla nuova situazione. La gradualità è in questo momento fondamentale. Non strafare, e corri sempre un pochino in più dell'ultima volta, solo se te la senti. Inserendo anche tratti camminati se necessario.
Non importi traguardi, pensa di avere davanti tutto il tempo che vuoi, e godi ogni istante di questa nuova scoperta.
E insomma, se fai zen, sai di cosa sto parlando...
Quando sarai riuscita a stare in corsa per un'oretta di seguito, possiamo risentirci e pianificare qualcosa di più intrigante, ma per ora devi lasciare il tempo al tuo corpo di adattarsi con calma.
Se vuoi leggere qualcosa di molto propedeutico, ti consiglio un vecchio libro di Enrico Arcelli che si chiama "Correre è bello" (manuali Rizzoli), scientifico, divulgativo e motivante allo stesso tempo.
Investi un'ottantina di Euro anche in un buon paio di scarpe della categoria "massimo ammortizzamento" per proteggere i tuoi garretti dagli infortuni.
Per trovare compagnia (e consigli) in corsa, la via più semplice è quella di entrare in un campo sportivo, chiedere quali società podistiche operano in zona, e tesserarti.
Auguri per la tua nuova vita podistica
Luca

Ma Edda insiste...

Gent.mo Luca, 
grazie per la cortese risposta.  Sto già correndo per circa un'ora di seguito quasi tutti i giorni a velocità tra i 7,5 e gli 8,5, pendenza da 1 a 1,5, 
 (a seconda della stanchezza delle mie gambe). Sono arrivata anche ai 9  ma sul tappeto faccio fatica a tenere il ritmo. Ho anche provato una
corsa consecutiva di due ore (non  programmate ma  trascorse con "...ancora 5 minuti poi mi fermo....") che ho tenuto bene ma che mi ha creato
problemi al "collo" del piede il giorno dopo. Sto ora provando ad inserire,  a metà allenamento, qualche minuto di corsa in salita. Il cuore non sale
oltre i 130 in salita mentre in piano rimane a 116 ca.
Nel frattempo ho contattato, come mi hai suggerito, una società sportiva e spero di riuscire a correre con loro.
Questo per "la tecnica". Il resto è sensazione bellissima.
Complimenti per il Tuo sito
Edda
Bene, dunque corri già più di un'ora, quindi possiamo incominciare ad inventarci qualcosa.
Il primo dato su cui lavorare sarebbe un'indicazione della tua soglia anaerobica, che è all'incirca la velocità che riesci a tenere correndo al massimo delle tue possibilità per un'ora di fila. Massimo significa come se facessi una gara su quella distanza, non a ritmo "comodo". Pertanto puoi dedurre quella velocità magari anche a tavolino. Sarebbe tuttavia meglio effettuare un test pratico.
Una volta dedotta quella velocità, puoi iniziare ad inserire quella che viene chiamata corsa "media", che ha degli effetti molto utili su cuore e polmoni per raggiungere presto ritmi di corsa ragionevoli (o per goderti di più la corsa lenta).
Il "medio" si corre all'incirca a una velocità intermedia tra la soglia anaerobica e la corsa lenta (non lentissima), ad un regime pulsatorio di circa 160 puls./min (per persone "normali"), e deve essere tenuto per tempi che vanno dalla mezz'ora ai 50'. Potresti incominciare con qualche "medio" e dirmi che sensazioni hai provato, poi ci risentiamo.
Nel frattempo auguri. Sei tostissima a riuscire da subito a correre per distanze così lunghe!
PS: se vuoi puoi scrivermi anche "pubblicamente" attraverso il forum su corsa e zen, che mi facilita la gestione dei messaggi.
A presto
Luca


11/2/2002  Gerardo da Brindisi: "Correre con autoconsapevolezza"

Ciao Luca,
sono molto contento di averti conosciuto. Prima di condividere con te ciò che penso sulla corsa e la meditazione, mi preme di dirti alcune informazioni su di me e su come ho saputo della tua esistenza: sono psicologo con una formazione in Gestalt; ho avuto modo di sfogliare un libro scritto da tua sorella Francesca dove si parlava di corsa e meditazione, a casa di un mio amico che forse tu non conosci ma sicuramente tua sorella si; egli si chiama Peter Deveth, ed è stato uno dei maestri da cui ho imparato la Gestalt. Pratico la corsa da qualche anno e condivido quasi completamente il modo di correre tuo. Anch'io ho provato a scrivere su questo argomento su Correre ma sono stato meno fortunato di te; credevo che questo tema non avesse nessun interesse e adesso sono felice di sapere che esiste un altro podista che la pensa così.
Non voglio dilungarmi molto perché spero di approfondire con te gli argomenti in futuro, ma ciò che voglio dirti prima di tutto è che correre zen come dici tu o correre con autoconsapevolezza non è solo una filosofia, ma ha anche dei fondamenti psicologici e scientifici. La Gestalt è basata fondamentalmente sull'esperienza vissuta nel qui e ora esattamente come lo zen. Tu dici che la filosofia zen non cerca adepti o propaganda, io tuttavia svolgo il lavoro di psicologo ed ho anche il dovere istituzionale di diffondere pratiche scientifiche che mirano a migliorare il benessere della persona. Correre zen o correre Gestalt potrei dire, sono certo, e posso dimostrarlo scientificamente, può sia migliorare il benessere sia migliorare la prestazione sportiva.
Ho in progetto l'idea di offrire dei corsi a chi corre, per imparare a praticare l'autoconsapevolezza durante la corsa, e la tua esperienza di maratoneta zen, è senz'altro un elemento che dà credito alla mia proposta. Spero che tu sia d’accordo affinchè io faccia riferimento al tuo lavoro per sostenere il mio progetto.
Sarei felice di scambiare esperienze ed opinioni con te, nel frattempo di saluto e ti auguro buon correre zen.
Gerardo

Non solo sono d'accordo con le tue proposte, ma sarò lieto di contribuire con idee e azioni al successo delle stesse.
Il messaggio che mandiamo viene non solo recepito da sempre più persone, ma riesco (grazie anche a Internet) a constatare direttamente che gli stimoli si traducono in fatti e in vita vissuta. E questa è per me una grande soddisfazione.
Un corso di corsa zen? Non mi aveva mai sfiorato l'idea prima di sentirla da te. Se hai voglia di organizzare tu tutto.....
Tienimi informato!


12/4/02 Tommaso: "Schiavitù da corsa"

Ciao Luca,
sono un runner neofita che ha appena finito di leggere il tuo libro sulla corsa-zen trovandolo molto bello e coerente al mio pensiero.  
Purtroppo sto uscendo a grande fatica da un anno (il primo da maratoneta dopo 10 da jogger...) di allenamenti probabilmente esagerati che mi hanno portato a perdere 15 kg in 6 mesi (ho 36 anni, sono alto 191cm e son sceso da 98 a 83 kg), ad una mezza (1:49') ed a 2 maratone (3:55' PB) in 12 mesi ma che mi hanno anche lasciato il segno, soprattutto sotto il punto di vista nervoso e mentale.  Mi sono probabilmente stressato troppo per raggiungere i miei risultati ed oggi, a distanza di 5 mesi dall'ultima firenzemarathon non riesco ancora a riprendere un buon ritmo. Sotto Natale scorso mi son sentito veramente a terra: avevo delle occhiaia da far paura e chiunque intorno a me additava i miei problemi alla troppa corsa. I miei esami del sangue (svolti 2 volte l'anno) sono perfetti, solo il rapporto cortisolo-testosterone è un pò basso (0,47), a detta del fisiologo che mi segue, ma la mia testa no.  Ho avuto spesso dei capogiri durante gli ultimi allenamenti tirati per la mia ultima maratona e questa paura mi è rimasta addosso.  Pensando di essere in overtraining, ho provato a correre con pause di passo ogni km, ho diminuito il kilometraggio, ho provato a cambiare alimentazione, fino a che ho avuto una crisi di ansia che mi ha definitivamente convinto che i miei problemi sono probabilmente subdoli e/o psicosomatici. Ho provato anche a smettere completamente di correre per un mese col pessimo risultato di riprendere peso di dover quasi ricominciare daccapo l'adattamento muscolare ed articolare.  Adesso, finalmente, sto ricominciando a correre 3-4 volte alla settimana in maniera il più possibile zen, anche se la vera 'trance' da runner non riesco ancora ad ottenerla per la paura inconscia di stare male, di scoppiare, cosa che mi è successa purtroppo fin troppe volte ultimamente. 
Morale:  prima ero l'unico a correre, stavo da Dio, e chiunque del mio entourage familiare (moglie, genitori, zii, cugini...) mi dava del matto, poi, dopo la mia prima maratona (Londra 2001) mi sono immediatamente buttato nella preparazione della seconda ed ho cominciato a non sentirmi più tanto bene (capogiri, scarso recupero, ansie), mentre intorno a me quasi tutti i componenenti della famiglia (mia moglie in testa) si son messi a correre seguendo i miei consigli ed oggi sono runners non competitivi felici e contenti.
Quindi, la mia domanda è:  ma la corsa così estremizzata (intesa come allenamenti per fare maratone nel minor tempo possibile) può fare male al sistema nervoso ?  Eppoi, la schiavitù  (???!) dalle endorfine possono portare ad un sovraeccitamento del sistema nervoso ?  Oppure, sono soltanto io che devo pensarci di meno e correre di più in scioltezza ripetendomi che scoppio di salute e che la corsa fa solo bene ?
Scusami per la lunga lettera, ma sai com'è... la passione trascina le chiacchiere !
Ciao,
Tommaso
NB:  il mio sogno/obiettivo è di correre a new york 2002 sotto le 3 ore 50',  ce la farò ??

 

Caro Tommaso,
accidenti che letterina!
 
Purtroppo spesso mi investite di una responsabilità che non mi sento di assumermi, come se fossi capace di curare una persona nella sua interezza solo sulla base di poche righe di descrizione. Provo comunque a darti qualche consiglio che, sono certo, saprai interpretare con maturità.
 
Il passaggio da una pratica sportiva di puro benessere, ad una pratica semi-agonistica (comunque con obiettivi cronometrici) può non essere sempre indolore. Quello che può cambiare è la percezione personale dell'obiettivo che ci si pone. E in funzione di quella percezione possono nascere scompensi di ogni tipo.
 
La mente ha una potenza impressionante. Possiamo convincerci di dover dimagrire 20 kg, e riuscire a farlo davvero! Poi magari ci ricoverano in ospedale... Occhio quindi, perché la forte motivazione può giocare brutti scherzi.
 
Il vero segreto, nell'affrontare programmi e gare con obiettivi cronometrici, sta nel rendere questi obiettivi DIVERTENTI e non pressanti. Ovvero nel non identificare la propria realizzazione al raggiungimento degli obiettivi impostati.
Io, ad esempio, mi diverto infinitamente a saggiare le mie capacità di andare veramente forte (compatibilmente con le mie doti naturali, ovviamente), e trovo un'ottima armonia zen nel farlo. Altri non capiscono questa mia modalità, e ritengono che correre zen possa solo essere in mezzo a un prato a gustare l'aria di primavera e il fruscio dell'erba, senza alcun cronometro ne' cardiofrequenzimetro. Io capisco entrambe le modalità: possono essere zen sia la prima che la seconda. La prima, tuttavia (quella agonistica) comporta qualche rischio in più, che forse faresti bene a soppesare.
 
Uno dei cardini dei miei criteri di allenamento è la gradualità. Se si va in overtraining, il recupero è spesso lungo e travagliato. Io credo semplicemente che tu abbia esagerato con i carichi, rispetto alle tue potenzialità di quel momento. Perdere 15 kg in sei mesi vuol dire avere la testa MOLTO rivolta a quel problema. Se tanto mi dà tanto, immagino tu ti sia sottoposto ad allenamenti molto duri. Ignorando il fatto che un allenamento di troppo fa più danno di un non-allenamento.
 
Dunque smetti di fare esami (in tutta la mia vita, giuro, non ho mai controllato il mio rapporto cortisolo/testosterone, e salvo quanto naturalmente prodotto dal mio corpo, sto alla larga da entrambi!). Reimpara invece ad ascoltare il tuo corpo e i suoi messaggi, che rappresentano l'unica guida sicura per impedire che la mente possa fare troppi danni. Non serve imporsi riposi forzati, o pause intervallate, sempre guidate dalla mente. Serve invece educarsi ad ascoltare il corpo, e lasciare che la mente segua docilmente ciò che il corpo le suggerisce. Occorre "mollare la presa" ogni tanto, come direbbe un maestro zen. Per ottenere senza "desiderare", senza rimanere vittime di "attaccamenti".
 
Nella pratica, regalati un lungo periodo di riposo attivo. Riposo attivo per me vuole dire: corri quando ne hai voglia, quando ne senti lo stimolo. E ascoltati. Ascolta VERAMENTE se sei stanco, stressato, muscolarmente affaticato.
Lascia stare le tabelle, lascia stare gli integratori, il ferro, le pappe reali. Corri a piacere e SOLO a piacere.
Quando sentirai la voglia imperiosa di correre, allora infilati le scarpette e vai. Non importa per quanti km: vanno bene 2 a tutta birra o 35 lemmi lemmi. Vedrai che nel giro di un paio di mesi, sarai del tutto ristabilito, e potrai ricominciare a programmare maratone e maratonine.
Dopo, però, vacci piano. E se ti poni degli obiettivi, fallo senza che questi diventino un tormento. Se hai corso in 3h55' cerca di correre in un minuto di meno. Se ce la farai sarai contento, se non ce la dovessi fare, avrai imparato qualcosa. Almeno (spero) a non identificare il tuo successo con l'ottenimento del tuo risultato. La vita è fatta di mille altre cose belle, e la corsa è solo una delle tante. Non dimenticarlo. 
Sei un duro, so che ce la farai.
Auguroni
Luca

13/4/02 Diego dal Friuli: "Involontarietà o consapevolezza?"

 Considera le cose che ti sto per dire come la semplice opinione di un lettore. A tua discrezione potrà essere spunto per ulteriori approfondimenti nei prossimi articoli (le mie risposte sono in maiuscolo verde per maggiore chiarezza).

(Nota: con Diego ho avuto un paio di "scontri" indiretti su Podisti.net a causa di articoli, a mio giudizio di cattivo gusto, suoi e di Marri, che mi attaccavano personalmente. Mi fa molto piacere constatare che poi il rapporto diretto con le persone, non solo ammorbidisce e rende più civili i toni, ma addirittura stimola la crescita individuale di ciascuna delle persone coinvolte. Come direbbe un maestro zen: stima il tuo nemico, perché è solo attraverso di lui che puoi fare pratica...)

Possiamo individuare una linea di confine, ammesso che esista e che questo abbia importanza, tra un approccio filosofico e il proprio essere psicologico? Può un certo atteggiamento filosofico incidere sulle proprie caratteristiche psicologiche e se si come farlo proprio ed averne dei benefici?  O è piuttosto la struttura psicologica individuale che determina un certo modo di porsi filosofico.

Il caso del maratoneta è a mio parere emblematico. Che il traguardo arrivi dopo 2:36 o dopo 3:45 si tratta comunque di partire da una certa solidità psicologica che permetta di sottoporsi ad allenamenti intensi e lunghi. Ci sarà indubbiamente una notevole differenza di qualità e quantità ma entrambi dovranno attingere alle risorse fisiche e mentali di cui dispongono per ottenere quel risultato proporzionale alle loro capacità.

E se questo spessore psicologico permette di vincere i blocchi e le resistenze, di riconoscere (e aggiungo accettare) la stanchezza, il dolore e la sconfitta, credo significhi che si è raggiunto nello stesso tempo un certo stato filosofico. Quello stato che, dopo esserti detto negli ultimi km che non ha senso e aver sofferto fino alla linea del traguardo, ti fa invece pensare a quando sarà la prossima per riprovare, riscattarti o migliorati. E così una maratona dopo l’altra, sempre lo stesso.

LA STRUTTURA PSICOLOGICA DI BASE E' UN PO' COME LA DOTAZIONE GENETICA. SEI O NON SEI PREDISPOSTO A SOFFRIRE, AD ACCETTARE, A SORRIDERE. L'IMPOSTAZIONE FILOSOFICA E' INVECE UN TRAGUARDO ACCESSIBILE A TUTTI. TUTTI POSSONO FARE PASSI AVANTI ENORMI, SE SOLO "MOLLANO LA PRESA" E SI LASCIANO ANDARE ALL'INTUIZIONE E ALLA SPONTANEITA'.
SE C'E' UN CONFINE, E' QUESTO.

Tu dici:
…per ascoltare il corpo, e quindi ascoltarci, è necessario imparare a liberare la nostra mente dai tanti, troppi pensieri che la affollano. Questi pensieri, annebbiando la nostra consapevolezza, ci impediscono di esprimerci nel modo che ci è più naturale…

Banalizzando il concetto è facile a dirsi e un po’ meno a farsi. Questa “corsa in contatto con se stessi” o “corsa libera da pensieri” può effettivamente essere un obiettivo perseguibile e realisticamente raggiungibile? ….il rapporto esistente tra corpo e mente è in grado di condizionare fortemente le nostre prestazioni, sia in positivo che in negativo… Appunto! Se mi infilo le scarpe dopo una giornata in cui il mio tempo è trascorso normalmente e serenamente avrò davanti a me una corsa libera da pensieri, o i pensieri saranno solo quelli strettamente connessi con la corsa stessa: il mio passo, il mio respiro, le mie sensazioni. Potrò verosimilmente entrare in contatto con me stesso. Viceversa, se mi porto dietro qualche contrarietà dovuta al lavoro, alla famiglia o altro, sarà difficile non sentirne gli influssi.  Direi invece che il diradarsi della nebbia si verifica alla fine della corsa piuttosto che  durante.

CONFONDI I RISULTATI "INVOLONTARI" CON QUELLI OTTENIBILI CON LA PRATICA ZEN. STARE BENE DOPO UNA CORSA SUCCEDE A TUTTI. CORRERE ZEN NO: RICHIEDE PRATICA E APPLICAZIONE.
I RISULTATI DELLA CORSA ZEN SONO PROPRIO QUELLI CHE RIPORTI: LIBERARSI DAI PENSIERI, COGLIERE LA PROPRIA ISTINTIVITA' DEL GESTO, DISPORRE DI UNA GRANDISSIMA QUANTITA' DI ENERGIA, FISICA E MENTALE. CHE POI PUO' ESSERE UTILIZZATA PER ANDARE PIU' FORTE, OPPURE PER LEGGERSI MEGLIO DENTRO, O PER AMARE CHI TI STA INTORNO O....

Poi dici ancora:
…se riuscissimo a esprimere le potenzialità del nostro corpo in modo totalmente istintivo, senza interferenze da parte della nostra mente conscia? …ciascuno di noi ha il ricordo di quella gara in cui, involontariamente, ha corso in modo zen…quanti secondi avete guadagnato grazie a quella involontaria applicazione di un principio zen?…

Credo che l’aspetto essenziale sia proprio questo. Il “modo istintivo” in cui ci si esprime. La “involontaria applicazione” di un principio zen. La parola chiave è “involontario”.

La mia corsa libera da pensieri o in contatto con me stesso è il frutto di una situazione involontaria, o potremmo dire inconscia.

E’ possibile, “razionalmente”, indirizzarsi verso una condizione di istintività o di involontarietà? Credo ci si trovi in contraddizione. Nel momento in cui la mia mente si propone questo obiettivo il mio “io” non è più istintivo e involontario. Utilizzo una strategia che parte dalla ragione per ottenere una condizione che si allontani dalla ragione stessa? E’ un po’ il gatto che si morde la coda.

E' UN PUNTO CHE LO ZEN CHIARISCE MOLTO BENE: NEL MOMENTO IN CUI TI PONI UN OBIETTIVO PRECISO, ESCI DALLO STATO DI MEDITAZIONE. LA MEDITAZIONE (ANCHE QUELLA "IN CORSA") E' LIBERTA' DA PENSIERI E OBIETTIVI. QUELLO CHE OTTIENI E' PERO' IMMENSO. NON C'E' CONTRADDIZIONE. METTILO IN PRATICA E TE NE ACCORGERAI SUBITO. ESCI DALLE PAROLE, E ENTRA NELLO ZEN.

In un altro passaggio affermi:
…le gambe stanche fanno sentire la stanchezza alla mente, ma una mente stanca può fiaccare le migliore delle gambe (Trabucchi)… proviamo a porci in ascolto del nostro corpo… Non parliamo, non pensiamo…

In alcuni passaggi si fa riferimento all’ascolto del proprio corpo, all’ascolto dei segnali che il corpo  ci manda. Credo, tuttavia, che questo concetto si scontri poi con le necessità di allenamento imposte dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Se ascolto i segnali provenienti dalle mie gambe stanche, o dalla mia mente stanca, finirei per saltare alcuni allenamenti, ripiegherei ad esempio su una corsetta tranquilla anziché affrontare un lunghissimo o le ripetute. Non sottoporrei il mio organismo a quegli allenamenti che ne determinano poi l’adattamento alle situazioni di gara che dovrà affrontare (vedi ad esempio “Il buio oltre il 35° km”). Da questo punto di vista, non dovrò invece ignorare o minimizzare i segnali che il corpo (o la mente) mi mandano?

HO DA POCO SCRITTO UN PEZZO PER CORRERE CHE CHIARISCE QUESTO PUNTO. GLI ADATTAMENTI FISICI SONO INDISPENSABILI. L'ASCOLTO DEI SEGNALI DEL CORPO LO E' ALTRETTANTO. IO LAVORO DURO, E LO FACCIO ASCOLTANDOMI PER DECIDERE NEL QUOTIDIANO IL "LAVORO" DA FARE. STO ANDANDO OGNI GIORNO PIU' FORTE....

C’è un aspetto, per me importante, che influenza in modo significativo quantomeno la corsa libera da pensieri se non proprio il contatto con se stessi. E si tratta della corsa con gli altri. E’ risaputo che correre in compagnia è di grande beneficio e utilità per varie ragioni: maggiori motivazioni, stimoli a tenere un certo ritmo, per alcuni la competizione con l’amico o con il gruppo.

Durante la settimana devo correre da solo. Capita che la mente vaghi per i pensieri più vari e così non si focalizza l’attenzione sul ritmo, sul respiro e sulle sensazioni di fatica.

SONO DUE COSE DIVERSE. DISTOGLIERE I PENSIERI DALLA FATICA MUSCOLARE (E' DIMOSTRATO - VEDI STRATEGIA RITMOFOCALE DI TRABUCCHI) AIUTA LA PRESTAZIONE. LO ZEN PERO' NON DICE "DISTRAITI!" MA AL CONTRARIO TI FA ESSERE CONSAPEVOLE DI SENSAZIONI POSITIVE (RITMO, MOVIMENTO BRACCIA, RESPIRAZIONE), CIOE' TI FA ESSERE LI' DOVE SEI, E NON ALTROVE. E' MOLTO DIVERSO.

La domenica alle volte posso correre in compagnia di qualche amico, oppure già mi conforta l’essere il mezzo al gruppo: vedere e sentire altri podisti davanti e dietro attenua il senso di solitudine.

Ecco che il correre con gli altri comporta facilmente quella situazione di involontarietà e di istintività di cui si è detto. Le chiacchiere strada facendo o, se si va più forte, anche il semplice vedere o sentire il compagno al tuo fianco, aiuta a distogliere l’attenzione dalle sensazioni di fatica o, perlomeno, le fa avvertire limitatamente. Ed ecco allora che, anche se è in corso un lunghissimo di 30 e oltre km,  il gesto è decisamente più fluido e sciolto di quanto non sarebbe se quel lunghissimo lo stessi facendo da solo e la mente sarebbe lì a ricordarmelo ad ogni metro. 

ECCO, SE HAI COLTO IL PUNTO, NON SI TRATTA DI INVOLONTARIETA' MA DI CONSAPEVOLEZZA. QUELLA E' LA PAROLA CHIAVE, LA CHIAVE DELLO ZEN.
SALUTI E AUGURI DI BUONE CORSE
LUCA

 

 

17/5/02 Enrico dall'Abruzzo: "Cambio lavoro: vita nuova?" 

Ciao Carissimo amico, ho letto e sto rileggendo di nuovo il tuo libro e proprio nel finale c'è un capitolo che rispecchia molto l'attuale mio stato, infatti dopo 14 anni da pochi giorni mi sono licenziato da quest'azienda e ora sto vivendo il mio periodo di preavviso in modo alquanto traumatico.
Anch'io ho un carattere aggressivo e volevo "sbalanzare" il tavolo del mio Capo, ma non l'ho fatto (forse me ne pentirò per tutta la vita, di non averlo fatto) anche perchè come tutti i capi, ha voluto aver ragione e mi ha neutralizzato con parole che non pensavo nemmeno in grado di dire. Questa situazione mi ha fatto stare calmo e attendere.
Ora sto vivendo alla giornata e sto cercando di capire cosa potrei fare nel futuro, hai delle idee/suggerimenti da darmi?
Salutoni, Enrico.

Caro Enrico,
sono lusingato dal sapere che stai affrontando una seconda lettura del mio libro. So che, anche ai lettori più accaniti, capita raramente di leggere due volte uno stesso testo. Ti ringrazio dunque per la stima e la fiducia che riponi nei miei consigli, che spero infine di meritare.
Che dirti sul caso specifico? Credo proprio di non avere elementi di giudizio anche minimamente sufficienti per dirti se fai bene o fai male. Posso fare due o tre considerazioni di livello generale, che poi sarai tu a giudicare se si adattino al tuo caso, oppure no.
Prima di tutto sono dell'idea che prendere in mano il proprio destino con un comportamento "attivo" sia sempre meglio che lasciarsi trascinare dalle decisioni altrui, subendole passivamente. Una cosa è infatti la serena accettazione di ciò che ci accade (positiva), altro invece essere sempre in balìa delle onde, subendo progetti e decisioni di altri.
Non ho la minima idea se la tua situazione lavorativa fosse insopportabile, o magari di grande privilegio; non so se il tuo capo fosse un despota, o al contrario una persona paziente che non hai saputo conoscere fino in fondo. Non lo posso sapere. Però, se in fondo al tuo cuore, hai sentito (mi sembra una decisione che covava da tempo) di fare questo passo, vuol dire che hai trovato la forza di reagire ad una situazione che (oggettivamente buona o cattiva poco importa) comunque non era più adatta a te. Magari era adatta all'Enrico di qualche anno fa, ma non più all'Enrico di adesso. Tutto cambia, tutto scorre, e noi non facciamo eccezione. Dunque punto e a capo.
Adesso non so se tu hai delle alternative già pronte oppure se stai cercando qualcosa. Certo chi lascia la via vecchia per la nuova.... non sa che cosa lo aspetti dietro l'angolo. Con in più la complicazione della nostra "passione" sportiva, che in qualche modo limita i possibili sbocchi lavorativi, se si vuole lasciare spazio sufficiente ai lunghi allenamenti del "long distance runner". Cerca di essere sereno in questo momento, perché le decisioni che prenderai in questo periodo influenzeranno per qualche tempo la tua vita in modo più intenso del solito, e quindi è importante scegliere bene. Se davvero hai campo completamente libero, senza vincoli, prova a buttarti nel campo che più ti appassiona (ad esempio contattando qualche società che cerca rappresentanti del settore scarpe sportive, oppure nel campo degli integratori per lo sport - c'è la fiera del fitness a Rimini il 14-15-16 Giugno e potresti buttare un occhio - perché in fondo una maglia azzurra di ultramaratona non si trova dietro ogni angolo...).
Se la ricerca non fosse semplice, e non avessi autonomia finanziaria, potresti nel frattempo (magari anche per un annetto) impegnarti in qualche lavoro artigianale (non so cosa ti piaccia, ma dal giardiniere al muratore, dal falegname all'imbianchino, c'è una grandissima richiesta) intanto che trovi una sistemazione più vicina al mondo della corsa.
Non so come sia la situazione in abruzzo, ma con la tua esperienza, potresti anche ricavare qualcosa allenando ragazzi per conto di qualche società sportiva locale. C'è un gran bisogno di gente esperta e volonterosa per promuovere il nostro sport tra i ragazzi! Da cosa però nasce cosa, e i sogni, se siamo sufficientemente motivati, possono anche divenire realtà.
Una cosa dimenticala: "sbalanzare" la scrivania del tuo capo. Che sia nella ragione o nel torto (ed io non lo posso sapere - vado in fiducia, conoscendoti) non ha alcun senso accanirsi verso una persona, anche se questa si fosse comportata male nei tuoi confronti. La vera forza sta nella nostra calma interiore, e nel capire che ogni "nemico" in realtà è per noi una "palestra" per esercitare il nostro essere zen, il nostro "non attaccamento" alle cose meschine. Sapendo, infine, di essere tutti parte di una sola cosa.
Vivere alla giornata, per qualche tempo intanto che ci si riordinano le idee può non essere sbagliato: anzi. Un saggio zen dice: "per vedere il fondo del lago, occorre che l'acqua sia cheta - con la superficie mossa non si distingue nulla". Lascia quietare l'acqua e cerca di capire cosa c'è sotto. Potrai averne solo benefici, trovando nella profonda bellezza di ogni istante della tua vita, motivi e ragioni per diventare ogni giorno più saggio e sereno.
Grazie per la fiducia e buone 100 km!
Luca 

 

Ciao Luca, grazie per la bella risposta. Inserisci pure nel tuo sito questa nostra corrispondenza perchè sono sicuro che le persone che visitano il tuo sito sono persone molto simili a noi (ancora con un cuore) eppoi non c'è nulla di male in quello che c'è scritto perchè, all'inizio, il mio è stato solo uno sfogo con amici che in secondo tempo si sono mostrati molto disponibili e pieni di consigli (come te).
Tutto questo fa molto piacere perchè a differenza delle tante onde negative che si sentono nei telegiornali, si leggono in tutti i quotidiani Nazionali, si respira girando per l'Italia e sporatutto noto intorno a me in questi giorni nel mondo del lavoro (sete di potere per qualcuno che vuole prendere il mio ruolo di responsabile della manutenzione, falsità e ipocrisia) ci sono ancora molte persone umane pronte ad aiutare chi ha bisogno.
In questi giorni mi sto rendendo conto che finalmente sto uscendo da un tunnel buio e pieno di insidie, ma allo stesso tempo vivo male la situazione prima di tutto perchè ho visto crescere quest'azienda (eravamo in 9 ragazzi affiatati tra cui anche il mio Capo, e piano piano abbiamo fatto crescere gli altri fino ad arrivare ai circa 210 di oggi) e dispiace capire solo ora che tutti gli sforzi fatti non sono serviti a nulla, è stata una gara persa. Vivo male la situazione anche perchè ho le idee molto confuse sul da farsi e ho perso la voglia di lavorare. Per questo ho accettato volentieri di fare il muratore (Valentino, l'altro Ultramaratoneta Abruzzese ha un'impresa e gli serve gente), con la speranza che un lavoro manuale mi scuota un po'.
 
 
Comunque, al di là di tutto, sei un grande, e mi fa piacere averti come amico, quindi a presto e anche a te in bocca al lupo per la 50 km dell'Adda. 
 
Enrico

 

22/5/02 Giovanni da Perugia: "Bruxelles"

Caro Luca,
domenica si corre a Bruxelles. Per l'occasione ho messo in valigia, oltre al pettorale numero 11.297 (su circa 20.000, sarà meraviglioso!):
 
la fatica, la gioia, e la voglia di correre che la corsa mi procura;
 
la serenità che mi viene dall'aver risolto i problemi che mi hanno portato a cominciare a correre, a riprova di come sia corretto l'ideogramma in cinese che descrive il concetto di crisi, ossia problema + opportunità;
 
gli ormoni della paternità che mi circolano nel sangue e quelli della maternità che circolano nel sangue di Laura (my Good, Gentle & Fairy Lady Wife!), perché aspettiamo un bambino che nascerà a settembre;
 
un pensiero che è come una nuvoletta in un giorno di sole per mio padre che adorava correre libero in campagna e che ora, a causa di una brutta artrite alle ginocchia, riesce a fatica a salire e scendere le scale;
 
l'equilibrio e il metodo di Roberto Albanesi, che non finirò di ringraziare per come mi ha aiutato a migliorare la qualità della mia vita e di chi mi sta intorno;
 
l'equilibrio e il metodo di Luca Speciani, che non finirò di ringraziare per come mi ha aiutato  a migliorare la qualità della mia vita e di chi mi sta intorno.
 
E, credimi, queste due ultime due cose vanno perfettamente d'accordo!
 
Opps, mi sa tanto che ho dimenticato lo spazzolino da denti...
 
Ciao, a presto 
Giovanni, da PG

 

28/5/02 Daniela: "Consigli per una principiante"

Ciao, sono Daniela, ho ripreso a correre dopo la nascita del mio secondo
figlio (3anni) a settembre del 2001, prima pochi chilometri fino ad arrivare
anche a 10km.Vado a correre alle cinque del mattino, molti mi dicono che sono
matta, ma a me piace, corro nel silenzio più completo, la città dorme
ancora, in un punto un gallo canta sempre al mio passaggio sembra salutarmi,
tutto ciò ha un suo fascino, spesso alla fine del mio giro incontro un
vecchietto che mi saluta e spesso mi incita; arrivo a casa soddisfatta e
affronto la giornata con più gioia.
Ad aprile ho corso la mia prima Stramilano (quella dei cinquantamila),non avevo mai corso per 15 km.ed il mio obbiettivo era quello di arrivare senza mai fermarmi, ce l'ho fatta in
1,32; ho partecipato anche all'Avon Running del 19 maggio in 33min. ho percorso
i 5 km. Però questa volta ho fatto più fatica, sono partita troppo veloce ed
ho sofferto molto il caldo. Domenica 26 maggio sono andata a Cremona dove
organizzavano la corsa delle cinque porte così ho approfittato per
visitare questa splendida città. Qui però mi sono sentita un po' un pesce fuor
d'acqua in mezzo a questi atleti, io mi alleno da sola, ho provato a leggere
riviste, il libro di Arcelli "Correre è bello", ma una certa antipatia per
tabelle, allunghi etc. come posso migliorare? Per ora non me la sento di
iscrivermi ad una società podistica del mio paese, sono una solitaria, però
nello stesso tempo sento il bisogno di avere qualcuno vicino che mi
aiuti, che mi corregga, che mi  insegni tutto ciò che c'è da imparare. Beh, non
voglio dilungarmi ulteriormente ti saluto e spero in una tua risposta.Buona
corsa.
ciao
Daniela

Ciao Daniela,
grazie per la tua lettera spontanea, e complimenti per la Stramilano e
l'Avon Running!
Se vuoi che ti dia una mano a prepararti meglio, e per di più senza troppe
tabelle, devi darmi un'infinità di informazioni in più: dove ti alleni, con
che frequenza possibile, quanto a lungo, che età hai, quanto pesi, se hai
mai fatto sport, che autonomia di corsa hai e a quali ritmi, che obiettivi
ti poni ecc.
Se vuoi, insieme, possiamo mettere giù una base che ti permetta di
divertirti crescendo organicamente, senza commettere gravi errori e, perché
no, magari trovandoci qualche volta a correre nella stessa gara. L'elenco
aggiornato delle gare che ho in programma lo trovi sul mio sito
(clicca su "Le mie gare").
A presto e buone corse!
Luca

 

29/5/02 Giuseppe: "Rigidità nei movimenti"


Salve sono un ragazzo ed ho cominciato a praticare atletica da quasi un anno. il mio allenatore e quelli che si allenano con me mi dicoo che sono troppo rigido nei movimenti e che migliorando la mia scioltezza migliorerei moltissimo i miei risultati. Ho letto un articolo su correre e vorrei avere se possibile delle informazioni sullo zen e su come fare per correre liberi cosi come è scritto sull'articolo.

Ciao Giuseppe,
mi fa molto piacere ricevere la tua e-mail.
La corsa che io chiamo "zen" e' una corsa in cui si cerca di essere consapevoli dei movimenti e del ritmo del proprio corpo. Una corsa in cui non si devono "stringere i denti", ma si deve cercare la fluidità, l'elasticità, la leggerezza.
Sull'argomento ho scritto un libro che si chiama "Lo zen e l'arte della corsa", che può essere ordinato sul catalogo libri di questo sito, alla redazione di Correre (02/4815396 - Graziella) o con il tagliando pubblicato sulla rivista, o ancora sul sito www.sportivi.it
Molte altre informazioni le puoi comunque, nel frattempo, trovare sul mio sito.
Correre zen vuol dire eliminare ogni rigidità, allontanare ogni pensiero "distraente" e concentrarsi consapevolmente sul proprio ritmo e sulla propria azione atletica, fino ad arrivare ad una sorta di "meditazione" in movimento.
Si riesce a farlo allenandosi, come per ogni cosa. Ma ti assicuro che ne vale la pena. 
Tienimi informato, e a presto
Luca



19/6/02 Daniela: "Gara aziendale"

Ciao Luca,
Avrei bisogno di un consiglio, volevamo organizzare una garetta sociale, fuori
dalla ditta c'è una cava con un percorso di 1,250 km.con salite e discese. Per
rendere simpatica la cosa si pensava di fare una staffetta con squadre
composte da tre elementi: 1 donna, 1 uomo sotto i 30 anni ed 1 sopra i 30
anni.come si può organizzare? Il percorso non è molto largo quindi non penso
possano correre più di due al massimo tre squadre per volta. Ci dai una mano?

L'idea mi sembra molto simpatica. Sarebbe veramente auspicabile che tutte le aziende con un certo numero di dipendenti incentivassero la pratica dello sport (e ancor di più dello sport "giocato" come in questo caso) come fate voi. Prima però di attivare l'iniziativa, dovrete prendere alcune precauzioni.
Se il circuito è esterno alla ditta, come mi sembra di capire, dovranno essere richiesti al comune o ai comuni toccati, le necessarie autorizzazioni. Ove vi siano necessità di blocco del traffico, il comune interesserà anche i vigili perché facciano rispettare le eventuali limitazioni richieste.
Mi sembra poi importante che vi sia copertura assicurativa per tutta la durata dell'evento, nei confronti di chi partecipa. Può essere che in questo caso l'Inail copra la cosa come se fosse una integrazione alla normale attività lavorativa, ma può anche essere che non sia così. In tal caso va stipulata un'assicurazione specifica.
Infine vi è l'aspetto sanitario. Normalmente, per le gare competitive, o si è tesserati per una società (che quindi risponde dell'idoneità sportiva dell'atleta), o si corre come "liberi" presentando un certificato medico per l'anno in corso. Per le non competitive questo non avviene (sul volantino c'è una scritta che dice che con l'iscrizione l'atleta certifica la sua idoneità.. per quel che vale). Per sapere con certezza cosa richiedere puoi sentire a qualche organizzatore di non-competitive (Manelli?) o telefonare in Fidal a Milano.
Infine credo che sia obbligatoria la presenza di un medico e di un ambulanza.
Augurissimi a chi si sta occupando della cosa, che sarebbe bello che tanti prendessero ad esempio!



2/7/02 Paolo: "Mi presento in lista!"

Questa letterina non era rivolta solo a me ma alla mailing list DRS, ed è la presentazione di un nuovo "socio", le cui parole però meritavano di essere riportate in questa sede...

Salve a tutti!!!
Mi chiamo Paolo e sono un nuovo "Estinto"!
Vivo in Umbria e piu' precisamente a Gubbio (provincia di Perugia),
cittadina dove a lungo ha vissuto S. Francesco e S.Ubaldo (e attualmente Set
cinematografico di Don Matteo - Rai).
Breve storia sportiva:
Comincio a 5 anni con il nuoto e 9 passo all' agonismo che abbraccio fino ai
17. Contemporaneamento a 15 anni comincio anche a giocare a rugby; passione
che devo interrompere per il servizio militare (da ufficiale dei
Bersaglieri), che mi porta a correre per diverse ore al giorno, anche se con
tuta mimetica e anfibi (che chiaramente portano a diverse tendiniti). finita
la parentesi militare mi rido' al rugby fino a 26 anni, dove "costretto" da
un'allenatore argentino molto poco zen, lascio per dedicarmi ad un po' di
pesistica e tanta mountain bike (quasi esclusivamente nei boschi, visto
anche il fato che vivo in campagna in una delle regioni piu' boscosa
d'Italia).
Poi dopo il matrimonio il mio sport preferito diventa il trampolino
olimpionico nel piatto degli spaghetti che mi porta ad arrivare a pesare 95
Kg. Da li la svolta e l'AMORE per la Corsa, che mi porta a riperdere 18
chiletti. Facendo bene i conti sono un anno e 5 mesi che corro e un annetto
che gareggio per la societa' ASPA BASTIA UMBRA (a Gubbio non abbiamo una
squadra SIGH!).
Poi una quindicina di giorni fa mi compro il libro di Luca "Clorofilla"
Speciani, (dopo aver letto anche tutti i suoi articoli su "Correre") e vengo
a conoscenza di questa mailing list, cosi' comincio (come un guardone!!!) a
seguire i vostri interventi senza intromettermi, poi oggi prendo coraggio e
mi butto anch'io...ed eccomi qui!!!
Scusate la mia prolissita' , ma se uno si deve presentare lo deve fare bene
(cosi' diceva mio nonno).
Spero presto di potervi conoscere tutti o almeno qualcuno ;-)!!!

Non me ne vogliano gli altri, ma un saluto particolare sento di doverlo
rivolgere a Luca Speciani per avere cambiato il mio modo di vedere la
corsa...  e anche un po' la vita!

Grazie Luca e grazie  a tutti


Paolo però, alcuni giorni dopo, racconta in lista (intitolandola "Meditazione dinamica") una sua esperienza di corsa zen che voglio riportare:

Ieri sera, erano all'incirca le 19 quando ho deciso di non fare le ripetute
che mi ero riproposto di fare, optando invece per delle variazioni di ritmo
seguendo per il recupero, le sensazioni mi dava il fisico.
Dopo un paio di chilometri di riscaldamento ho imboccato una stradina bianca
di campagna in mezzo ai campi (meravigliosi in questa stagione) di grano
maturo.
Ora non so se per il paesaggio o la calma che mi pervadeva, ma ho cominciato
i tratti veloci meditando nel senso che intende Luca Speciani, ossia
concentrandomi prima sulla respirazione poi sentendo il sangue che fluiva
velocissiomo ed infine controllando la scioltezza dei movimenti.
Be', mi sono accorto ad un certo punto che le mie gambe giravano a ritmi per
me inconsueti (dalle sensazioni direi intorno ai 3' 50'') con il minimo
sforzo sia respiratorio che muscolare (per la verita' era complice anche
un tratto di discesa anche se quasi impercettibile) .
Credetemi e' stato meraviglioso correre tra questi campi con queste
sensazioni! Ad un tratto ho incontrato anche due miei colleghi che negli
ultimi due mesi sono riuscito a convertire al podismo e che con mia estrema
soddisfazione ho visto correre (dovrei dire corricchiare, ma per loreo era
corsa pura) con gioia e spontaneita' e cosi' dopo un breve tratto di
recupero corso con loro sono ripartito come prima ancora piu' caricato
arrivando a correre l'ultimo chilometro (misurato) in progressione a 3' 40''
... mai successo!!!

Se Domami riuscissi a correre in gara almeno un chilometro in queste
condizioni ne sarei soddisfattissimo!!
Altro che ripetute!!
Un super saluto a tutti !!!

P.S.  Grazie di nuovo Clorofilla!

 

In seguito a questo intervento, anche Giovanni da Perugia racconta una sua esperienza simile, vissuta alla Maratona di Tromso in Norvegia:

A me è capitato diverse volte durante gli allenamenti; in gara, durante la
mezza di Tromso, mi è successo a partire più o meno dal sesto/settimo
chilometro.

Dopo il primo Km un'occhiata al cronometro mi dice che sto andando troppo
forte (-37" rispetto al RG previsto) e siccome la Scienza insegna che questo
è un ottimo sistema per finire cotti se si finisce, tiro il freno nel
secondo
Km (-12" su RG) e ancora, per PAURA, nel terzo e nel quarto (che finiscono a
RG +38"). Il gruppetto di sei/sette con cui ero partito mi stacca di
parecchio,le sensazioni sono tutt'altro che positive, corro per un po'
sempre più solo soletto e da qualche parte sale, ovvia, la domanda:

COSA STAI FACENDO???
NON MI STAVO DIVERTENDO, neanche un po'.

Morale, smetto di trottare come un asino e comincio a gustare il freddo, il
profumo dell'aria, gli incoraggiamenti della gente e i gabbiani e poi il
silenzio della
campagna, l'odore dell'erba.
Piano piano le gambe si sciolgono, e il respiro diventa una canzone.
Il percorso è un continuo saliscendi, con cambi di pendenza di lunghezze
diverse: ad un certo punto si corre lungo la costa, il controvento a molti
non piace ma per me l'aria di mare è una goduria, e un non-tramonto color
latte e limone davanti agli occhi mi fa semplicemente stare BENE!
Riprendo il gruppetto, li passo, ne passo altri ancora.
Due Inglesi provano a seguirmi, sento i loro passi dietro di me per un po',
poi più niente.
Ancora e ancora, è semplicemente meraviglioso, il pensiero è tutto nel cuore
e nelle gambe e nel sangue che sento pulsare fino alla punta delle dita
delle mani, la strada fila via e l'unica impressione non positiva è che il
tutto finisca presto, troppo presto. Il cocktail zen-adrenergico-endorfinico
nel finale mi regala benzina a sufficienza per una progressione dai trecento
metri, negli ultimi cento trattengo il resprio e via, non sento più le gambe
che girano né l'asfalto sotto i piedi, è una cosa come un tuffo, un decollo,
gioia che non si contiene, non lo so nemmeno io.
Abbraccio uno stupito e commosso Fulvio Massini e lo ringrazio di cuore;
incontro
Salvatore Calderone con la moglie (lui ha vinto la maratona) e di nuovo
abbracci: la sua felicità è la mia, così come per tutti quelli che sono
andati in capo al mondo per questa corsa.
Insomma, ho corso, quasi sempre da solo, a una media di RG-5",29
Se escludo il primo tratto viene fuori RG-6",40.
Correre... e chi smette più? Ginocchio permettendo... :-) pur sapendo
perfettamente che
non sarà sempre così, che ci saranno giornate storte, gare sbagliate,
impicci, scorrettezze, infortuni, e quant'altro.
Abbracci a tutti, uno in più (abbiate pazienza, vi prego!) a Clorofilla.

Giovanni



12/7/02 Michele: "Scarpe e lavoro minorile"

Sono un atleta che si affaccia da poco all'agonismo. Il tuo sito mi ha colpito: fatto bene con buone e dettagliate notizie tecniche. Ma credo che sia opportuno aggiungere delle notizie nella sezione scarpe, in quanto quelle che ci permettono di correre e correre bene spesso (quasi sempre) sono il frutto di bambini che vengono sfruttati dalle grosse multinazionali (tutte adoperano questo sistema di lavoro: altro che art.18).
La mia segnalazione non è una polemica fine a se stessa. Credo che segnalarlo nella tua rubrica possa far riflettere chi leggerà.
A proposito anch'io uso scarpe di queste multinazionali, e a proposito se conosci aziende che fabbricano scarpe seguendo i minimi diritti per i lavoratori fammelo sapere.
Con te sulla strada. Michele

Rispondo a Michele con una considerazione generale ed una specifica. Il problema del lavoro minorile è una piaga mondiale di dimensioni infinite, che prende corpo dalla povertà diffusa in tanta parte del mondo. Le cause magari le conosciamo (guerre, povertà, latifondo, ignoranza, dittature o teocrazie che impiegano ogni ricchezza ad acquistare armi o a costruire moschee ecc.), ed è facile gridare al colpevole come se fosse uno solo: quello che ci sta più antipatico. Credo che la soluzione invece passi (per esempio) attraverso la creazione di un unico governo mondiale federale, con alcune leggi condivise da tutti, e (quello che la maggior parte di chi bercia con spranghe e passamontagna non capisce) attraverso l'acquisizione di PARI DIRITTI tra tutti i cittadini del mondo. Invece noi da una parte ululiamo alla luna dicendo: cattivi, cattivi! E poi ci rifiutiamo di rinunciare al più piccolo dei nostri privilegi: si tratti di un filo di flessibilità in più nel lavoro (che consentirebbe a parecchi extracomunitari, per esempio, di accedere a qualche diritto), o all'utilizzo di auto elettriche o ad aria compressa, ma andando un po' più piano. Scherziamo! Neanche parlarne! I cattivi e gli insensibili sono sempre gli altri.
Un bel libro per bambini (in parte a fumetti) che parla di lavoro minorile in modo intelligente è "Lo zucchero amaro di Carlos José" ediz. Manitese 1998.
Dal punto di vista specifico invece ti dico che il poco che possiamo fare è pretendere che le multinazionali che fanno le nostre scarpe tecniche NON utilizzino lavoro minorile, o intermediari poco affidabili. So che qualche anno fa alcune società avevano preso impegno scritto verso i clienti di rimuovere questa piaga: le prime azioni erano state l'immediata sospensione di tutti gli intermediari "sospetti", e altre dure azioni che avevano creato un po' di scalpore. Spero che tale azione non si sia arenata. Possiamo o avere fiducia, oppure continuare a parlarne, come in questo piccolo spazio che stiamo creando ora, per mantenere alta la sensibilità.
Certo le aziende, in regimi di spietata concorrenza mondiale, cercano manodopera nei paesi del terzo mondo per un solo motivo: perché la manodopera tutelata nei paesi ricchi, costa, e costa tanto. Ecco perché, tanto per fare un esempio, la Fiat apre nuove linee di produzione in Polonia e l'Olivetti in Brasile. Sappiamo che l'ideale sarebbe avere per tutti le massime tutele ed alti livelli retributivi, ma allo stato attuale è pura utopia. La via più logica e ovvia sembra invece quella di iniziare a condividere delle risorse. Abbuffarci un po' di meno, ridiscutere i livelli retributivi, sprecare un po' meno energia, rinunciare a qualche tutela NOI per pretendere che siano più tutelati i lavoratori che ne hanno maggiore necessità. Ma nessuno ha voglia di percorrere questa via: i sacrifici li facciano gli altri. I cattivoni.
Acquisti di scarpe equi e solidali? Se qualche produttore di scarpe mi comunicherà il suo impegno in questa direzione, mi contro-impegno a pubblicizzarlo immediatamente su questo sito.
Sollecitavi qualche spunto di riflessione? Qui ce n'è un centinaio....
Con te sulla strada...
Luca

Nota aggiunta a Giugno 2003: Sull'argomento Michele mi segnala che è uscito un servizio molto interessante sulla rivista Altroconsumo. Informazioni al sito www.altroconsumo.it 


22/7/02 Gerardo da Brindisi "Troppo presto per un corso?"

Ciao Luca
Non ho messo da parte l'idea di proporre un corso di "corsa con consapevolezza" o "corsa zen" anche se è passato molto tempo da quando ti ho parlato dell'idea e non ho potuto mettere a punto l'iniziativa; tuttavia ti voglio aggiornare in proposito.
Innanzitutto, come ci insegna lo zen, ho fatto attenzione a me stesso e in questo periodo ho sentito il bisogno di dedicare molto tempo alla corsa con sempre più presenza mentale, ottenendo anche dei buoni risultati agonistici-amatoriali; ma ho anche voluto sondare il livello di interesse che i podisti locali hanno rispetto alla pratica della consapevolezza e contemporaneamente ho fatto pubblicità alla tua rubrica su "Correre".
Devo dirti che ho scoperto che forse è un po’ presto per proporre a chi corre la pratica della consapevolezza per diversi motivi: il più importante è che la moda degli integratori alimentari unita alla ricerca di affermazione a tutti i costi (poco sportiva secondo me), spinge chi corre a cercare aiuto dall'esterno e ad allontanare l'attenzione sempre di più dal proprio corpo e di conseguenza dal proprio sé. Allo stato attuale i podisti sembrano essere non più che incuriositi dalla pratica zen durante la corsa, ma poco disposti a praticarla davvero; la loro attenzione è presa dagli schemi di allenamento, tabelle di alimentazione, scarpe supertecniche e tempi da raggiungere durante gli allenamenti in maniera quasi ossessiva come se tutto dipendesse da questi fattori esterni alla propria persona. La mia impressione è che occorre una lenta e continua propaganda della tecnica zen magari con l'aiuto di podisti conosciuti che la praticano seriamente.
Credo che il lavoro che tu fai con la tua rubrica sia molto importante per offrire una visione diversa della corsa; ti auguro di continuare su questa strada, io ti sono vicino.
Ciao
Gerardo

Caro Gerardo,
ti darò qualche elemento di riflessione...
 
I dati di Correre sulle vendite del libro sono molto confortanti (fatte le debite proporzioni, ovviamente). I libri della collana di solito hanno un picco nei mesi successivi all'uscita (talvolta neppure quello), per poi assestarsi su numeri bassi. Nel caso dello "zen" invece il picco è stato più intenso degli altri, e a un anno dall'uscita continua ad essere molto venduto nonostante la "concorrenza" con altri libri di notevole interesse. Tanto da farmi guadagnare ulteriore spazio e credito per la mia rubrica.
 
Ti racconto questo non per autoincensarmi, ma per dirti che l'onda d'urto di quello che ho scritto (e che vivo ad ogni gara: non sai quanta gente sconosciuta viene a cercarmi per parlarmi!) è ancora in piena diffusione. E che la parola "zen" sta venendo un po' masticata da tutti nell'ambiente: anche da chi ne sa poco o nulla, o non ha neppure sfogliato il libro. E questo è per me un risultato bellissimo.
 
Ho visto che nell'ambiente atletico, al campo come su internet, viene un po' rigettata l'impostazione che PARTA dallo zen per approdare alla corsa. Viene invece molto più apprezzata l'impostazione che parta DALLA CORSA per approdare allo zen.
Non è una differenza da poco. Se dici a un pubblico misto (fatto da gente colta e meno colta, curiosa e meno curiosa) una frase come: "Lo zen è una filosofia stupenda: proviamo ad estenderla a quando corriamo!"... la gente ti guarda male.
Se invece agli stessi dicessi: "Vi insegno un modo per correre meglio, che passa attraverso una maggiore consapevolezza dei propri gesti, simile a quella di cui parla lo zen!"... allora ottieni applausi e commenti interessati.
 
E' l'approccio, che deve essere particolarmente rispettoso delle convinzioni altrui. La parola zen, che per noi ha significati solo positivi, è però connessa con buddhismo, religioni anti-cattoliche, new age ecc.... quindi non sempre vista positivamente da tutti.
Pensa ad un cattolico che ti dicesse: "Il mio Dio mi fa andare più forte!". Lo vedresti come un mentecatto. Ma se ti dicesse: "Ho scoperto che si può andare più forte, rivedendo in chiave tecnica alcune delle esperienze dei mistici cristiani.." ecco che lo ascolteresti con più interesse.
 
Insomma non demordere... lascia che i tempi maturino, e parla ad altri atleti con il loro linguaggio: vedrai che piano piano riuscirai a farti capire, e a trasmettere loro una parte delle cose bellissime che noi scopriamo e viviamo ogni giorno.
 
Buona continuazione!
Luca


19/8/02 Danilo da Genova: "Lettera da un amico"

Caro Luca, sto vivendo un momento bruttissimo. Da qualche mese soffro d'insonnia e tendo a diventare sempre più stressato e teso. Il medico di famiglia mi ha prescritto una cura a base di blandi sedativi e antidepressivi, ma non è che finora veda risultati eclatanti. Continuo a correre, con molta fatica, facendo ovviamente il minimo necessario, e in quel momento ottengo (massimo 50' di corsa lenta) un po' di sollievo. Ho consultato Trabucchi, che mi ha raccomandato di non esagerare assolutamente con gli allenamenti. Ho comperato il tuo libro: contiene cose interessanti, ma ogni novità inizia a diventare stressante per me. Mi puoi consigliare?
Ciao Danilo 
 

Scusami se ho preso un po' di tempo per risponderti, ma volevo farlo con un attimo di calma.

Ti ringrazio di aver pensato a me per un consiglio. Spero di non deluderti, non essendo questo (come puoi immaginare) il mio lavoro, o il mio hobby.
Sono tanti anni che non ci frequentiamo (se si esclude qualche sporadico saluto a gare genovesi) e quindi non ho idea di come si sia evoluta la tua vita dagli anni '80, e attraverso quali esperienze, positive o negative, tu sia passato. Prendi quindi ciò che ti dico come un'idea o uno spunto, che potrebbe anche non coincidere con la tua situazione. In ogni caso, sono qui, se servisse.
Ciascuno di noi, prima o poi, impatta con qualche delusione o disillusione intorno ai 40 anni. Non perché negli altri anni non succedano cose antipatiche, ma perché alla nostra età ci si sente un po' falliti "nell'insieme" non appena qualcosa va male.
Rapporti con il/i partner che non vanno bene, insoddisfazioni lavorative, situazioni di stallo, perdita di qualche amico, acciacchi fisici... sono tutti validissimi motivi per sentirsi un po' giù. C'è chi risponde impegnandosi a testa bassa in qualcosa, magari anche futilissimo (come i nostri amici da 40 maratone/anno), chi cambia tutto (vita, moglie, lavoro) e chi cade in depressione o comincia a prendere pastiglie di vario tipo. La terza via è, tra tutte, la peggiore.
Nel tuo caso (che però non conosco a fondo per i motivi accennati) mi parli di insonnia, di stress, di uso di antidepressivi. Quella via, è una via senza ritorno. Proviamo a testarne delle altre.
La nostra infanzia è stata costellata di adulti che ci chiedevano di fare delle cose (essere buoni, andare a messa, studiare, essere educati ecc.). Per avere l'approvazione altrui ci siamo spesso piegati a queste richieste, e alla lunga ci siamo abituati a fare le cose non più per noi (per il nostro piacere o la nostra realizzazione) ma per compiacere qualcun altro. Abbiamo iniziato con i nostri genitori, per finire con il datore di lavoro o con il nostro partner, o con gli impegni massacranti che ci siamo prefissi. Alla fine recitiamo, recitiamo e recitiamo. E quando ci rendiamo conto di avere vissuto "per altri" e non per noi, tutta la vita, cadiamo in depressione. I grandi medici che ci dicono? prenda questa pastiglina e vedrà che andrà meglio. Ma siamo impazziti? E perché allora non un po' di coca, che ci tirerebbe un po' su?
Una via (una delle) può essere quella di liberarsi da un po' di fardelli, ricominciando - come si dice - da zero. Nulla deve essere escluso da questo processo di pulizia: a partire dal lavoro, passando per il partner, per il luogo dove si vive, per le amicizie o per le abitudini alimentari o sportive. Nessun dovere è detto che resti tale dopo una profonda revisione dei propri obiettivi e delle proprie priorità.
Tieni però a mente che cambiare per cambiare non basta. Se uno si trasferisce da Genova a Toronto, ma si porta dietro i suoi bisogni inespressi, è come se fosse rimasto a casa.
Fatta pulizia, dunque, occorre apprestarsi a vivere per se stessi, e un po' meno per la propria immagine.
Qualche consiglio lo trovi tra le pagine del mio libro, sicuramente. Ma posso dirti che secondo me ci sono due o tre percorsi fondamentali che possono aiutarti a vedere con occhi diversi il brutto periodo che stai vivendo:
1) Liberarsi dall'ego (spesso quello che viviamo è sempre incentrato su di noi, mentre è molto più rilassante comportarsi da "osservatori")
2) Liberarsi dagli attaccamenti (un attaccamento è qualcosa che ti toglie serenità, ti rende schiavo, e ti stressa fino a quando non l'hai raggiunto)
3) Vivere il momento presente con il massimo della presenza mentale e della consapevolezza (libero da condizionamenti passati, da giudizi, da compartimentazioni).
Concentrarsi nel quotidiano, vivendo gli accadimenti che ci stanno intorno con mente fresca, libera o (come direbbe Shunryu Suzuki) "da principiante" è un modo bellissimo per tornare in possesso della propria interiorità e delle cose bellissime che siamo in grado di fare, di costruire, di vivere.
Lascia stare, se appena riesci, le pasticche e gli antidepressivi (naturalmente non prenderla come un'indicazione medica, e confrontala col tuo medico di fiducia), che per me sono giustificati solo in casi gravi o senza altra via d'uscita. Se ben ricordo i discorsi che facevamo insieme, dalle parti di Uscio, avevi una bella testina, leggevi Riza psicosomatica, e non mi sembravi accontentarti di facili e semplici risposte ai nostri quesiti di diciottenni. Io credo fermamente che tu sia capace di uscire da questo brutto momento con le tue sole forze. Sii però integro. E lascia da parte sostanze che ti annebbiano e ti allontanano da te stesso. Cercati, e arriva diretto al centro.
Sono sicuro che presto avremo occasione di correre di nuovo insieme (non prestissimo perché, accidenti, sono infortunato al ginocchio sinistro dal 27/7). La corsa è un momento di forte incontro con se stessi e con il proprio equilibrio mente/corpo. Dacci dentro!
Un abbraccio forte
Luca

 

 

22/8/02 Paolo da Sinalunga: "Scarpe leggere?"

Scrivo da Sinalunga, Paese in Provincia di Siena ubicato nella "Valdichiana", terra di origine della bistecca Chianina!!
Innanzi tutto complimenti per la carriera Sportiva e Lavorativa, ma oserei dire complimenti per lo stile di vita.
Ho letto il libro Lo Zen e L'arte della corsa e, spulciato il tuo sito che trovo veramente interessante, ricevendone utili suggerimenti e spunti per la pratica della corsa, a cui mi dedico da quasi un anno, amore abbandonato a 13 anni per eccesso di"PRESSIONE" ora riscoperto con entusiasmo.
Mi sono permesso di scriverti per un consiglio, senza pretese di risposte e se si non immediate, al solo fine di confrontare idee: Riguardo alle scarpe da corsa, tendi a preferire le leggere, mentre io ho ancora una paura matta a scendere sotto i 310 e 330  g delle mie mizuno, che uso rispettivamante in gara e in allenamento.
Peso 66 kg x 1,71, sono neutro, corro a ritmo gara di 3.55 3.50 ,  il medio a 4.20 e il lento a 4.40 e le ripetute sui 1000 in 3.40.
Pensi che possa, premesso che non mi sono mai infortunato fino ad oggi, usare qualche intermedia, per gareggiare o fare prove ripetute?
PS. In terra di Siena e dintorni si tengono delle bellissime gare. Sono e siamo sempre pronti ad una Tapasciata in compagnia, lieti di fare da guida agli ospiti come te.
Saluti. Paolo

 

Grazie per i complimenti, e scusa il ritardo nella risposta, ma sono stato lontano dal computer per ben 15 giorni....
Grazie anche per l'invito podistico, e chissà che non bazzichi ancora la Toscana dopo il sesto posto di Pisa e la Pistoia-Abetone dello scorso anno (un conticino in sospeso..).
Io personalmente quando lavoro in pista viaggio dai 3' ai 3'30 al km, e quindi necessito di scarpe leggerissime e veloci (al limite delle chiodate..). Quando faccio i medi, o i ritmi maratona vado comunque intorno ai 3'40/km e quindi ho sempre bisogno di scarpe veloci e reattive (diciamo sotto i 300 g ma non è l'unico elemento importante).
Nel lento, potrei usare scarpe più pesanti, ma siccome quando vado a correre il lento (raramente) capita spesso di incontrare qualcuno che fa un lavoro, e aver voglia di accompagnarlo, preferisco comunque avere scarpe ammortizzate e leggere (attualmente le Pegasus 2000, intorno ai 330 g mi sembra).
Nel tuo caso (non sei pesantissimo, e tieni ritmi abbastanza buoni) direi che l'uso di una scarpa un po' più leggera e veloce come un'intermedia sia del tutto consigliabile. Ti suggerirei di usarla solo per le ripetute veloci (500-1000-2000) e, se ti trovi a tuo agio, di usarla poi in tutte le gare.
La spinta che si ottiene con una scarpa leggera e reattiva non ha paragone con quella di una scarpa pesante e molto ammortizzata. Occhio solo a non esagerare, e ad esporre con gradualità tendini e articolazioni al nuovo stimolo.
Ciao e a presto
Luca


3/10/02 Gianni da Berna: "Come scendere sotto le 3h05' in maratona?"

Ciao Luca,
sono ormai due ore che navigo per la tua Homepage, e devo dire che la trovo
interessante, piena di spunti da prendere in considerazione.
COMPLIMENTI...
Io mi chiamo Gianni ho 33 anni, anche io ho la corsa nel cuore...
Corro da 4 anni, prima mi divertivo, ma con il tempo mi sto rendendo conto
che sì, mi diverto ancora, ma che voglio migliorare...
Mi alleno sempre quasi tutti i giorni eseguendo ripetute e variazioni, ogni
seduta varia da 45 minuti ad  75 minuti...
Qui nasce il mio problema, che non miglioro anzi non riesco a fare i tempi di
due anni fa..
In questi 4 anni ho fatto 14 maratone con un personale di 3h05' (Firenze 98).
Da allora mi alleno sempre ma il tempo peggiora: 3h30' 3h35' 3h40' 3h15'.
Mi sai dire come mai mi accade questo?
grazie e saluti
Gianni


Ciao Gianni, e grazie per avermi scritto.
Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il mio sito.
Non sono in grado di dirti perché tu non riesca a migliorare il tuo tempo in
maratona, se non mi fornisci tante informazioni di cui avrei bisogno.
Quando parli di allenamenti quotidiani da 45 a 75' con ripetute variazioni,
di che genere di allenamento parli? Variazioni di che durata? Quante? A che
ritmo?
Non ti capita mai di fare allenamenti di potenza lipidica?
La maratona è una gara molto particolare: per farla bene occorre allenare
certe caratteristiche, legate al consumo naturale dei grassi.
Caratteristiche che vengono sviluppate da speciali allenamenti (lunghissimo,
ripetute lunghe con recupero veloce, progressivi, digiuno ecc.)
Come hai corso le maratone in cui non hai fatto un buon tempo? Tutte
regolari e omogenee, oppure sei crollato negli ultimi chilometri? E a
Firenze che tipo di gara avevi fatto? E l'alimentazione?
Le domande che dovrei farti per poterti rispondere bene, come vedi, sono
tantissime.
Se vuoi qualche consiglio generale (gratis), te lo posso dare volentieri.
Però sto cercando di codificare meglio la mia attività di allenatore "a
distanza" via internet.
Se ti interessa di essere seguito da me in modo preciso, con assistenza via
internet settimanale, impostandoti un programma completo (tecnico,
alimentare, mentale), ad un prezzo annuale ragionevole, riscrivimi.
Ti chiederò una serie di dati (altezza, peso, abitudini alimentari, ritmi di
allenamento, tempi disponibili, obiettivi di gara ecc.), e insieme
svilupperemo un piano di lavoro, da rivedere (sulla base dei consuntivi che
mi manderai) settimanalmente, per farti sfondare il muro delle 3 ore in
maratona.
Se ti può interessare, scrivimi: ti manderò subito una proposta economica e
una scheda molto dettagliata da compilare con i tuoi dati tecnici che mi
servono.
A presto!
Luca Speciani

7/10/02 Fabio: "Pubalgia e antinfiammatori"

Ciao Luca. Sono Fabio, 40 anni faccio sport da sempre, anche con una bella parentesi da triathlon, pur lavorando e avendo famiglia.
Leggo sempre con molto interesse i tuoi articoli,
in verità non sono un corridore zen, ma qualcosa ho  imparato dai tuoi articoli. Per esempio faccio gli allenamenti (duretti) della Domenica mattina a digiuno e mi trovo meglio di quando facevo colazione un'ora e mezza prima.
Ti disturbo per questo. Dopo l'ultima maratona di Torino
corsa in 2h 55' puntavo a Venezia ma mi è subentrata per la prima volta in vita mia una pubalgia.
Non sono andato dal medico ma la riconosco. Dato che non mi va di intraprendere terapie a base di antiinfiammatori o altre cose mediche, puntavo sul riposo attivo, facendo dunque nuoto e un po' di bici e allungamento muscolare anche specifico per gli adduttori, ma su questo sono in dubbio in questa fase.
La tua opinione ed eventualmente un tuo consiglio da atleta
sano che evita anche gli amminoacidi mi interesserebbe più di uno medico. Se puoi ti ringrazio.
                             Ciao Fabio


Non sono particolarmente esperto di pubalgie, ma poiché le cause solitamente sono da cercare nel sovraffaticamento o nello squilibrio di qualche componente (vertebre, legamenti ecc.), sul quale si è fatto del danno correndo, mi sembra che la via da te intrapresa sia quella più giusta: riposo, e alternanza di scarico con altri sport (ciclismo, nuoto, pattinaggio, sci di fondo).
 
Fai benissimo a non prendere alcun tipo di antinfiammatorio. Sai come la penso: se ti induci una falsa sensazione di star bene, va a finire che ci corri su, peggiorando le cose.
Porta un po' di pazienza e, se ti può servire, sappi che sono fermo anch'io per i postumi di una brutta distorsione rimediata alla fine di Luglio, con conseguente rottura meniscale.
Porto pazienza SENZA ANTINFIAMMATORI, e prima o poi il mio corpo mi dirà: sei pronto a ripartire! 
Mi spiace di non poterti aiutare di più.
Ciao e auguri
Luca

         

8/10/02 Ivan: "Integratori naturali"

Salve,
complimenti sia per il libro sia per i risultati ottenuti nelle gare podistiche.
2 h 36'  o  1 h 10'  sono tempi invidiabili per ogni amatore; io ho corso una sola Maratona ( Milano 2001 ), chiusa con un modesto  3 h 11' 40'', che tuttavia mi ha regalato grande gioia (non potrò mai dimenticare gli ultimi  2,195 km corsi a 4' 16'' con Aurora Pasquino, la sola donna che ho incontrato in tutti i 42,195 km; è stato grazie a lei e al pubblico che la incitava se ho trovato le energie per quello "sprint" finale ).
Studi permettendo, mi piacerebbe riprovare la mia 2° Milano Marathon 2002 ( magari sotto le 3 h ).
Il motivo per cui ti scrivo ( mi risulta + facile darti del tu, se però  ... , fammi sapere ) riguarda il tuo articolo apparso su Correre di Ottobre ( People have the Power mi pare di averla udita in Discoteca ).
Tutte le mattine a digiuno, prima di fare colazione, prendo del lievito di birra in scaglie sciolto in acqua.( ferro e vitamina B12 )
Dopo aver letto il tuo articolo la prima domanda che mi pongo è " Questo lievito di birra è quello vero o quello finto? ".  Sulla confezione non ho trovato nulla in merito.
Ho visto che hai preso di mira anche la spirulina (Orlando Pizzolato racconta i benefici su TN) che io assumo ogni tanto per compensare le perdite di sali, incrementare il ferro (alcuni sostengono che è anticancro, sì sono d'accordo con te anche le verdure e l'arancia svolgono la stessa funzione ma ahimè per problemi di ossalato di calcio quest' ultima purtroppo l'ho eliminata e così anche spinaci e tutti i formaggi).
Ultima cosa. Per una scelta personale (carne = tossine) e per amore degli animali (sono socio all'OIPA) ho eliminato la carne completamente (rossa, bianca, affettati ...) che sostituisco con Seitan e Tofu (prodotti vegetali).
Di alimenti di origine animale mangio solo uova (1 tutte le mattine ) e pesce ( è vero anche loro sono animali ma avendo i rossi al di sotto del range preferisco non correre rischi; ricordo all'OIPA e ai pesciolini che a 13 anni ho smesso di pescare).
La mia 2° domanda è " E se prendessi qualche integratore con carnitina e creatinina per velocizzare il recupero muscolare dopo uno sforzo intenso?".
Aspettando qualche tuo consiglio e qualche strategia alimentare, ringrazio in anticipo
Ivan

Caro Ivan, puoi darmi del tu, come tutti, senza problemi.
Il lievito di birra che io semplificando chiamo "vero", è quello fresco, che si trova in cubetti dal panettiere o al supermercato, e che si usa per fare lievitare il pane o la pizza. Costa pochissimo (dieci volte meno delle confezioni in blister o pastiglie che si trovano in farmacia) ed è il più fresco che si possa trovare. I lieviti sono microorganismi utili alla nostra vita "intestinale" e quindi più sono freschi, e meglio è. Il prodotto in scaglie che usi, non lo conosco, ma penso si tratti di una forma (conservabile) assimilabile alle pastiglie. Farà comunque bene, ma perché non usare quello fresco?
Sulla spirulina, posso solo dirti che male non fa, e quindi se ti fa piacere assumerla, assumila pure. Sul fatto che possa fare del gran bene, sono molto più dubbioso. Nell'esempio fatto nell'articolo non volevo "distruggere" la spirulina, piuttosto che qualche altro integratore naturale. Volevo solo rimarcare come l'uso di tutti questi integratori rappresenti più un bisogno psicologico, che un bisogno reale.
Prova a seguire il consiglio che riporto nel capoverso "Fiabe e fagotti", e fai un fagotto di tutti gli integratori di cui disponi, nascondendolo in fondo a un cassetto per un mese. Vedrai che le tue prestazioni resteranno inalterate (miglioreranno se ti allenerai bene, peggioreranno se ti allenerai male), ma la tua psiche ne trarrà indubbio rafforzamento e giovamento!
Ti ho risposto su creatinina e carnitina, o devo scomodare Sebastian Coe?
Cerca infine di non tagliare fuori dalla tua alimentazione nessun cibo sano (o il minor numero possibile). Se qualcosa devi scartare, butta via gli zuccheri raffinati, le bevande gassate, i cibi eccessivamente ricchi di grassi saturi (o ancor peggio idrogenati), gli alimenti troppo elaborati, impoveriti, stracotti o comunque artificiali. E se proprio vuoi limitarti per motivi etici su una vasta gamma di alimenti, fallo solo se supportato da validi consigli medici.
La testa, lo sai, è capace di imporsi anche violentemente sul nostro corpo, e qualche volta può fare anche dei danni. Stai vigile...
Ciao e a presto
Luca

 

31/10/02 Roberto: "Limiti aerobici"

Egregio Speciani,
ho 50 anni e da 6 mesi ho iniziato a correre e mi sono posto come obiettivo di completare una maratona in tempi decenti.
Sono stato sempre uno sportivo praticante (calcio, bicicletta da corsa, tiro con l'arco ecc...), cocciuto e determinato quanto basta tale da ottenere risultati apprezzabili. Ora però mi trovo a fare i conti con la mia inesorabile età e le prestazioni a livello fisico ovviamente cominciano a risentirne, ma non mi arrendo anche perchè so che con l'aumentare dell'età aumenta anche la resistenza (vedi il record dell'ora di Moser!!!).

Il problema che mi affligge è che non riesco ad andare ad un ritmo superiore al 95% del Ritmo Maratona che si
colloca a circa 161/164 battiti cardiaci (mi alleno con il crdiofrequenzimentro). A questo ritmo posso resistere per circa 20 minuti ma se provo a spingere di più anche come velocità sento che non me lo posso permettere, come se avessi la cilindrata insufficiente. Le gambe ci sarebbero pure, forse mi manca anche un tantinello di forza, ma il problema principale è la respirazione insomma sono al limite del fuorigiri e mi imballo. Ultimo allenamento che dovevo fare 55' = (20' al 95% RM + 20' al 100% RM + 15' al 105% RM) mi sono fermato dopo i primi 20' perchè non riuscivo ad andare oltre.

Forse è prematuro correre a questi ritmi considerando che ho iniziato la preparazione della maratona da 2 settimane? A ritmi di 80% + 85% + 90% va tutto bene, oltre vado in affanno...

Cosa posso fare per aumentare la mia capacità aerobica in modo da arrivare prima possibile ad allenarmi anche al ritmo di maratona? esistono esercizi specifici?

Questi sono alcuni dati utili:
Frequenza di soglia 175 battiti cardiaci a circa 11 Km l'ora.
Altezza 1,71 peso Kg. 78,5
Recupero piuttosto buono
Posso correre anche per 90' di seguito a ritmo lento finendo freschissimo
Dieta a Zona

ti ringrazio se vorrai aiutarmi e cordialmente ti saluto.
Roberto

Caro Roberto,
i quesiti che mi poni non sono di facile soluzione.
Intanto mi piacerebbe sapere come hai determinato il tuo RM, visto che per definizione dovrebbe essere il ritmo che puoi tenere per 42 km. Dunque come può e