Un runner un po' speciale


In questa sezione si possono trovare un po' di miei "ritratti":


Un percorso molto personale

Impressioni da una rinascita

Chi è Luca Speciani

Il primo ritratto lo devo alla mia compagna, il secondo è un racconto inviato qualche anno fa a "Correre", il terzo ed ultimo, infine, è un ritratto un po' più professionale: a voi la scelta...

 

Un percorso molto personale

Queste righe sono apparse alla fine del libro "Lo Zen e l'arte della corsa" pubblicato nel Luglio 2001 dall'Editoriale Sport Italia, casa editrice della rivista Correre ( www.sportivi.it )

Ho chiesto alla mia compagna Antonella di scrivere questo capitolo. Le è venuto spontaneo scriverlo come se parlassi io. Leggendolo vi ho ritrovato dentro fotografie e vecchi racconti cuciti insieme con la conoscenza che oggi ha di me.

Così l’ha scritto e così l’ho lasciato. Inutile dire che sottoscrivo ogni sua parola.

Un famoso detto zen recita:

"Prima che una persona studi lo zen, i monti sono monti e le acque sono acque. Dopo una prima occhiata alla verità dello zen, i monti non sono più monti e le acque non sono più acque. Dopo l’illuminazione i monti tornano ad essere monti e le acque ad essere acque."

E’ già tutto qui, il grafico della mia vita, in questa linea di trasformazione interiore descritta dal saggio zen.

La mia famiglia d’origine, numerosa e umanamente molto variegata (con forti interessi in campo medico, letterario e spiritual-religioso) ha costituito per me un substrato umano molto stimolante. Con tale base la mia educazione naturale di curiosità, fantasia e spirito critico, mi ha portato abbastanza presto, diciamo intorno ai 10-12 anni (!) a capire che il mondo aveva avuto una bella fortuna a darmi i natali, e che dovevo assolutamente fare la mia parte in qualche modo.

Non avevo ancora deciso come, ma questo rimaneva comunque di secondaria importanza.

In realtà la mia vita era piena delle cose normali che si trovano nei ricordi di ciascuno: la scuola, le amicizie, le estati assolate e libere. Con in più, gradualmente, le prime passioni "da grande", come l’impegno sportivo (che mi vedeva tenace e agonista), o quello politico (supportato da un senso di aggregazione e appartenenza che erano, ad un tempo, causa ed effetto della stessa convinzione).

A ciò si aggiunse in seguito un percorso universitario che mi avrebbe portato ad essere un agronomo con una forte attenzione per il naturale (già allora, barlumi di saggezza!), ed un profondo rispetto verso l’ambiente e, di conseguenza, verso l’uomo.

Ed eccomi, così, intorno ai 18 o poco oltre, fiero delle mie potenzialità, accanito sostenitore delle mie idee, certo che, giovane leone, posso guardare la savana con occhio vigile.

Sono sicuro, le montagne sono montagne, ed io ho gambe forti per scalarle.

Nei due decenni circa che sono seguiti, molti altri impegni e passioni sono entrati nella mia vita, o si sono profondamente trasformati. Alla formazione universitaria, per varie ragioni, non è poi seguita un’occupazione attinente, ma anzi mi sono ritrovato a fare (per di più con grinta manageriale) un lavoro da imprenditore informatico. Giacca e cravatta rigidamente d’obbligo (l’immagine!), l’occhio teso al cliente, ai suoi umori, ai suoi bisogni. Ogni successo riportato è una porzione tolta alla concorrenza e vale doppio.

L’attività sportiva, dopo varie soddisfazioni giovanili, non avendo trovato uno sbocco professionale era stata praticamente accantonata ed il mio girovita me lo ricordava qualche volta di troppo. Nel frattempo avevo sposato la mia fidanzata e, nei tempi ritenuti buoni e giusti, avevo avuto due splendidi pargoletti, ancora oggi mia delizia e mio impegno.

Non c’era rimasto molto del ragazzo idealista e passionale, tranne forse una costante vicinanza a metodi naturali di cura ed una decisa adesione, profonda e cosciente, alle medicine alternative, in particolare all’omeopatia, oggetto, non a caso, della mia tesi di laurea.

Quando è successo che mi sono guardato e ciò che ho visto non somigliava più a ciò che sentivo di essere dentro?

Uno ad uno gli elementi del paesaggio perdevano i loro connotati, e le montagne non sembravano più montagne: capivo di essere un uomo con un lavoro che lo voleva battagliero e volitivo, senza però tempo sufficiente per i bimbi. E un sottile disagio cresceva.

Desideravo recuperare profondità e sincerità nei rapporti umani.

Probabilmente non sono tipo da morbidi cambiamenti e strategiche variazioni. Forse mi si addice di più il rovesciare il tavolino. Così il primo passo mi ha portato via da quel lavoro che non mi stava più bene addosso.

Naturalmente non parlo di un colpo di testa. Ho realizzato un progetto con un ex-compagno di studi, per anni socio impagabile e paziente destinatario dei miei sfoghi e tormenti. Abbiamo creato un'azienda vivaistica rivolta al naturale (secondo lo zen, quando dovevo vangare, ho vangato, quando dovevo annaffiare, ho annaffiato). Oggi sono impegnato a tempo pieno a seguire dal punto di vista alimentare e psicofisico un gran numero di atleti tramite internet, e - grazie alla collaborazione con lo Studio Medico SMA di Milano - opero come consulente nutrizionale e sportivo nell'ambito del controllo delle intolleranze alimentari e della rieducazione al movimento e alle corrette scelte nutrizionali.

Per quanto riguarda la corsa, come forse avrete capito, ho ricominciato gradualmente, con ben altro spirito e ben altri intenti. Prima piano, quasi con timore reverenziale, poi lentamente, provando e sperimentando e capendo cose che, nella mia mente di ragazzo teso al risultato, non avevano linfa per attecchire e crescere.

Al mio fianco oggi c’è una nuova compagna, anche lei capace di enormi e catartici cataclismi interiori. Ha arricchito la mia vita con una bimba che ha l’età del mio piccolo, così da costituire una coppia di "gemelli" diversi come il giorno e la notte, che si bilanciano e si equilibrano in una piccola dimostrazione vivente del ricongiungimento degli opposti.

L’avvicinarmi al pensiero zen ha assecondato e guidato una mia naturale tendenza a guardare in profondità le cose, ed oggi cerco di portare questa pura e gioiosa coerenza in ogni strato della mia vita.

Sono in cammino. So cosa cerco. Aspetto sereno che le montagne tornino ad essere montagne.

Per capire ancora meglio le mie motivazioni alla corsa, è possibile leggere anche questo pezzo, che inviai a Correre alcuni anni fa (credo nel '98), che riguarda il diverso atteggiamento maturato negli anni riguardo all'attività sportiva.

Impressioni da una rinascita

Facevo l'agonista. Avevo 18 anni, buone doti naturali e tanti sogni sotto la tuta. L'atletica (pista, ovviamente, dai 1500 ai 5000) era uno dei tanti impegni e obiettivi che mi ponevo: la scuola, la ragazza, la moto, l'indipendenza economica, le prime esperienze lavorative. Mi impegnavo a fondo: tabelle, allenamenti duri, fatica. Ed ero piuttosto forte. Gli altri, i più deboli, per me tutti "tapascioni".

A 22 anni avevo già finito la benzina. Stufo. Correre era diventato noioso e faticoso. Appendere le scarpe al chiodo era stato naturale e automatico.

In seguito gli impegni di tutti: casa, lavoro, matrimonio, figli. E 7-8 anni sono volati via senza che me ne accorgessi, lasciandomi 15 kg in più addosso (1-2 all'anno), e quel che è peggio, una totale inattività sportiva.

Qualche anno fa mi sono trasferito fuori città, e due anni dopo ho cambiato lavoro, riacquistando piano piano il contatto con la natura. "Correre" ha ricominciato a comparire in casa, e leggendo, un po' per volta, la voglia di muovermi ha rifatto capolino. Ma come fare a riprendere?

Abitando nei pressi del parco di Monza, ho provato ad andarci la domenica mattina: grasso, impigrito, l'ombra dell'atleta di un tempo. Ma là ho trovato un gruppo di "tapascioni" con la maglia arancione (che un tempo guardavo dall'alto in basso), di età variabile tra i 40 e i 65 anni, che semplicemente, serenamente, con gioia, correvano. Come io non avevo fatto mai.

Che lezione, ragazzi. Anni prima il ritmo di 6'/km mi avrebbe fatto sorridere. E invece con loro riscoprivo la gioia di sentire la fatica, riassaporavo la felicità di raggiungere una piccola conquista fisica ogni giorno. Quando qualche settimana dopo riuscii ad accompagnare i "vecchietti" per un'ora di seguito ero veramente raggiante. Neanche avessi vinto un campionato del mondo.

Vedermi arrancare (ex "primo della classe") per tenere il passo di amici 30 anni più vecchi di me, mi aveva regalato una bella dose di umiltà, e mi aveva fatto riscoprire il piacere di correre in libertà, indipendentemente da ritmi, tabelle, risultati. E correre era diventato per me una compagnia insostituibile, nelle brume invernali lombarde o al tramonto in qualche luogo di mare. Questo nuovo contatto col mio corpo (mai provato prima) mi metteva in contatto col mio io più profondo, come in una intensa meditazione. E la stanchezza dolce del dopo-corsa mi dava calma, serenità, apertura mentale, trasformandomi in un modo che era evidente a chiunque mi stesse vicino.

Un po' per volta ho cominciato a rubare spazi ad altre inutili cose, e sono riuscito a inserire due, poi tre allenamenti alla settimana. E un po' oggi, un po' domani, mi sono reso conto di perdere peso, di essere più tonico muscolarmente, più attento all'alimentazione. Mi sono accorto di volermi anche più bene.

Così, quasi senza accorgermene, ho ripreso anche ad andare forte. A 5-6 anni da questa mia "rinascita" ho elaborato una mia teoria di allenamento che farebbe rabbrividire i vari Rondelli, Massini ecc. Infatti "lavoro" sempre. Cioè ho eliminato il lungo lento, alternando, in ognuno dei tre allenamenti settimanali, tutti gli altri mezzi (medi, corti veloci, alternati, ripetute, salite) variando il programma a seconda della voglia, della compagnia, del tempo disponibile. Non pretendo che funzioni con altri, ma con me credo sia l'unico modo per andare anche un po' forte. Gareggio spesso, infatti, ma non forzo mai ai miei limiti. Ovvero: la condizione di partenza è che devo divertirmi, e migliorare un po' per volta. Se non mi diverto più, mi do uno stop, tiro un po' il freno.

Quest'anno ho corso una maratona a 3'40"/km (2 h e 36'), e per me è stata una soddisfazione immensa: per come ci sono arrivato e per quanto mi sono divertito. Ma ho anche chiuso una maratonina in Svizzera in 1 h e 10, battagliando fino agli ultimi metri con grintosi tedeschi e ostinati austriaci, godendo come un matto per le splendide sensazioni che provavo (di efficienza, di velocità, di gambe che giravano a 3'20"/km). Che, considerati i 6'/km di pochi anni fa, mi sembra un bel traguardo.

Riuscirò l'anno prossimo a superare in maratona il muro delle 2 h e 30? A 37 anni? Non lo so, e mi importa fino a un certo punto. È talmente bello quello che riesco a fare, che qualunque sia il risultato raggiunto, sento che sarò ugualmente felice.

Il vero campione, per me, non è quello che va più forte di tutti, ma quello che riesce a godere con pienezza della gioia di correre, di vincere, di realizzare un sogno. Non chi fatica e si distrugge per autocompiacersi nel sentirsi superiore agli altri. L'ho capito guardando la incredibile forza interiore di chi è felice anche di arrivare ultimo. L'ho capito leggendo "Correre" tutti i mesi. L'ho capito imparando a conoscere la ricchezza umana di chi ama la corsa.

Diciotto anni fa, forse, andavo un po' più forte di adesso. Ma non ero nessuno.

Oggi, scusate l'immodestia, mi sento un vero campione.

 

Chi invece fosse interessato a una biografia un po' più professionale può fare riferimento a questa, preparata per il tour operator con cui faccio le mie "trasferte maratona". 

 

Chi è Luca Speciani

Luca Speciani è nato a Milano nel 1962.

Atleta agonista di buon livello, raggiunge ottimi risultati negli anni ’80 sui 3000 siepi (9’01), 5000 (14’40) e 10.000 (30’37). A quasi quarant’anni corre ancora la maratona in poco più di 2h30, e la mezza distanza in 1h10’.

Appartenente ad una nota famiglia di medici milanese (il padre si occupa per anni di medicina psicosomatica con un certo risalto), si laurea in Scienze Agrarie a Milano nel 1985 con il massimo dei voti e lode, grazie a una tesi
innovativa sulle modalità di azione di prodotti omeopatici. Nel 2004 si iscrive alla facoltà di Medicina e Chirurgia per l'ottenimento di una seconda laurea, i cui studi sono in corso con buon profitto.

Negli anni '80 e '90 si occupa di medicina alternativa, alimentazione naturale, agricoltura biologica, e di tutte le problematiche alimentari connesse.

Dopo la creazione di un’azienda agricola ad indirizzo naturale (da cui si staccherà nel 2003 per seguire a tempo pieno le problematiche relative ad alimentazione e allenamento), l’incontro con lo zen lo porta a scrivere nel
2001 per l’Editoriale Sport Italia “Lo zen e l’arte della corsa”.

In tale libro, che si rivela un inatteso successo editoriale, l’autore propone una via nuova alla pratica della corsa: istintiva, gioiosa e priva di attaccamenti. Da questa esperienza, e dalla consapevolezza della profonda
unità tra mente e corpo, nasce poi con Pietro Trabucchi il progetto Mind Body Work, che lo impegna nell’attività pratica di internet coach su molti atleti, testando allenamenti innovativi con risultati particolarmente
interessanti. I primi risultati delle metodologie Mind Body Work hanno portato alla pubblicazione - alla fine del 2003 - del libro "Mente e Maratona", sempre con l'Editoriale Sport Italia.

Nel 2003 diventa tecnico federale giovanile della FIDAL (la federazione italiana di atletica leggera).
Alla data Speciani segue a distanza - sempre attraverso internet – un buon numero di atleti (alcuni anche di ottimo livello) che hanno scelto un'assistenza sportiva, alimentare e mentale personalizzata.

Dal 2001 gestisce un sito tutto dedicato alla corsa, all'alimentazione e alle problematiche corpo-mente (nel quale è possibile trovare informazioni su tutte queste attività) che si trova all’indirizzo www.lucaspeciani.it

Da alcuni anni collabora regolarmente con la rivista “Correre” per la quale ha tenuto per due anni la rubrica mensile “Mente corpo e zen”, da Gennaio 2004 trasformata in “Allena… mente” e poi ancora in "Mente e corpo". Collabora inoltre, sempre con la stessa rivista, nelle corrispondenze sulle maratone a cui partecipa, in Italia e nel mondo.
Da Gennaio 2006 riveste per la rivista "Correre" il ruolo di coordinatore editoriale, prendendosi in carico alcune importanti responsabilità in un difficile momento di cambiamento.

E' stabile collaboratore del sito medico-scientifico  www.eurosalus.com che tratta tematiche di alimentazione in ambito medico e medico-sportivo.

Numerose sono anche le sue presenze a convegni ed incontri organizzati nelle sedi delle più prestigiose maratone (New York, Berlino, Milano, Venezia, Firenze, Genova, Pisa), in cui ha presentato le sue tematiche innovative
relative all’interazione tra mente e corpo nell’alimentazione e nella corsa, anche da un punto di vista neurobiologico. Frequenti anche le sue presenze a convegni tematici sull'alimentazione in varie sedi (Milano, Sansepolcro, Salsomaggiore, Imperia ecc.)

Dall’inizio del 2004 collabora con un noto Studio Medico di Milano (SMA) per seguire più da vicino le strette connessioni tra intolleranze alimentari e prestazioni sportive, elaborando anche piani di rieducazione fisica su
pazienti sedentari, e diete di dimagrimento ispirate alla metodologia DietaGIFT (vedi oltre).
In collaborazione con il fratello Attilio (noto allergologo e immunologo) ha sviluppato un test di controllo delle intolleranze alimentari, chiamato DRIA Sport, rivolto all'identificazione di sensibilità alimentari anche negli
atleti sani, con lo scopo di ottimizzare anche sotto quel punto di vista le loro prestazioni sportive.
Nello stesso studio Luca Speciani effettua incontri di assistenza nutrizionale sia rivolti a sportivi che a pazienti in sovrappeso o con problematiche di tipo alimentare, seguiti dal fratello dal punto di vista medico.

Nel 2005 la collaborazione con lo studio SMA e con il fratello Attilio ha prodotto un libro edito da Fabbri dal titolo "Dieta GIFT" (dimagrire senza contare le calorie), in cui viene impostato un regime dietistico innovativo
che si appoggia sull'attivazione metabolica, piuttosto che sul controllo calorico, per aiutare le persone a perdere il peso in eccesso. Sulle strette interconnessioni tra cibo e salute sono usciti nel 2006 altri due libri: "La dieta antifame" (allegato a "Starbene" del mese di Maggio: vedi sezione alimentazione oppure la rassegna stampa).
Con il Dr. Fabrizio Duranti ha anche collaborato - nel capitolo sull'attivazione al movimento - alla stesura del testo "Il circolo virtuoso del benessere", pubblicato per Sperling e Kupfer.

Nell’ambito della collaborazione con Pietro Trabucchi in Valle d’Aosta (al CHP, Centre de Haute Performance, che studia le reazioni allo sforzo di atleti in quota) si occupa anche di integrazione alimentare per gli atleti in quota, con prodotti specifici legati agli allenamenti MBW. E altri lavori scientifici sono in corso di attivazione con la Regione Lombardia nell'ambito di un progetto per l'utilizzo di terapie mediche alternative a basso costo.
In relazione alle esperienze svolte in questo campo, su alimentazione e allenamento degli atleti negli sforzi prolungati, ha poi pubblicato per l'Editoriale Sport Italia (Correre) il testo specialistico "L'ultramaratona, allenamento, alimentazione, aspetti mentali", a cui hanno collaborato anche Pietro Trabucchi, Fulvio Massini, Fulvio Massa, Attilio Speciani e Luca De Ponti..

Tra un impegno e l’altro, tuttavia, non ha ancora perso l’abitudine di infilare una bella gara. Abitudine che non sembra avere intenzione di mettere in discussione…

 

 

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