ALIMENTI
GIFT:
perché siamo quello che mangiamo
Se un cammino di 100 chilometri comincia
con un passo, cominciamo dall'inizio, cioè impariamo a riconoscere in maniera semplice un "alimento Gift" da
uno che non lo è.
Dai consigli e suggerimenti, passiamo alle segnalazioni
Ecco un primo elenco di riferimento per gli alimenti di uso comune, facilmente reperibili, che rispettino i criteri di "buona nutrizione" sostenuti da dietaGift.
Questo elenco nasce ora (marzo 2006) e si arricchirà progressivamente TRAMITE LE VOSTRE SEGNALAZIONI e quelle che perverranno da produttori alimentari che abbiano a cuore la salute dei consumatori. Benessere alimentare e vantaggio economico devono sostenersi a vicenda.
Perché
un BUON PRODOTTO deve essere per forza un PRODOTTO BUONO.
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CRITERI DI SCELTA
I criteri che hanno portato alla scelta di questi prodotti (e che
devono essere soddisfatti da quelli che vorrete segnalarci) sono esclusivamente
quelli qualitativi privilegiati dall'impostazione dietaGift:
farine prevalentemente integrali
carboidrati a basso indice glicemico
assenza (o quantità ridottissime) di zucchero bianco
totale assenza di margarine e/o grassi idrogenati
assenza di inutili conservanti artificiali, dolcificanti, addensanti, coloranti, sostanze sbiancanti, solfiti, ecc.
semplicità nelle preparazioni
preferenza ai latticini ottenuti con latte intero
enfasi non sulle calorie, quanto piuttosto su salubrità e capacità saziante del cibo
Inoltre nella segnalazione verrà data precedenza ai prodotti facilmente reperibili, meglio se presenti nella grande distribuzione. Questo perché la nostra spesa non diventi una caccia ancor più difficoltosa. La guida ad una spesa che integri i prodotti confezionati sotto consigliati con gli altri settori merceologici freschi (frutta e verdura, carne, uova, latte ecc) si può trovare qui.
Questi prodotti a volte non sono "perfetti": sono però un ottimo punto di inizio, verso una spesa consapevole ma anche effettivamente applicabile. E' chiaro che, rispetto al prodotto confezionato, sia sempre preferibile l'alternativa "fresca" (carni, pesce, pane e marmellata o miele, frutta e verdura fresca). Ma è importante disporre di alternative valide anche tra le preparazioni pronte di uso comune.
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Forniamo una semplice classificazione per
gli alimenti. Le categorie verranno via via integrate fino ad aiutare a comporre
una spesa completa per la famiglia.
Prima colazione
Pane, primi piatti e farine
Condimenti
Latticini
Semi oleosi
Altro
Per chiarimenti, informazioni o curiosità O, IMPORTANTISSIMO, PER ARRICCHIRE QUESTO ELENCO: info@lucaspeciani.it
| Succhi | |||
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nome |
azienda | ingredienti | |
| Le Spremute disponibile anche versione BIO
|
ESSELUNGA | ![]() |
100% succo di .... |
| Le Spremute | ESSELUNGA | ![]() |
100% succo di ....
|
| Fior di succo | ![]() |
100% succo di ananas fresco |
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| Farina | |||
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nome |
azienda | ingredienti | |
| GERM | ALNA | ![]() |
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| POLENTA INTEGRALE ISTANTANEA | IL BAULE VOLANTE | ![]() |
farina integrale di mais
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| FARINA INTEGRALE | ALNA
|
![]() |
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| FARINA INTEGRALE DI FARRO | LA TERRA E IL CIELO | ![]() |
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| FAGIOLATA | SELECT in vendita presso ESSELUNGA | ![]() |
Aspettiamo le vostre segnalazioni a info@lucaspeciani.it
Catalogo cibi Gift: segnalazioni e commenti... E NOSTRE RISPOSTE!
30/3/06 Giovanna : "Cibi Gift e cibi non-gift: una critica al catalogo fornito"
27/4/06 Rachele (partecipante al primo corso di approfondimento GIFT): "La mozzarella è GIFT?"
10/5/06 Giovanna: "dieta a zona e gift"
16/5/06 Simona: "Spesa GIFT, spesa risparmiosa"
Spesa GIFT: sopravvivere al rito del supermercato
Sgombriamo il campo da equivoci: se fate la spesa in un negozio piuttosto fornito o in qualsiasi supermercato, non dovreste aver problemi a trovare tutto quel che vi serve per riempire il frigo in autentico spirito Gift. Attenzione, però: è importante capire che i prodotti mostrano il loro vero aspetto solo attraverso gli ingredienti che li compongono. Lo studio degli ingredienti richiede la conoscenza di alcune informazioni ed un po’ di tempo per qualche verifica da effettuare alle prime spese. Consideriamolo un prezioso investimento che si fa all’inizio: dopo sarà facile ricordare quali siano “i nostri biscotti”, “i nostri succhi” e così via.
Vediamo quali insidie aggirare per essere sicuri di portare a casa degli alimenti genuini.
Un grosso aiuto può venirci da un’attenta lettura delle
etichette dei cibi. Ricordiamoci sempre che l’elenco degli ingredienti è
fatto, per legge, in ordine decrescente di quantità. In altre parole, il primo
componente è quello più presente, e poi via via a diminuire. C’è un brutto
trucco, purtroppo spesso utilizzato: due diversi tipi di zucchero compaiono
nella parte centrale della lista ingredienti per camuffare il fatto che la somma
totale sarebbe invece in prima posizione, come elemento presente in quantità
maggiore. Altre volte il nome di fantasia del prodotto ricorda un ingrediente
che si trova magari al decimo posto! Facciamo attenzione a questi casi e traiamo
le nostre conseguenze. Un’azienda poco seria che cerca di trarci in inganno
(magari spacciando per naturale un prodotto ricco di componenti raffinati o
industriali, come lo zucchero bianco e la margarina) non merita la nostra
fiducia.
Immaginiamo di seguire un aspirante “gifter” (cioè una persona attenta all’alimentazione della propria famiglia, in accordo con quanto suggerito da dietaGIFT) durante il consueto sabato al supermercato.
Se lanciamo un occhio distratto, negli stessi corridoi potremo individuare un tipo dall’aria piuttosto sedentaria, magari con qualche chilo di troppo distribuito tra ventre e glutei. E’ il “distratto”, che butta nel carrello quanto la pubblicità gli ha propinato in settimana: sceglie sempre gli stessi cibi da 10 anni e difficilmente rallenta nel reparto frutta.
Via: il gifter ed il distratto sono partiti, vediamo i due carrelli riempirsi via via dei prodotti scelti.
Sezione “frutta e
verdura”.
Il gifter è a suo agio tra insalata verde, rossa e variegata (da mangiare condita con olio extravergine o con qualche preparazione a base di yogurt o maionese). Rispettando la stagionalità delle coltivazioni, infila nel carrello carote, ravanelli, croccanti sedani e finocchi, pomodori, cetrioli, carciofi: tutto ciò che asseconda i suoi gusti. Per cucinare non deve mai rimanere a corto di cipolla ed aglio (preziosissimi cibi medicina). Se sono disponibili prodotti biologici, o comunque ottenuti da coltivazioni rispettose dell’ambiente, conviene prenderli seriamente in considerazione: in genere hanno un costo maggiore ma, nei limiti di aumenti ragionevoli, costituiscono secondo noi un “investimento” molto intelligente.
Tra le verdure da cuocere, alcune si prestano benissimo alla preparazione di stupendi piatti GIFT: prendiamo una confezione di fagiolini (cotti al vapore, con riso integrale e qualche formaggino saporito sono un piatto completo), oppure di spinaci (con cui farcire piccole frittatine). E le zucchine? Grigliamole insieme a peperoni e melanzane, poi insaporiamo con prezzemolo ed aglio tagliato sottilissimo per un piatto dall’intenso sapore meridionale.
Se non ha un balcone o un giardino che lo riforniscano di aromatiche, il gifter deve fare scorta di rosmarino, basilico, capperi, peperoncino, insomma di tutto ciò che la natura ci mette a disposizione, secondo stagione, per rendere più saporiti i nostri piatti. Alcuni ameranno il sapore amaro della catalogna o del radicchio rosso, altri la delicatezza di spinaci e bietole per preparare un degno accompagnamento a pasta e riso integrali.
Tutte le componenti della famiglia delle Brassicaceae, cioè broccoli, cavolfiori, verze e cavolini di Bruxelles sono verdure ritenute popolari, ma che si sposano magnificamente con superbi triti aromatici (capperi, olive, pinoli, peperoncino) in cui l’aglio faccia eventualmente la parte del leone.
L’altro carrello, invece, non si arricchisce di niente
passando di qui: rimane desolatamente a secco, rispecchiando il vuoto di
vitamine, fibre e sali minerali che ci sarà nel corpo del distratto a
causa di questa spesa scriteriata. Al massimo, ma proprio come concessione al
frutto della terra, verrà tirata su una confezione di patate, che probabilmente
troveranno la via della padella, dove un olio qualsiasi le trasformerà in
bastoncini fritti da salare con abbondanza ed irrorare generosamente con
ketchup. A proposito, sapete cosa c’è in questa simpatica salsina rossa?
Indichiamo gli ingredienti di una a caso tra le più diffuse in commercio:
Etichetta n°1.
KETCHUP: concentrato di pomodoro,
aceto di vino, acqua, sciroppo di glucosio (uno zucchero), sale, addensanti
(farina di semi di carrube, gomma di guar), spezie, zucchero caramellato,
conservante (sorbato di potassio), maltodestrine, edulcorante (saccarina).
Niente male, eh? Andiamo avanti, la spesa continua!
Al bancone della frutta il gifter riempie il carrello: impossibile rinunciare ai buoni prodotti di stagione. D’estate ci sono pesche, susine, albicocche, ciliegie, fragole e frutti di bosco, meloni, cocomeri. In autunno uva, melograni, cachi, mele, pere, e in inverno arance, mandarini, mandaranci ecc. La scelta ricadrà, quindi, su frutti maturi e di stagione. Verranno lasciate invece sul banco le cosiddette primizie (trattate e forzate a crescere per pura esigenza commerciale), così come i frutti esotici, spesso colti acerbi e fatti maturare artificialmente. Questa scelta, dettata da criteri di maggior qualità, ha anche il vantaggio di evitare spese esagerate per questi prodotti “alieni”.
L’amico distratto invece, già infastidito al pensiero di dover sbucciare qualcosa, allunga la mano verso qualche confezione di frutta in scatola zuccherata per rapide macedonie (che non si dica che non prende frutta!), ananas candito e una bottiglia di ciliegie sotto spirito.
Riguardo alla frutta essiccata e disidratata (albicocche, prugne, datteri, ecc.) occorre verificare sull’etichetta che non siano stati utilizzati solfiti (da E220 a E228) come antimuffa. Queste sostanze a volte vengono aggiunte ai vini (soprattutto bianchi) anche a scopo chiarificante: hanno lo spiacevole effetto di richiedere lo smaltimento da parte del nostro organismo e demolire alcune vitamine del gruppo B. La frutta sciroppata è fortemente arricchita di zucchero, per coprire la perdita di sapore (e di vitamine) dovuta alla lunga conservazione in acqua. Senza lo zucchero non saprebbe di niente.
Etichetta n°2.
FRUTTA CONSERVATA: frutta, acqua,
zucchero, conservanti.
Scaffale dei farinacei.
Ma non perdiamo di vista il gifter che intanto si è diretto verso lo scaffale dei farinacei. A volte, purtroppo, a fronte di mille varietà di pasta, riso e farine bianche, farà fatica a trovare quelle integrali. Su un pacco di pasta di peso standard (500 g), e tra prodotti di livello paragonabile, la differenza di costo percentuale si aggira intorno al 10%.In valore assoluto quindi è minima, dato il costo contenuto del prodotto in esame.
Come già detto, i cibi integrali ripagano con un ricco ventaglio di preziosi nutrienti che vanno persi nell’equivalente “bianco”. Parliamo di vitamine, acidi grassi omega-6 e minerali, tanto per citarne alcuni, contenuti nel germe del cereale d’origine. Vediamo la composizione di base di un pacco di pasta integrale, che valga da riferimento per tutto il resto (riso, pane, ecc)
Etichetta n°3.
PASTA INTEGRALE: pasta di semola
integrale di grano duro.
PASTA BIANCA: pasta di semola di
grano duro.
Ecco che pasta, riso e farina integrale cadono allegramente nel carrello del gifter.
L’altro, invece, fa scorta di tutte le qualità bianche, impoverite e raffinate, convinto forse di aver scelta qualcosa di più alto livello. Al bancone del pane la scena si ripete: spesso il pane integrale non si trova, altre volte cercano di rifilarci dei panini travestiti da integrali: sono ottenuti da farina bianca con l’aggiunta di un pugno di crusca, cosa che ne aumenta il contenuto in fibra, ma non può restituire alla farina impoverita la sua originale completezza derivante dalla presenza del germe.
Ancora una volta, il pane che soddisfa i nostri requisiti è quello ottenuto dalla panificazione di farine integrali complete (e non ricostituite). Se l’interno del pane è omogeneamente scuro possiamo stare tranquilli. Se invece è bianco con puntini scuri (crusca) sarà quasi certamente ricostituito.
E’ consigliabile una puntata al banco dei semi (cereali o legumi) da utilizzare cotti al vapore come il riso, o passati in padella. Anche qui c’è solo l’imbarazzo della scelta: fagioli azuki, soja, fagiolini dall’occhio, lenticchie, ceci… e poi tutti i cereali: avena, farro, orzo, riso selvatico, grano saraceno. Sinceriamoci però sempre che si tratti di semi interi, evitando quelli “spezzati” (tipo cous-cous), soffiati o perlati, a cui hanno, come sempre, tolto il meglio (il germe). Si possono usare in gustosissimi piatti di cui rappresenteranno la base di carboidrati complessi, arricchendo la nostra dieta di minerali e vitamine indispensabili per la salute.
L’amico distratto salterà completamente questo settore, con occhio sdegnato, e passerà al bancone del fornaio.
Il pane del distratto? Lo riconosci subito: bianco, bello, con forme accattivanti, fragrante di forno. Un vero peccato che resti così solo per due ore e poi si trasformi, inesorabilmente, in qualcosa che ha parentela con un elastico o un tronco di quercia.
Latticini.
La zona del fresco, con latticini e formaggi, è sempre
frequentata con attenzione dal gifter, che fa scorta di yogurt intero, di
formaggi freschi ricchi di fermenti vivi, certosa, caprino, ricotta, parmigiano,
e di buon latte fresco della centrale più vicina. E’ più che mai importante
controllare ogni confezione, per verificarne, oltre alla data consigliata di
consumo, la composizione.
Etichetta n°4.
FORMAGGIO SI: latte, caglio, sale,
eventualmente fermenti lattici vivi.
FORMAGGIO NO: latte, caglio, sale,
polifosfati (E452), sali di fusione
Cosa si nasconde dietro questo termine scientifico
piuttosto altisonante? I polifosfati sono essenzialmente degli stabilizzanti, usati per trattenere acqua nell’alimento. Quindi sono
adattissimi per camuffare prosciutti cotti o formaggi di bassa qualità,
addensati e sbiancati artificialmente. Il loro effetto è di rendere
presentabile e spalmabile un prodotto ottenuto per aggregazione di formaggi
residui da altre lavorazioni. Evitiamoli al massimo, dato che, una volta
assunti, si legano al calcio sottraendolo al nostro organismo.
Il distratto probabilmente non lo sa, e si serve di pratici formaggini spalmabili, molto pubblicizzati e artificialmente gonfiati, convinto di fare il pieno di leggerezza...
Sempre al banco refrigerato, possiamo trovare dei cubetti di lievito fresco (va tenuto in frigo) per la preparazione casalinga di pane e pizza. Il lievito di birra fresco contiene vitamine del gruppo B (protettive del sistema nervoso, e preziose per il mantenimento dell’equilibrio metabolico) ed acido folico (necessario alla produzione di globuli rossi). E’ inoltre un’ottima fonte di potassio, magnesio, fosforo, zinco e selenio. I più integralisti possono anche tenerlo in frigo e sbocconcellarlo ogni tanto.
Sullo yogurt, pensiamo finalmente di essere tutti d’accordo: prodotto della fermentazione acida del latte da parte di alcuni batteri (Lactobacillus acidophilus e L. bulgaricus), è un’ottima fonte di calcio e fosforo, ed è inoltre ricco di vitamine del gruppo B (in particolare la B2 e la B12). Sembra facile, no? Ed invece, anche qui, si possono operare scelte ottime o accontentarsi di una bontà minore. Ci sono infatti specialità simil-yogurt zuccherate e colorate, che tentano di spacciarsi per yogurt a tutti gli effetti. Vediamo come scegliere l’etichetta giusta.
Etichetta n° 5.
YOGURT SI: latte (possibilmente
intero), fermenti lattici vivi (Lactobacillus acidophilus,
Streptococcus thermopilus, Lactobacillus bulgaricus,ecc.), eventualmente frutta
YOGURT NO: latte, crema di latte,
fermenti lattici vivi, eventualmente frutta, zucchero, coloranti
YOGURT NO-NO-NO: qualunque prodotto
“finto” privo di fermenti lattici vivi.
Alcuni yogurt contengono, addirittura, dolcificanti artificiali. Se possibile, evitiamoli.
Qualche tempo fa in televisione una nota marca di yogurt pubblicizzava la “genuinità” dei suoi prodotti dicendo: “Ci mettiamo solo il latte e lo zucchero”. A dimostrazione che la strada da percorrere è ancora lunga...
Salumi e carne.
Al banco delle carni e dei salumi si assiste al solito
schema: il gifter deve cercare con molta buona volontà, se vuole
reperire quei pochi affettati che non contengano conservanti.
Etichetta n° 6 (ad esempio del prosciutto).
SALUMI SI : carne di suino,sale
(eventuale conservante: acido ascorbico)
SALUMI NO: carne di suino, sale,
nitrito di sodio o nitrato di potassio (oppure E249, E250, E251, E252)
I nitriti e nitrati sono usati per conservare perché
svolgono azione antimicrobica, ma l’azoto in essi contenuto
deve essere eliminato da fegato e reni sotto forma di urea. Inoltre limitano il
trasporto di ossigeno nel sangue, avendo affinità per l’emoglobina dei
globuli rossi molto più alta dell’ssigeno stesso! Purtroppo sono utilizzati
su molte carni, dal prosciutto cotto a quello crudo, dalla bresaola allo speck,
e sono presenti sia nei salumi serviti al bancone che in quelli già chiusi
nelle confezioni pronte. L’unico sistema per individuarli passa attraverso la
lettura attenta degli ingredienti: in molti negozi queste informazioni sono
reperibili direttamente al bancone o chiedendo tale informazione. Anche se la
maggioranza dei salumieri risponde con certezza che “i salumi al banco non
hanno conservanti”, confondendo nitriti e nitrati (quasi sempre presenti) con
i polifosfati, presenti solo nei prosciutti di qualità non eccelsa.
Ognuno può trovare
le marche che producono buoni alimenti senza utilizzare conservanti e limitare
ad esse i propri acquisti. La differenza di costo si aggira sul 10% o più:
ognuno valuti, in base a disponibilità e frequenza di consumo, se la ritiene
una differenza sostenibile.
Per quanto riguarda le carni fresche, una scelta attenta porta a preferire qualità prevalentemente magre, da sottoporre a cotture varie e fantasiose, ma leggere. Possiamo preparare piatti stuzzicanti e da acquolina in bocca anche senza “strafriggere” carni grasse in condimenti pesanti, ma usando sapori, condimenti piccanti ed ingredienti variati, con degli ottimi tagli magri bovini, suini, di pollo o di pesce.
Questa zona è per il nostro distratto l’occasione per buttare nel carrello un paio di salami, alcuni misteriosi polpettoni già pronti, qualche confezione di wurstel (“sono tanto pratici!”) e l’immancabile cotechino per i giorni di festa. Tra i salumi, pancetta e mortadella costituiscono l’ossatura della sua scelta. Di solito non mancano un paio di scatole di cibi precotti o di hamburger confezionati.
Biscotti.
Ancora un giro di carrello ed arriviamo al sospirato scaffale contenente biscotti e dolcetti vari.
Per una colazione importante come quella raccomandata da dietaGift, andiamo alla ricerca di gustose dolcezze di vario tipo: in questo settore è possibile infatti reperire, se il supermercato è ben fornito, molti tipi di biscotti integrali al cioccolato, alle nocciole, ai cereali, al miele. A questo punto si può introdurre un passo ulteriore verso il miglioramento dellenostre abitudini alimentari. Dando un’occhiata ai grassi utilizzati, vediamo che si spazia dal burro all’olio d’oliva, dalla margarina all’olio di palma.
Naturalmente questi grassi differiscono per costo e per conservabilità del prodotto finale: i grassi vegetali idrogenati presentano una molecola “alterata” industrialmente che viene consumata con molta lentezza dai batteri. Ma questo non è, chiaramente, un vantaggio per il nostro organismo che la considera altrettanto “strana”. Si tratta di grassi saturi che possono alterare la capacità di ricostruzione dei tessuti nervosi, esponendoli al rischio di un precoce “invecchiamento”. Purtroppo queste sostanze ci tendono l’agguato da vari prodotti come biscotti, torte pronte o a preparazione rapida, creme, grissini, cracker, pan carrè. Smascheriamoli, leggendo bene le etichette dei prodotti sospetti.
Etichetta n° 7.
BISCOTTI SI: farina integrale (di
grano o soia o riso, ecc), miele, olio vegetale (o grassi vegetali) non
idrogenati oppure burro, altro (cioccolata, nocciole, ecc.), uova (spesso
presenti), lievito
BISCOTTI NO: farina di tipo ‘0’
oppure ‘00’, zucchero o dolcificanti artificiali, grassi vegetali
idrogenati, lievito, sale
Nella nostra definizione, consideriamo “integrali” i biscotti che contengano almeno la metà di farina intera, mentre quelli che ne hanno una piccola frazione non possono, nella sostanza, fregiarsi di tale titolo, anche se il nome commerciale magari esalta in gran pompa la caratteristica..
Il gifter sceglie la confezione con dicitura esplicita negli ingredienti “grassi vegetali non idrogenati” (anche se la dicitura generica “grassi – o oli - vegetali” già garantisce a sufficienza, perché la legge obbliga a dichiarare esplicitamente quelli idrogenati, qualora siano presenti). In alternativa, va bene anche il burro. L’amico distratto invece, infila nel carrello il pacco di biscotti più economico, o il più pubblicizzato, regalando ai propri familiari un buon 30% di dannosa margarina per ogni biscotto che mangeranno.
Al risveglio, tuttavia, non è indispensabile mangiare biscotti. Oggi c’è un’ampia scelta di cereali in fiocchi per la colazione: dal muesli naturale a quello croccante, nel tipo classico o con l’aggiunta di frutta secca o anche, perché no, con scaglie di cioccolato, molto gradito ai bambini. Anche qui sarà importante leggere gli ingredienti, privilegiando la presenza di cereali integrali, poco o niente zucchero, e nessun grasso idrogenato.
In questo settore ci si può anche rifornire di prezioso miele vergine integrale (di castagno, millefiori, di zagara, di eucalipto..). Si possono anche trovare marmellate senza zucchero: la loro notevole dolcezza deriva dall’uso di una maggior quantità di frutta matura, e da una piccola aggiunta di pectina naturale come addensante.
Vediamo come riconoscere questo prodotto, superiore a
quello standard sotto tutti i punti di vista. La lista ingredienti sotto fornita
è presa da una marmellata molto diffusa.
Etichetta n° 8.
MARMELLATA SI: frutta, succo di
mela concentrato, pectina (gelificante naturale), acido citrico (acidificante
naturale)
MARMELLATA NO: zucchero, frutta,
sciroppo di glucosio-fruttosio, acqua, pectina, acido citrico.
Possiamo stare sicuri che qui il nostro amico distratto sceglierà i fiocchi di cereali più dolcificati esistenti in commercio, soprattutto se regalano adesivi o figurine policrome, e si tufferà su gomme e caramelline tutte zucchero e coloranti. Alcune persone, addirittura, pensando di fare bene, prendono per i bambini gomme da masticare e caramelle con dolcificanti artificiali! A fronte di un minor apporto calorico ed ad una più contenuta aggressione sullo smalto dentale, l’uso di dolcificanti artificiali ci fa introdurre nell’organismo molecole create dall’uomo, su cui numerosi studi fanno addensare sospetti di nocività.
Il consiglio è il solito: lasciamoli chiusi nel loro invitante pacchettino.
Etichetta n° 9.
CARAMELLE NO: zucchero e/o
dolcificanti artificiali (saccarina, aspartame, acesulfame K, ciclammati)
CARAMELLE
SI: non pervenuto. Ma serve davvero una pillola di dolcezza compressa da tenere
in tasca? Non è meglio uno spuntino goloso e nutriente, quando ce n’è
bisogno?
Un
altro trucco spesso usato da produttori con la faccia di bronzo, è quello di
dichiarare in un prodotto l’assenza di un componente nocivo. Una pubblicità
recente ostentava con orgoglio la totale assenza di colesterolo da un
“lecca-lecca” da passeggio. Come se il colesterolo (un grasso) potesse
essere presente in un prodotto fatto di puro zucchero! Sarebbe come dichiarare,
in periodo di “mucca pazza”, che la pasta è priva di carne bovina, o che
l’acqua minerale non contiene uova. Evidentemente alcuni produttori pensano
che la dabbenaggine dei consumatori sia totale. Ripaghiamoli con la stessa
moneta, con l’unica arma che conosciamo: lasciando il prodotto a deperire
sugli scaffali.
Il distratto non ha finito il suo “pieno zuccherino”: si aggira ora pericolosamente nel settore delle bibite, farcendo il proprio carrello di bevande gassate, superaddolcite e colorate secondo la fantasia di qualche pittore astratto. La sete non ne viene certo saziata, ed inoltre, oltre alla pericolosa impennata di zuccheri nel sangue, l’organismo subisce anche un forte condizionamento del gusto: c’è il rischio di adagiarsi pericolosamente a questa consuetudine, fino ad assumerla come abitudine quotidiana.
L’alternativa, anche qui, c’è: il gifter fa scorta di succhi naturali e spremute. Una volta rinfrescate, costituiscono un piacevole mezzo di apporto di vitamine e di un po’ di fibra.
Etichetta n° 10.
BIBITE NO: acqua, a volte tè,
zucchero o dolcificanti artificiali (saccarina, aspartame, acesulfame K, ciclammati), succo di
frutta (12%), coloranti, aromatizzanti, benzoato di sodio.
SUCCHI DI FRUTTA NO: acqua, succo
di frutta, zucchero o dolcificanti artificiali (saccarina, aspartame, acesulfame K, ciclammati), coloranti,
aromatizzanti
SUCCHI DI FRUTTA SI: succo di
frutta naturale non zuccherato al 100% (meglio se da spremuta fresca, ma va bene
anche ottenuto da diluizione di succhi concentrati).
Scatolame
vario.
In ogni famiglia c’è l’esigenza pratica di tenere una riserva di cibi pronti da utilizzare per la preparazione di pasti veloci, o in emergenza. DietaGift, pur privilegiando grandemente il consumo di alimenti freschi, non impone rigidi divieti sui cibi in scatola. Se ben confezionati, possono essere comunque alimenti di qualità. Certo, non bisogna dimenticare che contengono, oltre ai conservanti per evitarne il deperimento, anche una certa quantità di sale, comune a molte preparazioni industriali.
Tra le ricette suggerite, si possono trovare insalate miste che fanno uso, ad esempio, di tonno, legumi, passato di pomodoro. Un consumo moderato di questi alimenti non influisce in maniera pesante sulla dieta giornaliera, purché bilanciato, ogniqualvolta sia possibile, con cibi freschi.
Non mi stupirebbe se, nel carrello del distratto, a questo punto ci fosse un bella piramide di carne in scatola, sottaceti e sottolio, bustine di primi pronti (questi ultimi decisamente ricchi di glutammato di sodio). Vediamo la composizione di una crema tra quelle in commercio:
Etichetta n° 11.
BUSTE PRONTE DI PRIMI PIATTI O
CREME: fiocchi di patata, farina di riso, sale, farina di grano tenero, pomodoro
disidratato, grasso vegetale idrogenato, esaltatore di sapidità (glutammato
monosodico), latte scremato in polvere, estratto di lievito, aromi, spezie.
Da notare la presenza sia di grassi vegetali idrogenati che di glutammato.
Surgelati.
Tra i surgelati si trovano buone cose: ormai l’industria
del freddo ha evoluto le proprie tecniche di surgelamento e conservazione degli
alimenti. Verdure da minestrone o contorni, pesce a filetto o misto mare, tutti
i cibi che subiscono il trattamento da crudi, mantengono un buon patrimonio
nutritivo: basta seguire le usuali norme sullo scongelamento per trovarsi un
buon cibo, magari già pulito, di cui altrimenti non avremmo potuto godere.
Olio.
Vale la pena di fare un piccolo discorso a parte per i condimenti che usiamo. Fa parte della nostra tradizione mediterranea un diffuso utilizzo dell’olio, quindi vediamo cose si può trovare, oggi, sotto le varie nomenclature a disposizione.
OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA: ottenuto dalla prima spremitura delle olive, con massimo livello di acidità fissato per legge. E’ decisamente un “OLIO SI”, il più adatto alla frittura.
OLIO DI OLIVA: generalmente consiste in una miscela di olio di oliva di varia provenienza, anche di qualità non elevata. Non ne raccomandiamo l’uso.
OLIO DI SEMI DA UNICO SEME: contrariamente a quanto ritenuto e propagandato fino a qualche tempo fa, non sono affatto adatti alle fritture, in quanto presentano un basso punto di fumo, cioè raggiungono subito la temperatura di alterazione dei grassi. Danno il meglio, invece, quando usati a crudo, per il loro prezioso ed insostituibile apporto di acidi grassi polinsaturi, che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare autonomamente.
OLIO DI SEMI VARI: possono esserci semi di varia provenienza e di solito la miscela è più ricca di oli di minore qualità.
Altro.
Alla fine del giro, il gifter si permette una lunga
sosta al bancone dei semi oleosi, dove fa incetta di noci (ne esistono di vari
tipi e provenienza), nocciole, arachidi, pistacchi, pinoli, semi di zucca,
mandorle. Questi frutti preziosi, ricchi di acidi grassi polinsaturi omega-3 e
omega-6, ma anche di vitamine e minerali, possono essere usati sia per
arricchire i monopiatti salati e le insalate, che in preparazioni dolci,
abbinate ad esempio a miele, a frutta fresca, a ricotta, yogurt o altro
formaggio magro.
Nel frattempo, il distratto ha aggiunto alla pregevole collezione del suo carrello qualche bottiglia di superalcolico, snack salati per l’aperitivo e un po’ di patatine fritte.
Alla cassa.
Due carrelli davvero diversi, che rispecchiano modi opposti di intendere i sapori ed il godimento del cibo. Certo tra i due, paragonando le scelte simili, si può notare un conto finale alla cassa lievemente diverso. La spesa del gifter è leggermente maggiore, soprattutto se si confrontano i prezzi dei prodotti biologici con quelli che non lo sono. Il costo può aumentare indicativamente del 10-15%. Sembra un incremento sostanziale della spesa, ma dobbiamo anche considerare che nel carrello non sono finiti prodotti inutili (dalle patatine agli snack, dalle bevande gassate ai dolcetti artificiali che fanno la gioia dei dentisti, fino ai superalcolici) che a volte vengono comprati solo per soddisfare stimoli generati dalla pressante pubblicità. Insomma è quasi impossibile effettuare un calcolo analitico di tutto ciò, ma può benissimo succedere che questo risparmio compensi, almeno in parte, il maggior costo di cibi freschi e naturali. Paradossalmente potrebbe anche succedere di risparmiare sulla spesa totale! Inoltre vanno considerati gli enormi benefici per tutta la famiglia, che si possono valutare solo sul lungo periodo in termini di maggiore salute e benessere generale. Questo aspetto, come tutti sappiamo più che bene, non ha prezzo.
Al di là della scenetta inventata, nella quale ci siamo divertiti ad accentuare qualche situazione, vale la pena di fare una considerazione più seria. Stupisce constatare la totale cecità commerciale degli esperti di marketing dell’industria alimentare, che continuano a proporre sugli scaffali prodotti di basso costo e di bassissima qualità, rivolti solo al sapore e alla conservabilità, ma mai alla salute e al benessere di chi quei prodotti andrà a consumare. Perché non dare il giusto spazio sugli scaffali alla pasta integrale dal sapore ricco e pieno? Perché non fare (come alcuni, saggiamente, hanno già capito) una bandiera del fatto che i propri biscotti o fiocchi sono del tutto privi di grassi idrogenati? Perché non scrivere a caratteri cubitali su certi salumi “senza conservanti”? E’ così difficile pensare a una linea di prodotti che unisca sapore e fantasia al valore qualitativo del prodotto?
Noi siamo ottimisti, e vogliamo pensare che nei prossimi anni questa sarà la direzione che il mercato prenderà, se vorrà essere vincente. E’ un augurio che facciamo a tutti noi, gifter o distratti, perché possiamo – anche senza una laurea in Scienze dell’Alimentazione – trovarci nel carrello prodotti sani, che proteggano la salute e il benessere nostro e dei nostri figli.
E lanciamo una provocazione che speriamo trovi risposta: se esistono aziende lungimiranti che condividano le nostre idee per la preparazione di alimenti sani e genuini (ma magari conservabili, semplici da maneggiare e naturalmente saporiti) garantiamo la possibilità di applicare un marchio “dietaGIFT” ai migliori tra quei prodotti, e il consumatore potrà scegliere a colpo sicuro, posto che abbia fiducia nelle nostre indicazioni. Ci sarà qualcuno a raccogliere questa sfida?
Aspettiamo le vostre segnalazioni a info@lucaspeciani.it
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