I MIEI ARTICOLI
SEZIONE RACCONTI
In questa sezione ho radunato alcuni scritti nati
nell'ambito della mailing list della Dead Runner Society,
o in altre liste telematiche (stagisti, pupils
ecc.).
Inoltre la sezione "altro" contiene tutti i pezzi non classificabili
in una delle sezioni.
Cliccando sui link sottostanti, si potranno invece leggere i pezzi apparsi su Correre.
"REGIONI FLASH" e "TUTTOCORSA"
Racconti
di gare..
Che comprende sia racconti di
gare (molto personali), sia interventi personali su vari argomenti, sia
(talvolta) discussioni vere e proprie con interventi di terzi.
Alcuni riferimenti, scherzosi e non, ad altri adepti della lista, non saranno
immediatamente comprensibili a chi della lista non fa parte. Interpretateli a
fantasia o... entrate in lista!
Per entrare nella lista degli stagisti vecchi e nuovi è
necessario fare richiesta a info@lucaspeciani.it
Nella lista dei "pupils" invece si entra solo
dopo avere usufruito almeno una volta del servizio annuale di impostazione dei piani
di allenamento, direttamente con Luca Speciani o tramite
Pard locale.
"Improvvisazione totale... " - Stramagreglio km 13 - Magreglio (CO) - 20/8/06
Doppio centro in terra sarda: Sassari (km 3) + Olbia (km 5) - 13-14/7/2006
Trofeo Enars di Voghera (PV) - km 6 - 8/1/2006
"Giir di mont" - Premana (LC) - skyrace km 32 - 31/7/2005
Marcia delle Focaccette - 2/4/2005: "Missione compiuta"!
Maratona di Berlino - 26/9/2004: Berlino, muri e voglia di vivere
Stralocate avisina - Locate Triulzi (MI) - 5/9/04 - km 18
Campionato Provinciale FIDAL di corsa su strada - Concorezzo (MI) - 18/4/04 - km 5,75
Stramilano - 4/4/04 - km 21,097
Corsa di primavera di Paullo (MI) - 29/2/04 - 13,8 km
Maratona del Mare - Genova - 22/2/2004: Quando il gioco si fa duro...
Policross - Milano Campo Giuriati - km 3 - 29/1/04
Maratonina dei turchi - Ceriale (SV) - km 21,097 - 25/1/04
Campionato brianzolo di corsa campestre - Bernareggio (MI) - km 6 - 17/1/04
Passeggiata dei ponti romani - Avegno (GE) - km 8,4 - 28/12/03
Campestre di Natale al "Boscoincittà" - km 7,7 - Milano - 21/12/03
Maratona di New York - km 42,2 - 2/11/03 - "Una storia come tante.."
Maratonina di Cremona - km 21,097 - 19/10/2003 - "Cremona, oh Cremona.."
Stramonza - Monza (MI) - km 8 - 7/9/2003
Notturna di Trecate - Trecate (NO) - km 7 - 4/7/2003
"Il ritorno del messia" - Notturna del Duca - Pantigliate (MI) - km 7 - 20/6/2003
Maratona del Mare - Genova - 2 Marzo 2003
"Foce-Recco" - km 19 - 2 Febbraio 2003
"Siracusa City Marathon" - Siracusa - 26 Gennaio 2003
"Maratonina dell'Epifania" Cremona/Casalmorano - km 21,097 - 6 Gennaio 2003
"Campestre RRCM" - km 7,7 - Milano Boscoincittà - 15 Dicembre 02
"In gir a la cava" - km 10,565 - Zeloforamagno di Peschiera Borromeo (MI) - 24/11/02
"Memorial Valentini" - km 4,5 - Milano Campo Giuriati - 21 Novembre 2002
"Stravimercate" - km 30 - Vimercate (MI) - 20 Ottobre 2002
"Notturna del Duca" - km 7,2 - Pantigliate (MI) - 21 Giugno 2002
"Du Pass" - Notturna di S.Damiano - km 8 - Brugherio (MI) - 6 Giugno 2002
"Milanino sotto le stelle" - km 10 - Cusano Milanino (MI) - 25 Maggio 2002
Tuttinpista m 5.000 - Seggiano di Pioltello (MI) - 15 Maggio 2002
Maratona di Pisa - 25 Aprile 2002
Gara sociale "Gamber de Cuncuress" - Monza Parco - km 10,160 - 21/4/02
Stramilano amatori km 21,097 - 14/4/02
Corsa di Primavera a Paullo - 10/3/2002
Maratonina "Città di Como" - 3/3/2002
Maratona di Milano - 2/12/2001
Maratonina di Varazze (SV) - 11/11/2001
Maratona del Piceno - Grottazzolina (AP) - 9/9/2001
Stralocate avisina - Locate Triulzi (MI) - 2/9/2001
Devil trail 30 miles - Perinaldo (IM) - 29/7/2001
Pistoia/Abetone - 24 Giugno 2001
50 km lungo l'Adda - Lecco/Cassano - 10/6/2001
Maratonina di Treviglio (BG) - 11 Marzo 2001
Placentia semi-marathon - Piacenza - 4 Marzo 2001
Maratona del mare - Genova - 11/2/2001
"Improvvisazione totale... " - Stramagreglio km 13 - Magreglio (CO) - 20/8/06
Finalmente ero riuscito la settimana scorsa ad arrivare terzo al mitico
"Gir
di cent foo" di Barni (CO). Una gara dura di 10 km tutta su sentieri di
montagna, secondo la logica: "5 in su e 5 in giù" poco gradita alle
mie
articolazioni, ma di notevole impegno agonistico.
Negli anni passati (era la terza/quarta volta che la correvo) non ero mai
andato oltre la quinta posizione, complice la mia discreta incapacità sia
nella corsa in salita dura che in quella in ripida discesa.... La coppa
vinta, dunque, mi aveva lasciato voglia di ripetere l'esperienza. E quale
migliore occasione della gara di Magreglio di ieri, domenica 20/8?
Il percorso si snodava addirittura in parte sullo stesso tracciato di Barni,
ma con estensione maggiore (13 km) preludendo quindi a una minor ripidezza,
certo più consona alle mie caratteristiche.
Al via sono presenti entrambi i due che mi hanno preceduto a Barni
(Scaccabarozzi e Carenini) ma non vedo altri atleti a me noti in grado di
impensierirmi: nella mia testa zen-competitiva nasce uno stimolo alla
rivincita, anche se so che entrambi sono ottimi "montagnard" (e
soprattutto
"discesard" :-)))) Ma la sfida non s'aveva da fare, né ieri né mai
(come
certi bravacci di quei luoghi sostenevano): dopo due soli km di dura salita,
sufficienti a farmi perdere di vista Scaccabarozzi, seppur in seconda
posizione assoluta, infilo con decisione il percorso sbagliato a causa di
una segnalazione inesistente.
L'ho già ripetuto più volte: toglietemi i ristori, datemi le docce fredde,
eliminate i premi... ma NON FATEMI SBAGLIARE PERCORSO. Quando questo
avviene - salvo naturalmente dipenda da mia totale distrazione o
disattenzione - metto una bella croce sulla gara in oggetto, e chiudo per
sempre, perché considero il non presidiare il percorso una colpa gravissima
da parte di chi organizza.
Mi accorgo dell'errore solo dopo circa 600 m di dura salita, quando la
strada si riapre e non vedo più il primo davanti a me (aveva solo 50 m di
vantaggio). Pochi secondi di incazzatura e di presa d'atto della "gara
finita", e mi fiondo in discesa per ritornare sul percorso corretto.
Dopo 2 km di gara ufficiale, ho circa 5' di handicap. E che sarà mai?
Rientrato sul percorso incomincio a superare gente, con l'adrenalina a
mille. Chiedo se sanno quale sia la loro posizione. "Bah, circa
ventesimo"
mi dice uno. Lo prendo per buono, e incomincio a contare via via che supero.
La prendo in modo zen: è quasi divertente. Ma sto mettendoci impegno fisico
come se fossi in testa.
A metà percorso, sulla durissima salita che porta alla Croce di Magreglio,
intravedo in alto le prime donne: le specialiste Nadia Bolis e Samuela
Colombo. Ci metto quasi tutta la salita a riprenderle, poi mi lancio verso
la croce. Dovrei essere settimo o ottavo. L'idea di centrare il quinto posto
(ultimo dei premiati) mi stimola ulteriormente e innesto la quinta. Alla
fine della salita, però, mi aspetta un'amara sorpresa: un trivio non
presidiato privo di qualunque indicazione mi costringe a fermarmi.
Ci sono due escursionisti, che però non hanno nulla a che fare con la gara.
Chiedo: scusate, avete visto dove vanno i corridori?
"Mah" - risponde uno - "ne ho visti un po' andare di là, però
uno ha preso
quell'altra strada...". Nel frattempo sopraggiunge la Bolis alle mie
spalle,
che inforca decisa una delle tre vie. La seguo.
Vado però parecchio più forte, e quindi mi ritrovo di nuovo solo, nella
speranza che il sentiero nel bosco - punteggiato di inutili frecce nei punti
dove non servono - non si smarrisca nuovamente. Speranza presto disillusa.
In una radura (da cui si potevano prendere più direzioni) sono nuovamente
costretto a fermarmi, non vedendo alcuna segnalazione, né addetto.
Mi riprende la Bolis, che come al solito inforca decisa una via in discesa
(e accidenti come va in discesa!). Mi fiondo alle sue spalle e facciamo un
altro bel pezzo, velocissimi. Poi la vedo rallentare. Fermarsi. "Non vedo
più frecce" - mi fa - "mi sa che abbiamo sbagliato strada".
Beh, possiamo continuare a scendere, dico io, a valle in qualche modo
arriveremo, no? No dai, è meglio tornare alla radura....
Dopo 5' di salita siamo di nuovo alla radura, e siamo ancora dietro a tutti
quelli che avevo superato prima. Troviamo una possibile via, e in effetti
dopo qualche centinaio di metri ritroviamo (utilissime!) frecce che ci
comunicano che ri-siamo sul percorso.
Nello scendere a valle incontriamo diverse altre persone che provengono da
"varianti" diverse del percorso. Non c'è uno che l'abbia fatto uguale
all'altro.
Vince un ragazzo. Secondo è un signore con i pantaloni da esploratore, con
tanto di cintura. Terzo Scaccabarozzi (il vincitore di Barni), anche lui
vittima di una lunga "variante di percorso". Carenini opta alla fine
per il
percorso breve da 5 km. Io taglio il traguardo (forse) decimo. Antonella è
seconda tra le donne nel percorso breve e porta a casa la prima coppa della
sua vita :-)))))))
Alla premiazione l'organizzatore non ritiene doverosa neppure una parola di
scusa. Nelle chiacchiere post-gara infatti rilevo un'accettazione supina
dellla cosa. Dicono sia tradizione, alla Stramagreglio, che la gente si
perda perché il percorso è mal segnalato. Le frecce ci sono, ce ne sono pure
troppe. Ma sono messe solo dove non servono. E il numero di addetti è
assolutamente irrisorio rispetto alle esigenze del percorso. Ma stiamo
scherzando?
Non solo incompetenza, dunque, ma anche - a mio modesto giudizio - un
pochino di maleducazione.
Mi astengo dal dire una sola parola, ma rilevo come sia veramente
inconcepibile organizzare una manifestazione (piccola o grande che sia: a
Magreglio c'erano comunque un centinaio di partenti) se poi non si è in
grado di garantirne i requisiti minimi. La gente poteva perdersi, farsi male
(storte e sbucciature, in effetti, non sono mancate), senza un minimo di
assistenza sul percorso. Eppure non era la prima edizione: pare che la gara
si corra da anni, e a quanto pare con le medesime modalità. Dunque pure
recidivi.
Che dire? A noi basta correre (e su percorsi naturali, come quelli di Barni
e Magreglio, è ancora più bello), ma se vogliamo fare un allenamento, lo
facciamo come piace a noi. Se c'è una gara, che almeno il percorso sia
segnato e la regolarità e sicurezza della stessa, garantita.
Cazzo.
Ieri sera, a casa, la muscolatura bonariamente dolente per quei 15 km circa
di salite e discese su sassi, rocce, sterrati, mi faceva comunque riflettere
sulla bellezza della corsa e sulla fortuna di poter ancora correre
divertendosi a 44 anni suonati. E tutto il resto, piano piano, svaniva, per
lasciare il posto ad una sensazione calda e bella a cui, per fortuna, non
finiamo mai di abituarci.
Doppio centro in terra sarda: Sassari (3km) + Olbia (5 km) - 13-14/7/2006
Quest'anno Giuseppe Ortu della "Civitas Olbia", organizzatore del
"Correre sotto le stelle", ha cambiato di nuovo formula. La classica
gara a tappe sarda in notturna è stata proposta in versione ridotta, con un
prologo in pista a Sassari al meeting Studium et Stadium e la gara clou la sera
successiva (sabato 14/7) nel centro di Olbia. Gli atleti invitati, come al
solito, erano di alto livello: dal campione olimpico dei 5000 Venuste Nyongabo,
ad alcuni keniani (tra cui Kiplagat) e a un buon numero di italiani di livello
(i poliziotti Lazzari e Sutti, i carabinieri Palumbo, D'Ambrosio e Bruzzi, il
padovano Sorgato, Magagnoli, Leonardi, Binda e tra le donne, tanto per dire,
Silvia Sommaggio, Rosita Rota Gelpi, Sabrina Varrone, Hafida Izem ecc.). Io, in
veste di giornalista commentatore, mi sono diligentemente iscritto come amatore,
destinato quindi - per fortuna - a gare separate.
Nel meeting di Sassari, ultimo a partire su un 3000 in pista. Da junior sulla
distanza avevo un discreto 8'36, che mi valse, qualche miliardo di anni fa, il
decimo posto ai campionati italiani. In anni recenti ricordo un 9'47, quindi
parto a 3'15 per vedere come butta.
Mi trovo in coppia con un altro ragazzo. Si decide di fare un giro a testa.
L'allenatore, cattivissimo, lo incalza per un passaggio sui 400 da 1'19 invece
degli 1'18" previsti con grida gutturali del tipo "Nonnè addesso il
mommento dipperdere ddeccimi, ddisgrazziatto!". Grinta locale.
Ai 2000 passiamo in 6'34 invece che in 6'30. Probabilmente per effetto dei due
stage consecutivi a Tenerife e in Valle d'Aosta mi sento del tutto fresco, benché
privo di alcun decente lavoro veloce. E allora vado, chiudendo con gran facilità
l'ultimo 1000 in 3'10. E vinco, che non fa mai male all'umore. Con sorpresa -
trattandosi di meeting ufficiale (Memorial Francesco Bronzini) - vengo premiato
con un coppone megagalattico alto 70 cm, che avrò poi una certa difficoltà ad
accomodare nella valigia per il volo aereo di ritorno. In tutta la mia carriera
non ho mai vinto un trofeo così grande!
Bacio il coppone "alla Cannavaro" davanti alle gradinate vuote,
durante la premiazione in ora che definire tarda sarebbe un eufemismo.
Ma le sorprese non finiscono qui. L'indomani, dopo una giornata torrida passata
in spiaggia a rosolarmi (per la cronaca: Capo Coda Cavallo. Posto incantevole
con un mare azzurro come il cielo) e pranzo al sacco, mi trovo al via della
prova amatori nel circuito di Olbia.
Tale circuito, per chi non lo conoscesse, è lungo circa 850 m, ed è per metà
in lieve salita e per l'altra in lieve discesa, tutto su acciottolato. L'unica
variante, per rendere le cose più difficili, è una piazzetta quadrata la cui
aiuola ha un lato di circa 20 m, che deve essere circumnavigata a 60-70 m
dall'arrivo. Cinque giri dunque rappresentano sì una distanza breve, ma
dall'impegno molto molto tecnico. Quale sorpresa al via incrociare il mitico
Gianni Pistis - compagno di squadra Road Runner - e (sorpresa minore per motivi
geografici) gli altrettanto mitici gemelli Stefanopoli. Tanto per ricordare i
"conti in sospeso", voglio ricordare che il buon Pierpaolo
Stefanopoulos mi aveva passato a Padova a un paio di km dall'arrivo, mentre il
Pistis, nel 5000 sociale Road a Milano, mi aveva dato quasi un minuto. Quale
migliore occasione dunque per dare fuoco alle polveri? E infatti via, si parte!
E da subito schizzano in testa alcuni amatori sardi che conosco di vista (Atzeni
ecc.) ma di cui non ricordo il valore effettivo. Nel dubbio resto prudente,
guadagnando - come mio solito - in discesa, e perdendo qualcosa in salita.
Pistis dà battaglia nelle prime posizioni.
All'inizio del terzo giro (nemmeno metà gara) mi conto sesto. Ma ho voglia di
spingere, e forse il 3000 del giorno prima, lungi dall'avermi fiaccato, mi ha
dato un po' di velocità aggiuntiva.
Proviamo a tirarci un po' il collo, mi dico. Tanto tra poco è finita. Il quinto
nemmeno lo vedo, ed è dietro. Bene. Nei primi 5 ci sono. Ma gli altri 4, tra
cui Pistis, sono sgranati nei 50-100 m davanti a me. Sembrano imprendibili ma.
un po' per volta vediamo che si può fare. Resto un filo indietro in salita, poi
in piazzetta (sorpasso impossibile), e via al quarto giro di nuovo in discesa.
Stavolta apro la falcata e spingo, e ne metto dietro altri due. So che in salita
forse mi ripasseranno ma intanto ho provato a dire "ci sono anch'io!".
Vengo ripassato in salita come da programma, ma non appena spiana un po',
ripasso d'autorità e incomincio a misurare la distanza da Pistis e dall'altro
sardo che è con lui. Suona la campana e sono terzo. Che fatica però!
Approfitto dell'ultima discesa per portarmi sotto ai due, e ci riesco. Sono
dietro di loro e sentono il mio fiato. Capisco che non è impossibile sognare.
Prima dell'inizio dell'ultima salita ho passato il sardo: sono dunque secondo e
ho davanti a me solo la schiena di Pistis.
Non c'è più tempo né modo di "gestirsi" adesso. C'è solo da
stringere i denti e cercare di tenerlo. Appena la salita spiana, stop ai calcoli
e passo in testa, in mezzo alla gente ai lati del percorso.
Ho ancora un centinaio di metri prima della piazzetta. Se riesco a entrarci per
primo è impossibile che venga superato, e a quel punto mi bastano pochi metri
di vantaggio per non farmi più riprendere. Infatti va proprio così. Entro in
piazzetta per primo, prendo fiato qualche secondo mantenendo la posizione, e
quando sbuco sui 60 m di rettilineo finale per superarmi ci vorrebbe Carl Lewis!
Vinco a mani basse, con un godimento che non provavo da tempo!
Che emozione!
Erano un paio di mesi che tra impegni, libri, rivista, studi ecc. riuscivo a
correre poco e male. E il rendimento in gara ovviamente ne risentiva. Il cambio
d'aria, la "compagnia dell'orso", l'atlantico, la Sardegna mi hanno
evidentemente rigenerato. La strada verso una forma decente è ancora lunga ma
non c'è come vincere (con grinta) quando non te l'aspetti per stimolarti a fare
di più e meglio.
Che l'età sia una variabile indipendente anche per un "vecchione"
come me? Chi vivrà vedrà.
Poche ore più tardi la splendida piscina a "filo mare" del Luna
Lughente (l'albergo fantastico dove abbiamo soggiornato insieme ai top) mi ha
visto immergermi ancora in calzoncini, in beata solitudine, rivivendo come in un
film le emozioni della serata. Il vento notturno, accompagnato dal silenzio
della notte, accarezzava il mio petto nudo regalandomi - ancora - un piccolo
brivido.
Trofeo Enars di Voghera (PV) - km 6 - 8/1/2006
Momento di grazia dal punto di vista atletico.
Venerdì avevo corso una ventina di km con Lorenzo Trincheri (nono al mondo
sulla 100 km in meno di 7h) su e giù per la Brianza (nuova provincia...), a
ritmi belli tirati e sentendomi bene, così da avere una gran voglia di
"menare le mani" da qualche parte. Ma l'avaro calendario proponeva
solo - tra le partenze in linea - una oscura gara a Voghera: trofeo Enars.
Carico in spalla all'alba il pargolo novenne e via, verso l'infinito ed oltre.
Arriviamo non senza difficoltà, giusto in tempo per schierare al via l'erede:
unico della categoria, ma che correva i 4 km insieme a donne e over 50. Lungi
dallo sfigurare fa la sua bella garetta (due giri da 2 km circa, per metà
campestri con neve, per metà su asfalto), posizionandosi quasi a centro
classifica. Tra i presenti la mitica Francesca "sempre più
maxiclassifica" Tassi, che si aggiudica la prova femminile, battuta
tuttavia da un marocchino di undici anni (nato in Italia, però!) di cui credo
che sentiremo presto parlare!!!
Faccio a tempo a portare all'arrivo il pargolo, che parte la mia gara. Sei km in
tre duri giri, con tratti "a sentierino", discesine ghiacciate,
cancelletti, neve, ai lati della Staffora. Ma senza possibilità di chiodi perché
con tratti asfaltati in partenza e in arrivo. Al via vedo gente fortina che
conosco (Giudici, Guastamacchia) e gente sconosciuta, e il solito paio di
inquietanti visi africani.
Parto forte, perché so che la prima discesina farà selezione e occorrerà
mettersi in fila indiana. Passo terzo o quarto. Alla fine del primo giro mi
accorgo che siamo in tre, e dietro abbiamo fatto il vuoto: gli artigli ce li ho
ancora... ora si tratta di tenere.
Siamo io, Giudici, e un ragazzo di Torino (o di Biella) che poi scoprirò
chiamarsi Petitti. Quest'ultimo continua a strappare per cercare di levarcidi
dosso. Stringo i denti e tengo. A metà del secondo giro, all'ennesimo strappo,
Giudici cede e ci troviamo in due, ma sto soffrendo. Bastano pochi metri e
Petitti rallenta, il che avrebbe consentito a Giudici di rientrare.
No, dài... non si può. Stringo ancora di più i denti e parto io, facendo
l'altro mezzo giro (in lieve salita) tutto a manetta. Giudici resta così
staccato, ma io, all'inizio dell'ultimo giro, ho appiccicato al calzoncino un
Petitti relativamente fresco, che infatti parte per un ultimo giro allo spasimo.
Cerco di seguire, ma niente. Mi prende 10-15 metri in pochi secondi. Momento di
delusione, poi subentra la solita soddisfazione. Beh, sono secondo, gara tirata,
Giudici staccato... posso gestire il vantaggio fino all'arrivo. Poi reagisco.
Che cavolo ci sono venuto a fare a Voghera se no? :-)
Provo a riaggiustare le frequenze, e in salita avviene il miracolo: in mezzo
alla neve, vedo diminuire il vantaggio di Petitti, che diventa improvvisamente
"raggiungibile". Sono in apnea, ma vale la pena di provarci.
A 5-600 m dalla fine gli sono quasi addosso. Ho buona volata. Potrei stargli
attaccato, prendere fiato e tentare il sorpasso agli ultimi metri. Provo invece
la via più faticosa, ma che può stenderlo psicologicamente.
Lo passo immediatamente accelerando al massimo (ma non ero già al massimo?). Ho
scelto bene: bastano pochi metri e si lascia andare. Vinco a mani basse col
sorriso e facendo l'aeroplanino!!!!
Il piccolo Alberto si spella le mani applaudendo e abbracciando il suo papà, ed
io godo la piccola gioia di essere riuscito in ciò che - pur richiedendo sforzo
e impegno - mi ero accorto di poter fare. Quante volte, invece, in situazione
analoga, avevo lasciato andare, "soddisfatto" del tempo o della
posizione?
Scopro poi (ma nel pavese, per un motivo o per l'altro, è una costante) di non
aver diritto ai premi perchè non iscritto ad un fantomatico "Comitato
marce pavese", per il quale avrei dovuto versare 20 Euro prima della
partenza (ah, saperlo..). Naturalmente nulla di tutto questo era riportato sul
volantino o altrove, ma tant'è: il premio più bello l'avevo già ricevuto con
l'abbraccio di Alberto dopo l'arrivo.
Quando il piccolo, mentre andavamo via, mi ha detto: "non restiamo alla
premiazione, che magari - anche se non sono iscritto al comitato - mi premiano
lo stesso perché sono piccolo?" gli ho detto (mentre una lacrimina
mi scorreva internamente): "scegli tu il premio che vuoi ed io te lo
prenderò al volo!". Lui ci ha pensato un po', poi mi ha detto: un paio di
fuseaux! E chi poteva immaginare che lui li desiderasse? Si regalano tante
sciocchezze ai bimbi... Detto, fatto. sulla via del ritorno abbiamo trovato un
Decathlon aperto, in cui prendere il fuseaux più piccolo esistente che (chi
conosce alberto capirà) gli stava comunque un po' largo :-))))
I suoi occhi felici (non si è tolto il fuseau neppure per andare a dormire)
sono valsi mille volte il viaggio a Voghera.
Superbesos a todos
Luca
PS: Dedicato a tutti gli infortunati, temporanei e non. Tutto scorre, tutto
passa. Ma gli occhi di qualcuno felice di essere stato accompagnato, tifato,
supportato, valgono quanto una gara corsa, se non di più!
"Giir di mont" - Premana (LC) - skyrace km 32 - 31/7/2005
Ciao!
Vi avevo lasciato alla vigilia della skyrace di Premana (LC) e non vi ho più
fatto sapere nulla.
Immagino non abbiate dormito :-))))
Due sole parole: difficile e durissima. Lo so che non ero per niente
preparato, e che mi ripromettevo di farla poco più che passeggiando, stile
"tapasciata lunga" ma porc... era gara ufficiale del campionato
italiano FSA
ed aveva tre salite da quasi 1000 m di dislivello cadauna.
Ad abundantiam ha iniziato a piovere mentre partivamo, ed ha continuato -
con brevi pause - fino all'arrivo, acquazzoni forti compresi. Già in discesa
sono imbranato, figuriamoci sui massi scivolosi...
In salita davo l'anima, e guadagnavo 5-6 posizioni. In discesa, per aver
cara la vita, mi passavano in 30 o 40 per volta. Insomma, altro che
"passeggiata": ho impegnato i miei muscoli e le mie articolazioni
senza
soste per la bellezza di 32 km in 4h54', per classificarmi 121esimo su 225
partecipanti. Dalla maratona di New York alla più piccola delle tapasciate,
arrivo sempre - anche se fuori forma - nel primo 10% dei classificati. Oltre
il 50% non ci ero MAI arrivato... in montagna tocca imparare anche questo
:-((((((
Comunque panorami mozzafiato e scorci stupendi, che mi sono tuttavia costati
un tot di glicina e prolina nei giorni successivi
:-)
Meno male che la settimana successiva, nella gara di Rezzago (CO), sempre di
corsa in montagna ma di soli 10 km, ho rialzato la cresta arrivando sesto su
150 circa. Il morale è un po' risalito. Regola del 10% ripristinata.
Adesso, messo via un po' di potenziamento, ed esaurito il dolce-far-niente
agostano, via a qualche lavoro lunghetto per Berlino.
Nelle Marche (oltre alle salite) ho fatto qualche buon medio, per
riassaggiare il consumo dei grassi, e oggi, buon ORN: il mitico RipAf da 20
km (2 km a ritmo gara maratona e 1 km a manetta). Alla fine è venuto con la
media dei tratti a ritmo gara a 3'53/km, e la media dei tratti a manetta a
3'29.
La media complessiva è stata di 3'45/km, che vuol dire 20 km in 1h15' (cioè
aggiungendo 1 km facevo una mezza in 1h18'/19'....).
Considerato il periodo, e l'orario dell'allenamento (le 13.00) c'è di che
accontentarsi.
Oreno deserta... uno spettacolo. Perché non se ne stanno tutti al mare tutto
l'anno?
Poche settimane dopo, durante il trofeo Kima, in un tratto
pericoloso, muore una ragazza partecipante alla gara. Ecco il mio commento in
lista all'episodio...
Sono dispiaciutissimo di questa notizia, che ho sentito ieri al TG.
Ho subito pensato alla mia ultima gara a Premana, il 31/7 in Valsassina,
dove ho tirato al massimo (credo) delle mie possibilità, e mentre in salita
guadagnavo posizioni (poche), in discesa ne perdevo a decine. Il motivo era
che non riuscivo in alcun modo ad andare ad una velocità accettabile (se
confrontata a quella degli altri), perché a mio giudizio il rischio di
caduta e di scivolamento era elevatissimo sulle pietre bagnate
dall'acquazzone. Analogo ricordo (di discesa lenta) avevo comunque anche
dalla Skyrace dei monti Sibillini 2004, che pure si era corsa con un tempo
soleggiato.
Non ho mai capito come certe persone possano scendere così velocemente se
non a rischio non dico della vita, ma comunque di fratture, distorsioni ecc.
Pur scendendo piano, in più di un'occasione (su 4-5 ore di gara) ho avuto
pre-lussazioni, pre-distorsioni e vari altri accidenti, fortunatamente
subito rientrati.
Abituato al caschetto di polistirolo anche quando vado in bici su asfalto,
mi sembrava da pazzi non avere la testa protetta in quei dirupi e in quelle
pietraie. Ciononostante vedevo gente dietro a me sfrecciare velocissima, a
ritmi che impedivano qualunque controllo, qualunque frenata, in caso di
piede in fallo.
All'iscrizione mi hanno richiesto copia della visita medica: non hanno
voluto accettare neppure la tessera FIDAL in corso di validità: o vedevano
il certificato, o a casa. Ma ha senso tutta questa attenzione (peraltro
giustissima) verso il certificato, quando per arrivare vivi occorre
soprattutto buon senso?
A mio giudizio il caschetto deve essere obbligatorio. Si tratta di gare
veramente durissime che - se interpretate in modo agonistico - sono più
pericolose di qualunque altra competizione a cui io abbia mai partecipato.
Certo, se uno le interpreta solo come camminate spedite, la sicurezza
aumenta molto, perché il problema è legato alla velocità e al controllo.
Non ho idea di come sia avvenuta la tragedia che ha riguardato la povera
Marina Moreschi, ma so per certo che quello che è accaduto a lei poteva -
con qualche variante non significativa - succedere a ciascuno di noi che si
è schierato al via, con probabilità proporzionale alla velocità in discesa,
e inversamente proporzionale alle capacità propriocettive del singolo.
Io stesso, pur prudentissimo a costo di perdere decine di posizioni,
nell'ultima discesa, quando sentivo rimontare quelli che avevo faticosamente
superato in salita, ho detto dentro di me "Eh, no, c... stavolta non mi
prendete.." e ho accelerato aumentando la frequenza dei passetti e perdendo
(naturalmente) capacità di controllo e di frenata, con i sensi annebbiati da
4h30' di dura gara.. E lottavo per "tenere" la 121esima posizione su
255...
Immagino i primi!
Non mi è successo nulla, per fortuna.
Per fortuna.
Può valere la pena di farci su una piccola riflessione.
Questa è da raccontare.
Domenica vado a correre il trofeo "I cinq casinott" a Lainate.
In dubbio tra i 7,7 km della Corrilambro (un po' troppo breve) e i 13,5 di
Lainate, opto per questi ultimi.
Chiamo al sabato per avere conferma di data e luogo. Ampie rassicurazioni. Ma
posso iscrivermi sul posto? Certo! Basta che venga prima della partenza! Ah ah,
fa lei. Ah, ah faccio io.
Partenza ore 9.00. Alle 8.32 sono al tavolino iscrizioni, dove un signore
rubizzo mi dice. Vuole iscriversi? Sono finiti tutti i pettorali (parola grossa:
trattasi, come in tutte le non-competitive di tagliandino in cartone
di cm 4x10 circa).
Dico: beh, non importa. Faccio a meno del pacco gara. Mi dia un tagliandino di
sola partecipazione.
Finiti anche quelli, mi ribadisce. Ma se vuole può correre lo stesso. Solo che
(e mi guarda come se dicesse una cosa fuori dal mondo) "se per caso
entrasse nei premi" (ah, ah) non avrebbe diritto al premio.
No, dico, scusi, a parte che del premio mi interessa fino ad un certo punto, ma
vorrei essere regolarmente in corsa, ed essere classificato al posto al quale mi
classificherò. Non posso avere un biglietto comunque? Mi basta un pezzo di
carta bianca con su scritto: iscritto, e mi schiero al via.
Ah, ah, continua... "doveva svegliarsi prima!". Ah, ah.
Inutile spiegargli che mi era stato garantito al telefono che avrei potuto
iscrivermi sul posto.Quando dovevo venire: alle 6.00 del mattino? Butto un
occhio ai premi. Premiano i primi 30, ed anche con cosette carine: gli ultimi
hanno una tuta, i primi grandi cesti gastronomici, hi-fi ecc.
Peccato. Però mi piacerebbe venire classificato.
Cerco qualcuno dei soliti che, a pochi metri dal banco iscrizioni, cercano
sempre di piazzarti biglietti del loro gruppo pre-pagati (per vincere la
classifica di squadra: chissà con che gusto, se la gente non è della tua
società...). Spariti. Ce n'è uno, in realtà, ma ha a fianco due figuri che mi
segnalano di stare aspettando i due preziosi tagliandi, se non arrivano i
prenotandi...
Trovo un Road runner. Sono salvo. Mi vendi il tuo biglietto, se non la fai per
piazzarti, che facciamo metà dell'eventuale premio? Nicchia. Senti, tanto io la
gara la faccio lo stesso. Te lo giro anche tutto il premio: me
lo vendi il biglietto? Arinicchia. Ok, non è giornata. Mi avvio alla partenza,
che viene data a voce a quasi 1000 persone, in una via stretta e contorta del
centro, piena di "panettoni" e barre per catene, dove vedo più
d'uno volare a terra sotto i miei occhi.
Dopo 5' di spintoni e urti, riesco a riguadagnare la vista del gruppo di testa.
Sono circa 15esimo, e incazzato come una biscia.
Corro di grinta, regolare e in recupero. Prendo Dolci, poi Payer, poi altri che
non conosco. Davanti vince Berghi, seguito da un po' di marocchini. Mi piazzo
ottavo assoluto.
All'arrivo mi chiedono: nome? Dico guardi che sono fuori gara. Ma no, mi fa uno
strizzando l'occhio, l'avrà perso, il cartellino. Dico: no, guardi (tono un po'
polemico), non me l'hanno voluto dare: e l'ho chiesto a lungo senza
successo.
Allora arriva un pistola e mi fa: su, su, un premio vedrai che te lo diamolo
stesso. (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!). Ma chi sei? Belfagor?
Ho detto che no, grazie, che non desideravo alcuna elemosina, che stavo solo
lamentando il fatto di non poter essere in classifica in una gara che - tutto
sommato - mi era anche piaciuta.
E dunque ho dovuto patire anche questa, che ancora non mi era successa: essere
espunto dalla classifica finale, dopo avere dato l'anima, per la
disorganizzazione degli organizzatori, che non hanno previsto la stampa di
qualche bigliettino in più di iscrizione (anche privo di pacco gara),
rinunciando a centinaia di quote d'iscrizione (come me erano in tantissimi: mi
hanno detto che da prima delle 8.00 non c'erano più tagliandi), che avrebbero
potuto certo meglio utilizzare per fare più bella l'edizione 2006, o al più
dare in beneficienza da qualche parte.
Il piacere di aver fatto una bella gara, insomma, è stato annacquato dal
"fastidio" di dovermi sentire estraneo in mezzo a tutti gli altri
corridori.
Che brutta sensazione....
La archivio nell'album dei ricordi, certo del fatto che almeno l'emozione della
corsa, e la bella rimonta effettuata, non me la toglierà nessuno.
Ciao!
Luca
Marccocaccette - 2/4/2005: "Missione compiuta"!
Ebbene sì, ci sono riuscito.
A 29 anni di distanza, ho rivinto la "Marcia delle focaccette" di
Megli di
Recco (GE).
Fa ridere, no? Anche il nome....
Eppure è gara dura, di corsa in montagna, anche se a pochi km dal mare.
L'ho vinta che avevo 14 anni, la prima volta.
Altroché amatori, master e compagnia... Non correva nessuno, nel 1975. Io
sì, già da qualche anno.
Bastò quello, e mi trovai sul podio con una coppa in mano. Erano forse 3 o 4
km di distanza complessiva.
Sabato ci ho riprovato. E' stata una corsa bellissima (questa volta di 10
km), in mezzo alle fasce e agli ulivi, su stretti sentierini sassosi dove
cadere era parte del gioco, con visioni mozzafiato sul monte di Portofino e
sul golfo di Camogli.
Sono stato in testa fin quasi dal primo metro, cedendo il passo a chi mi
seguiva solo per un breve tratto. Sull'ultima salita, nella frazione di
Ageno ho stretto i denti (e un po' di tutto il resto...) e i passi che mi
seguivano si sono fatti via via più lontani. Ho aggredito il percorso come
mi capitava di fare tanti anni fa, nelle campestri più dure. Ma a quella
gara dovevo qualcosa, quella prima insperata coppa che ho lungamente
rimirato nella mia cameretta, e che ha sicuramente contribuito a costruire
un pezzo importante della mia vita: quel "fil-rouge" legato alla corsa
che
non mi ha mai abbandonato.
Lo so, la "Marcia delle focaccette" non è l'olimpiade, ma per vincere
la
stessa gara a distanza di 29 anni ci vogliono un bel po' di coincidenze, ed
io le ho centrate tutte.
Quando ho tagliato quel traguardo, uscendo dal momento di "trance" che
negli
ultimi km mi aveva accompagnato, ho rivisto tutti questi 29 anni in un
batter d'ali, e con quelle ali ho preso il volo.
Maratona di Berlino - 26/9/2004: Berlino, muri e voglia di vivere
Mi risveglio questa mattina nel mio letto, con gli occhi pieni di un milione
di cose. Sembra impossibile ma in soli 3-4 giorni si è coinvolti in un tale
turbine di eventi e di emozioni da rischiare di andare in cortocircuito.
Non ero mai stato a Berlino prima d'ora, e per la verità neppure in
Germania. Il mio tedesco si limitava a quello imparato - da autodidatta -
durante un soggiorno in Austria di 15 gg risalente ad una decina d'anni fa.
Però mi ero preparato, aiutato da qualche paziente istruttore, visto che per
la prima volta ero sul posto in veste di "accompagantore tecnico". Non
che
la lingua rientrasse tra gli obblighi contrattuali (l'incantevole Maddalena
ci avrebbe dato una mano), però sapersi districare tra i cartelli della
metropolitana od essere in grado di chiedere dove si trovava la partenza
della Fruhstuck lauf mi sembrava doveroso.
Dunque, con qualche doveroso ricongiungimento legato ai diversi voli resisi
necessari per proteggerci dall'eventuale fallimento Alitalia paventato dal
Pagliotto e da qualche più attendibile economista, siamo giunti nella
kapitale.
L'albergo, come da previsioni, era notevole: colazioni megagalattiche con
ogni genere di scelta (dalle aringhe marinate al muesli, dai frutti di bosco
ai semi di girasole), assi del WC con il bollino di riconoscimento
dell'ispettore (che tu immagini frustato nelle cantine se lascia una
macchiolina di sporco..), quotidiano - ahimé tedesco - sulla maniglia della
porta ogni mattina... peccato non essersi potuti godere sauna, piscina e
massaggi come avrebbero meritato. Ma come si fa a stare in albergo con
un'intera Berlino mai vista fuori dalla porta?
Quando vado all'estero, e ancor più quando ci vado per la prima volta, non
mi piace particolarmente visitare musei e cattedrali: li riservo a quando i
giorni sono un po' di più. Mi piace invece fondermi con la gente, vedere
locali, negozi, strade, quartieri. Capire che vita si vive. Mi sembra di
imparare qualcosa di più.
E d'altra parte i monumenti che i berlinesi chiamano "il dente
cariato",
"l'ostrica gravida", "l'Elsa dorata" (Non pensate.. Elsa era
il nome della
modella..) non invitano certo alla visita :-)))))))))))
E poi il viale Unter den Linden (sotto i tigli) e la stupenda e simbolica
porta di Brandeburgo li avremmo visitati intorno al 41esimo km, al massimo
della nostra espansione cerebrale e in piena crisi mistico-endorfinica che
nessun giro-tour organizzato avrebbe mai potuto offrirci!
Berlino è città strana. Noi italiani la pensiamo capitale della grande
Germania, e quindi città dell'ovest. Berlino in realtà si trova
completamente in mezzo alla ex Germania est, e i settori francese, inglese e
americano erano enclaves in territorio nemico, circondate da ben 115 km di
muro difeso da ben 886 cani. Un'eccezione museica è stata dunque d'obbligo
al checkpoint Charlie (il vecchio passaggio auto da Berlino est alla zona
americana) dove il "casello" è stato in parte ricostruito. Lì ho
avuto modo
di avere lo stomaco messo a dura prova, vedendo come (sembra impossibile)
solo 16 anni fa gli sgherri di Honecker mitragliavano senza pietà amici e
parenti delle persone che oggi mi servivano il caffé o costruivano palazzi o
guidavano il metro di questa città, la cui unica colpa era quella di voler
uscire dal "paradiso" in cui erano costretti a vivere.
L'ingegno umano si è in quegli anni sbizzarrito per fare passare persone da
una parte all'altra del muro (ma, come nelle membrane semipermeabili, SOLO
da una parte verso l'altra... chissà perché..) inventando ogni genere di
trucco: auto con doppifondi, valigie oblunghe, tunnel sotterranei,
mongolfiere fatte in casa, cesoie per filo spinato, sosia dell'ovest....
tutte spie prezzolate dagli americani, naturalmente, per alcune intelligenze
italiche dell'epoca.
Una foto mi ha sconvolto: durante una specie di manifestazione, in cui
quelli di qua vedevano quelli di là, una donna sollevava al di sopra del
muro un bimbo di forse un anno di età, per farlo vedere al marito,
dall'altra parte del muro.
Una città ferita, insomma. Dove una doppia fila di sanpietrini segna il
vecchio confine, e dove una serie infinita di croci ricorda, accanto al
parlamento e a pochi metri dalla porta di Brandeburgo, i nomi e i visi di
tutti coloro che nel tentativo di passare il muro hanno perso la vita.
Uomini, donne, bambini, famiglie intere. Una ferita che solo il tempo
rimarginerà, speriamo piano piano, speriamo completamente, dopo tutte le
altre, tremende, che i tedeschi, e le loro vittime, hanno dovuto vivere nel
corso della loro storia.
Un paio di considerazioni più leggere non possono mancare sulla gente.
Qualche plus e qualche minus, non tanto per dare pagelle, quanto piuttosto
per capire dove ci situiamo noi italiani all'interno dei vari indici di
civiltà e progresso rispetto al resto d'Europa, con cui ormai dobbiamo
pensarci un'unica entità in continuo interscambio lavorativo, culturale,
umano.
Primo plus è il traffico. Le strade sono sempre ampie, libere, e il problema
parcheggi pare non esistere. Evidentemente c'è una metropolitana (s-bahn e
u-bahn) estremamente efficace ed efficiente: costosa ma rapidissima e ben
organizzata, e probabilmente parcheggi di grande capienza e comodità. Tre
milioni e 400 mila abitanti richiedono grandi infrastrutture, per ottenere
quei risultati. Strutture che in Italia assolutamente non esistono, neppure
per realtà numericamente molto inferiori.
Un secondo plus è sicuramente l'abitudine al consumo di cibi integrali, in
special modo di quel meraviglioso pane nero di segale pieno di semi (di
girasole, di sesamo ecc.) che viene offerto con la massima naturalezza in
decine di "bakerei" in ogni via. Il pane bianco non sanno neppure cosa
sia.
Accidenti se riuscissimo ad inserire questa sana abitudine all'interno di
una dieta coerente, quanti benefici ne avremmo!
Loro purtroppo non ne hanno, a causa della inveterata abitudine al consumo
di birra in quantità industriale (ordinare una birra piccola, ancorché la
buonissima weizen, significa riceverne mezzo litro!) e all'utilizzo di
wurstel e salsicce di ogni genere ad ogni ora del giorno (cibi come
sappiamo, ben poco digeribili, e molto più grassi che proteici...). I
risultati si vedono: dappertutto omoni grandi e grossi con panzone
ipersviluppate, e donnone con gambe da elefante e poppe a cui manca solo la
parola, i cui visi sono spesso gonfi, pieni di occhiaie, couperose, guance
cadenti ecc. frutto delle continue fermentazioni intestinali.
Un altro minus in cui senza dubbio siamo più avanti è l'abitudine al fumo.
In Italia ormai, con le ultime leggi, ci stiamo abituando bene. Nonostante
il numero di fumatori sia del tutto paragonabile, in Italia la maggior parte
dei ristoranti si è adeguata attrezzando ampi spazi per non fumatori, e
tutti gli edifici pubblici statali (ospedali, aeroporti ecc.) sono smoking
free. Non così in Germania, dove entrando in aeroporto, o in un ristorante
(chissà in una krankenhaus?) si sente subito il fastidioso tanfo di
nicotina, sopportato da tutti come fosse cosa normale (e come noi
sopportavamo fino a pochi mesi fa).
Incredibile come bastino un paio d'anni, e una buona legge, a trasformare
certe abitudini.
Ma veniamo alla maratona. Un po' stremati dal pantagruelico ritrovo della
sera prima al ristorante "cinque" (non funf, ma "cinque" il
che dovrebbe
dirla lunga.. ma il gentile capocordata Zuccardi-Merli garantiva!), dove il
panciuto ma cordiale ristoratore italiano ha voluto a tutti i costi servirci
tutti e 48 (e se una manciata di noi non se ne fosse andata altrove, avremmo
superato i 50..), nonostante i soli 20 posti prenotati. S'erano in realtà
tentate tutte le vie per sgombrare il locale... tra cui anche l'arma segreta
Simone Cecchella, ma i posti parevano non esserci proprio. Alla fine, quando
gli ultimi 16-18 si stavano allontanando, l'oste ha esclamato "Non lascerò
16 amici italiani senza mangiare!!" e ha mandato Max Marta a prenderci
fuori, apparecchiando là per là per tutti, in mezzo agli altri tavoli
increduli. L'effetto era quello di quando si mette lentamente un altro
spillo (e poi un altro, e poi un altro..) in un bicchiere già pieno, e la
tensione superficiale non fa uscire l'acqua...
Il risultato però, oltre ai crampi e agli anchilosamenti, è stato quello di
nutrirci con uno stillicidio di pizzette, olive, insalatine e antipasti...
finché - ad ora pesantemente notturna - sono arrivate le pastasciutte, che
abbiamo pigramente assaggiato in attesa del caffé!
Meno male che il giorno prima avevo allegramente intrattenuto gli
intervenuti al convegno - tra cui un curiosissimo Gianni Morandi che mi ha
sommerso di domande - sulla corretta interpretazione dell'alimentazione
nelle ultime 24 ore prima della gara!!!!
Ciònonostante, al mattino dopo, in una uggiosissima giornata piovosa e
fredda (De Zordo, in continua lotta con chisalui, è poi riuscito a garantire
che non piovesse durante la gara, ma il terreno era tutto una
pozzanghera...) siamo partiti (a piedi) verso il Tiergarten, bosco che
occupa il centro di Berlino (altro plus!), le cui piante hanno usufruito
della concimazione naturale, e certo ricca di vitamine e integratori, di
qualcosa come 36000 defecantes....
Da quando si corre la Berlin marathon i manutentori (gli schuetzen) hanno
sospeso le concimazioni chimiche!
Come in ogni buona organizzazione, ho potuto entrare nella mia
"gabbia" solo
pochi minuti prima della partenza effettiva. Qualcuno mi ha messo in mano un
palloncino bianco, che ho conservato fino al via. E pochi secondi dopo lo
sparo ho attraversato la linea di partenza.
Il chip divide, come tutti sappiamo, il tempo effettivo (real time) da
quello "dallo sparo". In tedesco si chiamano "nettozeit"
(quello real) e
"bruttozeit" (quello comprensivo del tempo tra lo sparo e il passaggio
sulla
linea di partenza). Nel mio caso potevano chiamare "bruttozeit" tutti
e due,
visto che non ho avuto una prestazione brillante.
In verità soffro a livello muscolare l'umidità forte che si ha quando il
terreno è pieno di pozzanghere (le mie peggiori prestazioni sono quasi tutte
nate in questo genere di contesti), ma la verità è che non sentivo alcun
tipo di pressione agonistica intorno all'evento, per centomila motivi che
sarebbe inutile stare qui a discutere.
Ho lasciato alla dolce Antonella l'orologio, e ho deciso che avrei corso a
sensazione, godendomi il pubblico e il percorso.
Mi sono dunque trovato al 23esimo km (più o meno come previsto) con le pile
scariche (passaggio alla mezza in 1h19'), ed ho quindi optato per
un'onorevole resa, rallentando fino alla fine ma con l'obiettivo di correre
omogeneamente fino all'arrivo. Cosa che ho effettivamente poi fatto, se si
eccettuano pochi secondi necessari a contrastare un incipiente crampo poco
prima che il buon Busato mi sbucasse alle spalle (ma per fortuna non ero
chinato....:-)
Ho chiuso in un comunque dignitoso 2h53', che mi è valso la bellissima
medaglia di finisher, che riportava da una parte la porta di Brandeburgo, e
dall'altra il visone (in verità un po' panciuto..) di Paul Tergat.
Quando l'ha vista da vicino Stefanopoli ha esclamato "Acciddenti, sperriamo
di avverla bacciata dalla pparte ggiusta!"
Impossibile fermarsi a vedere gli arrivi degli altri: gelati dal freddo, e
ricoperti dal telone bianco della Berlin marathon ci si doveva riavviare
all'indietro per il tiergarten e riguadagnare l'albergo per una calda doccia
ristoratrice.
Devo a Gianluigi l'avermi segnalato un'immagine curiosissima, di tutti gli
atleti che lentamente si incamminano in questo viale alberato, coperti dal
telo bianco. La rivivremo forse quando, lentamente, spogli di ogni avere, ci
dirigeremo all'ade, all'inferno, o dove accidenti dovremo andare? :-))))
Speriamo che alla fine di questa maratona ce ne sia un'altra ancora più
bella (magari un trail...).
Il vero evento, per me, erano però i numerosissimi pupils presenti in gara.
E il rientrare in albergo, ricevendo alla spicciolata sms, telefonate,
comunicazioni, attraverso ogni possibile via, è stato davvero esaltante.
Secondo la solita regola per cui si citano i successi e non gli insuccessi,
meritano sicuramente una menzione (in ordine di minuti spazzolati al
precedente personale..):
1) Max Marta (-14'!!!!) che finalmente ha capito cosa vuol dire lavorare con
regolarità...
2) Davide Pit-bull Gasparinetti (-11') stimolato dalla rivalità con lo
svizzero "dalle doppie punte" Michele Pera...
3) Michele Pera (-7') neo-DRS stimolato dalla rivalità con Pit-bull, e che
stanotte ha dormito con la medaglia...
4) Sabrina skibo Peretto (-8') che però è scesa di quasi mezz'ora rispetto
ai suoi personali più recenti....
e, tra i non DRS, sono scesi drasticamente anche lo svizzero Rivola (-8') e
il veneto Bergozza (-12').
Impossibile non citare anche le buone prestazioni (non lontane dai
rispettivi limiti) di Daniela Banfi, Pierpaolo Stefanopoli (ma il merito è
tutto suo!), Paolone De Zordo e Ale Albiero, mentre Pagliottone e Chessa
avranno certamente altre occasioni (anche vicine) nelle quali presentarsi
con qualche lavoro più mirato alle spalle.
Tra gli altri DRS non-pupils sono comunque arrivati a medaglia Chiara ky e
Lorella, Domenico Mazzeo, Paolo Cova, ZioBusy e Gianluigi "the wall"
(sempre
sotto le 3 ore), Pinokkio, Becchetti (Santa Nada), Cecchella,
AleCittàdiCastello, Davide Roncali e forse (ma me li sono poi persi..)
Bertoli e Costadone.
E il caro amico Federico Nogara, top athlete della spedizione
EIS (e già
vicecampione europeo master ad Aarhus nel 2004), ha vinto alla grande nella sua
categoria (MM45) con il novantesimo posto assoluto!
Insomma una spedizione incredibilmente fortunata anche sotto il punto di
vista sportivo, ma soprattutto sotto quello, insostituibile, della
compagnia, del piacere, del divertimento.
La sera, medaglia al collo, abbiamo osato il ristorante turco da Hasir,
guidati dal nuovo capocomitiva (galloni conquistati sul campo) Andrea
ZioBusy Busato. Siamo tornati indenni, nonostante il passaggio nel quartiere
gay, ma... tanto dopo la maratona eravamo rotti a qualsiasi esperienza, e la
nostra camminata (come chiamarla?) incerta, sulle scale della metropolitana,
poteva indurre in errore più d'uno :-))))
Vino turco e dolci stupendi al miele, più gelato italiano offerto dal
pierpa, hanno allietato la serata, insieme ai commenti dolceamari sulla gara
testé finita.
Come sempre, gioia di chi ha ben fatto, propositi di rivincita per chi ha
meno-ben-fatto (impossibile dire male, quando si arriva in fondo col sorriso
sulle labbra, attraversando la storica porta...), ma soprattutto amicizia,
piacere di esserci, divertimento. E un pensiero a chi, per un motivo o per
l'altro, non ha potuto essere con noi.
Al ritorno, in volo, seduto al finestrino, guardavo le cime delle alpi con
il sole che - ormai basso - lanciava i suoi raggi rossi sulle piatte nuvole
più volte attraversate. Il mondo, sotto, sembrava piccolo piccolo, e fiumi e
case parti di un plastico del trenino. Anche la maratona, con le sue
emozioni forti, con la fatica del km 38, con la gente che ti trascina
nell'applauso e nell'incitamento, la musica ai lati della strada, la lingua
ostica e sconosciuta, il dolore alle gambe, la gioia del traguardo.... per
un istante sparisce. E in quell'istante sei felice comunque di essere al
mondo, pensando con gioia a quello che ti aspetta al rientro: volti cari,
altre corse, altra vita. Ogni giorno con la sua piccola, grande scoperta,
chissà per quanti anni ancora.
Un abbraccione a tutti e.. auf wiedersehen
Luca
Stralocate avisina - Locate Triulzi (MI) - km 18 - 5/9/04
Vabé, ho vinto.
Ieri in quel di Locate Triulzi ho corso la Stralocate (due percorsi da 11 o
18 km). In previsione Parma, cercavo una gara un po' più lunga, uscendo da
un periodo di salite e potenziamento. Così ho scelto la prova più lunga
(Antonella si è cimentata sulla 11, lento avvicinamento a Parma anche per
lei...).
Al via un bel po' di gente forte: Fabrizio Pellizzoni, Paolo Doro, Stefano
Pizzi, Rocco Ventrice, Maurizio Passoni, Gregorio Procopio.... tutti i
soliti, insomma.
La Stralocate (molto bella, quasi tutta in sentieri in mezzo ai campi, però
piattissima, se si eccettua un cavalcavia) è una di quella gare in cui il
bivio tra prova breve e prova lunga è situato quasi alla fine della prova
breve. Il che - come sempre succede - consente a chi si trovi battuto sulla
breve, di cambiare distanza, prolungando il percorso. Questo comporta
qualche variazione sulla tattica di gara, perché non ci si può mai fidare
delle dichiarazioni alla partenza. "Fai la 11 o la 18? Credo la 11..."
Io ero deciso a correre la 18 km, ma per non trovarmi sorprese ho voluto
tenere sempre sotto controllo "visivo" la testa della 11. Compito
arduo, ma
almeno facilitato dai lunghi sentieri piatti che il percorso prevedeva.
Così al via sto nelle retrovie con Doro, mentre gli altri "forti"
(tutti
dichiaranti 11 km) si scannano davanti. Pellizzoni dà il ritmo, inseguito da
Procopio, mentre dietro a qualche metro Ventrice, Pizzi e Passoni sono
affiancati. Passoni è il primo a cedere. Quando lo affianco mi dice che farà
la 18, con me. Ok.. ma non perdiamo d'occhio la coppia davanti...
Dopo qualche km controllo il ritmo: sto girando a 3'31/km (se i km sono
segnati giusti..) con una facilità incredibile. Doro (fuori forma, perché di
solito mi dà grandi distacchi) resta indietro, e così Passoni. In teoria
sarei in testa, da solo, dopo i 4 battistrada della 11 km. Ma devo aspettare
il bivio per cantare vittoria, e non perdere di vista Pizzi e Ventrice.
Decido quindi di accelerare e di stare sotto: rallenterò più avanti, se
necessario. Al bivio (finalmente!) vedo che i due svoltano per la 11 km, non
senza essersi voltati più volte a controllare chi avevano dietro. Avevo meno
di 20 sec. di ritardo da loro.
Posso finalmente rifiatare. Al km 14 ho ancora una media complessiva di
3'36"/km e dietro di me c'è il vuoto. Rallento e chiudo tranquillo sotto i
4'00/km dietro alla motocicletta segna percorso. Provato, ma soddisfatto.
Concludere con quella bella media, e finendo sciolto e tranquillo, è sempre
una bella cosa. Ma perché arrivare primi piace così tanto? Evidentemente
vincere combattendo ha sempre un fascino e un sapore particolare!
Campionato Provinciale FIDAL di
corsa su strada - Concorezzo (MI) - 18/4/04 - km 5,75 (racconto
fotografico nella sezione "Album")

Mentre Patrizia Cini siglava un nuovo travolgente personale alla mezza di
Firenze, dove - quarta assoluta dietro a una keniana, a Simona Viola e ad
Emma Iozzelli - polverizzava il suo precedente PB di ben 4' portandolo a
1h21'40" (circa, secondo più secondo meno..), anche il sottoscritto
folleggiava
in quel di Concorezzo in una delle sue prestazioni più inaspettate,
diventando nientepopodimenoché campione provinciale milanese master di corsa
su strada, a categorie unificate (cioè tutti gli amatori di ogni età).
Poteva essere una di quelle gare in cui "non c'è nessuno", ma non è
stato
così. Ho dovuto sudarmi il titolo lottando spalla a spalla con Giuseppe
Palleria, Alessandro Oldani, Roberto Cella ed altri autorevoli candidati.
Inoltre non si può dire che la distanza di 5,75 km sia a me congeniale...
Si correva, con partenza e arrivo dentro lo stadio, in un circuito asfaltato da
4 giri: dunque, nessuno sconto. O si tirava o si restava indietro. E gli
assoluti in gara (Nasef, Terzon, Brigo) non si facevano certo pregare...
Ho corso generosamente, senza mai tirarmi indietro. Dove c'era qualcuno
davanti che rallentava, sono sempre andato a cercarlo e a prenderlo.
All'ultimo giro, quando guidavo il gruppo da un po', e incominciavo a
provare stanchezza, invece di prender fiato, ho cambiato ancora marcia senza
voltarmi indietro, lasciando sul posto gli amatori che avevano tenuto fino a
quel momento. Una soddisfazione "fisica" bella tosta: gambe che
giravano, e
cuore a mille!
Alla premiazione (18'42" my crono), la bella sorpresa del primo posto, con
la maglia di "campione provinciale". Wow.
Come si dice: non valgo un'oncia più di ieri... ma salire in cima al podio
fa sempre bene al morale!
E a Gaggiano, domenica, ci sarà da correre forte!
Besos
Luca
Stramilano - 4/4/04 - km 21.097 -
"Stramilano e resistenza alla soglia"
Week end all'insegna dell'amicizia e dello stare insieme, in un appuntamento
annuale ormai fisso, che raduna quasi un centinaio tra DRS e famigli vari in
cene e pranzi pre-post gara, pre-raduni con sacchi a pelo e varie a piacere.
Ah, sì, naturalmente.. anche in gara :-)))))
Per la cena (ormai un classico al pastarito di via Verdi) abbiamo affittato
una sala intera (thanks Silvietta), e il tavolo bimbi era piuttosto nutrito.
Sembra incredibile ma ogni anno - nonostante le mille assenze giustificate -
il gruppo continua a crescere.
E nel dopo gara, un favoloso brunch allla palestra Downtown (da cui il
povero The Wall sarà espulso con disonore dopo aver ospitato il nostro
gruppo di disgraziati) ci ha consentito di ammirare dal vivo Nina Moric e
due o tre altre modelle con imprenditore al fianco i cui nomi qui mi
sfuggono ma le cui labbra mi restano indelebilmente impresse.
Grazie a Gianluigi T.W.Z.M. (grande come al solito nel polverizzare, ormai
settantenne, tutti i suoi precedenti record sulla mezza) per averci mostrato
saune aromatizzate, cyclette televisive, lettini relax con geisha
incorporata e altre fantascientifiche delizie...
E un grazie infine alla famiglia Jokess che ci ha onorato della sua
compagnia in quel di Oreno. Ci siamo esposti al rischio notte-Papoff
(indenni), ma siamo stati ripagati dall'effetto "LauraBelladonna con
pigiamino"... e non so quale dei due ci ha tenuti più svegli... :-)))))
La gara - insignificante particolare in mezzo a tutto il resto -
è andata piuttosto bene.
Primo 1000 a 3'19 per togliersi un po' dalla mischia, poi più regolare
intorno ai 3'22-3'23 per regolarmi infine sui 3'25, che voleva essere la
proiezione da tenere fino in fondo.
Pistis parte subito veloce e tiene i 3'20, ma il ritmo mi sembra un po'
azzardato. Peccato: si poteva farla un po' insieme, ma alla Stramilano si
trova compagnia a qualunque ritmo.
Passo al decimo in 34'17" e va ancora bene, ma le sensazioni sono un po' di
stanchezza, probabilmente ancora non ben recuperata dal viaggio di Roma
colpisci-e-fuggi e da una settimana impegnativa sotto vari punti di vista.
Alla striscia chip del decimo vedo il redivivo Giancarlo Zaghi (che
piacere!) che invece di salutarmi mi dice: "Pagliotto ha fatto
1h19'45"!!!!!!!!!!". Grande Pagliotz, e grande Zaghi. Evidentemente i
lavori
"di testa" con cui sto martellando il maledetto ligure dal 17/2 (data
in cui
mi sono assunto questo onerosissimo onere) stanno già dando i loro frutti, e
il Pagliotz ha polverizzato il suo record che durava ormai dal lontano 1998.
Il merito è ovviamente suo, però un po' della sua nuova testa è anche figlia
mia :-)
Dopo la metà gara arriva il momento in cui si devono stringere i denti se si
vuole fare bene nella mezza. E lì la stanchezza è venuta un po' fuori,
complici forse le due maratone ravvicinate Genova/Siracusa. Ho ancora da
rifinire qualcosa sulla grinta, e i continui piccoli cavalcavia li ho patiti
più del dovuto. Comunque ho stretto la cinghia più di una volta e - tolto
qualche chilometrino di "sonno" a 3'35 - ho chiuso abbastanza
regolarmente
in 1h13'30" corrispondente a una media di 3'29"/km, abbassando di
40" il
tempo ottenuto a Ceriale un paio di mesi fa.
Sto crescendo, piano piano.
E qui voglio dire due parole sulla peculiarità della mezza, che è gara dura
e impegnativa che si corre tutta di puro glicogeno, senza bisogno di
scomodare il consumo dei grassi, con il relativo quadro mentale e ormonale
annesso.
Se quindi in maratona occorre essere del tutto rilassati e sereni al fine di
consentire un buon consumo lipidico, nella mezza si può essere anche
"cattivi", e darci dentro con energia fin dall'inizio.
Essere "cattivi" nella mezza non è tanto un optional, ma un obbligo.
Perché
correre per un'ora e dieci o più alla velocità della propria soglia
anaerobica (ovvero in quel punto di confine in cui il lattato prodotto è
ancora pari a quello rimosso) richiede un impegno mentale che non a tutti è
facile esprimere. E più alta è la velocità in valore assoluto, più quel
valore di soglia lo si tocca con mano (chi arriva in 1h40 infatti deve per
forza correre a ritmi un po' più bassi della soglia) e dunque più difficile
è mantenersi concentrati.
La mezza è una gara in cui l'utilizzo delle strategie ritmofocali (lo stato
di trance autoindotto per allontanare le sensazioni di fatica) è premiante,
e in cui invece il "non esserci" con la testa comporta crolli
incredibili
non appena la fatica si fa difficile da sopportare.
Dico quindi a chi non avesse ottenuto ciò che sperava di ottenere, che la
via è quella tracciata dai lavori di resistenza mentale agli sforzi
prolungati: imparare (consciamente o inconsciamente: io preferisco la
seconda...) a reagire al momento di fatica con risposte organiche rivolte a
dare ancora di più, invece di pensare a "sedersi" come ci verrebbe
naturale
di fare.
Su questo punto ho lavorato piuttosto bene in queste ultime due settimane, e
il mio tempo lo conferma. Ma so di poter dare di più, perché so dove mi è
mancato qualcosa. Quel qualcosa che avrei potuto esprimere se fossi anche
stato fresco mentalmente, e con la testa del tutto libera come mi è capitato
in altre occasioni.
Speriamo nel frattempo di non perdere il buono stato di forma fisica che ho
faticosamente raggiunto. Per il tempone, ci saranno sicuramente altre
occasioni: la prima, forse, a Gaggiano il 25 Aprile.
Grazie a tutti per la compagnia di questi giorni e per l'ambiente
piacevolissimo, e complimentissimi a tutti quelli che hanno centrato il loro
personale (Bravo Max Marta!) con o senza il mio aiuto...
Luca
Corsa di primavera di Paullo (MI) - 13,8 km
13,8 km (circa) della corsa di Primavera a Paullo. Anni e anni di
onorato servizio per una gara che raduna ogni anno (è un po' l'esordio
primaverile ufficiale delle tapasciate lombarde) alcuni degli amatori più in
forma del momento. Una classica. Quest'anno l'organizzazione decide di fare
due percorsi, inserendo anche una 21,097. E naturalmente, nascono i
pasticci. Dopo un km e mezzo, infatti, quando godo del raffinato piacere di
essere in testa con Belluschi, Daccò e compagnia, i due percorsi si
dividono: un addetto grida: 21 dritti, 13 a sinistra!!!!! Svolto quindi a
sinistra, dove la strada sparisce in un sentierino, e un addetto -
evidentemente colpito da paralisi alle braccia e da improvviso mutismo - se
ne resta zitto e fermo ad osservarci sbagliare strada. Ci vogliono circa
150-200 metri, più qualche secondo di sosta, per capire che siamo fuori dal
percorso: io e gli altri 4-5 del gruppo di testa. Quando, gambe in spalla,
torniamo sul percorso, siamo circa 50esimi, con 3-400 m dai primi (che si
chiamano Calsana, Del Fabbro..). Allegria!
Da lì è una rincorsa continua e affannosa, correndo ai limiti delle mie
possibilità per tornare sotto. E tolti i primi quaranta sorpassi, completati
nei primi minuti, vi assicuro che recuperare gli altri, davanti, non è stato
per nulla facile.
Alla fine sono arrivato sesto assoluto, a poco più di un minuto dai primi,
in una gara che - disputata normalmente - avrei anche potuto vincere. Ho
corso in ogni caso al ritmo più forte mai tenuto su quel percorso (45'36
totali, compresa "deviazione", contro tempi degli anni passati che
andavano
dai 46'30 ai 47'30), e soprattutto, quando ero già molto provato sia per i
residui della Maratonadelmare, sia per l'affannosa rincorsa, ho comunque
avuto la grinta keniana di andare a riprendere avversari staccati di 40-50 m
avanti, lasciandoli poi sul posto al sorpasso.
La domanda che mi pongo è: ma perché bisogna complicarsi la vita, rovinando
una gara stupenda, che non ha mai avuto una sola sbavatura in tanti anni,
impasticciando tutto con due distanze, e con l'inevitabile confusione che
nasce poi dall'impreparazione degli addetti ai bivi? Nell'unico bivio
importante della gara, non si poteva mettere uno che fosse poco più che muto
e paralizzato? Bastava che quel "minus habens" gridasse "OOOhhh!!"
appena ci
ha visto inforcare la strada sbagliata, e il problema era risolto....
Bah! Ho fatto lo stesso una corsa bellissima - ad handicap - e va bene così.
E' pur sempre - anche se classica e molto sentita in zona - una tapasciata.
Ma si guardino bene gli organizzatori di gare importanti dal trascurare
l'aspetto della segnalazione del percorso. Mi impegno personalmente a
piantare un casino mostruoso con chi dovesse caderci ancora. Perché la
ritengo una gravissima mancanza di rispetto nei confronti di chi corre
quella gara, pagando regolarmente la sua quota d'iscrizione. Coniamo lo
slogan: un pacco di pasta in meno nel pacco gara (tanto, è pasta bianca:
quando va bene c'è anche lo zucchero - aaargghhh - e una brioche schiacciata
ai grassi idrogenati...), o un euro in più di costo iscrizione, ma percorso
garantito: se qualcuno sbaglia strada per carenza di segnalazione, riceve un
rimborso pari a cento volte la quota d'iscrizione!
Chi avesse proposte alternative, le esprima: mi impegno ad appoggiarle dal
punto di vista giornalistico...
Abbracci a tutti
Luca
Maratona del mare – Genova 22/2/2004: Quando il gioco si fa duro...
Trasferta ricca di emozioni nel week end a Genova, con la bellissima cornice
del Palasport in cui si disputavano i campionati italiani indooor di
Atletica, e in cui - lasciate le piccole pesti libere di scorrazzare dove
volevano - ci si è potuti godere gli acuti di Longo e della Levorato.
Sabato nel pomeriggio, al convegno pre-maratona su corpo e mente, ho
conosciuto Giacomo Leone (che mi aveva anticipato la sua volontà di fare
solo un allenamento) e salutato con piacere alcune vecchie e nuove
conoscenze liguri: dal grande Vallerini (nella nuova veste di organizzatore
per la maratona della Valfontanigorda) a Piero Gala, da Pioli (sempre
presente) a Emilskandi, dal chiocciolone (che non sa cosa si è risparmiato
non correndo) a pupillona e Agorunner ecc. (mi sono invece perso Pesce..).
Il tempo (complice l'assenza di De Zordo) non prometteva nulla di buono:
forte pioggia continua e raffiche di vento gelato la cui forza si poteva
dedurre dai numerosi ombrelli sventrati che si trovavano in terra. Beh, si
sfogherà stanotte, così domani è bello, ha detto qualcuno.....
Al via era naturalmente anche peggio. Siamo usciti dal caldo palasport tre
minuti prima del via, riuscendo più o meno a schierarci in prima fila,
perché nessuno voleva stare allo scoperto a prendersi il freddo!
Correre era veramente proibitivo (ricordo di peggio, in vita mia, solo a
Siracusa 2003, ma là non c'era il vento..). Due calcoli veloci mi facevano
stimare che:
- I metri percorsi in più per evitare le tantissime pozzanghere (spesso veri
laghi, soprattutto in zona porto) avrebbero allungato non poco il percorso
- l'appesantimento legato ai vestiti fradici (scarpe, capelli, maglia,
calzini) poteva stimarsi in circa 1-2 kg, stimati da Arcelli in 2-4' di
rallentamento finale, a parità di fatica
- Svariati km erano corsi col vento contrario: raffiche che in qualche caso
sembravano sollevarti e portarti via, e che comunque rallenatvano fortemente
chi stava davanti
- il percorso era lo stesso dell'anno scorso, con - alla fine della
sopraelevata - un km sballato, che si correva in quasi un minuto in più
(quest'anno avevano spostato il cartello, così che si correvano due km in 30
secondi in più ciascuno), da ripetere due volte. Per un totale di quasi due
minuti aggiuntivi!
Pensare quindi di mantenere il ritmo previsto dalla stima del mio stato di
forma attuale in condizioni "normali", era pura follia. Ho così
consigliato
a Patrizia e a Franz di tenere un ritmo rallentato di circa 5"/km rispetto
a
quanto previsto in caso di bel tempo, al fine di rimanere sempre in un
ambito di sforzo compatibile con l'utilizzo del "secondo serbatoio",
ovvero
con il consumo di grassi. Cosa che evidentemente non devono avere fatto in
molti, se su 500 iscritti alla gara se ne sono classificati solo 348! Ho
detto dunque di dimenticare idee di primati personali, e (nel caso mio e di
Patrizia) avremmo lottato soprattutto per la posizione.
In effetti gli iscritti top erano parecchi, sia tra i maschi che tra le
femmine. L'elenco si era poi arricchito negli ultimi giorni in modo
vorticoso.
Elenco i più noti (zitto Nick!) tanto per dare un'idea: Giacomo Leone,
Philemon Kipkering, Jonah Kiptarus, Valerio Brignone, Giorgio Calcaterra col
fido scudiero D'Innocenti, Emanuele Zenucchi, Sergio Orsi, Corrado Bado,
Roberto Barbi, Simone Busetto, e altri marocchini, ugandesi e keniani a
go-go (Kisri, Kiptanui, Kipsang Biwott), col contorno di quattro o cinque
agguerriti austro-ungarici.
C'erano poi i liguri, tra cui quelli che mi avevano legnato a dovere alla
Foce-Recco: Oltre ai già citati Bado e Brignone, c'erano infatti Giorgianni
(davanti a Breccia a Ceriale), Vicari, Pontevolpe, Cusinato,
Grella, Trincheri, Tarascio (questi ultimi due nazionali della 100 km), per
limitarci ai più forti.
Al primo passaggio sulla sopraelevata, esposti al vento e al freddo in
maniera brutale, cerchiamo di formare un gruppo compatto, e mi trovo a
passare in 38' al decimo km (ma con già il primo dei 4 km "pesanti"
alle
spalle). In pratica a 3'45-3'47/km di media effettiva. Con me sono
Giorgianni, Vicari, Trincheri, Pontevolpe, e un altro atleta che interpreto come
Cugnasco, ma che poi scopro non esserlo. Sento fiatoni attorno,
e capisco che c'è chi sta interpretando la gara "a cronometro", a mio
giudizio sbagliando. Io stesso sono incerto. Se viaggio a 3'45 significa
(dai miei calcoli) che dovrei avere la forma adatta a tenere (in condizioni
normali) a 3'40/km. Cioè sotto le 2h35. Cioè il mio personale. Meglio non
pensarci e andare a sensazione. Riesco a respirare a fondo? Mi sento facile?
Allora va bene. Sento fatica? Meglio rallentare un po' e tornare a consumare
grassi.
Passiamo alla mezza, giustamente prudenti, in 1h20'45".
Al passaggio al palasport, verso il 23esimo km (cioè quando la maratona - si
può dire - non è neppure iniziata), una svolta importante: Pontevolpe è
rimasto bloccato da una contrattura, e Giorgianni aumenta seguito dal solo
simil-Cugnasco. Io e Vicari, più prudenti, restiamo indietro qualche metro.
Trincheri sembra in difficoltà. Ma verso Boccadasse, in un punto di vento
contrario violento, si torna sotto. Giorgianni, silenzioso fino ad allora,
dice: ragazzi, così è impossibile! Facciamo un km a testa a tirare? Detto,
fatto. Vado io a menare le danze. E iniziano le discussioni e la
collaborazione. Piano Andrea, è troppo forte... va bene così, ok, ok...
Torniamo al palasport, e senza accorgerci siamo al 28esimo. Tra un paio di
km inizia la gara vera, quando finiranno gli zuccheri nei muscoli di chi non
è stato capace di consumare grassi. Ma il 30esimo è sulla sopraelevata di
nuovo nel vento. Continuiamo un km a testa alternadoci io e Andrea
(Giorgianni). Saltano Vicari (chiuderà in 2h55') e l'altro (rit.), mentre
Trincheri, sempre un po' in difficoltà, resta invece attaccato. Sembra di
essere in trance. Forse lo siamo. E i km volano. "Dài, taglia la curva..
forza, vieni dietro... vuoi acqua?". E Andrea riesce a stupirmi dicendo
"Sai
che mi sento emozionato?" "Perché?" chiedo. "Perché non mi
è mai capitato di
trovarmi in una gara importante ad aiutarmi reciprocamente in modo così
spontaneo con un 'avversario', ed è bellissimo!". Grande Andrea...
"E' il
bello della corsa....." è l'unica cosa che mi viene da dirgli, ma in realtà
lo abbraccerei.
Arriviamo al 36esimo, nel porto, tra pozzanghere immense e cic-ciac di
piedi, e ancora mi sento dentro energia da vendere. Nessuna crisi, nessuna
difficoltà. Solo fatica bella. Solo la bellezza - che pochi in verità fuori
da questo ambiente possono capire - di essere completamente dentro a quello
che sto facendo.
Recuperiamo atleti, nel frattempo. Un austriaco, in lieve difficoltà, poi il
piemontese Amateis.
E improvvisamente, alle nostre spalle, un cic-ciac più deciso ci informa che
è in arrivo la coppia (nella vita e nello sport) Corrado Bado-Ornella
Ferrara. So già cosa significa (la Ferrara ha fatto questa gara come
allenamento progressivo, e vuole chiudere gli ultimi km a 3'35/3'40). Ne ho
ancora, e proviamo a stare dietro. Gli ultimi km sono corsi a un ritmo
forsennato: non guardo più il cronometro, sento solo i muscoli e il vento.
Ancora bei gesti tra me e Andrea: quando uno perde terreno, l'altro lo
incita: "Dài, sotto, non vorremo perderli adesso...". Ma a meno di 2
km
dalla fine devo lasciarli andare, perché sono veramente troppo veloci. Mi
stupisce Trincheri, che riesce a tenere fino all'ultimo, e anche Andrea non
perderà che pochi metri. A 500 m dall'arrivo raccolgo anche i resti di
Rachid Kisri, che aveva battagliato a lungo per la prima posizione con
Kipkering e Leone. E il gruppo Ferrara-Giorgianni-Trincheri riuscirà poi a
riacciuffare anche Sergio Orsi.
Alla fine chiudo in 2h41'00 (realtime), che - considerate le condizioni
meteo - rappresenta per me un tempo comunque eccezionale, forse anche
migliore del mio personale "recente" di 2h36'. Con una seconda parte
addirittura migliore rispetto alla prima metà gara (e questo ha davvero
dell'incredibile!) non solo come indice di buona forma generale, ma ancora
di più indice di maturità tattica e di capacità di gestire con accortezza le
proprie sensazioni.
Sono 14° assoluto e secondo di categoria. Ma l'ipotesi di arrivare nei primi
10 mi ha sfiorato più volte durante la gara.
All'arrivo mi abbraccio con Giorgianni e Trincheri, fradicio come loro, ed è
un po' come se fossi arrivato insieme a loro....
Dopodiché inizia la ricerca disperata di Antonella, con le chiavi della
macchina. Ed è solo grazie alla "cerata" di Pioli che riesco a non
morire
assiderato durante al ricerca....
Mi perdo del tutto Franz Rossi, che riesce incredibilmente a fare il suo
primato personale nelle condizioni proibitive appena descritte!!! 3h56'
significano per lui la dimostrazione di poter andare molto più veloce in
condizioni normali. Edda ha concluso più che bene i previsti 25 km.
E infine - dulcis in fundo - Patrizia. Grande, inimitabile, inarrivabile,
Patrizia.
Voglio lasciare a lei il piacere di raccontare la sua gara, finita con una
travolgente cavalcata al quarto posto assoluto (e ovviamente straprima di
categoria) con un incredibile 3h02' che vale 5' abbondanti di meno in
condizioni normali.
Basterebbe dire che tra i maschietti sarebbe arrivata 39esima assoluta, per
fare capire il valore della sua prestazione.
Ci tengo solo a dire che:
a) Pat, pur attraversando un buon periodo, non era ancora al top, e aveva
mancato l'ultimo lunghissimo per colpa (anche) di una febbricola la
settimana prima di Genova.
b) Il numero e la caratura delle sue avversarie faceva pensare ad una
posizione tra il sesto e l'ottavo posto (s'era detto: se fai una gran gara
puoi entrare nelle prime cinque).
c) Davanti a lei, pur nella gamma delle avversarie titolate (Anna Boschi, la
Mazzucco, la Bertero ecc.) sono arrivate solo una maratoneta olimpica (la
Ferrara: 2h28 PB), la keniana Dinah Chepchumba, e l'ungherese Marianne Poth
(2h46' PB)
d) In una situazione tatticamente difficilissima, in una maratona mai corsa
prima, Pat ha dimostrato una maturità e una capacità di autoregolazione
tipica di atlete di rango.
Insomma.... è stata grande!
Quando il gioco si fa duro, si dice, i duri incominciano a giocare. E ieri a
Genova, lasciatemelo dire, abbiamo giocato mica male.
A Siracusa, tra tre settimane, ci sarà pane per i denti di chiunque si
presenti al via!
Abbracci e complimentissimi a tutti!
Luca
Bella gara, e altrettanto bella giornata in Liguria, ieri tra Genova e
Recco.
Occasione piacevole per rivedere con Antonella: Pagliotto, Marco "elianto"
Pesce, Michele Vallerini, Piero "bandana" Gala, Chiara, Edda ed anche
-
inaspettato con bici - il mitico Pioli!
Diabolik Pistis con astuta pretattica aveva annunciato: non sono in forma,
domenica mi batti. Ma il suo naso era fuoriuscito dall'e-mail colpendomi
all'occhio sinistro.... :-)))
Solito pienone di gente forte, quasi come a Ceriale (poco meno), ma la gara
è parecchio più aggressiva a causa del continuo alternarsi di su e giù.
Prima della partenza il dramma: Pagliotto esclama: belin che vento! Meno
male che sarà a favore per tutta la gara!
Quando partiamo, si fa fatica a stare in piedi, tanto il vento è forte e
contrario, per tutto il tratto che dal palasport ci porta fino a Nervi.
Occorrerebbe un bel gruppo compatto, ma il vento rende faticoso il procedere
davanti, e i gruppi tendono a sfaldarsi.
Prima ancora di arrivare a Nervi mi rendo conto di soffrire le salite in
modo molto più intenso rispetto a Gianni Diabolik che invece, chinando giù
la testa come è suo caratteristico modo, va su come un treno. Se provo a
tenere la sua velocità vado in lattacidosi e le gambe mi si induriscono
subito. Dunque decido di sfilare e di tenere il mio ritmo.
Poco prima dell'inizio della bellissima passeggiata a mare, vengo
riassorbito da tre atleti (Pietro Vicari e altri due) che mi sembrano avere
un bel passo regolare, e affronto con loro gli stretti angoli della
passeggiata.
Alla fine della passeggiata c'è una salita durissima di non più di 2-300 m
nella quale tuttavia perdo 10-20 m dai tre, sempre a causa della mia poca
consuetudine con la corsa in salita.
Dopo quello strappo (ci sarebbe voluto un pezzo in piano per tornare sotto)
inizia un km di salita leggera e costante, verso Pieve Ligure, e i 20 m si
raddoppiano, lasciandomi solo, contro il vento e senza il supporto mentale
del traino di altri atleti.
Stringo i denti e faccio la mia gara contro me stesso. Sono 14esimo e non
voglio cedere. Voglio finire bene.. ma che sensazione di incredibile durezza
nelle gambe!
Arriva la famigerata salita di Sori (più di un km con pendenza
inenarrabile), e all'orizzonte vedo Pistis che è stato raggiunto dai tre che
avevano corso un pezzo con me. Accidenti, a essere là che bella lotta ci
sarebbe stata nella discesa per Recco! Sento comunque di avere le energie
per una buona chiusura, e do il meglio di me stesso, anche se la mancanza di
uno stimolo diretto e immediato si sente.
Chiudo in 1h07'04, a 24 secondi da Pistis (tredicesimo) e con solo 11
secondi in meno rispetto al mio tempo dell'anno scorso, ma con
l'appesantimento del vento subito nella prima parte di gara.
Peccato per le macchine, presenti in buon numero in alcuni tratti critici
del percorso, e guidate da persone maleducatissime incapaci di accettare non
la chiusura della strada (che infatti non era chiusa!) ma neppure il
disturbo procurato dagli atleti che correvano sulla strada stessa!!!!
Ma la bellezza (e le caratteristiche tecniche) del percorso valevano questo
ed altro.
Meno male che all'arrivo ci aspettava una meravigliosa focaccia di Recco
(uno dei ristori più gustosi mai assaggiati) e che il pranzo - con Edda e
Chiara - sia stato poi un'apoteosi di gusto grazie alle insuperabili
specialità di Edobar!
Un altro gradinetto è stato fatto... verso la maratona e oltre!
Abbracci a tutti
Luca
(da qui si inverte l'ordine cronologico)
Maratona del mare – Genova 11/2/2001
Clima finalmente soleggiato, anche se molto ventoso. Dopo
le recenti
esperienze (vedi Stramonza e Milanomarathon) mi bastava che non
diluviasse!!!!!!!!!!!!
Sono partito molto tranquillo, perche’ nonostante l'ultima settimana di
scarico, avevo le gambe ancora un po' appesantite, e temevo possibili crampi
o contratture su ritmi sostenuti a lungo. Per inciso, avevo deciso di non
fare uso di NULLA, dopo le ultime scottature: ne' creatina, ne' carnitina,
ne' aminoacidi ramificati: ne' pre-gara, ne' nelle settimane precedenti.
Unica concessione il multivitaminico al mattino (ultimamente sostituito da
uno naturale, con meno di metà dei principi attivi dell'RDA, ma tutti di
provenienza alimentare, e non estratti). E poi, last but not least, rigida
dieta senza latte, salumi, mais, cacao e oli idrogenati, per tutta l'ultima
settimana (senza giorni liberi) come da vecchio test DRIA del mio fratellone
medico.
Per tutto questo, occorre una discreta forza psicologica,
nel sapere che tutti gli altri
"prendono qualcosa" e tu no. Ma che soddisfazione ogni volta che
passavo qualcuno....
Il giro (benche’ simile) non era proprio come nel '99. C'erano due giri
palasport-boccadasse-sopraelevata-porto-palasport da 19 km cadauno, e poi
gli ultimi 4 km pala-boccadasse-pala. Per un totale quindi di ben 6 passaggi
in mezzo al pubblico tifante (tra cui la mia compagna Antonella con sorella e
cognato).
Non male.
Parto tranquillo, senza cardio, e andando a sensazione. Voglio correre
facile, sentire il respiro "in pancia" according to zen.
Sentire le gambe
che vanno e non si lamentano. Cosi’ e’, ma passo ai 10.000 in 39'04, cioè
piuttosto lento. Vento contrario molto forte sulla sopraelevata, ma finche’
posso m'intruppo dietro ad altri. Nel porto in certi punti il vento quasi mi
trascina via. Mi conto a occhio tra la 30esima e la 40esima posizione.
Comunque il gruppetto che si e’ creato mi sembra rallentare troppo, e cosi’,
col vento contrario, mi stacco per andare a prendere tre corridori piu’
avanti. Le
gambe girano. Saro’ folle? Passo al ventesimo (galvanizzato dal tifo del
19esimo) in 1h16'23, e alla mezza in 1h19'57, che e’ come dire che sto girando
a meno di 3'40, ma tra vento e salite faro' dei km sopra i 4'... Mi contano,
circa, ventinovesimo. Al 24esimo km (zona solitamente dedicata ai miei
crampi..) sulla sopraelevata, e controvento, mi prende uno della forestale,
che va come un fulmine. Per non perdere il vantaggio del traino mi appiccico
ai suoi pantaloncini per 2 o 3 km, e senza accorgermene arrivo al trentesimo
in 1h54'04. La gara, lo so, inizia adesso. Mi concentro sulle gambe, sul
cuore, sull'azione di corsa. Gioisco delle gambe che vanno forte, che
faticano. Non sento il bisogno di nessuno zuccherino o integratore. Alterno
sali e acqua ai ristori (un sorso al volo) e va bene cosi’. Arrivare al
38esimo è dura, anche perche’ sono solo e devo passare nel centro storico,
con un paio di tratti pieni di pullman e auto "incazzate" coi vigili.
Non
trovo piu’ il percorso... perdo secondi... urlo "dove c.
vado?????????":
mi reindirizzano quando già credevo di avere sbagliato strada. Al 38esimo,
mentre Zenucchi e Ciavarella si gustano una vittoria tutta italiana facendo
strame dei keniani Rop e Masai,
tra i baci lanciati da Antonella (e gli incitamenti di Michele Berta, ex dead
che si
è fermato al 25esimo, e compagna), capisco che e’ finita, che sto bene, e che
faro’ un buon tempo. Volo a Boccadasse e ritorno, venendo superato in discesa
da Pietro Vicari che sta volando ancora di piu', chiudendo ventiquattresimo
assoluto in 2h41'02 (mai, naturalmente, che faccia 40'59..), mia seconda
prestazione recente e terza all time (premi, ovviamente, ai primi venti).
Senza mai avere avuto la sensazione di soffrire o di volermi fermare, sempre
dominando e godendo le sensazioni bellissime del correre la maratona. Corpo
e anima. Sole, mare e baci. All'arrivo una infermiera mi "costringe" a
ricevere le sue cure nella tenda (Antonella dice che mi mette le mani
addosso...) perché secondo lei sono pallido. In realtà non ho proprio nulla.
Anzi, non sono mai stato così bene...
Mezza maratona di Piacenza - 4 Marzo 2001
Bella mezza maratona a Piacenza, dove, come da destino, non sono riuscito a
scorgere ne' Ettore ne' Paolo Manelli, nonostante un attento studio delle
tute ...
Sono partito prudente, ascoltando in modo zen le mie sensazioni, e ho fatto
i primi 5 km cittadini in 17'47 (a 3'33 di media), poi pero', complice un
lungo tratto in lieve salita, il ritmo e' calato, facendomi passare al
secondo 5000 in 18'33. All'11esimo km, dove si dividevano maratona e mezza,
il freddo, l'umido e lo sforzo mi hanno provocato una lieve contrattura alla
coscia sinistra, che mi ha costretto a prendere fiato. Poiche' pero' stavo
bene, sono ripartito con grinta, e ho cominciato a superare corridori.
Sembravano tutti fermi. Li passavo e dicevo: dai, andiamo a prendere quello
davanti! Il tempo di voltarmi e non c'erano piu. Al 15esimo ho fatto un
parziale di 18'22, ma faceva media tra i km 10-12 dove mi ero quasi fermato,
e i km 13-15 dove avevo cambiato passo. Infatti i km tra il 15esimo e il
20esimo sono stati una cavalcata trionfale. Mi sembrava di volare. Giravo a
3'23-3'24. Ragazzi che splendida sensazione: sentivo il mio corpo cantare, e
la fatica era sangue che pulsava nelle vene! Il parziale sul quarto 5000 e'
stato di 16'57, ma non era finita. Mancavano 1097 metri, con arrivo in lieve
salita nella piazza centrale di Piacenza con pave' e porfido scivoloso. Uno
dei sorpassati (peraltro "non iscritto" per tirare un amico: ma come si
fa..), che mi dava l'idea di valere parecchio meno, ma che forse si stava
solo allenando, e' venuto a prendermi per battermi in volata. Non sapeva con
chi aveva a che fare. L'ho lasciato venire sotto fino a 50 m dall'arrivo,
poi ho ingranato il turbo e l'ho lasciato sul posto! Poco importa che non
contasse per la classifica. Alla fine mi sono scoperto 19esimo in 1 ora
15'17, in una gara vinta in 63 minuti dal keniano Ibrahim Mitei, con alle
spalle Abderrazhak Ghabbar (Mar) e Philemon Kipkering, non e' male.
Domenica mi aspetta Treviglio, e se qualcuno vuole battermi in volata...
s'accomodi.
Maratonina di Treviglio (BG) -
11/3/2001 "Mezza di Treviglio"
(Questo pezzo è stato anche inserito
tra i racconti del libro "Lo zen e l'arte della
corsa")
Non mi ricordavo che un Campionato Regionale Amatori fosse cosi'
frequentato. Volevo partire a 3'30". Ho fatto i primi 2 km a 3'26" di media,
e mi sono trovato circa 50esimo! Beh, ho detto, prendiamocela comoda che e'
lunga....
Il percorso mi e' piaciuto molto, perche' si snodava in mezzo alla campagna
(tipo pubblicita' di autovettura..), con qualche leggera ondulazione e una
piccola "heartbreak hill" al 19esimo km. Non mi ricordavo piu' che in una
mezza si potesse anche sgomitare per la posizione al decimo km! Sentivo al
mio fianco gente col fiatone da ripetuta, e vedevo accanto a me corridori
scomposti, con movimenti scoordinati e piedi a papera. Mi chiedevo con che
testa pensassero di rimanere in quel gruppo che viaggiava sotto i 3'30" al
km. Per parte mia stavo molto bene. Sensazioni fluide, sciolte, bel panorama
intorno. Le gambe leggermente appesantite dalla mezza di Piacenza di 7
giorni fa. Tutto il resto correva armonico ed equilibrato.
Sono solito dividere mentalmente la mezza in quattro blocchi da 5 km, con
1097 m finali. Cosi' mi ero ripromesso di passare in 17'30 ad ogni 5000. E'
strano, ma correndo ad un ritmo regolare, negli ultimi 7-8 km si passa un
mucchio di gente. E' necessario quindi sapere distribuire le proprie
energie. Per farlo cerco di pensare il meno possibile ai km, concentrandomi
in modo zen sulla bellezza della sensazione di correre veloce, del corpo che
"canta". La mia corsa era serena e tranquilla. Il respiro regolare, a
differenza di molti che mi stavano intorno. Al decimo km (35'12") la svolta.
Si erano creati due gruppi, alle spalle dei primissimi, piuttosto corposi:
uno di 12-13 atleti e l'altro, dov'ero io, indietro di 80 m circa. Avevo
percepito gia' un lieve rallentamento del mio gruppo (parziali al km da
3'35"), ma quelli davanti mi sembravano parecchio esaltati. Insomma dovevo
decidere presto. E sono partito. Metro dopo metro, con un cambio deciso, ho
recuperato il gruppo dei piu' forti, e ho ripreso un po' fiato. Davanti a
noi (credo) solo 7 o 8 atleti. Le gambe pero' non erano piu' cosi' fresche
come nei primi km. Al 13esimo un atleta della compagnia dice a voce alta:
"io ci provo!" e parte a 3'25". Seguirlo? Lasciarlo andare? Pochi secondi
per riflettere, e poi via dietro a lui! Con me due terzi del plotoncino...
Al 16esimo km il battistrada cede di schianto, e a quel punto ci si alterna
un po' a tirare tutti. Ad ogni km che passa perdiamo un compagno. Sono
stanco, e il ritmo si fa veramente duro. Ma e' quando il gioco si fa duro
che...
Sul salitone del 19esimo km finalmente arriva il mio turno. I quattro piu'
tosti del gruppone ormai "sbriciolato" riusciranno ad arrivarmi davanti, ma
ormai e' finita. Passo al 20esimo in 1h 10' 08 (quasi perfetto) e mi lancio
verso il traguardo sapendo di dover tirare se voglio arrivare sotto 1 h e
14. Stavolta vinco io: al mio cronometro 1h13'57 (di solito 14'01...). Non
mi sono quasi accorto dei tempi, e ho corso decontratto e motivato per tutta
la gara. Dio com'e' bello correre cosi'!
Mi siedo sul primo marciapiede che mi accoglie dopo l'arrivo, e sento il
sangue che pulsa irruento nei miei muscoli. Guardo il cielo, finalmente un
po' meno plumbeo di com'era stamattina alla partenza, e mi accingo ai soliti
riti: attesa degli amici in arrivo, complimenti, bicchierino di te' caldo,
sguardo alle scarpe esposte, doccia. Sono li', in quel posto e in quel
momento, e non vorrei essere altrove per nessun motivo. Ringrazio la vita
per avermi donato la gioia di questa consapevolezza.
50 km lungo l'Adda
- Lecco/Cassano - 10/6/2001
Domenica 10 Giugno, in una uggiosa giornata quasi autunnale, si
è corsa la stupenda “50 km lungo l’Adda”, alla quale ho baldanzosamente
partecipato.
La partenza è nel centro di Lecco, e il percorso segue la
riva ovest dell’Adda (attraversando il fiume a Calolziocorte, sul ponte ben
noto agli “aficionados” della Monza Resegone), passando di Centrale in
centrale, di chiusa in chiusa, fino a Cassano d’Adda.
Avevo corso 50 km solo in due occasioni: alla '100 km del Giuriati'
dell'anno scorso (58 km percorsi a circa 5'/km), e a Romano di Lombardia
(era una 70) dove avevo chiuso strisciando in 3h39' ai 50.
Questa volta, pur non preparato a dovere, volevo fare un po' piu' sul serio.
Mi ripromettevo di girare a 4'/km, pronto tuttavia a rallentare a piacere se
le gambe me l'avessero suggerito.
Il percorso da Lecco a Cassano d'Adda si snoda interamente su sterrato (ben
percorribile) a lato del fiume Adda: un tracciato completamente privo di
auto, che dal punto di vista storico e paesaggistico lascia senza fiato. Non
vi dico che emozione stupenda correre in completa aerobiosi per tre ore di
seguito, a fianco del fiume, con alberi altissimi, ombra, canti degli
uccelli... in poche parole: fantastico. Ci sto riflettendo, ma credo di non
avere mai corso su un tracciato cosi' suggestivo: e per 50 km!!!!
All'inizio gruppone di testa di 15-20 atleti. Tranquilli. Si chiacchiera. Il
ritmo? Boh? Segnalazioni chilometriche a partire dall'ottavo km! Meglio
cosi'. Si puo' sentire la pioggerellina sulle gambe, e i muscoli che
cantano. Il cardio e' rimasto a casa.
I ristori ci sono e non ci sono. Spesso nascosti… Si gira
una curva e, zac, ci si accorge che il ristoro era 30 m indietro. Quando ci
sono, ti offrono acqua gassata, o talvolta bibite gassate. Ok, non importa: vada
per l’acqua e per l’autosufficienza alimentare.
Al cartello dell'ottavo km un atleta (certo Zanatta) cambia ritmo seccamente
(a occhio, direi, da 4' a 3'40/km). Non reputo prudente seguirlo, anche se
la tentazione e' forte (sono ritmi che sento facili, ma.... la gara e'
lunga..). Dietro di lui un muscoloso triatleta di Lecco. Lascio scorrere
anche lui. Prudente, resto nel gruppo, che comunque, nel giro di qualche km,
si riduce a tre unita': io, Federico Nogara (Giuriatiano della Michetta
quarto l'anno scorso) e un ragazzo di Rho. Alle nostre spalle diversi altri
atleti, un po' defilati.
Dopo il 20esimo km (ne mancano 30!) Nogara, che ha una corsa in discesa
efficientissima, sfruttando un po' di saliscendi, mi stacca. Preferisco
stare accorto, e limitarmi a mia volta a staccare il 'rhodense', anche perch
e' i due fuggitivi sono lontanissimi. Ma e' dopo il 30esimo (pensando: e'
come se iniziassi ora una 'mezza') che mi sento raggiungere dal bravissimo
Andrea Frigerio di Carugate, che aveva prudentemente tenuto un ritmo
tranquillo, e stava ora girando a 3'45/km circa. Per me troppo forte: lo
lascio scorrere sebbene a malincuore. Il traguardo e' ancora troppo lontano.
La quinta posizione mi soddisfa comunque. Ma terro' fino in fondo?
Al 38esimo km c'e' una salita spaccagambe per superare una centrale
idroelettrica. Cammino qualche metro, ma recupero energie preziose. E un
paio di km piu' avanti intravedo nel mirino il triatleta di Lecco
(Bonfanti). E' lontano, ma calcolo a occhio che, se non cedo, lo posso
ripredere in 3-4 km. Passo alla maratona in 2 h 41' (il mio tempo di Genova
a febbraio!), e sono raggiante, anche se i bene informati poi stimeranno
circa un km in meno sui 50 previsti: non importa. Acquisto morale ed
energie, e mi lancio a prendere il triatleta. Lo supero e lo stacco,
pensandomi quasi arrivato, ma non ho fatto i calcoli col fatto che e'
abituato a gare di 10-11 ore. Gli prendo cento metri, che tali rimangono
fino a un paio di km dall'arrivo. Arrivo che non arrivava mai: totale
assenza di segnalazioni di km dal 42esimo all'arrivo! (o forse ero talmente
cotto che me le sono perse!). Insomma, poco prima di entrare nello stadio il
triatleta mi riprende. Bel momento: mi abbraccia, in modo inconsueto, da
dietro. Come a dirmi: ti batto, ma in fondo ti sono amico.. Non si puo'
sentirsi 'nemici' davvero, dopo aver corso insieme 50 km! Ce la giochiamo in
pista, gli dico. Riesce a prendermi 8-10 m ma non gli bastano. Il rettilineo
finale mi vede quarto assoluto.
Guardo il cronometro e non ci credo: 3 ore 13' e 06''. Ho girato per 50 km a
3'51''/km. Al di la' di ogni piu' rosea aspettativa. E se e' vero che
mancava un km ai 50, ho comunque girato abbondantemente sotto i 4' pur
considerando sterrati, sentieri, salitelle ecc.
All'arrivo mi attende (oltre alla mia prima tifosa Antonella) piu' di una
sorpresa. Non era solo il triatleta ad essere andato in crisi, ma anche
quello Zanatta che era partito fortissimo. E infatti aveva vinto con grande
determinazione il bravissimo Federico Nogara, che piano piano aveva
rimangiato entrambi i battistrada, e siglato un tempone: 3 ore 04'. Alle sue
spalle andrea Frigerio, prudente e regolare, a soli 5'.
La gara femminile sarà poi vinta “in solitaria” dalla
ben nota Nuccia Fadigati, la maestrina di Brugherio, in 3h40’.
Ci metto circa 20' a rimettermi in sesto, tra bevande calde, fette di mela e
(bella l'idea) di pomodoro. La fatica fisica e' stata intensa. Ma, ragazzi,
sento una tale energia crescermi dentro......
Pistoia/Abetone - 24
Giugno 2001
La scelta di correre la Pistoia-Abetone (un’ultramaratona in salita di 53 km) era nata in modo piuttosto casuale. Nei miei programmi per quest’anno rientrava tra le remote possibilita’. Avevo corso l’ultima maratona a Verona il 20 maggio, con esiti non buoni, riscattandomi pero’ tre settimane dopo alla 50 km lungo l’Adda, con un buon quarto posto e un discreto tempo (3h13’). Non sapendo quindi se le gambe sarebbero state in grado di reggere un’ulteriore prova a cosi’ breve distanza, sono stato in dubbio fino all’ultimo, e ho percorso pochissimi km nelle ultime due settimane. Alla fine, unendo l’utile al dilettevole con l’accompagnamento dell’amata Antonella (e della piccola Didi), s’e’ deciso di partire.
Il viaggio e’ stato allungato appositamente di qualche km per fare all’indietro il percorso di gara. Quello che ho visto, e’ bastato a terrorizzarmi. Km e km di salite ininterrotte, da Pistoia fino su al passo, tra abeti stupendi.
Come autodifesa, ho elaborato la seguente tecnica: partire pianissimo, come se fosse una centochilometri. Arrivare al primo picco (Le Piastre: 16esimo km con 8 km di fila di salita ininterrotta, da 60 a 700 m di altitudine) come se fosse un semplice riscaldamento. Poi da lì al 27esimo km si stava quasi in piano (cioe’ con continui su e giu’ in quota). Infine si scendeva decisamente fino ai 455 m slm di La Lima (35esimo km), dove iniziava il TSF (Tremendo Salitone Finale) di 18 km, che portava ai 1388 m slm del passo.
La tattica doveva essere all’incirca quella di “scaldarmi” fino a Le Piastre, iniziare a “pedalare” nel tratto in “piano”, sfruttando poi la discesa fino a La Lima per rifiatare, e dare poi il massimo nei 18 km finali.
Quasi 1000 partecipanti alla partenza, e ritmo indiavolato dei primi da subito. Ma anche dei secondi, e dei terzi, perche’, nonostante un buon ritmo da circa 4’10/km, ho continuato ad essere superato da un mucchio di gente, donne comprese.
Le Piastre pero’ avrebbero gia’ dato una prima tosata al gruppo, e gli 8 km di salita mi avrebbero lentamente riportato sugli incauti atleti. La gara finiva al 53esimo km, ed io lo sapevo.
Gia’ a Le Piastre avevo ripreso Maria Grazia Navacchia, partita forte, ma per riprendere la prima donna (una russa) dovevo aspettare la fine del pezzo in “piano”, dove il mio ritmo si era fortemente velocizzato (3’30-3’40) sfruttando la mia capacita’ di corsa rilassata in discesa. In quel tratto ho superato qualcosa come 35-40 atleti. Ma era ancora lunga.
Una prima crisetta ho iniziato a patirla in un tratto di salita, tra Maresca e Gavinana, che in teoria doveva essere in “piano”. Il tira e molla con la russa mi aveva forse fatto accelerare un po’ piu’ del previsto, e lei in salita sembrava volare. Ma ho cercato di rilassarmi e di continuare con regolarita’.
Quando finalmente, a Gavinana, e’ arrivata la discesa, ero un po’ svuotato di energie, e quando al 35esimo km e’ iniziato il salitone, avevo necessita’ di rifiatare.
Inutile dire che con quelle pendenze rifiatare era pressoche’ impossibile, sicche’ l’ho presa comoda, cercando di limitare i danni. Ero circa 33esimo in quel momento. Sapevo che crollando mi avrebbero superato a decine, e non lo volevo. Ma le energie rimaste erano veramente poche. Ho cercato allora di concentrarmi sulla corsa e sulle sensazioni che mi dava, mettendo (come dice Roberta) “un passo dopo l’altro”, e cercando il massimo di scioltezza nei movimenti.
L’assistenza di Antonella in quei momenti e’ stata preziosissima: ogni 2-3 km si fermava con l’auto e mi riforniva di acqua: acqua preziosa, che mi rovesciavo sul capo, sulle cosce, sul viso. Per ripartire pochi secondi dopo, rinfrancato e pronto a correre. Piu’ volte ho scelto di camminare per qualche decina di metri, soprattutto quando sentivo avvicinarsi crampi fastidiosi. Grazie a questo accorgimento sono riuscito a resistere. Ed ogni volta che qualcuno mi superava, qualcosa in me gridava che era possibile tenere, resistere ancora. Il panorama intanto si faceva stupendo, l’aria piu’ rarefatta, e la strada alle spalle sembrava un serpente buono, fitto di puntini colorati.
A 4 km dall’arrivo vengo ripreso dalla Navacchia, che cerco di tenere. Ma dopo pochi metri la vedo accelerare in modo strano. La lascio andare: io piu’ di cosi’ non reggo. Il motivo dell’accelerazione e’ manifesto poco dopo: una brillantissima Fiorella Stracco mi supera ad un ritmo molto sostenuto. La vedo sfilare via senza alcuna possibilita’ di tenerla: gambette corte e frequenti. Raggiunge e supera la Navacchia, che entra in crisi, e inizia a camminare. La raggiungo e provo a sostenerla, ma e’ inutile: la montagna punisce ogni sforzo eccessivo (arrivera’ comunque ottima terza). A quel punto metto in pista tutte le mie energie, consce ed inconsce. Gli atleti sembrano quasi fermi. Ne raggiungo con determinazione due che mi avevano superato qualche km prima. Vedo l’arrivo in cima alla salita: e’ una gioia immensa poter mulinare le gambe in una specie di volata, battendo con onore i due compagni di fatica.
Ce l’ho fatta, ho tenuto. Sono 44esimo assoluto in 4 ore e 36’. Mi rendo conto di essere passato alla maratona in 3 h 25’. Le gambe sono dure, e la stanchezza tanta, ma l’abbraccio di Antonella mi fa dimenticare tutto. O forse mi fa essere ancora piu’ consapevole del gesto compiuto. Nulla, forse, rispetto alla prestazione del disabile Baronti, che per primo ha concluso una Pistoia-Abetone in hand-bike, o alle splendide vittorie del marocchino Laraichi e della russa Marina “cognomeimpronunciabile”. Ma abbastanza per me, per la gioia che ho messo nel correrla. E nello scoprire, una volta ancora, che non c’e’ limite a nessun limite, se corpo e mente viaggiano insieme.
Le verdi chiome degli abeti hanno salutato la mia partenza, carico di prosciutti, magliette, medaglie (ma importa qualcosa?). In attesa di un sicuro ritorno.
Devil Trail 30
mile – Campionato Italiano Trail – km 48,3 – Perinaldo (IM)
Eccomi qui, claudicante e con un paio di unghie nere, a raccontarvi le mie
impressioni sul Devil Trail di Sanremo.
Finalmente ho assegnato dei visi precisi a un po' di DRS! Roberta Elia e
Valeria Maselli, per cominciare. Ma poi anche Luciano Zanardo, Diego
Gianoli, Paolo 'belin' Pagliotto: da adesso non saranno piu' anonime sigle!
Non so chi aveva pensato (forse io) che correre su sentieri e in mezzo ai
boschi fosse una gran figata... indubbiamente non per 48 chilometri! Vi
posso dire che gia' al primo passaggio al campo (dopo 15 km) le gambe erano
due pezzi di legno. Infatti i "sentieri" erano tipici sentieri liguri,
fatti
di sassi friabili, di roccia, di polvere, e naturalmente con alternanza di
salite mozzafiato e discese a picco. Tanto per gradire i primi 7 km erano in
forte discesa, e i secondi 7 in forte salita, cosi' da impedire qualsiasi
recupero in alcuna delle due fasi. Dal 15esimo fino al ristoro di Seborga
(31esimo km) si alternavano salitine e discesine (secondo l'organizzazione),
quando invece in mezzo c'era una salita a tornanti di alcuni km. Ma tant'e':
il bello doveva ancora venire. Dal 31esimo fino al 35-38esimo (ormai
calcolavo a occhio) si saliva di brutto su sentieri scoscesi che a chiamarli
ghiaioni si faceva loro un complimento. In diversi punti mi e' toccato
arrampicare con le mani, e pur camminando (perche' non era possibile fare
altrimenti) sentivo le pulsazioni a 180 (a sensazione). Insomma un massacro.
Quando sono arrivato in vetta (a 1090 m slm) e ho visto il mare
lontanissimo, il porto di Sanremo, le montagne dall'altra parte, ho avuto un
momento di rara bellezza, tuttavia offuscato dalla moltitudine di dolori che
il mio corpo percepiva. Ci eravamo infatti lungamente preoccupati dell'acqua
e della disidratazione (che invece, tra bottiglietta al ristoro, e canne o
fontanelle sul percorso, è stato tranquillamente superato), sottovalutando
forse il problema dell'irregolarità degli appoggi sul terreno a causa di
pietre e rocce che, almeno a me, ha dato grossi problemi agli alluci e alle
unghie, impedendomi in alcuni tratti una corsa normale. A quel punto avevo
abbandonato ogni velleita' di piazzamento, e anelavo con impazienza
all'arrivo. Quale sorpresa trovarmi a 6 km dall'arrivo (teoricamente tutti
in discesa) la segnalazione di un altro km di salita dura! Via, che sara'
mai? Un passo dietro l'altro, e su in vetta... La discesa, tra i dolori alle
unghie, e' un vero tormento, ma infine, come ogni cosa, giunge alla
conclusione. E l'arrivo al campo, 13esimo assoluto in 4h45', mi consola
delle sofferenze provate. Direte: tutto questo non sembra troppo zen. Beh,
non si puo' essere sempre perfetti, o no?
In realta' un'analisi piu' "tecnica" della mia prova, mi spinge a due
o tre
considerazioni.
1) Ho sbagliato la preparazione.
2) Ho sbagliato la tattica di gara
3) Ho sbagliato la scelta delle scarpe
Senza questi errori con tutta probabilita' avrei potuto finire con il gruppo
che ho abbandonato dopo Seborga (dieci minuti di sosta al ristoro..),
diciamo arrivando settimo od ottavo con una ventina di minuti in meno.
Cerchero quindi di prendere in modo zen almeno il dopo gara, accettando il
responso del cronometro, e ragionando su quello che posso imparare da
quest'esperienza.
1) La preparazione (diciamo l'ultimo mese..) e' stata centrata su prove
ripetute lunghe e veloci su terreno sterrato con salite e discese. Questo mi
ha dato un'ottima agilita' e potenza, e la capacita' di lavorare bene sotto
soglia. Invece dovevo concentrarmi, come per una 100 km, solo sulla
capacita' aerobica, risparmiando ogni stilla di energia per arrivare in
fondo correndo.
2) Conseguenza della preparazione e' stata la tattica di gara. Ho spinto
forte in discesa, guadagnando dei minuti, e mantenendo la spinta in salita.
Per poi fermarmi a camminare come un asino in pezzi asfaltati e in pianura
dopo il 25esimo-30esimo km. I cinque minuti guadagnati all'inizio si sono
trasformati in mezz'ore verso la fine.
3) Ho corso con le nike pegasus, un modello molto
comodo, e dotato di un
buon grip di suola. Non avevo fatto i conti con il microtrauma sulle punte
degli alluci e sulle unghie nelle discese a picco. Avrei preferito correre
con le sole calze, piuttosto che dovere fare i conti con quel dolore. Oggi
sceglierei un qualsiasi vecchio paio di scarpe, a cui bucherei lo spazio
sopra gli alluci, fregandomene del grip, dell'ammortizzazione, e di
qualunque altra caratteristica. Senza quell'handicap avrei potuto correre
anche in discesa nei km finali, guadagnando ancora (a parita' di fatica) dei
gran minuti. E il bello e' che ho anche preso in giro (bonariamente)
Pagliotto alla partenza, perche' correva con un paio di scarpe vecchie...
Insomma, sono un po' combattuto tra il sentimento di abbandono (troppo dura,
roba da muli, insomma, considerazioni alla Pioli) e il sentimento di sfida,
per far vedere alla montagna ligure di che pasta sono fatto. Non lo so, che
cosa farò. Di certo la sfida non mi ha lasciato indifferente. Prossima
fermata, forse, Grottazzolina al 9/9.
Stralocate avisina - 2/9/2001
Funziona!
Sto andando come un treno.
Venerdi' gia' avevo fatto un bell'allenamento keniano, sfruttando l'effetto
"Sommerlauf", del tipo: 10 km a 3'47" di media in pista, con - a
seguire
dopo un giro di pista tranquillo - 2 x 2000 in 6'55 - 6'59 (rec. 800 m a
3'55"/km).
Cosi' Domenica ho pensato bene di far girare le gambe sfidando qualcuno alla
Stralocate avisina, nota manifestazione AGAP della zona (Milano Sud) di
solito ben frequentata.
Alla partenza infatti trovo nientepopodimeno che Abderrazhak Ghabbar,
marocchino da 62' sulla mezza. Ma i primi 3 ricevevano in premio una
medaglia d'oro...
Il tempo di salutare un po' di vecchie conoscenze (Locate e' un po' l'inizio
della stagione autunnale - non me ne voglia Terfidi), e via che si parte per
la 18 km. La gara e' sempre ben organizzata, con i km (giusti) segnati ogni
2000 m, e con parecchi addetti sul percorso. Parto zen (tranquillo) e mi
ritrovo a non capire piu' nulla, per la solita cattiva abitudine di fare
partire insieme i due percorsi breve (12 km) e lungo (18). Saro' 20esimo?
Boh? Davanti a me si forma un gruppo di 3 atleti che viaggiano ad un bel
ritmo, a occhio sui 3'30"/km, e decido di alzare la frequenza e di stare
con
loro. Non vorrei strafare, ma so che se tengo un po' adesso, dopo, la mia
resistenza (acquisita tra abetoni, trail ed engadine) dovrebbe
avvantaggiarmi.
Al quinto km uno dei tre rallenta ed io decido di tenere dietro agli altri
due. Al sesto cede anche un altro, ed io mi attacco ai pantaloncini
dell'ultimo rimasto (Sergio Bossi, un osso duro). Il cronometro indica che
stiamo viaggiando a 3'28"!
Verso il decimo km Bossi comincia a rifiatare (3'35"), ed allora passo a
menare le danze io, e quando passiamo al bivio che divide i due percorsi, ci
dicono che siamo terzo e quarto. Il tempo di guardare meglio il percorso, e
ci accorgiamo che davanti a noi, oltre al fortissimo Ghabbar, imprendibile,
c'e' un "pelato" riminese con la maglia rossa che, forse, va un po'
piu'
piano di noi.
Per accontentare Mattia Freddi, lo mettiamo 'nel mirino', e al 14esimo km
(tirando un km a testa) gli siamo addosso. Ragiono. Il momento psicologico,
per lui, e' pessimo. Se cambio secco per 500 m e' probabile che lo si lasci
li' sul posto. E infatti scatto. Quando mi volto 500 m dopo, il riminese
(poi scopriro' trattarsi del forte Emanuele Zogno) e' li' adeso ai miei
fuseaux da ciclista, mentre la mia tattica ha schiantato il povero Bossi.
Ok, bello... iniziano le danze.
Mi sentivo come probabilmente Barbi dopo una buona bevuta di epo: il cuore
che batteva potente, e le gambe che giravano velocissime con una fatica
relativa (probabilmente senza grandi accumuli di acido lattico). Ho tirato
forte fino al 16esimo km, con parziali ancora da 3'27-3'29 (nonostante il
percorso erboso e, talora, fangoso), poi ho provato ad andarmene: che
saranno infine due km alla morte? Il riminese pero' non era dell'idea di
mollarmi, e fino al cartello dell'ultimo km mi e' rimasto appiccicato.
Per poi naturalmente, cattivissimo, scattare con un cambio secco.
Giuro, ho provato a stargli dietro. Impossibile. In 700 m mi ha preso 25-30
m di vantaggio. Tanto da farmi pensare battuto senza speranza. Ma la
speranza non deve mai morire. All'ingresso del parchetto, a 300 m dallo
striscione dell'arrivo, ho cambiato passo io. Le grida della gente,
l'incitazione, le endorfine, lo zen... ragazzi non so che dirvi: l'ho visto
avvicinarsi metro dopo metro, e tre (tre!) metri prima dello striscione
d'arrivo l'ho fulminato!
E' raro che goda in modo cosi' smodato per una gara, ma vi confesso: ho
goduto alla grande.
Secondo dietro a Ghabbar (1h00'39 il suo tempo, contro 1h03'55" fatto da
me)
non c'ero mai arrivato. E' stato entusiasmante, godurioso e divertente. Non
so cosa mi aspetta a breve: spero solo di divertirmi sempre cosi'!
Complimenti all'Alessandra Colautti, grande terza dietro Chiara Boschini.
Domenica correro' la maratona del Piceno, e chissa'.. se il caldo torrido
non ci mette lo zampino....
Abbracci zen a tutti
Luca
Domenica 9/9 Maratona del
Piceno a Grottazzolina.
Bella l'organizzazione, km e ristori perfetti, piacevole il percorso,
ricchi
premi: e' una gara che consiglio a tutti, tranne a quelli che vogliono fare
il personale. Nonostante infatti le simpatiche altimetrie pubblicate sul
sito (solo 100 m di dislivello), la gara e' tutta un saliscendi, e dal
25esimo in poi decolla in lieve ma costante salita fino all'arrivo,
determinando quella simpatica sintomatologia nota col nome di "gambadelegn"
che innalza il ritmo al km del 30-35 per cento senza che l'atleta se ne
accorga...
C'era un mucchio di gente forte: Caimmi, Bourifa, Curzi, Kering, Cheruyot
Sigei, Minici, Rinaldi, Zenucchi, Calcaterra e D'Innocenti, il mitico Mario
Fattore (secondo al passatore e primo al Devil trail), Andrea Silicani
(terzo alla Pistoia Abetone) e parecchi altri forse a voi sconosciuti, ma a
me no, in grado di correre tra le 2 h e 20 e le 2 h e 30.
Scelgo di partire prudente (meno male), e trovo dopo qualche km un buon
treno (un marchigiano), che viaggia a 3'40-3'42 al km. E' seguito da quattro
biciclette, che lo nutrono e coccolano di ogni ben di dio, dall'acqua ai
sali, alle maltodestrine. Io ho Antonella che mi aspetta all'arrivo, e mi va
bene cosi'. Fa un gran caldo, e temo di non tenere quel ritmo, ma mi sembra
stupido rallentare due secondi al km e perdere il traino. Tiriamo innanzi..
Ci contano 24 e 25esimo. L'idea mi piace. Crollera' qualcuno davanti? Terro'
quel ritmo?
Al 21esimo passiamo in 1 h 18'44", e tutto sembra andare bene. E'
bellissimo
correre.
Il caldo si fa torrido, e al 25esimo inizia la salita. Bastano 3 km a 3'45
per capire che devo rallentare. Abbandono il traino uomo-bici e inizio la
mia personale salita zen, concentrandomi sul ritmo, sulle gambe, sul sangue
che porta ossigeno ai muscoli, sul corpo che mobilizza grassi e zuccheri per
produrre energia, sull'azione di corsa che voglio sentire fluida, economica
ed efficace.
Sto correndo da solo, e la salita mi fa rallentare parecchio, ma nonostante
tutto raggiungo e supero dei concorrenti, uno dei quali e' il marchigiano
delle maltodestrine. Lo incito a seguirmi piano piano, ma non ce la fa.
Mi premio con una breve sosta al ristoro del 35esimo e del 40esimo. Poi via
cercando fluidita' di gesti e di respiro. Non guardo piu' il cronometro,
perche' avrebbe poco senso: credo di essere sopra i 4 al km, ma quello che
mi importa e' mantenermi brillante e regolare. Per andare forte ci saranno
altri allenamenti e altre gare.
Qualcuno mi passa, ma ormai sto correndo per me. L'ultimo km e' in salita
dura, ma riesco a correrlo tutto in brillantezza, e gli ultimi 200 m in
lieve discesa diventano passerella tra gli applausi della gente sotto gli
archi di plastica gonfiabile.
Sono diciottesimo assoluto in una maratona internazionale: non mi era mai
successo. Il tempo (alla fine 2h50'25") e' 14' superiore al mio personale,
ma per me e' come se avessi corso su quei livelli. Ho saputo tenere testa
allo sforzo fisico e al caldo con consapevolezza, trasformando la fatica in
semplice sensazione, e ho lasciato alle mie spalle parecchi atleti ben piu'
accreditati di me.
Raccolgo briciole di gioia seduto sul selciato, mentre Antonella mi
abbraccia, un po' cosciente e un po' incosciente. Capisco, forse con la
espansione percettiva che le endorfine in quel momento mi danno, guardando
negli occhi alcuni degli altri atleti top (e' bello conoscerne tanti di nome
e di carattere!), quanto sia vero che siamo tutti, tutti, una sola cosa.
Dopo due ore di ristori, premiazioni, speaker, expo ecc. mi soffermo a
guardare gli arrivi che si susseguono. Atleti da 5 ore che arrivano gioiosi,
stanchi, felici. Uno di questi prende per mano il suo bimbo di 4-5 anni che
lo saluta, e con lui e la moglie attraversa felice l'arrivo tra gli
applausi. Sono li' con lui. Sono lui, e lui e' me.
Mi viene un po' da piangere, e mi godo quel momento come uno dei tanti,
stupendi, che la vita ogni tanto ci regala.
Maratonina di Varazze (SV) -
11/11/2001
Trasferta degna di questo nome in quel di Varazze,
con mini raduno
interregionale DRS la sera prima con Pioli e Pesce (nel senso di elianto..).
Che approfitto per ringraziare, oltre che per la piacevolissima compagnia,
anche per le simpaticissime consorti, presentatesi con gustosissime
specialità liguri (polpettone di patate, tortini di spinaci, pane sardo,
dolcetto e bonarda). L'abbondante pasta integrale coi carciofi preparata da
Antonella e le castagne civennesi in the end hanno prevenuto la tentazione
di fare arrosto i quattro gioiosi diavoletti under 10 presenti alla cenetta.
Assente giustificato, o quasi, Pagliotto, a causa della distanza, che
avrebbe forse bilanciato lo sbilanciamento "verso sinistra" degli
allegri OT
pseudopolitici che ci hanno accompagnato per mezza serata.
Ma veniamo alla maratonina. Gia' a fine cena abbiamo scoperto che aveva
cominciato a piovere, ma la vera sorpresa doveva arrivare il giorno
successivo, quando all'alba siamo stati svegliati da un mezzo tifone come
quelli che solo il mare puo' regalarci. Pioggia fitta e fastidiosa, con
intense folate di vento gelato, ed alte creste ondose che regalavano spruzzi
fino in casa.
Stanti cosi' le cose ho optato per lasciare bimbi e signora nel tepore della
casa, recandomi alla partenza eliminando qualsiasi ambizione cronometrica.
peccato per il tempo: avrei pensato a gareggiare per la posizione, e per il
piacere di sfidare i marosi...
Rischio la vita sui viadotti tra Arenzano e Varazze, dove il vento sembra
spazzar via il mio furgoncino kangoo, ma in qualche modo arrivo alla
partenza.
La maratonina prevedeva anche una "marcia" di 4 km, di solito
appannaggio
solo di bimbi e genitori. In Liguria invece diventa anch'essa competitiva.
Sicche' alla partenza, ritmi forsennati, e gran confusione.
Dopo 4 km, finalmente, posso capire dove sono. Il vento infuria come non
mai, e il cronometro fingo che non esista, ma in compenso mi trovo in un
folto gruppo, il cui battistrada e' in 15esima posizione. Stiamo al coperto,
e vediamo che succede.
Trattandosi di un circuito, con molti tratti avant/indre' era molto agevole
vedere le posizioni davanti. E davanti a noi, infatti, c'era un gruppo di 3
atleti. Alla fine del primo giro tutto il nostro gruppone li riprende. In
tal modo il battistrada si trova adesso 12esimo. Si puo' sognare la decima
posizione? In verita' i primi nove filano come treni, e il piu' vicino (un
marocchino) avra' un vantaggio da noi di 200 m. Impossibile.
Quando guardo l'orologio la prima volta, mi accorgo che stiamo girando a
3'30"/km precisi. Troppa grazia. Pensavo di girare a 3'50" con quel
ventaccio contrario. Si vede che in parte il vento a favore bilancia.
Ad ogni passaggio avant/indre' ricevo il generoso tifo del trio Pagliotto,
Pesce, Pioli, di cui alla fine (Pagliotz a parte) perdero' traccia.
Passo al km 10 in 35'02", ancora 3'30"/km precisi. E sto benissimo.
Sono in
un gruppo di 10-12 persone, tra cui un paio di atleti forti che conosco
(Vicari, Grella), ma so, sento, che nessuno mi battera' se riusciro' ad
esprimermi al meglio.
Infine il miracolo. I 200 m del marocchino si sono dimezzati. E intorno al
13esimo km inizia la caccia! Si tira un po' per uno. Cerco di farmi tirare
controvento. Ma quando il ritmo rallenta, devo spingere io, se no addio
Marocco.
E all'inizio del terzo e ultimo giro, a 7 km dall'arrivo, il
ricongiungimento e' quasi fatto.
Ma i miracoli non avvengono mai da soli. Improvvisamente ci si materializza
davanti l'atleta che era terzo. Aveva ceduto di schianto. Ci vede arrivare
in gruppo, e riparte con noi. Fatti prigionieri entrambi, dunque, il primo
del gruppo si trova ad essere decimo. nel frattempo il cronometro ci avverte
che, nonostante la bufera, stiamo viaggiando a 3'26"/km. E sto ancora
benissimo.
L'ex terzo a quel punto decide che ne ha ancora, e strappa all'attacco. Non
ci penso due volte e scatto con lui. Sono 500 m duri, ma quando finalmente
rifiata, siamo rimasti solo in 4 o 5. E il primo di noi e' decimo. Nel
frattempo il km e' stato percorso a 3'24". A 5 km dall'arrivo l'ex terzo
depone le armi. Al suo posto arriva una "lepre". E' un amico di un mio
avversario "occhialuto" che vorrebbe finire sotto l'ora e tredici. E
parte
come un forsennato a 3'20". Il tempo di violentarmi, e lo seguo da vicino.
Gli dico: sei pazzo? Se va bene chiudiamo a 1h13'40.. e c'e' sempre vento!
Lui insiste, e io dietro. Siamo soli: decimo e 11esimo. 20 metri dietro, il
coriaceo Pietro Vicari. La lepre dura due km, e a quel punto sono c...
nostri. L'occhialuto spinge. Appena rifiata parto io. Mi segua, se ne e'
capace. E' capace, accidenti.
Quando vedo a terra la scritta 19esimo km, e sento il fiato di Vicari che si
avvicina, butto il cuore oltre l'ostacolo, e nel pezzo controvento piu'
duro, aumento le frequenze e accorcio il passo. Quando mi giro, occhialuto
e' a 20 m e Vicari a 40. E' il "duemila" piu' duro che abbia mai
fatto, ma
capisco che e' fatta. Sono decimo!
Do' un'occhiata al cronometro e vedo 1h13'03" (poi ufficiale sara'
13'06" ma
chi se ne frega..). Vai Luca. Troppo bello. Troppo divertente.
E se cominciassi a fare qualche maratonina sul serio?
E se non ci fossero venti e tempeste?
Mi sono perso il road-ritrovo, ok e avrei voluto godermi Attilio Dark Vader,
giuro. Ma forse, vagliati pro e contro, ne e' valsa la pena.
Un grazie riconoscente al trio Pagliotz/Pioli/Pesce per i continui
incitamenti, senza i quali non mi sarei divertito allo stesso modo.
Maratona di Milano -
2/12/2001
Ed eccomi a casa, la sera, con un caleidoscopio di splendide immagini
che mi
frulla per la testa.
A partire dal radunone con tutti i deads in zona expo dove, questa volta, mi
sono perso Spataro per pochi minuti! Ma dove ho potuto fare la firma a Nadia
Nannizzi sul libro che sta girando tutte le maratone della penisola. E dove
ho ritirato il famoso mirto drs, che e' stato bevuto (in parte) in loco.
Due giorni di diarrea mi avevano fatto temere il peggio. Eppure, niente
forzature alimentari, niente prodotti inusuali.... credo si trattasse di una
risposta personale al febbrone a 38.9 della mia bimba di venerdì.
Stavolta pronto al peggio, mi ero portato io la bottiglietta "di
emergenza",
ma alla fine un ospitale cespuglio di forsythie nel parco aveva ricevuto una
concimazione straordinaria a dieci minuti dal via...
Parto quindi molto indietro, e ci metto quasi 20" a passare sotto la
partenza dopo lo sparo. Premo lì il mio cronometro per avere informazioni
corrette sul mio ritmo.
Parto a sensazione, tra spintoni e gimkane (ma perché molti si ostinano a
partire coi primi se poi viaggiano a 7'/km?), e il primo 1000 lo corro in
3'47". Gia' con il secondo mi riporto sul mio ritmo da 3'40". A parte
un
gran freddo e la sensazione di svuotamento "interiore", tutto scorre
bene.
La gara e' lunga, e cerco di correre rotondo e rilassato.
Dopo un po' di km mi affianca Gastone Breccia. Anche lui partito dietro.
Ragazzi che bella corsa che ha! Falcate lunghe ed armoniose, azione in
spinta elegante... mi sentivo un rospo vicino a lui.
Staremo insieme fino quasi alla mezza, poi piano piano cedera', lamentando
gambe dure.
In via Melchiorre Gioia mi conto circa 160esimo.
Passo alla mezza in 1h17'20. Praticamente un orologio.
Verso il 25esimo mi trovo a dover scegliere se staccarmi dal folto gruppo in
cui ero, e seguire la scia di due in accelerazione, oppure stare dove sono.
Scelgo la prima.
Verso il 29esimo mi trovo solo, ma sto ancora girando a 3'42-3'45. Devo solo
tenere, e il peggio, lo so, deve ancora arrivare.
In via Manin trovo la scritta GO DRS, non si fanno prigionieri! E capisco di
essere parte di qualcosa di forte!
Ai ristori scelgo di non prendere nulla, perche' poche gocce di enervit (al
primo), mi scatenano uno stimolo "bassissimo" che mi fa preferire non
provarci piu'...
Grazie al cielo ogni tanto trovo il limone, che succhio avidamente (hai
visto mai che l'acido citrico combinato con l'acetil-CoA stimoli la beta
ossidazione degli acidi grassi...).
La gara, praticamente, inizia al 30esimo. Il panorama aiuta non poco: corso
Sempione, piazza Scala, il Duomo. E' bello correre sulle strade di casa.
Non me ne accorgo, e superando grappoli di runner, arrivo al 36esimo. Penso
che mancano poco piu' di 5 km. 12,5 giri di pista, piu' qualcosina... E la
crisi?
Ragazzi... non e' proprio esistita.
Avevo indolenzimenti in vari punti delle gambe, sensazioni di pre-crampi e
un freddo ladro. Ma nessun problema di fine del carburante. Nessuno.
Passato il 37esimo in mezzo al parco (a lato dell'Arena), capisco che e'
davvero finita, e che la crisi non arrivera' piu'.
Il tifo di Antonella e' alle stelle e mi mette le ali. Supero gente a piu'
non posso, e alla fine mi permetto anche il lusso di una volata con il
mitico Franco Clima (che obviously vinco).
All'arrivo chiudo in 2h36'11" (mio cronometro) a fronte di un tempo
"dallo
sparo" di 2h36'31". Mi rendo conto di aver corso la seconda meta' gara
in
1h18'51", quindi di avere tenuto molto bene (considerata la
"solitudine").
All'arrivo scopro anche di essere 76esimo assoluto, e quinto della mia
categoria (M40). Nonche' primo dell'associazione "Children in crisis"
per la
quale avevo trovato 3 "sponsor".
Mi becco quindi i baci delle signorine addette al ricevimento, e poi mi
abbandono tra le braccia di Antonella e Nadina (guarita alla grande con i
nostri pasticcetti omeopatici).
La gioia del risultato raggiunto e' mitigata da una crisi di freddo (forse
complice la disidratazione... da concime), che mi fa tremare come una foglia
e battere i denti fino al rientro a casa.
Il tempo di un bagno caldo, e sono al computer a cercare di scoprire i
risultati di tutti gli altri.
So poco o nulla: un Attilio che ha finito bene in 3h32", e pochissimo
altro.
Spero che la connessione col sito della gara (ora strapiena) si ripristini
presto.
E faccio i miei piu' stupendi complimenti a tutti coloro che, con coraggio e
determinazione, sono arrivati in fondo a questa stupenda gara.
Ora tocca agli emiliani: forza cinni!
Abbraccissimi (stanchissimi)
Luca
C'e' poco da raccontare, se non la bella serata passata insieme a Paolo de
Zordo
con contorno di bimbi che si massacravano. Il buon vino e i buoni cibi mi hanno
dato,
credo, la spinta per finire decorosamente.
Sono partito con tanta paura che la coscia potesse farmi male. Quando ho
superato il quinto km ancora a ridosso dei primi, e senza alcun sintomo
nonostante le dure salite iniziali, ho capito che forse sarei riuscito a
finire.
Purtroppo i non-allenamenti di quest'ultimo mese si sono fatti sentire. Le
salite (contornati da autobus e file di auto) pure. Quindi gia' verso il
decimo km ho iniziato a rallentare. Sono stato a lungo in tredicesima
posizione, tranquillo. All'inizio del salitone di Sori, a solo 3-4 km
dall'arrivo, ho sentito una fitta al soleo destro, sicuramente a causa della
corsa un po' contratta con cui cercavo di risparmiare la coscia
ex-infortunata. Ma ho capito non essere un problema grave. Mi sono cosi'
fermato a camminare per cento-duecento metri, poi ho ripreso lentamente. In
quel tratto mi hanno superato alcuni atleti (ma i distacchi erano abissali),
e l'ultimo paio di km li ho corsi ancora a buon ritmo.
Insomma ho chiuso (17esimo) la mia prima "gara" del dopo sosta in 1h07
(ma
non chiedetemi a quale ritmo stessi correndo, perche' lo ignoro). Sono
arrivato in fondo senza "grossi" problemi, e tanto mi basta.
Maratonina "Città di Como" - 3/3/2002
Impresa riuscita.
Sono riuscito ad arrivare in fondo ad un ritmo piuttosto regolare, ed era
cio' che mi ripromettevo.
Al mattino c'era il diluvio universale. Le spazzole del tergicristallo, a
velocita' massima, faticavano a rimuovere il mare di acqua che si riversava
sul vetro.
Arrivato a Como, per fortuna, ha smesso, ma il percorso era tutto costellato
di pozzanghere.
Percorso: avant'indre' lungo dieci km e mezzo, con due valichi montuosi
(catene in quota) con relative discese. In totale quattro vette da scalare.
Insomma, umidita' 100x100 e salite/discese... i miei poveri tendini potevano
avere una prova d'esordio piu' facile ma... e' quando il gioco si fa duro
che i duri scendono in campo.
Lasciati sfilare i soliti Armuzzi (fratelli), Belluschi, Marelli ecc. mi
sono adagiato in un gruppo le cui posizioni andavano dal nono al 15esimo, e
li' sono restato ("Hic manebimus optime...").
Passato al decimo km in 35'24", e al quindicesimo in 53'40" ho sentito
i
tendini indurirsi. Stavolta non mi sono fatto fregare, pero' (come a Recco).
Ho rallentato per circa 500 m (mi ha superato un solo atleta - diciamo che
ho corso a 4'00 al km?), poi piano piano, cercando una corsa fluidissima e
concentrandomi sulla decontrazione del gesto, ho ripreso ad andar forte.
Ho ripreso altri due runner (uno negli ultimi 300 m) e alla fine ho chiuso
in 1h15'35", classificandomi comunque 11esimo assoluto e primo di categoria
(M40). Tutto cio' mi consente di ipotizzare una Ferrara un po' piu' allegra,
anche se mi mancano gli allenamenti specifici.
Faro' si' il turista, ma cerchero' anche di "viaggiare" a un ritmo
decente.
Facendo il famoso lunghissimo di 42 km di cui si parla in lista (si' Dave,
lo consiglio anch'io.. purche' non venga interpretato come una gara!).
La premiazione si e' svolta su una piattaforma alta 80 cm da terra. Non c'e'
stato uno tra i premiati che non abbia camminato sulle uova nel scendere o
nel salire dal palco (la vincitrice, a momenti "scarliga" tra le
braccia del sindaco). A dimostrazione che tendini e polpacci dei top runner
erano stati messi a dura prova quanto i miei.
Dalla prossima settimana (Paullo) incomincio a fare sul serio!
Abbracci a tutti
Luca
Corsa di Primavera a Paullo (MI) -
10 Marzo 2002
Domenica di test, ieri, alla Corsa di Primavera a Paullo. Appuntamento per
me obbligato in quanto:
- Parte a 5 km dal mio vivaio
- Si snoda lungo il canale Muzza su un percorso che ho frequentato a lungo
in passato nei miei allenamenti con la Bizioli
- E' il debutto primaverile delle tapasciate "sacchettare", e mi
permette di
rivedere praticamente TUTTI i miei usuali colleghi-rivali.
Infatti c'erano proprio tutti. Sarà per i buoni premi, sarà perche' la gente
non ne puo' piu' di infangarsi nelle campestri, ma era frequentatissima.
L'atmosfera era da raduno di vecchi compagni di liceo: pacche sulle spalle e
virili prese per i fondelli. Basti dire che ha vinto Davide Milesi
(forestale) seguito da Elio Belluschi. Dietro di loro parecchi agonisti di
rango, e diversi amatori tosti.
Non ero al massimo (come ahime' ben sapete) della condizione. Ma avevo
voglia di divertirmi, e di testare un percorso veloce (13,8 km). Cosi' ho
fatto, pur sapendo che meglio mi avrebbe fatto (ai fini di Ferrara) un buon
lunghissimo. Sarà per un'altra volta.
E' stato piuttosto godurioso. Sono arrivato 13esimo alle spalle del grande
Marco Fantone (credo di non essergli mai arrivato cosi' vicino in vita mia)
lasciandomi alle spalle fior di amatori. Bellissima la sensazione quando,
ormai quasi delineate le posizioni, sono stato superato da Marco (che parte
sempre molto prudente, ancora piu' di me), e ho avuto la forza di restargli
attaccato fino all'arrivo. Non con la grinta, come si potrebbe immaginare,
ma con la concentrazione, la scioltezza dei movimenti, la fluidita' del
passo.
Come guadagnava 4-5 m (stava eseguendo la sua consueta accelerazione
finale), io mi concentravo sulla mia corsa e, quasi senza accorgermene,
ritornavo sotto. Come direbbe qualcuno(a): un passo dopo l'altro...
E' stato molto bello rendermi conto di riuscire ad andare piu' veloce di
quanto il mio corpo, stanco e contratto, mi avrebbe consentito di fare.
Un altro piccolo tassello "pratico" alla comprensione dei miei curiosi
meccanismi di corsa. Provare per godere.
Abbracci
Luca
Stramilano amatori - km 21,097 - 14/4/02
Bella giornata di sport ieri a Milano, con il contorno di una piacevole
serata "pastaritica" (con battesimo milanese a base di bonarda per
Pino
o'pelato - che poi tanto pelato non e' - e incantevoli foto di Gianluigi dal
Sahara) e la cornice della splendida gara di Londra (wow) di fronte alla
quale qualsiasi nostra impresa evapora.
Approfittando della buona prova di efficienza di Ferrara, contavo di poter
fare una buona mezza, con lo stimolo dei tanti atleti forti che di solito vi
prendono parte. Purtroppo lo stress lavorativo di questo infame periodo (4
furti in un mese, e problemi di ogni tipo per la sovrabbondanza di lavori..)
mi impedisce di concentrarmi come vorrei nella corsa. D'altra parte so che
ogni anno e' cosi', quindi, o mangio 'sta minestra o salto la stramilano
che, guarda la sfortuna, cade sempre in primavera!
Il venerdi' sera ho avuto un dolore renale, sicuramente legato allo stress
della settimana, che mi ha messo in ginocchio. Forse qualcuno in pizzeria se
ne sara' accorto, ma non ero per niente al meglio. Tuttavia, com'e' come non
e', mi e' bastato sentire lo sparo dello starter e tutto si e' dissolto come
neve al sole.
Primo 1000 a 3'18 e buone sensazioni, di gambe che giravano facili.
Schizzano via come proiettili Donati, Pizzi (che prima della partenza mi
dice: si', sto benino... settimana scorsa ho fatto un 10.000 in 30'50"..),
Traina, Aziz Meliani, Cimato, il gruppo di siciliani di Sciacca e pochi
altri. Io mi accomodo in un gruppo nel quale conosco praticamente tutti:
Bossi, Biffi, Colombo, Moscato, Mininni (vincitore l'anno scorso), Carbone,
Oberti, Clima, Frigerio... non ne manca uno!
I passaggi si susseguono regolari a 3'23-3'25. Passiamo al 5000 in 17'00, e
al 10.000 in 34'06 (17'06 il parziale).
A quel punto Colombo e Mininni cominciano a tirarsi il collo a vicenda.
Decido di tenere duro, e di stare con loro. Incomincia la selezione: bastano
un paio di km a 3'20 e sulle salitelle vicino al parco Ravizza cadono teste
blasonate: perdiamo Bossi, Carbone, Biffi, Clima, Frigerio, Moscato, e
rimaniamo in 5 duri.
Il tratto sul viale Troya (l'hanno chiamato cosi' per i bestemmioni che la
gente tira al 15esimo...) e' per me il piu' duro. Perdo contatto da Colombo
(che si fa seguire da un ragazzo che avrà forse 25 anni), mentre Mininni
cede di schianto, ed io rimango dietro a un siciliano e a un altro ragazzo
con bandana al vento.
Il passaggio al 15esimo e' in 51'31": parziale di 17'25 sul 5000. Mi sembra
impossibile avere rallentato tanto. E' il momento di correre concentrato.
Sento il ritmo dei miei passi sul selciato, sento la stanchezza che sale, ma
sento anche la certezza di poter finire all'incirca a quel ritmo.
Come sono lontani i tempi in cui avevo paura di cedere di schianto a due km
dalla fine!
I due avversari sono li' a poche decine di metri. Soffrono anche loro,
probabilmente. Ma non riesco a recuperare in alcun modo. Faccio il giro nel
parco pensando di dover fare un intero giro nell'arena. Alle mie spalle,
intanto, si materializza Fabio Oberti. Non mi sono accorto, e mi ha ripreso
proprio 50 metri prima dell'ingresso nello stadio. Sono cotto, e pensando al
giro di pista, lo lascio andare.
All'ingresso dell'Arena pero' mi accorgo che l'arrivo e' proprio li', a 100
m. Eh, no, Obertone mio. 100 m a manetta sono ancora capace di farli. E' una
sfida titanica, all'ultimo dente. Ma alla fine la spunto io, e sono 13esimo
assoluto.
Nella sala Appiani ricevo poi il premio alla mia fatica: una bella medaglia
piu' pesante di tutte quelle mai vinte finora. E li' incontro il vero
vincitore: Remo Andreolli. Grandioso primo classificato nella categoria M75
con il tempo stratosferico di 1h40'!
Sono stanchissimo ma i muscoli fremono e la mente (che con loro e' un
tutt'uno) e' stimolata, risvegliata, piena.
Che stupenda giornata.....
PS: L'ORN di oggi e' quello di Antonella, che ha corso (alternando corsa e
cammino) per 7 km, alla media di 7'19"/km!!!! DRStr. prendete nota! Ale'
Anto....
Gara sociale "Gamber de
Cuncuress" - Monza Parco - 21/4/02
Un abbraccio a tutti!
Giorni convulsi per il lavoro. Per permettermi il viaggio a Pisa (inteso
come tempo) devo lavorare il doppio in questi giorni.
Tuttavia, forse per la prima volta, riesco anche a correre come si deve.
Latito un po' nei messaggi, ma... chi non riceve complimenti ecc.. sappia
pero' che nel cuore ce li ho tutti. Dopo giugno, giuro, ricomincio a
scriverli.
Giovedi' allenamento stupendo al parco di Arcore, con il mio solito
progressivo collinare di 16 km. Ad ogni giro da 4 km cambio marcia (senza
alcuna sosta). Nell'ultimo, stavolta, ho anche battuto il record (mio),
rispetto alla prova che avevo sostenuto dieci giorni prima del 2h36 di
Milano. Il guadagno e' di circa 20 secondi al giro! Mi tocco, e incrocio
anche le dita dei piedi.
Oggi (domenica) ho corso una gara di 10 km (misurati 10,160) all'interno del
parco di Monza. Era la gara sociale dei mitici "Gamber de Cuncuress".
Essendo a soli 4 giorni dalla maratona di Pisa, mi ripromettevo di fare una
specie di medio "corto", cioe' poco "stanchevole".
La gara pero' e' "open", cioe' aperta a chiunque voglia partecipare,
Gamber
o meno. E poiche' il parco di Monza e' sempre ben frequentato, mi sono
trovato di fronte alla partenza nientemeno che Maurizio Passoni, Giuseppe
Fadda, Loris Farina (chi li conosce sa cosa voglio dire), e Rocca
"figlio"
(un 17enne da 2'40" sui 1000..), insieme a un paio di centinaia di altri
sciamannati.
Ragazzi.. mi conoscete. Va bene la tattica, i ragionamenti ecc. ma se c'e'
una bella gara, lo zen comanda e.. mi butto!
Cosi' e' stato, come previsto. Dopo il primo km a 3'21, si e' creato un
gruppone di 15 atleti, e i due km successivi sono stati corsi piu'
tranquilli, intorno ai 3'30. Gara tattica, ho detto: meglio cosi'. Non ho
fatto a tempo a pensarlo che Passoni e' partito sciroppandosi un paio di km
a 3'20, e picchiando duro sul piede dei 3'16 dal quinto km in avanti.
Gente... che sofferenza. S'e' fatta subito selezione, e siamo rimasti in 5,
poi in 4. Io arrancavo qualche metro indietro: davanti a me, apparentemente
a posto, Fadda e "Rocchino" oltre al gia' citato Passoni. A 1500 m
dalla
fine, tuttavia, la consapevolezza del fatto che gli altri soffrivano quanto
me, ma forse non avevano la mia resistenza, mi ha dato coraggio. E sono
andato a tirare. Momenti magici: le gambe che andavano belle frequenti, e la
sensazione di poter ancora accelerare. Psicologicamente, avevo assestato
loro un brutto colpo. Ma eravamo tutti ancora li'.
Sull'ultimo ponte (600 m all'arrivo) "Rocchino" mi supera e lancia una
volata in piena regola. Lo lascio sfogare, guadagna dei bei metri. Raccolgo
tutte le mie energie fisiche e mentali, e provo a stargli attaccato. Passo
Fadda, e anche Passoni. Mi attacco ai calzoncini del battistrada. Non appena
lo sento prendere fiato, lancio la mia, di volata.
Come lo passo, molla (ma ha solo 17 anni, capira', in futuro, che occorre
imparare a non mollare, soprattutto se si e' piu' forti). Vinco in solitaria
a braccia alzate, con 30 e piu' metri di vantaggio! Sono passato ai 10.000
in 33'20", con l'ultimo 1000 corso in 3'11". Sono ebbro di gioia. Mi
e' del
tutto insolito vincere un 10.000!
Mi festeggiano i miei bimbi Maurizio e Alberto, ma non riesco a fermarmi che
pochi istanti.
Inverto infatti la marcia, per andare a "prendere" Antonella, al suo
MITICISSIMO esordio agonistico.
Tanta la voglia di lei, che corro ancora (invertendo il senso di marcia)
intorno ai 4'/km. La trovo tra il sesto e il settimo km che, come da
accordi, sta alternando due minuti di corsa a uno di cammino veloce. Finiamo
alla grande, insieme (buoni ultimi) passando al decimo km in 1h15'06 (media
complessiva di 7'30"/km!). Grande Anto!
Se questo e' il risultato di 3 settimane di allenamento partendo da zero,
non so cosa aspettarmi per il 7/6! Tabellozzatori, occhio!
Insomma, grandioso inizio di Domenica (inizio perche' poi... subito al
vivaio!). So che tutti mi direte: ma cacchio! a soli 4 giorni dalla
maratona! Ok, avete tutti ragione. Ma di maratone ce ne saranno tante, e a
me piace cosi'.
Rustico, un po' pazzo, ma felice.
Superabbraccissimi pre-pisani
Luca
Maratona di Pisa - 25 Aprile 2002
Grande Pisa!
Occhi pieni di cose belle, e tanta tanta fatica.
Ma prima di tutto, voglio dare ai DRS (e in specie a PDZ) una notizia: INDRO
ESISTE!
L'ho visto, e l'ho anche fotografato! Tra qualche giorno apparira' sul mio
sito, con il mio braccio sulla spalla! Anche se devo confessare che ho
timore a scaricare le foto sul PC, per il timore che al suo posto appaia il
"vuoto", e che si sia trattato di un'allucinazione...
Il rischio allucinazioni, invece si e' fatto consistente in gara, dove il
caldo della parte finale ha messo a rischio una buona prestazione, e ha
lasciato numerosi "morti" sul percorso.
Prima di partire, ho avuto il piacere di conoscere (oltre al mitico Indro
and father) Andrea "tatuaggiodelpisa" Maggini, Marco "accenture"
Cecchella,
Giuseppe Schiavone e Gerardo Fara, completando quasi la mia collezione di
figurine DRS "live". Peccato non aver potuto presenziare alla cena
della
vigilia! Ho inoltre rivisto con piacere Nadia Nannizzi (bacio acrobatico
sulle mura del lungarno, sotto gli occhi vigili di Antonella) e il grande
Mattia Freddi (con tanto di maglietta podisti.net e adesivi personalizzati).
Infine, sono partito. Le gambe ancora un po' provate dal 10.000
in 33'20 di
soli 4 giorni fa, e dal durissimo progressivo collinare di 7 giorni prima.
Ma con l'occhio vigile a cercare il pettorale n. 304 di un certo Claudio
Leoncini, le cui potenziali "acrobazie" di altro genere mi
preoccupavano un
poco.
Misteri delle maratone minori... mi sono trovato nel gruppo di testa. Il
passo era il mio (3'40 al primo km) quindi c'era qualcosa che non andava.
Eppure risultavano iscritti 4 kenio/tanzaniani (e non minori: Kipkering,
Rutto, Chisahayo e Kiprotich), Mattia Treve, Stefano Sartori, e una
quindicina di atleti con personali sotto le 2h30'. Piu' altri 400 iscritti.
Che ci facevo li'?
Già, che ci facevo li'???? In quel gruppo c'erano Treve e tutti gli altri,
ma non vedevo i negri. Ho pensato: prudenza...
Dopo un paio di km un certo Pozzebon cambia marcia e sparisce alla vista.
Arriverà poi terzo assoluto. Dopo una manciata di km Kipkering e Rutto (beh,
non e' colpa sua se si chiama cosi'..) si materializzano al mio fianco, dove
restano per qualche frazione di secondo, prima di lanciarsi all'inseguimento
del succitato Pozzebon. E gli altri due coloured? Io non li ho piu' visti,
dal che deduco una delle seguenti possibilita':
1) Non sono partiti.
2) Si sono sciroppati un allenamento tranquillo
3) Facevano un test sulla 100
4) Hanno incontrato Mario Rizzi riconoscendolo come padre
5) Non sono riusciti a raggiungermi :-))))))
Poco dopo ho perso di vista Treve (toscanissimo, ma anch'egli dall'aspetto
"coloured"), il veloce e tatuato Andrea Davini, e un paio di altri
matti,
che ho poi ripescato sul percorso piegati in due (tutti e due).
Insomma, facendo due calcoli, e non considerando il potenziale rientro di
Chisahayo e Kiprotich, nonche' quello (sempre possibile) di Leoncini (magari
a bordo di un deltaplano), ho capito che mi trovavo nel gruppo il cui
battistrada era sesto. Sesto. In una maratona internazionale. Brr... che
brividi.
La compagnia era insidiosa. Con me due toscani dell'Atl.Vinci (Acconci e
Becattini, accreditatisi di 2h30 ciascuno - chi li volesse vedere, puo'
comprare Podismo di questo mese: sono entrambi in copertina a fare i
gabbiani all'Andreucci nella maratonina di Prato), e l'elegante Franceschi
(titolato di un 2h29).
Gli altri tutti dietro, donne comprese (Zulyeva, Ricotta, Kepa, Benatti
ecc.). Ma si sa, una maratona e' lunga.
Alla mezza transitiamo in 1h17'20", e stiamo un po' rallentando (al decimo
ero passato in 36'24").
Dopo la mezza (e un brutto sottopassaggio) infatti il ritmo rallenta ancora,
e ci troviamo a girare a 3'45-3'50. Non sono molto contento, ma ho le gambe
dure. E poi se anche arrivassi ultimo del gruppo sarei nei primi dieci. Io
che non sono mai arrivato piu' avanti del 21esimo posto in una maratona!
Decido quindi di stare coperto e vedere che succede.
Succede che Franceschi vomita (probabilmente il mix di maltodestrine e altre
porcate che gli passava l'assistente in bici non era il massimo), e
rimaniamo in tre. Mi risolvo allora a svegliare un po' il passo, e verso
Asciano prendo per un po' il comando. Non mi sento per niente fresco, ma il
ritmo che sto tenendo mi pare gestibile con tranquillita'. Non altrettanto
mi pare per i miei due compari.
Rischiamo di sbagliare strada al 27esimo, perche' delle transenne ci
indirizzavano verso un sentierino. Tale problema si ripetera' piu' volte
negli ultimi km, a causa del bassissimo numero di addetti (o della
passivita' degli stessi) agli incroci.
I due toscani continuano a essere nutriti e rifocillati dall'assistente in
bici (pero' che palle...) con cheerpack zuccherini e simili troiai
(plurale). Io ho bevuto solo acqua tutta la gara, e un paio di fettine di
limone, prese al volo ai ristori.
Al 30esimo (dove transito - in 1h50'55" - con 1'55" di ritardo sulla
media
di 3'40/km, con cui chiuderei a 2h35) chiedo a Acconci di darmi il cambio.
Lui ci prova, ma pochi metri dopo rallenta di brutto (forse il cheerpack era
andato di traverso.... ma se la facessimo finita con tutte 'ste inutili
...ate?).
Non voglio finire a 3'50. E' il momento di lasciare la compagnia. Mi
sciroppo cosi' da solo tutti gli ultimi 12 km andando via con l'autorita' di
un veterano. Avro' da soffrire, perche' il caldo si fara' intenso, e i
vigili ce la metteranno tutta a farmi perdere la calma indirizzandomi sempre
dalla parte sbagliata (il fantasma di Pertile mi perseguitera').
Corro zen. Mi concentro sul ritmo delle mie falcate. Seguo i sistemi di
Trabucchi, di Pizzolato, miei, me ne invento altri li' per li', e i km
passano, e riesco anche a recuperare qualcosa sulla mia media.
Nella mia mente si configura l'idea del sesto posto (se Leoncini non sbuca
in moto da qualche traversa), e l'emozione cresce piano piano. Non ho piu'
paura. Ragazzi, non so se avete idea. So (SO!) che non avro' la crisi del
35esimo km. So che sento e sentiro' ancora di piu' la fatica nei prossimi
km. Ma non ho piu' la paura. Quella che ti attanaglia le gambe e ti dice:
ora crollo, ora devo fermarmi.
Meno di un anno fa ho corso Grottazzolina (Settembre 2001), e ricordo di
essermi piu' volte fermato ai ristori a rifocillarmi. E di averlo
desiderato, resistendo alla tentazione, altre decine di volte. Mi sento
un'altra persona, oggi. Non ho camminato un solo passo in tutta la maratona,
e non ho nemmeno pensato/desiderato di farlo. Il mio corpo, allenato, vive
una maratona diversa.
Gli ultimi km in Pisa sono in mezzo alla gente, che non si scosta
minimamente, e mi costringe a slalomare tra carrozzine, coppiette e signore
piu' larghe che alte. Colmo dei colmi, tra i mille bivi, ce n'e' anche uno
in cui le frecce indicano a destra e il vigile mi fa segno a sinistra. Vado
a sinistra pregando chi so io che non mi faccia commettere un omicidio. Per
fortuna aveva ragione il vigile.
In qualche modo attraverso l'ultimo ponte sull'Arno, e vedo in fondo alla
strada gli archi gonfiabili dell'arrivo.
Le gambe sembrano volare. Mi rendo conto che faro' anche un po' meglio di
Ferrara, e sono sesto assoluto, a meno di 3' da Mattia Treve (che di solito
duella con Battocletti, Baldini ecc. nelle gare da 10-15 km). I due keniani
"nascosti" non si sono visti, e Leoncini sembra abbia, per la prima
volta
nella sua vita, completato regolarmente una gara, finendo in qualcosa di
meno di 3 ore (onore a lui se la cosa rappresenta una maturazione
personale...).
Attraverso il traguardo a braccia alzate, e mi godo le bellissime sensazioni
del "dopo" con Antonella, felicissima, e con gli altri che via via
arrivano.
Lo stato di catalessi di chi si sdraia in zona arrivo (due per tutti:
Benatti e Carboni) la dice lunga sulla fatica dell'ultimo tratto. Kipkering
e Rutto hanno impiegato 5' in piu' del loro personale. Treve 10' in piu'. Io
invece ho finito bene, e senza rallentare. Bevendo acqua. E facendo
affidamento solo su me stesso e sui miei allenamenti. Sorrido dentro, e
fuori, riscaldato da un sole stupendo.
Parentesi Treve: abbiamo parlato a lungo dopo la gara, e mi ha raccontato
alcuni suoi allenamenti. Veloci, ma sempre con il recupero al passo o di
corsa lenta. Zero progressivi. Mai a digiuno. Qualche lunghissimo, ma piano.
Non c'e' da stupirsi se poi va regolarmente in crisi dopo il 30esimo. Che
cosa ha fatto per allenare il consumo dei grassi?
Gli spiegavo, al volo, un paio di concetti di base, e sembrava cadere dalle
nuvole. Quasi volevo offrirgli assistenza...
Lui che ha doti naturali cosi' elevate da poter fare spesso polpette di
molti keniani nelle gare brevi, si butta in maratona senza un'adeguata
preparazione specifica. E' un vero peccato che non abbia un allenatore in
grado di seguirlo come si deve (premetto che non so neppure se ce l'abbia, o
eventualmente chi sia). Nostrosignore fa bene ad incazzarsi con chi spreca i
"talenti" che gli vengono dati. E fa bene a voler bene a chi li usa,
con
grazia, fino all'ultima goccia.
E' lo zen che ci sprona, ogni giorno, a vivere il nostro quotidiano fino in
fondo, aspirandone ogni sapore, ogni profumo.
Ed io, vi confesso, ho ancora sulle labbra un dolcissimo, intenso, sapore di
Toscana...
Abbracci internazionali!
Luca
Tuttinpista m 5.000 - Seggiano di Pioltello (MI) - 15 Maggio 2002
Bella serata di sport ieri sera a Seggiano di Pioltello (MI) per un ritrovo
in pista serale. Due batterie di m 1000 e due di m 5000.
Ci presentiamo in quattro DRS: Antonella ed io, più le due new entries
Daniele Vietti (il mio primo nipote, oggi 32enne) e Valeria Lischetti (di
lui compagna).
Nota per gli altri DRS: lei è sicuramente DRStr... ma lui (nota per LE drs)
non è certo da meno.... provate ad immaginare un capitan Buondì con 14 anni
di meno...
Ottica: divertirsi, e provare qualcosa di veloce in vista di Scandiano (dove
saremo tutti presenti).
Inizia Valeria, che dopo una partenza a razzo, riesce a tenere bene e chiude
il suo 1000 in 4'38". Bravissima!
Segue Daniele, che osa il 5000. All'iscrizione gli chiedono un tempo in
proiezione. Beh, fa lui... tra 20' e 30'...
Tra le risate gli scrivono: 24'30.
Con incredibile forza di volontà, e con passo elastico da quattrocentista,
chiuderà alla grande in 25'10", in pratica cioè a 5'02" al km.
Quando
appenderà le sigarette al chiodo, potrà ambire a grandi miglioramenti!
Poi è il mio turno: tra gli iscritti il grande Cremonte (pavese da 15'
netti), e il forte Oberti, con cui avevo disputato la volata alla
Stramilano.
Ieri però ho fatto ripetute affaticanti collinari (6 x 1500 a ritmo del
medio, con dentro 500 m in salita a manetta - recupero ovviamente zero) e
quindi ho le gambe che sono due pezzi di legno. Ma sono lì per divertirmi,
as usual...
Cremonte parte a 3'00, e lo lasciamo andare. Passo il primo 1000 a 3'10, poi
imposto un giro a testa con Oberti. Ci addormentiamo alla grande: secondo
1000 in 3'18, terzo in 3'15, quarto ancora in 3'18. Decido che e' ora di
cambiare un po' il passo, e accelero con decisione. Chiudo l'ultimo 1000
addirittura in 3'01 !!!!! Sara' stato il tifo o le prime luci della sera...
ma è stato parecchio gasante.
Insomma ho chiuso in 16'02" secondo dietro a Cremonte (15'28"), e mi
sono
divertito un casino.
Ma non finisce qui: è il turno di Antonella! Che, riuscendo alla data a
correre circa 2-3' senza fermarsi non se l'è sentita di gareggiare. Ma vuole
lo stesso provare a correre 1000 m tutti di seguito. Ce la fa alla grande,
chiudendo con un poderoso 5'55". Per Scandiano, insomma, prevedo meraviglie
anche per lei (che attualmente, soste comprese, corre 7 km in 48').
Alla fine una clamorosa pizza tutti insieme ha fatto da contorno ad una
simpaticissima serata di sport e amicizia.
Che bella l'atletica vissuta cosi'....
Mille abbraccioni a tutti, e complimentissimi alle new entries...
Luca
"Milanino sotto le stelle" - Cusano Milanino
(MI) - km 10 - 25 Maggio 2002
Sabato sera, dopo lunghe meditazioni, ho deciso di correre la 10 km
competitiva "Milanino sotto le stelle" a Cusano Milanino. Fino
all'ultimo
avevo infatti sperato di andare a Mantova a fare la mezza con Gastone, ma la
caduta dell'appoggio logistico che mi avrebbe permesso di affrontare la
trasferta con bimbi a carico, mi ha spinto a optare per l'alternativa piu'
vicina, sebbene dopo una giornata di lavoro al vivaio.
Mi avevano parlato molto bene di questa gara, e infatti le premesse c'erano
tutte: km segnati uno per uno con precisione, circuito cittadino nella zona
piu' verde di Cusano, e ben quattro passaggi previsti davanti all'arrivo,
con grande spettacolarita' per il pubblico.
Purtroppo Giove Pluvio (e il suo amico Eolo) ci hanno messo lo zampino,
scatenando proprio alle 18.30 (con partenza prevista per le 19.30) una
tempesta coi fiocchi.
Dopo un po' di ritardi dovuti al controllo dei vigili dell'agibilita' del
percorso, pigiati sotto la facciata di una chiesa senza possibilita' di
scaldarsi, siamo dunque partiti sotto l'acquazzone.
Presenze amatoriali (e agonistiche) di ottima qualita', pur in assenza di
keniani et similia, mancando grandi premi. Merli, Busetto, Brigo, Fadda,
Mininno, Palleria ecc.
Alla partenza, scavalcando pozze d'acqua immense, si creano subito due
gruppi: uno dei "fortissimi" che passa in 3' netti al 1000 (circa 10
atleti)
e uno di inseguitori con passaggio a 3'10" (circa 12 atleti, tra cui il
sottoscritto).
Complice l'acqua, nei km successivi il ritmo rallenta, fino a stabilizzarsi
sui 3'20" al km, ma la mia posizione nel gruppo migliora, e iniziamo a
puntare ad un paio di "reduci" del gruppo dei battistrada in lieve
crisi.
Passo al 5000 in 16'40" e la gara inizia a farsi bellissima. Le gambe
girano
veloci, mi sembra di essere un hovercraft, e le nuove scarpe ultraleggere di
cui presto vi parlero' sul sito (le Fila racer k1) ricevono un battesimo
parecchio impegnativo.
Intorno a quello che credevo essere il sesto km sento le energie invadermi,
e lancio l'attacco ai 3-4 atleti che avevo davanti. Superandoli sarei
entrato sicuramente nei primi dieci. Il cartello del sesto km pero' non
arriva. Al suo posto il cartello stradale di Cinisello Balsamo. Ma come? Non
dovevamo correre solo in Cusano? Abbiamo forse sbagliato strada? Come dodici
imbecilli, continuiamo a correre a 3'20" increduli. Ad un certo punto
giriamo a sinistra, e poi ancora a sinistra, per ritornare verso il
percorso. Dopo un tempo che a me pare infinito, ritroviamo il tracciato. Il
passaggio al km 6 avviene dunque 7'30" dopo il passaggio al km 5.
AAArggggghhhhh!!!!! Ma dove avevamo sbagliato? E tutti e dodici? E nel
gruppo degli immediati inseguitori?
Dopo 6,5 km passiamo davanti all'arrivo. La meta' di noi si ferma, qualcuno
bestemmiando contro l'organizzazione, qualcuno incazzandosi di brutto.
Io decido di proseguire. Sono intriso d'acqua fino al midollo, e non ho
intenzione di buttare via l'allenamento. Ci saranno altre gare per misurarmi
con gli altri.
Sono un po' demotivato, ma accelero con rabbia, e finisco la "mia"
gara di
11,5 km in 38'10", superando frotte di atleti che girano a 3'50" al
km, e
che mi appaiono (dal mio punto di vista) quasi fermi.
Quando ripasso nel punto dove avevamo "tirato dritti" (ora, guardacaso,
presidiato) mi rendo conto dell'assurdita' della cosa. Durante un lungo
rettilineo, il percorso pevedeva una curva secca a sinistra di 90 gradi, per
immettersi in una strada secondaria. L'addetto a quell'incrocio se ne stava
buono buono dal lato opposto della strada a guardarci sbagliare, con la sua
bella bandierina appoggiata sulle gambe. Dodici atleti dodici. Nella mia
memoria, impressa una frase, tra una goccia di pioggia e l'altra: "Ma
quelli
vanno dritti.." al momento interpretata con chissa' quale altro
significato.
Alla fine non ero nemmeno arrabbiato. Pero' ho contato sul percorso (non me
ne vorra' il buon Zaghi, che ho visto sinceramente dispiaciuto
dell'accaduto) almeno trenta persone che correvano con la maglia
dell'Atletica Cinisello.
E' tradizione, in zona, che chi organizza non corra, per fare servizio. Pur
senza interpretare rigidamente la norma, non poteva qualcuno di quei trenta
offrire agli altri un servizio decente? Non sarebbe stato piu' rispettoso
per chi, nonostante il diluvio, aveva deciso di onorare la gara comunque?
Abbiamo pagato 4 Euro d'iscrizione. Ne avrei pagati dieci volentieri per
avere tutelato il mio diritto a competere alla pari con tutti gli altri.
Perche' ostinarsi a organizzare male, guardando il bicchiere d'acqua in piu'
o in meno, quando poi si commettono errori marchiani come questo, mettendo
un imbecille (perche' di imbecille si tratta, ancorche' volontario) a
presidiare una svolta "delicata" del percorso?
Mi auguro che una corsa bellissima come "Milanino sotto le stelle" non
debba
in futuro essere guastata da discutibili scelte degli organizzatori. Prima
che mi rivedano, tuttavia (a me e credo a diversi altri), passera' del
tempo.
Onore comunque al bravissimo Lorenzo Merli (reduce da un grande 14'35 sui
5000 una settimana fa) che ha sbaragliato tutti con una gara d'attacco sotto
il diluvio.
A guastare la giornata non eccezionale, ci si e' messo anche un ladro, che
ha pensato bene di portar via alla piccola Didi il suo ombrellino rosso e
nero con le orecchie di topolino (lasciato incustodito sotto alla chiesa per
pochi minuti), al quale teneva tanto.
Per consolarci ci siamo detti: beh, probabilmente il cretino che l'ha rubato
lo regalera' a qualche sua bimba o amica, e quindi speriamo che possa
regalare un sorriso a qualcuno.
Pensando pero' all'esempio che quel padre o madre potra' dare negli anni
alla sua piccola, ci siamo un po' rattristati.
Come dice Ryokan: "la luna, splendente nel cielo, quella non ce la puo'
portare via nessuno".
Abbracci a tutti e alla prossima
Luca
"Notturna settalese"
- km 6,760 - Settala (MI) - 31/5/02 e...
"Tapasciada in periferia" - km 10,565 - Milano Barona - 1/6/02
Incredibile doppietta tra Venerdi’ e Sabato sera in due diverse gare nel
milanese.
L’idea era un po’ azzardata: crearmi una specie di “giro a tappe”
autogestito, correndo tre gare in meno di 3 giorni, per usufruire dei
vantaggi forniti da questo tipo di competizioni nell’abituarmi a correre in
carenza di glicogeno.
Il progetto e’ poi fallito, per l’impossibilita’ di gareggiare anche la
mattina del terzo giorno a causa di una antipatica vescichetta dietro al
tallone destro. Una cosetta da nulla, ma che mi avrebbe fatto correre un po’
zoppo. Saggezza mi ha consigliato di fermarmi a recuperare.
A rendere piu’ complicata la questione, anche l’impegno (fissato da qualche
tempo) di un’uscita in discoteca prevista per il Venerdi’ notte con
Antonella. Siamo infatti per pochi giorni senza alcun bimbo, e l’occasione
era ghiotta.
Dunque Venerdi’ 31/5, dopo una “calda” giornata di lavoro, mi reco a
correre
la Notturna Settalese di km 6,760 (distanza su cui sto aggiustando il tiro
in previsione di Scandiano). Dovrebbe essere una corsa senza grandi
presenze, ma come al solito i “sacchettari” lievitano, e percepisco che ci
sara’ battaglia. Tra i partenti, infatti, oltre a Valerio Mattei e a Sergio
Bossi (primo e secondo l’anno scorso), quest’anno vi sono anche Maurizio
Passoni con due suoi forti atleti di Brugherio, e uno sconosciuto dall’aria
tosta, che si rivelera’ poi essere Fiorenzo Romeri, valtellinese secondo di
categoria quest’anno alla Stramilano.
E al colpo di pistola schizzano via tutti come razzi. I km sono segnati uno
per uno, e il passaggio al 2000 e’ in 6’10”. Porca paletta! Mi sembrava di
fare un po’ di fatica! Davanti a me, in bel gruppo compatto, stanno tutti i
piu’ forti: Passoni, Mattei, Romeri e i due Passon-pupils. Io arranco dieci
metri piu’ indietro, a ritmi che mi sembrano proibitivi. Ci vuole tutto il
terzo km perche’ qualcuno cominci a cedere, a causa di un attacco deciso di
Romeri. La grinta per tener duro, oggi non mi manca.
Ora sono tutti sfilati, ed io piano piano rinvengo (in realta’ mantenendo lo
stesso ritmo). Il primo a cadere tra le mie spire e’ Mattei. Uno dopo l’
altro inforco poi i due giovani brugheriesi. Infine addento Passoni, mentre
Romeri si stacca davanti a tutti. Gli altri sembrano ceduti di schianto.
Passoni tiene duro. Lo conosco, so che e’ veloce, e su gare brevi come
questa mi ha sempre battuto. Tengo pero’ il ritmo, e al quinto km mi trovo
da solo, a 30 m circa da Romeri. Dai, Luca provaci, mi dico… e per qualche
minuto vedo avvicinarsi il battistrada. Ma al sesto km mi mancano un po’ le
forze, e mi lascio andare tenendo la seconda posizione fino all’arrivo.
Secondo dietro a Romeri in 22’08 (lui ha chiuso in 22’02) non e’ male. Ho
mostrato di reggere bene anche una prova veloce, girando a una media di 3’
16”/km (e in settimana – martedi’ – avevo fatto uno dei miei allenamenti
da
maratona da 40x400), ma dentro dentro, sapevo che, in fondo, avrei potuto
vincere, o almeno arrivare a disputare la volata. Mi era mancata la grinta
necessaria. Non importa. Avrei avuto presto un’altra occasione.
Neanche 24 ore dopo, infatti (gambe dure come il marmo per la discoteca
della notte, e residue energie impegnate al mattino per regalare un sorriso
ad Antonella…) mi vedo schierato alla partenza della notturna ben piu’
qualificata chiamata “Tapasciada in periferia”. Un monte premi piuttosto
consistente, infatti, recluta per questo appuntamento milanese il meglio del
mondo amatoriale, con puntate “a vincere” di agonisti italiani e stranieri.
Quest’anno era presente un trio marocchino (Assheb, Ghabbar e Radieam), un
duo di Riccardiani da 2h30 in maratona (Audia e Tepedini), i fortissimi Max
Brigo e Simone Busetto, e i famosi Procopio e Barbesta, mattatori di gare
brianzole. Infine il solito folto gruppo di amatori: Barletta, De
Cristofaro, Mattei (anche lui “doppiante” come me), Di Muro ecc.
I km questa volta sono 10.565 segnati km per km. Il percorso lo conosco, a
Milano in zona Barona, con tratti di sterrato e asfalto misti. Dieta a zona
garantita per l’afa e il gran numero di moscerini da ingoiare. L’arrivo pero
’ e’ in lieve discesa, in un rettilineo lungo 500 m, il che rende molto
spettacolari le volate.
Alla partenza gruppone davanti di 30 persone. Le gambe, nonostante le
premesse, mi sembrano girare bene: forse l’effetto del ritmo veloce di ieri.
Ma il passaggio al primo 1000 stupisce anche me: 2’59”!!!! Certo qualche
metro sara’ stato rubato in partenza, ma…. avete idea di cosa significhi?
Subito si creano dei gruppetti, e i tre marocchini fanno la gara davanti.
Stavolta ho digerito la lezione “Romeri”. E nel gruppo di testa, gambe o non
gambe, mi ci metto anch’io. Dopo qualche km i giochi sembrano fatti. Le
prime 5 posizioni sembrano assegnate: Brigo e Busetto se la giocheranno con
i tre africani. Staccati alle loro spalle, in posizione 6-7-8 sta un
terzetto composto dai due “riccardiani” e da Procopio. Altri 30 m dietro io
arranco alle spalle di Barbesta e Di Muro. Dietro di me, il vuoto, che
coraggiosamente avevo creato con la mia condotta di gara un po’
spregiudicata. Se tengo, mal che vada, sono 11esimo! E con persone che fino
a ieri nemmeno mi guardavano….
Il primo ad essere sorpreso sono io quando, passato a condurre il mio
gruppetto, mi lancio alla caccia del gruppetto piu’ avanzato, stimolando i
miei compagni a darmi una mano. L’idea di tornar sotto a Procopio e ai due
riccardiani (la Riccardi era la mia gloriosa societa’ 20 anni fa) mi
alletta. Il tempo di raggiungerli aumentando le frequenze, e mi accorgo di
aver lasciato sul posto Di Muro e Barbesta. Oh porc… nono! Basta tenere il
gruppo, senza schiantare, e sono nono! Ma le sorprese non sono finite. Passo
al 5000 in 16’15”, e uno dei tre marocchini schianta. Mi dispiace per lui,
ma non riesco a fare a meno di contarmi (alla peggio) ottavo!
Questi sono i momenti piu’ difficili: sesto e settimo km sono corsi con la
massima concentrazione al ritmo e alle frequenze. Meditazione pura. E dai
calzoncini di Procopio non mi stacca neanche un uragano.
All’ottavo km percepisco un calo di Procopio, e gli vedo perdere terreno dai
due milanesi. E’ un attimo. Capisco che non voglio perderli. Passo Procopio
e mi attacco ai due. Stiamo volando e non me ne accorgo…
In occasione di un tratto allagato, io e i due “verdi” aggiriamo
l’ostacolo.
Procopio passa in mezzo, e si trova davanti a tutti. Di nuovo ottavo. Ma
dura poco: Procopio e’ stanco, e piano piano si fa ricuperare da tutti e
tre. A quel punto Audia aumenta con decisione, e noi tre restiamo attardati
di un 20-30 m. Mi sento virtualmente settimo, anche se temo la volata di
Procopio (non ci crederete ma non l’ho mai battuto in vita mia), perche’ lo
sento stremato. Ma non voglio mollare Tepedini. Chissa’ mai che possa
superarlo in volata. Ragazzi, da non credere: non ce n’e’ nemmeno bisogno.
Con coraggio, a un km dall’arrivo cambio frequenze, e lascio sul posto
Procopio e Tepedini insieme. Capisco di essere sesto. Sesto! (l’anno scorso
ero arrivato ottavo, ma di categoria!). Sarei soddisfatto e felice, se non
fosse che la visione di Audia solo 30 m avanti a me, mi fa venire in mente
Romeri ieri, e…. e penso ad un’intervista su Correre ad Alberico Di Cecco
che parlava di come aveva imparato da Baldini la mentalita’ vincente e…. e
ho pensato che lui soffriva fisicamente quanto me, e probabilmente aveva le
gambe piene di acido lattico, e l’arrivo era in discesa.
Che ci voleva? Ho fatto leva su tutte le mie forze, e ho cambiato ancora
ritmo (ma non ero gia’ al massimo?). Ho sentito di poterlo battere quando
ero 3-4 metri dietro di lui, ma ho aspettato ancora. Gli sono arrivato
addosso ancora in grado di respirare, e l’ho passato “volando” a 100 m
dall’
arrivo, lasciandolo sul posto, quasi fermo (almeno questa l’impressione).
Quinto. Quinto in 35’03” (cioe’ 3’19” di media), battendo per la prima
volta
diverse persone che mi sono sempre arrivate davanti. Travolto dall’
entusiasmo di Maurizio e alberto che mi abbracciavano dicendo “Papa’, dieci
posti in meno del previsto!” (infatti mi ero tabellozzato circa 15esimo su
loro richiesta..).
Ragazzi che sbornia! Non avro’ concluso la mia “gara a tappe” ma….
lasciatemi sognare.
Ha ragione Luciano, senza dubbio, e nessuno puo’ essere cosi’ stupido da
pensare di valere umanamente di piu’ di qualcun altro solo perche’ va piu’
forte. Ma forse si puo’ capire la profonda soddisfazione interiore di chi
lavora con gioia sul suo corpo per portarlo a godere certe sensazioni
attraverso l’allenamento, quando poi queste emozioni si trasformano in
realta’ su un caldo sterrato alle porte di Milano.
Ho volato nella calura di questa stupenda sera di Giugno, e nulla e’
esistito per me se non il ritmo meravigliosamente veloce delle mie gambe e
del mio cuore. Che insieme, gioiosamente, cantavano!
Abbraccissimi
Luca
Commento di Geo Cassanelli:
Bellissimo resoconto e grande impresa!
E anche un interessante insegnamento per coloro che smettono di regalare
sorrisi al giovedi sera per paura di non rendere la domenica. :-)
Geo
6/6/02 - "Du Pass" - Notturna di S.Damiano - km 8 - Brugherio (MI)
Ieri sera altra bella prova alla Notturna di Brugherio (chiamata "Du'
pass"). Gara solitamente molto agguerrita, con amatori e agonisti tosti.
L'anno scorso aveva fatto parte di un trittico di gare, svanito quest'anno.
Due giri mozzafiato da 4 km, con arrivo dopo una breve scalinata (strano ma
bello) che immette sugli ultimi 100 m di gara.
Al via molti nomi noti. Il fortissimo marocchino Nasif (ce n'e' uno per ogni
gara che faccio io..), Massimo Colombo (1h10' alla Stramilano), Cilento (15'
sui 5000), Colnaghi, Vigano', Loris Farina (vincitore di una edizione),
Balduzzi, Palleria, Mininno, Mattei ecc.
Questa volta sono partito forte, e con una gara autorevole e aggressiva sono
riuscito ad arrivare sesto assoluto, bruciando gente come Palleria, Farina,
Viganò. Sto accumulando tanti di quei premi in natura, che a Scandiano
mettero' su un banchettino...
Episodio simpatico verso la fine. Da un paio di km stavo sfruttando il
traino di Matteo Balduzzi, atleta alto, brillante e dalle lunghe leve, per
staccare un paio di pericolosi avversari che incombevano da dietro (Vigano'
e Farina). All'ultimo km, a posizioni ormai definite, Balduzzi era 20 m
avanti a me. Sull'ultimo bivio prima della famigerata "scaletta", il
solito
"volontario pigro" si tiene la bandierina tra le gambe (anche se era
il
secondo giro, bisogna sapere che il tracciato era nervoso e cittadino, con
continue curve, difficili da memorizzare), e non indica a Balduzzi dove
andare, col risultato che quest'ultimo va a destra invece che a sinistra.
Appena si accorge dell'errore torna sui suoi passi, proprio mentre
sopraggiungo io. Alle sue spalle, ora, potrei disputare (dopo la scaletta)
la volata con lui, e magari arrivare quinto. Ma non lo sento giusto. Glielo
dico: tranquillo Matteo, il quinto posto e' tuo. Mi sorride, ci siamo
capiti, ed e' un momento bellissimo come quelli che solo l'atletica e'
capace di regalare.
Alla fine, se i km dichiarati (7,890) sono corretti, ho girato a 3'12"/km
di
media. Che, considerando un po' di marciapiedi tagliati, e l'aria frizzante
del dopo temporale, ci sta con il mio stato di forma attuale. Gambe stanche,
cuore felice.
Il defaticamento, prima col gruppo dei primi, poi ancora con Balduzzi e
altri amici (non volevo smettere piu' - Scandiano il giorno dopo era solo la
scusa ufficiale), non ha bisogno di grandi parole.
C'e' gia' il corpo che canta, e grida al mondo la sua felicita' di esistere.
In quel preciso momento.
Abbracci pre-Scandianesi a tutti
Luca
"Notturna del Duca" - km 7,2 - Pantigliate (MI) - 21 Giugno 2002
AAArgghhh... ancora!
Quest'anno, dopo Ceriale e Cinisello, ancora una gara dove mi hanno fatto
sbagliare strada!
Alla Notturna del Duca di Pantigliate, stavo lottando per la vittoria,
spalla a spalla con un certo Spagliardi (avevamo già staccato con un cambio
secco Passoni, Bossi, Zandonà e Brunetti), quando il ciclista battistrada,
malinterpretando una freccia, ci ha fatto infilare in un sentiero
sbagliato.
Quando, percorsi 200 m si è accorto dell'errore, siamo tutti ritornati
indietro, ma ormai erano già passati diversi altri atleti.
Risultato: ho finito la gara ugualmente, riprendendone qualcuno (eravamo al
quinto km e ne mancavano ancora 2), ma non riuscendo più a agguantare
Spagliardi.
Insomma, quarto ufficiale e secondo virtuale. Ma se la gara fosse stata
normale avrei lottato diversamente con il primo e chissa'....
Alla fine ci siamo riuniti tutti e abbiamo deciso di lasciare i premi come
da classifica falsata, mentre l'ordine d'arrivo veniva modificato
fotografando la situazione al momento dell'errore. In tal modo, credo,
abbiamo mostrato (tutti, anche i "falsi primi" che insistevano per
darci
anche i premi) una grande sportivita' e serenita'.
Certo che, porca miseria, tre in mezza stagione cominciano ad essere
tanti....
Riusciremo a gareggiare seguiti come si deve? Non stiamo parlando di errori
di corridori (che possono sempre succedere, e se uno non vede una freccia e'
un po' anche colpa sua...) ma di madornali errori dell'organizzazione. Certo
evitabili, con un minimo di attenzione in piu'.
Se poi si considera il caldo torrido che faceva alle 19.30!
Stanco e un po' deluso, vi abbraccio lo stesso
Luca
"Stravimercate" - km 30 - Vimercate (MI) - 20 Ottobre 2002
Ragazzi... raramente ho assistito ad uno sfacelo più completo in una corsa
podistica con partenza in linea!
Poiché il ginocchietto meniscoleso e il relativo legamento collaterale
disfatto, lentamente, stanno cominciando a rimettersi in sesto, ho pensato
di esordire sulle strade di casa, con una corsa il cui spirito (nonostante
la partenza in linea) era prevalentemente non competitivo.
Nonostante la ancora vistosa zoppia (a freddo), e l'abbondanza di percorsi
alternativi (6-13-22 e 30 km), dopo 500 m sono già in testa. Il passo è
tranquillo, e l'unico obiettivo è quello di correre 30 km di seguito, senza
che il ginocchio convalescente, o il tendine d'achille della gamba opposta
(che per reazione ogni tanto urla di dolore), si lamentino troppo.
Dopo 2-3 km un ragazzo mi passa con una certa decisione, e decido di
seguirlo. L'ingresso in una villa dal portone spalancato ci fa perdere 50 m,
che prontamente recuperiamo. Passiamo assieme, in solitaria, fino al 10 km
(in 43'15", cioè circa a 4'19"/km). Poco più in là troviamo un
ristoro (che
salto) i cui addetti ci dicono: "Alla sbarra a sinistra!". Di
"sbarre" ce ne
sono in verità due, e quale sia la "sinistra" per gli addetti al
ristoro non
è chiaro (la loro o la nostra?). Nessuna scritta o freccia ci indica dove
andare. Torniamo così indietro 100 m al ristoro, ma nemmeno loro sembrano
sicuri dell'indicazione. Esaminiamo così con attenzione le due
"sbarre", in
cerca di cartelli caduti o frecce nascoste, perdendo un paio di minuti.
Finché arriva un gruppo di inseguitori che, dopo un'attimo di smarrimento,
imboccano una delle due strade con sicurezza. E noi dietro.
Rientriamo così verso il centro di Vimercate. Un bivio senza alcun addetto o
indicazione, viene interpretato seguendo l'indicazione "centro" che ci
pareva più ovvia, ma quando, al 16° km circa ci troviamo nella piazza
centrale, con di fronte un muro e (as usual) nessun addetto o freccia
visibile, ci fermiamo smarriti. Ripartiremo dopo 3-4 minuti quando il gruppo
formatosi si avvicina alle 30 unità, e qualcuno decide di dirigersi verso
Sud, avendo sentore della direzione giusta verso Omate. Intuizione corretta,
perché dopo un km circa troviamo degli addetti della protezione civile che
ci indicano un tratto di percorso segnalato. Da lì per molti km si corre in
una stradina in mezzo ai campi, nella quale perdersi è veramente difficile.
Tuttavia tre degli inseguitori (che probabilmente facevano un progressivo)
iniziano a macinare km a 4'00-3'50/km. Mi attacco ovviamente a loro,
cercando di non perderli, ma dopo il km 23 devo cedere qualche metro perchè
il ritmo si fa troppo forte per me. Uno dei tre, però, aveva già ceduto
prima di me, sicché mi trovo virtualmente terzo (passaggio al 20° soste
comprese in 1h26', dunque a ritmo parecchio più veloce, anche se non so
precisamente di quanto).
Il clou della mattinata si consuma tuttavia intorno al km 28 quando (persi
ormai di vista i due fuggitivi) mi trovo ad incrociare la provinciale
Monza-Trezzo, con le macchine e i camion che sfrecciano facendo vuuuummmmmm.
Inutile dire che l'incrocio è completamente non presidiato, totalmente privo
di frecce o indicazioni, e che la strada si apre in almeno 4 possibili vie
d'uscita (gli organizzatori sosterranno poi che sul posto vi era la
protezione civile, che è stata scacciata dai vigili che hanno garantito che
non passava più nessuno!).
L'unica traccia di vita è un signore grasso e con le mani in tasca, a cui
chiedo gentilmente se ha visto atleti dirigersi da qualche parte. Risponde,
indicando vagamente, che "alcuni li ho visti andare di qua, altri di là,
ma
credo sia giusto di là perché ho visto dei cartelli". Stufo di aspettare
altri 5 minuti l'arrivo degli inseguitori, scelgo "di là", che
naturalmente
era ancora la via sbagliata. Conoscendo Vimercate, tuttavia, riesco con un
allungamento di un solo chilometrino, a raggiungere l'arrivo. Arrivo dove il
panico è totale. Non c'è un atleta solo, di nessun percorso, che abbia fatto
la medesima distanza. Gli organizzatori devono premiare i gruppi in fretta e
furia per evitare di essere malmenati. Continuerà ad arrivare gente persa
nei paesi vicini, per decine di minuti ancora. Il caos totale.
Mi resta la quieta consapevolezza di avere corso 30-31 km in 2h07' (soste
comprese) senza soverchi problemi: né meniscali, né tendinei o di legamento.
Lontanissimo da uno stato di forma minimamente accettabile, vedo comunque
incoraggianti segnali di ripresa. Difficilissimo pensare a Milano: più
facile l'ipotesi Siracusa (fine Gennaio), ma ancor più probabile Genova a
Marzo.
Avanti così, lentamente, piano piano....
Abbracci
Luca
PS: Nella 6 km hanno gareggiato con coraggio e slancio Maurizio e Alberto
(11 e 6 anni) con un arrivo in meno di 50', e Antonella (39) e Didi (6) in
meno di un'ora. Sotto un bel sole, e con la gioia di ritrovarsi all'arrivo
sudatini e contenti.
Mille di questi giorni gioiosi!
"Memorial Valentini" - km 4,5 - Milano Campo Giuriati - 21 Novembre 2002
Ed eccomi, in una piovosissima "pausa pranzo" di un bigio Giovedì
qualunque,
a correre il consueto Memorial Valentini con gli amici del Giuriati (del
povero Claudio Valentini, scomparso in montagna più di dieci anni orsono).
La gara è una specie di campestre, con 700 m in pista, cinque giri sterrati
(e fangosissimi) da 685 m, e giro di pista finale. Totale 4.525 m di gara.
Mai fatta una gara più breve negli ultimi 12 mesi.
Il ginocchio smeniscato trema al solo pensiero dei chiodi (indossati per
l'occasione) e delle radici affioranti lungo tutto il percorso. Partire e
arrivare senza urlare di dolore potrebbe già essere un buon traguardo.
Si parte! Un gruppo di atleti molto veloci (6), tra cui i miei compagni
d'allenamento Luca Grilli, Lorenzo Colnago e Nicola Galliena, si sfucilano
via il primo 500 in meno di 1'30. Io passo più prudente in 1'34". Un
rapido
calcolo mi comunica che sto girando a 3'08"/km. Impressione come di ritorno
a una vita precedente. Chiodi (lunghetti) che mordono il tartan, e
ammortizzazione inesistente. Piano Luca.. non puoi reggere 4,5 km a quel
ritmo.
Lascio allontanare il gruppo marziano, trovandomi in totale solitudine,
perché alle mie spalle si è comunque fatto il vuoto.
Al secondo dei 5 anelli da 685 m mi accorgo che il sesto (maglia gialla) sta
un po' cedendo. Solo un po'. Se proseguo bordesan bordesando, non lo
prenderò mai. Ma esce la grinta del Luca diciottenne. La polvere mangiata in
questi tre mesi di assenza dalle gare. So di non avere fondo né ritmi, ma ho
la testa piena di energia. Devo solo fare passi lunghi e mantenere la
frequenza.
Nelle curve e controcurve del percorso, guadagno dei bei metri, con la mia
sola esperienza. Anche nel fango più nero, i chiodi mi tengono in piedi. E'
tutto così bagnato, stancantissimo e bellissimo. I morsi dell'acido lattico
mi attanagliano le gambe (quanto tempo che non sentivo questa emozione!) ma
il maglia gialla, impercettibilmente, si avvicina.
Impercettibile il suo avvicinarsi quanto impercettibile in questi tre mesi
il miglioramento del mio ginocchio. La netta sensazione che le cose
procedono ma, ahimé, pianissimo.
Poi, tutto d'un tratto, eccolo lì, a portata di chiodo. Quando lo raggiungo
prendo fiato e gli sto dietro qualche secondo. Poi lo passo, un po'
indeciso. Troppo indeciso, e mi si attacca dietro.
Ho esagerato? Ho tirato al di là delle mie attuali possibilità? Se è così,
mi staccherà di nuovo. Che fare? Null'altro che radunare le idee, e correre
a passi lunghi spingendo bene con le caviglie, senza rallentare o cedere un
solo istante.
Come per magia, dopo qualche centinaio di metri, il ciac ciac di maglia
gialla dietro di me sparisce. Evvai.
Non faccio a tempo a gioire della sesta posizione, che 50 m avanti a me si
materializza un "maglia grigia" che ritenevo imprendibile. Sarei
soddisfatto
ma... questa volta so che ce la posso fare. Se no non sarei Luca
Clorofilla...
Allungo il passo ancora (ma era possibile? O un sogno?), e lo vedo
avvicinarsi in modo molto più percettibile. E' in leggera crisi, anche se 50
m sono tanti....
E' l'ultimo giro sterrato, ma SO che posso prenderlo. E così è, infatti.
Quando lo raggiungo non sto nemmeno a riprender fiato: accelero ancora e mi
lancio verso l'ultimo giro di pista.
Stavolta i chiodi mordono davvero il tartan, e in 400 m recupero ancora
20-30 m sul forte Nicola, che all'arrivo mi precede davvero di poco. Sono
comunque quinto.
Mi fermo stremato dopo la linea d'arrivo, con il tempo di 15'11". Significa
che ho corso alla media di 3'21"/km in mezzo al fango e alle radici...
significa che sono tornato!
Niente a che vedere, naturalmente, con i ritmi che tenevo a Giugno di
quest'anno.... ma sono qui, vivo, bagnato, pieno di schizzi di fango, e
felice come una pasqua!
Le gambe mi pulsano impazzite, come se le avessi percosse con duro legno. Ma
il cielo plumbeo, quasi violaceo, che incombe su Milano, mi sembra, in quel
momento, azzurro come non è mai stato.
"In gir a la cava" - km
10,565 - Zeloforamagno di Peschiera Borromeo (MI) - 24/11/02
Invece di raccontare io la gara, come al solito, lascio la parola al simpaticissimo Paolo De Zordo, che racconta invece la sua esperienza alla non competitiva...
Il parcheggio non era strapieno come l'anno scorso. Te credo: con
l'acqua che scendeva... Ritiro il cartellino, saluto Max Marta
accompagnato dal suo ragazzino. Faranno la 5 km. Bravissimi tutti e due.
Max si sente in dovere di spiegarmi che il ragazzino correra'
all'insaputa della mamma. Speriamo che non ci scappi il raffreddore,
altrimenti sento puzza di litigi. :-(
Arriva l'ora di schierarsi sotto lo striscione. Se il parcheggio non era
pieno, a maggior ragione sotto lo striscione c'e' poca gente. Anche il
Maggi mi fa il bidone. E si' che il suo Milan la sera prima aveva vinto!
Correro' in solitaria. Mi consolo pensando che e' come un allenamento
sul Naviglio, ma con i ristori e con un percorso "nuovo". In effetti
il
primo km lo corro pianino insieme ad un gruppetto di runner, fra cui
anche i signori e signorini Marta. Al bivio fra i 5 e i 19 km girano
tutti sul percorso corto e io rimango solo. Dietro, pochi e distanziati,
davanti qualcuno. Aggancio un tipo che non sbaglia neanche una
pozzanghera. Le centra tutte. Io invece saltello. Probabilmente ha
ragione lui. Fatica sprecata. Cerco di scambiare 4 parole. Non e' tipo
da chiacchiere. Molto concentrato. Al ristoro non si ferma. Io invece
si'. Ma nel giro di 1 km lo riprendo. In un tratto asfaltato
improvvisamente accelera. Evidentemente gli dava fastidio la mia
presenza. Runner asociale! Forse era un iscritto alla lista "libera".
:-)
Mica lo rincorro. Resto a distanza. Tanto ormai corriamo da soli. Io e
lui. Dietro e davanti: solo acqua e fango.
La corsa si chiama "in Gir a la cava". Finalmente ci arriviamo. Alla
cava. Prima insieme al fango c'era anche un po' di erba o un po' di
strada. Qui, nella cava, insieme al fango c'e' acqua e altro fango.
Sara' che siamo al dodicesimo o che la strategia delle pozzanghere non
paga, fatto sta che l'asociale rallenta. Torno a tampinarlo. Non per
fargli o farmi dispetto. Ma ormai la corsa siamo noi due. Io mi sento
bene, gli ultimi 4 o 5 km li abbiamo fatti a 5.15 circa, lo affianco e
tento ancora un approccio verbale: "Dai, provo a tirare un po' io".
Lui
mi fa: "Proviamo, non so se ce la faccio, mi conosco". Lo supero e
accelero. Adesso mi concentro io, tento l'approccio zen, che m'importa
dell'acqua che cade e che mi scorre sugli occhiali, abbassando la gia'
non elevata capacita' visiva? Le gambe girano bene, accelero ancora.
Forse, per la prima volta, sento il mio respiro, il cuore che pompa.
Belle sensazioni! Probabilmente sono intorno ai 5/km ma apparentemente
non faccio fatica.
Guarda: un essere umano con appendice a forma di ombrello (forse era
proprio un ombrello) che porta a passeggio un cane. Era da un paio di km
che non vedevo anima viva. Sullo sfondo un quartiere residenziale. Mi
giro: nessuno, neanche il runner asociale. Bho. Si sara' fermato.
Proseguo. Cerco delle indicazioni. Arrivo in uno spiazzo. Mi pare di
riconoscerlo. Ecco delle frecce colorate: si va per di la'. Ma quella e'
l'entrata della cava! Ero tornato al punto di partenza del giro intorno
alla cava. Ma a quale bivio avrei dovuto girare?
Che fare? Riparto col giro o torno indietro? Scelgo la terza via. Vado
avanti, cioe' torno da dove sono venuto, perche' ricordo chiaramente che
ad un incrocio poco distante c'era un volontario con bandierina.
L'incrocio c'era ancora ma il volontario no. A quel punto abbandono la
strada gia' percorsa e mi butto verso la direzione che, con la
probabilita' del 25%, mi avrebbe riportato verso il percorso di gara.
Vie di quartieri residenziali. Qualche negozio chiuso. Pioggia e nessun
essere umano in vista. Un autobus. Quasi quasi lo fermo e gli chiedo la
strada per Zelo. Non lo faccio solo perche' vedo un signore che sta
attraversando una strada a 100 metri di distanza. Lo raggiungo mentre
sta montando in macchina. "Scusi, mi sono perso, da che parte per
Zelo?". "Zelo Foramagno? Ma e' lontano, se vuole la accompagno".
Mi
guarda meglio e un rivolo di sangue gli scorre sul mento. E' la lingua
che si e' morso appena si e' accorto in che condizioni ero.
Un'offerta cosi' non la puoi rifiutare. Un po' di schermaglie del tipo:
ma le bagno i sedili, pero' potrei accucciarmi, non ho neanche una
cerata, ma si figuri, ecc. Risultato lui senza patente ne' occhiali, io
con le ginocchia sul bordo del sedile del passeggero, la schiena
sull'air beg e la nuca a 30 cm dal parabrezza, raggiungiamo dopo circa 6
km un incrocio dove ritroviamo il percorso di gara, praticamente
all'arrivo. Io scendo, ringraziando. E lui, spero che sia rientrato a
casa senza altri brutti incontri.
A questo punto mi ritrovo in gara, ma, ad occhio e croce, un quarto
d'ora prima del lecito.
HO TAGLIATO E MI SONO FATTO DARE UN PASSAGGIO IN MACCHINA!
Ebbene, mi sono rimesso a correre e negli ultimi 500 metri ho anche
superato un sacco di runner. Non contento, all'arrivo mi sono fatto dare
anche il sacchetto con i pelati, gli spaghetti, il latte, il succo di
pera, la brioscina, la polenta bergamasca e qualcos'altro ancora. Non
contento sono andato a verificare se avevo vinto un premio a sorteggio
(per fortuna no). Non contento ancora sono andato a sbancare il ristoro
finale con enne pezzi di pane con l'uva e un tot di bicchieri di te'
caldo. Non contento mi sono anche lamentato della mancanza di
segnalazioni con Rosario (estinto non molto attivo in lista) che non
c'entrava niente ma che ha dovuto sorbirsi la mia storia. Insomma:
proprio una bella faccia tosta!
Poi ho incontrato anche Luca. Felicissimo lui di aver fatto una bella
gara e io di rivederlo gareggiare.
Poi ho incontrato anche Brillo. Anche lui felicissimo per aver fatto un
tempone. Insomma: tutti contenti. In fin dei conti anche io. A distanza
di una settimana dalla maratona non mi sono neanche stancato troppo. E
poi una cosa l'ho imparata: corsa zen solo se non piove!
Ma se becco il runner asociale che non mi ha detto nulla quando ho
sbagliato strada...
Ciao
Paolo
Beh, insomma, un piccolo commento non posso esimermi dal
farlo anch'io...
Bella gara ieri a Zeloforamagno. Dieci km e mezzo in circuito (la gara
di cui parla PDZ era la non competitiva di 18 km.. credo che il problema di
percorso nasca dal fatto che PDZ ha corso i primi km facendo compagnia a
Cova e ai suoi bimbi, trovandosi poi solo - o con l'asociale - col risultato
che qualche uomo-bandierina under-the-rain avesse già lasciato la
postazione. La competitiva è una delle gare meglio organizzate del
milanese...).
Tra i partenti, tanto per fare nomi, Genny Di Napoli, Stefano Parma, Simone
Busetto e molti altri assoluti (compresi i miei vecchi compagni di merende
Passoni, Barbesta, Villa, Fantone ecc.).
Sono partito ai miei ritmi attuali (3'29"/km la media finale, anche se i
primi 2 km, forse sballati, segnavano 3'15") trovandomi subito solo,
perché
circa 30 atleti facevano gruppo davanti coi vip. Ma non ho mollato tanto
facilmente, e piano piano ho recuperato posizione mangiando qualcuno che via
via sfilava dai "trenta". Agli ultimi 500 m ho ingaggiato una lotta
senza
quartiere con Guastamacchia: ci siamo superati sprintando almeno 4 volte, e
alla fine ho perso di (forse) un millimetro. Ma lui ha il naso più lungo del
mio, quindi non vale!
Insomma, fradicio come un pulcino, ma mi sono divertito come raramente mi
capita, e ho dimostrato alle mie "pigre" leve di questo periodo, che
si può
anche provare a soffrire nell'ultimo km per guadagnare una posizione (anche
se tra la 28esima e la 29esima assoluta...).
Pensavo che correre tra gli ultraquarantenni mi avrebbe regalato posizioni
"di categoria" migliori. Ho scoperto di essere arrivato decimo o
undicesimo!!!!! AAArghhhh, vuol dire che con me sono diventati MM40 tutti
gli altri!!!!!
Va bene, ho capito, ci vuole pazienza. Datemi un mesetto ancora, e
ricomincerò a battagliare con i MIEI avversari.
Breccia, dove sei finito??????
Epilogo in vivaio con il buon Brillo, anch'egli autore di una prestazione
maiuscola, con cui ho fraternamente diviso l'umido "saccottino" ai
grassi
vegetali idrogenati ricevuto in premio.
Abbracci bagnatissimi
Luca
"Campestre RRCM" - km 7,7 - Milano Boscoincittà - 15/12/02
ORN (Obligatory Running Note) ancora vincente stamattina in una fangosa e
scivolosa campestre di 7,7 km al boscoincittà di Milano, ospite della
gentilezza del
Road Runners Club Milano, che annovera tra le sue fila numerosi deads: PDZ,
Brillo,
Silvia "gossip", Alessandro Santoni, el me fradel Attilio ecc.
A sentir Brillo, doveva essere una passeggiata. Ma perché allora dopo 2,5 km
belli tirati, eravamo in testa ancora in 7 persone? Ho dovuto tirare a
dovere, insomma, ma già alla fine del secondo giro (erano 3 in totale) avevo
accumulato quei 20 m di vantaggio sul secondo, che mi hanno consentito di
vincere a mani basse sfoggiando la nuova maglietta rosa della
Milanomarathon. E due vittorie in otto giorni, anche se in gare minori,
fanno sempre bene al morale e alla ripresa dei ginocchi sifoli.
Grandi tutti gli altri: da Brillo "Babbo Natale" (che ha corso con uno
splendido cappello Santa Claus riveduto e corretto nei colori sociali), fino
a "nonno Superman" PDZ, con i rispettivi pargoli a primeggiare nella
garetta
"baby". Ogni bimbo ha avuto menzione e medaglia. Bravi RRCM, si fa così!
Infine, nessuno si permetta più di dare dei "fighetta" ai RR
milanesi: a
fine gara erano tutti coperti di fango come il peggiore dei rugbisti
scozzesi, e senza un solo lamento hanno gestito il ritrovo senza uno
spogliatoio, una doccia, un piccolo "servizio", un rubinetto per
lavare
scarpe e polpacci... nulla! Uomini e donne, tra odori di olio canforato, ed
altri che non sto qui a descrivere, ma che contribuiscono annualmente alla
concimazione organica di boscoincittà...
Tutti erano sporchi di fango, dal primo all'ultimo. O meglio, dal secondo
all'ultimo: io volavo!
"Maratonina
dell'Epifania" Cremona/Casalmorano - km 21,097 - 6/1/2003
Ieri intanto ho compiuto un altro passettino importante verso la maratona di
Siracusa, e precisamente la "Maratonina dell'Epifania", altrimenti
detta
Cremona-Casalmorano.
Una inaspettata recrudescenza del dolore al ginocchio "scheggio-meniscato"
dopo l'allenamento di Giovedì scorso (15+15x400) mi aveva fatto temere
addirittura di non partire. Mi sono perciò presentato alla partenza con
l'idea di correre molto in "riserva", ed eventualmente di fermarmi
dopo
qualche km o di finirla trotterellando.
So che solitamente c'è parecchia concorrenza, anche perché la gara è ben
premiata, quindi me la sono presa comoda, e per una volta ho "guardato da
fuori" la lotta in corso.
Davanti partono in tromba un keniano (se ho capito bene il nome Benjamin
Kariuki), il marocchino Farid El Marrafe, Emanuele Zenucchi, Lorenzo Merli
(il più scarso valeva 2h18' in maratona). Alla fine vincerà il keniano in
1h02'40 (!) conquistando il nuovo record della corsa, e portandosi a casa il
ricco premio abbinato.
Alle loro spalle un bel gruppo costituito da un certo Gastone Breccia di
nostra conoscenza (deciso a vendicare la lisciata dell'anno scorso: sarà poi
ottimo sesto in 1h11'32"), il famoso diciassettenne Zito (recordman
italiano
allievi di mezza maratona), il campione del mondo M45 di mezza Ermes
Bertuzzi, Beatini e svariati altri amatori di rango.
Mi metto "comodo" in sedicesima posizione guardando le schiene di
tutti gli
altri, e studiando le reazioni del mio ginocchio. Giro senza sforzo a
3'38/km circa.
Ad un certo punto mi rendo conto di avere il vuoto alle mie spalle, e di
avere un gruppo compatto 80-100 m avanti a me. Faccio presto a decidere, e
cerco di andarli a prendere.
Ora del decimo km ho agguantato le retrovie del gruppo, e il passaggio è in
36'03 (cioè 3'36/km di media). Potrebbe andare bene (il ginocchio sembra non
lamentarsi), ma si può fare di più.
Inizio allora una cavalcata ad un ritmo più sostenuto, sfruttando le
reazioni (fuochi di paglia) degli atleti che via via raggiungo, e
registrando passaggi al km piuttosto sostenuti (3'27-3'28). Mi trovo così al
17esimo km in tredicesima posizione, dietro ad un atleta che pare
freschissimo: davanti a noi, a una distanza infinita, due atleti sgranati,
un rosso dai lunghi capelli e un maglia blu. Diciamo 100 m il più vicino,
200 m il più lontano.
Sguardo d'intesa col mio compare: andiamo a prenderli!
Ve la faccio breve: il rosso è caduto nelle nostre grinfie poco prima del
20esimo km, il blu (decimo!) ancora a 100 m sembrava irraggiungibile. Non so
più a che ritmo sto girando, ma le gambe volano. Mi volto verso il mio
compare per dirgli se se la sente di provare e trovo... il vuoto!
Ok, sono rimasto solo: sotto al blu! Non ci crederete, ma a 100 m
dall'arrivo gli ero alle spalle. Mi ha aspettato, il vigliaccone, e negli
ultimi 50 m ha dato l'anima, impedendomi di raggiungerlo per un solo paio di
metri!
Poco male. Intanto mi sono divertito come non mai, e sono riuscito comunque
ad arrivare undicesimo assoluto in 1h14'01 (come al solito, mai
1h13'59....).
In pratica un parziale sugli ultimi 11,1 km di 3'25/km (e comunque una media
totale di 3'30"/km sull'intera gara).
Bellobellobellobellobello! Sensazioni di potenza indescrivibili nell'ultima
parte di gara (forse negli ultimi 2 km ho girato anche a 3'10-3'15...), e
gambe che giravano come trottole.
Sono ancora indietro nella preparazione, ok, ma sto rientrando rapidamente.
Una cosa è certa, qualunque risultato venga fuori, a Siracusa riuscirò a
divertirmi!
"Siracusa City Marathon" - Siracusa - 26 Gennaio 2003
In Sicilia l'acqua cade pochi giorni all'anno. Poche gocce.
Il 26/1 a Siracusa è venuta giù tanta di quell'acqua da coprire la somma
delle precipitazioni degli ultimi due anni!
(vedi fotografia della partenza)
In quel diluvio universale, sferzato da raffiche di vento freddo, il
"clorofilla team" invitato dall'organizzatore (oltre a me, Breccia,
Pistis,
Lino Traina e Alessandra Colautti), ha dato complessivamente una prova di
forza incredibile.
Personalmente ancora indietro con la preparazione, e reduce dal faticoso
2h59' di Milano, scendevo in Sicilia con l'idea di ottenere (in condizioni
meteo ottimali) un tempo tra le 2h45 e le 2h40 al massimo. Dieci giorni fa
correvo in allenamento 35 km alla media di 4'02, soffrendo come un cane
negli ultimi 10 km. La matematica non è un'opinione, e sapevo che già solo
finirla sotto i 4'/km sarebbe stato un ottimo viatico per la prossima
maratona di Genova del 2/3.
La mattina della partenza, le nostre speranze che la pioggia si calmasse non
solo sono state deluse, ma giove pluvio ci ha anzi gratificato di una delle
tempeste più toste che trinacria abbia mai vissuto.
La bellissima Siracusa (uno splendore i passaggi nell'isola di Ortigia, di
fianco al mare ululante di onde, e tra i vicoli della città vecchia) non è
strutturata per sopportare tutti quei mm d'acqua rovesciatisi sull'asfalto
in poche ore. Le strade si sono in breve trasformate in guadi, e alcuni
tratti del percorso fuori dal centro storico erano coperti da una spanna
d'acqua, da attraversare a ginocchia alte, spruzzandosi a vicenda.
In quelle condizioni mortifere, i miei due scudieri Breccia e Pistis che ti
fanno? Inanellano km a 3'40-3'43 con punte da 3'37... Ma... minchia (mi
veniva da dire, con l'accento locale, dopo aver sentito quell'intercalare
continuo per due giorni) dove state andando?????
Ho cercato invano di spiegare due fatti:
1) Il coefficiente K della formula del consumo calorico in maratona (kcal
consumate = K * Peso in kg * km percorsi), in condizioni di quel genere
passava da circa 1 anche a 1,15-1,20. Il che in termini di autonomia di
glicogeno poteva voler dire finire la benzina al 26esimo km invece che al
32esimo....
2) Il peso in kg, risultava comunque appesantito di un paio di kg di acqua
che inzuppava scarpe, calze, maglia, capelli ecc. con ulteriore
appesantimento del consumo energetico espresso in formula.
In pratica dai miei calcoli, un ritmo teorico di 3'45/km (che era il mio
obiettivo massimo) doveva essere rallentato a poco meno di 4'00/km se
avessimo voluto finire bene. Sicché ho iniziato a segnalare che ogni km
corso sotto i 4'00 sarebbe stato un buon km. Ovviamente, inascoltato.
Che facevo? Restavo da solo in mezzo alla pianura siciliana?
Alla mezza siamo passati in 1h20'40" (3'49" di media), ma era evidente
che
avremmo dovuto rallentare, stanti le condizioni proibitive. Sgombrato il
campo dai corridori della mezza (Lino Traina, nostro gentilissimo cicerone,
arriverà buon secondo), abbiamo cercato di capire la nostra posizione.
Alcuni si erano autoeliminati (come il marocchino Feisal Boumalik, un tipo
da 1h06', che col pettorale della mezza ha infilato il percorso maratona,
non avendo letto le scritte chiarissime al bivio: quando è passato alla
mezza, si è guardato in giro e ha detto: "Ma dove essere arrivo?" e,
capito
l'arcano, si è fermato sconsolato). Un altro marocchino, partito fortissimo,
si è piegato in due sul percorso, ritirandosi (e come dargli torto?). Marco
Orsi invece (tipetto da 2h18, tredicesimo a NY) è stato eliminato dalla
compagnia aerea, che gli ha perso il bagaglio con dentro scarpe e tutto
(colpa sua: sempre almeno le scarpette nel bagaglio a mano! Il resto si
rimedia..).
Alla fine, ci siamo trovati noi tre con davanti solo Calcaterra (che,
obnubilato da evidente follia, correva contro se stesso cercando il bonus
record gara: superfluo dire che non ce l'ha fatta) e Marco D'Innocenti, suo
fido scudiero.
Noi tre, in compagnia di un locale (certo Maniscalchi), eravamo dunque
virtualmente sul podio. Virtualmente.
Mancavano infatti ancora 21,097 km, e parecchi ettolitri d'acqua. Da una
breve indagine su Maniscalchi si evinceva che il tipo aveva di personale
2h45'. Come possa pensare un individuo sano di mente, in quelle condizioni,
a battere di 5' il suo personale, mi sfugge. Come previsto dal coefficiente
K infatti, verso il 22esimo km, sparisce alla vista. Finirà (immagino non
bene) in 3h15 circa, credo utilizzando le sue proteine muscolari come
carburante....
Insomma: il deserto davanti, il deserto dietro. Premi non indifferenti da
dividersi tra amici. La possibilità di una gara tranquilla fino all'arrivo.
E invece Breccione con cosa se ne esce? Dài ragazzi.. facciamo un km a
testa, così evitiamo di beccarci tutto il vento?
Ucciderlo? Affogarlo? Macinarlo nel tritatutto?
Alla fine, per non restare solo, ho dovuto adeguarmi.
Praticamente Breccia tirava il suo 1000 a 3'49, Pistis il suo a 3'59, io il
mio a 4'08 (perché dovevo recuperare ancora quello di Breccia..). Risultato
giravamo comunque sotto i 4'00, ma potete immaginare che per me non fosse
per niente riposante!
Durante il percorso, in uno dei tanti "guadi", una Mercedes ci è
passata di
fianco ad alta velocità. Doccia. (non che le altre auto, poche per fortuna,
non ci docciassero, ma la doccia arrivava all'inguine).
Verso il 26esimo km lo sconforto si fa grande. Nessuno in giro. Freddo,
vento, scrosci dal cielo. Ristoro idrico automatico (bastava aprire la
bocca).
In un punto privo di guadi (ma con l'acqua che scorreva sull'asfalto)
passiamo accanto ad una signora che esce da una villetta. Il cuore ci si
allarga: ci batterà le mani? Ci dirà bravi? "Minchia.. andate a fare in
c..." esclama, educata.
Lo sentiamo tutti e tre, e non ci sembra vero. Forse l'avevamo spruzzata col
nostro cic-ciac delle scarpe? La nostra presenza la disturbava? Breve
tentazione di ritirarsi coprendola di legnate, poi, per fortuna, subito
passata...
Pistis si gira (con la sua disarmante aria di diabolik buono, con i capelli
a v sulla fronte perfettamente composti anche sotto quel diluvio) e dice:
"Ma avete sentito anche voi? Ha detto proprio.....?" Sì, aveva detto
proprio.
Il 27esimo km ci precipita nel panico perché semplicemente non c'è. Il
cartello è stato spazzato via dal vento, la scritta probabilmente coperta.
Saremo ancora sul percorso?
La scritta km 28 ci riempie il cuore di conforto. Il parziale degli ultimi 2
km è ancora 7'58. Bene così. Ogni km sotto i 4 è da benedire. Ma perché c...
giravamo a 3'37 all'inizio????
So che la mia autonomia dovrebbe finire poco dopo il 35esimo. Faccio il
prudente, e penso che inizierò a soffrire un po' prima. Invece va un po'
meglio. Riesco a stare appiccicato ai due soci del gruppo "clorofilla"
fino
al 38esimo. Poi, nel tratto in leggera discesa verso l'arrivo nell'isola di
Ortigia, pago dazio tutto insieme. Senza più il loro prezioso stimolo faccio
dei parziali da 5'00/km con qualche sostarella tattica. So di essere
comunque quinto, e l'idea mi gusta comunque.
L'idea originaria era quella di arrivare tutti a braccetto sul podio, ma
naturalmente solo se fossimo arrivati insieme fino alla fine. Mi va bene
anche così. Non è facile arrivare quinti assoluti in una maratona, per
quanto ad "eliminazione".
Infatti non ci arrivo. Al km 41,5 sbuca alle mie spalle un palermitano la
cui velocità mi impedisce di accennare alcuna reazione. Arriverà prima di me
di una manciata di secondi, togliendomi la gioia del quinto posto. Ma
dov'era costui quando giravamo con Maniscalco, ed avevamo il deserto davanti
e il deserto dietro? Può davvero aver corso la seconda metà in quelle
condizioni ad un ritmo crescente? Certo tagliare un giro dei tre da 10 km
fuori città era impresa facilissima (zero controlli) e il quinto arrivato
portava a casa qualcosa come 300 Euro di premio, il che poteva essere di
tentazione a più d'uno. Il signore in oggetto, nelle due parole scambiate
dopo l'arrivo, mi ha detto di essere all'esordio in maratona. Speriamo per
lui che sia vero.
Chiudo comunque in 2h49'25 (media complessiva di 4'01/km) abbastanza
soddisfatto per le condizioni in cui è maturato. So che se avessi corso a
3'55 fin dal primo metro avrei tenuto fino in fondo. Mi è andata bene di
fare così. Abbiamo riso e scherzato insieme per 38 km, ed è stato,
nonostante tutto, piacevolissimo.
I due tostissimi Gianni (Pistis) e Gastone (Breccia) hanno chiuso anche gli
ultimi 4 km regolari, e alla fine hanno portato a casa un buon 2h45. Che io
stimo valere circa 8-10' di meno, in condizioni normali. E un grandioso
terzo posto assoluto. (pod.net titolerà "impero romano" ignorando
Pistis e
assegnando a Breccia una nascita romana, quando lui è livornese, pur avendo
abitato a Roma per un certo periodo).
L'arrivo a braccetto conquistando podio e notorietà è stato grandioso. Il
gruppo "clorofilla" ha compiuto la sua prima missione. Il mio
risultato
(sesto) è stato il peggiore del gruppo, in quanto anche Alessandra Colautti
è salita sul podio (terza assoluta in 3h20' lei che ha un PB di 2h56'), e
Lino Traina ha sbancato la mezza (in 1h12') dietro il fortissimo Antonino
Liuzzo.
Insomma nell'auto che ci riportava all'hotel abbiamo preso atto di essere un
gran gruppo. Da allargare, ove possibile (Bovio, dove sei?) per aumentare il
nostro potere contrattuale con gli organizzatori.
La cosa bella è stato proprio il legame "di gruppo" che è venuto a
crearsi
nel pre e nel post gara. La cena a base di spaghetti di ogni tipo, cannoli
siciliani, croccante di mandorle, dolci allo zenzero e vino buono, ha senza
dubbio contribuito al piacere gustoso di stare insieme.
Nel pranzo della domenica si è poi mangiato insieme ai top: Calcaterra,
D'Innocenti, Marco Orsi, Boumalik, il grande Govi (lui c'è sempre..) e il
colloquio informale con tutti loro (proseguito poi sul pulmino per
l'aeroporto) mi ha dato un mucchio di preziose notizie su allenamenti,
situazioni, sensazioni ecc. Gente forte, in tutti i sensi.
Ho anche conosciuto quella splendida donna di nome Francesca Porcellato,
campionessa della categoria disabili. Anche solo parlandole si percepisce
una sua forza interiore e una serenità, rara in noi che ci consideriamo
"normali".
Ha gestito la situazione dell'impossibilità a partire per i disabili con una
educazione e una capacità di mediazione notevolissime. Pensate che
l'organizzatore aveva invitato a sue spese una cinquantina di disabili delle
varie categorie, scegliendo tutti i più forti disponibili a venire. Infatti
c'erano quasi tutti: Brigo, De Vidi, Re Calegari ecc. Peccato.
Alla fine, ultima cassata siciliana in aeroporto (ma che buona!) e rientro
con gli occhi pieni di bellezza e di gioia per la bellissima avventura
passata.
Nonostante l'acqua, nonostante lo sforzo durissimo, nonostante il freddo, il
vento, i trasferimenti.
La corsa è lo sport più bello del mondo, ed è capace di unire le persone in
modo stretto e dolce. Grazie Gianni, grazie Gas, Lino, Alessandra. Mi avete
regalato dei momenti fantastici che, senza di voi, non avrebbero potuto
essere uguali.
"Foce-Recco" - km 19 - 2
Febbraio 2003
Ieri bellissima giornata di sole (finalmente) con ambientazione ligure ricca
di mimose in fiore, e di tutti gli aromi del luogo (che spaziano dal mare
alla focaccia al formaggio, dal basilico alla torta pasqualina..).
Sabato sera all'insegna dell'amicizia con Franco Pioli, Marco Pesce, Piero
Gala e dolcissime consorti. Tortine liguri, buon vino a fiumi, salsiccette
di cinghiale e una pasta integrale al sugo fresco di pomodorini acciughe,
aglio e aromi liguri tritati.
Infine chiacchiere (quelle da mangiare) insieme alle altre.
Sto incominciando a credere che le gare siano solo la scusa per i nostri
raduni mangerecci... (comunque tutta roba sana).
Dopo lunghi conciliaboli, finiti a tarda sera, si è finalmente stabilito
come organizzare la logistica dei trasporti (essendo infatti la partenza a
Genova Foce, e l'arrivo in quel di Recco, 19 km più a levante). Alla fine
quattro podisti over 40 in tenuta di gara si avviavano verso la partenza di
prima mattina.
Volevo dire qualcosa sul freddo dei giorni della merla testé finiti ma il
resoconto della maratona di Appeldoorn di Maurizio mi ha fatto un po'
vergognare... e dunque via, sebbene con le gambe ancora parecchio dure da
Siracusa!
Avevo un conticino in sospeso con la Foce-Recco, quando nell'edizione 2002
la dura salita di Sori (a 2 km dall'arrivo) mi aveva regalato un crampo che
mi aveva obbligato a chiudere al piccolo trotto. Ho preferito partire
prudente. Quest'anno poi gli organizzatori avevano previsto una variante con
il passaggio lungo la stupenda passeggiata a mare di Nervi.
Vi assicuro che correre (a 3'25/km) a picco sugli scogli, su un selciato
largo pochi metri, e sotto gli occhi attoniti dei "civili" ha un suo
fascino.
Ho lottato duramente, correndo km a ritmo variabile in funzione
dell'altimetria, arrivando alla fine dodicesimo assoluto. Tanto per dire: il
km con la dura salita di Sori l'ho corso in 4'06. Molti km medi (saliscendi)
li correvo a 3'30. Il penultimo (tutto in discesa) è venuto fuori a 3'11, e
l'ultimo (forte discesa, e tentativo di staccare un avversario, con volata
finale) è uscito in 2'48!!!!! (nota: sarà anche mancato qualche metro, ma
andavo veramente forte...).
All'arrivo: focaccia di Recco (delizia!), Antonella e bimbi a farmi le
feste, conosciuto il neo DRS Agostino Acciai, e ricongiunto con Pesce, Gala
e Pioli. Quest'ultimo raggiante per la prestazione sublime, con la quale ha
tolto qualcosa come 15' alla sua prestazione dell'anno scorso (tra l'altro
su percorso più breve!).
Insomma un bellissimo week-end con bimbi e amici: segnatevi in agenda
l'appuntamento per l'anno prossimo, sperando che non coincida più con il
raduno al Parco del Ticino!
Maratona del Mare - Genova - 2 Marzo 2003
Bella trasferta ligure nel fine settimana, grazie alla squisita ospitalità
dei genovesi Pioli, Pesce, Gala & c.
Bellissima l'idea di organizzare la maratona in concomitanza con i
campionati italiani indoor unificando il ritrovo e il ritiro pettorali nel
bel palasport genovese, adiacente al mare.
L'acuto della Levorato sui 60 piani, e la visione di belle gare su pista (i
400, i 1500, il salto in alto e con l'asta) a cui ci stiamo disabituando, ha
regalato bellezza e curiosità anche agli occhi dei miei bimbi.
La sera cena tutti insieme in località Sussisa, quasi in montagna (poco
sotto al monte Cornua). Trofie al pesto, pansotti in salsa di noci,
focaccette liguri, coniglio, vino della casa... c'è stato di che sgodazzare
in compagnia.
Inoltre, ho avuto modo di conoscere il simpatico neo-dead Leonardo Scarzella
con Gladys, e di rivedere (con mucho gusto) le gentili signore Pesce e Gala
e (seppur con altro tipo di gioia) il Compa e Michele Vallerini. Per la
dolcissima Mrs. Pioli (ci sei mancata!) non mancheranno altre prossime
occasioni.
Gli "assenti" (pagliotz, agorunner) li ho visti in gara (grazie del
tifo!),
e di Chiocciola sto aspettando con ansia il risultato...
Il tempo di uscire dal ristorante, ed era scoppiato il diluvio universale.
Dopo due mesi di secco, si sono aperte le cateratte del cielo, e per
raggiungere l'auto (a 100 m) siamo riusciti a inzupparci come spugne!
Infine la gara. Al mattino, asfalto con pozze, ma clima quasi ideale: aria
pulita, odore di mare, parcheggio auto comodo e a pochi metri come nella più
vicina delle tapasciate. Servizi interni al palasport che più comodi non si
poteva.
Partenza in lieve ritardo, e percorso subito in lieve salita. Sarà tutto un
lieve su e giù, fortunatamente senza grandi dislivelli. Mai comunque piano.
Percorso a mio giudizio incantevole, se si escludono alcuni tratti in mezzo
ai container del porto. Molto bello il tratto Foce-Boccadasse, lato mare, e
stupenda la visuale di Genova dalla sopraelevata. Uno splendido vascello
antico in dimensioni naturali dominava il porto nelle vicinanze
dell'acquario.
Avevo tabellozzato 2h40' non essendo ancora riuscito a recuperare bene la
doccia di Siracusa. Ma dopo i primi metri, ho capito subito che qualcosa non
andava. Gambe durissime, e doloretti un po' ovunque. Inevitabile partire a
sensazione, senza forzare.
Siamo mescolati alla stracittadina di 12 km, e mi conto 37esimo, ma non ho
idea di quanto sia effettivamente piazzato tra i soli maratoneti.
Mi posiziono in un gruppo di sei atleti "maratonici" a un ritmo
intorno ai
3'45/km. Tra di essi Nino Pontevolpe, Massimo Cugnasco, Andrea Aliotta,
Matteo Asborno. Per chi li conosce, gente tosta, che mi aveva lucidato poche
settimane prima alla Foce-Recco. Un minutino più avanti a noi il mitico
Andrea Giorgianni, tentativo di 2h28 alla sua prima esperienza (vale intorno
a 1h08 nella mezza).
Pontevolpe, Cugnasco e un terzo atleta accellerano un po' ed io reputo
prudente restare più indietro con Asborno e Aliotta. E faccio gara con loro
fino al 15esimo.
Curioso al 13esimo km un passaggio (lungo 7-800 m) all'interno di un centro
commerciale molto grande (Fiumara), con pubblico plaudente, temperatura di
25 gradi (!) ed eco dei passi sul selciato. Abbastanza emozionante.
Al 15esimo km, sento un dolore al polpaccio destro, che (peggiorasse)
potrebbe anche costringermi al ritiro.
Decido di prendermi un paio di km a 4'00 per cercare di vedere se migliora.
Infatti migliora, ma intanto ho perso Asborno e Aliotta, che erano ottimi
compagni di viaggio, socievoli e regolari.
E inizia il tratto più brutto, tutto curve, pozzanghere, mal segnalato, in
mezzo ai container del porto e (se non bastasse) controvento!
Alle mie spalle un gruppo minaccioso con Pietro Vicari e altri 3-4 atleti.
Non vicinissimi, però. In pratica correrò da solo fino al 36esimo km!
Passo alla mezza in 1h19', dunque con tutte le possibilità aperte. Tuttavia,
so che avrò da soffrire, con le gambe così poco fresche.
Di nuovo Boccadasse, di nuovo la sopraelevata, e infine siamo al 35esimo. In
qualche modo sono riuscito a tenermi sempre intorno ai 3'50/km, ma so che
devo tenermi un po' di secondi buoni per i km contro vento in cui anche
girare a 4'10 sarà un'impresa.
Pagliotto poi mi aveva dato il cinque al passaggio al 28esimo, dunque
marcava malissimo... (ma ho dimostrato coi fatti, Paolotz, che sono tutte
dicerie).
Non c'è muro del 35esimo, fortunatamente. I miei allenamenti mi consentono,
pur stanco, di continuare ad un ritmo abbastanza omogeneo. E al 36esimo
vengo raggiunto dai tre inseguitori, tra cui Vicari.
A Boccadasse mi ero contato 18esimo (bellissimo, tra l'altro, riuscire a
seguire la gara dei primi così da vicino: il tentativo di fuga di Zenucchi,
la cavalcata del savonese Brignone, che andrà a vincere, ultraquarantenne
credo, in solitudine, davanti ad africani, col nuovo record della gara!).
Se mi superano in tre (e, accidenti, andavano come treni) sono 21esimo.
Noooooo. Ventunesimo no!!!!!!!!!!
Provo a stare appiccicato ai calzoncini del ventesimo. Tiro fuori i maroni,
stringo la cinghia... ma ci riesco per soli due km (due km comunque ancora a
3'45!), poi devo lasciarli andare. Le speranze di entrare nei primi venti
muoiono.
Ma a due km dalla fine, sorpresa! Il mitico Andrea Giorgianni cammina. Lo
supero, e non accenna a reagire. Ventesimo, dunque.
Mi spiace per lui, ma è la legge della maratona. Se viaggi di solo
glicogeno, ad un certo punto finisce. O impari a usare i grassi, o crolli
sempre negli ultimi km!
Forza Andrea, che sei una potenza della natura (e giovane!), e con un
allenamento mirato farai sfracelli.
Ma non finisce qui. All'ultimo km vedo davanti a me stagliarsi la sagoma
familiare di Matteo Asborno. Non posso non tentarci. Stringo ancora un po' i
denti, e lo raggiungo.
E' in crisi. Dài, Matteo che è finita!
Niente da fare... mormora: "sono tutto un formicolio..." E accidenti
se
conosco quella spiacevole sensazione pre-crampoide...
Finisco a grandi falcate, chiudendo diciannovesimo assoluto in 2h44'50 (3'54
di media complessiva), cotto e stracotto che di più non potrei, e mi godo
l'abbraccio di Antonella e dei due bimbi, mettendo al collo del piccolo
Alberto la sudata medaglia di ardesia.
Non ricordo di aver mai avuto le gambe così dure come oggi, e provo un misto
di soddisfazione e di incoscienza.
Il mare, intorno, confonde il suo odore forte con il microfono che annuncia
il susseguirsi degli arrivi: la prima donna, l'ultimo sotto le tre ore... ed
io capisco perché, anno dopo anno, veloci o lenti, continuiamo a concederci
questa splendida, indescrivibile follia chiamata maratona.
All'interno del palasport, tra focacce e oro-ciok, mi avvicina uno
sconosciuto, che mi mette il depliant della Marengo Marathon in grembo (sono
seduto un po' in trance..).
Mi dice: "La conosco, leggo i suoi pezzi: se vorrà venire a onorarci della
sua presenza, la sua iscrizione è a carico mio".
Sulle prime non capisco. Dico: "Grazie, ma chi sei?" "Sono
l'organizzatore.
Se hai piacere di essere dei nostri, fammelo sapere".
Faccio un po' il sostenuto, ma dentro, il mio cuore sorride.
L'episodio fa il paio con quanto avvenuto il giorno prima (sempre al
palasport) dove l'organizzatore della maratona mi aveva chiesto di portargli
due copie con dedica del libro sullo zen, per due regali che voleva fare.
Il tempo di scrivere quanto richiesto sul tavolino dell'organizzazione
(cinque minuti) e ne sono state vendute cinque copie ("Ah, ma si può
comprare? Ne dia uno anche a me. Ma si può avere la dedica?"). E pochi
minuti dopo il titolare del negozio Genova running (che aveva lì lo stand)
mi acquistava tutte le copie rimaste per proporle insieme alle scarpe e al
resto.
Insomma: all'emozione del luogo, della gara e di tutto il contorno, si è
aggiunta anche la gioia di sentirmi un po' al centro dell'attenzione, quasi
coccolato.
Per qualcuno sarà un'abitudine. Per me è cosa nuova.
Che rende il ricordo speciale in un modo del tutto particolare.
E il rientro a casa (con in macchina i profumi dei limoni e delle erbette
aromatiche raccolte in loco) aveva come stampata addosso la promessa di
ritornarci presto.
Anzi, prestissimo.
Abbracci a tutti, e complimenti a tutti quelli che hanno provato a finirla
Luca
Il ritorno del messia - Notturna del Duca - Pantigliate (MI) - km 7 - 20/6/2003
Orbene,
la sera di venerdì ho avuto l'esaltante intuizione di prender su scarpette e
bimbi, e di andare a correre la "Notturna del Duca" di Pantigliate
(MI):
notturna di 7 km, in parte su strada, in parte nei campi.
Praticamente un esordio.
Dopo mesi di inattività, o di sottoattività
ciclistico-nuotistico-rolleristica, finalmente riassaporavo la gioia di una
competizione, per quanto tapascionesca.
Scandiano, ai primi del mese, era stato un buon test, e il ginocchio senza
cartilagini non aveva fatto neppure troppo male. Prima di allora il vuoto,
se si eccettua la "passeggiata" alla Corrinuoro per dovere di
amicizia.
Che emozione spolverare un paio di scarpe leggere per l'occasione (le Fila
Racer), accantonando i mattoni tufacei a forma di scarpa fin qui usati!
Nel solito caos familiare, riesco a caricarmi in macchina i bimbi solo
all'ultimo momento, arrivando alla partenza che mancano solo pochi minuti al
via.
Riesco convulsamente a procurarmi il pettorale (un francobollo giallo..),
piazzare i piccoli in un parchetto, allacciarmi le stringhe, salutare
Francesca Maxiclassifica e marito, ed è già ora di partire.
E il riscaldamento? Difficile pensare che alle 19.30, con quel caldo
torrido, qualcuno potesse avere i muscoli freddi...
Dunque, via. Mi rendo appena conto che c'è un tot di gente forte. Fabrizio
Pellizzoni, pavese dall'istinto killer, che si è vinto tutte le campestri
provinciali una dietro l'altra. Angelo Brunetti, maratoneta da 2h24'.
Maurizio Passoni, monzese coriaceo (800 in 1'54"), e così via.
Parto boccheggiando (lingua felpa e temperatura fantozziana), e mi sembra
che vadano tutti fortissimo. Mi assesto in settima posizione dopo neanche un
km, e i giochi sembrano ormai fatti. Il terzetto di testa già staccato, due
inseguitori a 30 m, ed io arrancante dietro al sesto altri 30 m più
indietro.
Passo al 2000 chiedendomi a che piffero di ritmo stessi andando, e il crono
recita 6'38". Allfacciacciadel....
Però almeno il sesto ha avuto un crollone, ed io ho preso la sua posizione.
Sento in me rinascere la grinta. Non so cosa ci sto facendo a 3'19"/km e
infatti rallento, ma.... i due davanti a me non mi sembrano imprendibili. E
se provassi a andare sotto?
Mi costa un paio d'anni di vita, ma al terzo km (10'09 il parziale) li ho
presi!
Adesso non li mollo facilmente. se dovessi bruciarli in volata sarei quarto,
e già l'idea mi piace. Si tratta solo di tenere fino in fondo. E la vedo
dura.
Invece i due figuri si sciolgono uno dopo l'altro nella gran calura, e
davanti a me, insieme con la figura muscolosa di Passoni, si staglia la
possibilità addirittura del podio.
Ragazzi: qualcosa non quadra. Sono fermo - o quasi - da mesi, e sto
gareggiando con una grinta, come se fossi nel pieno della mia forma. E sotto
i 3'30/km! Giuro: non sto prendendo niente: nemmeno aminoacidi
ramificati.... :-)
Tutti abbiamo rallentato un po' (almeno sembra) e invece Passoni si
avvicina. Guadagno impercettibilmente metri. Lo conto ad una curva, e scopro
di avere 7 secondi di ritardo. Mancano un paio di km: l'impresa non sembra
impossibile. Forza Luca, diamoci dentro. Lo inquadro nel mirino e via.
A un km dalla fine gli sono addosso. Penso a tattiche varie per batterlo
(volata lunga, scatto negli ultimi metri..), poi penso che in fondo il
vantaggio psicologico che ho è immenso. Mantengo il passo di prima e passo
subito a condurre.
C'è un pezzo difficile a lato di un campo di mais, con appoggi difficoltosi
e passi irregolari. Spingo quanto più possibile senza voltarmi. E quando
torno sull'asfalto sento i suoi passi allontanarsi. Yahooo!
Gli ultimi 800 m devo tirarmi un po' il collo e non rallentare (faceva un
caldo impressionante..) ma capisco che è fatta. E al traguardo mi accorgo
che in fondo, il Brunetti da 2h24' era arrivato da una decina di secondi
soltanto....
Ragazzi che podio! 7 km in 24'43 con una temperatura da ore 13.00. Mi
sentivo un sorrisone largo largo, come se avessi appena guadagnato
l'ammissione alle olimpiadi!
Faccio a tempo ad arrivare, e mi accosta un tipo tutto speciale. Capelli
sale e pepe, ed occhi chiarissimi.
Mi fa mille complimenti per il libro sullo zen (ricordo di averlo già visto
in qualche altra tapasciata, ma non lo collego a nulla in particolare). Si
lascia andare a qualche commento personale, e mi riempie di complimenti che
quasi mi imbarazzano (la mia vita è cambiata, il mio modo di correre pure..
davo importanza ad un mucchio di sciocchezze, e invece mi hai insegnato ad
apprezzare il momento... sto rileggendolo piano piano, riga per riga). Penso
(ora) a tutti i commenti e commentacci sul "maestro" Albanesi (che, in
mezzo
a tutte le differenze che ci separano, reputo senza alcun dubbio un mio
amico), e sul fatto che chiunque scriva qualcosa di veramente sentito
susciti alla fine delle reazioni, dei commenti, ed anche critiche ed
invidie. Qualche volta giuste, qualche volta meno, ma fa parte del gioco. Mi
sono trovato di qua e di là, senza mai provare disagio.
Ma venerdì sera, ascoltando questo "ragazzo" (tra i 40 e i 50) dal
viso
pulito e dagli occhi profondi, mi sono sentito addosso tanta responsabilità.
E il piacere di sentirmi fare complimenti sperticati, vi assicuro era
mitigato dal disagio di sentirmi "messianizzato", quando invece sono
fatto
di carne, accidenti quanto di carne....
Ho scelto la via della sdrammatizzazione. L'ho presa un po' sul ridere e gli
ho detto che in fondo sono un po' pistola anch'io, e che di ogni cosa si può
cercare di prendere il bello, ma che di persone perfette non ce n'è da
nessuna parte. Gli ho suggerito di prendere i messaggi buoni e di lasciare
da parte quelli che non gli si confacevano. Che c'era un tempo per tutto e
che ognuno trova gli stimoli giusti quando è il momento di trovarli.
Non so se ho fatto bene o male, ma dopo mi sentivo un po' più sollevato.
E sono riuscito a godermi il mio incredibile quanto inaspettato terzo posto.
Che stia incominciando a fare i miracoli? :-)))))))))))))
Una cosa è certa: quando ho incominciato a correre mai mi sarei aspettato
che potesse succedermi anche questo.
Se devo trasmettere una parola che mi ronza nella mente, e che sintetizzi il
mio pensiero, mi sento solo di dire: "grazie".
Abbraccissimi
Luca
PS: Ieri sera al cinema ho visto "La 25a ora" di Spike Lee.
Drammatico, duro
e avvincente. Racconta di un uomo che 24 ore dopo dovrà essere incarcerato
per 7 anni. E descrive la sua ultima giornata di libertà. Non ve lo
racconto, ovviamente, ma se andate a vederlo, osservate i tratti fisici e
psicologici dei due amici più cari del protagonista: sono George W. Pollian
e l'ineffabile PDZ. Vedere per credere. Li riconoscerete anche solo dal
trailer. :-))))))))
Notturna di Trecate (NO) - km 7 - 4/7/2003
Micro-macro raduno ieri sera a Trecate con pizza finale e antipasto di
zanzare.
Stress da viaggio solito, con coda in tangenziale che ci ha fatto arrivare
all'ultimo minuto quando già stava per partire la corsa dei bimbi di 2km
(corsa dalla piccola Didi con grande impegno, accompagnata da mamma
Antonella e - in parte - da un Luca che si dibatteva tra necessità di
riscaldamento e ricerca di un "caffé"...). Bravissima Didi, che
porterà a
casa un premietto bellissimo.
Incredibile gara per adulti invece da 7 km circa con presenze di qualità
molto elevata (Tanto per dire, Bovio, ieri grande quinto, era arrivato
addirittura 14esimo nell'ultima edizione...).
Inoltre ulteriori "qualificate" presenze DRS con Francesca Tassi e
Daniela
Banfi, mie fiere pupils!
Premi ai primi 30 uomini: dunque obiettivo fissato da buon sacchettaro. Sarò
nei primi 30, ginocchio o non ginocchio.
Dopo un'incredibile falsa partenza (sic! Abbiamo dovuto tutti tornare
indietro e ripartire..) la gara è decollata con ritmi da urlo. A occhio avrò
avuto davanti una quarantina di persone. Dico tra me e me: starò andando
piano. Poco male.. meglio per il ginocchio che intanto si "scalda",
recupererò poi...
Il passaggio al primo 1000 è in 3'06!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma porcap......
Tiro un po' i remi in barca, e regolo meglio il passaggio al secondo 1000
(6'28) e al terzo (9'48), mentre nel frattempo alcuni partiti a 3'00/km
cadono come pere cotte nelle mie spire.
Al 5000 (in 16'46, solo 7 secondi più lento del 5000 in pista di Giovedì
scorso a Cormano di cui andavo tanto fiero) ho davanti due atleti che
inseguo da un buon km senza guadagnare un solo metro. Ma dalle retrovie
(motus in fine velocior..) sbucano in sequenza:
- Un marcantonio biondastro con più spalle che gambe
- Un calvettino con occhiali dal passo frequente
- Uno quasi normale, un po' negroide
Il marcantonio passa via come un fulmine, e non riesco a seguirlo. Ma
calvettino e negroide no. Mi attacco ai loro calzoncini e li uso come traino
per portarmi sotto agli altri due. Non so se avete idea cosa significhi
correre a quei ritmi in circuito cittadino, con la gente che ti incita ad
ogni curva, e il cuore che preme in gola con frequenze impossibili....
Beh, al limite delle mie forze, mi sono trovato ultimo di questo strano
gruppetto, con pochi metri di svantaggio dai due ex battistrada e dal trio
lescano marcantonio-calvettino-negroide. E voi sapete cosa significa vedersi
raggiungere a un km dalla fine da qualcuno che sta accelerando....
Ho detto: ecchecc.... Volata lunga!!!!!!!!!!!!!!!!
Sono partito nel tratto in leggera salitella con frequenze corte e tanta
grinta. Sapevo che dopo ci sarebbe stato un pezzo di 300 m in piano, e
infine 150 m di volata in leggera discesa. O andavo ora o non li acchiappavo
più.
Incredibilmente, uno via l'altro ho passato tutti, tranne calvettino e
marcantonio. Marcantonio era imprendibile, ma agguantato calvettino pochi
metri prima dell'inizio della discesa, ho buttato dentro ogni residua stilla
di energia, e ho chiuso 22esimo in 23'44, che significa all'incirca 3'23/km
(o qualcosa meno se i km sono 7,1). Scopro poi di avere preso solo un minuto
da Procopio e un paio di minuti da Simone Busetto (miei punti di riferimento
quando sono in forma, l'ultimo tralaltro legnato da Nick come da regolare
scommessa).
Contento di arrivare 22esimo.... oh, Nino... una vera scamorza, ma... tanti
avversari forti, tanto onore!
In premio (lo spirito sacchettaro emerge..) un bellissimo completino saucony
grigio che mi vedrete indossare presto.
E infine la pizzata finale con Bovio, Daniela, Francesca e mille chiacchiere
in allegria.
Siempre asi, mis hermosos amigos!
Luca
Stramonza - Monza (MI) - km 8 - 7/9/2003
Miniraduno monzese stamane all'Arengario, dove ci siamo trovati in diversi
Road fighetta attuali e futuri (Brillo, Silvia Gossip con sorella Patta: ma
si può chiamare così una sorella?) per correre la stracittadina, quest'anno
di soli 8 km.
Percorso molto suggestivo nel centro della città chiuso alle auto, con
alcuni insidiosi saliscendi, e un gran numero di curve strette, talvolta in
sequenza. Bellissimo e molto tecnico.
Al via diversi marocchini (tra cui il forte Nasef e Legroni, quest'ultimo
che fa di nome Hicham e che ricorda anche - nal fisico - il suo omonimo
campione mondiale dei 1500). Lotteranno con Davide Milesi, per inciso
campione del mondo di corsa in montagna qualche anno fa. Per i posti alle
loro spalle, diversi i pretendenti: Mininno, Rocca, Valentino e diversi
altri amatori brianzoli a me ben noti.
Due i giri da 4 km, quindi gara spettacolare anche per chi era lì solo a
guardare.
La partenza è tranquilla (forse 3'30) e siamo tutti in gruppo in attesa. Ma
alla prima salita Nasef parte in quarta e fa selezione. I tre più forti si
sgranano, imprendibili (Milesi farà poi una bella progressione, arrivando
secondo a pochi secondi da Nasef). Dietro di loro un gruppo di tre atleti
(Mininno e altri due brianzoli della stessa squadra), poi - un po' staccati
dietro a un terzo marocchino - io Rocca e Valentino nelle posizioni 8,9 e
10.
Verso il terzo km incomincio a riscaldarmi, e mi sento più sicuro ai ritmi
ora imposti dalla gara (sotto i 3'20). Sono reduce dal durissimo MOT 1000 di
Giovedì che mi ha lasciato le gambe un po' indurite (6+6 x 1000, il lento a
4'10, il veloce in progressione da 3'34 a 2'50), ma la testa questa volta
c'è (a differenza di domenica scorsa nella 12 km di Bernate).
Osservando gli altri davanti a me, percepisco un leggero rallentamento, e
sento fiatoni in sofferenza. Dài che vien fuori una bella gara...
Mi pongo in testa al mio terzetto a tirare. Digeriamo il terzo marocchino in
un boccone. Poi basta un lieve strappetto, e sento allontanarsi i passi di
Rocca e Valentino. Posso puntare a ricucire il distacco dal gruppetto che
sta 30 m avanti.
Alla fine del primo giro, al primo passaggio sotto lo striscione, sono già
quinto. Davanti a me, dieci metri, solo Mininno. Premiano i primi cinque, e
da buon sacchettaro potrei accontentarmi. Ma oggi c'è la gamba giusta, e
provo ad andargli sotto.
Due km alla fine e gli sono alle spalle. So che psicologicamente "mi
soffre", e allora provo a fare qualche piccolo strappo. Ma tiene senza
problemi.
Lo sento stanco: la quarta posizione, se me la gioco bene, è lì a portata di
mano.
A 600 m dalla fine, mentre sto strappando ancora, vado dritto invece di
girare a destra. Lui gira giusto. Perdo una decina di metri. Lui rallenta un
filo - correttissimo - per farmi tornare sotto. Ma la fatica di ricucire
devo farla tutta io.
Riscatto ancora appena lo riprendo, e ci troviamo all'ultima curva, sul
rettilineo finale pieno di gente che fa lo shopping domenicale (la via
centrale di Monza). Mi passa e cerca di staccare. Invano: oggi non ce n'è
per nessuno. In slalom tra i passanti ingrano la quinta e lo stacco di 20 m
nel rettilineo finale. Quarto alla grande dietro a un campione del mondo e a
due marocchini da 14' netti sui 5000.
Per oggi mi accontento: va bene così.
Nino eccepirà :-)))) sul fatto che gioisca quando dietro "non c'era
nessuno". Ma porca puzzola: sono così contento che il ginocchio mi
consenta
da qualche settimana di allenarmi a dovere, che oggi le mie orecchie non
sentiranno critiche di nessun genere!
E' stata una gara bellissima, per me, per la grinta e la determinazione che
ci ho messo. La mia testa ha funzionato a dovere, e sono contentissimo.
Come direbbe Guccini... "a culo tutto il resto".
Un bacio a Silvia (prestazione maiuscola!) and sister e ad Antonio che mi
hanno caldamente tifato e applaudito durante le premiazioni.
Abbraccissimi a tutti!
Luca
Maratonina di Cremona - km 21,097 - 19/10/2003 - "Cremona, oh Cremona.."
Bella domenica di sport in quel di Cremona, dove si è disputato il
campionato regionale di maratonina, contemporaneamente ad un - non meglio
segnalato sui volantini - "raduno DRS".
Varie e interessanti le sfide in corso. Presenti Breccia e Pistis (oltre a
me), con il gradito contorno di Gianluigi "the wall", Ettore
Comparelli (in
lotta con l'ambulanza e con Mike Pyson), i miei pupils Franz Rossi e
Franziska Tax, e il di lei consorte Marcello Beranger (che approfitto per
ringraziare del gentile passaggio in macchina).
Alla fine ci saranno più di 1000 classificati, e che l'aria sia
"pesante" lo
si deduce dal conteggio ad occhio di quelli davanti a me, dopo un
chilometrino dalla partenza: all'incirca un centinaio... e il passaggio
(real time) è da 3'17"!!!!!
L'obiettivo era quello di tenere 3'30 di media, quindi tiro i remi un po' in
barca, e per fortuna, seppur rallentando, recupero posizioni su gente che
evidentemente pensava di dover fare un 5000 in pista.
La gara è tirata dall'inizio alla fine, e il ritmo rimane sempre quello
(3'27-3'35) nonostante alcuni cavalcavia spezzagambe, e un tracciato tutto
leggeri su e leggeri giù, per niente riposante.
Al 16esimo km la svolta. Inizia un tratto di vento contrario, e io sono
staccato da un gruppo di 5-6 elementi di una ventina di metri. Alle mie
spalle il vuoto. O li prendo, o finirò, come a Busto, in faticoso
rallentamento.
Cambio un po' secco, e riesco a tornare sotto. Grazie a quella intelligente
mossa (tutta di testa) riuscirò a correre gli ultimi 5 km ad un ottimo
ritmo, lasciandomi dietro uno ad uno i vari componenti del gruppo che
sembrava imprendibile, tirato da un ragazzo marocchino, che sarà pesato 45
kg.
Al 20esimo il marocchino scatta a 3'20, ed io non ce la faccio a tenerlo. In
compenso lo ringrazio per avermi tirato fino a lì. Alla fine sono 41esimo
assoluto in 1h14'24, corrispondente ad una media di 3'31/km: missione
compiuta, e consapevolezza di avere sfoderato la grinta giusta al momento
giusto.
All'arrivo, dopo una salita spaccagambe di 50 m subito prima del rettilineo
finale (chi ha tracciato il percorso è un sadico...), un lungo tappeto rosso
ci introduce nella piazza centrale di Cremona, stupenda.
Intorno la banda intona una marcetta veloce, facendo confusione e allegria.
L'atmosfera è quasi magica.
Mi appoggio alle transenne - un po' ipnotizzato - ad osservare quelli che
arrivano, in mezzo alla musica, in quella piazza che ti accoglie a braccia
aperte, e quasi mi commuovo (ma di che ti commuovi, scamorza, sta pensando
qualcuno... non hai fatto nulla di degno, non sei un top runner, dunque...
sii serio ed adulto!).
Non mi commuove il mio risultato (benché abbia la consapevolezza di avere
tenuto un ritmo per me eccellente. E intendo una consapevolezza
"fisica" di
questo fatto - per chi riesce a seguirmi : polmoni aperti, muscoli caldi,
fame-non fame...). Mi commuove vedere tutta quella gente, tutte quelle
"scamorze" come me, che sul tappeto rosso impegnano le loro migliori
energie
per guadagnare una o due posizioni, o uno o due secondi, per dire ci ho
provato davvero.. ci ho provato fino in fondo. Ho dato tutto, e sono felice
di averlo fatto.
Mi batte il cuore, e non so spiegarvi troppo bene perché...
Hanno dato tutto anche i miei pupils, Franz e Francesca, che hanno entrambi
limato di un bel minutino il loro precedente primato, nonostante il
tracciato non facile. Ed anche Marcello è riuscito a migliorarsi.
Compa, nonostante le scarpe nuove, è riuscito finalmente a distanziare
l'ambulanza. Pistis ha fatto il suo lungo pre-NY chiudendo in 1h15' e pochi.
Mentre il grande Breccia, che giocava in casa, ha chiuso in un eccellente
1h12'10, mantenendo le sue promesse pre-gara.
Non gli ho visto la schiena: non l'ho visto proprio!
Camminiamo quelli che mi sembrano 1000 km per raggiungere le docce (che the
Wall ha avuto il pregio di poter fare in mezzo alle donne... ma non sembrava
particolarmente turbato...), e respiro con gioia un'atmosfera la cui magia
si espande dappertutto.
Quando ritorno verso il vivaio, sull'auto dei Tassi/Beranger, guardo i campi
e le strade intorno a me con gli occhi felici di un bambino.
In un equilibrio con l'universo che - forse solo a me - sembra in quel
momento assolutamente perfetto.
Abbracci a tutti maproprioatutti
Luca
Maratona di New York - km 42,2 - 2
Novembre 2003 "Una storia come tante.."
(Bellissime fotografie cliccando
qui)
Potrà sembrarvi strano, ma non ero mai stato oltreoceano neppure una volta
nei miei 41 anni di transito in questo sacco di visceri. Anche se di storia,
usi e costumi americani è piena la nostra vita quotidiana, tanto da far sì
che la prima sensazione provata giungendo a NY sia stata quella di sentirmi
a casa.
Avete in mente la poesia di Caproni che dice (vado a memoria) "Non c'ero
mai
stato. Mi accorgo di esserci nato" o qualcosa del genere...
Sensazioni di deja vu continue, provenienti da film, telefilm, racconti, e
soprattutto sensazione di presenza contemporanea di tutto il mondo.
Perché questa è la sensazione più forte che mi rimane di New York città: un
crogiolo di razze, religioni, usanze, che riescono a convivere in pace tra
loro, accettando alcune regole comuni, condivise da tutti. L'unico modo per
unire mondi così diversi è quello di consentire assolutamente tutto ciò che
non sia espressamente vietato, lasciando il più possibile inalterate le
libertà individuali.
E' così che si vedono convivere nello stesso bancone di Macy's babbini
natali e candelabri di Hanukkah, e sullo stesso marciapiede monaci
buddhisti, rabbini dalle lunghe barbe e dal cappellone a larghe tese, rapper
dal pantalone col cavallo all'altezza del ginocchio, cinesi dallo sguardo
basso e laborioso e affaristi wallstreetiani dalle cravatte che squillano
quanto i telefonini.
La gente è uno spettacolo continuo e ininterrotto. La varietà di visi è
totale: dal diafano irlandese al baffuto italiano, dal turco musulmano
all'indiano induista, dal gruppo di teen ager obese di colore, all'orientale
elegante e raffinato. La metropolitana o il salad-deli (localaccio fast food
completo di insalate, pizza, pastries e succhi vitaminizzati presente in una
dozzina di esemplari per isolato) diventano luoghi di studio antropologico.
Ma studi antropologici intensi avrebbero potuto essere svolti anche
all'interno di un paio di alberghi che, non lontani da Central Park (e il
nome ancor mi duole..), ospitavano la comitiva Maggini and friends.
Che dire infatti di gruppi di individui apparentemente sani di mente, che si
alzavano all'alba (nonostante le ferite alle occhiaie inferte dal jet lag),
pitturati come apache dai colori di guerra bianco-rosso e verde, per andare
a portare le loro stanche membra su e giù per i blocks della grande
metropoli?
Innanzitutto va detto che anche solo il fatto di correre in strada, in
Italia provoca scalpore. Sguardi curiosi, invidiosi, ottonici o di scherno,
ma si è comunque al centro dell'attenzione. Anche solo con un'onesta tuta
nera.
Ma a New York, anche dipinti come pappagalli in calore, non è facile
suscitare l'attenzione altrui. Milioni di altri runner affollano una delle
città più inquinate del mondo, e una buona metà di questi sono festosamente
addobbati come un Pagliotto in vacanza. Dunque? Necesse est fare un po'
gruppo: almeno per non sentirsi soli nel buco del c.. del mondo.
Perché può succedere.
Ad esempio la notte di Halloween, quando ho dovuto attardarmi al briefing
pre-conferenza con Laura Fogli, Fedeli ecc.. e al mio rientro in albergo non
ho trovato più nessuno (tutti alla "parade"). Beh, ho detto: andiamo
alla
sfilata, che troverò qualcuno, o comunque vedrò un bello spettacolo.
La sfilata c'era. Il bello spettacolo anche (milioni di persone travestite
nei modi più stupefacenti), ma la mancanza di una voce amica mi ha impedito
di gustare più a fondo tutto il casino in mezzo a cui mi sono trovato.
Non così per fortuna si può dire dei bellissimi giorni prima e dopo la
maratona: la compagnia di solidi - ancorché occasionali - compagni di
viaggio (I Chessa's, i Roncali's - come dimenticare una notte di pattinaggio
sul ghiaccio al Rockfeller Center con Pagliotzsempreaterra e l'incantevole
Laura? - i miei compagni di stanza PierpaePagliotz teneramente avvinti in un
letto da una piazza e mezzo, Chiaralynn e Loretta, Gli Skibo's alias
SabrinaPeretto'sfamily - come dimenticare la visitina con loro a Victoria's
Secret, paradiso dei perizomi? - e poi il matto pinokkio, il grande Antonio
Stassi e tutti gli altri più o meno legati da ampie famiglie, come il
Maggini, il Cecchella, PDZ e compagnia cantante... compresi gli
isolazionisti del gruppo bassotti Utty - Zando - Silvia - MaxMarta - Teo
ecc. (ma insomma: nemmeno un pellegrinaggio al Metropolitan!) o il gruppo
mafiosi Nick - socio Salsa - Cantarella... o ancora Benatti, Pistis,
Marmieri ognun per sé ma un po' anche per tutti.
Insomma eravamo un casino, e quasi non potevi girarti per la città che
incocciavi in qualcuno. L'unico modo per perderti era fissare un
appuntamento preciso: ciò costava mezz'ore di attesa, finché scornati ci si
muoveva verso altre mete.
Insomma, come sempre riusciamo a fare, abbiamo gioiosamente invaso la città,
pitturandola in alcuni casi con i nostri colori (non sempre bianco rosso e
verde: chiedere lumi a Chessa, Pinokkien e Pagliotten, dimagriti di vari kg
o litri che dir si voglia, a fine maratona).
Il sabato pomeriggio sono impegnato nella conferenza pre-gara con la Fogli.
Per la prima volta nella mia vita parlo davanti a 400 persone. Per farlo
adeguatamente decido di presentarmi comunque con i segni di guerra bianco
rossi e verdi tatuati in viso, residui della festosa Friendship Family Run
del mattino. Qualcuno non apprezzerà. Chissenefrega.
L'anno prossimo vado in perizoma. Tanto sono i contenuti e non il wrap a
contare...
Rischio la vita consigliando di buttare nel cesso il Tylenol (una specie di
aspirina) gentilmente offerto dagli organizzatori "per sentir meno la
fatica
in gara". E sconvolgo qualche certezza ai portatori di cheerpack da
cintura,
parlando di potenza lipidica, mente e meccanismi energetici in maratona.
Alla fine sono sommerso di domande e di contatti dei più svariati
(allenatori, medici, farmacisti). Mi commuove l'organizzatore di
Grottazzolina che mi si avvicina e mi dice: "Mi è piaciuto così tanto
quello
che ha detto che voglio regalarle questa" e mi mette in mano una maglia
tecnica della suddetta maratona: bellissima. Quando esco dalla sala cammino
ad un metro da terra.
Infine la gara. Elemento apparentemente quasi superfluo nel bailamme di
emozioni fin qui vissuto (e che vivrò in seguito: dal sushi, al museo di
scienze naturali, dalla statua della libertà a Broadway, dal ponte di
Brooklin all'alba fino al traghetto di Staten Island, dalla skyline alle
twin towers: ma quante cose si fanno in 6 giorni?). Invece, cazzo, centrale.
Il ponte di Verrazano è più bello a vederlo dall'alto. La marea umana che si
muove (un largo cordone colorato e festoso) vista da vicino dà
un'impressione più limitata. E' il rischio delle cose che ti hanno
raccontato troppe volte, e su cui hai creato aspettative esagerate. Ma come
entro in Brooklin e incomincio a vedere la gente assiepata ai lati del
percorso che applaude e incita, inizia a sciogliermisi qualcosa dentro.
Qui possono avertela raccontata cento volte, ingigantita, esagerata. Ma
viverla è un'altra cosa. Ho rivisto le immagini registrate da Antonella a
casa, e non davano in alcun modo giustizia al pubblico e alla sua forza. Non
si tratta di applaudire o incitare un po' di più o un po' di meno. Si tratta
di un calore che puoi sentire solo se ci sei dentro, e che credo dipenda
anche dall'accettazione totale che il popolo americano ha nei confronti di
tutti. Tu, quando sei lì, sei un pezzetto di loro. O almeno riescono a farti
sentire così.
Qui in Italia (ma credo sia lo stesso in Inghilterra o in Francia) sei lo
straniero, magari da applaudire, ma straniero, altro, diverso. Lo sento da
italiano verso terzi, e lo sento come terzo straniero quando sono all'estero
in Europa.
Perché qui invece mi sento perfettamente a casa. Perfettamente integrato?
Non passano insomma che poche miglia, che incomincio a godere in modo
profondo l'esperienza unica che mi è concesso di vivere (dico mi è concesso,
perché penso a chi non è in grado fisicamente di viverla - perché malato,
perché troppo vecchio, perché infortunato - o semplicemente perché non ne ha
la possibilità economica, o non è stato sorteggiato, o come Gervaso o Tonto
Brass non è mai stato educato allo sport attivo, o.... non ha mai incontrato
una lista stupenda come questa!).
Mi scopro con un sorriso fino alle orecchie. E' come se sorridessi a voce
alta, se rendo l'idea. E' un'emozione incredibile.
Provo a rispondere agli incitamenti (fourza itaglia...) dapprima
timidamente, alzando qualche pollice in segno di ok, poi agitando un po' le
braccia, e mi accorgo di governare il tifo. Ad ogni mio piccolo gesto parte
un'onda di urla e grida di incitamento.
Sarà che, essendo nel primo gruppo di cento-duecento atleti, la voglia di
tifo del pubblico era ancora intatta, ma io non sono e non ero abituato. E'
me che incitano, è a me che urlano.
Passo indenne due o tre ola. Provo a stendere le braccia ad aeroplanino con
i pollici alzati, ed è urlo. Provo ad alzare le braccia con indice e medio
in segno di vittoria, ed è ancora urlo. Non è un caso: sono lì per me. Un
milione di persone per me. E singolarmente per ciascuno dei 35000 in corsa.
Non ce la faccio e piango. Piango per aprire quel groppone di gioia di
emozione di vogliadiabbracciaretutti che mi scoppiava dentro. Piango e
corro. Dura forse un minuto, non di più. Ma è una delle sensazioni più
intense della gara che la mia mente ricordi.
Avevo pensato come ritmo estremamente ottimistico 6'/miglio. Fino quasi alla
mezza (passaggio in 1h19'50) lo tengo senza quasi fatica. Poi, dopo il
Pulaski bridge, sento affiorare un po' di stanchezza, e decido. Due o tre
minuti non sono nulla. Voglio godermi questo pubblico e questo percorso
stupendi.
Incomincio a dare spettacolo. Saranno le posizioni che via via rimonto, sarà
il trucco di guerra sul viso, la maglia con su "lucazen" e la
bandierina
italiana, sarà che sono il "bel luca" :-)))))) come qualcuno -
evidentemente
convinto - sostiene, sarà che davanti siamo ancora in pochi, e la media dei
runner corre impegnata "sul serio". Ma ad ogni piccolo gesto che
faccio, la
folla impazzisce. E allora, dai, cazzo, diamo loro in pasto qualcosa di più
consistente!
Scopro che muovere le braccia con i gomiti davanti al petto e i pugni che
vanno alternativamente su e già davanti al viso li fa impazzire. E' il gesto
che ripeto più di frequente. Do e ricevo baci (a distanza) da donne di ogni
età, razza e stazza. Do e prendo il "cinque" da bambini di ogni
altezza, ma
soprattutto di ogni colore. Faccio l'aeroplanino un numero quasi infinito di
volte. E tutte le volte in cui incrocio una banda muovo le braccia
orizzontalmente a ritmo di musica (naturalmente "YMCA", "Oh when
the saints"
ecc.).
La gente è in delirio. Io più di loro.
Nelle curve avevo preso l'abitudine di mulinare con forza, a pugno chiuso,
il braccio esterno alla curva, scatenando, appunto, gridolini di
approvazione. Faccio così anche nella curva a sinistra in uscita dal cupo e
buio Queensboro bridge, dove l'urlo di incitazione diventa urlo da stadio,
ingresso nello stadio olimpico del primo nella maratona. Eppure sono solo
io. Il 144esimo uomo della NYCM, o magari il 14.500esimo...
Non piango più, ma dentro mi sento una forza e una carica che mi fanno
capire cosa potesse voler dire essere un gladiatore al colosseo, o un
guerriero apache. Sensazioni primordiali, raccolta di tutto ciò che si è o
che si è stati. Sintesi e sviluppo del nostro intero codice genetico.
Emozione pura.
Central park è solo una raccolta di cadaveri. Il mio ritmo è rallentato
sensibilmente. Un paio di miglia in salita sono corse a quasi 7'/miglio, ma
il tempo non conta più nulla.
Good job, congratulations, great job guy, e infinite pacche sulle spalle, ma
soprattutto quella medaglia da un kg con il ponte e la skyline intorno al
collo, che porteremo fieri per un paio di giorni, fino a che le endorfine ci
sosterranno.
Incrocio Pistis, Benatti, Massini: com'è andata? Bene? Poteva andare meglio?
Complimenti!
Parole.
Ma non c'è nessuna parola che possa farci ripercorrere l'emozione appena
vissuta. Nessuno scritto, neppure questo, che possa farci mordere la mela,
se non l'abbiamo morsa in prima persona.
Decido di avviarmi piano piano verso l'albergo, senza cercare il pullman del
rientro, facendo qualche fermata in metropolitana. Anche lì la gente mi dà
pacche sulle spalle e mi dice "good job guy", ma se la pacca è forte,
vacillo.
Mi siedo su uno dei seggiolini in legno e perdo quasi conoscenza dalla
stanchezza. La mente mi ha trascinato per 2h48'08 per salite e discese
(quante!) probabilmente senza che ne avessi la preparazione adeguata. Adesso
il corpo richiede il suo. Ma, almeno questo, era previsto.
Sprofondo qualche secondo in una specie di sonno semincosciente sentendo in
sottofondo il rumore (e l'odore metallico) della metropolitana che arriva.
Ma non la prenderò. Non questa, almeno.
Ho voglia di ripercorrere - o meglio di lasciare che la mia mente
ripercorra - tutto il film della gara più bella ed intensa che abbia mai
corso nella mia vita.
E il naufragar m'è dolce in questo mare...
Abbracci
Luca
Campestre di Natale al "Boscoincittà" - km 7,7 - Milano - 21/12/03
Dice bene Max Marta.
In una festosa quanto uggiosa mattina, il boscoincittà di Milano ha ospitato
oggi il cross sociale RRCM.
L'anno scorso, da non-tesserato ospite, l'avevo vinto. Quest'anno - Pistis
assente ingiustificato a parte, la cui rivincita è fissata per Siracusa -
c'erano clienti difficili: a partire dal forte Massimo Cimatto, passando per
il 48enne Dolci (2h38' a milano!) e per il mezzofondista Marzano. E in più
(a differenza dello scorso anno) sarei entrato in classifica ufficiale come
Road!
Tre giri per un totale di 7,7 km resi scivolosi dalla pioggerella battente,
sarebbero stati il campo di gara.
Primo giro in folto gruppo (siamo 7-8 atleti: che forza i Roads..). Al
secondo giro incomincio un po' a strappare, e andiamo via in tre (Dolci e
Cimatto i compagni). Il passaggio a fine secondo giro ci vede davanti
soltanto in due (Dolci un po' attardato dalle scarpe non chiodate).
Poco dopo la metà del terzo giro inizia un tratto in un boschetto, molto
scivoloso, con laghetto adiacente e rami ad altezza viso, in cui mi ero
ripromesso di tentare un'azione scattando in anticipo. All'interno del
bosco, infatti, si era obbligati a stare in fila indiana guardando gli
appoggi, e i tre-quattro metri guadagnati in uscita potevano rivelarsi
utilissimi a soli 500 m dall'arrivo.
Il respiro era ancora buono, mentre quello del mio concorrente un po' meno.
Buoni segnali, dunque ma... le campestri sono bastarde. E per quanta
esperienza uno abbia, c'è sempre da imparare.
Pochi metri prima del boschetto infatti Cimatto scatta e s'infila per primo
nel sentiero. E' questione di attimi, e non capisco come, ma, tra un ramo e
l'altro, esco dal boschetto con 10 m di ritardo. Chi la fa l'aspetti....
Stringo i denti e mi lancio all'inseguimento. Ma nulla da fare: per quanto
acceleri, non riesco a guadagnare un solo metro, e Cimatto - con 500 m
finali veramente forti - vince meritatamente in 27'40".
Alla fine mi accorgo di aver corso i primi due giri in 9'20" ciascuno. Il
terzo in 9' netti!!!!!
Dolci arriva più di un minuto dopo!!!
Grande Cimatto, insomma, e bella mattinata di sport. In cui ciascuno ha,
virilmente, dato il massimo.
Due secondi posti in 8 giorni. Quand'è che incomincerò a fare sul serio???
A contorno, la solita piacevolissima compagnia DRS-Roads con Silvia e Patta,
Daniela, FranzRossi, MaxMarta, Brillo, DavidePitbull, ChiaratristeKy e tutti
gli altri. E Antonella a fare il tifo nonostante la pioggia (quella donna mi
ama!).
E appena acceso il cellulare, la notizia fresca fresca di una pimpante
PatCiniiiii che è arrivata terza in toscana alle spalle - udite udite -
nientepopodimenoche di Gloria Marconi e Romina Sedoni (tra l'altro con un
primo giro con cappello da babbanatala...), mettendosi alle spalle tutto il
resto del meglio femminile della regione! Grande Pat!!!!!
Abbracci a tuttissimi e un grazie ai Road per pandori e panettoni e
(massì...) per la compagnia!
Luca
Passeggiata dei ponti romani - Avegno
(GE) - km 8,4 - 28/12/03
Trasferta in Liguria il 28/12 con annessa tapasciata dal nome
che preludeva a una cosetta tranquilla tra pranzo e cenone: "Passeggiata
dei
ponti romani".
Indicata da "Correre" e da "La corsa" come a Recco (sul
mare), si svolgeva
invece parecchi km più su, in una sperduta località di montagna chiamata
Testana di Avegno.
Due giri durissimi da 4,2 km (8,4 complessivi) con salite e discese
ripidissime, e - ca va sans dire - la presenza di alcuni dei migliori
specialisti liguri: Grella, Lombardo, Asborno (gente da 1h08' nella mezza,
tanto per gradire).
All'ultima Foce-Recco di 19 km, Grella mi diede un distacco di 5' tondi.
Asborno solo di 2....
Mi dimentico quindi subito la "passeggiata" e gladio come un leone dal
primo
all'ultimo metro. Al primo giro passiamo uniti ancora in 7-8 atleti. Poi,
uno via l'altro, cedono in molti. Solo nell'ultimo mostruoso salitone che
porta al traguardo i tre più forti riescono a staccarmi. Vince Lombardo in
volata su Grella. Asborno prende una quindicina di secondi, e altrettanto io
da lui. Alla Foce-Recco dell'1/2 ci sarà da divertirsi.... :-)))))
La "passeggiata" mi costa una settimana di DOMS (delayed onset muscle
soreness): 20-30' di corsa leggera, ieri 80 vasche in piscina e oggi -
proviamo - si riprende a correre normalmente. Con Anto e Didi :-))))
Campionato brianzolo di corsa campestre - Bernareggio (MI) - km 6 - 17/1/04
Bella campestre ieri a Bernareggio, due passi da casa, per l'esordio del
campionato Brianzolo di corsa campestre.
Una bella giornata di sole, un centro accogliente, prati verdi e colline,
Anto e Didi accanto... cosa chiedere di meglio?
Presenti Daniela poetessa e Davide pitbull (compagni di squadra nella
Nervianese, e poi andati benissimo), tutti i miei ex compagni Gamber de
Cuncuress (gentili e cordiali, come sempre) e un manipolo di nuovi compagni
Road, tra i quali conoscevo Brillo, Walter nonpiùgiuda Valli, e Silvietta
reduce da un febbrone di lunga durata, comunque presente a fare il tifo. Gli
altri Road, comincio ora a conoscerli di viso: piano piano collegherò i
nomi...
Ma, giocando in casa, era naturale che mi trovassi a fianco - e in gara -
molti dei più forti e conosciuti amatori brianzoli, con cui ho corso
infinite gare in zona, e di cui infatti ho bene in mente il valore, al di là
delle piccole variazioni di forma.
Tra i vari, un certo Ardemagni (!), nono al mondo nella 100 km di Taiwan
trionfale per gli italiani, che però (whew!) era lì solo a vedere, complice
l'impegno a Monteforte del giorno dopo.
Nel giro del percorso (6,2 km) vedo subito che è piuttosto tecnico - anche
se asciutto - e prevede due giri, con una frazione in discesa leggera, quasi
un km di leggera salita, e ancora discesina fino all'arrivo. L'esperienza
avrebbe potuto influire sul risultato.
Parto come una scheggia, e al via ci sono tutti: Rocca (vincitore due anni
fa), Mininno (siamo 2-1 per me..), Colombo, Togni, Loris Farina, Cella,
Paolo Villa, Palleria (terzo alla Milano-Pavia), Aurelio Moscato (vincitore
tre anni fa) ecc. Ma porca miseria.. hanno tutti già compiuto i 40 anni????
Facciamo un gruppo di una decina (ma che bello essere nel gruppo di testa,
con il verde del prato che ti schizza sotto le scarpe chiodate!), da cui
dopo poco schizzano via Colombo e Palleria, in grande forma. Dietro si
incomincia a stare in fila indiana. Fiuto il pericolo.
La tecnica (collaudata a Zeloforamagno..) è quella di partire forte,
conquistare posizione, e tenere duro (sono solo 6 km). La campestre è una
gara da condurre di testa...
Ma nella fila indiana rimango indietro.
La testa della fila (Loris Farina) allunga e va a porsi in mezzo tra i due
battistrada e il mio gruppo. Chi lo prende più?
Inoltre (sono ottavo) sto perdendo contatto con quarto e quinto: Togni e
Villa.
Siamo in salita. O scatto ora o arrivo in fondo a tutti. Scattare in salita
e con un altro giro davanti è veramente un azzardo, ma.. o la va o la
spacca. Passo Cella e un altro e vado a inseguire i due.
Avvicinarli non è facile, ma a metà del secondo giro li ho ripresi, e prendo
un po' di fiato per tentare il colpo in volata. Alle mie spalle, però Cella
mi ha seguito, e si avvicina pericolosamente. Che faccio? aspetto e lascio
ricompattare? Non sia mai. Faccio leva sulle mie risorse mentali e scatto
ancora, dicendo: "Andiamo a riprendere Farina!" (impossibile) sperando
nell'aiuto di Villa e Togni.
In salita prendo il comando del gruppetto e sparo le ultime mie cartucce. Il
tempo di tornare in discesa e Togni e Villa mi ripassano. Li stimolerò
ancora un paio di volte prima dell'arrivo con scatti "keniani", ma
sono
entrambi molto veloci, e sul rettilineo d'arrivo non ho voce in capitolo.
Chiudo sesto appena alle loro spalle, in 19'02" con la sensazione di aver
girato tra i 3'10-3'15/km non più lento (almeno come fatica equivalente).
Gli altri, tutti dietro!
All'arrivo, in mezzo a tanta "umanità sportiva" (le campestri sono
sempre un
po'.. speciali), mi complimento con Togni, Villa, Cella e gli altri e i
commenti che sento sono tutti del genere "La testa, la testa... la
campestre
si corre solo di testa". E grazie a questa testa ho fatto il mio migliore
risultato di sempre al Brianzolo.... (mai prima così vicino al top).
Il vero Luca - scamorza felice - è tornato
Maratonina dei turchi - Ceriale (SV) - km 21,097 - 25/1/04
Dell'incontro tra Deads (28 al pranzo.. ormai siamo abituati a questi
numeri.. e qualcuno aveva già dovuto scappare!) si è già detto, e non mi
dilungo (grazie Pagliotz, grazie tutti). La squisita compagnia rende ogni
volta, ogni giorno, talmente piacevole ricco e intenso, che talvolta viene
il dubbio che la corsa sia solo l'accompagnamento di tutto il resto. Poi,
inevitabilmente, nel gustare l'attimo in sé perfetto del correre al massimo
delle proprie possibilità, si capisce che la premessa è vera solo in parte.
La gara infatti ti prende, ti attorciglia, ti gonfia e ti svuota secondo le
sue perverse ma dolcissime dinamiche, lasciandoti alla fine come un sacco
vuoto (sensazione fisica) ma nello stesso tempo pieno di emozioni, di
istinto, di voglia di fare (sensazione mentale). E lo spirito guerriero
trova una sua armonia giocando a rimpiattino con le parti più nascoste di
noi stessi.
Bello partire sotto un piacevole solicello, guardando quella trentina di top
runners nello spazio appositamente predisposto davanti a tutti. Li conosco
quasi tutti (Nick, non rompere..): Zenucchi, Santachiara, Gozzano, Brignone,
il marocchino Ridha Chihaoui (si scriverà così?), Giorgianni, Pontevolpe,
Ornella Ferrara col marito Corrado Bado, il mitico Gregorio Procopio ecc.
ecc. Al mio fianco Breccia, pronto alla sfida.
Il primo km è corso a 3'20, un po' veloce. Siamo tutt'un gruppo, in testa,
ed è piuttosto emozionante.
Poi il passo si regola. Mica tanto, però: al quinto km 17'01" che vuol
dire
3'24"/km. Il respiro è possente, e le gambe sono forti: non c'è che da
continuare.
Il gruppone dei primi (14 atleti) si è staccato in avanti. Dietro, siamo in
7-8: Breccia, Giorgianni e Pontevolpe della Delta spedizioni, io e qualche
altro.
All'incirca al quinto km Giorgianni allunga, e va via a 3'20-3'21. Breccia
cerca di tenerlo, poi lo lascia andare, e soltanto io e un altro riusciamo a
stare con Gastone. Gli altri dietro. Ma dura poco. Il ritmo dei due è troppo
elevato per me, e preferisco prendere fiato. Vengo infatti assorbito da un
gruppo che emerge dalle retrovie a buon ritmo: c'è Ornella Ferrara,
accompagnata da Procopio e da un ragazzo dell'atletica Susa, dalla corsa
piuttosto pesante.
Mi aggrego anch'io a fare il gabbiano, non senza fatica. Tengo, ma il
parziale dal quinto al decimo km è di 17'34" (3'31), e soffro un po',
pagando la partenza baldanzosa.
Corrado Bado, nel frattempo, ha abbandonato i suoi piani di lotta al vertice
e si è fermato ad aspettare sua moglie, così viene a tirare il nostro
gruppo, dando una sferzata al ritmo.
Al ristoro del km 14 ho un colpo di sonno (diciamo deconcentrazione), che mi
fa perdere il passo di questo gruppetto. Perdo 10 m. Capisco che, o li
riagguanto ora, o arrivo con un minuto di ritardo su di loro. Ci provo,
accorcio le frequenze, cerco di spingere più che posso (compatibilmente con
i 7 km mancanti...). Non guadagno un metro. Da solo, senza traino, con tutte
quelle salitelle e curve a elle, so che perderò terreno. E dietro a me c'è
il vuoto. Zero stimoli. E Breccione veleggia là davanti con un minutino di
vantaggio su di me.
Raccolgo il parziale del terzo 5000 già da solo: 17'41 (3'32"). So che da
qui alla fine, sarà solo un "tenere" per non scivolare (facilissimo
in
quelle situazioni) a 3'45-3'50.
Cerco di allontanare le sensazioni di fatica (non sono abituato a tenere
così a lungo quei ritmi) con strategie ritmofocali, e di concentrarmi sulla
mia corsa e sul mio respiro. Gli altri, in un certo senso, non esistono.
Ma ecco che a metà dell'ultimo giro (4 km all'arrivo) si materializza centro
metri avanti la maglia bianca di Procopio (che mi aveva battuto in volata a
Zeloforamagno, dove ero andato fortissimo!) in leggera crisi.
Non posso né voglio sperarci, ma il calcolo ad occhio sulle velocità mi dice
che prima dell'arrivo potrei raggiungerlo. Invece gli piombo addosso come un
falco dopo soli due km.
Non ho voglia di ragionare su volate e posizioni: voglio recuperare secondi!
Ho dormito a sufficienza nei km precedenti. Parto davanti a condurre.
Accelero due-tre volte in modo scriteriato, e lui è sempre dietro
(commenterà PDZ: appiccicato al calzoncino). Ma sento che non ci sarà volata
vera e propria, dove lui è fortissimo: sull'ultimo lungo rettilineo d'arrivo
strappo ancora, e guadagno quei 10 m che mi consentono di non dover temere
il suo ritorno.
Alla fine sono 19esimo assoluto (uomo, perché la Ferrara è arrivata qualche
decina di secondi davanti) in 1 h 14'10, riuscendo a recuperare la media
complessiva dei 3'30/km proprio negli ultimi grintosi km (e comunque,
finora, la mia migliore "mezza" tra 2003 e 2004 messi insieme).
Breccia chiuderà regolarmente in 1h12'53" (alla media di 3'27/km)
rifilandomi la bellezza di 1'17" che riflettono senza alcun dubbio il suo
migliore stato di forma. Ma sono in crescita, e già domenica prossima a
Recco (dove si prevede una sfida a tre pre-Siracusana con anche Pistis)
potremmo trovarci più vicini (speriamo).
A tavola, la sera, si era brindato alla sfida dicendo: "Vinca il
migliore!".
Domenica il migliore è stato senza alcun dubbio lui.
Di "migliori" tuttavia ce ne sono stati parecchi, tra i
"miei". In
particolare Daniela, che ha ancora tirato giù un bel minutino al suo
personale sulla mezza (da 1h49 a 1h48'), e il grande Andrea chiocciola, che
ha limato di ben 4' il suo PB portandolo da 1h36 a 1h32. Ma anche Davide,
pur non facendo il personale (che non cercava), ha corso molto al di sopra
delle aspettative, in un periodo con pochissimi lavori e ben lontano da un
accettabile stato di forma.
Franz e Edda, nell'ambito delle loro personali situazioni, hanno fatto il
loro...
Io però porto a casa alcune emozioni di gara che è valsa la pena vivere, e
che mi piace cercare di raccontare. In particolare la necessità di
concentrazione km per km che è necessaria in una mezza.
Correre per poco più di un'ora ad un ritmo molto vicino a quello della
propria soglia anaerobica, significa essere sempre al confine tra l'accumulo
di acido lattico e la capacità di rimuoverlo con efficacia.
E' una sensazione strana, di confine, che non è per niente simile a quella
di una maratona (tutta sopra soglia), né a quella di un 5000 o di un 10.000
(dove i ritmi sono sotto soglia e quindi occorre essere capaci di sopportare
carichi lattici anche rilevanti). Per l'intera durata della gara si deve
spingere, e spingere su quel limite che ben conosciamo per averlo a lungo
assaggiato in allenamento.
Ecco, spiegarlo è difficilissimo, ma è come sentirsi sul baratro. Quando il
gruppo Bado-Ferrara-Procopio mi è andato via al 14esimo km io VOLEVO
riagguantarlo, e senza dubbio potevo farlo (magari pregiudicando i
successivi 7 km), ma quella sensibilità - acquisita in tanti anni e in tanti
allenamenti, parte conscia e parte inconscia - mi ha sconsigliato di farlo.
Sapevo che, accelerando più del dovuto, non avrei saputo più - dopo -
riassorbire la fatica (il lattato) prodotta in quel km a ritmo serrato. Una
sensibilità che tuttora ringrazio, e senza la quale magari sarei partito a
3'17, chiudendo a 3'50, con un tempo totale parecchio appesantito.
A qualcuno sembreranno vaneggiamenti di un patito di tempi e ritmi. Ma sono
certo che a qualcun'altro no. Qualcun'altro che magari ha condiviso con me
la stessa emozione, lo stesso baratro in cui cadere o non cadere.
Bella gara la mezza.
Ne ho corse tante, ma ogni volta imparo qualcosa di più, o riscopro qualcosa
che avevo dimenticato.
E mi sembra di cogliere ogni volta una sfumatura diversa tra i mille
stupefacenti sapori che la corsa ci regala.
29/1/04 - Policross - Milano Campo Giuriati - km 3
Non ci crederete, ma oggi ho gareggiato, e vinto.
Si correva infatti nell'anello esterno del campo Giuriati la prima edizione
del "Policross", corsa campestre di km 3 organizzata dal CUS Milano e
dedicata a studenti, docenti e personale del Politecnico, ma aperta a tutti.
Tre giri da 1 km. Fango che rendeva indispensabili le chiodate. Un centinaio
alla partenza.
Al primo giro siamo davanti in 6, che diventano 4 a metà del secondo giro.
E' un continuo susseguirsi di girate a "U" che richiedono un notevole
coordinamento tecnico per non perdere preziosi metri. All'inizio dell'ultimo
giro provo a scattare, e rimaniamo in due: io e Lorenzo Colnago, uno dei
rivali abituali delle sfide giuriatiane, molto forte in volata.
Ci curiamo un po' fino a 300 m dalla fine, poi provo a scattare con largo
anticipo: mi pare di volare grazie alla leggerezza e alla presa sul terreno
dei chiodi.
Non mi giro più indietro: allungo e accelero godendomi l'ebbrezza, rara, di
essere primo.
Vinco a mani basse, quasi fin troppo facile (effetto forse della maratonina
di domenica..).
All'arrivo, scopro di avere vinto una coppa.
Piccola, carina, direi maneggevole.
Era un pezzo che non vincevo una coppa. Non riesco neppure a ricordare
quando.. forse alla maratona di Pisa del 2002...
Dopo una bella doccia calda (preceduta da un 6x200 tra 31" e 34",
recupero -
per Nick e Jokess - 200 m corsetta) durata un'eternità, salgo in macchina
per dedicarmi alle altre cose che mi aspettano.
Mi accorgo di avere un sorriso grande così sulle labbra.
ALTRO
Sono
sicuro che qua e là salterà fuori anche dell'altro materiale (ritratti,
discussioni, prima pagina...), che metterò
qui.
Alimentazione e traumi articolari dello sportivo - Concorezzo 30/5/2001
Diritto di replica (Maratona di Verona e podisti.net) - Giugno 2001
Zen running (Introduzione alla corsa zen in inglese) - Luglio 2001
Retrorunning: una curiosità che fa proseliti - Poviglio (RE) 21 Luglio 2001
Bigrunner: Risposta alla lettera di un appassionato "pesante" - Correre di Aprile 2002 - pag.18
Ritratti: Franco Rocca e figlio
Alimentazione
e traumi articolari dello sportivo
Una conferenza su “Alimentazione e traumi articolari dello
sportivo”, si è tenuta a Concorezzo la sera del 30/5, grazie all’iniziativa
dell’Azienda Farmacie Comunali, coadiuvata dai gruppi sportivi “Gamber de
Cuncuress” e “Atletica Concorezzo”.
Numerosi e qualificati gli esperti presenti: Lorenzo Somenzini (specialista in
scienze dell’alimentazione e collaboratore di Correre) e Costantino Corradini
(del Centro studi traumatologia dello sport dell’Università di Milano) hanno
intrattenuto circa duecento persone su tematiche di notevole interesse per gli
atleti: dall’alimentazione durante la gara, fino ai rischi di traumi nelle
varie discipline. Sul palco erano però presenti anche i giornalisti sportivi
Walter Brambilla e il nostro direttore Marco Marchei in veste di coordinatori,
accompagnati da Adolfo Rotta (ex tecnico in rappresentanza della Fidal) e da
Francesco Panetta, che non hanno mancato al loro compito di ravvivare la
discussione.
Momento piacevole della serata è stato quando, in risposta alle domande del
pubblico su integrazione alimentare e doping, è emerso come il campione
mondiale Panetta facesse largo uso di… cioccolato. Probabilmente – hanno
commentato poi Marchei e Somenzini – senza quegli 800 g quotidiani di
cioccolato (parole sue), invece di un campionato del mondo, Francesco ne avrebbe
vinti due o tre.
Anche sullo stretching Panetta ha voluto stupirci, dicendoci che l’unica volta
che l’ha fatto, si è poi stirato, restando fermo due settimane. Ma al di là
delle note di colore, l’incontro ha evidenziato come una sana attività
sportiva non possa essere disgiunta da una corretta gestione alimentare e
preventiva che porti l’individuo verso un concetto di benessere più ampio e
articolato.
La vita dell’atleta, anche agonista, non può e non deve essere fatta solo di
prestazioni. Se serve un’integrazione, per agevolare il recupero, o limitare
danni organici, ben venga. Purché non si perda mai di vista che il benessere e
la salute di uno sportivo non potranno mai essere legati a una pastiglia, ma
solo ad una matura e serena percezione del proprio corpo e del proprio
equilibrio.
Diritto di replica - Giugno 2001
Questo pezzo è stato scritto (e pubblicato) su podisti.net
in risposta alla critica di un certo Max Barbi che mi accusava di eccessiva
condiscendenza verso gli organizzatori della Maratona di
Verona, nel mio articolo pubblicato su Correre. Siccome mi sembrava di
averne detto peste e corna (con una certa obiettività), ho replicato con il
seguente commento:
Mi sono riletto due o tre volte il pezzo da me scritto sulla maratona di Verona, e non l’ho trovato particolarmente buono verso gli organizzatori. Dava atto di uno sforzo che, lo sappiamo tutti, alla prima edizione lascia sempre qualcuno insoddisfatto. E non mi piace sparare sulla croce rossa: vado, mi diverto, gareggio, mangio e bevo ai ristori, e quindi mantengo sempre un’inclinazione benevola verso chi mi consente tutto questo. Intingo la penna nel curaro, invece, quando il servizio scadente mi porta a sbagliare percorso, a percorrere dei km in più o in meno, o a rischiare l’incolumità agli incroci. Chi mi legge nelle cronache regionali lombarde, dove questi “incidenti” sono all’ordine del giorno, sa che picchio duro. A Verona non è successo niente del genere, e le mie parole “esordio di classe” erano seguite dalle parole “baciato dai numeri”, perché a quella maratona hanno partecipato in 750 (nonostante la bella maratona del Custoza di Lamacchi di solo sette giorni prima), e vi erano ben 19.000 iscritti (19.000!) alla non competitiva contemporanea. Mi aspettavo quindi ben altri disservizi: invece ho ritirato in pochi minuti chip e pettorale al mattino; ho trovato parcheggio a pochi metri dalla partenza; ho potuto recarmi al bagno (un bagno vero) con dotazione completa di carta, gratis, comodamente e senza coda; ho visto sul percorso decine e decine di addetti, e ho usufruito di ristori ottimi e abbondanti (ad esclusione di quello all’arrivo: quasi inesistente).
I difetti pesanti di quella gara (che mi sembra di avere
ben sottolineato nell’articolo) sono stati principalmente le segnalazioni
chilometriche mancanti (ho scritto “inaudito” sul pezzo), e la durezza e
bruttezza del percorso, su cui credo di non essere stato morbido. Se il percorso
rimanesse lo stesso, è certo che l’edizione n.2 non mi vedrebbe più. A che
scopo rendere durissima la prima metà con continui saliscendi, per poi avere
una seconda metà paesaggisticamente orribile, in cui si è costretti a correre
a fianco alle auto in doppia fila? Per la cronaca sono passato alla mezza in
1h17’ (in linea con il mio personale), per poi vedere il buio a causa della
eccessiva fatica accumulata nelle salite.
A quel punto parlare di docce fredde (come ho fatto), del ristoro finale
scarsissimo, o del pacco dono più o meno bello mi sembrava aggiungesse poco.
In compenso, la mia compagna (pur con bimba piccola appresso) ha potuto
usufruire di tutti i servizi esistenti in piazza Bra: maxischermo con fasi
salienti della gara, commento sempre allegro di Marescalchi, tavolini
all’aperto, giochi per bimbi senza auto intorno ecc.
Qui finisco per non tediarvi ulteriormente. Ma voglio dire a Max Barbi, che se
mi conoscesse di persona (il che non è) avrebbe potuto risparmiarsi
“pensierini” gratuiti del tipo “sappiamo che Correre è sempre benevola
verso gli organizzatori”, in riferimento ai miei pezzi.
Se ho un pregio (o difetto a seconda dei punti di vista) è quello di dire pane
al pane e vino al vino in tutte le occasioni. La moderazione e la benevolenza,
semmai ci fossero, dipendono dalla mia filosofia di vita, non certo da diktat
delle riviste per cui scrivo. Lavoro 8-10 ore al giorno nel mio vivaio di piante
e fiori vicino a Milano (www.vivaioclorofilla.it
- così vi beccate anche un po’ di pubblicità), e i pezzi che scrivo per
Correre (pagati, perché è giusto che sia così) rappresentano, forse, l’1%
dei miei redditi complessivi. Ma se anche rappresentassero il 99%, potete stare
sicuri che non accetterei MAI di riportare indicazioni diverse da quelle che
penso io. Lo sanno Marchei e Nardone, che mi hanno visto incazzato a dovere per
avere tagliato qualche riga per motivi di spazio, e lo sanno i vari
organizzatori, che inevitabilmente (quando chiamo per prendere accordi e
documentazione) mi chiedono “benevolenza” nel commento. La mia risposta li
mette a tacere immediatamente.
Ovunque mi leggiate, e su qualsiasi mezzo (Correre, podisti.net, runtheplanet,
libri, mailing list), se mi conoscete bene, potete stare sicuri che quello che
dico E’ quello che penso. E se sono benevolo o malevolo dipende dalla MIA
convinzione e da quella di nessun altro.
Ringrazio quindi Max Barbi per le sue considerazioni (in cui, gli do atto, non
ha calcato la mano), che prenderò, benevolmente, con il “sorriso del
Buddha”. A patto che poi mi spieghi che cosa intendeva con “A qualcuno piace
caldo…”
Questo pezzo è stato scritto per
Runtheplanet versione americana, e mi fu chiesto da Indro Neri ancora prima
dell'uscita del libro, a dimostrazione di un fiuto notevole da parte del
"direttore". Alla stesura definitiva contribuì il vate Giorgio
Pogliano, che ancora ringrazio per le correzioni...
Lasciamolo in linea. Chissà mai che qualche motore di ricerca americano
diffonda il messaggio al di là dell'atlantico.
What’s the meaning of “zen running”? Maybe a new fashion, or a mystic way
to approach long distance races? No. It’s only an enjoyable and concrete way
to learn how to be happy when jogging. With the aim to reach a good balance
between behaviour, thoughts and feelings of every marathon lover.
In order
to realize what zen running can do, it can be useful to read this exhilarating
story.
In the
80’s I was sent by my team to an international athletic meeting in Merano (Italy),
for a 5.000 m race. A prerequisite for acceptance was a personal best of
14’40” I never achieved. However my team convinced me to run the race
despite my 14’59’’, mainly because
there was a place in the car (ok, running was a frugal sport in the 80’s….).
My legs
trembled when I saw the other personal bests. A German runner had a p.b. of
13’30”, and others had times a little over 14’. Indeed I was scared to be
doubled! But I was in good fitness condition and I had a great desire to enjoy
the race.
What’s
more, you must know that Merano’s ring is only 350 m long (instead of the
usual 400). Thus you run completely without chronometrical control. So, having
nothing to lose, I ran the first 1000 m in 3’, and with great surprise I
realized I was in ‘pole position’.
Well.
Slow race, I thought. They
wanted the youngest to be the pace-maker. Ok.
After
2000 m (in 6’) I was still first, and the same after 3000 m (in 9’).
Now, try
to be in my shoes: 18 years old, international athletic meeting, flying legs,
night lights in the stadium, soft red tartan ring, alone at the head of the
race… I couldn’t think of anything more: rhythm, personal best… nothing. I
was pure pleasure of running, joy to be racing, emotions deeply striking my
heart.
After
4000 m, although my rhythm was very regular (always 3’/km), nobody had
taken my place as of yet. So I said: let’s go!
My legs
started turning the way they had never done before, and I ran the last km in
2’42, with only the German runner
beating me in the final rush. I had left all the others behind.
None of the other runners had
managed to reach me, even though their personal
bests much lower than mine.
Today I
realize that such an astonishing performance (17 seconds faster than my p.b.!)
was strictly due to the particular situation I lived. My body worked completely
free of mental conditioning. In
other words I had “run zen”, completely aware of what I was doing, without
any mental suggestion, totally “there” in the moment of the race.
Zen is
an oriental mystical practice (indeed one of the many branches of Buddhism),
whose aim is to reach the awareness of the moment, by practising meditation.
This way it’s possible to see life exactly “as it is”, free from all the
mental structures we always build on it.
Meditation
(key idea of all zen practice) is a full encounter with ourselves, with our
deepest side. We can reach it with an instinctive perception of our being, by
liberating ourselves from the crowd of the conscious thoughts that are usually
on our mind (please read these concepts a few times until they become familiar).
Zen
running to me means to enact the meditation process, which is usually performed
in a sitting position, on the run. Whether
you’re racing or training, the important
thing is to be completely free from conscious thoughts, letting yourself go to
the deep freedom of your running.
Do you
have an idea of the amount of power springing from such a game? Do you have an
idea of what your body can express, if only you succeed in cutting all ties? Did
you never feel such an intense desire to melt body and soul in what you’re
doing? Well. Zen running gives you all this, and much more.
A lot of
recently published scientific works confirm the positive effects of meditation
on body and health. On runners it can reduce the intoxication from lactic acid;
it can also improve the monitoring of heart rate, and so on.
But more than through any scientific research, the only way to realize
the meaning of zen running, is to do it. Bite the apple and feel the taste, as a
zen teacher would say.
To
realize how to do it, I wrote my suggestions in the book: “Lo zen e l’arte
della corsa” (Zen and the art of running). I’ll be available for every
information at the internet address info@lucaspeciani.it
The
future is within us, not out. Don’t let it go away without biting our apple.
Luca Speciani
Retrorunning: una
curiosità che fa proseliti
Sulle 6 gare esistenti al mondo di corsa all’indietro, ben 3 si
svolgono in Italia. A Poviglio (RE), il
21/7, si è svolta la 10° edizione del Gambero d'oro, la più vecchia gara
Italiana di retrorunning, valevole per il titolo nazionale CSI di specialità.
Sui 3000 metri del percorso cittadino ha vinto Gianmatteo Reverberi del Marathon
63 di Vezzano sul Crostolo (RE) in 13'35" mentre in campo femminile la
vittoria è andata a Stefania Zambello della Sintofarm Guastalla in
14’36". Il prossimo appuntamento per i “gamberi” il 7 Ottobre ad
Albignasego – PD (info 049-7313033).
Ma per i vincitori si potrà ancora dire che sono arrivati “davanti a
tutti”? (pubblicato su Correre nella rubrica
“Primo piano” di Ottobre 2001)
Bigrunner: Risposta alla lettera di un appassionato "pesante" - Correre di Aprile 2002 - pag.18
Alla cortese attenzione di Luca Speciani
Sono Nunzio Antonucci, podista di 42 anni, da Caserta. Sto seguendo da un po’
di tempo la teoria di allenamento "zen" traendone grandi benefici nel
correre. Ho apprezzato i tempi che Lei ha realizzato sui 5000 – 14’42":
mezza maratona – 2:33’. La ammiro come podista ed, attualmente, anche come
valente scrittore. In particolare Le invio quest’articolo per dimostrarLe la
mia soddisfazione nel leggere alcuni concetti riguardo ai podisti obesi e
robusti. Io, infatti, peso 80-82 kg su 1.74 di altezza. Ho dei personali di 3:01’
sulla maratona, ottenuto a Latina nel 2001 – 9:27’32" sui 100 km. in
pista – Camporosso (IM) 2001. A 25 anni ho ottenuto 6565 punti nel decathlon -
1–" nelle graduatorie assolute italiane, con parziali di 10"9 sui
100 mt, 6.97 nel lungo, 40.10 nel disco. Tutti questi risultati li ho raggiunti
quando ho liberato la mia mente dagli assilli e dalle ansie, esprimendo il mio
potenziale senza freni e forzature. In questo mi trova perfettamente concorde
con le tesi da Lei divulgate sull’arte zen della corsa. Ma vorrei ritornare
sull’ultimo articolo da Lei pubblicato su Correre del febbraio 2002, quando
descrive lo sforzo e l’affanno di un podista obeso o muscolato come me. Forse
mai nessun operatore del mondo della corsa, dirigente, allenatore, giudice si è
mai preoccupato di differenziare lo sforzo di un podista magro e leggere, da
quello di uno massiccio. Io personalmente ho introdotto alla maratona di
Salsomaggiore del 2001 la classifica BIG RUNNER, per podisti in sovrappeso, con
indice di massa corporea oltre 26. Ho aperto anche il sito
Caro Nunzio,
grazie innanzitutto per la fiducia che riponi nelle mie possibilità, in realtà
modeste, di influenzare organi e strutture preposti alla suddivisione delle
categorie ufficiali. Tale compito infatti spetta alla FIDAL, e non ai singoli
praticanti.
Io credo che di categorie ne esistano fin troppe, tra maschili e femminili,
master, giovanili ecc. con esiti talvolta curiosi di ordini d’arrivo poco
leggibili (dove il primo M40 va più veloce di alcuni senior), o di categorie in
cui il primo è anche… l’ultimo. Per conto mio quanto gareggio penso sempre
a divertirmi battendo chiunque abbia davanti, qualunque età abbia. E mi
infastidiscono le domande "in corsa" sulla categoria cui appartengo.
Se hai birra per battermi, amico, dacci dentro, e non cercare scuse.
Penso inoltre che la divisione in categorie di peso non sia facile, per molti
motivi. Come distinguere infatti il runner "strutturalmente" pesante
da quello semplicemente sovrappeso? Se per il primo può avere senso la
categoria, il secondo non ha altro da fare che dimagrire, per mille buoni motivi
(salute, cuore, danni muscolari ecc.).
Tuttavia se la cosa ti appassiona, e ci credi intensamente, puoi fare come,
prima di te, hanno fatto i patiti del triathlon, della corsa in montagna, delle
ultramaratone, del retrorunning. Con la creazione di strutture (tipo la IUTA di
Ranciaffi) che con pazienza organizzano gare e campionati inizialmente non
ufficiali, ma che poi (se il numero di appassionati cresce) assumono sempre
maggiore importanza. Da sempre, inoltre, molte maratone e maratonine ospitano
campionati di settore (Vigili del fuoco, Donatori di sangue, Bancari, Farmacisti…),
senza alcun problema.
Le regole per essere un big runner le hai già fissate, mi sembra. Ora contatta
un organizzatore di maratona, crea con lui una convenzione, e pubblicizza l’iniziativa.
Se alla prima uscita sarete in dieci, o in mille, avrai un’idea più precisa
del seguito su cui puoi contare. Dopo, magari, verranno a cercarti loro!
Se ci credi, Nunzio, vai fino in fondo. Intanto metterò il tuo www.bigrunner.it
tra i link del mio sito. E per il resto, mille auguri di successo per la tua
simpatica iniziativa.
Luca Speciani
|
Mattia Freddi |
|
|
Mattia
"Piedone" Freddi è nato a Novellara (Reggio Emilia) nel 1966. Lavora
come magazziniere durante la settimana e come pizzaiolo nei fine settimana. Nel
’96 viene assunto da una ditta che lo obbliga ad una lunga pausa-pranzo di due
ore. E’ quindi costretto ad ingegnarsi per riempire tutto quel tempo libero.
Inizia con la palestra, con le macchine aerobiche, e poi prova a correre
all’aperto. E’ colpo di fulmine. Grazie ai consigli di Bruno Benatti
affronta la prima gara di 9 km sugli argini del Po. Rimane colpito dalla quantità
di podisti “non agonisti” e avanti negli anni, e decide di buttarsi. Nel
giro di due anni ottiene 1h e 37 nella mezza maratona, ed esordisce a Reggio
Emilia in Maratona nel ’99. Finisce strisciando, ma non importa. E’ nato un
nuovo maratoneta, che negli ultimi due anni ha portato a termine una decina di
maratone. Con il sorriso sulle labbra, e la complicità della moglie Rita, per
la quale deve continuamente inventarsi itinerari turistico-sportivi, al fine di
ottenere il permesso per correre un’altra maratona.
Ritratto di Andrea Busato
Andrea Busato nasce a Pordenone nel ’62, e debutta nel 1987 nella
sua prima maratona. In quei 25 anni di intervallo fa di tutto. Si laurea in
filosofia a Padova, studia flauto traverso diplomandosi al Conservatorio di
Vicenza, fa concerti Jazz, canta come basso/baritono nel Coro Polifonico Città
di Pordenone, diventa docente di liceo di storia e filosofia. Tesserato per
l'Atletica San Martino al Tagliamento (PN), ha corso da liceale i 400 piani in
57”. Più tardi i 1000 metri in 2.50, i 1500 in 4.48, il miglio in pista in
4.57 (nel 1990, la sua unica vittoria in una gara!), i 5000 in 16.49, i 10.000
in 34.51. In maratonina ha ottenuto un ottimo 1h15’56 (Gorizia 1990), e km
16,542 sull’ora in pista. In maratona, infine ha colto un buonissimo 2:49.47 a
Carpi nel 1994. Sette partecipazioni alla "Venicemarathon" lo hanno
promosso al ruolo di pace-maker, che incarnerà quest’anno per tutti coloro
che vorranno arrivare in 3h30’. Ma era già abituato al ruolo, come si vede
nella foto (lui è quello in blu), dove accompagna lo scrittore triestino Mauro
Covacich alla Bavisela 2000.
Buon sangue
non mente
Essere figli d’arte, nell’atletica, è sempre un vantaggio. Si
mangia, a casa, pane e ripetute. E se i genitori sono maratoneti da 2h25’ (il
padre) e agonisti titolari della Snam (la madre), il figlio non può che essere
un campione in erba. Così è infatti per il giovanissimo Alessandro Rocca
che, solo diciassettenne, ha già inanellato ottimi risultati in pista. Iniziato
alla corsa fin da quando aveva sei anni, nell’Atletica Concorezzo, ha avuto il
padre (Franco) come allenatore e come stimolo. Da cadetto ha così ottenuto i
primi ottimi risultati con un notevole 5’51 sui 2000, classificandosi anche
secondo in Italia al criterium di cross di Pescara, e sesto nei 2000 in pista a
Cesenatico. Nell’ultimo anno è passato all’Atletica Pro Sesto, ed ha
ottenuto tempi molto brillanti: 4’09 sui 1500, 5’41 sui 2000, 8’52 sui
3000, e più di 9 km nella mezz’ora in pista. Fate posto, ragazzi, un nuovo
Tergat è in arrivo!
Turni e passione
Francesco (Franco) Rocca non ha cominciato prestissimo a correre. Ma
da quando ha vestito le scarpette sono stati guai per tutti. Personaggio
piuttosto noto tra gli amatori brianzoli, è sempre impegnatissimo tra i turni
in ospedale, l’allenamento dei suoi ragazzi dell’Atletica Concorezzo (e del
fortissimo figlio Alessandro), e l’instancabile attività di
animatore/organizzatore per i mitici Gamber de Cuncuress. Da agonista, qualche
anno fa, colse un fantastico 2h25’ in maratona, e un ottimo 1h08 nella mezza
(ma aveva anche 14’50 sui 5000 e 31’20 sulla distanza doppia). Adesso, a 45
anni, è riuscito a mettere tutti in riga per ben 4 anni nella sua categoria
(una delle più dure) al campionato brianzolo di corsa campestre (il suo vero
amore: è praticamente imbattibile anche quando è fuori forma!), e nel ’93 è
stato primo in Italia al criterium amatori sui 5000. Con questi risultati, è
sempre paziente, modesto, gentile con tutti. Forza Franco, regalaci altri 20
anni come questi!
Nota: una bella foto di Franco è pubblicata su Correre di Aprile 2000, su Tuttocorsa, dove Giuliano Orlando fa il commento al Campionato Brianzolo di Campestre. Lui è quello con la maglia arancione (e calzoncini blu) dei Gamber che guida il gruppetto.
Agronomo e
stakanovista
Federico Nogara è un personaggio particolare. Quasi
quarantacinquenne, laureato in Agraria, è dotato di una barba fluente che
ispira pace e tranquillità. Ma tranquillo non è. Da allievo arriva 11° al
Campionato Italiano di corsa su strada nel ’72, poi il buio. Nel ’98, quando
nasce il figlio Simone, riprende con continuità. E nel ’99 vince la maratona
di Biel, in Svizzera.
Nel 2000 arriva ottimo 2° alla maratona di Tromsoe in Norvegia, ed è primo di
categoria alle mezze di Mantova e Gravellona. Non disdegna però i 10.000, dove
si piazza 2° ai Campionati Italiani senior master in 33’22. Nel 2001, deciso
a mostrare che non scherza, vince la sua categoria al Giro degli Etruschi, e si
aggiudica la 50 km Lecco-Cassano nel tempo stratosferico di 3h04’, grazie alla
sua notevole velocità in discesa. Ma il suo vero capolavoro è alla maratona di
Berlino, dove polverizza il suo record con uno splendido 2h27’57, disputando
la volata con Tegla Loroupe. Il suo segreto? Umiltà, tenacia, e allenamenti
lunghissimi in solitudine nella natura, con ripetute lunghe a recupero
brevissimo. Ora aspettiamo Simone!
Nota: alla fine del 2001 Federico si è trasferito a Bruxelles, da cui ogni tanto ci manda cronache delle sue strepitose gare. Gira voce che vi sia un italiano imbattibile....
Maratone e coccodrilli
Claudio Pasini corre per la S.Damianese di Brugherio (MI) ed è un
buon
maratoneta (sotto le 3 ore), emulo del suo motivatissimo compagno di squadra
Giuseppe Mininno. Monzese appassionato di maratone e mezze, ma spesso
presente in molte gare locali anche più brevi, ha realizzato l'impresa della
sua vita l'anno scorso, partecipando alla decima edizione del Safari
Sportivo del Kenya. La gara è una corsa massacrante di quattro tappe, per
complessivi 100 km in terra d'Africa, sotto il sole dell'equatore. Unico
italiano, Claudio è riuscito con una tattica accorta e regolare, a mettere
in riga tutti i francesi presenti, arrivando terzo alle spalle di due forti
atleti keniani che, questa volta, giocavano in casa. Reduce dal viaggio
(un'avventura nell'avventura) su improbabili pulmini, che ogni tanto
dovevano essere disincagliati dalle sabbie dagli atleti stessi (no
Alpitour..), ha anche rischiato di essere divorato dai coccodrilli nel
Challa Lake: cosa che per fortuna ha saputo solo in seguito. Per fortuna sua
e sfortuna dei suoi avversari, lo vedremo ancora battagliare sulle strade
della Brianza.
Poli-edrico
Gigi
Luigi Baglioni (Gigi per gli amici) ha un mare di interessi, che
spaziano dalla sua professione (funzionario al Politecnico di Milano),
all’attività giornalistica (per il periodico universitario “Polincontri”,
per il sito internet del campo “Giuriati” e, recentemente, per Correre),
fino alla corsa, alla bici, al trekking, allo sci di fondo, passando per
l’erboristeria e le conserve di frutta.
Nato nel ferrarese 50 anni fa, sposato con un figlio, frequenta il mitico
“Giuriati” di Milano fin dall’80. Instancabile animatore, è sempre in
prima fila nelle “caserecce” organizzazioni delle gare del Giovedì
(Corrigiuriati) e nella predisposizione di appetitosi ristori. Ciononostante ha
un curriculum atletico rispettabile, con personali di 3h28’ in Maratona (ne ha
corse finora tre), di 1h26’ nella mezza e di 37’36” sui 10.000. Ma se gli
si chiede di correre un 1000, o anche un 400, non si tira indietro (li corre
infatti in 2’56” e in 1’02”!), perché per lui correre è prima di tutto
un piacere.
Mite, modesto, sempre gentile e sereno, se non lo si conoscesse passerebbe quasi
inosservato. Ma senza di lui la vita al Giuriati, mancherebbe di parecchio sale.
Professor maratona
Gaetano Cairo non è soltanto docente all’Istituto di Patologia
Generale dell’Università di Milano. Prima di tutto è un corridore
appassionato da quasi 30 anni. E che corridore! Nato a Codogno (MI) nel ’51, a
23 anni affronta la prima maratona. Da allora non ha più smesso. Ne ha corse
111 di cui ben 65 sotto le 3 ore, con un record personale di 2h40’53”
stabilito nel 1983 (sulla mezza detiene un buon 1h16’). La maratona però non
gli basta, e affronta diverse ultramaratone. Incomincia con la 100 km Torino -
S.Vincent nel 1975 agguantando l’ottavo posto assoluto in 10h08’, per
proseguire con la 60 km Ferrara Mare nel ’78, e terminando una Monza Resegone
e una Sierre-Zinal nel 1981. Si è anche aggiudicato la speciale classifica
della maratona di Cesano Boscone per la media delle 10 migliori prestazioni
(2h46’)!
Giuriatiano da sempre, non c’è pausa pranzo o tapasciata in provincia che non
lo veda presente. Continua così, Gaetano!
Il muro di Berlino
Attilia Giuliani, insigne docente di biochimica, ha iniziato a
calcare la pista del campo Giuriati di Milano nel 1997. Milanese da mezzo
secolo, è però già riuscita a terminare 4 maratone. L’esordio, subito alla
grande, a New York nel 2000, con il tempo di 4 h 09’. Non sazia corre anche
l’edizione n.0 di Milanomarathon, migliorandosi di quasi 5’.
Lima ancora un minutino a Padova nel 2001 (4 h 03’), e finalmente a Settembre
in quel di Berlino (nella maratona dedicata ai coraggiosi pompieri del World
Trade Center di NY), abbatte lo storico muro delle 4 ore, siglando un eccellente
3 h 57’05”.
Per prepararsi all’impresa, 20 giorni prima aveva corso la bellissima mezza
maratona di Monza (che si corre tutta dentro al parco), vincendo a sorpresa la
sua classifica di categoria e riportando a casa una splendida coppa, di cui va
molto fiera.
Non è solo l’atletica, tuttavia, a coinvolgere Attilia, che ogni tanto si può
vedere a cavallo di una bicicletta, con in mano una racchetta da tennis, o sulle
nevi alle prese con sci e snowboard.
A Berlino Claudio Abbado le ha scritto sul pettorale: “Vai e vinci”. Non
possiamo che ripeterle, di tutto cuore, lo stesso augurio!
Infinito Pantaleo
Pantaleo Iannotti (per gli amici “Leo”) è quel che si dice un
personaggio. Amante delle lunghe distanze, già nel ’77 esordisce sulla 42 km
alla Maratona di Monza (vinta quell’anno dal mitico direttore Marco Marchei)
con un confortante 3h58’. Poi non smette più. Nel ’78 firma un 3h40’, nel
’79 scende a 3h12’, nell’80 tocca le 3h05’, finché a Cesano Boscone
sigla un 3h02’ che resta, ad oggi, la sua migliore prestazione, sulle 100 e più
maratone concluse. Ma di fermarsi non se ne parla. Arriva infatti l’esordio
sulla 100 km. Corre per 10 volte il “Passatore” (miglior performance in
10h48’), e complessivamente 24 “cento”, per non parlare delle 50 km. Ma
poteva Leo fermarsi a questo? Nossignori. Per ben tre volte si cimenta in una 24
ore! L’ultima, a 58 anni, lo vede chiudere con l’ottimo risultato di 175 km.
Ma non si stancherà mai Leo?
Ultimamente per trovare stimoli ha corso il trofeo Kima, il trofeo Grigne, e
Premana. Corse in montagna da 40-50 km, con dislivelli mostruosi.
E nel 2000, per non annoiarsi, organizzò la “100 km del Giuriati” in
un uggioso Giovedì autunnale, dove fu l’unico ad arrivare in fondo.
Follia, gioia di vivere, umiltà, determinazione, tutte convivono in Leo
Iannotti. Ed è bello, in lui, potere un po’ tutti riuscire a riconoscersi.
Basket,
zootecnia e contagi
Luca Rapetti è agronomo, e lavora all’istituto di zootecnia
dell’università di Agraria di Milano. Alto e slanciato (un “gandulone”,
diremmo qui) nei suoi 40 anni molto ben portati, ha da sempre il basket come suo
primo amore sportivo. La vicinanza con il campo Giuriati, nel quartiere Città
Studi, lo ha però piano piano contagiato, portandolo inesorabilmente verso la
corsa.
Nel 1994 comincia a muovere i primi passi per mantenersi in forma. Poi inizia a
partecipare alle prove del Giovedì del Corrigiuriati, appassionandosi
all’ambiente. La malattia, come successo con tutti noi, lo prende
inesorabilmente. Nel 2000 prova ad esordire sulla Milanomarathon, ma il tempo
inclemente, e la preparazione approssimativa, lo bloccano al 30° km. Lui però
non si demoralizza. Inizia ad allenarsi con regolarità 5 volte alla settimana.
E nel 2001 corre per la prima volta sul serio una maratonina. Sul lago di
Locarno, coglie un inaspettato tampone di 1h21’20”, frutto finalmente della
costanza del lavoro svolto. E un buon 10.000 corso in 37’11 conferma le sue
buone doti naturali. A quando il “riesordio” sulla distanza di Filippide,
Luca?